Visualizzazione post con etichetta sansone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sansone. Mostra tutti i post

22 aprile 2016

Quasi salvi.

Ci siamo quasi. Con sofferenza, ma finalmente ci siamo: la Samp strappa un punto che sembrava impossibile al "Mapei Stadium" di Reggio Emilia. Lo 0-0 finale contro il Sassuolo è un risultato bugiardo, ma ci sono elementi che ti permettono di strappare questi risultati: un po' di fortuna, una discreta corazza e un Viviano fuori da ogni previsione.

I tifosi blucerchiati presenti al "Mapei Stadium".

Il Sassuolo e la Samp si presentano all'anticipo delle 18.30 con diverse situazioni da analizzare. Montella opta per Correa e Muriel dall'inizio, con Cassani nel pacchetto difensivo e la speranza di vincere. Di Francesco, invece, fa stringere i denti ai debilitati Consigli e Vrsaljko, recuperando Sansone per la gara contro i blucerchiati.
Il canovaccio che si vedrà nei primi 25' non differisce molto da quello successivo, ma il Sassuolo è decisamente la squadra che ha in mano il pallino del gioco. La Samp attende, cerca varchi in cui inserirsi. Gli ospiti sono tutti in qualche iniziativa di Muriel (molto isolato anche in 11 contro 11) e in un tiro di De Silvestri, parato centralmente da Consigli.
Dall'altra parte, è soprattutto Berardi a farsi vedere con diverse conclusioni dalla distanza, la cui più pericolosa sfiora il palo alla destra di Viviano. Ma la gara cambia al minuto 26: dopo tre gialli in otto minuti per falli ingenui, Ranocchia si ripete su Defrel. Il francese salta con la palla il difensore blucerchiato, che molla un calcio in faccia all'attaccante: secondo giallo inevitabile.
Dopo un'ingenuità del genere, Montella tiene in campo la stessa squadra, passando alla difesa a quattro. Nonostante la mole di gioco, il Sassuolo produce una sola occasione clamorosa: su cross in mezzo, la difesa ospite rinvia male e la palla finisce a Peluso, che conclude da cinque metri. Viviano, però, è miracoloso, come lo era stato sull'auto-palo di Barreto.
Finito il primo tempo, non ci si aspetta un cambio di marcia. La Samp ha capito che la gara sarà piena di sofferenze, mentre il Sassuolo deve cercare un varco per il vantaggio. Ciò nonostante, è ancora Muriel a cercare il vantaggio: dopo aver saltato due difensori avversari, il suo destro è parato a terra da Consigli. Questo è l'ultimo squillo blucerchiato.
I neroverdi ci provano in tutte le maniere: Berardi, Acerbi e Magnanelli vengono fermati a più riprese da Viviano, Peluso è stoppato da De Silvestri, mentre Trotta - lasciato solo in area - sbaglia tutto con un tacco goffo e poco efficace. Paradossalmente, per una certa fase del secondo tempo, i padroni di casa non riescono neanche a tirare verso la porta di Viviano.
Poi il fattaccio al minuto 88: Krsticic stende ingenuamente Berardi, diretto verso il fondo. Il rigore c'è, la disperazione anche. Se non fosse che il numero 25 neroverde non ha fatto i conti con Emiliano Viviano: il suo rigore è poco angolato e l'estremo difensore ospite fa il suo, respingendo lateralmente. L'ultimo atto di una gara che avrebbe visto altro risultato senza la presenza di Viviano.

Le stats di Sassuolo-Samp (via FourFourTwo): dominio neroverde.

Viviano 8; Diakité 5, Ranocchia 4, Cassani 6; De Silvestri 6, Barreto 5, Fernando 5, Dodô 6; Correa 5.5 (dal 1' s.t. Silvestre 5.5), Soriano 4.5 (dal 13' s.t. Krsticic 4.5); Muriel 6 (dal 27' s.t. Quagliarella 6) - già pubblicate su SampNews24

La classifica ora parla chiaro: la Samp è a +7 dal Frosinone e dovrà sfruttare bene le partite favorevoli per chiudere il discorso salvezza, che incredibilmente è ancora aperto a quattro gare dalla fine. In realtà, anche i 37 punti attuali potrebbero bastare per tenersi fuori dai guai, ma è troppo presto per poterlo dire.
Va dato merito al Sassuolo di aver fatto un grande campionato, ma i motivi per i quali gli emiliani sono ancora a quattro punti dal Milan sono tutti nella partita vista mercoledì pomeriggio: difficoltà nel concretizzare l'enorme di mole di gioco e un po' di partite sprecate in casa (Frosinone, Bologna, questa contro di noi).
Qualche parola va spesa anche sui singoli. Un piccolo excursus su Muriel, spesso criticato e bastonato (io non mi tiro indietro: quest'anno è stato un mezzo fallimento), ma che a Sassuolo ha fatto il suo. Con la squadra in dieci e con un baricentro ridicolmente basso, il colombiano ha creato due delle tre occasioni dell'intera partita degli ospiti.
E che dire invece di Emiliano Viviano? Con Perin out per gli Europei di giugno, onestamente c'è da fare più di un pensiero sulla sua convocazione. Per continuità negli anni, ritengo che accanto a Buffon dovrebbe esserci almeno uno tra Consigli e Mirante. A completare il pacchetto, però, non dovrebbe essere il giovane Donnarumma, bensì Viviano, strepitoso quest'anno.
Ora mancano quattro partite alla fine: le prossime gare presentano alcuni impegni difficili e perciò sarà cosa buona e giusta approfittare degli impegni abbordabili. Con il derby e la Juve le ultime due giornate, fare due/tre punti tra Lazio e Palermo sarebbe l'ideale. Anche perché il Frosinone avrà uno spareggio contro il Palermo, ma poi giocherà contro Milan, Sassuolo e Napoli. La salvezza è vicina, chiudiamo il discorso.

Emiliano Viviano, 30 anni, para il rigore di Domenico Berardi, 21.

05 febbraio 2015

Sogno o son desto?

Mai visto un gennaio così movimentato alla Sampdoria. Neanche nel 2009, quando arrivò un allora poco prolifico Pazzini per metterlo accanto a Cassano. Un gran calciomercato sia in entrata che in uscita, con la speranza che questo possa servire a centrare l'obiettivo europeo. Andiamo ad analizzare quanto accaduto in quest'inverno così impegnativo per la società blucerchiata, che si è messa all'opera con largo anticipo.

Massimo Ferrero, 63 anni, con Luis Muriel, 23, e Samuel Eto'o, 33.

I fuochi d'artificio sono l'immagine migliore per descrivere le operazioni in entrata della società blucerchiata. Del 4-3-3 che ha portato la Samp al terzo posto c'era poco da cambiare: qualche occasione poteva esser colta, ma in realtà si è deciso per una totale rivoluzione. Da quando si è capito che Gabbiadini sarebbe effettivamente andato al Napoli, Mihajlovic ha svoltato sul 4-3-1-2. Da qui la decisione di passare a un mercato effervescente.
Il colpo dell'inverno è stato Samuel Eto'o, arrivato dall'Everton dopo essersi liberato dal contratto che lo legava all'Everton. Tre anni e mezzo di contratto, nei quali si trova anche l'anno da dirigente che la Samp gli ha offerto. Un colpaccio mediatico, ma bisognerà vedere anche come si adatterà il camerunense alla nuova Serie A: se l'attaccante non è quello del Triplete interista, neanche la massima serie italiana è così difficile. Ergo potrebbe esser subito utile e aiutare la Samp a centrare il tanto cercato obiettivo europeo.
Un altro colpaccio - almeno in prospettiva - è quello di Luis Fernando Muriel. Personalmente sono innamorato del colombiano, capace di farmi rivedere in alcune occasioni il primo Ronaldo interista. Tuttavia, i dubbi sulla sua tenuta fisica sono tanti: quest'anno all'Udinese non ha praticamente messo piede in campo e nel 2013-14 il rendimento è stato deficitario. Per tornare quello visto tra Lecce e il primo anno in bianconero, bisognerà aspettarlo.
Un altro che merita di essere atteso è Joaquin Correa, arrivato per otto milioni di dollari dall'Estudiantes de La Plata. Il club argentino ha come presidente Juan Sebastian Veron, che ha pesato nella decisione del giovane trequartista di andare alla Sampdoria. Classe '94, dovrà assorbire l'impatto con la Serie A e il calcio europeo. Certo è che il ragazzo è molto interessante, che ha margini di miglioramento notevoli e che nel 4-3-1-2 potrebbe rivelarsi quello che Pastore è stato per il Palermo qualche anno fa. Tutto sta nel dargli il giusto tempo e la fiducia necessaria (Mihajlovic speriamo non commetta errori in questo).
Infine, le altre operazioni sono servite ad avere altri ricambi. Coda è arrivato nell'operazione Muriel e sarà utile per rimpiazzare Fornasier, andato in prestito. Bonazzoli è un classe '97 promettente, ma è stato pagato tanto. L'Inter potrà riscattarlo nei prossimi anni, ma per ora l'attaccante rimane a Milano a far la spola tra prima squadra e Primavera. Acquah sostituirà Krsticic, Frison prende il posto di Da Costa e Muñoz rimarrà per sei mesi in prestito, prima di andare al Milan. Varga e Hromada sono arrivati come compensazione per la metà di Beltrame, mentre Muzzi jr. rimpinguerà la rosa della Primavera blucerchiata.
OPERAZIONI IN ENTRATA: voto 7.5


Se è in entrata si è fatto tanto, in realtà è in uscita che il compito era difficile. Il d.s. blucerchiato Osti doveva piazzare molti giocatori e ha avuto a che fare con delle uscite inaspettate. La prima perdita imprevista è stata quella di Manolo Gabbiadini, passato al Napoli. I partenopei hanno pagato 13 milioni di euro le due metà di Juve e Samp. Il timore della società di Corte Lambruschini era di perdere l'attaccante a giugno a favore della Juventus. Una paura che ha spinto a lasciar partire il numero 11 anche contro il parere di Mihajlovic.
Un'altra operazione dolorosa e imprevista in uscita è stata quella riguardante il capitano Daniele Gastaldello. Colonna della Samp dal 2007, il numero 28 è stato in grado di guadagnarsi la fiducia dei tifosi e di quasi tutti i tecnici che sono passati sulla panchina blucerchiata. L'offerta di un triennale l'ha attratto troppo: in fondo il Bologna tornerà a breve in A e il progetto americano sembra importante. Difficile dire di no, comprensibile il suo addio.
Un altro trio che ha seguito il difensore a Bologna è quello rappresentato da Gianluca Sansone, Angelo Da Costa e Nenad Krsticic. Tutti prestiti, ma il portiere andrà in scadenza a giugno e quindi rimarrà in Emilia, così come ci sono buone possibilità che anche Sansone stia al Dall'Ara. Diverso il discorso per il serbo, per il quale c'è un diritto di riscatto, ma c'è anche una minima chance di tornare in blucerchiato. Tutte e tre le operazioni hanno un senso: Sansone trovava poco spazio con Mihajlovic, Da Costa era diventato il terzo portiere con il ritorno di Romero e Krsticic stava perdendo smalto a forza di stare in panchina.
Fedato ha lasciato Genova per Modena: operazione in prestito, inevitabile viste le poche presenze e il passaggio al 4-3-1-2. Anche Fornasier è andato alla caccia di continuità a Pescara: la cosa migliore, visto che secondo l'ex Manchester United ha un bisogno disperato di giocare per crescere. Beltrame è tornato alla Juve, mentre Hromada - appena trasferitosi alla Samp - è stato subito girato alla Pro Vercelli in B. Due considerazioni finali: a) il mercato è stato positivo perché tutte le operazioni in uscita sono state colmate con le entrate adeguate; b) un peccato che Wszolek non abbia accettato il Pescara: meglio giocare in B per sei mesi che stare un anno fermo in una squadra di A.
OPERAZIONI IN USCITA: voto 7.5

05 dicembre 2014

Il presente è l'unica cosa che conta.

Il turn-over ha funzionato: la Samp passa agevolmente l'impegno di Coppa Italia contro il Brescia, battendo i lombardi per 2-0. Una gara tranquilla per i blucerchiati, che hanno accelerato quanto bastava per avere la meglio sulle Rondinelle di Iaconi. Le reti di Gabbiadini e Bergessio hanno chiuso la contesa, con gli ospiti che hanno avuto giusto qualche sprazzo d'orgoglio. L'unica nota negativa è l'espulsione di Mihajlovic nel finale di gara per un diverbio con il quarto uomo.

Manolo Gabbiadini, 23 anni, segna ma non esulta dopo l'1-0.

La Samp opera un po' di cambi in vista dell'impegno di campionato che ci sarà lunedì sera, quando i blucerchiati saranno di scena a Verona contro l'Hellas. Torna Viviano in porta e Fornasier esordisce in stagione, mentre Marchionni è il regista di centrocampo. Al suo fianco c'è spazio per Krsticic, mentre Sansone è il trequartista dietro il duo Gabbiadini-Bergessio. Il Brescia, reduce da un difficile momento in B, schiera la formazione titolare e punta tutto su Andrea Caracciolo, uno dei quattro ex in campo nelle Rondinelle.
Gli ospiti iniziano meglio della Samp: un paio di incurisioni e di cross non sfruttati che mettono in apprensione i padroni di casa, fino ad arrivare alla conclusione di Benali al 17', che però trova pronta Viviano. Da lì in poi, inizia un monologo della Samp. Bergessio ci prova due volte, ma Arcari stoppa i suoi tentativi. Al 31', la svolta della partita: palla filtrante di Krsticic e Sansone scatta bene, salta Arcari e viene steso dal portiere del Brescia. Bergessio vorrebbe battere il rigore per sbloccarsi, ma Mihajlovic intima Gabbiadini di presentarsi al dischetto: tiro secco alla sinistra di Arcari e 1-0. La preoccupazione è sul fatto che Manolo non esulti: un segnale in chiave di mercato? Intanto, Bergessio e Sansone provano ancora a impensierire Arcari, che però para tutto, compresa una punizione di Gabbiadini dai 25 metri alla fine del primo tempo.
Nella ripresa, il copione non cambia: Sansone esce per infortunio e lascia spazio a Fedato. Dopo una girandola di sostituzioni e gialli, arriva il 2-0 blucerchiato: erroraccio di Antonio Caracciolo in disimpegno, Fedato ne approfitta e mette dal fondo un pallone facile facile a Bergessio, che deve solo spingere dentro a porta vuota. Raddoppio della Samp e primo gol in maglia Doria per l'argentino ex Catania. Da quel momento, la partita deve essere solo gestita. C'è tempo per gli esordi in blucerchiato di Djordjevic e Lulic, che entrano rispettivamente per Gabbiadini e Obiang. Molto interessanti alcuni spunti del montenegrino, a cui andrebbe dato più spazio. Il Brescia ha comunque due buone occasioni: Oliveira spreca da pochi passi con un'incornata su corner, mentre Valotti trova prima la parata di Viviano e poi il salvataggio di Cacciatore. La traversa di Benali - su conclusione deviata da Djordjevic - chiude la contesa sul 2-0 per i padroni di casa.

Michele Arcari, 36 anni, ieri ha salvato diverse volte il risultato.

Viviano 6.5; Cacciatore 6.5, Fornasier 6, Gastaldello 7, Regini 6; Obiang 5.5 (dal 41' s.t. Lulic s.v.), Marchionni 7, Krsticic 6; Sansone 5.5 (dal 1' s.t. Fedato 6.5); Bergessio 6.5, Gabbiadini 6.5 (dal 19' s.t. Djordjevic 6) - già pubblicate su SampNews24

E così la Samp si è guadagnata gli ottavi di finale, dove a metà gennaio troverà l'Inter di Roberto Mancini. Sarà un incrocio con il passato per Sinisa Mihajlovic, che è stato vice del Mancio in nerazzurro dal 2006 al 2008, nonché ex giocatore dell'Inter dal 2004 al 2006. Il tecnico serbo ha concluso la serata con un'espulsione, dovuta al suo carattere fumantino e a un'incredibile tendenza dei corpi arbitrali italiani a indignarsi per qualunque cosa. Salterà lo scontro con l'amico Roberto, ma anche ieri sera ha confermato che la squadra c'è, qualunque sia la formazione.
La partita ha regalato qualche indicazione importante. Viviano è rimasto in forma nonostante l'infortunio e il lungo tempo trascorso in panchina. Fornasier ha messo qualche minuto nelle gambe alla prima stagionale. Molto bene Marchionni, che forse andrebbe considerato di più: capisco che Angelo Palombo sia una sorta di intoccabile. Tuttavia, nonostante sia più vecchio e non abbia l'atletismo di una volta, Marchionni ha trovato una seconda vita in regia. Ieri, contro una squadra di B, ha fatto quello che voleva. Se sapesse replicare lo stesso rendimento in A, converrà tenerne conto per il futuro.
Davanti Gabbiadini ha segnato, ma non ha nulla di cui gioire. Forse sente la pesantezza di questo probabile trasferimento al Napoli a gennaio: un cambio in corsa, improvviso e di grande portata. Tornando a pensare a quelli che (forse) rimarranno, Bergessio si è sbloccato. Intanto, se il numero 11 blucerchiato veramente lasciasse Genova, diamo una chance a Luka Djordjevic: nella mezz'ora disputata ieri, il ragazzo ha mostrato movimenti interessanti. Non è detto che il sostituto di Gabbiadini non sia già in casa. Ora si pensa alla trasferta di Verona. Ricordate: il passato non si può modificare, il futuro è incerto. Sul presente, invece, si può lavorare.

Sinisa Mihajlovic, 45 anni, espulso ieri sera a fine gara.

24 novembre 2014

Sprechi a volontà.

Un'occasione sprecata: questa la sensazione che lascia la trasferta blucerchiata a Cesena dopo 24 ore. La Samp ha colto un pareggio sul campo dei romagnoli, ma la rabbia di Mihajlovic a fine gara e le tante occasioni sprecate al Manuzzi lasciano qualche pensiero scuro nella mente del tecnico serbo. L'1-1 non è un risultato giusto, visto quanto creato dagli ospiti, ma i blucerchiati possono incolpare solamente sé stessi per non aver agguantato i tre punti in Romagna.

Sinisa Mihajlovic, 45 anni, imbestialito per le occasioni mancate.

Si comincia con la bellissima iniziativa dei tifosi di casa: una raccolta fondi in questa e nella prossima gara casalinga (contro il Genoa) per gli alluvionati della Liguria. Il Cesena si presenta con un 4-3-1-2, con Brienza dietro al duo d'attacco Defrel-Hugo Almeida. Bisoli rischia la panchina, mentre Mihajlovic spera di continuare il filotto di risultati positivi. Il 4-3-3 è il classico modulo della Samp, con tutti gli uomini recuperati nella pausa: in porta, però, ci va Romero e non Viviano, pienamente recuperato.
Il primo tempo è di una noia mortale. La Samp tenta di creare qualche occasione, ma fa fatica a concludere le azioni dai 25 metri in poi. Il Cesena, invece, non ha il tasso tecnico per creare grossi problemi agli ospiti. I bianconeri impensieriscono solo con un mancino appena a lato di Defrel all'11', che è il massimo sforzo dei romagnoli. I blucerchiati non fanno granché meglio, ma Eder è sugli scudi. Prima di testa sfiora il palo, poi sul finire della prima frazione per poco non sorprende Leali con un missile su punizione dal limite dell'area.
La ripresa inizia con un copione ben diverso: la Samp si riversa per i primi 15' del secondo tempo nella metà campo bianconera. Okaka al 49' prova la magia di tacco alla Crespo su cross di Soriano, ma Leali è pronto e respinge. Poi è ancora Eder a scheggiare il palo con un gran sinistro dal limite dell'area. Quando la Samp spinge, il Cesena trova a sorpresa il vantaggio su calcio da fermo: cross di Brienza e Lucchini può colpire due volte. Sulla prima c'è la goffa respinta di Romero, sulla seconda l'ex blucerchiato segna e non esulta. Al 59' la gara si capovolge come non si pensava: i padroni di casa sono a sorpresa in vantaggio.
A quel punto, la rabbia Samp ci mette un po' a uscire. Il dominio a centrocampo è persistente, ma ci vogliono dieci minuti perché i blucerchiati diano un qualche segnale di vita: Eder costringe ancora Leali alla parata a terra. Solo al 76' arriva il pareggio: cross di Soriano, nessuno tocca in area ma Nica - appena entrato - deposita goffamente nella sua porta. Autorete e 1-1 stra-meritato per quanto visto in campo. Il Cesena fa ancora in tempo a cogliere una traversa su calcio da fermo con Cascione: anche qui Romero non sembra impeccabile. Poi i romagnoli scompaiono e lasciano la scena agli ospiti, che hanno occasioni a ripetizione. Okaka si gira in area e impegna ancora Leali, che però si rivela insuperabile. Quando il portiere bianconero non c'arriva, ci pensa il palo a fermare una sciabolata di Sansone dai 25 metri. Nel finale, infine, Bergessio si mangia il 2-1 dopo un bell'uno-due con Okaka: l'argentino salta tutti, ma non Leali, che lo ferma ancora una volta. Il risultato finale fa mangiare le mani a Mihajlovic, che sperava in un'altra conclusione per questa gara.

La gioia celata di Stefano Lucchini, 3? anni, che da ex non esulta.

Romero 5 - Deve parare quattro tiri in tutta la gara, ma sbaglia sul gol di Lucchini ed è poco reattivo sulla punizione di Cascione. Fortuna che ci pensa la traversa.
De Silvestri 6 - Una gara senza troppi patemi.
Silvestre 6.5 - Ogni tanto sfrutta le ripartenze per spingersi anche in avanti.
Gastaldello 6 - Hugo Almeida non lo impensierisce più di tanto.
Regini 6 - Gara ordinata la sua. Nella ripresa alza il giro dei motori e si spinge anche in fase offensiva.
Obiang 6 - Primo tempo bruttino, ripresa di grande livello. Su di lui però pesa la marcatura inguardabile su Lucchini nel gol del vantaggio cesenate.
Palombo 5.5 - Nel confronto fra registi, Cascione sembra Xabi Alonso di fronte alla sua fase di impostazione. Tanta legna portata a casa, ma manca qualcosa.
Soriano 6.5 - Il suo dinamismo è la chiave di volta della ripresa, suo il cross dove Nica realizza l'autogol.
Gabbiadini 5 - Quando gioca così, toglierlo è l'unica soluzione.
Okaka 7 - Sempre la solita boa di riferimento per l'attacco blucerchiato. Dopo il gol in nazionale, vuole inventarsi un gol di tacco, ma Leali lo ferma. Perde il duello con il portiere bianconero, ma la sua prestazione è ottima.
Eder 6.5 - Pericoloso con le sue conclusioni, scheggia il palo a inizio ripresa. Mihajlovic lo toglie nel finale per Bergessio.

Sansone 6 - Entra e scaglia un gran sinistro che coglie il palo. Sarebbe stato un gran gol. Nel ruolo di trequartista, però, non concede nessun'altra invenzione. Il passaggio al 4-3-1-2 ha comunque funzionato.
Bergessio 5.5 - Capisco che giocare poco non lo aiuti, ma si mangia il 2-1 di fronte a Leali all'89'.

Due punti persi che fanno male, specie perché mancati dopo aver dominato il secondo tempo di fronte a una squadra organizzata, ma dal tasso tecnico veramente basso. Per altro, il Cesena ha vinto una sola gara delle 12 giocate quest'anno in A (contro il Parma ultimo in classifica): perdere sarebbe stato di una gravità inaudita. La cosa buona è che almeno la Samp sta dimostrando di aver la capacità di reagire, spesso mancata l'anno passato. Ora ci attende il Napoli, pronto per giocarsela al Ferraris lunedì 1° dicembre alle 21. Sarà sfida d'alta classifica: in attesa del Genoa, le due squadre sono terza e quarta con un distacco di un punto. Speriamo di non vedere la stessa Samp sprecona osservata ieri a Cesena.

L'autorete di Constatin Nica, 22 anni, regala il pari alla Samp.

24 marzo 2014

Datemi una manita.

Mamma, che giornata. Mi dispiace aprire in modo così informale il mio commento alla partita di ieri, ma la Samp tira finalmente fuori le "palle" richieste da Mihajlovic la scorsa settimana e schianta l'Hellas al Ferraris con un punteggio che non lascia spazio ad alcuna replica. Il 5-0 ai gemellati butei è uno score che non lascia molto spazio alla fantasia. Forse gli scaligeri avrebbero meritato almeno il gol della bandiera, ma Mihajlovic ha ottenuto quello che voleva.

Domenico Maietta, 31 anni, e Fabrizio Cacciatore, 27, sfidano Maxi Lopez, 29.

Dopo la debacle di Bergamo, la Samp si presenta con qualche cambio all'appuntamento con l'Hellas al Ferraris: dentro Renan e Sansone per Krsticic ed Eder, apparsi spompati e confusi nella gara della scorsa settimana. Inoltre, niente più 4-2-3-1, ma un più offensivo 4-3-3, da sempre il modulo preferito da Mihajlovic. L'Hellas, in caduta libera nel girone di ritorno dopo la cessione di Jorginho, si presenta con una formazione speculare, con il trio Iturbe-Toni-Jankovic davanti. Pronti, via e la Samp passa subito: gran sinistro di Renan dalla distanza, il palo ferma il brasiliano ma sulla respinta Sansone la butta dentro da rapinatore d'area. 1-0 e l'attaccante si è già riscattato agli occhi del pubblico blucerchiato dopo tre minuti di gioco.
I padroni di casa gestiscono la gara, mentre gli ospiti tentano di trovare subito la via del pareggio: prima Toni trova Da Costa pronto su un suo tiro, poi il mancino di Iturbe sfiora il palo dal limite dell'area. Nei primi 20', l'Hellas ci prova ancora con Romulo e Toni (su cui salva Regini), mentre la Samp si fa vedere sopratutto grazie a Sansone, due volte minaccioso con il suo mancino, su cui Rafael è attento. Ma nulla può il numero uno gialloblu sul 2-0 al 22': angolo di Gabbiadini, che scarica fuori area per il mancino letale di Renan. La leggera deviazione dell'arbitro Calvarese cambia i piani del brasiliano, che calcia di destro e trova comunque la via della rete. Da lì, l'inerzia della gara finisce in mani blucerchiate: Gabbiadini testa un paio di volte Rafael, ma il 3-0 è nell'aria. E arriva al 37', con un'azione da applausi: lancio di Palombo per Sansone, che scarica sulla corrente Regini. Il terzino Samp salta l'avversario e mette in mezzo: Lopez fa da schermo, Soriano anticipa Albertazzi e segna il terzo gol dei padroni di casa. Grande festa e partita virtualmente chiusa.
Se mai servisse la conferma, Soriano apre la ripresa con un coast to coast concluso con il 4-0: gran sinistro dal limite dell'area e Rafael battuto per la quarta volta. Mandorlini non vede l'ora che finisca, mentre i suoi ragazzi sembrano disorientati. Iturbe impegna Da Costa un paio di volte, ma è più Maxi Lopez a impensierire Rafael. Che al 58' regala il 5-0 agli avversari: la punizione dal limite di Palombo è sul palo del portiere dell'Hellas, ma l'intervento di Rafael è tutt'altro che impeccabile. Festa anche per il vice-capitano, che torna al gol in A dopo tre anni. La partita sembra chiusa, ma lo è solo per la Samp: con gli ingressi di Rabusic e Cacia, l'Hellas vuole almeno salvare la faccia. E così parte un'altra gara, quella di Da Costa contro l'attacco ospite. Ferma Toni, stoppa due volte il neo-entrato Rabusic, fa disperare Cacia e s'improvvisa dribblomane nel finale. Una prestazione maiuscola quella dell'estremo difensore blucerchiato, che chiude una partita dominata in lungo e in largo. E' la vittoria casalinga più larga di questo campionato: eguagliato il 5-0 della Roma contro il Bologna a settembre e Samp virtualmente salva. Mancano forse un paio di punti, ma il più è fatto. Ora ci si chiede quali possano essere gli obiettivi di un Mihajlovic visibilmente soddisfatto: la risposta dopo Bergamo c'è stata. Eccome se c'è stata.

La gioia di Renan Garcia (a destra), 27 anni, dopo il 2-0 segnato nel primo tempo.

Da Costa 7; De Silvestri 6.5, Mustafi 6, Gastaldello 6.5, Regini 7.5; Soriano 8, Palombo 7 (dal 35' s.t. Salamon s.v.), Renan 7.5; Gabbiadini 6.5 (dal 17' s.t. Eder 6), Maxi Lopez 6.5, Sansone 7.5 (dal 25' s.t. Bjarnason 6) - già pubblicate su SampNews24

Non c'è che dire: forse è stata la migliore partita della Samp nell'ultimo anno. Era dal doppio impegno contro Juventus e Pescara nel gennaio 2013 che non vedevo una squadra così coesa e sull'attenti a ogni minimo stimolo. Erano i primi tempi di Delio Rossi. La giusta concentrazione è l'antidoto migliore contro gli avversari: oggi quasi tutti sono stati attenti dal primo all'ultimo minuto, sempre sul pezzo. Ora la salvezza è cosa praticamente fatta: diciamo che una vittoria o un pareggio in quel di Reggio Emilia, nella prossima gara contro il Sassuolo, metterebbe la parola fine al discorso.
Il problema ora è un altro: con nove giornate alla fine, quale può essere l'obiettivo di questa Samp? Gli incontentabili sognano l'Europa League, gli ottimisti si vedono nella parte sinistra della classifica. Io voglio esser ancor meno ambizioso, a differenza di Mihajlovic. Il discorso è che quando la Samp ha tentato la scalata si è fatta male: ricordiamoci le dichiarazioni prima delle gare contro Roma, Milan o Atalanta. Appena la Samp ha alzato la testa più del dovuto, ha preso botte forti. Insomma, bisogna evitare una fine alla Icaro: volare troppo vicini al sole fa male.
E allora è meglio sperare in un buon finale di stagione, magari con l'obiettivo della parte sinistra, ma senza esser troppo pressanti al riguardo. Personalmente, 45 punti e l'evitare altre "figure di merda" (cit. Mihajlovic) sarebbero due obiettivi sufficienti per il resto della stagione blucerchiata. Il calendario propone altre nove gare, di cui cinque in trasferta e quattro in casa. Vorrei la rivincita sul Sassuolo dopo la gara d'andata, mi piacerebbe un bel colpo all'Olimpico domenica prossima e far dispetti a Inter e Napoli quando verranno a Genova per le rispettive gare di campionato. In sintesi, divertirsi.
Se fosse possibile, dare una chance anche a coloro che si sono visti di meno in questo campionato. Ieri Renan e Sansone hanno brillato, ma dare qualche minuto anche ad altri sarebbe bello. Capire se Sestu vale un eventuale riscatto. Vedere se Salamon può esser utile a questa Samp, centrocampista o difensore che sia. Dare qualche altra gara a Obiang, ai margini in questo scenario felice, e a Fiorillo. Continuare a crescere Fornasier in casa (la classifica lo permette) e vedere se Rodriguez è da mettere su un aereo per il Sud America a giugno. Per far tutto questo, ci vorrà una mano da tutti: allenatore, giocatori e società. I tifosi l'hanno già data. In cambio, la manita è servita.

La festa della squadra blucerchiata dopo l'1-0 di Gianluca Sansone, 26 anni.

07 gennaio 2014

Fermi al palo.

La miglior sintesi della gara della Samp a Napoli l'ha fatta proprio il tecnico blucerchiato, Sinisa Mihajlovic: il serbo ha parlato di mancanza sia di fortuna che di cattiveria. C'è andato parecchio vicino, visto che la Samp vista al San Paolo è stata buona, specie nel primo tempo, mentre nei secondi 45' è riuscita nel cogliere tre pali (impresa titanica). Il Napoli ha comunque dimostrato una superiorità rispetto agli ospiti, ma il passivo sembra esser troppo pesante.

Rafa Benitez, 53 anni, e Sinisa Mihajlovic, 44: il possibile passato e il presente Samp.

La Samp si presenta al San Paolo con il solito 4-2-3-1, con Regini al posto di Costa (seppure questo sia recuperato pienamente) e Soriano riproposto ancora come esterno sinistro. Davanti c'è Eder, nella speranza che possa bucare la fragile difesa azzurra. Dall'altra parte, con le assenze forzate di Hamsik, Zuniga, Behrami e Reina, Benitez propone uno schieramento speculare, con Callejon, Insigne e Mertens dietro l'unica punta, Higuain. Sarà un primo tempo a grandi ritmi quello del San Paolo, con il Napoli subito sugli scudi: Mertens prima costringe Da Costa alla presa a terra, poi è sempre il portiere brasiliano a compiere un miracolo su Higuain in girata. Un super-riflesso, dettato da un buon posizionamento e anche dal tiro centrale dell'argentino. La Samp accusa, vede annullarsi un gol in fuorigioco di Krsticic (in off-side c'è Eder, l'assist-man) e si riprende.
Callejon spaventa un po' Da Costa, ma è la Samp ad avere una super-occasione: filtrante rasoterra di Palombo, Krsticic si inserisce bene, salta Rafael ma non tira quando la porta è ormai spalancata. Allungandosi il pallone, il serbo perde l'attimo e deve rinunciare all'occasione. Eder scalda nuovamente le mani a Rafael, ma è il Napoli ad avere altre due buone chances, partite entrambe dal piede di Higuain: né Callejon, né Mertens però chiudono in tempo e la Samp riesce a finire il primo tempo sullo 0-0.
La ripresa, ahimè, è un'altra storia: sul piano del gioco, gli ospiti scompaiono lentamente dal campo e il buon pressing visto nella prima frazione tende a diventare sempre più leggero. Eder e De Silvestri costringono Rafael a qualche tuffo, ma nulla di impegnativo per l'ex Santos. Chi invece deve raccogliere il pallone in fondo al sacco è Da Costa: al 53', su cross di un ispirato Higuain, Mertens prende in controtempo il portiere della Samp e lo batte sul primo palo. Un peccato, ma il vantaggio degli azzurri è meritato. Poi, ecco l'episodio che spezza definitivamente la gara: Gabbiadini, fin lì abbastanza invisibile davanti, punta un incerto Armero, lo salta e spara un bel sinistro, che solo la traversa ferma. Da lì, la Samp chiederà anche un rigore per atterramento di Regini, anche se sembra che sia il terzino blucerchiato a cercarlo. Intanto, il Napoli chiude la gara: punizione di Mertens, la barriera non fa il suo dovere e nemmeno Da Costa, un po' incerto nell'occasione. 2-0 e tutti a casa.
Tuttavia, c'è ancora del tempo per rammaricarsi: Sansone entra per Soriano e spaventa Rafael. Il numero 12 degli ospiti salta Albiol e scaglia un bel sinistro, che però incoccia il palo per due volte. Sfiga multipla, che fa capire come in ogni caso oggi non sarebbe stata giornata. Il Napoli, dal canto suo, gestisce e cerca con Insigne la via del gol per un paio di volte. La Samp butta dentro anche Pozzi e Costa, ma il risultato non cambia: vittoria giusta dei padroni di casa, anche se il passivo è sembrato eccessivo di fronte ai tre legni colpiti dai blucerchiati.

Pedro Obiang, 21 anni, non ha brillato nella gara di oggi al San Paolo.

Da Costa 6.5; De Silvestri 5.5, Mustafi 5, Gastaldello 5, Regini 6 (dal 27' s.t. Costa 5.5); Obiang 5, Palombo 5.5; Gabbiadini 5.5, Krsticic 6 (dal 32' s.t. Pozzi s.v.), Soriano 5 (dal 20' s.t. G. Sansone 6.5); Eder 6 - già pubblicate su SampNews24

Peccato come la gara si sia conclusa: il 2-0 finale è apparso forse troppo pesante per quanto si è visto in campo. La Samp ha provato a giocarsela, seppur con dei limiti evidenti di fronte alla squadra di Benitez. Ha sofferto, ma è stata in grado di far tremare i 60mila del San Paolo: i tre legni colpiti da Gabbiadini (traversa) e Sansone (doppio palo) hanno fatto comprendere però come, probabilmente, non fosse destino che i blucerchiati passassero in quel di Napoli.
Peccato anche per Da Costa, che ha rovinato la sua ottima prestazione con un intervento troppo leggero sul 2-0 di Mertens, mentre sul primo molti portieri di Serie A avrebbero fatto fatica: il brasiliano, spostandosi al centro per seguire al centro il cross, si è probabilmente condannato a non prendere quel pallone calciato dal belga. Male la difesa, con Regini unico a sembrare sufficiente, specie grazie ad una buona ripresa. Male anche i mediani, che hanno fatto poco sullo scatenato numero 14 del Napoli; le tre mezze punte hanno offerto prestazioni diverse. Se Soriano ha deluso e Gabbiadini, traversa a parte, non ha sfruttato gli avversari deboli di fronte a sé, è andato abbastanza bene Krsticic, seppur abbia sprecato una grossa occasione nel primo tempo.
Capitolo a parte sull'attacco, dove Eder ha fatto il possibile, mentre Pozzi e Sansone non sono dispiaciuti quando sono entrati. Specie l'ex Sassuolo dimostra di avere uno dei mancini più pericolosi della Serie A. Ora si penserà alla Coppa Italia, dove la Samp si prepara a un mini-ritiro e alla trasferta di Roma contro la squadra di Garcia. La competizione non è nei pensieri della società, ma fare un colpaccio contro una delle compagini migliori di quest'anno sarebbe un bel modo di sorprendere tutti: vedremo se la Samp-2 (ci saranno molti cambi e turn-over) sarà in grado di regalarci la prima soddisfazione del 2014. Magari evitando di restare fermi al palo.

Dries Mertens, 26 anni, ha deciso la partita di oggi con una doppietta.

23 dicembre 2013

Pareggi e regali.

Consoliamoci così: poteva finire peggio. La prima Samp "brutta" di Mihajlovic esce superata dal Parma sul piano del gioco, ma non su quello del risultato: l'1-1 finale non racconta abbastanza la superiorità degli ospiti nel secondo tempo di fronte ad una Samp impallata. Ma va bene così: ora arriva il Natale ed il calciomercato. E così, dopo che i ducali ci hanno sostanzialmente regalato il pareggio con i loro errori sotto porta, ora si spera in qualche regalo da gennaio. Di uno possibile, Cassano, se ne parla anche fin troppo.

L'abbraccio pre-gara tra Roberto Donadoni, 50 anni, e Sinisa Mihajlovic, 44.


La Samp fa qualche cambio forzato rispetto alla squadra che ha violato il Bentegodi dopo tre anni e mezzo: Gabbiadini è squalificato. Ci si sarebbe aspettati Pozzi al centro dell'attacco: invece, ecco Eder di nuovo centravanti e Sansone nel terzetto di mezze punte dietro al brasiliano. Continua l'assenza di Costa, con Regini confermato al suo posto. Poche novità anche nel Parma, con l'assenza di Cassano che fa rumore (squalificato anche lui): Nicola Sansone riuscirà a non farlo rimpiangere. Anche Acquah in mezzo al campo è una novità, con Marchionni ed il prolifico Parolo ad affiancarlo.
La gara, nella prima frazione, è decisamente poco divertente: tanti gialli e molta lotta in mezzo al campo, con gli ospiti migliori nella gestione del pallone. La prima occasione vera arriva al 20': bellissima punizione di Gianluca Sansone dai 25 metri, ma Mirante c'arriva con un balzo e mette in corner. Un quarto d'ora dopo risponde anche il Parma: sempre un Sansone, ma stavolta è Nicola a sfiorare la traversa della porta difesa da Da Costa con un gran destro. Parolo tenta un paio di conclusioni, ma è il preludio al vantaggio blucerchiato: punizione di Krsticic ed un rimpallo mette Eder in condizioni di concludere a rete. Il vantaggio, con il settimo gol del brasiliano in A, è un premio forse immeritato, ma mostra la concretezza blucerchiata. Del resto, Mihajlovic ha dato un'impostazione molto tosta a questa squadra.
Al ritorno in campo, nessun cambio: la ripresa, però, è un'altra storia. La Samp praticamente non rientra sul terreno di gioco, lasciando palla e campo agli ospiti. E neanche l'entrata di Wszolek per Sansone sembra dare gli effetti sperati. Al 63', infatti, ecco il pareggio degli emiliani: corner di Palladino (entrato per uno spento Biabiany) e Lucarelli svetta da solo in area, battendo Da Costa. Da lì, la gara diventa un monologo dei ducali. Amauri ha un paio di buone occasioni, ma prima Regini e poi Da Costa sventano il lavoro del centravanti degli ospiti. La migliore chance per i gialloblu, però, è con Sansone: il numero 21 del Parma converge in area, salta De Silvestri e scaglia un gran destro, che costringe Da Costa al miracolo. La Samp, dal canto suo, avrebbe anche l'occasione per raddoppiare: bella palla in verticale per Eder, ma l'attaccante blucerchiato prima spara su Mirante, poi sbuccia la respinta e manda fuori. A quel punto, rimane solo il Parma in campo: prima Sansone spreca davanti a Da Costa, poi Obiang lo anticipa per un soffio con un prodigioso recupero, proprio quando l'attaccante degli emiliani è ad un passo dalla porta blucerchiata. Si chiude così una gara difficile per i padroni di casa: Mihajlovic ha fatto un buon lavoro, ma il 2014 dovrà aprirsi con qualche rinforzo, se si vuole la salvezza il più in fretta possibile.

Il pareggio di Alessandro Lucarelli, 36 anni, che realizza di testa l'1-1 finale.

Da Costa 7 - Praticamente fondamentale: salva a più riprese la porta blucerchiata dall'eventuale capitolazione.
De Silvestri 5 - A differenza delle ultime gare, spinge poco e soffre la vivacità di Nicola Sansone.
Mustafi 6 - Bene, roccioso come solito.
Gastaldello 6 - Amauri gli dà pochi grattacapi: i pericoli vengono più da centrocampisti e fasce avversarie.
Regini 5.5 - Finché c'è Biabiany, se la cava.
Palombo 5.5 - In fase d'interdizione non benissimo, meglio quando c'è da impostare.
Obiang 5.5 - Malino: continua a non essere un gran momento per lui. Parolo fa quello che vuole. Certo, il salvataggio nel finale su Sansone vale mezzo punto.
Krsticic 5 - Mette la punizione da cui scaturisce l'1-0, ma fa ben poco per farsi notare. E forse, sul pareggio di Lucarelli, poteva essere più reattivo sul palo.
Soriano 5.5 - Anche per lui non è una gran giornata.
Sansone 6 - Finché è in campo, crea grattacapi con il suo buon sinistro.
Eder 6.5 - Ennesimo gol e record di marcature in Serie A eguagliato. Peccato per aver mancato il 2-1 nel momento migliore degli ospiti: sarebbe stata una mazzata.

Wszolek 6 - Tanta buona volontà del polacco, peccato che sia entrato per il migliore delle tre mezzepunte.
Pozzi s.v. - Entra in campo per l'assalto finale, ma non vede un pallone.
Bjarnason s.v. - Tre minuti per far sudare un po' la maglietta.

Un merito a Mihajlovic va dato: quello dell'onestà intellettuale. A fine gara, il serbo non si è nascosto dietro un dito, ma ha ammesso che il Parma meritava di vincere e che il pareggio è forse troppo per la Samp vista ieri al Ferraris. Intanto, si parla di Cassano: forse la lezione del 2010 non è servita a molti tifosi blucerchiati e quindi ieri allo stadio campeggiavano molti striscioni in favore del ritorno del barese. Vedremo se tale evento avrà luogo: memore di quanto accaduto, mi auguro nei rinforzi e sopratutto di un buon mercato in uscita (a che serve prendere Cassano quando hai ancora 31 giocatori in rosa?). I giocatori buoni si trovano ovunque, ricordiamocelo. Buon Natale a tutti.

La gioia per l'1-0 di Gianluca Sansone, 26 anni, ed Eder, 27.

06 dicembre 2013

Un'altra storia.

Non c'è niente da fare: sembra proprio un'altra storia. Lo scetticismo permane, ma il risultato di ieri sera conferma che la Samp sembra aver imboccato una strada migliore. 4-1 all'Hellas - che continua a far fatica negli ultimi tempi - ottenuto con le riserve e che porta la società blucerchiata all'Olimpico il 9 gennaio, dove affronterà la Roma. Sono arrivati gli ottavi di Coppa Italia, ma sopratutto tanta convinzione. Perdonatemi il verbo "sembrare", ma è giusto esser scettici dopo mesi difficili.

Birkir Bjarnason, 25 anni, ieri ha realizzato il primo gol con la Samp.

La Samp torna in Coppa Italia dopo la vittoria di agosto contro il Benevento, quando Gabbiadini decise la sfida con i suoi primi due gol in blucerchiato. Nel Doria, tante facce finora viste poco o per nulla: Fiorillo capitano nonché titolare, più i reintegri di Maresca e Poulsen, l'esordio stagionale di Rodriguez e Fornasier. C'è anche Petagna davanti, con Sansone, Bjarnason e Wszolek a supporto. L'Hellas, dopo la sconfitta a Firenze, fa riposare qualcuno, ma alcuni titolari ci sono. Dopo una traversa colpita da Donadel su calcio piazzato, la Samp passa al 14': bel cross di Poulsen in mezzo, Wszolek colpisce di testa, ma centra un difensore. Sulla respinta in piena area, il sinistro di Sansone non lascia scampo a Mihaylov. L'1-0, per altro, dura poco: su un retropassaggio errato di Cirigliano, Petagna raccoglie e tenta di battere l'estremo difensore gialloblu. La sua respinta giunge sui piedi di Bjarnason e al 20' la Samp è sul 2-0. Sembra chiusa, ma l'Hellas comincia a macinare gioco, con diverse conclusioni da parte di Longo, il più attivo fra gli ospiti.
Dopo l'intervallo, la ripresa comincia con un copione ben diverso: le riserve blucerchiate sembrano lentamente scomparire, mentre l'Hellas prende campo e confidenza. Mandorlini si gioca tutto, inserendo Martinho, subito decisivo: il cross del brasiliano trova Longo, che batte capitan Fiorillo con un sinistro al volo di rara bellezza. 2-1 e tutto riaperto. A quel punto, il tecnico dei veneti si gioca anche la carta Toni, ma non basta. L'episodio chiave è all'81': su corner per gli ospiti, Petagna interviene in maniera scomposta. Dal replay sembrerebbe spalla dubbia, ma i giocatori dell'Hellas circondano l'arbitro. Nel mentre, però, si dimenticano dell'azione che prosegue. Donati perde la palla e Krsticic gliela ruba, involandosi verso la porta. Il 3-1 del serbo chiude la gara e suggella il sodalizio tra lui e Mihajlovic, per cui il numero 10 blucerchiato rappresenta il fulcro del suo progetto tecnico-tattico. Il 4-1 finale, con il gol di Renan (il secondo in quattro giorni, dopo non averne mai segnato uno in due anni di Samp) chiude la contesa e regala la Roma ai blucerchiati. La sfideranno ad inizio gennaio, negli ottavi di Coppa Italia, all'Olimpico.

Renan Garcia, 27 anni, ancora a segno: secondo gol in quattro giorni.

Fiorillo 6; Rodriguez 5.5, Fornasier 6 (dal 35' s.t. Mustafi s.v.), Regini 6.5, Poulsen 6; Maresca 6.5 (dal 19' s.t. Eramo 6), Renan 6; Wszolek 7, G. Sansone 6.5 (dal 15' s.t. Krsticic 6.5), Bjarnason 6; Petagna 5.5 - già pubblicate su SampNews24

Passato quest'ostacolo, la Samp è pronta ad affrontarne un altro. Si torna in Serie A e si affronta il Catania: una sfida fondamentale quella del "Ferraris". Il primo di due "dentro o fuori" nel giro di una settimana, visto che la domenica successiva si andrà a Verona per affrontare il Chievo, rigenerato dalla cura Corini (tre vittorie consecutive tra campionato e Coppa Italia, otto gol fatti ed uno subito). Intanto, a Torre del Grifo, c'è aria di forte contestazione; un'aria condivisa dalla Samp fino all'arrivo di Mihajlovic, che intanto ha ridato un po' di cattiveria ai giocatori. Sul gioco e sull'impatto che il serbo avrà a lungo durata, mi permetto di mantenere i miei dubbi. Anche la testa dei giocatori, martoriata nell'era Rossi di questa Serie A, dovrà superare il test di durata, se si vorrà ottenere la salvezza.
Intanto, ieri sera, abbiamo rivisto qualche faccia che non vedevamo da tempo. Maresca è sembrato fisicamente indietro, ma ha avuto un paio di spunti interessanti: speriamo che questo, comunque, non blocchi la crescita di Gentsoglou, che ha fatto bene nei pochi spezzoni giocati. Dentro Poulsen dopo tanto tempo, con il danese che non ha demeritato. Con il tempo che passa, potrebbe rivelarsi utile. Petagna ha molto da imparare, specie in continuità ed altruismo (sul secondo gol, c'è da ringraziare la respinta di Mihaylov). Fornasier, all'esordio tra i professionisti in assoluto, non ha demeritato. Tuttavia, c'è da ammettere che il giovane ex United avrà bisogno di un prestito, perché deve ancora fare strada.
Infine, il discorso cade su Mati Rodriguez, bollato ingenerosamente come pacco da molti che hanno osservato ieri la partita. Innanzitutto, c'è da chiedersi perché l'emozione valga per Fornasier e la scarsa condizione fisica per Maresca, ma entrambe non siano prese in considerazione nel valutare la prova di un ragazzo alla seconda partita in un anno alla Sampdoria. Seconda nota a margine: Rodriguez ha fatto le sue fortune da esterno destro nel 3-5-2, se non a volte da centrocampista destro nei tre dietro la punta. Ecco: ieri ha giocato terzino, con risultati scarsi, facilmente prevedibili da chi conosca un po' la storia professionale del ragazzo. Quando è entrato Martinho, poi, le difficoltà sono aumentate. Ma questo non può rappresentare il chiodo sulla bara dell'avventura in blucerchiato di "Maticrack": speriamo di vederlo più avanti. E speriamo che sia tutta un'altra storia anche per lui.

La festa blucerchiata dopo uno delle quattro marcature di ieri sera contro l'Hellas.

01 dicembre 2013

Colpo di pistola.

Beh, forse il vento sta leggermente girando. Forse il sinistro scagliato da Renan al minuto 89 di Inter-Samp oggi a "San Siro" non è solo il segno che i nerazzurri non sono lo squadrone che l'inizio di campionato sembrava dimostrare. Forse è anche il segnale che la Samp possa girare la difficile condizione psicologica che attraversa. Anche oggi, i blucerchiati rischiavano di uscire con zero punti contro una squadra non certo in  buona condizione; invece, il brasiliano ha tirato fuori il jolly. Ma ci vorrà di più di questo.

Javier Zanetti, 40 anni, e Sinisa Mihajlovic, 44, si scambiano il cinque a fine gara.

La Samp, dopo l'incredibile beffa subita contro la Lazio al "Ferraris" domenica scorsa, si presenta di nuovo con il 4-2-3-1, ma in variante offensiva. Torna Eder e Mihajlovic lo schiera insieme a Pozzi e Gabbiadini, con Soriano a sostituire lo squalificato Krsticic. Insomma, il tecnico serbo non rinuncia alla sua identità neanche di fronte all'Inter di Mazzarri, che cerca di accelerare il passo in campionato. Senza attaccanti, continua il 3-5-1-1 con Alvarez alle spalle di Palacio, uomo pericoloso per i colori blucerchiati.
Pronti, via e la Samp comincia più spigliata di quanto qualcuno si aspettasse al cospetto di Erick Thohir, nuovo presidente dell'Inter, alla prima da numero uno nerazzurro a "San Siro". E' sopratutto il tiro dalla distanza di Gabbiadini ad impegnare Handanovic. Poi, al 17', ecco il puntuale episodio che rischia di decidere la gara: proprio Gabbiadini, in posizione inedita di terzino destro, deve difendere su Alvarez. Una, due finte e l'attaccante blucerchiato ci casca; sul cross dell'argentino, Costa buca e Guarín ha tutta la libertà di colpire per l'1-0 dei padroni di casa. L'Inter si fa rivedere dalle parti di Da Costa con Jonathan e Cambiasso, ma tende a gestire una Samp imprecisa, che con Pozzi prova a spaventare Handanovic. Nel finale, gli ospiti perdono capitan Gastaldello, con Regini che entra al suo posto, costretto ad uscire per infortunio.
Nella ripresa, iniziata senza cambi, è ancora l'Inter a rischiare di segnare il 2-0: Guarín centra il palo con un destro potente e Da Costa non può nulla. Ciò nonostante, i nerazzurri spariscono dal campo per la successiva mezz'ora, nel vano tentativo di gestione del risultato. Mai errore fu più grave: la Samp si riorganizza e immediatamente spaventa i tifosi di casa, con il gol annullato a Pozzi per fuorigioco dell'assist-man Eder. Insomma, gli ospiti ci sono e cercano di fare la gara, visto che l'Inter sta lì, senza colpo ferire. Ancora Handanovic deve togliere le castagne dal fuoco, stavolta su punizione di Eder: una battuta centrale, che però rischia di mettere in difficoltà lo sloveno, costretto all'angolo. 
La girandola dei cambi, dovuta anche ad una partita maschia, non cambia molto. Nell'Inter dentro Kovacic, Belfodil e sopratutto Mudingayi, per coprire ancor meglio il centrocampo; nella Samp, in campo il recuperato Sansone e Renan, che non vedeva il terreno di gioco da un po' di tempo. Quando i titoli di coda sembrano in arrivo, ecco il colpo di scena finale: su una respinta della difesa nerazzurra, il brasiliano scaglia un gran sinistro dai 25 metri, sul quale Handanovic non può arrivare. Primo gol ufficiale con la maglia della Samp e prima marcatura in A per il 27enne centrocampista: mai scenario avrebbe potuto esser migliore. Nel finale, la paura del contraccolpo c'è, ma la Samp resiste e porta a casa un punto più che meritato. Del resto, è lo stesso Mazzarri ad aver ammesso, a fine gara, l'ottima prova da parte dei blucerchiati. Forse ottima è troppo, ma il succo è sostanzialmente di quelli da bere con grande soddisfazione.

Fredy Guarín, 27 anni, scaglia in porta l'1-0 momentaneo per l'Inter.

Da Costa 6; De Silvestri 6, Mustafi 6, Gastaldello 6 (dal 42' p.t. Regini 5.5), Costa 5; Palombo 5.5, Obiang 4.5 (dal 40' s.t. Renan 7); Gabbiadini 5.5, Soriano 6.5, Eder 5.5; Pozzi 5.5 (dal 27' s.t. G. Sansone 5.5) - già pubblicate su SampNews24

Nonostante la buona prova, mi scuserete se non mi unisco ai cori di giubilo. Le prestazioni delle prime due partite della gestione Mihajlovic intanto dimostrano una cosa: i giocatori non stavano più con Delio Rossi. Chissà se non c'è mai stato feeling e solo la striscia iniziale di buoni risultati tra gennaio e marzo aveva effettivamente cementato il gruppo. Intanto, qualche intervista di questi giorni e l'impegno profuso dai ragazzi contro Inter e Lazio sembra dimostrare questo punto. Il secondo è che la Samp, comunque, rimane una squadra spuntata davanti e distratta dietro. Il gol subito oggi è l'ennesima ingenuità da terza categoria che, in A e lottando per la salvezza, bisognerebbe evitare. Anche perché - spiace per Mazzarri - l'Inter non sembra più lo squadrone di inizio campionato. Forse, semplicemente, non lo era mai stato, ma era partita bene: ora, con Icardi e Milito out e con un cumulo di centrocampisti ad attaccare, neanche Palacio può fare miracoli. Se poi Renan tira fuori il jolly dell'ultim'ora, il pareggio è d'obbligo.
Difficile commentare anche le parole di Mihajlovic, che è soddisfatto. Sul piano dell'atteggiamento, posso capirlo. Sul piano del gioco, invece, l'impressione è che la Samp giochi parecchio sbilanciata (oggi in campo almeno tre attaccanti per tutta la gara, anche dopo il cambio Pozzi-Sansone), ma con un'impostazione ben arretrata. Per altro, Eder e Gabbiadini non sembrano a pieno agio nel ruolo di esterni dietro la punta. Un conto è farlo nel 4-3-3, dove tre uomini coprono le tue scorribande; un altro è quando devi cantare e portare la croce, con Obiang in condizioni pessime e Palombo non in giornata splendida. Insomma, bisognerà riprensare a questo: Eder, Sansone, Gabbiadini sono tutte seconde punte. Sì, persino lo splendido Manolo si sta rivelando un errore del mercato estivo non in quanto a prestazioni, bensì come equivoco tattico. Comprato come prima punta da 15 gol, nessuno si sta accorgendo come il suo baricentro sia sempre lontano dalla porta; vuoi per tentare la conclusione dalla distanza o partecipare meglio al gioco, Gabbiadini non è mai in area.
In questo senso, un piccolo consiglio voglio darlo al caro Sinisa: butti dentro - IN OGNI GARA - uno tra Wszolek ed il desaparecido Rodriguez. Entrambi sono esterni veri, anche se il polacco ha una maggiore propensione offensiva, mentre l'argentino giocherebbe più avanti del solito. Per altro, schierare "Maticrack" dietro la punta gli garantirebbe numerosi spazi per offendere: chissà di non ritrovarsi la soluzione ai propri problemi in casa. Intanto, anche Renan timbra il cartellino del primo gol ufficiale con la Samp. Il brasiliano potrebbe essersi conquistato qualche spazio per le prossime gare. Con un colpo di pistola nei titoli di coda.

Renan Garcia, 27 anni, scaglia il sinistro dell'1-1 finale: primo gol ufficiale con la Samp.

07 ottobre 2013

I Gervasoni ed i Mustafi.

Siamo al tragicomico. Anzi, forse al telefilm. Un episodio non può giustificare una partita, ma forse può aiutare a spiegare il corso della stagione che è stata sin qui e di quello che verrà. Minuto 47 del primo tempo di Sampdoria-Torino, con i blucerchiati in vantaggio di un gol. Palombo è pronto a battere la punizione dal limite che sarà l'ultima palla giocata della prima frazione; tiro respinto in mala maniera da Padelli e Pozzi la butta dentro di rapina. Tutto valido? Macché, fermi tutti. Ora arriva Gervasoni e vi spiega come si può rovinare un pomeriggio.

L'arbitro Gervasoni annulla la rete del 2-0 di Pozzi: sarà protagonista.

Un pomeriggio che poteva essere di gioia, che avrebbe potuto portare la prima vittoria blucerchiata dell'anno e che, invece, si è rivelato l'ennesima delusione. Che sarebbe potuta essere più pesante, se un altro errore di Gervasoni non avesse fatto arrabbiare anche il Torino, con il contatto Glik-Eder che ha portato l'assegnazione alla Samp di un rigore perlomeno generoso. Ognuno può valutare questo episodio a proprio modo, ma diciamo che mi sentirei arrabbiato se mi fischiassero contro un penalty del genere. E pensare che la Samp ha tirato fuori una delle migliori prestazioni stagionali, specie nei primi 45'. Nonostante le assenze di Costa e Krsticic per squalifica, Delio Rossi ci è andato pesante con un 3-4-3 offensivo e la prima presenza di Gentsoglou a centrocampo. Il greco non è dispiaciuto in cabina di regia, mentre il tridente Sansone-Gabbiadini-Pozzi ha retto per un'ora, salvo poi collassare dal punto di vista tattico e delle forze. Il Torino di Ventura, invece, si è rivelato il solito problema per la Samp, che trova quest'avversario molto ostico e non lo batte da quattro anni: evidentemente, affrontare colui che fu il tecnico blucerchiato all'inizio degli anni 2000 non è facile per il Doria.
E pensare che la Samp era anche riuscita ad andare in vantaggio, quando al 42' del primo tempo Sansone aveva battuto dai 25 metri l'ex blucerchiato Padelli. Gli ospiti sono sembrati impacciati nei primi 45', tanto che la Samp aveva già avuto una buona occasione sempre con Sansone; poi, il pata-trac con Gervasoni e l'incredibile epilogo del primo tempo, con i blucerchiati che avrebbero potuto chiudere la gara con quell'episodio. Quando poi Immobile ha riaperto la partita su assist involontario di Obiang da corner granata, il Torino si è ripreso e ha ricominciato a giocare. Specie con il suo giocatore più pericoloso: quell'Alessio Cerci che ha prima sprecato incredibilmente il 2-1 (grande parata di Da Costa) e poi ha trovato il raddoppio degli ospiti su calcio di rigore. Sull'assegnazione del penalty per i granata, c'era poco da contestare: l'intervento scoordinato di Palombo su D'Ambrosio dimostra due punti. Il primo: l'invenzione di Rossi di reinventarlo come libero sta pian piano affievolendo nei suoi effetti positivi. Il secondo: il filtro a centrocampo continua ad essere poco, altrimenti un terzino destro non si sarebbe presentato diverse volte nell'area blucerchiata durante il secondo tempo. Nel finale, poi, un altro strafalcione di Gervasoni ha portato la Samp al pareggio: il contatto tra Glik ed il neo-entrato Eder c'era, ma è sembrato come il brasiliano stesse cercando il fallo a tutti i costi. Ne è venuto fuori un contrasto debole, che però l'arbitro ha giudicato falloso. 2-2 e tutti a casa, con la consapevolezza di aver segnato i primi gol stagionali al "Ferraris", ma di essere sempre penultimi e senza alcuna vittoria in tasca.

Alessio Cerci, 26 anni, punta Shkodran Mustafi, 21: ancora in gol il granata.

Al di là delle valutazioni sulle prove dei singoli, quel che tiene banco su molti dei giornali e delle tv nazionali è lo svarione dell'arbitro di ieri pomeriggio. Un errore di buonsenso, una valutazione inutilmente rigida, che farebbe infuriare qualunque squadra, ma che forse avrebbe tenuto tutti attaccanti allo schermo se avesse riguardato una qualche compagine a strisce. Del resto, Galliani tiene sullo sfondo del telefonino il gol del Muntari; non mi risulta che i tifosi blucerchiati avranno come wallpaper del proprio cellulare l'esultanza strozzata di Pozzi. C'è chi poi, come Ventura, parla di «gol non esistito»: un gol che forse si trova sulla stessa isola dov'è sepolto il «giaguaro» che avrebbe dovuto smacchiare Bersani alle ultime elezioni o le anime di Elvis Presley e Marilyn Monroe. Leggende metropolitane. Peccato che il gol ci sia eccome e si aggiunge alla lista di angherie arbitrali subite dalla Samp in quest'inizio di stagione: il rigore negato a Sansone a Bologna, il gol annullato a Wszolek a Trieste ed ora anche questo. Francamente, in sette giornate, comincia ad essere un po' troppo da digerire.
Per carità, però, a far di questi errori i motivi per cui il Doria naviga in acque tempestose: la squadra non ha molta qualità ed i miracoli non riescono neanche ad un vecchio volpone come Delio Rossi, che comunque ha commesso qualche errore da agosto. Tuttavia, se sbagliare è umano, perseverare è diabolico ed il tecnico blucerchiato lo sa, tanto da aver cambiato molti uomini e diverse formazioni. Ieri, alla canna del gas, si è presentato con un offensivo 3-4-3, con De Silvestri e Gavazzi sulle fasce. Un chiaro segnale di voler smuovere le acque. C'è bisogno di qualche rinforzo nella prossima sessione di calciomercato. Gli obiettivi sono i soliti: un esterno sinistro vero (solo Gavazzi si è salvato sinora), un "10" e lo sfoltimento di un centrocampo che è quantitativamente strapieno. Sul portiere si vedrà: Da Costa ha fatto più bene che male sinora, sebbene le critiche siano sempre dietro l'angolo e l'ipotesi di vedere un giocatore-tifoso in porta - Fiorillo, uscito dalle giovanili Samp - stuzzica in più di un tifoso.
La verità è che i Gervasoni possono rovinare una battaglia, ma per vincere la guerra serve la grinta dei Mustafi. Già, proprio Shkodran: in una Samp disastrata come questa, senza qualità e assetata di punti come acqua nel deserto, l'esempio del tedesco dev'essere la stella maestra per chiunque vesta una maglia blucerchiata in questo momento. I Gervasoni possono sbagliare decisioni, ma se hai «undici Mustafi» in campo, difficilmente perdi. Lo si è visto l'anno scorso, quando tra gennaio e febbraio è arrivata la salvezza in anticipo; lo si può rivedere ancora. Il cuoco è lo stesso, basta metterci più cattiveria e concentrazione. Ieri, il giovane difensore si è improvvisato centrale di sinistra e l'ha fatto anche bene; in più, ha tirato fuori una serpentina degna del miglior Maradona, salvo perdersi nel finale. Se lui fa queste cose, anche gli altri devono dare il massimo. E solo così se ne uscirà, nonostante i Gervasoni del caso.

Gianluca Sansone, 26 anni, autore del primo gol casalingo della Samp di quest'anno.

29 settembre 2013

Piattume d'altri tempi.

Pensavo una cosa: ieri, dopo la gara, mi sentivo come Walter White in "Breaking Bad". Purtroppo, non era la parte in cui lui diventa un personaggio avvincente e deciso. No, mi sentivo come Walter White dopo 10 minuti della prima puntata: seccato ed incredibilmente rassegnato al mio destino. Una sensazione che molti tifosi sampdoriani avranno condiviso dopo la quarta sconfitta in campionato su sei giornate disputate sin qui: l'1-0 subito dal Milan ha il sapore amaro. E di quelli che non ti concedono troppi appigli a cui aggrapparti.

Alessandro Matri, 29 anni, contro Lorenzo De Silvestri, 25: buona prova dell'esterno.

La Samp, reduce dal pesante k.o. interno contro la Roma, si ripresenta a Milano con lo stesso modulo: 4-4-2 e tanta corsa. Confermati Wszolek e Gavazzi sulle fasce, le novità maggiori sono al centro: Palombo torna a centrocampo e con la fascia da capitano, mentre Regini subentra a Gastaldello in difesa. Per il Milan, le novità sono poche rispetti al rocambolesco pari di Bologna: Zaccardo subentra ad Abate sul settore difensivo di destra, mentre davanti è confermato il tandem Robinho-Matri.
Nonostante il bisogno di punti, è il Milan a partire ben più aggressivo della Samp: al 14', un bel lancio di Birsa trova Robinho a due passi dalla porta, con il brasiliano che però non trova il colpo vincente. Due minuti ed è stavolta Constant a sfiorare il gran gol al volo su assist di Robinho. I blucerchiati sono timidi e non riescono a fare un buon giro palla all'interno della "San Siro" rossonera. Ciò nonostante, gli ospiti sfiorano il vantaggio al 26': su corner di Sansone, ennesima incornata di Costa e palla che sfiora il palo alla sinistra di Abbiati. Sinistri dalla distanza di Gabbiadini a parte, lì la Samp riscompare; il Milan, invece, si rende nuovamente pericoloso con Mexes, che sbuca alle spalle della difesa ospite su una punizione e manca l'impatto decisivo con il pallone.
Arriva l'intervallo ed Allegri cambia Muntari con Emanuelson: una mossa astuta, che si rivelerà vincente. Pronti, via ed i rossoneri vanno in vantaggio: Robinho lavora un pallone al limite dell'area blucerchiata e serve Birsa, che spara un bel sinistro all'angolino sinistro di Da Costa. 1-0 e primo gol dello sloveno con il Milan. Gli ingressi di Soriano e Krsticic cambiano poco l'assetto della Samp, che continua a subire: nella parte centrale del secondo tempo, è Matri ad avere numerose occasioni per chiudere la gara. L'ex Juve prima ruba palla ad Obiang e spara su Da Costa, poi viene murato da un monumentale Mustafi: insomma, l'attaccante non pare proprio in forma. Intanto, nella Samp, c'è l'esordio di Petagna per un infortunato Gabbiadini: i blucerchiati nel finale spingono per la disperazione, ma la migliore occasione è un sinistro di Costa dalla distanza. Anche Sansone impegna Abbiati, ma l'ex Toro ha la miglior occasione all'84', quando spedisce il pallone in curva da dentro l'area. Nel finale, c'è spazio anche per il possibile 2-0 dei padroni di casa, ma Da Costa è bravissimo su Niang e mette la palla in corner. Finisce con la quarta sconfitta in sei giornate: c'è il bisogno di riprendersi il prima possibile.

Valter Birsa, 27 anni, festeggia il primo gol con il Milan: sarà quello decisivo.

Da Costa 6 - Fa il suo quando deve intervenire. Sul gol di Birsa, è difficile dire qualcosa: vede la palla tardi.
De Silvestri 6.5 - L'unico a mettere un po' in difficoltà il Milan sulle fasce.
Mustafi 7 - Matri sbaglia altri gol, ma la prestazione del tedesco è stata monumentale. Un muro umano.
Regini 6 - Peggio del suo compagno, ha l'unica colpa di essere davanti a Da Costa e non chiudere le gambe sul tiro di Birsa.
Costa 6 - Fa quel che può, nel secondo tempo si sgancia anche in avanti. Salterà il Toro per squalifica.
Gavazzi 6 - Una media tra il 6.5 in fase offensiva ed il 5.5 in fase difensiva, dove lascia veramente troppo spazio a Constant.
Palombo 5 - Abbiamo rivisto Palombo a centrocampo: filtraggio zero, lanci come al solito, cadute per terra come ai vecchi tempi. Ritornare in difesa, forse, è l'ipotesi migliore.
Obiang 5.5 - Troppo compassato in mezzo al campo: contro De Jong in forma non te lo puoi permettere.
Wszolek 5 - Stavolta mi tocca bocciare il polacco: Zaccardo, grazie allo spazio lasciatogli dall'ex Polonia Varsavia, sembrava Cafu.
Sansone 5 - Assolutamente nullo. Nel finale ha una grande chance, ma spara nel settore chiuso ai tifosi del Milan.
Gabbiadini 5.5 - Si muove, svaria, lotta e tira molto (forse troppo) dalla distanza. Poi Rossi lo toglie.

Soriano 5.5 - Rossi dice che può giocare da esterno destro: non ne sono proprio sicuro, eh.
Krsticic 6 - Il miglior Nenad stagionale dà una piccola scossa alla Samp: peccato che anche lui salterà il Toro.
Petagna 5.5 - Giusto il tempo di non vedere palla e cercare gol impossibili contro il club che l'ha cresciuto. E' comunque presto: vedremo cosa combinerà nel futuro.

E ora la gara delle gare: il confronto al "Ferraris" contro il Torino diventa una sorta di verifica. Come ha detto Rossi, ora inizia un altro campionato: nel mese di ottobre, la Samp affronterà i granata in casa, andrà a Livorno, giocherà contro l'Atalanta a Genova e sfiderà l'Hellas al "Bentegodi". E' chiaro che da questi confronti debbono uscire qualcosa tra gli otto ed i dieci punti, altrimenti sarà difficile pensare ad una qualsiasi ipotesi di salvezza. Il piattume d'altri tempi visto ieri non porta fiducia, ma bisogna provarci. Altrimenti, sarà B e stavolta con largo anticipo.

Andrea Petagna, 18 anni: prima in A con la maglia della Samp.

26 settembre 2013

In un'altra dimensione.

Avete presente quel momento in cui da giovani ragazzi diventate adulti? E' una sorta di passaggio, di rito della vita. La Samp, più o meno, ne ha compiuto uno con la partita di ieri: la partita contro la Roma ha visto - almeno per 45' - una delle migliori prove stagionali sinora. Tuttavia, non si è quasi mai tirato in porta e alla fine i giallorossi hanno firmato la quinta vittoria consecutiva. Invece, i blucerchiati salgono a tre sconfitte consecutive in casa: strisce uguali a quelle dell'anno in cui si scese in cadetteria.

Mehdi Benatia, 26 anni, esulta dopo il gol del vantaggio giallorosso.

La Samp, reduce dall'incredibile pareggio di Cagliari, cambia ulteriormente pelle per ospitare la capolista del campionato, seppur in coabitazione con il Napoli di Benitez. Il 4-4-2 con il quale i blucerchiati si presentano al "Ferraris" è un chiaro segnale: i successi della Roma derivano da un ottimo lavoro dei tre attaccanti all'esterno dell'area; in più, il lavoro di Balzaretti e Maicon è prezioso. Con otto giocatori molto schiacciati alla porta di Da Costa, l'obiettivo è sporcare il gioco del prestigioso avversario il più possibile. Dal canto suo, l'unica mossa di Garcia è di portarsi Totti in panchina, lasciando spazio a Borriello dall'inizio. Un turno di riposo per il capitano giallorosso, sempre pericoloso quando vede blucerchiato.
Il primo tempo risulta una faticaccia per la Roma, che non fa registrare grossi pericoli dalle parti di Da Costa. Un bene, ma c'è un "ma": l'eccessivo sforzo in fase difensiva non consente alla Samp di creare a sua volta occasioni verso la porta giallorossa. La migliore di tutto il primo tempo deriva dai piedi di Gabbiadini, lesto a raccogliere un eccessivo retropassaggio della difesa romanista e a presentarsi davanti a De Sanctis. Tuttavia, il preciso sinistro del centravanti viene respinto in angolo dal portiere della Roma. Un peccato, specie se si pensa che la squadra della capitale perde Maicon per infortunio, costringendo Balzaretti a snaturarsi a destra, con l'ingresso di Dodò sulla fascia sinistra.
La ripresa, come ha suggerito quest'inizio di campionato, propone lo stesso copione di sempre: la Roma gioca attentamente e, alla fine, trova lo spiraglio necessario per passare lo svantaggio. Benatia, ispiratissimo, parte con una bella progressione palla al piede: peccato che la retroguardia blucerchiata gli si pari davanti in maniera flebile. Solo Gastaldello stende il difensore giallorosso, rischiando il rosso; quando sembra tutto pronto per il calcio di punizione, il marocchino calcia comunque e trova l'angolo alla destra di Da Costa. 1-0 per gli ospiti ed il 4-4-2 difensivo deve improvvisamente trasformarsi in uno strumento di recupero dello svantaggio.
Nessuno rimprovera l'impegno alla Samp, ma le occasioni faticano ad arrivare: quando Pozzi e Bjarnason si scontrano nel tentativo di colpire di testa un cross di Sansone, capisce che non è la giornata giusta per fermare la capolista. Un colpo di testa di Pozzi sfiora la traversa della porta difesa da De Sanctis, ma la Samp è confusionaria e sopratutto lenta: non si possono creare problemi giocando a tre, quattro tocchi contro una squadra del genere. Così, nel finale, arriva anche il raddoppio degli ospiti: fuga di Totti palla al piede e Gervinho firma il 2-0 conclusivo all'88'. L'espulsione di Barillà per doppio giallo, forse eccessiva, serve comunque a fotografare quello che è l'attuale momento blucerchiato: una squadra che s'impegna, che ha forse trovato anche il modulo più giusto per esprimersi, ma che fa una fatica boia a creare occasioni da gol. Non è un caso se è arrivata la terza sconfitta consecutiva in casa, senza neanche segnare un gol al "Ferraris".

Nenad Krsticic e Miralem Pjanic, 23 anni per entrambi, si affrontano.

Onestamente, non mi sento di fare delle pagelle. Certo, alcune annotazioni si potrebbero fare: Wszolek e Gavazzi, in posizioni adatte, si stanno rivelando dei giocatori utili, nonostante siano partiti a fare spenti. Krsticic ed Obiang, dopo un ottimo primo anno di A, stanno mancando clamorosamente a livello di rendimento, facendo salire più di un dubbio sulla loro reale consistenza. Gastaldello non è più il baluardo osservato l'anno scorso, ma un centrale che sta avendo molte difficoltà. Allo stesso modo, Sansone non è riuscito a convincere a pieno partendo dal 1', dando l'impressione di essere più ficcante quando entra a partita in corso. Gabbiadini è il solito faro nella notte, ma solo, lì davanti, rischia di non creare molto se non ben supportato.
A questo punto, mi piacerebbe fare un discorso più ampio, in senso generale. C'è chi è rimasto convinto dalla prestazione della Samp nei primi 45'. Ammetto di aver guardato solo diretta gol, ma non capisco il sollievo: osservando i blucerchiati, se questo è il massimo livello raggiungibile, c'è da preoccuparsi. Va bene l'impegno, va bene un 4-4-2 più adatto ai giocatori, ma ieri si è raramente tirato in porta. E a farlo è il solito Gabbiadini, finora salvatore della patria da quando è arrivato. Ma non ci si salva così: basta guardare l'inizio di Livorno e Verona, che stanno facendo del collettivo la vera forza nella strada al mantenimento della categoria.
A dir la verità, io rimango convinto che neanche il 4-4-2 possa dar una svolta alla Samp. Io credo che - giocatori alla mano - sia il 3-4-3 il modulo più adatto. Magari con questa formazione: Fiorillo - Mustafi, Salamon, Costa (Regini); De Silvestri, Obiang, Renan, Gavazzi; Wszolek, Gabbiadini, Sansone. In tal modo, ci sarebbero molte novità: Da Costa non va bocciato, ma rimandato sì. Perché non si possono prendere gol sul proprio palo, come nell'occasione del 2-0 di Gervinho. Dietro il capitano e Palombo sembrano troppo lenti per confrontarsi con questi avversari, mentre Costa pare l'unico che ci stia capendo qualcosa. Krsticic va fatto riposare, anche e sopratutto a causa del suo pessimo rendimento; Renan garantirebbe maggior filtro ed un tiratore di punizioni. Il trio d'attacco produrrebbe maggior pericolosità ed avrebbe spazio anche Mati Rodriguez, magari intercambiandosi con quel Pawel Wszolek che sta convincendo (almeno per ora). C'è urla al ritorno di Maresca: dal punto di vista atletico e di filtro a centrocampo, sarebbe un suicidio bello buono.
Sopratutto, c'è un punto che va evidenziato: siamo in un'altra dimensione. Non è più tempo d'Europa, Pazzini, Cassano, Bellucci e Montella, stadi europei e grandi colpi; è tempo di Bergamo, Brescia e Verona; tempo di Wszolek, Gavazzi e Mustafi (cioè quelli che danno il massimo, pur senza avendo grande nome); tempo di concretezza e sofferenza. Fateci l'abitudine o abbandonate la nave, prima che sia troppo tardi.

Shkodran Mustafi, 21 anni, lotta gomito a gomito con Marco Borriello, 31.

16 settembre 2013

Vuoto a perdere.

Il derby di Genova è sempre uno spettacolo, specie sulle tribune. Anzi, per chi ha vissuto l'ultimo da tifoso blucerchiato, diciamo che lo spettacolo si è fermato al calcio d'inizio della gara, perché il finale e l'intero svolgimento della partita non hanno dato la possibilità di uno spunto positivo. La stracittadina più precoce dell'intera storia del "Derby della Lanterna" finisce 3-0 per il Genoa: nonostante un punteggio (forse) troppo pesante, il verdetto finale è giusto nella sua essenza principale.

Eder Citadin Martins, 27 anni: decisamente spento nel derby di ieri.

E pensare che la Samp aveva avuto modo di arrivare meglio a questo derby: tra il Rambo genoano (il preparatore dei portieri, Del Prà) ed i risultati dei concittadini, i blucerchiati potevano timidamente sorridere nell'approccio alla sfida. Il silenzio scaramantico della vigilia scombussola un po' le previsioni: la Samp parte con il solito 3-5-2, ma Bjarnason inizia dal 1', nonostante i pochi giorni con il gruppo. Per il resto, tutti confermati. Nessuna grossa sorpresa neanche nel Genoa, che se la gioca con il tandem Calaiò-Gilardino davanti ed una rocciosa, nonché esperta, difesa a proteggere il povero Perin, impallinato sette volte nelle prime due gare di Serie A.
Nonostante la grande attesa, non è il solito derby cruento: sì, cinque gialli vengono sventolati dall'arbitro nel primo tempo, ma non c'è la solita canizza a riscaldare il "Ferraris". Anche perché, dopo 10', l'incontro prende la direzione sbagliata: su un cross di Biondini, De Silvestri e Da Costa collaborano al super-gol di Antonini. L'esterno lo segue, ma gli lascia lo spazio per concludere; il portiere non appare impeccabile sullac respinta. E così il Genoa, dopo appena dieci minuti, è già avanti, nonostante non appaia irresistibile. A quel punto, la Samp preme sull'acceleratore per tutta la prima frazione, ma senza mai tirare in porta: il massimo è un sinistro di Gabbiadini - contrato da Portanova - su bel passaggio filtrante di Bjarnason, apparso in condizioni decenti. Tuttavia, la Samp tira pochissimo in porta ed il primo tempo scorre sereno per Perin.
Il portiere del Genoa dovrà sporcarsi una sola volta le mani in tutta la ripresa: il cambio Soriano-Bjarnason non porta le migliorie sperate da Delio Rossi, che così deve accontentarsi di una Samp sterile come nel primo tempo. In più, le disattenzioni in difesa aumentano ed il Genoa raddoppia subito: gran passaggio filtrante al volo di Gilardino, che apre il campo per la prima discesa in tutta la gara di Vrsaljko. Il croato mette in mezzo e Calaiò, spesso sottovalutato dagli addetti ai lavori, anticipa Gastaldello per il 2-0 rossoblu. Una mazzata forte, perché la Samp fa tiracci da lontano e non crea una seria occasione da gol in grado di spaventare la squadra di Liverani; in più, Rossi non fa grosse modifiche. Insomma, fatta la bara, mancano solo i chiodi per chiuderla: ci pensa Lodi, con una punizione delle sue, che però non scagiona certo l'impreparato Da Costa. Il brasiliano prende gol sul suo palo ed il derby si chiude lì, con Liverani che si sbraccia in una corsa liberatoria.
Che dire: a quel punto, Rossi prova il tutto per tutto. Forse un po' tardi: dentro Sansone e Pozzi, fuori Regini ed Eder, per un 4-3-3 d'attacco, che dovrebbe dare alla Samp quello che non è riuscita a prendersi nei precedenti 75'. Tuttavia, non cambia nulla: il più pericoloso dei blucerchiati è Soriano, mentre il più pimpante è decisamente Sansone. Con la palla ai piedi, l'ex Torino sembra poter cambiare la partita, ma gli altri non lo seguono: nessuno ci crede e si chiude sul 3-0 il derby più incredibile degli ultimi anni. Il Genoa ha avuto un 100% di media realizzativa: tre tiri nella porta, tre gol. Neanche se ci riprovasse in altre cento gare, ci riuscirebbe: tuttavia, seppure di manica larga, il punteggio è giusto e la Samp non può neanche appellarsi alle (poche) aggravanti. La mancanza di carattere, come al solito, sembra essere sempre da questa parte.

Francesco Lodi, 29 anni, segna su punizione il 3-0 definitivo per il Genoa.

Da Costa 5; Gastaldello 5, Palombo 5.5, Costa 5.5; De Silvestri 4.5, Bjarnason 6 (dal 1' s.t. Soriano 5.5), Krsticic 4.5, Obiang 6, Regini 5.5 (dal 19' s.t. G. Sansone 6); Eder 4.5 (dal 30' s.t. Pozzi s.v.), Gabbiadini 5.5 | pagelle già pubblicate su SampNews24

Ed eccoci qua, quindi. Nei bassifondi, abbandonati, ma sopratutto delusi da quel punto in tre gare. Anzi, forse no: ciò che più fa inalberare i tifosi è il gioco. La Samp non solo ha raccolto ciò che meritava, ma non ha mai fatto molto per cambiare il corso delle gare fin qui giocate. Se escludiamo il finale del secondo tempo di Bologna, in cui la Samp per poco non portava a casa l'intera posta (con tanto di rigore negato), la squadra di Delio Rossi ha piuttosto deluso. In questo quadro, il derby non ha fatto eccezione: anzi, semmai è possibile affermare come i blucerchiati abbiano offerto la peggiore prestazione stagionale nella partita che più di tutte era - almeno per ora - obbligatorio non sbagliare. Perché era il derby; perché il Genoa veniva da due risultati netti e demoralizzanti; perché la partita ha mostrato come i rossoblu non hanno impressionato, se non per concretezza, o perché Liverani era e resta un debuttante a questi livelli. Uno qualunque di questi motivi va bene: scegliete voi quali meglio vi garba. Del resto, la Samp doveva vincere questo derby su tre scontri individuali: De Silvestri-Antonini, Lodi-Krsticic e Eder-Gamberini. Non è un caso se, in questa disfatta, i tre sono sembrati i peggiori in campo con la maglia del Doria.
Detto questo, la Samp deve ripartire. Adesso ci sarà un calendario di ferro, in cui il rischio è che il trend negativo prosegua: trasferta (per modo di dire) con il Cagliari, match contro il Milan a "San Siro" e infine la gara contro la Roma al "Ferraris". In ogni caso, sono tre scontri tremendi, considerando anche i precedenti: se con i giallorossi si è fatto bene negli ultimi anni, non si può dire altrettante per le prossime trasferte che attendono i blucerchiati. Mettiamoci anche la latitanza delle rivelazioni dell'anno scorso - Krsticic, Obiang, ma anche De Silvestri - che stanno deludendo sinora ed il quadro sarà più complicato di quanto già si possa aver preventivato.
Insomma, Delio Rossi deve inventarsi qualcosa: non si può accettare una rosa del genere, sapendo eventualmente che non è adatta a raggiungere l'obiettivo per cui è stata costruita. Se Rossi pensa che Bjarnason, Barillà ed Eramo non siano abbastanza per salvarsi, lo dica: questo è il momento migliore. Prima che tutto diventi un vuoto a perdere, una costante ricerca dell'ancora a cui aggrapparsi. Lo dissi già l'anno scorso e non mi piacerebbe ripetermi ora: per favore, niente salvezze sofferte. Ancora ho in mente le nove sconfitte su undici gare tra l'ottobre ed il dicembre del 2012: non vorrei ripetere gli stessi "ups & downs", grazie.

Delio Rossi, 53 anni, avrà di che riflettere dopo questa tremenda sconfitta.