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15 giugno 2019

Separazione necessaria.

Siamo arrivati ai titoli di coda, visto che è arrivata anche l'ufficialità, ma Marco Giampaolo è ai saluti con la Sampdoria, dopo tre anni che hanno rilanciato la sua carriera (affermandolo come uno dei tecnici più interessanti del campionato italiano) e hanno permesso alla società di valorizzare molti profili (ricavandone anche discrete plusvalenze in sede di calciomercato).

Per capire come sarà il futuro, è meglio guardarsi indietro e capire cosa lascia questo triennio, capendo a fondo com'è andato il rapporto tra il tecnico e la società blucerchiata (interrotto nonostante un contratto fino al giugno 2020).

Giampaolo e il suo inizio alla Sampdoria: un'avventura che ha regalato diverse soddisfazioni.

Ci sono stati tanti momenti positivi di questo triennio. Se teniamo a mente come la Sampdoria sia nona nella classifica perpetua della Serie A, il tecnico abruzzese non ha fatto altro che rispettare queste aspettative. La Sampdoria si è piazzata decima nel 2016-17, nona nel 2017-18 (a pari merito con il Torino) e nona nel 2018-19.
A questo, vanno aggiunte le plusvalenze: la Sampdoria è oggi diventata come l'Udinese e vive di player trading, pratica necessaria per la sopravvivenza nel calcio d'oggi. I nomi sono tanti, ma le operazioni Torreira e Škriniar sono fiori all'occhiello per la società. La speranza è di trovare qualcuno in grado di applicare lo stesso sviluppo nei giocatori.
Nel farlo, Giampaolo ha permesso alla Sampdoria di essere una delle squadre più interessanti del panorama italiano. Tra Sarri, De Zerbi e compagnia cantante, l'ormai ex tecnico blucerchiato si è ritagliato un profilo edonistico, affascinante, quasi da contro-altare rispetto al pragmatismo che si è impossessato del nostro calcio negli ultimi anni.
Per carità, il pragmatismo non è facile da gestire e bisogna essere camaleontici per saperlo gestire (es. Allegri), ma quando alleni una squadra di metà classifica, è obbligatorio metterci qualcosa in più, anche a costo di scalare qualche posizione in graduatoria. La Sampdoria non ha nemmeno dovuto subire questa sorte, perché tutto ha funzionato abbastanza bene in questi anni.
Oltre ai profili valorizzati, io voglio sottolineare un lavoro più sottile da parte di Giampaolo, ma molto più complicato: i giocatori recuperati. Jacopo Sala sembrava ormai un giocatore da buttare e quest'anno ha invece disputato una discreta stagione; Nicola Murru sembrava un'operazione gestita malissimo e quest'anno ha giocato la miglior annata della sua carriera.
Secondo alcuni, Grégoire Defrel era da buttare dopo l'annata a Roma e quest'anno è andato in doppia cifra; Manolo Gabbiadini era inservibile dopo Southampton e invece promette bene in vista della prossima stagione; infine, Gianluca Caprari era pronto a lasciare Genova per Udine ad agosto e invece, nonostante un brutto infortunio, ha avuto il suo momento di gloria. 
Infine, c'è un dettaglio non da poco per i tifosi di Genova: i derby. Personalmente me n'è fregato sempre il giusto, ma Giampaolo ha giocato sei derby, non perdendone nemmeno uno e vincendone quattro. Ha scritto il suo nome sulla stracittadina e nella storia della società.

L'ultima recita contro la Juventus al "Ferraris", non così lontana dall'impronta vista con il suo Empoli a Torino contro la Juventus nel 2015-16.

Ovviamente non bisogna nascondersi dietro un dito per i tratti negativi. Se posso fare un paio di rimproveri al tecnico, sono alcune lunghe strisce di risultati negativi che hanno caratterizzato le prime due stagioni (nel finale della prima, la squadra rimase senza vittorie per ? gare) e la pessima gestione della seconda parte del 2017-18, dopo aver raccolto un gruzzolo di vantaggio per tornare in Europa.
Non dimentichiamo anche l'integralismo tattico a cui è stata soggetta la Sampdoria: il 4-3-1-2 ha fornito un'identità e delle volte è stato leggermente piegato (alternando una seconda punta al "10" classico che sarebbe servito), ma il modulo è rimasto in piedi per tutta la durata di questi tre anni. Un piano-B non si è mai veramente visto.
Inoltre, alcune uscite non sono state delle migliori. Alcune me l'hanno fatto inevitabilmente amare, anche per inclinazione personale («Ministro io? Non abbiamo poltrone da occupare, siamo all'opposizione»), ma frasi come quelle di Torino dopo il mancato 2-2 contro la Juventus sono da cancellare e forse segnalano un limite per il quale Giampaolo non è mai arrivato a certi livelli.
E qui casca l'asino. Chi ci perde in quest'addio? Forse più la Sampdoria che il tecnico. Non sarà facile trovare un altro valorizzatore del genere, capace di insegnare calcio con una certa sagacia. Anche Giampaolo rischia: il possibile sì alla proposta del Milan è per me fuori da ogni logica, vista l'attuale situazione rossonera e le difficoltà economiche che inevitabilmente interverranno sulla realtà del club nel 2019-20.
Tuttavia, il manager abruzzese sentiva che l'asticella fosse stata bloccata e che non si potesse crescere più di così. E sono d'accordo, ma è inevitabilmente così. Come può crescere la Sampdoria in questo scenario, in questa Serie A, con questa proprietà? Pensare altrimenti è fuorviante, visto che c'è un limite che non si può superare, se non con una super-stagione.

E ora? Giampaolo è probabile che si accordi con i rossoneri, mentre il nome più forte di queste ore per la Sampdoria è Eusebio Di Francesco. IMHO meno maestro di calcio rispetto a Giampaolo, ma su quella via. L'unica cosa che mi turba è la proposta di un triennale: se le cose non dovessero andar bene, tale accordo diventerebbe un peso enorme. E preferirei un nome in salita piuttosto che qualcuno in cerca di riscatto dopo un passo falso nella propria carriera.
La Sampdoria, invece? Un paio di cessioni ci saranno come al solito e le indiscrezioni sulla cessione del club continuano. Intanto, qualche colpo - Thorsby, Chabot e Maroni - è già stato messo in atto, in modo da tutelarsi. Aspettiamo la nuova stagione e prendiamo quest'addio per quel che è: una separazione necessaria.

Grazie, mister.

Marco Giampaolo, 51 anni, lascia la Sampdoria dopo tre stagioni.

20 agosto 2018

Stagione che viene, eroi che trovi.

L'estate è finita (o quasi). La durata ristretta del calciomercato - grazie a Dio: non solo per ragioni logistiche, ma proprio di sopravvivenza lungo il caldo estivo - ha permesso alle squadre di Serie A di tracciare un bilancio al momento della prima giornata. E sebbene le tremende vicende del crollo di Ponte Morandi abbiano rinviato l'esordio della Sampdoria in campionato, si può tirare le somme prima della fine di agosto.

Marco Giampaolo, 51 anni, e una barba che cresce parallelamente alle difficoltà sul mercato.

A giugno avevo scritto che la Sampdoria difficilmente avrebbe potuto colmare la distanza che l'ha separata dall'Europa, ma c'erano delle cose da sistemare e dei legittimi dubbi. Come se la sarebbe cavata Osti senza la stampella Pecini? Chi sarebbe rimasto e chi sarebbe andato via? Quanto l'arrivo di Sabatini avrebbe condizionato il tutto in salsa sudamericana? E quali giocatori avremmo perseguito per la terza annata targata Giampaolo?

MERCATO IN USCITA - Voto 7-
(voto agosto 2017: 8,5)

Alla fine dello scorso campionato, la necessità era di liberarsi di alcuni pesi morti, in senso economico e tecnico (quindi non funzionali al progetto). Mentre si è fatta un po' di pulizia e si è usata la collaborazione con la Vis Pesaro per dare ad alcuni giovani minuti in Lega Pro, comunque alcuni punti sono clamorosamente mancati.
Vasco Regini e Jacopo Sala sono ancora a Genova, certificando come l'uscita dei due sia ormai virtualmente impossibile: il primo per motivi tecnici, il secondo per motivi economici (l'operazione con l'Hellas Verona del gennaio 2016 è una spada di Damocle sulle spalle della Samp). Rimangono in rosa, a disposizione di un tecnico che non credo conti su di loro.
Qualcun altro, invece, è andato via. Finalmente Ricky Álvarez è partito per il Messico - sfruttando la rescissione e firmando con l'Atlas -, mentre Matias Silvestre ha deciso di giocarsi le sue carte a Empoli, dove potrà fare da chioccia. Dispiace per la partenza di Emiliano Viviano, che ha trovato una chance unica di andare allo Sporting Lisbona per virtualmente chiudere la carriera.
Ci sono invece addii che erano annunciati, a partire da quello più grosso: Lucas Torreira ha salutato Genova dopo un biennio straordinario, accompagnato da un Mondiale da meritato protagonista. E quando finalmente l'Uruguay l'ha lasciato esprimere, l'Arsenal ha pagato 30 milioni di euro per averlo. Peccato per la clausola: per me, Lucas ne valeva 45-50 di milioni.
Allo stesso modo, si è scelto di lasciar andare Gian Marco Ferrari, ritornato al Sassuolo di fronte a una cifra impossibile per il riscatto. Se in fase di costruzione è stato utile, ha mostrato troppe debolezze nella seconda parte della stagione. Peccato anche per Ivan Strinić, ora ai box per un problema al cuore, ma passato al Milan dopo aver giocato la finale del Mondiale: per sei mesi, è stato il miglior terzino visto al Doria nell'ultimo lustro.
Diverse le operazioni di piccola taglia: sono curioso di vedere come si evolveranno le carriere di Michele Rocca e Giacomo Vrioni (rispettivamente in prestito a Livorno e Venezia), mentre ci saluta Andrés Ponce, trasferitosi all'Anzhi dopo tante premesse non rispettate. Allo stesso modo, Federico Bonazzoli ha una chance unica in un ambiente tranquillo come Padova.
Dopo tanta attesa, Valerio Verre è (giustamente) andato in prestito a Perugia, dove potrà giocarsi meglio le sue carte; lo stesso vale per Leonardo Capezzi a Empoli. Andrea Tozzo avrà un avanzamento di carriera in prestito all'Hellas Verona, mentre David Ivan - ve lo ricordate il gol al Palermo? - è finito alla Vis Pesaro. Ouch.
Chiusa finale su due pupilli personali e sulla cessione principale. Lorenzo Šimić e Filip Đuričić non faranno parte della Samp 2018-19: IMHO, due grandi errori. Šimić ha fatto discretamente a Empoli e Ferrara, ma Giampaolo non l'ha giudicato adatto al suo gioco (è rimasto in prestito alla Spal); il serbo ha vissuto quattro mesi straordinari a Benevento e ora dispenserà calcio a Reggio Emilia, sempre sotto De Zerbi.
Il finale è per Duván Zapata. Personalmente la cessione non mi trova in disaccordo: la cifra è consistente (14+12 = 26, ben più di quelli pagati al Napoli nell'agosto 2017), così come la sensazione che Giampaolo non fosse pienamente convinto dal centravanti. E neanche cederlo all'Atalanta è il problema, bensì non avere in mano un vero sostituto alla fine del mercato.

Duván Zapata, 27 anni, partito a sorpresa verso Bergamo.

MERCATO IN ENTRATA - Voto 6+
(voto agosto 2017: 7+)

Se da una parte le partenze sono state limitate (Praet e Bereszynski sono rimasti, invece pensavo sarebbero partiti), dall'altra le entrate sono state diverse, sebbene nessuna faccia urlare al colpo del secolo. Un paio ci si avvicinano - per necessità tecniche -, ma servivano tre colpi: un terzino sinistro, un regista per il post-Torreira e un altro centravanti. Diciamo che non siamo vicini a questo scenario.

Partiamo dai piccoli colpi: Vid Belec è rimasto con l'impressione di fare il secondo, ma sarà il terzo, perché la Sampdoria ha firmato Rafael - svincolato dal Napoli dopo quattro anni con tante ombre - come back-up. Gabriele Rolando è tornato dopo un ottimo anno a Palermo, ma parte da quinto terzino: un peccato. 
Bene invece il ritorno alla base di Maxime Leverbe, che era stato seguito dal Cagliari e che potrebbe essere il quarto o quinto centrale. Dipende come consideriamo Alex Ferrari, che per me è un esterno di fascia destra, quindi in competizione con Sala e Bereszynski: un giocatore volenteroso, che potrebbe essere utile in qualche momento della sstagione.
Per sostituire Viviano, la Sampdoria ha scelto Emil Audero: personalmente avrei evitato un affare di compra y recompra con la società più forte dello scenario italiano, ma il portiere di scuola Juventus ha fatto benissimo a Venezia e chissà che non si confermi a Genova.
Perché il mercato in entrata è stato appena sufficiente? Perché i giocatori sono arrivati, ma non sembrano aver colmato i tre buchi di parlavo a inizio paragrafo. Partiamo da davanti: ho apprezzato molto Grégoire Defrel tra Cesena e Reggio Emilia, ma il giocatore visto l'anno scorso a Roma - 20 presenze, una rete (su rigore) - non può valere 18,5 milioni di riscatto a fine anno.
Una vera e propria rapina a mano armata, inspiegabile per lo stato del francese, che comunque - nel sistema di Giampaolo - credo possa far bene. Serviva un regista per il post-Torreira? Saltato il ritorno di Obiang, si è puntato su un mix: da una parte l'esuberante gioventù di Rolando Vieira (arrivato dal Leeds per 6,5 milioni), dall'altra la solida esperienza di Albin Ekdal (che ho visto piuttosto in forma al Mondiale e non è costato praticamente nulla, quindi bene).
Per rinnovare parzialmente la difesa, due azzardi o scelte esotiche (lo scopriremo a fine campionato): Omar Colley è un difensore molto fisico, arrivato dal Genk e che va idealmente a sostituire Silvestre. Dovrebbe giocarsi il posto con Andersen, così come Júnior Tavares dovrebbe giocarselo con Murru: una scelta sudamericana in pieno stile Sabatini, ma forse sarebbe servito un terzino dal profilo molto più solido.
Ci sono però anche delle note positive. La prima è Jakub Jankto: la Sampdoria ha prelevato un giocatore stanco di rimanere a Udine, ma che può beneficiare dal passaggio tra le mani di Giampaolo. Dopo aver giocato da esterno in Friuli, l'obiettivo è trasformarlo in una mezzala: trucco già riuscito con Praet, perché non con lui?
Ma soprattutto Giampaolo riabbraccerà due pretoriani del suo anno a Empoli (costo complessivo dei riscatti a 16,5 milioni di euro): il primo è Lorenzo Tonelli, che è finalmente arrivato alla Sampdoria dopo 18 mesi di inseguimento a Napoli, dove la sua figura è stata poco valorizzata. Il tutto nonostante la presenza di Sarri: una cosa che non riuscirò mai a spiegarmi.
L'altro arrivo - al fotofinish - è quello di Riccardo Saponara, che ha giocato la miglior stagione della sua carriera sotto Giampaolo. Il 4-3-1-2 è tagliato per la sua presenza e sacrificare Ramírez qualche metro più avanti - piuttosto che passare al 4-3-2-1 - è la maniera giusta per far convivere tutti in pace. E personalmente non vedo l'ora di rivedere il giocatore ammirato a Empoli.

Si comincia domenica prossima, quando la Sampdoria sarà impegnata a Udine contro una squadra dai mille punti di domanda. Noi ne abbiamo di meno, ma la tensione tra Osti e Giampaolo, l'1-0 striminzito contro la Viterbese in Coppa Italia e un tecnico scontento per il mercato non depongono a favore del 2018-19, che rischia di essere una stagione incolore per la Sampdoria.

Lorenzo Tonelli, 28 anni, ha firmato per la Sampdoria dopo un anno e mezzo di inseguimento.

05 giugno 2018

Sulla riva del fiume.

Si ride, si scherza e si sogna. Oddio, sognare fa male: in questo biennio (soprattutto nella stagione appena conclusa), abbiamo visto come volare vicino al sole ci riduce come un novello Icaro del calcio contemporaneo. Però è giusto che la Sampdoria si faccia una domanda: quali sono le prospettive del prossimo futuro? Perché in questi giorni c'è un filo di confusione.

Dawid Kownacki, 21 anni, un giocatore su cui impostare il futuro.

Partiamo da quello che c'è stato, da una verità inconfutabile. Non fatevi ingannare dalla vittoria contro la Juventus, dalla partenza monstre di questo campionato o dalle strisce positive di quello passato: la nostra realtà è questa, quella di chi deve combattere per sopravvivere e può permettersi al massimo la parte sinistra della classifica.
Se l'anno scorso è stato una discreta indicazione in tal senso, quest'anno l'ha confermato. Paradossalmente, ero più preoccupato quest'anno, dopo aver perso diversi giocatori, piuttosto che nell'estate 2016, quando il fallimento del "progetto" Montella aveva generato un vuoto di panchina e un grosso punto interrogativo sul futuro.
Viene anche da chiedersi quale debba essere il giudizio sull'operato di Marco Giampaolo e sui suoi due anni alla guida del Doria. La risposta è semplice: nonostante il difetto dell'integralismo (un giorno qualcuno morirà di 4-3-1-2 e fantasia), l'allenatore abruzzese ha fatto un buon lavoro, portando la squadra due volte al 10° posto.
Non che manchino i difetti, eh. Il rendimento lunatico della squadra fa parte di un gruppo con un'età-media bassa (soprattutto al primo anno), ma dev'essere anche superato a lungo andare. Non possiamo permetterci il luna park emozionale, perché se ti dicesse bene è il 16 maggio 2010... ma se ti dicesse male, è il 15 maggio 2011.
Non ero così spaventato dall'eventuale partenza di Giampaolo. Ho sempre pensato che una novità ci avrebbe fatto bene, specie in una Serie A così livellata verso il basso, dove rischiare la retrocessione è un'impresa. Persino il Chievo più brutto degli ultimi anni e un Cagliari inguardabile sono riusciti a confermarsi nel campionato appena concluso.
E poi c'è la valorizzazione del parco tecnico, che conduce alla politica di player trading intrapresa negli ultimi anni. Politica verso cui sono favorevole, perché non c'è alternativa: la classe media non esiste più - a meno che non ti chiami Atalanta e il tuo progetto tecnico sia a prova di bomba - e bisogna pur sopravvivere in una qualche maniera.
Guardiamo ai lati positivi: siamo partiti dal luglio 2014, quando due giocatori di proprietà della Sampdoria hanno presenziato alla finale del Mondiale (Shkodran Mustafi da una parte, Sergio Romero dall'altra) e ci ritroviamo quattro anni più tardi con ben cinque giocatori che andranno a giocarsi Russia 2018 (e tre che forse l'avrebbero meritato e sono rimasti esclusi). Non è poco in questo mare di incognite.

La partita non contava nulla, ma le parole di Giampaolo nel post-gara non lasciano intravedere nulla di buono.

E poi? E poi ci sono comunque i dubbi, che permangono sulle nostre teste. Perché la dirigenza è in ristrutturazione, perché Daniele Pradè si sta per accasare all'Udinese e perché la possibile partenza di Riccardo Pecini - vero asso nella manica della Sampdoria dei tempi recenti - in direzione Empoli rischia di essere una botta dalla quale sarebbe difficile riprendersi.
Già, perché l'iper-lodato d.s. Carlo Osti è sempre lo stesso che ha condotto campagne acquisti con poca prospettiva senza un attento lavoro di scouting a sostenerlo. Ricordiamoci che la sua prima campagna acquisti ha annoverato l'acquisto di Fornasier, De Vitis, Gianluca Sansone, Barillà e il primo Petagna: non brillantissimo, ecco. 
Quindi attenzione, perché il mercato è il campo in cui ci giochiamo una serena sopravvivenza e non bisogna lavorarvi a cuor leggero. Lo stesso mercato da cui arriveranno delle necessità, perché la lista dei partenti rischia di esser lunga, a partire da quel Lucas Torreira che sembra non solo incamminato verso una grande carriera, ma che è già lontano da Genova.
A lui potrebbero aggiungersi Dennis Praet (la clausola da 26 milioni è una sicurezza, ma il mercato è gonfiato e qualcuno ci proverà), Emiliano Viviano (Sporting Lisbona, Parma e Bologna han già bussato), Bartosz Bereszynski (in un'epoca senza terzini, il polacco vale oro) e persino Gianluca Caprari (che ha deluso e dovrebbe ripartire altrove).
E cosa serve di preciso a questo club, qualora tutte queste pedine si muovessero? Beh, non servono solo i sostituti, i cui nomi potrebbero far piacere e produrre ulteriori plusvalenze: se arrivassero Skorupski, Zajc, Sensi, Widmer e un Bruno Petković (quest'ultimo per dare più spazio a Kownacki), sarei più che contento.
Poi ci sono anche le necessità immediate. Un vero terzino sinistro, visto che l'unico buono ha firmato per il Milan a costo zero e gli altri tre di questa stagione - Murru, Regini e Dodô - non ne facevano uno buono ASSIEME. Un regista, che non può esser come Torreira, ma deve andare in quella direzione, giocando sul corto.
Prioritaria è la dismissione di asset dannosi dal punto di vista tecnico, come Sala, Álvarez e soprattutto Regini, magari scegliendo anche un capitano più prestante. O di quelli economicamente pesanti a lungo termine: Barreto e Silvestre possono rimanere se accettano un ruolo minore, altrimenti è giusto che partano.

P.S. Una chiusura finale la voglio dedicare all'ipotesi De Zerbi, circolata per un mesetto alle voci di un Giampaolo verso Napoli (e che mi avrebbe fatto piacere vedere al "Ferraris"). Oggi l'ex tecnico del Benevento riparte da Sassuolo, una buona piazza per mettere in piedi un laboratorio tattico, nonostante Iachini abbia garantito loro un altro anno in A. Vedremo nell'estate 2019 che valutazioni faremo.

Lucas Torreira, 22 anni, probabilmente saluterà: è stato comunque bellissimo.

04 settembre 2017

Alla prova del campo.

Finita. Finalmente, direi: è stata una sessione di mercato abbastanza provante. Per le cifre, per il solito moralismo da risparmiarsi (vi rimando a questo come guida per la prossima estate), ma soprattutto perché la Sampdoria ha fatto alcune cose bene e altre meno. Siamo qui apposta per rivederle (anche se in ritardo).

Marco Giampaolo è sembrato parecchio scontento della situazione fino al 27 agosto, giorno di Fiorentina-Samp.

MOVIMENTI IN ENTRATA - Voto 7+

Cosa serviva a questa Sampdoria? Parecchio, vista la volontà - non manifesta, ma manifesta - di smontare la squadra e monetizzare il momento d'oro di diversi giocatori. In più, c'erano da considerare alcuni buchi della scorsa stagione: la situazione terzini, un altro centrale da cambio, un nuovo vice-Torreira e un reale vice-Quagliarella.
Parte di queste problematiche sono state risolte con largo anticipo. A centrocampo - l'unico reparto non toccato dalle rivoluzioni - sono rimasti tutti e sono pure rientrati sia Valerio Verre dal Pescara che Leonardo Capezzi dal Pescara. A questi, si sono aggiunti gli arrivi dei giovani Joachim Andersen e Božo Mikulić, con la speranza che possano seguire la strada di Skriniar e Mustafi.
Sui terzini, non si è trovata una soluzione uniforme. Senza le cessioni di Sala e Bereszynski a destra, lo scenario è rimasto invariato. Diverso lo sviluppo a sinistra, dove la Sampdoria si è ritrovata al 31 di agosto con QUATTRO terzini mancini. Nicola Murru è arrivato per una cifra spropositata (7M + Cigarini: una follia, forse l'unico grande errore in entrata), salvo esser bocciato dopo un mese sotto Giampaolo.
Così, la Sampdoria ha dovuto mettere una pezza al 31 agosto, approfittando del contratto in scadenza tra il Napoli e Ivan Strinic. Il croato non è un fulmine di guerra, ma è un giocatore esperto arrivato a poco (2M) e sicuramente è un upgrade rispetto a chiunque potesse esser provato in quella posizione: quindi, bene così.
Sui centrali si è speso pesantemente, ma ne è arrivato solo uno. La cessione di Vasco Regini non solo non si è concretizzata (Spal e Cagliari esultano), ma è arrivato pure il rinnovo di contratto fino al 2021 (perché era quello di cui c'era bisogno...) e la sua ricollocazione al centro. Così, niente Lorrenzo Tonelli, che è il vero rimpianto di questa sessione estiva, perché sarebbe stato un acquistone.
Invece, ad agosto è arrivato Gian Marco Ferrari, centrale interessante e in ascesa dopo l'annata al Crotone. Tornato al Sassuolo (proprietario del suo cartellino), è arrivato alla Sampdoria in prestito con diritto di riscatto (e contro-riscatto per il club emiliano): un'operazione che costerà 15M (avete letto bene) al Doria. Una cifra abnorme, ma potenzialmente Ferrari potrebbe valere quest'investimento. In fondo, è sempre il mercato in cui Skriniar è stato valutato 35 milioni...
Infine, l'attacco. Partiti quasi tutti, servivano nuovi interpreti. Gianluca Caprari è costato tanto (13M a bilancio dall'Inter, ma per me non ne valeva più di 6-7), ma rimane una buona opzione, perché finalmente potrà allargarsi e fare quei movimenti che tanto Giampaolo apprezza negli attaccanti, in modo da aprire il campo agli inserimenti delle mezzali e del trequartista.
C'è anche un nuovo "10": si sperava in un nome meno costoso per età e storia recente, ma Gastón Ramírez è un usato sicuro. Classe '90, a Bologna ha fatto benissimo, in Inghilterra molto meno, complici anche l'infortunio. Nonostante i cinque anni di lontananza dall'Italia, sembra essersi ben inserito nella Samp, specie a Firenze.
E poi c'è il "9". Qualcuno che insidi Quagliarella e gli eviti altre 37 partite quest'anno. Dawid Kownacki è interessante, ma avrà bisogno di un biennio per emergere; Duván Zapata è invece una solida certezza, uno da doppia cifra. Dovrà giocare in modo diverso da Udine ed è sembrato una soluzione d'emergenza per Giampaolo al 31 d'agosto: lo dimostra anche la cifra spesa (3M di prestito + riscatto a 17M = acquisto più costoso nella storia del club).

Dopo il 2-1 al Benevento, stesso punteggio per cogliere una vittoria soffertissima a Firenze.

MOVIMENTI IN USCITA - Voto 8,5

La Sampdoria è andata in full mode e ha deciso di monetizzare tutto e subito, complice anche le volontà dei giocatori. Quasi tutti i gioielli della scorsa annata hanno preso la porta d'uscita, anche quelli meno pronosticati. E c'erano un paio di giocatori attorno a cui giravano i destini della Sampdoria 2017-18.
Partiamo dalle operazioni minori: Šimić e Leverbe in prestito, così come Baumgartner e Bonazzoli (ma alla Spal troverà spazio? Ho dei dubbi...). Pavlovic ha scelto di lasciare Genova per Crotone (peccato che sia andata male), così come Martinelli, Fedato e De Vitis hanno lasciato il Doria. La notizia del ritiro di Angelo Palombo è stata inaspettata, ma ci stava dopo la scorsa stagione.
Molto girava attorno a Patrik Schick: sarebbe dovuto essere il primo a partire, è stato l'ultimo, tanto che l'accordo con la Roma è arrivato solo il 30 agosto. Doveva essere della Juve, l'Inter l'ha sognato tutta l'estate e alla fine si è vestito il giallorosso. Visto il conguaglio - 5M ora + 37 fino al giugno 2020 e una percentuale sulla futura rivendita -, è un affare.
Luis Muriel ha scelto Siviglia, una piazza che può finalmente consacrarlo anche in Liga, e la Sampdoria ne ha ricavato 20M. Forse la cessione che DOVEVA arrivare per eccellenza. Anche Bruno Fernandes ha scelto le latitudini iberiche, tornando in patria allo Sporting Lisbona dopo che la Samp l'aveva appena riscattato dall'Udinese (7M di spesa, 8,5 di ricavo).
E mentre i reietti Cigarini e Budimir hanno scelto di ripartire altrove (il regista a Cagliari nell'affare Murru, l'attaccante in prestito con diritto di riscatto a Crotone), la Sampdoria ha fatto un altro affare clamoroso con Milan Skriniar. Non sarebbe dovuto partire, ma di fronte a 23M + il cartellino di Caprari, anch'io l'avrei portato in spalla nella Milano nerazzurra.
Rimpianti? Ce ne sono. Come al solito, in questa categoria le cessioni sono sempre più facilmente oggetto di discussioni rispetto ai potenziali nuovi volti. Detto di Regini, Dodô è ancora incredibilmente a Genova (il riscatto nel giugno 2018 appare una chimera), così come Sala e Álvarez, che non hanno trovato le offerte giuste per salutare il Doria.
Come l'anno scorso, a sorridere è il bilancio: mettendo insieme i ricavi delle varie cessioni assieme alle spese, il saldo è positivo (77,5 M le seconde, 87 i primi = +10 M). Quest'anno la Samp ha scelto di investire di più e scendere a patti con un mercato folle per cifre e valutazioni. Magari l'anno prossimo ci saranno cambiamenti, chissà.

Gianluca Caprari può migliorare, ma la partenza è stata promettente.

03 febbraio 2017

Ordinaria amministrazione.

Finita, chiusa senza troppi scoppi: la sessione invernale di mercato per quanto riguarda la Sampdoria è stata più chirurgica delle tante chiacchere che si sono sentite durante il mese di gennaio. Un mercato che ha contraddetto le parole del presidente Ferrero («Non partirà nessuno», ma qualcuno se n'è andato...), ma che può lasciare mediamente soddisfatti.

Bartosz Bereszynski, 24 anni, neo-arrivo doriano dal Legia Varsavia.

MOVIMENTI IN ENTRATA: voto 7
Dobbiamo partire dalla consapevolezza che il mercato invernale solitamente regala dolori e non gioie, specie se la tua posizione di classifica non è in zona europea. Basta vedere il caso Atalanta, che è riuscita a trattenere El Papu Gomez, ma ha ceduto a peso d'oro Gagliardini all'Inter e ha lasciato che Juve e Roma prenotassero Caldara e Kessié.
I movimenti in entrata sono serviti a sistemare alcune situazioni dei giovani e a garantirsi un futuro. In questo senso, l'arrivo di Lorenco Simic dal Hajduk Spalato sembra lo stesso destino subito da Milan Skriniar: garantire sei mesi al classe '96 per farlo ambientare a Bogliasco e alla Serie A, magari schierandolo di più dalla prossima stagione.
Non solo: è arrivato anche Bartosz Bereszynski, che avrà bisogno di tempo e di tanto lavoro sulla dinamica del pallone, ma che in situazioni statiche sembra insuperabile. Giampaolo dovrà prendersi quest'impegno, ma con Linetty è andata bene: cerchiamo di esser fiduciosi.
Il movimento di rilievo è stato quello di Filip Djuricic, diventato tutto della Samp: dopo tanto girovagare, il serbo ha trovato una sua continuità a Genova, nonostante non sia titolare e abbia accumulato solo nove presenze (100' in A!), brillando soprattutto in Coppa Italia. Starà a Giampaolo valorizzarlo nella seconda parte di stagione. Destinato a tornare al Benfica già in estate, è stata una bella notizia, visto che il classe '92 potrebbe essere una plusvalenza clamorosa.
A questo, si aggiunge infine l'acquisto di Valerio Verre: giocatore interessante e di buon potenziale, italiano ed ex vivaio Roma, Verre è una delle poche note positive della clamorosa stagione (in senso negativo) del Pescara. Pagato quattro milioni di euro, rimarrà in Abruzzo fino a fine 2016-17, ma per la Samp è un'ottima notizia, visto gli interessamenti per Linetty.

Luca Cigarini, 30 anni, alla fine non ha lasciato Genova.

MOVIMENTI IN USCITA: voto 6-
La Samp ha trattenuto Torreira nonostante la querelle rinnovo, ma alla fine resistere a determinate sirene è stato produttivo a metà. Per farlo, la società blucerchiata ha perso concentrazione per le tante questioni in uscita. A cominciare dai tanti esoneri che c'erano da compiere e che invece sono rimasti nella Genova doriana (con la situazione Carbonero a fare eccezione: la parabola del colombiano alla Samp è un rimpianto, giusta la separazione).
Se escludiamo la partenza di Eramo per Benevento (praticamente a zero), il passaggio di Tozzo a Matera e Krajnc liberato per il Frosinone, la Samp ha fallito miseramente in questo comparto: Álvarez ha rifiutato il Celta, che avrebbe permesso un'improvvisa e redditizia cessione; Dodô è ancora a Genova, non si sa bene perché, visto il suo rendimento deficitario e la poca fiducia di Giampaolo per il brasiliano.
A loro, si aggiungono le situazioni di Ante Budimir e Luca Cigarini: il croato è stato un acquisto sbagliato, arrivato sotto Montella e non abituato a giocare in un attacco a due. Il ritorno a Crotone gli avrebbe fatto bene, ma non si è concretizzato; il regista, invece, è stato accostato a tante squadre, ma è rimasto per paura di perdere Torreira. E ora i tre milioni di euro spesi in estate non torneranno mai più.
C'è qualcosa da salvaguardare. La prima è la fine del rapporto con Antonio Cassano, trattato come una pezza da piedi dopo aver spremuto tutta l'acqua - a livello di credibilità e di campo - rimasta. Una figura barbina, ma chiusa. Sulla cessione di Pedro Pereira al Benfica, invece, vado controcorrente: passato il treno dei dieci milioni di euro offerti dal Leicester nel gennaio 2016, l'affare con i portoghesi - 2,5 milioni più Djuricic - è positivo.

Massimo Ferrero, 61 anni, si deve preparare per l'estate.

A salvare un po' il mercato invernale ci hanno pensato i rinnovi: la Samp ha evitato di avere svincolati nella prossima estate, allungando i contratti di Puggioni e Silvestre fino al giugno 2019, con i due che si sono rivelati colonne importanti per l'esperienza in casa Samp, squadra giovane. A loro, si aggiunge il prolungamento di Quagliarella, sempre fino al 2019, ma apparso un po' in panne negli ultimi mesi.
Sarà importante soprattutto l'estate, dopo che nel 2016 è stata un'occasione per passare alla cassa in maniera più che intelligente. Al 99%, Torreira lascerà con una plusvalenza notevole; si spera che Muriel possa rivitalizzarsi, in modo da partire e far guadagnare altri soldi. In rampa di lancio c'è Patrik Schick, che sta facendo già molto bene durante questa stagione. Per ora ordinaria amministrazione: l'estate attende.

24 gennaio 2017

Correre ai forconi.

Premessa: cosa vi aspettavate da questo campionato? Di fare meglio dell'anno passato, certo. Ma di quanto? Perché vedendo le griglie pre-stagione e la nostra rosa, viene da chiedersi dove avreste collocato la Samp. Leggo di esoneri per Giampaolo - come a ottobre, ma è un'altra storia - e di cambi, ma la domanda è: chi può migliorare questa squadra? La sconfitta di Bergamo e l'ultimo periodo non lasciano spazi d'interpretazione.

Due punti nelle ultime sei gare per la Samp targata Giampaolo.

Come ho già detto più volte negli ultimi mesi, al duello di giugno Giampaolo-Pioli, la mia preferenza sarebbe andata all'attuale allenatore dell'Inter. Dobbiamo però cominciare a entrare nella possibilità che lo stesso Pioli si sia tirato indietro: dopo un anno e mezzo abbastanza positivo alla Lazio, ora sta facendo bene con l'Inter (25 punti da quando è arrivato) e la Samp - questa Samp - sarebbe stata un salto indietro per la sua carriera.
Diverso il discorso per Marco Giampaolo: Genova è una piazza tranquilla. O almeno dovrebbe esserlo, se non fosse che la Samp ha cambiato dieci allenatori nelle ultime sei stagioni (la retrocessione del 2010-11 ha fatto più danni di quanti ne immaginavamo). Tuttavia, lo svizzero ha scelto noi proprio perché l'impressione è che si potesse impostare un determinato progetto, fatto di giovani e pazienza.
Il rendimento dell'ultimo periodo (due punti in sette partite, arrivati da pareggi interni contro Udinese ed Empoli: ouch) è deficitario e a esso va aggiunta la figura barbina di Roma. Ha ragione Giampaolo sull'affermare come il 4-0 finale sia stato troppo severo verso una Samp capace di giocarsela nella prima mezz'ora, ma il punto è che bisognerebbe evitare di crollare ogni volta che si subisce uno o due gol, lasciando mentalmente la gara.
Gli episodi non stanno aiutando. Non ne abbiamo la controprova, ma nelle gare contro Roma, Milan, Napoli e Atalanta sono volati via dei punti che oggi metterebbero la Samp più in alto. E forse con meno pressioni, come nell'ottimo periodo avuto tra ottobre e novembre, quella striscia che ha salvato Giampaolo. La posizione del tecnico non è in bilico, ma certamente verrà rivista.
Colpa di chi? In parte sua, non c'è dubbio. Su 24 partite da allenatore della Sampdoria, Giampaolo non si è mai schiodato dal suo fidato 4-3-1-2: un integralismo incredibile, mai visto in tanti anni di Samp. Neanche Atzori e la difesa a tre erano durati così tanto. Se da una parte va dato l'onere intellettuale delle armi al tecnico blucerchiato, dall'altro c'è da chiedersi se una salvezza quasi conquistata non debba spingere a cercare altre soluzioni.

Paradossalmente la partita più brutta di questo periodo nero.

Ma le colpe di Giampaolo finiscono in un'altra domanda: sicuri che la Samp 2016-17 sia più forte dell'Empoli 2015-16? Se guardiamo la qualità media della rosa e dei panchinari (specie davanti), la risposta sembrerebbe sì. Ma nei ruoli-chiave - centrali, terzino sinistro, mezzala, trequartista - il confronto sembra offensivo per i toscani che l'anno scorso chiusero il campionato al 11° posto con 46 punti (più o meno lo stesso obiettivo della Samp odierna).
Nessuno dei trequartisti utilizzati - Álvarez, Bruno Fernandes, Praet - ha eguagliato la stagione di Saponara. Né Regini, né Pavlovic sono o saranno mai Mario Rui. Tonelli in questa Samp giocherebbe titolare domani mattina su una gamba, nonostante la stagione di Skriniar e Silvestre sia tutt'altro che disprezzabile. E soprattutto Praet finora non è la copia di Zielinski, nonostante le sue premesse fossero migliori di quelle del polacco in Toscana.
Ecco, questo è quello che manca: le riserve dell'Empoli 2015-16 erano Livaja, Krunic, Dioussé, Zambelli, Costa. Magari Pucciarelli non era Muriel, ma i giocatori si adattavano meglio a un certo tipo di gioco. Qui ci sono invece tanti progetti di giocatori che devono maturare e non sappiamo neanche quanti di loro rimarranno a fine anno. Pereira partirà già ora, si cercherà di monetizzare Muriel e poi chissà.
Viene quasi da chiedersi cosa fare a fine anno. Si potrebbe decidere dopo una domanda: «Mister, crede che la rosa sia migliorata dopo il suo lavoro?». Se la risposta di Giampaolo fosse no, allora è giusto separarsi. Ma subentra una seconda questione: lasciare la vecchia strada per quale? Non è che il panorama italiano pulluli di Guardiola.
La scuola nostrana sta rifiorendo con Conte, Sarri, Spalletti, Montella, Di Francesco. Tuttavia, questi sono nomi irraggiungibili. Allora bisognerebbe partire da un allenatore in costruzione: i nomi ci sarebbero - Oddo e De Zerbi, per farne due - ma anche qui si tratta di costruire. Insomma, il problema sono le scelte degli allenatori e dei dirigenti o è la pazienza che è finita dai tifosi dopo sei anni? Correre ai forconi non servirà.

Marco Giampaolo, 49 anni, in una posa che onestamente mi ricorda Jep Gambardella ne "La grande bellezza".

18 ottobre 2016

La fretta è cattiva consigliera.

Otto punti in altrettante gare di Serie A. La vittoria manca da agosto, quando la Samp ne mise via due prima di tornare dalla prima pausa internazionale. Dopo l'1-1 di Pescara e quello casalingo contro il Palermo, la tentazione sarebbe quella di buttare tutto all'aria: Marco Giampaolo, la squadra, i giocatori. Specie con il derby in arrivo.

Marco Giampaolo, 49 anni, già a rischio. Dopo sette giornate.

La partita di Pescara forse esemplifica più di qualunque altra queste difficoltà. Difficoltà che viaggiano su due linee diverse: da una parte l'incapacità cronica di questa squadra di trasformare e concretizzare la buona (se non enorme) molo di gioco prodotta. Un problema che affligge la Samp da inizio settembre e che è dovuto alla giovane età-media della squadra.
La seconda direttrice di problemi viaggia sulle tante ingenuità commesse in fase difensiva, dove la Samp non può esser perfetta - ci vorrà tempo, anche per il problema della gioventù (vedi sopra) - ma può essere sicuramente migliore di così. Specie se il calendario finora non è sembrato particolarmente proibitivo, mentre da qui in poi sarà più complicato.
Il comportamento che più stupisce è quello della società. Una società che forse non ha la minima idea di quello che sta combinando o di quel che vuole. Prima si è confermato Montella nonostante otto mesi deficitari; poi l'addio dell'Aeroplanino tentato dal Milan e la scelta di Giampaolo (che, confermo, non avrei scelto a luglio). Ora siamo alla follia.
Oltre alla rivoluzione dirigenziale (in arrivo Pradè, quasi un avvertimento per Osti e il suo operato), c'è Massimo Ferrero. Che ha tanti difetti, ma due principali. Il primo: non capisce granché di calcio, come ha spesso ammesso. Il secondo: parla. Tanto, troppo, spesso a proposito. Un giorno parla di Giampaolo come un maestro, quello dopo circolano voci di esonero.
La verità è che sappiamo tutti come si può chiamare un signore di questo tipo: a Roma direbbero "paraculo". Nulla di nuovo. Però con uno così, anche chi era contro la scelta di Giampaolo deve difenderlo almeno per coerenza: come si può pensare che un "maestro" insegni ai propri alunni tutto in tre mesi?
Solitamente un anno scolastico dura il triplo. Capisco che Ferrero forse abbia saltato la scuola dell'obbligo, ma bisogna misurare le proprie parole.

Attenzione però al tiro al piccione.

Dal canto suo, Giampaolo continua a lavorare, ma deve correggere alcuni errori di integralismo. Come ha rimarcato Davide Piasentini su SampNews24: «Non c’è mai una alternativa, un piano B o, perlomeno, delle idee nuove derivanti da una lettura attenta della gara. In poche parole il mister fa un fatica immensa ad uscire dal suo integralismo tattico».
E mentre il mister sottolinea come Antonio Cassano (sì, il 99) «è intelligentissimo: fiuta le cose prima degli altri e capisce molto di calcio, tanto è vero che può diventare un grande allenatore», qualche parola va spesa anche sui giocatori che finora sono scesi in campo in questo primo scorcio di stagione.
L'entusiasmo di settembre si è spento di fronte a prestazioni poco concrete, nelle quali si sono buttati diversi punti per ingenuità individuali (Cagliari), imprecisione (Pescara) o sfortuna (Palermo!). Punti che peseranno nell'arco di un campionato di una squadra che non è una diretta candidata alla retrocessione, ma che deve anche guardarsi le spalle.
Con l'aiuto degli xG osservati da Alfredo Giacobbe per L'Ultimo Uomo, vi potrete accorgere come la Samp in queste prime sette gare (non è conteggiata quella di Pescara) abbia una differenza reti più pesante rispetto a quanto l'indice statistico evidenzierebbe. Ergo c'è stato qualche errore da aggiustare: un dettato abbastanza fisiologico nell'arco di una stagione.
Ora però c'è il Derby della Lanterna e il rischio licenziamento per Giampaolo - a quanto pare - non è del tutto accantonato. Viviano si è infortunato e sarà out per qualche tempo, lasciando al portiere-tifoso Puggioni l'onere di giocare questa delicata gara. Dopo ci saranno Juve, Inter, Fiorentina e Sassuolo. Lo dico prima: la fretta è cattiva consigliera.
Ricordiamocelo in questo lungo mese di calcio.

I tifosi della Samp attendono la vittoria dall'agosto scorso.

18 luglio 2016

Nuovi inizi.

Buongiorno a tutti. Mentre la Serie A si prepara al rientro e la Samp si muove (finalmente) sul mercato, sono qui per annunciarvi qualche novità. Le news riguardano il modo in cui il blog sarà organizzato d'ora in poi.

Patrik Schick, 20 anni, l'arrivo più importante di quest'estate.

Cambierà un po' il modo di fare. La gestione della Samp mi lascia un po' sbigottito e questo non sta facendo che allontanare molti tifosi. Questo non vuol dire smetterla di seguirla, ma essere meno innamorato, stando pur sempre attento a quei colori che da vent'anni occupano il mio cuore.

Mentre la società ha acquistato Pavlovic dal Frosinone (allora una ogni tanto la si azzecca!) e ha lasciato andare un po' a sorpresa Nenad Krsticic (con la risoluzione consensuale del contratto), anche questo blog cambia un po' il suo modo di essere.

Si seguiranno di meno le partite, pur non escludendo la possibilità di pagelle. Si leggeranno articoli di approfondimento o alcune riflessioni varie, più a cuor leggero, magari inquadrando meglio il quadro generale piuttosto che concentrandosi sul singolo appuntamento.

Nell'augurarvi un buon proseguo d'estate, non posso che sperare che la Samp migliori la sua gestione. E che questo blog continui comunque a occupare un piccolo posto nel cuore dei doriani (oltre che nel mio, che lo curo da cinque anni).

04 luglio 2016

Parto gemellare.

Una settimana: non ci è voluto molto di più per capire le reali intenzioni del club. No, non sto parlando della Samp, ma del Milan, che ha portato Vincenzo Montella sulla sponda rossonera di Milano. Al di là sulle considerazioni sull'addio dell'Aeroplanino e dell'arrivo al suo posto di Marco Giampaolo, stupisce la poca programmazione in casa Samp.

Vincenzo Montella, 42 anni, lascia la Samp dopo nove mesi.

Oddio, stupisce: personalmente no, ma capisco bene chi s'incazzi per il cambio del proprio allenatore al 28 giugno (deve rappresentare qualche sorta di record). In fondo, siamo al 4 luglio, che fretta volete che ci sia? Con gli Europei ancora in corso, la stagione inizierà ancora più tardi e giustamente in società si sono presi del tempo.
Partiamo da Vincenzo Montella, che ha lasciato il confuso progetto Samp per poi accasarsi in una gabbia di matti forse ancora più grande, quella targata Milan. Difficile esser contenti del suo operato: la colpa non è solamente sua, ma si è dimostrato uno psicologo molto scarso per una squadra fatta di menti fragili e friabili.
Al di là del rendimento tecnico (la squadra è stata stravolta in estate, quando lui non c'era), la cosa che ha colpito di più è la poca voglia con cui Montella si è legato a questo progetto. La lite con Osti nel post-derby è sembrata riguardare più la modalità con la quale Montella ha gestito la squadra più che i risultati della Samp.
E che dire della scelta successiva alla Samp? Finché si è parlato di nazionale, ci potevo stare. A maggio, la sua ombra oscurava quella di Ventura - forse anche spinto dal primo ministro Matteo Renzi, incapace di farsi i fatti suoi - e c'era tempo per rimediare. Ma esser mollati per QUESTO Milan il 28 di giugno no. NO.
Se l'Aeroplanino ha dimostrato la sua poca fedeltà blucerchiata (come quando tornò a Roma nel giugno 2008 per fare la riserva delle riserve, invece di chiudere alla Samp), che dire di Carlo Osti e Massimo Ferrero? Il d.s. è rimasto e di operazioni di mercato neanche l'ombra, mentre il presidente continua a fare la macchietta.
Vede amore dove non c'è n'è alcuna traccia, parla di progetti quando non c'è neanche una prospettiva basilare di ripartenza. Colpisce il modus operandi di questa vaghezza: se non c'è voglia di continuare e neanche la voglia di incassare qualcosa dalla clausola che legava Montella alla Samp, meglio lasciarlo andare prima.
E che dire dei sostituti? Saltato Pioli, ormai il post-Montella sarà certamente Marco Giampaolo, ma è il 4 luglio e non c'è l'ufficialità. IL 4 LUGLIO! Perdonatemi il caps lock, ma se uso il maiuscolo è perché non ho mai visto tanta approssimazione in una dirigenza. E dire che qualcuno ha detto che saremmo stati il nuovo Parma, invece i conti - per ora - sono ok.
La cosa più bella è l'assoluto silenzio che regna. L'ideale sarebbe lasciare vuoto lo stadio, giusto per dare un segnale. C'è che risponde come una mossa del genere danneggerebbe soltanto la squadra. Io personalmente ho un'altra valutazione da fare.
Come può una mossa del genere danneggiare una squadra che l'anno scorso ha visto una media-spettatori di quasi 22mila persone su uno stadio da 36mila posti e comunque ha ottenuto quei risultati? Parliamo della stessa squadra che si è salvata per un punto, che ha registrato alcune delle figure più incolori che la recente storia blucerchiata possa rimembrare?
Non è per dire, ma il periodo post-retrocessione ha visto più orgoglio e rispetto di questa bambagia assoluta. Se andare in B è stata una brutta botta nel 2011, comunque la società si mosse all'epoca. Certo, Bertani, Bentivoglio, Atzori, Piovaccari, la conferma di Maccarone furono mosse sbagliate, ma ci si mosse almeno. E si rimediò a gennaio, tanto da centrare un'incredibile risalita.
Com'è finita lo sappiamo, ma è incredibile vedere come la Samp non si stia muovendo in questo calciomercato. Si parla di nomi - Castan, Schick (che costa cinque milioni), etc. - ma non si muove nulla. Neanche in uscita, dove Soriano e la sua voglia di lasciare Genova sono ancora qui, mentre l'affare Fernando (con i suoi 13 milioni) sembra saltato.
Un peccato, perché è stato pagato otto milioni l'estate scorsa e dopo una stagione così così rivenderlo a quella cifra sarebbe stata una buona idea. Così come sarebbe stato un affare vendere Luis Muriel a 25 milioni allo Spartak nel novembre 2015; invece, in questi giorni girano foto della sua invidiabile forma in Colombia. Mi viene da piangere pensando al fu-erede-di-Ronaldo.
Quale potrà mai essere il futuro per la Samp? Quale può essere la prospettiva di una società che ha rifiutato Sarri nel giugno 2015 per seguire il progetto tecnico di Mihajlovic (palla lunga e pedalare: con modo, ma è quello) e ora si ritrova in mano un allenatore che ha continuato proprio il lavoro di Sarri a Empoli l'anno scorso, cercando di imporre il proprio gioco?
Mi viene il mal di testa solo a pensarci. Se avete una soluzione a questo ingarbugliato rompicapo, fatemelo sapere. Intanto abbiamo questo parto gemellare all'orizzonte: un figlio se n'è andato, un altro arriva. Giampaolo sarà l'UNDICESIMO (!) allenatore doriano negli ultimi sei anni: speriamo solo che non sia l'ennesimo Isacco da consegnare alla recente storia.

Marco Giampaolo, 48 anni, è il successore di Montella.

25 giugno 2016

Tempi bui.

No, tranquilli: non è morto nessuno. Anche se la puzza di cadavere si sente da diverso tempo. Durante quest'estate, sono tutti concentrati sulle competizioni internazionali. Quale migliore distrazione per evitare che si parli di Samp? Anche perché, a guardar bene, non ci sarebbe nulla di cui effettivamente parlare.

Il quadriumvirato a colloquio: non saranno tempi facili.

Nonostante una stagione tragicomica, chiusa con una salvezza appena accennata e con un harakiri da 10 gol subiti nelle ultime tre giornate di campionato, la Samp ha il dovere di ricominciare con altro piglio. Invece, l'impressione che si ha è quella di una società che si prepara a sopravvivere per l'ennesimo anno, magari sperando in un miracolo tecnico dovuto a chissà quali fattori.
A realizzare quel miracolo dovrebbe esser Vincenzo Montella, un altro che ha dimostrato come rimanere non fosse la prima opzione. Si è parlato di Milan, ma le vicissitudini societarie hanno rimandato il tutto. Si è parlato di nazionale, ma Tavecchio aveva già scelto Ventura per la successione a Conte. E quindi? Quindi si rimane a Genova, seppur con tutte le difficoltà del caso.
Il tutto nonostante i rapporti con il d.s. Carlo Osti siano ai minimi storici. Potete raccontarci tutte le cene riparatrici che volete, ma gli sfoghi post-derby hanno parlato chiaro: dirigenza e tecnico sono due cani che si abbaiano contro e Ferrero non ha ancora tirato loro una secchiata d'acqua per separarli definitivamente.
Non solo: Montella è stato confermato, ma anche Osti è rimasto al suo posto. E io che ingenuamente ho sperato nel Bologna - bisognoso di un sostituto come d.s. dopo l'addio di Corvino - che ha poi virato altrove. Del resto, chi prenderebbe un d.s. con così poca prospettiva e capacità di guardare oltre il proprio naso? Giusto qualcuno ai minimi storici.
E infatti eccoci qua. Ferrero va difeso solo su una cosa: per ora, i bilanci non parlano della Samp come un nuovo Parma. Tutto è abbastanza sano, se non fosse che le prospettive sportive invece disegnano scenari incolori. Nessuna intuizione sul mercato, per ora il minimo sindacale in sede di calciomercato.

Com'è finito il nostro 2015-16.

Mentre la società cerca di distrarre i tifosi con l'iniziativa #70diNoi, non si muove una foglia. Gira qualche nome, ma sono persino di meno rispetto alle ultime estati. Questo perché l'impressione è che - nonostante Montella sia rimasto - non ci sia una linea comune da seguire. O meglio una c'è, quella delle cessioni.
Attenzione: io non sono contro. Se arriva lo Spartak Mosca e offre 13 milioni per Fernando, lo DEVI cedere. Sopravvivere con queste operazioni è importante. Mi dispiace che Mr. Porto il cazzo via da qui in due settimane Roberto Soriano sia ancora sotto contratto con la Samp, ma la sua pessima seconda parte di 2015-16 ha condizionato gli eventuali compratori.
De Silvestri è un altro possibile partente, ma anche in quel caso le spalle sarebbero coperte (Pedro Pereira, fatti valere con Vincenzo). Il problema è che dal lato arrivi c'è una desolazione spaventosa. Anzi, nonostante il bilancio sia a posto, la Samp deve ancora pagare il Torino per il riscatto di Fabio Quagliarella, tutto da rivedere nella prossima stagione.
Intanto, con poca lungimiranza, la Samp ha ceduto Pawel Wszolek, autore di un'ottima stagione a Verona. L'Hellas l'ha riscattato per una cifra irrisoria (1,8 milioni di euro), quando l'operazione giusta sarebbe stata rinnovare e aspettare qualcun altro. Proprio questo modus operandi mi spaventa.
Quello che porta a pensare che Castan sia una valida alternativa per la difesa dopo sette presenze in due anni a Roma. Lo stesso per il quale prendere Matias Suarez - attaccante dell'Anderlecht che già da sei mesi aveva dichiarato che avrebbe lasciato Bruxelles - è impossibile, tanto che Suarez ha firmato con il Pescara per sostituire Lapadula.
In tutto questo, alla voce "arrivi" c'è un desolante zero. E il caso Cassano tiene banco: di caso c'è poco, perché l'addio è praticamente certo. Ma siamo sicuri di poter rinunciare a uno che ha comunque sfornato sei assist con una forma precaria, se le alternative non ci sono?
Qualche tempo fa, i Ministri cantavano: "Veramente vivo in tempi bui / e non è per rovinarti il pranzo / che ti dico arriva la marea / e tu la scappi per entusiasmo". Peccato che l'entusiasmo - a un mese dalla celebrazione per i 70 anni della Samp - io non lo veda proprio. Neanche col binocolo.

Antonio Cassano, 33 anni, probabilmente non sarà nella Samp 2016-17.

03 febbraio 2016

Il grande silenzio.

Doveva esserci una sorta di rivoluzione per accontentare l'allenatore e invece di mosse rilevanti ce ne sono state poche. Anzi, una c'è stata: quella meno adatta, anche se forse un po' forzata. Il calciomercato invernale del 2016 si chiude male per la Samp, che si ritrova con gli stessi problemi di prima e gli acquisti non appaiono incoraggianti.

Dodô, 23 anni, è il nuovo terzino della Samp.

Cosa serviva alla Samp in entrata? Un terzino sinistro, un centrale forte e un paio di centrocampisti dai piedi buoni. Tutto questo indipendentemente dal fatto che la squadra verrà schierata a quattro o a tre da Montella: il secondo tempo di Bologna sembra aver dato un'indicazione in questo secondo senso, ma vediamo le operazioni nel dettaglio.
Alla voce arrivi, la casella è rimasta mestamente vuota fino al 17-18 gennaio, quando il transfer di Ricky Alvarez è stato finalmente reso valido e l'argentino è stato a disposizione dell'allenatore. Dopo i tanti infortuni con Inter e Sunderland, il suo acquisto a costo zero è il classico azzardo: speriamo che vada invece di spaccarsi un'altra volta.
L'esterno è stato trovato in Dodô, brasiliano che in due anni e mezzo non ha ancora giustificato l'azzardo che Sabatini fece nell'estate 2012. L'ex Corinthians ha girato tra la Capitale e Milano, senza mai trovare continuità: se difende come domenica, non credo che la troverà neanche da noi. Mi tengo i miei dubbi.
Al centro due gli acquisti. Se Mobido Diakitè è un arrivo dell'ultimo minuto che serve solo per completare il quartetto di centrali, l'operazione Andrea Ranocchia - in prestito dall'Inter - è fumo negli occhi. Il ragazzo quest'anno non ha mai giocato e negli ultimi due anni è stato insufficiente. Come si può pensare che possa risolvere i problemi difensivi della Samp?
Anche in questo caso, la partita di Bologna dà qualche indicazione (vedi l'errore nel secondo gol rossoblu). Lui pensa a Euro 2016, io rimpiango Giulio Falcone. Così come non ho capito l'arrivo di Jacopo Sala a Genova in prestito con obbligo di riscatto fissato a cinque milioni di euro: di terzini destri siamo pieni.
Tra Cassani, Pereira (saltato il prestito all'Hellas) e De Silvestri, ne avevamo bisogno? Oppure il buon Lollo ha di nuovo problemi fisici? Quasi la metà dei soldi di una cessione importante sono volati via anche con il ritorno di Fabio Quagliarella, arrivato dal Torino con la stessa formula di Sala e un riscatto fissato a 2,7 milioni di euro alla fine del 2015-16.
Personalmente sono combattuto. Il cuore mi dice di esser felice: è tornato un giocatore che ha lasciato un ricordo importante pur rimanendo al Doria una sola stagione. Il cervello mi dice che è l'acquisto sbagliato: solo con un attacco a due punte avrebbe senso il suo arrivo. Se sarà ancora 3-4-2-1 o 4-2-3-1, Quagliarella non è collocabile dal punto tattico.
Vedremo quale delle due opzioni sarà buona. Intanto la Samp si è cautelata anche per il futuro, prelevando il difensore slovacco Milan Škriniar, classe '95 arrivato dallo Zilina. Possiamo solo sperare in un nuovo Mustafi.
Riassumendo... ci serviva un terzino ed è arrivato un (ex) giovane senza speranze; ci serviva un centrale ed è arrivato Ranocchia; ci servivano due centrocampisti dai piedi buoni e non è arrivato nessuno. Il tutto spendendo un milione di euro in tutto il mercato invernale.
OPERAZIONI IN ENTRATA: voto 5

#BentornatoQuaglia, ma speriamo in bene.

Anche per le operazioni in uscita c'è contrasto. Due gli obiettivi: evitare partenze importanti e far giocare i giovani finora poco utilizzati. E non è che sia andata benissimo. Una lancia ogni tanto bisogna spezzarla anche in favore del deludente Osti: qualcuno effettivamente è andato a giocare. Prendiamo gli esempi di Rocca e Bonazzoli, in prestito alla Virtus Lanciano.
Pedro Pereira era stato promesso all'Hellas, dove avrebbe preso il posto lasciato da Sala come terzino destro. Invece è saltato tutto all'ultimo. Ripeto: non vorrei che De Silvestri stesse avendo nuove difficoltà fisiche. Forse anche Krsticic sarebbe dovuto partire per giocare (c'era il Club Brugge), ma rimarrà a disposizione di Montella (stavolta integro).
Impossibile liberarsi invece di Djamel Mesbah, che ha rifiutato qualunque destinazione per giocarsi le sue chance alla Samp. Peccato che proprio ieri notte sia stato pizzicato dai carabinieri con un tasso alcolico alto e la Samp sia pronta a chiedere la rescissione. Per l'algerino - mussulmano - non c'è metafora migliore di «Se Maometto non va alla montagna...».
Fallita la svendita di Muriel e lo scambio con l'Udinese riguardante Barreto e Bruno Fernandes, non sono comunque mancate le partenze. Coda è andato a Pescara, con la speranza di tornare in A con gli abruzzesi. Regini era in scadenza, ma ha allungato il contratto e si è poi trasferito al Napoli in prestito con diritto di riscatto: speriamo che i partenopei ci caschino.
A sorpresa, anche Ervin Zukanović ha lasciato la Genova blucerchiata. Forse in maniera indolore: a parte i tre gol realizzati in campionato, il bosniaco non ha mai trovato la collocazione adatta in campo. Troppo lento per fare il terzino, troppo poco abituato a fare il centrale. E la Samp ci ha pure guadagnato: pagato tre milioni in estate, la Roma lo pagherà a quattro.
La vera delusione è la partenza di Éder. Attenzione: non che il ragazzo abbia spinto per rimanere a tutti i costi fino a giugno, nonostante un contratto rinnovato a settembre scorso fino al giugno 2020. Dopo un campionato straordinario, l'italo-brasiliano ha deciso (giustamente) di cogliere l'occasione della vita e passare all'Inter, rifiutando la migliore offerta del Leicester.
Un'altra cosa ha rattristato però i tifosi, ovvero la poca resistenza della società. Con quel contratto in mano, la Samp doveva dire di no. O al massimo cedere Soriano, giocatore creativo, ma troppo discontinuo per rimanere. Invece la Samp ha scelto di monetizzare Éder e probabilmente cederà comunque Soriano a giugno. Cosa sta succedendo? Ai posteri l'ardua sentenza.
OPERAZIONI IN USCITA: voto 5

L'addio di Éder fa male, economicamente e tecnicamente. La sua prima non è andata benissimo.

02 agosto 2015

FERRARIS CALLING: Roberto Soldado

Buongiorno a tutti i tifosi sampdoriani e benvenuti a un altro (forse l'ultimo) numero di "Ferraris Calling", la rubrica con la quale proviamo a vedere quali colpi potrebbero esser utili alla Samp in questo mercato estivo. Oggi ci occupiamo del centravanti: partito Stefano Okaka per tre milioni di euro, questi potrebbero essere utilizzati per un colpo in prestito, ma di grande effetto. Il sogno è Roberto Soldado.

Roberto Soldado, 30 anni, e il Tottenham: un'avventura mai decollata.

Soldado? Ma chi quello del Tottenham? Sì, lui. Ero indeciso tra lui e Javier Hernández, ma lo stipendio del messicano - se è possibile - è persino più alto di quello dello spagnolo: cinque milioni di euro quello del centravanti del Manchester United, quattro quello del numero 9 del Tottenham. Mi rendo conto che sono tanti, ma non è uno scenario impossibile.
Roberto Soldado due estati fa si è separato da Valencia, dal suo scenario da Champions, dall'essere capitano e bomber del club. Una scelta naturale per chi all'epoca era uno dei centravanti migliori dell'intero panorama europeo. La scelta del Tottenham sembrava ideale per essere l'ariete del tridente di André Villas-Boas.
L'esperienza insegna che poi le cose sono andate diversamente: Soldado non si adatta al calcio inglese, segna poco e Villas-Boas viene esonerato. Le cose non sono andate meglio né sotto Sherwood né con Pochettino. Lo score dello spagnolo a White Hart Lane recita 76 presenze, 16 gol. In Premier il bilancio è peggiore (52 partite, sette reti) e a questo punto la sua partenza pare inevitabile.
La Samp vive sull'onda delle necessità. Al di là della figuraccia contro il Vojvodina, la partita ha confermato che né Eder, né Muriel sono prime punte. Giocano in profondità, ma non hanno la capacità di fare da riferimento in area. E la partenza di Okaka costringe la Samp a guardarsi intorno per sostituirlo.
In questo momento c'è attenzione sulla possibilità di riabbracciare Cassano (continuo a ribadire il mio no), ma Zenga ha in rosa il solo Federico Bonazzoli come centravanti. Avere Roberto Soldado al Ferraris permetterebbe anche al classe '97 di crescere sotto l'egida di un attaccante straordinario (209 gol in 464 partite da professionista: mica male).

Il magnifico Soldado con la maglia del Valencia: capitano e bomber.

E pensare che Soldado è già stato vicino alla maglia blucerchiata. Nell'estate 2008, la Samp parlò con il Real Madrid per ottenere uno sconto sul riscatto di Antonio Cassano. Vista la positività dell'operazione, i Blancos pensavano di prestare un altro giovane al Doria: quel giovane era proprio Soldado, all'epoca reduce da un'annata da riserva al Bernabeu.
In questi giorni si parla del fatto che Soldado potrebbe lasciare il Tottenham: lo spagnolo spinge per un ritorno in Liga a 10 milioni di euro, magari al Villareal (affare molto vicino alla chiusura, ahimè) o al Siviglia. Anche il Benfica potrebbe farsi avanti, visti i tanti soldi incassati in questo mercato estivo per le cessioni e la necessità di rimpiazzare Lima, trasferitosi negli Emirati.
E la Samp cosa potrebbe fare in questo scenario? Beh, potrebbe essere un porto di rinascita per il centravanti classe '85. Un ritorno in Liga sarebbe comodo per Soldado, ma lo segnerebbe inevitabilmente come giocatore che può far bene solo in terra iberica. Riprendersi in Serie A, anche se solo per un anno, avrebbe tutt'altro impatto. E si sa che la Samp è un ambiente che fa rinascere i talenti sopiti.
Inoltre, i blucerchiati risolverebbero il problema del centravanti, seppur solo per una stagione. Tuttavia, l'impressione che ho è che una stagione di Soldado vale più di un triennio con tutti i nomi circolati sinora (Denis, Samaras, Geferson). Non dimentico quando Soldado gonfiava la rete nelle serate di Champions.
L'intenzione non è di comprarlo (la Samp non ha 10 milioni di euro da parte), ma spendere l'incasso di Okaka per finanziare il prestito e l'ingaggio dello spagnolo. La speranza è che la dirigenza della Samp alzi la testa e tenti il colpaccio. A volte le cose più belle sono dove meno te l'aspetti. Il Villareal spinge per la chiusura, ma un colpo di coda (blucerchiato) sarebbe bellissimo.

21 luglio 2015

Negazionismo calcistico.

Ci risiamo. Un'altra volta, forse l'ennesima. È dal dicembre 2010 che buona parte del popolo doriano, forse la maggioranza, aspetta il ritorno del suo profeta. Non uso il termine "profeta" a caso: per una qualche vaga ragione, la fede blucerchiata ha in Antonio Cassano il suo messia, a prescindere da quello che è successo in passato e di come questi fatti possano aver affievolito quello straordinario feeling.

Cassano e il Parma, un'avventura conclusasi a gennaio.

È necessario un riassunto delle puntate precedenti, come in una buona telenovela che si rispetti (e questa trattativa non ci va lontano). Ci siamo lasciati tre anni fa, con un mio pezzo che parlava dello stesso argomento: Cassano vicino al ritorno alla Sampdoria, magari con Rafa Benitez alla guida dei blucerchiati. Poi il viaggio di Sensibile a Londra andò male e i Garrone non ritennero necessario potenziare la squadra con il ritorno del figliol prodigo.
Nel frattempo, la Sampdoria ha passato due campionati di A pessimi (14° e 12°), con un cambio di d.s., l'allontanamento dell'amministratore delegato, tre allenatori diversi e infine il passaggio di presidenza da Garrone a Ferrero. L'ultima annata è stata molto positiva e forse sarebbe meglio mantenere il gruppo attuale e aggiungere qualche pezzo nuovo. Magari ragazzi che potrebbero potenzialmente esser rivenduti con una plusvalenza.
Cassano, invece? Beh, Antonio come al solito ha fatto quello che gli pareva. Disse nel lontano gennaio 2011, alla presentazione con i rossoneri: «Sarà l'ultima tappa della mia carriera, stavolta è l'ultima occasione. Se sbaglio al Milan, sono da manicomio». Ovviamente sbaglia e passa all'Inter nell'estate 2012 nello scambio con Pazzini, lanciandosi nell'ennesima dichiarazione sbagliata: «Sopra al Milan solo il cielo? Dopo il cielo c'è l'Inter».
Tutti a ridere in sala stampa. Beati loro: è l'ennesima sparata da cazzaro di chi proprio non impara mai. Altro che figli e responsabilità: Cassano rimane Cassano. E infatti discute con Mazzarri e va a Parma. In Emilia lo aspetta una grande annata, ma il perché della sua partenza è nel suo stile: «Mazzarri mi ha mandato via. Le uniche persone che rispetto nel calcio sono Ghirardi e Leonardi: non volevo venire qui perché ho paura di deluderli».
Non le deluderà, ma come al solito ci vede benissimo (come ha dimostrato l'andazzo della vicenda societaria gialloblu). A quel punto è arrivata la risoluzione e l'attesa per sei mesi. Una proposta indecente alla Samp, che fermò tutto per volere di Mihajlovic. Ora ci riprova. Tanto Cassano è un maestro nel rimangiarsi le promesse: «Se non arriva nessuna proposta entro giugno, smetto», aveva detto a gennaio. Continua ad allenarsi, chissà perché...
Ora, non sarò certo io a negare l'affetto che Cassano può provare verso la Sampdoria. L'ha detto in tutte le salse e forse non ha ancora trovato una squadra perché manchino le offerte (le fanno a Osvaldo, figuriamoci a Cassano), ma perché Fantantonio aspetta SOLO la Sampdoria. Il problema semmai qui è un altro. Come dice un andazzo italiano: «Le parole e i fatti non si pesano nella stessa bilancia».


Già, perché tutto sommato Cassano ha promesso la sua fedeltà un po' ovunque. Che fosse Inter, Milan, Parma o nazionale, i buoni propositi non sono mai bastati. Alla fine, lui ha fatto sempre il bello e il cattivo tempo come preferiva. Certo, sul campo c'è stato poco da dire: a Parma ha disputato un 2013-14 straordinario (12 gol, 7 assist), mentre sulla sponda nerazzurra di Milano è andata così così. Tuttavia, la classe del 99 non è oggetto di dibattito.
Quel che si dibatte è che l'amore - quando si spezza - non si ricuce. Un connubio così perfetto, come quello che la Samp e Cassano hanno avuto fino alla discussione del suddetto con Garrone senior, è qualcosa di talmente ben costruito che è difficile poi far finta di niente e tornare al passato. Del resto, le dichiarazioni di fedeltà di Fantantonio sono da prender con le pinze.
Ma sopratutto: Cassano serve alla Sampdoria? La risposta è no. È uno dei migliori talenti italiani (così nessuno mi accuserà di averlo sottostimato), ma la Samp schiera già Éder e Muriel come seconde punte. E chi dice che questi ultimi possono fare i centravanti, si sta solo prendendo in giro. Davanti c'è solo Bonazzoli e Okaka è in uscita. Manca un 9 classico, non gli assist (ci penseranno Correa e Soriano).
Eppure leggo sulla rete di proclami di ritorno e di grande eccitazione. Una fibrillazione così da parte dei tifosi della Samp non la vedo dall'estate del 2008, quando la Samp sfiorò a più riprese l'arrivo di Andriy Shevchenko dal Chelsea. Poi l'ucraino scelse un inglorioso ritorno al Milan (ben gli sta: 26 presenze stagionali, due gol!) e la Samp prese Pazzini.
Sul mercato c'è una marea di gente che la Samp potrebbe monitorare. Eppure - come nei casi Zukanovic e Silvestre - la società punta semplicemente su quello che ha sotto gli occhi. C'è mancanza di memoria nella dirigenza, che forse ha scordato quanto avvenuto cinque anni fa. In Ferrero, che non pensa a un altro Correa, ma solo a un modo per ingraziarsi i tifosi.
Al di là che Cassano accetti o meno la proposta (riportata da SampNews24: rimane solo l'ostacolo Zenga), ormai poco importa. L'ambiente, la dirigenza, l'idea di mercato blucerchiata han già perso. Poco importano i risultati se il pensiero fisso è semplicemente riportare a casa qualcuno che ha già tradito una volta. Siamo di fronte al negazionismo calcistico, di sé stessi e delle proprie prospettive. Tanti auguri.

Antonio Cassano, 33 anni, vuole il ritorno alla Sampdoria.