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15 novembre 2016

Da ribelle a indiano.


«Ho sbagliato per sbagliare, non perché lo dite voi.
E non mi pento proprio, sono in riserva ormai
Io ci credo in quel che voglio, e forse voglio farmi male
E non mi riconosco in quello che conviene».


Se Antonio Cassano fosse una canzone, non ci sono liriche che potrebbero descrivere la sua vita calcistica meglio di queste. A 34 anni, la sua carriera sembra ai titoli di coda ed è triste dirlo, visto che chiunque l’abbia visto nel suo prime potrà certamente condividere un concetto: Antonio Cassano è stato uno dei più grandi talenti prodotti dall’Italia nel dopo-guerra.

Almeno dal punto di vista tecnico, è difficile trovare una possibile controindicazione a questa visione. Il problema di Cassano è risieduto altrove, nell’incrollabile immagine (e per molto tempo essenza) che l’ha inquadrato come l’esempio paradigmatico del concetto di “genio e sregolatezza”. Un topos narrativo che l’Italia ama molto: altrimenti non avremmo avuto i Beccalossi negli anni ’80 e non si spiegherebbe perché i primi due gol di Balotelli a Nizza abbiano qualche rilevanza.

Ma Cassano è stato diverso: in direzione ostinata e contraria, fedele solo a sé stesso. Tuttavia, anche quest’orientamento ha subito delle evoluzioni in 17 anni di carriera: perché Cassano è comunque cambiato. Magari non in campo (o almeno non così tanto), dove gli piace continuare a vederla a modo suo, con qualche rara eccezione.

Non siamo i soli a porci qualche domanda da sliding doors.

Cassano sembra esser cambiato fuori. Rimane un testardo ai limiti dell’autolesionismo, uno che avrebbe potuto avere un’altra parabola con la metà delle follie combinate in carriera: non si è mai piegato a nulla, se non a una città sul mare che non ha mai smesso di amare. Oggi, però, Cassano sembra un indiano solo nella sua riserva prescelta, un deviato coerente nella sua logica, anarchico a ogni costo, ma con i suoi riferimenti.

Sembra passata una vita dal 2008, quando uscì il suo libro, scritto a quattro mani con il giornalista Pierluigi Pardo: «Se quel Bari-Inter non ci fosse stato, sarei diventato un rapinatore o uno scippatore, comunque un delinquente. Molte persone che conosco sono state arruolate dai clan. Quella partita e il mio talento mi hanno portato via dalla prospettiva di una vita di merda. Ero povero, ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato anche perché non so fare nulla. A oggi mi sono fatto 17 anni da disgraziato e 9 da miliardario me ne mancano ancora 8, prima di pareggiare».

Visto che il conto sembra ormai in pari (temporalmente e soprattutto economicamente), abbiamo scelto dieci gol per raccontare uno dei talenti più cristallini e controversi dell’intera storia del nostro calcio.


1. Bari-Inter 2-1, 18 dicembre 1999 – Serie A 1999/2000

Due dettagli vengono alla mente pensando a quella sera. Il primo è quello di Caressa, che in telecronaca ci racconta che «abbiamo visto due grandi gol». Già, perché oltre alla nascita di Cassano, ci sarebbe anche quella di Michael "Hugo" Enyinnaya, compagno di primavera in quel di Bari e autore di un’altra rete-monstre. Poteva essere il primo di tanti successi, invece sarà la one-hit wonder del nigeriano.

Il secondo riguarda la vittima designata del Millennium Bug del calcio italiano. A pochi giorni dall’inizio del nuovo millennio, il giovane numero 18 del Bari segna il suo primo gol da professionista – e che gol! – alla sua squadra del cuore, allenata in quel momento dall’allenatore che meno l’ha apprezzato e che forse ha incarnato di più quei valori di regolarità da cui Cassano è sempre fuggito.


Si intravedono già alcuni colpi, soprattutto il marchio di fabbrica, quel controllo magnetico che sfida le leggi della fisica (lo si nota anche qui e qui). Sembra quasi che Cassano abbia capito meglio degli altri l’andazzo «Chi ben comincia è a metà dell’opera». In questo tipo di gol, il suo stop gli fa guadagnare un tempo sull’avversario, che è già in ritardo quando Cassano è pronto a eseguire il tiro.

Tuttavia, il suo talento grezzo è da svezzare e l’apporto realizzativo è ancora basso (sei gol in un anno e mezzo). Soprattutto il Bari è in una situazione complicata e Cassano vive situazioni contrapposte nello stesso club: da una parte il rapporto padre-figlio con Fascetti, dall’altra la poca intesa con la presidenza Matarrese.

Nella seconda stagione con i Galletti, le ultime partite neanche le gioca perché è già della Roma. Nelle ultime dieci, il Bari ne perde nove e scende in B: l’unico punto è nell’ultima presenza di Cassano col Bari. Per altro, quest’ambiguità di rapporto è perdurata anche negli ultimi anni: persino da svincolato, Cassano non è mai tornato a Bari, nonostante gli applausi per lui al San Nicola non siano mai mancati.

2. Roma-Hellas Verona 3-2, 13 gennaio 2002 – Serie A 2001/02

L’arrivo nella Capitale di Cassano è un terremoto a crescita graduale. Roma accoglie un ragazzo pieno di eccessi, che dovrà inserirsi nella rigida disciplina di Fabio Capello dopo un investimento pesante da parte dei Sensi (50 miliardi più metà del cartellino di Gaetano D’Agostino). Il suo primo anno a Roma è di apprendimento: i giallorossi hanno appena vinto il terzo scudetto con il 3-4-1-2 e ci sono alcune pedine insostituibili.

Nonostante lo aspetti il primo anno di decadimento, non si può panchinare Batistuta dopo il contributo per lo Scudetto dell’anno precedente. Non si può rinunciare nemmeno a Marco Delvecchio, fondamentale per duttilità tattica e capacità di sacrificio. Per non parlare di Francesco Totti, che ormai è conosciuto anche a livello internazionale (5° nella classifica del Pallone d’Oro 2001: miglior risultato personale di sempre).

Così Cassano funge da dodicesimo uomo insieme a un gruppo ristretto di giocatori da alternare ai titolarissimi (Montella, Marcos Assunção, Lima) e si guadagna spazio lungo il corso della stagione. Continua a segnare poco, ma è normale: non è facile mettersi in mostra quando su 30 partite giocate, 23 sono da subentrante.


Il tutto nonostante Cassano inizi a diffondere la sua fama non propriamente benefica (per lui o per gli altri): litigi, comportamenti poco professionali o non conformi all’ambiente, azioni fuori dalle righe. Tutto si comprime in un’unica parola menzionata da Capello, che ha avuto persino il riconoscimento della Treccani: “cassanata s. f. (scherz. iron.) Gesto, comportamento, trovata, tipici del calciatore Antonio Cassano”.

Quando le tue azioni diventano un neologismo, in ogni caso, puoi dire di aver lasciato un segno. C’è anche un gradiente di queste cassanate da 1 a 10: il grado minimo è lasciare il cellulare acceso a tavola nonostante Capello ti abbia detto di non farlo. Un buon 8 sono le corna all’arbitro Rosetti nella finale di Coppa Italia un anno più tardi. Per il 10 – inteso come massima unione di autolesionismo e conseguenze dannose – ci sarà tempo.

3. Roma-Juventus, 1 dicembre 2002 – Serie A 2002/03

Quell’anno deve esser stato utile anche per sviluppare e coltivare la miglior partnership vista nel calcio italiano degli ultimi anni. Totti e Cassano non potrebbero esser più diversi dal punto di vista caratteriale, ma nessuno dei due ha mai negato di essersi divertito con l’altro sul campo. E l’apice di questo codice segreto tra i due, ma visibile a tutti, è il gol alla Juve in una fredda serata del 2002.


Non è calcio, ma telecinesi: è vero che Totti è sempre stato in grado di giocare con un tempo d’anticipo rispetto ai suoi avversari, ma è anche vero che Cassano è stato in grado di parlare la sua stessa lingua, nonostante doti diverse dal punto di vista fisico e tattico.

In diversi momenti della sua carriera, Cassano ha ribadito sempre come Totti sia stato il partner migliore. Il desiderio di giocarci insieme una volta arrivato a Roma, la stima tecnica e umana (Cassano ha vissuto da Totti per un periodo), poi un litigio dovuto alla mancanza di rispetto del giovane barese e infine una sorta di indifferenza perenne, nonostante la guasconeria di Cassano a ogni incontro tra i due.

I percorsi tecnici dei due si intersecano al momento giusto: Totti segna 55 gol tra il 2002 e il 2005, germogliando dentro di sé quelle doti da prima punta letale che poi Spalletti sfrutterà spostandolo nella posizione di falso nueve. Cassano, al contrario, è ancora mobile lungo tutto l’arco del campo: non si piazza ancora sul vertice alto a sinistra dell’area di rigore.

Capaci di giocare simultaneamente da prima e seconda punta, i due diventano una coppia esplosiva. E il gol alla Juve lo dimostra in pieno. Il 2002-03 è una stagione tremenda per la Roma (intrappolata tra equivoci tecnici e risultati altalenanti), ma per Cassano è il trampolino per responsabilità più importanti.

4. Polonia-Italia 3-1, 12 novembre 2003 – Amichevole a Varsavia

A 34 anni e dopo il suo primo Mondiale, possiamo dire che Cassano ha chiuso con la nazionale. Un rapporto mai facile, spesso pieno di ombre e contrasti che non l’hanno portato lontano. Ancora una volta, il rapporto con i rispettivi allenatori è stato fondamentale.

Cassano è in età da U-21 quando esordisce in nazionale maggiore, ma con Gentile le cose non vanno bene. E allora Trapattoni lo chiama per un’amichevole in Polonia: l’Italia perde 3-1, ma l’attaccante della Roma segna il suo primo gol all’esordio assoluto in nazionale. Ed è una gemma esemplificativa del suo repertorio.


Prima e soprattutto dopo quella rete, tanti atteggiamenti e qualche ostracismo hanno impedito a Cassano di fiorire in nazionale, nonostante a un certo punto il bacino di talento si sia incredibilmente ristretto. Del suo bilancio in azzurro (39 presenze e dieci gol), rimane il contributo importante in tre diversi Europei in cui ha avuto altrettanti allenatori (Trapattoni, Donadoni e Prandelli).

Ciò nonostante, il rimpianto Mondiale è rimasto fino al 2014, quando Cassano si è conquistato la convocazione alla sua prima Coppa del Mondo grazie alle magie con il Parma. Forse è stato anche poco sopportato dai suoi compagni di squadra, memori del passato e di alcune uscite mediatiche poco felici.

Nonostante tutte le smentite di rito, Cassano si è probabilmente sentito più malvoluto che amato dal suo paese. Troppo unico per essere capito, troppo bizzarro per esser compreso fino in fondo, troppo bizzoso per esser assecondato a certi livelli. Quel livello nel quale l’attitudine da “soldatino” – da lui tanto rigettata – sarebbe servita.


5. Roma-Juventus 4-0, 8 febbraio 2004 – Serie A 2003/04

Qualche mese più tardi, lo stesso avversario della stagione precedente certifica l’upgrade definitivo di Cassano da promessa a stella. O almeno così sembra. Non c’è dubbio che sia così dal punto di vista tecnico: lo si vede nella cavalcata della Roma fino alla fine del girone d’andata, quando la squadra di Capello domina il campionato prima di perdere lo scontro diretto con il Milan e deragliare per il resto della stagione.

In quella gara Cassano fa quel che vuole. L’intesa con Totti è ai massimi livelli nel 4-4-2 di Capello; lui è cresciuto ancora tecnicamente e fisicamente e la Juve nonostante Lippi non è in grado di tenere il passo delle due duellanti per il titolo. Cassano chiude la gara con un bilancio di un rigore guadagnato e una doppietta.

A colpire, però, è il gol del 4-0. Sembra una rete facilissima – smarcato, solo, con Buffon a rincorrerlo in porta – ma in realtà evidenzia un’altra dote di Cassano: il colpo di testa.


Un punto di forza che l’attaccante ha mostrato in diverse fasi della sua carriera, visto che Cassano ha segnato tanti gol di testa (anche a Madrid, a Genova e a Milano). E non è proprio facile colpire il pallone con quel poco angolo di torsione della testa, stando praticamente fermi sul cross di Mancini. Ci vuole talento anche per questo.


Poi Cassano ci dà la dimostrazione visiva di come “io sono più forte, ve lo faccio vedere e me ne frego”: il 18 giallorosso rompe la bandierina, si prende un giallo gratuito e ha una breve discussione con Collina. Ma soprattutto il 2003-04 è la miglior stagione in A di Cassano dal punto di vista realizzativo (14 gol).

6. Levante-Real Madrid 1-4, 10 settembre 2006 – La Liga 2006/07

Dopo aver messo la firma sul gol più importante di un travagliato 2004/05 (quello che ha salvato la Roma a Bergamo da guai peggiori), Cassano sente la necessità di andar via. La sente anche la società, incapace di gestirlo da quando Capello è andato via. Al suo posto si sono succeduti Rudi Völler, Delneri, Bruno Conti e Spalletti, ma nessuno è riuscito a contenere il suo profilo sempre più ingombrante.

L’accordo con la Roma scade nel giugno del 2006 e la società non vuol offrire una cifra più alta rispetto ai 3,2 milioni già pattuiti. In più, la società decide di togliere a Cassano i gradi di vice-capitano: una scelta che lo fa infuriare e che cancella qualunque possibilità di rinnovo, nonostante nel settembre del 2005 ci fosse stato qualche segnale di speranza.

Così arriva il Real Madrid, che lo acquista per appena cinque milioni di euro. Ci sarebbero Inter e Juventus, ma come ha detto Cassano in un’intervista ad AS qualche mese fa: «Con tutti quei campioni, come potevo dire di no? La verità è che a Madrid si possono seguire due vie: si può stare con la famiglia ed esser professionali, ma se sei single non puoi essere concentrato. Con un contratto di cinque anni alle spalle, sono stato uno stupido».


Forse aveva conquistato il Real già nelle occasioni precedenti in cui la Roma ha affrontato i Blancos in Champions (ben sei nel giro di quattro anni), come quando Cassano segna al Bernabeu portando la Roma momentaneamente sul 2-0. E l’avventura inizia anche bene: gol al Betis in coppa dopo esser entrato da tre minuti, altra rete nel derby di Madrid. Però l’allenatore Juan Ramón López Caro vorrebbe vederlo in una condizione migliore, non quella parodiata da Carlos Latre, comico spagnolo.

Lo chiamano El Gordito (“Il grassottello”, per distanziarlo da Ronaldo, anch’egli in condizioni non eccellenti), ma l’arrivo di Capello nell’estate del 2006 sembra essere una benedizione. Nonostante gli arrivi di van Nistelrooy e del giovane Higuain, Cassano trova spazio all’inizio, segnando anche un gol contro il Levante.


A fine ottobre, il Real lo mette fuori rosa: qualcuno pensa per l’imitazione di Capello da parte dell’attaccante, ma in realtà Cassano ha confessato come 45’ di riscaldamento a Jerez lo abbiano portato al litigio con Capello («Ma aveva ragione lui»). Don Fabio vincerà la Liga e Cassano decide di lasciare Madrid. Vuole tornare sul mare e c’è qualcuno che lo aspetta.

7. Palermo-Samp 0-2, 11 maggio 2008 – Serie A 2007/08

La stagione 2007-08 di Antonio Cassano è la migliore della sua intera carriera per topos narrativo (quella della rinascita: le opere prime sono solitamente le migliori…) e il combinato di gol e assist (9+6, ma se analizzassimo i passaggi chiave e i dribbling riusciti qualunque contenitore statistico impazzirebbe). Un’annata notevole non tanto nelle cifre, bensì pensando a dove Cassano era rimasto appena un anno prima.

La punizione messa nel sette al Barbera – manco fossimo in modalità allenamento-sfida a Pro Evolution Soccer – mette in evidenza un altro fondamentale straordinario nel bagaglio tecnico di Cassano. Mi sono sempre chiesto perché al massimo del suo prime i creatori di videogiochi non gli avessero dato un buon 95 nella precisione del tiro.

Più che la precisione, ha sempre stupito la sua capacità di controllare la potenza da dosare nel pallone. Cassano è capace di piazzare col piatto con fare da giocatore pro di biliardo o sparare una bomba da 25-30 metri. Ha sempre preferito la prima perché è l’esecuzione che più confà il suo gioco, ma entrambe le strade sono sempre state percorribili.


Alla Samp ha trovato il suo eden: il 2008-09 è la certificazione definitiva. 15 gol e 17 assist in una stagione che per il Doria sarà più di rimpianti che di gioie. Le intemperanze non mancano come al solito, ma a Genova le maglie sono più larghe: si è capito che con Cassano si può andare lontano.

8. Samp-Palermo 1-1, 6 gennaio 2010 – Serie A 2009/10

La Lanterna è una purificazione: l’ambiente di Genova – che ha qualcosa della sua Bari, oltre al mare – mette Cassano al riparo da molte distrazioni. Certo, «si può togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto dal ragazzo» e quindi non tutto fila tranquillo. Ma Cassano ha piena libertà da Mazzarri di stazionare sull’area centro-sinistra del campo: da lì arrivano tanti assist e diversi gol, con due stagioni consecutive in doppia cifra in A (10+12): mai successo prima e dopo la parentesi genovese.

L’incontro con Gigi Delneri – in arrivo al Doria dopo un ottimo biennio a Bergamo – ha un che di particolare. Per due motivi: a) Delneri ha già incrociato Cassano e ha fallito nel gestirlo a Roma; b) Delneri in un anno riesce a entrare in una categoria a parte degli allenatori avuti da Cassano: quelli che hanno cambiato la considerazione che il barese aveva di loro. E non solo a livello caratteriale.

Quando arriva nell’estate 2009, Delneri deve adattare il suo 4-4-2 alla coppia d’attacco Cassano-Pazzini. A un certo punto, però, qualcosa s’inclina: Cassano finisce fuori dai titolari per scelta tecnica (sebbene si pensi a un litigio) e la sua cessione alla Fiorentina sembra cosa fatta, ma tutto salta all’ultimo. La Samp naviga bene senza Cassano e quando il 99 rientra, lui suggella una gara contro la Juve con un gol da 40 metri.

Il campionato si concluderà con la qualificazione al preliminare di Champions League e Cassano farà ammenda tecnica per la prima volta in vita sua: «Il mister ha fatto le sue scelte e io le ho accettate a malincuore: quando sono rientrato ho dimostrato di poter fare la differenza. All'inizio ero scettico (sulla nuova posizione, più vicina alla porta, ndr), ma poi ci siamo capiti: abbiamo fatto qualcosa di stratosferico».

Nel pieno della sua maturità calcistica, al 28enne Cassano riesce praticamente tutto. Il simbolo di questa completa e assoluta consapevolezza del suo talento è un gol che probabilmente pochi ricorderanno: una rete al Palermo in uno scialbo 1-1.


Se Cassano ha ormai massimizzato il controllo degli spazi (con alcuni passaggi filtranti da “Assist 101”), qui c’è tutto il talento di Cassano nell’utilizzare al massimo le sue risorse. Su di lui c’è il giovane Kjær, a cui rende 15 centimetri. Ma il 99 blucerchiato si avvicina quasi casualmente, sceglie la posizione giusta e usa quella forza nascosta che ha nella parte bassa del corpo (baricentro e delle gambe granitiche) per difendere la sua porzione di campo.

Il danese tenta un salto scomposto, ormai in posizione di debolezza, e cerca un fallo per un contatto troppo veniale. Nonostante Kjær, Cassano è riuscito a stoppare la palla in maniera sufficientemente adeguata: viste le condizioni del contatto, direi ottime. Punta la porta: vorrebbe la soluzione Pazzini, ma Bovo chiude qualunque spazio e allora attende che Sirigu vada giù. Quando vede che anche quest’opzione è preclusa, va con il colpo da biliardo già accennato in precedenza.

Finalmente Cassano ha tutto quello che vuole: un ambiente che lo idolatra in maniera assoluta, un gruppo che lo sostiene, un contesto che lo valorizza al massimo anche dal punto di vista tecnico. O almeno così sembra, fino a una mattina di fine ottobre dove il grado 10 delle “cassanate” viene raggiunto per danni e protagonisti.

9. Fiorentina-Inter 4-1, febbraio 2013 – Serie A 2012/13

Tutto crolla dopo una trasferta a Milano: la Samp ha strappato un punto contro l’Inter di Benitez e ritorna a Bogliasco per allenarsi. Cassano dovrebbe ritirare un premio a Sestri Levante, ma non vuole: scende in campo personalmente il presidente Riccardo Garrone, ma la situazione degenera tra i due e Cassano gli urla di tutto.

Il patron blucerchiato, in un moto di dignità e con un filo di scelleratezza economica (la Samp pagherà di tasca sua per mandarlo via), chiude a Cassano le porte della prima squadra e chiude all’arbitrato un’avventura di tre anni e mezzo. Quando si tratta di svincolati, il Galliani degli anni 2010 non perde tempo e si butta sul barese. Del resto, il Milan è in corsa per lo Scudetto e un rinforzo del genere fa comodo.

Da lì la carriera di Cassano è un roallercoaster emozionale, voluto dal giocatore per disfarsi continuamente dei fantasmi passati in vista di lidi più felici, salvo scoprire che tanto idilliaci non sono. Milano è il set di una sceneggiatura che inizia con un proclama tanto esagerato quanto destinato a rivelarsi falso: «Sono sicuro che qui sarà la mia ultima tappa: sopra il Milan c’è il cielo. È l’ultima occasione: se sbaglio, sono da manicomio».


Le cose procedono bene per un anno: Allegri gestisce Cassano, lo alterna con Pato, Robinho e Ibrahimovic. Lo stesso svedese si scomoda in qualche carezza mediatica: «Tevez? Mi manca Cassano, non Tevez. Con lui diventa tutto più facile: gioca da seconda punta e riesce a darti il pallone da posizione impossibile». La partenza col botto del 2011-12 (sette assist e tre gol) viene bloccata però da un problema al cuore.

Ci vogliono un’operazione e sei mesi di recupero per tornare in campo, giusto in tempo per conquistarsi la “10” dell’Italia a Euro 2012, dove Cassano forma un coppia bella e maledetta con Balotelli. Ma qualcosa in casa Milan non va: a sorpresa arriva uno scambio tutto milanese, con Pazzini in rossonero e Cassano all’Inter. A posteriori, una trattativa che non ha giovato a nessuno.

Altra presentazione, altro round di scuse (oltre al solito cielo): «Ho detto che se sbagliavo, sarei stato da manicomio, ma non ho sbagliato io… non c’entrano giocatori o allenatori, ma qualcuno più in alto. Non voglio dire neanche il nome (Galliani, ndr): devo ringraziare i tifosi e l’ambiente, ma lui no». Con il contratto in scadenza nel giugno 2014, il barese avrebbe voluto un rinnovo mai arrivato.

I primi tre mesi dell’Inter 2012-13 sono da sogno: la squadra vola, mostra un calcio divertente (più grazie ai suoi fuoriclasse che per una vera struttura di gioco) e si toglie lo sfizio di violare lo Juventus Stadium per 3-1. Lì c’è l’apice di Stramaccioni all’Inter, con il sogno che perde vigore nel girone di ritorno: un disastro da 19 punti in altrettante partite, che valgono il nono posto finale.

Il rapporto tra tecnico e Cassano – inizialmente ottimo, come dimostra una parodia dello stesso allenatore – si rovina verso marzo, complice un diverbio quasi finito alle mani. Il tentativo di ridimensionare quanto uscito dallo spogliatoio di Appiano Gentile è forse peggiore anche della lite in sé, ma l’unica notizia buona per Cassano è che non ha (ancora) perso il meglio del suo repertorio.


Prendiamo questo gol contro la Fiorentina: dicevamo sopra del Cassano da biliardo, ma qui l’attaccante tira fuori una discreta legnata dalla distanza in una partita ormai chiusa, ma utile per ricordarci come le possibilità di Cassano siano più di quelle che sembrano ormai conosciute.

Nonostante i ponti rasi al suolo a Milano e un’operazione al cuore, il 99 ha comunque collezionato un’altra annata da 15 assist in tutte le competizioni: è il segnale che l’attaccante può ancora esser utile, se saprà tenere a bada certi comportamenti e sarà inserito in un contesto a lui congeniale. E la chance arriva.

10. Chievo-Parma, 21 settembre 2014 – Serie A 2014/15

L’ultimo Cassano di alto livello si è visto in gialloblu. Stanco della Milano che non lo capisce (e forse le due società meneghine lo erano altrettanto di lui), Cassano fugge nella tranquilla Parma. Una piazza che per molti tratti – tra cui storia e ambiente – si può associare alla Samp, nonché per un gemellaggio che dura da molti anni.

Saranno solo delle coincidenze, ma Cassano torna quello visto a Genova. I suoi movimenti sono cambiati e avere 31 anni non è come averne 25, ma al Tardini incanta. Cambia anche un filo il suo modo di giocare, con FantAntonio più vicino alla porta e meno sul centro-sinistra: forse Cassano ha compreso che non ha più la stessa resistenza atletica di un tempo e deve adattarsi.

Il 2013-14 è un anno magico: il Parma finisce in Europa League (salvo poi vedersela revocare per la mancata licenza), Cassano segna 12 gol (di cui tre al Milan) e si guadagna il primo Mondiale della sua vita. Molto è dovuto anche al legame con Donadoni, uno degli allenatori che ha saputo gestire meglio il talento di Bari Vecchia.

La “zona Cassano” c’è sempre.

Dopo l’estate, tutto è cambiato. Le ultime due annate di Cassano sono state grigie, quasi incolori: i primi gol con il Parma, la decisione di lasciare il capoluogo emiliano di fronte alla confusione societaria, i sei mesi di stop, la voglia di tornare nella Genova blucerchiata prima stoppata e poi accettata. In realtà, il ritorno alla Samp è una manovra di Ferrero per recuperare credito dopo una precoce eliminazione in Europa League.

I contrasti con Zenga non hanno giovato: in fondo, l’Uomo Ragno non ha mai veramente voluto Cassano. Con Montella c’è stato qualche guizzo, ma si è visto come l’inattività forzata avesse condizionato la forma del 99, incapace degli scatti e delle accelerazioni di Parma. E così siamo arrivati all’epilogo finale, forse il più triste.


Titoli di coda

A oggi, Antonio Cassano è un giocatore della Samp solo pro-forma. La società ha fatto rimuovere la sua foto dal sito ufficiale e Ferrero sperava di potersi liberare di un asset usato prima come inganno mediatico per i tifosi e poi ostacolo da rimuovere. Il tutto è nato dopo l’ultimo derby, quando Cassano ha avuto un’accesa discussione con Antonio Romei (braccio destro di Ferrero, seppur assente nell’organigramma della società).

La società forse sperava nella possibilità di liberarsi facilmente di un 34enne con velleità di campo, ma Cassano è cambiato. Anche personalmente. Una volta avrebbe combinato una delle sue e se ne sarebbe andato. Oggi no. Intendiamoci, fa sempre di testa sua, ma in questa vicenda si è comportato in maniera diversa dal solito.

Un comportamento intravisto già a Parma, quando ha optato per la rescissione del suo contratto con questa motivazione: «Ci sto rimettendo quattro milioni di stipendio, ma non sono i soldi il problema. Non lo sono per me: la cosa brutta è che ci sono persone che guadagnano molto meno e non prendono un euro da sette mesi».

Invece di accettare una delle tante proposte arrivate sul suo tavolo durante quest’estate – Palermo, Pescara, Cina, Emirati, persino un posto da dirigente in blucerchiato – Cassano è rimasto coscientemente a Genova, anche con la prospettiva di rimanere fuori squadra. Il nuovo allenatore Giampaolo ha dato il benestare alla sua uscita, ma FantAntonio non la pensa alla stessa maniera: sembra disposto a rimanere a Bogliasco anche solo per allenarsi (almeno secondo quanto riferito dalla moglie, una sorta di social media manager del 99).


Non più di qualche mese fa, a febbraio, Cassano la pensava così: «Se sto bene, gioco altri due anni. Se invece non fossi in condizione o non mi divertissi più, lascio perdere». In mezzo però c’è la Samp, l’unico club che forse ha realmente amato nella sua vita. E una voglia di vivere a modo suo che non va mai via, anche quando non gli conviene.

Vengono mente ancora quelle note: «Mi piace scivolare fuori / da ogni calcolo / per riportarmi in riga / servirà un miracolo». E i miracoli non sono fatti per i titoli di coda.

21 luglio 2015

Negazionismo calcistico.

Ci risiamo. Un'altra volta, forse l'ennesima. È dal dicembre 2010 che buona parte del popolo doriano, forse la maggioranza, aspetta il ritorno del suo profeta. Non uso il termine "profeta" a caso: per una qualche vaga ragione, la fede blucerchiata ha in Antonio Cassano il suo messia, a prescindere da quello che è successo in passato e di come questi fatti possano aver affievolito quello straordinario feeling.

Cassano e il Parma, un'avventura conclusasi a gennaio.

È necessario un riassunto delle puntate precedenti, come in una buona telenovela che si rispetti (e questa trattativa non ci va lontano). Ci siamo lasciati tre anni fa, con un mio pezzo che parlava dello stesso argomento: Cassano vicino al ritorno alla Sampdoria, magari con Rafa Benitez alla guida dei blucerchiati. Poi il viaggio di Sensibile a Londra andò male e i Garrone non ritennero necessario potenziare la squadra con il ritorno del figliol prodigo.
Nel frattempo, la Sampdoria ha passato due campionati di A pessimi (14° e 12°), con un cambio di d.s., l'allontanamento dell'amministratore delegato, tre allenatori diversi e infine il passaggio di presidenza da Garrone a Ferrero. L'ultima annata è stata molto positiva e forse sarebbe meglio mantenere il gruppo attuale e aggiungere qualche pezzo nuovo. Magari ragazzi che potrebbero potenzialmente esser rivenduti con una plusvalenza.
Cassano, invece? Beh, Antonio come al solito ha fatto quello che gli pareva. Disse nel lontano gennaio 2011, alla presentazione con i rossoneri: «Sarà l'ultima tappa della mia carriera, stavolta è l'ultima occasione. Se sbaglio al Milan, sono da manicomio». Ovviamente sbaglia e passa all'Inter nell'estate 2012 nello scambio con Pazzini, lanciandosi nell'ennesima dichiarazione sbagliata: «Sopra al Milan solo il cielo? Dopo il cielo c'è l'Inter».
Tutti a ridere in sala stampa. Beati loro: è l'ennesima sparata da cazzaro di chi proprio non impara mai. Altro che figli e responsabilità: Cassano rimane Cassano. E infatti discute con Mazzarri e va a Parma. In Emilia lo aspetta una grande annata, ma il perché della sua partenza è nel suo stile: «Mazzarri mi ha mandato via. Le uniche persone che rispetto nel calcio sono Ghirardi e Leonardi: non volevo venire qui perché ho paura di deluderli».
Non le deluderà, ma come al solito ci vede benissimo (come ha dimostrato l'andazzo della vicenda societaria gialloblu). A quel punto è arrivata la risoluzione e l'attesa per sei mesi. Una proposta indecente alla Samp, che fermò tutto per volere di Mihajlovic. Ora ci riprova. Tanto Cassano è un maestro nel rimangiarsi le promesse: «Se non arriva nessuna proposta entro giugno, smetto», aveva detto a gennaio. Continua ad allenarsi, chissà perché...
Ora, non sarò certo io a negare l'affetto che Cassano può provare verso la Sampdoria. L'ha detto in tutte le salse e forse non ha ancora trovato una squadra perché manchino le offerte (le fanno a Osvaldo, figuriamoci a Cassano), ma perché Fantantonio aspetta SOLO la Sampdoria. Il problema semmai qui è un altro. Come dice un andazzo italiano: «Le parole e i fatti non si pesano nella stessa bilancia».


Già, perché tutto sommato Cassano ha promesso la sua fedeltà un po' ovunque. Che fosse Inter, Milan, Parma o nazionale, i buoni propositi non sono mai bastati. Alla fine, lui ha fatto sempre il bello e il cattivo tempo come preferiva. Certo, sul campo c'è stato poco da dire: a Parma ha disputato un 2013-14 straordinario (12 gol, 7 assist), mentre sulla sponda nerazzurra di Milano è andata così così. Tuttavia, la classe del 99 non è oggetto di dibattito.
Quel che si dibatte è che l'amore - quando si spezza - non si ricuce. Un connubio così perfetto, come quello che la Samp e Cassano hanno avuto fino alla discussione del suddetto con Garrone senior, è qualcosa di talmente ben costruito che è difficile poi far finta di niente e tornare al passato. Del resto, le dichiarazioni di fedeltà di Fantantonio sono da prender con le pinze.
Ma sopratutto: Cassano serve alla Sampdoria? La risposta è no. È uno dei migliori talenti italiani (così nessuno mi accuserà di averlo sottostimato), ma la Samp schiera già Éder e Muriel come seconde punte. E chi dice che questi ultimi possono fare i centravanti, si sta solo prendendo in giro. Davanti c'è solo Bonazzoli e Okaka è in uscita. Manca un 9 classico, non gli assist (ci penseranno Correa e Soriano).
Eppure leggo sulla rete di proclami di ritorno e di grande eccitazione. Una fibrillazione così da parte dei tifosi della Samp non la vedo dall'estate del 2008, quando la Samp sfiorò a più riprese l'arrivo di Andriy Shevchenko dal Chelsea. Poi l'ucraino scelse un inglorioso ritorno al Milan (ben gli sta: 26 presenze stagionali, due gol!) e la Samp prese Pazzini.
Sul mercato c'è una marea di gente che la Samp potrebbe monitorare. Eppure - come nei casi Zukanovic e Silvestre - la società punta semplicemente su quello che ha sotto gli occhi. C'è mancanza di memoria nella dirigenza, che forse ha scordato quanto avvenuto cinque anni fa. In Ferrero, che non pensa a un altro Correa, ma solo a un modo per ingraziarsi i tifosi.
Al di là che Cassano accetti o meno la proposta (riportata da SampNews24: rimane solo l'ostacolo Zenga), ormai poco importa. L'ambiente, la dirigenza, l'idea di mercato blucerchiata han già perso. Poco importano i risultati se il pensiero fisso è semplicemente riportare a casa qualcuno che ha già tradito una volta. Siamo di fronte al negazionismo calcistico, di sé stessi e delle proprie prospettive. Tanti auguri.

Antonio Cassano, 33 anni, vuole il ritorno alla Sampdoria.

01 giugno 2015

Europa amara.

Doveva essere un'ultima dell'anno piena di gioia, invece ha rischiato di trasformarsi in uno psicodramma. La Samp aveva bisogno di un punto per festeggiare un probabilissimo ingresso in Europa League. Il punto è arrivato, ma il Parma ha dimostrato di esserci in campo; ben diverso l'atteggiamento blucerchiato, con l'addio di Mihajlovic sullo sfondo.

I supporters blucerchiati, l'unica cosa da salvare ieri sera.

Diversi gli atteggiamenti con cui si sfidano le due squadre per questo finale di campionato. Il Parma ha già salutato i propri tifosi al Tardini nell'ultima gara casalinga contro l'Hellas Verona; la Samp, invece, deve fare meglio rispetto all'ultima uscita al Castellani di Empoli. La condizione fisico-psicologica è a pezzi, ma basta un punto per raggiungere l'Europa League. Per altro, va conquistato contro chi ha vinto la sua unica gara in trasferta a settembre 2014, quando il Parma vinse in rimonta contro il Chievo e con ben altro organico.
La Samp prende possesso del campo nei primi 15', ma senza grande convinzione. L'unico a tirare verso la porta di Mirante è Eto'o, che però non fa correre pericoli al Parma. Al contrario, gli ospiti guadagnano campo e fiducia: Nocerino impensierisce due volte la Samp, prima dalla distanza e poi di testa. I gialloblu hanno una clamorosa doppia occasione al 31': su cross di Cassani, Nocerino viene lasciato libero di colpire di testa e Viviano respinge. Sulla ribattuta, è José Mauri a provare il bolide dai 25 metri: la palla finisce sulla traversa e stavolta il portiere del Doria è fortunato. Arrivano anche i primi fischi di un frastornato pubblico blucerchiato.
Il primo tempo si chiude con l'unica seria occasione della Samp: Eto'o ha il solo sprazzo di classe della sua gara e serve l'accorrente Duncan, che è smarcato ma svirgola di sinistro il pallone del possibile 1-0. Al ritorno in campo, la Samp trova per lo meno il gol del vantaggio, seppur casualmente: al 54', Regini apre per Duncan su una ribattuta. Il ghanese mette in mezzo e Romagnoli la prende di nuca, battendo Mirante. Un bel regalo da parte del difensore, che potrebbe aver giocato la sua ultima gara con la Samp: alla Roma lo aspettano.
Tuttavia, i padroni di casa non spingono più. Una volta ottenuto il vantaggio, in casa Doria si pensa che la gara sia finita. Il Parma è nella sua metà campo, ma non si fa nulla per cercare il raddoppio. Così ci pensano gli ospiti ad approfittare di una distrazione per pareggiare: su rilancio di Mirante, Silvestre è rimasto in attacco e Romagnoli viene saltato da Palladino, che supera Viviano con un pallonetto. L'ex Genoa sente sempre aria di derby al Ferraris e i tifosi blucerchiati non esitano a riservargli cori per lo meno ostili.
Mentre l'Inter vince a San Siro contro l'Empoli, la Samp si tira ancora su con l'ultimo sforzo del suo campionato. Al 77' arriva il 2-1: su corner, Correa centra la traversa, ma la palla rimane in area. Romagnoli la rimette in area piccola, dove Eto'o manca l'intervento ma per fortuna c'è De Silvestri. Quarto gol del suo campionato, il difensore chiama a raccolta tutti per un gesto d'unità. Sarà la rete decisiva per i destini europei della Samp. Nel finale Varela purtroppo pareggia, lasciato colpevolmente solo da Eto'o e libero di battere Viviano di controbalzo. Ma almeno è arrivato ciò che serviva. L'unica cosa positiva di una serata di stanchezza.

I tifosi del Parma ringraziano Donadoni: è stato un anno difficile.

Viviano 6; De Silvestri 6, Silvestre 6, Romagnoli 6, Regini 6; Acquah 5 (dal 1' s.t. Correa 6.5), Obiang 5, Duncan 5.5 (dal 41' s.t. Palombo s.v.); Soriano 4.5; Eto'o 4.5, Muriel 5 (dal 29' s.t. Bergessio s.v.) - già pubblicate su SampNews24

Onestamente non mi aspettavo un'altra prova del genere. Quando Mihajlovic ha rinviato l'ennesimo allenamento in settimana, ho capito che la spia della benzina era finita, almeno a livello fisico. Ma psicologicamente speravo in una reazione: quanti di questi ragazzi ha giocato in Europa? Ve lo dico io: ben venti, ma circa un terzo l'hanno fatto da protagonisti. Pensavo che molti la volessero giocare.
In realtà, la squadra e la società hanno dato l'impressione di non volerci andare, almeno non così. A Ferrero non piace il fatto di partire dal 1° luglio (senza Muriel), alla squadra forse l'idea di vacanze brevi non aggrada. Ora però ci siamo e bisognerà fare del proprio meglio. Ripeto, è solo una sensazione. Ma molto forte, specie dopo aver visto le ultime gare. Il gol di Eto'o a Empoli si è rivelato più importante di quanto avevamo capito domenica scorsa.
Stupisce ancora di più la flemma mostrata ieri dalla squadra di fronte a un Parma che aveva fatto solo sei punti nelle precedenti 18 partite lontano dal Tardini. I gialloblu di Donadoni hanno accumulato una vittoria, quattro pareggi (con quello di ieri al Ferraris) e ben 14 sconfitte fuori casa. Eppure siamo andati vicini a regalare al Parma l'ultima gioia della loro storia in A, nonché il posto in Europa all'Inter. Il 2-2 è persino un risultato bugiardo, se pensiamo che gli ospiti hanno avuto più occasioni pur stando quasi esclusivamente nella loro metà campo.
E allora qualche colpa gravita anche su Sinisa Mihajlovic, che ieri ha salutato tutti. Lo ringrazio per questi 18 mesi, ma due frasi non vanno via dalla mia testa. La prima: «Ho saldato il mio debito con la Samp». Vero, ma di debiti saldati è meglio comunque parlare dopo l'ultima gara della stagione, non prima. Se non si fosse centrata l'Europa, qualcuno avrebbe messo da parte il contesto generale. La seconda: «Dovunque sono andato, chi mi ha preceduto e chi mi ha succeduto ha fatto peggio». Falso. Falso a Firenze, a Bologna, con la Serbia. Falso persino con il Catania, dove Mihajlovic ha fatto bene come alla Samp, ma Montella e Maran han fatto meglio. Forse qualche delirio di onnipotenza andrà evitato a Napoli, possibile meta del tecnico.
Ora il futuro, che (purtroppo) sembra avere il volto di Walter Zenga. C'è da lamentarsi per tre motivi. Il primo: la poca inventiva. Possibile che in Europa non ci sia una scommessa migliore da fare? Il secondo: è una scommessa, visto che Zenga non allena in Italia dal gennaio 2010 e a Dubai non ha fatto bene. Il terzo, il più importante (almeno per me): è l'ennesimo motivatore. L'ultimo tecnico che ha fatto giocare bene la Samp è stato Gigi Delneri. Poi mazzate, tanta organizzazione e grinta, ma di gioco quasi zero. Insomma, l'Europa c'è, ma è un po' amara (salvo sorprese).

La festa della Samp dopo l'1-0 di Alessio Romagnoli, 20 anni.

19 gennaio 2015

Un sogno infinito.

Terzo posto a pari merito con il Napoli a quota 33 punti. Vittoria con il Parma al Tardini per 2-0, che permette alla Samp di tornare a vincere nell'impianto gialloblu dopo sette anni. Primo gol in campionato per Bergessio, a secco per lungo tempo. Raddoppio di Soriano, anche lui al primo sigillo (stagionale). Saremo davanti alla Fiorentina per almeno altre due settimane e alle milanesi per altre tre. In settimana arriveranno Eto'o e Muriel. Dov'è la fregatura per la Sampdoria?

Massimo Ferrero, 63 anni, patron della Samp terza in classifica.

Già, perché di fronte a tutto questo ben di dio, ti sembra quasi la fregatura ci DEBBA essere. Un po' come nella partita di oggi: Parma ultimo in classifica e in difficoltà, Samp in ripresa dopo la vittoria contro l'Empoli. Insomma, per molti una vittoria già scritta. Ma ne siamo sicuri? E invece è andata proprio così. La Samp è partita dall'ormai consueto 4-3-1-2, con Duncan promosso titolare al posto di Rizzo e la conferma di Bergessio accanto a Eder. Diverso lo schieramento parmense, con un 3-4-3 che in fase difensiva diventava 3-6-1 e Cassano unica punta.
Uno schieramento che non ha pagato, se si pensa che il Parma ha creato solo due vere occasioni in tutta la gara. La Samp ha avuto un andamento guardingo nel primo tempo, studiando la situazione e riuscendo a creare un paio di occasioni solo in contropiede. Al 23', Eder lancia in profondità Duncan e il ghanese rientra sul mancino una volta in area, evitando così l'intervento di Costa. Tuttavia, il sinistro del numero 6 blucerchiato viene parato in due tempi da Mirante. Sette minuti dopo, è il Parma ad avere l'unica occasione del suo primo tempo: cross di Rispoli, velo di Mauri e destro a botta sicura di Gobbi, che però centra Viviano. Sul finire della prima frazione, una botta di Eder su punizione dal limite dell'area sibila accanto al palo alla sinistra di Mirante.
Rientrati in campo, la Samp lascia perdere l'atteggiamento prudente e comincia a macinare gioco. E al 53' ecco il vantaggio blucerchiato: palla in profondità di Soriano per Eder, il brasiliano mette in mezzo e la dormita di Costa consente a Bergessio di insaccare il suo primo gol in A con la Samp. Un 1-0 legittimato da quanto accade nei successivi 20', dove la Samp tiene il pallino del gioco e il Parma fatica ad arrivare ai 30 metri blucerchiati. Il 2-0 è la logica conseguenza: percussione di Duncan e palla in mezzo, dove ancora Bergessio si fa trovare pronto. L'argentino coglie clamorosamente il palo, ma Soriano mette dentro da 4-5 metri sulla ribattuta. Il raddoppio mette in ghiaccio la gara e c'è giusto il tempo per la seconda occasione del Parma in tutta la gara: discesa di Rispoli, palla in mezzo e Palladino manda alto da buonissima posizione. Nel finale c'è tempo per l'entrata di Djordjevic e gli applausi al duo d'attacco. Ora il terzo posto è nuovamente nelle mani della Samp, seppur insieme al Napoli (vittorioso a Roma contro la Lazio).

Raffaele Palladino, 30 anni, simbolo di un Parma in difficoltà.

Viviano 6.5 - Poco impegnato, è comunque pronto sul destro di Gobbi nel primo tempo. Non può nulla su Palladino, ma l'ex Genoa lo grazia.
De Silvestri 6.5 - Dalle sue parti Cassano non fa molto per farlo patire.
Silvestre 6 - Onestamente non ha molto da lavorare.
Romagnoli 6.5 - Più incisivo, ma sopratutto più impegnato del suo compagno di reparto.
Regini 6 - Partito a sorpresa dall'inizio, soffre la velocità di Rispoli.
Obiang 6.5 - Si becca un giallo, ma è sempre sul pezzo.
Palombo 6.5 - Ci sono un paio di sue chiusure fondamentali che evitano grattacapi maggiori alla retroguardia della Samp.
Duncan 7 - Oggi il migliore insieme a Eder, ma va premiata la tenacia e la continuità del ghanese durante tutti i 90 minuti in campo.
Soriano 7 - Il gol è la ciliegina sulla torta di
Eder 7 - Il motore d'attacco di questa Samp. Sfiora due volte il gol, poi serve l'assist dell'1-0. Sono molto, molto curioso di vederlo con Eto'o.
Bergessio 6.5 - Finalmente si sblocca anche in campionato e decide una partita di capitale importanza per il destino della Samp in questo campionato.

Okaka 6 - Dà il cambio a un esausto Eder e tiene alta la squadra.
Krsticic s.v. - Passerella finale.
Djordjevic s.v. - Un'entrata buona per esordire in Serie A.

Ora si attende il Palermo al Ferraris per la prima del girone di ritorno. I rosanero vanno a grande velocità e Iachini - grazie anche al duo Dybala-Vazquez - ha impostato una squadra di grande valore. Non sarà una gara facile, ma la speranza è che nessuno ci svegli da questo sogno che appare infinitamente più grande di chiunque avesse mai immaginato.

La gioia combinata di Angelo Palombo, 33 anni, e Lorenzo De Silvestri, 26.

05 maggio 2014

Grande festa, piccolo sforzo.

Festa del Gemellaggio, ma in campo (quasi) una sola squadra: questa la sintesi giusta per Parma-Samp. Una gara che si conclude con il 2-0 per gli emiliani, con le reti di Cassano e Schelotto, e che sopratutto certifica una Samp in vacanza. E forse anche in confusione, come dimostra la sostituzione di Soriano dopo appena 27 minuti. E' il terzo k.o. di fila in trasferta e la sensazione è che molti giocatori blucerchiati - tranne qualcuno - non possano, né abbiano voglia di chiedere qualcosa in più a questa stagione.

Lo spettacolo dei 4000 tifosi blucerchiati presenti al Tardini con l'omaggio a Boskov.

La Samp si presenta a Parma per celebrare un gemellaggio duraturo con i tifosi gialloblu, ma sopratutto per continuare la striscia iniziata con la vittoria contro il Chievo all'ultimo secondo. Solo due cambi nei blucerchiati: Fornasier per lo squalificato Mustafi e Gabbiadini dal primo minuto, con Sansone in panchina. Dal canto suo, il Parma spera ancora nel sesto posto, valido per l'Europa, e si gioca tutto con il trio offensivo formato da Cassano, Biabiany e Amauri. L'unica sorpresa è in porta, dove il terzo portiere - lo sloveno Bajza - difende i pali dei padroni di casa.
Sette minuti bastano al Parma per andare in vantaggio: schema suicida su calcio d'angolo della Samp, che perde la palla in attacco e lascia ripartire il contropiede dei gialloblu. Biabiany si fa ottanta metri di campo, irride Regini e al limite serve in mezzo, dove ci sono Parolo e Cassano. Se il centrocampista non controlla bene, la palla finisce all'ex Samp, che mette comodamente dentro l'1-0 degli emiliani. Secondo gol da ex per Cassano, che però stavolta non esulta in rispetto al pubblico blucerchiato arrivato al Tardini. La Samp è in balia della squadra di Donadoni, che sfiora il raddoppio per altre due volte. Prima Cassano lancia Acquah in campo aperto, ma Fiorillo è molto bravo sul tiro del ghanese; poi è Gastaldello a rischiare l'autogol su corner, con Krsticic ben piazzato sul palo che salva un probabile harakiri. Sul proseguimento dell'azione, Fiorillo ferma anche Amauri. Mihajlovic è nervoso in panchina e decide per un cambio immediato: al 27' fuori Soriano e dentro Sansone. Qualche effetto si vede: Gabbiadini, Sansone e poi ancora Gabbiadini su punizione mettono paura al Parma, che arretra il suo baricentro. Tuttavia, Bajza è sempre pronto quando viene chiamato in causa. Nel finale altra occasione per Amauri, che però colpisce debolmente di testa su Fiorillo.
Andati al riposo sull'1-0, Donadoni cambia Amauri per Schelotto, con Cassano spostato come punta centrale. Dopo una fase di studio, il Parma tenta un nuovo affondo. Prima Paletta pesca Biabiany in area, ma il francese spara fuori da buona posizione; poi è Molinaro a mettere un bel pallone in mezzo, ma Schelotto non riesce a correggere il rete il suggerimento del terzino. La Samp cambia Eder con Sestu, ma l'unica occasione costruita dagli ospiti nella ripresa è un destro sbilenco di Krsticic, che colpisce male di controbalzo dentro l'area di rigore. Intanto, il Parma cerca ancora il 2-0 con Gargano, ma la sua punizione è alta. Tuttavia, il raddoppio arriva nel finale: affondo di Acquah su Regini, cross in mezzo e Molinaro la rimette nuovamente forte in area. Sul pallone stavolta Schelotto c'è e il 2-0 è inevitabile. Partita chiusa e Samp invisibile nella ripresa, dopo un primo tempo incoraggiante. Ci sarà tanto da sistemare in vista della prossima gara, l'ultima in casa contro il Napoli.

Sinisa Mihajlovic, 45 anni: ieri altra sconfitta per la sua Sampdoria.

Fiorillo 6 - Non può fare molto: salva un paio di volte su Amauri, ma sui gol non ha colpe.
De Silvestri 5 - Qualche sprazzo, ma avere Cassano dalle sue parti non lo aiuta.
Fornasier 5.5 - Amauri non fa moltissimo, lui tenta di fare il suo, ma un po' d'inesperienza si nota ancora.
Gastaldello 5.5 - Un miracolo che non sia uscito dal campo già al primo minuto.
Regini 5 - Dalle sue parti imperversa Biabiany: c'è poco da fare, il francese lo distrugge, specie nell'azione del primo gol.
Palombo 5.5 - Interlocutorio.
Krsticic 5 - Ci si attende ancora quella crescita che quest'anno non si è vista. Tanto lavoro oscuro, ma dov'è lo spunto finale? Oltretutto, sull'azione dell'1-0, regala un contropiede a campo aperto alla velocità devastante di Biabiany.
Gabbiadini 6 - L'unico a impensierire seriamente Bajza, seppur da lontano.
Soriano 5.5 - Mihajlovic lo toglie dopo 27', ma onestamente non sembrava il peggiore in campo.
Eder 5 - Ecco un altro che, gol col Chievo a parte, è invisibile da un bel po'.
Okaka 5 - Tante sportellate e zero tiri in porta: ammonito, salterà il Napoli.

Sansone 5.5 - Entra al posto di Soriano al 27' e non regala pericoli, apparte un sinistro potente parato dall'onnipresente Bajza.
Sestu s.v. - Finalmente lo si rivede in campo, forse tardi: speriamo ci sia spazio per lui nella prossima gara contro il Napoli.
Maxi Lopez s.v. - Entra quando la gara non è ancora finita, ma non incide.

E ora? Ci sono due gare per tentare di dare qualche piccolo segnale. Saranno tutte importanti per chi ha giocato meno. Probabilmente anche Maxi Lopez si giocherà le ultime chance di riconferma contro il Napoli, visto che Okaka non ci sarà per squalifica. Tuttavia, è l'ennesima partita non-giocata dalla Samp dopo la salvezza ottenuta un mese fa (almeno a rigor di logica: il Chievo è ancora a quota 30...). Ora si spera in un segnale d'orgoglio contro i partenopei, che hanno vinto sabato la Coppa Italia e che probabilmente incasseranno il terzo posto martedì sera. C'è stata una grande festa, ma lo sforzo blucerchiato è sembrato troppo piccolo per impensierire il Parma.

Marco Parolo, 29 anni, e Antonio Cassano, 31, festeggiano l'1-0 del Parma.

23 dicembre 2013

Pareggi e regali.

Consoliamoci così: poteva finire peggio. La prima Samp "brutta" di Mihajlovic esce superata dal Parma sul piano del gioco, ma non su quello del risultato: l'1-1 finale non racconta abbastanza la superiorità degli ospiti nel secondo tempo di fronte ad una Samp impallata. Ma va bene così: ora arriva il Natale ed il calciomercato. E così, dopo che i ducali ci hanno sostanzialmente regalato il pareggio con i loro errori sotto porta, ora si spera in qualche regalo da gennaio. Di uno possibile, Cassano, se ne parla anche fin troppo.

L'abbraccio pre-gara tra Roberto Donadoni, 50 anni, e Sinisa Mihajlovic, 44.


La Samp fa qualche cambio forzato rispetto alla squadra che ha violato il Bentegodi dopo tre anni e mezzo: Gabbiadini è squalificato. Ci si sarebbe aspettati Pozzi al centro dell'attacco: invece, ecco Eder di nuovo centravanti e Sansone nel terzetto di mezze punte dietro al brasiliano. Continua l'assenza di Costa, con Regini confermato al suo posto. Poche novità anche nel Parma, con l'assenza di Cassano che fa rumore (squalificato anche lui): Nicola Sansone riuscirà a non farlo rimpiangere. Anche Acquah in mezzo al campo è una novità, con Marchionni ed il prolifico Parolo ad affiancarlo.
La gara, nella prima frazione, è decisamente poco divertente: tanti gialli e molta lotta in mezzo al campo, con gli ospiti migliori nella gestione del pallone. La prima occasione vera arriva al 20': bellissima punizione di Gianluca Sansone dai 25 metri, ma Mirante c'arriva con un balzo e mette in corner. Un quarto d'ora dopo risponde anche il Parma: sempre un Sansone, ma stavolta è Nicola a sfiorare la traversa della porta difesa da Da Costa con un gran destro. Parolo tenta un paio di conclusioni, ma è il preludio al vantaggio blucerchiato: punizione di Krsticic ed un rimpallo mette Eder in condizioni di concludere a rete. Il vantaggio, con il settimo gol del brasiliano in A, è un premio forse immeritato, ma mostra la concretezza blucerchiata. Del resto, Mihajlovic ha dato un'impostazione molto tosta a questa squadra.
Al ritorno in campo, nessun cambio: la ripresa, però, è un'altra storia. La Samp praticamente non rientra sul terreno di gioco, lasciando palla e campo agli ospiti. E neanche l'entrata di Wszolek per Sansone sembra dare gli effetti sperati. Al 63', infatti, ecco il pareggio degli emiliani: corner di Palladino (entrato per uno spento Biabiany) e Lucarelli svetta da solo in area, battendo Da Costa. Da lì, la gara diventa un monologo dei ducali. Amauri ha un paio di buone occasioni, ma prima Regini e poi Da Costa sventano il lavoro del centravanti degli ospiti. La migliore chance per i gialloblu, però, è con Sansone: il numero 21 del Parma converge in area, salta De Silvestri e scaglia un gran destro, che costringe Da Costa al miracolo. La Samp, dal canto suo, avrebbe anche l'occasione per raddoppiare: bella palla in verticale per Eder, ma l'attaccante blucerchiato prima spara su Mirante, poi sbuccia la respinta e manda fuori. A quel punto, rimane solo il Parma in campo: prima Sansone spreca davanti a Da Costa, poi Obiang lo anticipa per un soffio con un prodigioso recupero, proprio quando l'attaccante degli emiliani è ad un passo dalla porta blucerchiata. Si chiude così una gara difficile per i padroni di casa: Mihajlovic ha fatto un buon lavoro, ma il 2014 dovrà aprirsi con qualche rinforzo, se si vuole la salvezza il più in fretta possibile.

Il pareggio di Alessandro Lucarelli, 36 anni, che realizza di testa l'1-1 finale.

Da Costa 7 - Praticamente fondamentale: salva a più riprese la porta blucerchiata dall'eventuale capitolazione.
De Silvestri 5 - A differenza delle ultime gare, spinge poco e soffre la vivacità di Nicola Sansone.
Mustafi 6 - Bene, roccioso come solito.
Gastaldello 6 - Amauri gli dà pochi grattacapi: i pericoli vengono più da centrocampisti e fasce avversarie.
Regini 5.5 - Finché c'è Biabiany, se la cava.
Palombo 5.5 - In fase d'interdizione non benissimo, meglio quando c'è da impostare.
Obiang 5.5 - Malino: continua a non essere un gran momento per lui. Parolo fa quello che vuole. Certo, il salvataggio nel finale su Sansone vale mezzo punto.
Krsticic 5 - Mette la punizione da cui scaturisce l'1-0, ma fa ben poco per farsi notare. E forse, sul pareggio di Lucarelli, poteva essere più reattivo sul palo.
Soriano 5.5 - Anche per lui non è una gran giornata.
Sansone 6 - Finché è in campo, crea grattacapi con il suo buon sinistro.
Eder 6.5 - Ennesimo gol e record di marcature in Serie A eguagliato. Peccato per aver mancato il 2-1 nel momento migliore degli ospiti: sarebbe stata una mazzata.

Wszolek 6 - Tanta buona volontà del polacco, peccato che sia entrato per il migliore delle tre mezzepunte.
Pozzi s.v. - Entra in campo per l'assalto finale, ma non vede un pallone.
Bjarnason s.v. - Tre minuti per far sudare un po' la maglietta.

Un merito a Mihajlovic va dato: quello dell'onestà intellettuale. A fine gara, il serbo non si è nascosto dietro un dito, ma ha ammesso che il Parma meritava di vincere e che il pareggio è forse troppo per la Samp vista ieri al Ferraris. Intanto, si parla di Cassano: forse la lezione del 2010 non è servita a molti tifosi blucerchiati e quindi ieri allo stadio campeggiavano molti striscioni in favore del ritorno del barese. Vedremo se tale evento avrà luogo: memore di quanto accaduto, mi auguro nei rinforzi e sopratutto di un buon mercato in uscita (a che serve prendere Cassano quando hai ancora 31 giocatori in rosa?). I giocatori buoni si trovano ovunque, ricordiamocelo. Buon Natale a tutti.

La gioia per l'1-0 di Gianluca Sansone, 26 anni, ed Eder, 27.

04 marzo 2013

T'immagini..

Un saggio diceva: «Non importa dove arrivi, l'importante è che cosa provi mentre corri». Per carità, il buon vecchio saggio aveva ragione; certo che, a guardare la classifica, qualche rimpianto viene, eh. Giusto perché la striscia di sette sconfitte consecutive ha bruciato qualunque sogno in partenza; fatto sta che, con l'ennesima vittoria nell'ultimo mese, la Samp stende il Parma per 1-0 e vola a quota 35, nonostante il -1 iniziale. Adesso, la salvezza dista cinque punti; qualcuno dice anche meno, visto l'andamento delle ultime tre, tutte ferme a quota 21. Tuttavia, mai abbassare la guardia. E chissà cosa avremmo fatto con Rossi dall'inizio..

Sampdoriani e parmensi mischiati: continua il gemellaggio, iniziato nel febbraio 1991.

La Samp si presenta alla sfida del "gemellaggio" contro il Parma con la stessa formazione di sempre; gli unici due cambi iniziali sono rappresentati dal recupero di Palombo e dal reintegro di Eder, che mettono in panca il redivivo Rossini ed il decisivo Sansone. Per il resto, tutti confermati; qualche guaio in più per i ducali, senza molti giocatori fondamentali e con l'attacco spuntato. Così spuntato che il centravanti è Biabiany; già, gioca nello stesso ruolo in cui giocava quando vestiva la maglia della Samp. Beffardo il destino, no?
Il primo tempo andrebbe derubricato come "noia assoluta": i padroni di casa fanno tanta fatica ad impensierire Mirante, tendendo sopratutto a far girare la palla, senza però tirare dalla distanza. Invece, gli ospiti si basano sulle geometrie di Valdes e Marchionni, che dovrebbero lanciare gli sprint di Sansone e Biabiany. La Samp trova un paio di iniziative grazie a Eder, che solletica Mirante, ma non crea molto in fase offensiva; il Parma, invece, ha le migliori occasioni. Sopratutto quando Biabiany, ex di turno lanciato a rete, salta Palombo in velocità, ma spara alto davanti a Romero.
La ripresa trova subito il cambio dell'infortunato Coda con Mesbah ed i ducali passano al 4-4-2, rendendosi anche più pericolosi. La Samp va a folate, ma non sembra credere troppo alla vittoria: lo si vede al 49', quando la sponda di Icardi trova il duo Costa-De Silvestri in area, senza però che nessuno dei due concretizzi. Fortunatamente, il Parma non crea troppo, però i blucerchiati trovano il vantaggio al 58': bell'assist di Estigarribia su punizione ed Icardi anticipa di testa Mirante. Incredibile l'errore del portiere ospite, che "sfarfalla" sul cross del paraguaiano. Le tante ammonizioni spezzano il match, ma non la tensione del pubblico, che vede una Samp in vantaggio, ma contratta.
Al 63' il Parma ha una delle migliori occasioni della partita: bel lancio di Mesbah, Rosi è solo in area, ma schiaccia debolmente su Romero, consentendo una parata facile all'argentino. L'entrata di Amauri crea scompiglio, tanto che al 70' Palombo colpisce il palo della propria porta, rischiando un clamoroso autogol; fortunatamente, il Parma ha finito il carburante e - nonostante la pressione finale - non crea più nessuna occasione. Anzi, è la Samp che potrebbe chiudere il match, ma Icardi sparacchia su Mirante su un bel suggerimento dell'attivissimo Estigarribia. Si chiude tra ammonizioni e squadre lunghe: così, la Samp vola al 10° posto e sembra avvicinarsi sempre più alla tanto agognata salvezza.

Pedro Obiang, 20 anni, il solito lottatore a centrocampo.

Romero 6.5; Gastadello 5.5, Palombo 6, Costa 6.5; De Silvestri 5.5, Poli 6, Krsticic 5.5, Obiang 6.5, Estigarribia 6.5; Eder 5, Icardi 6 (Sansone 6).

Insomma, i 35 punti (anzi, 36) sembrano quasi un miracolo, pensando all'ultimo periodo di Ferrara. Merito sopratutto di Delio Rossi: 18 punti nelle ultime 10 gare sono un risultato fantastico, specie se si ricorda come il mercato di gennaio ha portato solo Sansone ed un Rodriguez ancora in fase di rodaggio. E adesso viene il bello: le prossime partite potrebbero consentire la chiusura della pratica, permettendoci un finale di campionato sereno ed improntato sugli esperimenti: Poulsen, Rodriguez e Maxi Lopez hanno bisogno di un test, per capire se la loro presenza qui è per caso o c'è un motivo tecnico serio. Certo, i rimpianti rimangono parzialmente. Parafrasando Vasco Rossi: «T'immagini se fosse sempre domenica e se Delio fosse sempre stato lì..»

Mauro Icardi, 19 anni, esulta per l'1-0: è il nono gol in campionato.