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04 settembre 2018

Che domenica bestiale.

Un risultato inaspettato, ma meritato. Una debacle di una squadra tra le candidate allo scudetto, che però non spiega tutti i suoi problemi. Una fantastica serata per un gruppo che ha rinnovato parecchio, ma che ha giocato un'ottima gara. Una Sampdoria ordinata e cinica abbatte il Napoli per 3-0, con il risultato che espande i meriti della compagine di Giampaolo.

Le due squadre riunite a centrocampo nel pre-gara per ricordare le vittime di Ponte Morandi.

La Sampdoria si presenta alla prima in casa commemorando le vittime di Ponte Morandi e con diversi cambiamenti: dentro Ekdal e Saponara dal 1', così come c'è l'esordio di Tonelli, che prende il posto di Colley. Il Napoli comincia le sue rotazioni: dentro Verdi e Diawara, fuori Callejon e Hamsik. Tutto normale per chi giocherà tante gare.
Al 1', subito occasione per il Napoli: lancio al millimetro di Allan e Insigne sbuca alle spalle di Tonelli, anticipando Audero con un lob. Peccato che il pallonetto sia troppo lento e Andersen possa rimediare senza affanni. Gli ospiti hanno il pallino del gioco, ma in pochi minuti si ritrovano incredibilmente sotto nel punteggio.
Al 10', su corner del Napoli, la squadra azzurra si fa trovare scoperta: Defrel aggancia il pallone e appoggia per Linetty, che lancia il contropiede. Appena ricevuta la palla sulla linea di centrocampo, Saponara cambia lato di prima e serve Defrel, che fatica nel controllo, ma poi spara un gran destro di controbalzo per battere Ospina: 1-0.
In vantaggio a sorpresa, la Sampdoria non cambia la sua attitudine: ordinata uscita della palla, passaggi corti e squadra stretta, con il difetto di essere deboli sui lati. Il Napoli tenta di impensierire Audero, ma né un sinistro di Milik né una punizione di Insigne impensieriscono il portiere blucerchiato. E anzi, arriva il raddoppio.
Al 31', palla perfetta di Ekdal per la corsa di Bereszynski, che mette in mezzo un pallone rasoterra. Quagliarella aggancia e realizza di non avere spazio per il tiro, scaricando la sfera sul vicino Defrel: il francese esita, ma alla fine calcia e trova pure la fortunata definizione di Albiol, che spiazza di fatto il portiere: doppietta e 2-0.
Il primo tempo finisce così, con l'ammonizione del neo-entrato Ramirez per fallo su Allan: purtroppo l'infortunio di Saponara l'ha costretto ad alzare bandiera bianca nei primi 45'. Ancelotti punta su due cambi per la ripresa, sostituendo gli evanescenti Insigne e Verdi per una trazione migliore, inserendo Mertens e Ounas nella ripresa.
Purtroppo per gli ospiti, i cambi producono qualcosa, ma non il cambiamento di cui avrebbero bisogno. Le occasioni migliori arrivano da un colpo di testa di Milik (parato centralmente da Audero), da una carambola Andersen-Audero su un cross di Ounas (fuori) e da un tiro rasoterra di Mertens (anche questo salvato agevolmente).
Nella girandola di ammonizioni e sostituzioni, arriva non solo il gol che chiude la gara, ma un vero e proprio capolavoro. Su un cross debole di Bereszynski, al minuto 74, è Quagliarella a gelare Koulibaly e Ospina con un tacco dalle sembianze quasi animali: come un granchio, il 27 avvolge la palla nel suo tacco e segna uno dei gol dell'anno.
La partita finisce sostanzialmente lì. La Sampdoria si chiude dietro e completa i cambi, mentre il Napoli ci prova per altre due volte: il destro di Milik finisce fuori di poco, mentre l'assist dello stesso polacco trova Mertens a centro area, ma non basta anticipare Audero in uscita, perché il numero 14 mette la palla alta.

L'umiltà di Fabio Quagliarella, uno che non esulta perché gli amori vengono prima delle emozioni istantanee.

Audero 6.5; Bereszynski 7, Andersen 7, Tonelli 7.5, Murru 6.5 (dal 13' s.t. Sala 5.5); Barreto 6.5, Ekdal 7.5 (dal 38' s.t. Ronaldo Vieira s.v.), Linetty 7; Saponara 6.5 (dal 35' p.t. Ramirez 5.5); Defrel 8, Quagliarella 7.5

Al di là dello scarto - che mi è sembrato esagerato: la produzione di xG è stata la stessa tra le due squadre -, la vittoria della Sampdoria è stata iper-meritata. Una prestazione di squadra, che ha dimostrato come gli aggiustamenti rispetto a Udine abbiano funzionato. E soprattutto come alcuni elementi siano fondamentali per questa squadra.
Come detto già dopo la prima gara, Ekdal è un buon interprete per il ruolo di regista: non è Torreira, ma ha eleganza, calma e raziocinio sufficiente per giocare in quella posizione. Tonelli ha esordito con una prestazione super, mentre Saponara - nonostante un problema muscolare che l'ha costretto all'uscita dopo 35' - ha mostrato altri buoni spunti dopo Udine.
Problemi? Continuo ad avere qualche dubbio su Audero e Murru. Il portiere ha mostrato ancora una volta talento nell'uno contro uno, ma il suo gioco di piede non è lontanamente vicino a quello di Viviano e bisognerà lavorarci. Per il terzino, invece, rimane il problema dei suoi buchi difensivi, non sfruttati adeguatamente dal Napoli nei primi 45'.
La coppia d'attacco, invece, sembra aver carburato. Al di là del capolavoro di Quagliarella, Defrel si muove, corre tanto e sembra esser tornato il giocatore che a Cesena mi aveva stupito. Nota di merito anche per Rolando Vieira: entrato nel finale, il ragazzo è un diamante grezzo. Molto duro nei contrasti (forse troppo), ma buona visione di gioco.
E il Napoli? Abbiamo capito una cosa, che avevo già intuito durante il calciomercato estivo: ho il dubbio che Verdi e Insigne non possano giocare insieme, ma solo alternarsi. Entrambi amano impostare il gioco e far gravitare il pallone attorno a sé, ma non è possibile nel 4-3-3 del Napoli, con Callejon che sembra ancora più importante che nella gestione Sarri.
Ora c'è la pausa, con la Sampdoria che ha colto un successo importante: al ritorno dallo stop internazionale, la squadra giocherà contro un Frosinone ancora senza un gol all'attivo e soprattutto fanalino di classifica con un punto. La speranza è di spingere e guadagnare un'altra vittoria, specie dopo una domenica bestiale come questa.

La squadra festeggia il 3-0 finale sotto la Gradinata Sud.

02 aprile 2018

Pasquetta in anticipo.

Mi è sempre piaciuta la Pasquetta. Un'occasione per stare con i tuoi amici dopo essersi (teoricamente) abbuffati con i parenti il giorno prima. Ma persino io - in qualunque occasione spesa con i miei pari - non mi sono mai impegnato poco quanto la Sampdoria nell'ultima trasferta. A Verona, il Doria perde 2-1 e si fa rimontare da un Chievo comunque nei guai.

I tifosi blucerchiati, sempre presenti in largo numero a Verona.

La Sampdoria si presenta a Verona conscia che c'è bisogno dei tre punti per riprendere la marcia europea. Dopo le pesanti sconfitte contro Crotone e Inter, si spera che la pausa abbia riconsegnato ai tifosi una squadra più reattiva: la difesa scelta è condizionata da turnover, mentre davanti Caprari viene schierato nella posizione di trequartista.
Il Chievo - reduce da una crisi di risultati - parte bene, con Stepinski che tenta il tiro verso la porta di Viviano. Ma è un falso allarme, perché il primo tempo è tutto a marca ospite. Al 5' Torreira trova Caprari in profondità: sul primo tiro - costretto a tirare di controbalzo - Sorrentino è presente, poi il 9 ospite spreca sulla respinta e si fa di nuovo stoppare.
Al 20' ancora Sampdoria: Caprari in profondità per Zapata, che opta per il cucchiaio su Sorrentino in uscita. Quello che sembrava un tiro diventa un assist per Quagliarella, che però in rovesciata non riesce a chiudere a porta sguarnita.
Poco importa, perché al minuto 26 la Sampdoria passa: rigore per contatto tra Zapata e Gobbi. A velocità normale è lampante, ma al replay ho avuto ancora qualche dubbio. Dal dischetto va Quagliarella, che spiazza Sorrentino per il gol numero 18 in campionato.
Il Chievo non reagisce e allora gli ospiti ci provano ancora al 29', quando Praet semina il panico nella difesa di casa e mette in mezzo: Tomovic anticipa Quagliarella, ma quasi rischia l'autogol. Si va al riposo con la consapevolezza che un secondo gol avrebbe chiuso la gara.
Si può sempre trovare nella ripresa, no? No, perché la Sampdoria non torna in campo. Allora persino un Chievo spuntato si può far coraggio e provare a spingere, tanto da trovare il pareggio al primo tiro in porta: al 61' Castro punisce Viviano di testa. Il problema è che sul cross di Giaccherini né Murru, né Linetty stringono sul 19 gialloblu per marcarlo.
La Sampdoria reagisce parzialmente con un destro di Torreira da 25 metri, messo in angolo da Sorrentino. Ma la reazione finisce lì, perché ancora Castro ci prova due volte dalla distanza, prima costringendo Viviano alla parata e poi sfiorando il palo alla sua destra. 
La caporetto è alle porte, perché al 79' il Chievo va in vantaggio: il neo-entrato Hetemaj mette in mezzo, Inglese non la tocca e Viviano non è abbastanza reattivo per modificare la traiettoria della palla. Il VAR revisiona tutto, ma il gol è buono.
Sul 2-1 e con un assetto che francamente fatico a capire - sono usciti Quagliarella e Zapata per due trequartisti, Ramírez e Álvarez, quindi in area non c'è nessuno -, la Sampdoria trova un guizzo finale. Caprari serve in profondità l'argentino, il cui mancino viene però stoppato da Sorrentino. Finisce 2-1 ed è l'ennesima figuraccia di un marzo tremendo.

Perché le disgrazie non vengono mai da sole.

Viviano 5; Sala 5.5, Silvestre 5.5, Regini 5, Murru 5.5; Praet 6.5, Torreira 6, Linetty 5.5; Caprari 5.5; Quagliarella 6.5 (dal 28' s.t. Álvarez 5.5), Zapata 6 (dal 12' s.t. Ramírez 5.5).

Diciamo che è finita qui? Diciamo di sì. Certo, ci sarebbero le gare contro Atalanta e Genoa a poter dimostrare il contrario, ma con un calendario difficile - bisogna anche giocare i ritorni contro Juventus, Napoli e Lazio - e quest'attitudine non si va certo da nessuna parte. La Sampdoria vista in trasferta quest'anno è stata atterrente
E il Chievo? All'andata non meritava di perdere 4-1, ma si è presa la rivincita per la santa Pasqua, visto che la squadra di Maran mi è sembrata allo sbando. A differenza della gara di Genova, quando la Sampdoria soffrì gli scaligeri per mezz'ora abbondante, il Chievo è apparso in difficoltà, smembrato, quasi confuso su come creare qualcosa.
Se volete poi un altro campanello d'allarme, guardate il rendimento in trasferta contro le squadre attualmente impegnate nella lotta per non retrocedere. Sconfitta 3-2 a Benevento, sconfitta 2-1 a Verona contro il Chievo, pareggio 0-0 contro l'Hellas, pesante disfatta per 4-1 a Crotone. Dobbiamo ancora giocare contro Spal e Sassuolo, ma...
La verità è che questa squadra non è pronta per giocare in Europa. Non è pronta per stare nelle prime sei del campionato, perché la sensazione è che il settimo posto - con tanto di stagione anticipata, come successo nel 2015 - non sia ben voluta. E poi le altre disfatte in trasferta - 3-0 a Bologna, 4-0 a Udine - dovrebbero farci mettere una pietra sopra il sogno europeo.
Io personalmente l'ho messa dopo la trasferta di Milano contro il Milan, quando una Sampdoria inerme perse 1-0 e sostanzialmente non creò nulla contro la sua diretta rivale europea. E non mi aspetto nulla di diverso dal recupero di Bergamo, dove l'Atalanta - una squadra con una struttura più profonda - è pronta a prendersi nuovamente l'Europa. Probabilmente.

Fabio Quagliarella, 35 anni, al gol numero 18 in campionato.

12 febbraio 2018

Padroni a casa propria.

Un dominio, incontrastato ma incompleto. Un primo tempo frustrante e una ripresa in pilota automatico: la Sampdoria batte l'Hellas Verona per 2-0 e continua la sua corsa all'Europa League. Una vittoria in poltrona, visto che gli avversari non sono stati pervenuti; di contro, rimane il rammarico per la difficoltà nel concretizzare, specie contro avversari di bassa caratura.

Fabio Quagliarella, 35 anni, e David Kownacki, 20, fautori del 2-0 finale.

La Sampdoria si presenta all'impegno casalingo dopo il pareggio contro il Torino: un 1-1 che ha lasciato l'amaro in bocca, vista la superiorità numerica contro i granata. Contro l'Hellas il passo deve riprendere, specie dopo lo spettacolo scaligero contro la Roma. Per l'occasione, Giampaolo rispolvera Caprari nella posizione di trequartista, mentre Murru è confermato tra i titolari.
Il primo tempo è un dominio assoluto: tempo un minuto e Caprari impegna subito Nicolas in corner. Al 7' il 9 blucerchiato è ben servito da Barreto e mette in mezzo una palla invitante per l'arrivo di Linetty, smarcato dal movimento di Zapata: purtroppo Nicolas ci mette un'altra pezza. Al 10' continua l'assedio: stavolta Quagliarella impegna il portiere avversario in corner.
Al 16', altra chance clamorosa: Caprari salta l'avversario e mette in mezzo sull'uscita di Nicolas; la porta è semi-sguarnita, ma il colpo di testa a botta sicura di Quagliarella incoccia sul palo dopo la provvidenziale deviazione di Vukovic. Non va meglio due minuti più tardi, quando il 27 serve Zapata, che però trova una straordinaria parata di piede di Nicolas.
Se la prima frazione è stata una monologo, il canovaccio non cambierà di molto nella ripresa. L'unica novità - vera e fondamentale - è il vantaggio della Sampdoria: bell'azione di Caprari sulla sinistra, palla in mezzo con il contagiri per Barreto, inseritosi con i tempi giusti. Il paraguayano deve solo appoggiarla di testa nell'angolo basso per il vantaggio.
Al 55', ci sarebbe l'occasione per chiudere i conti: Barreto recupera una seconda palla e serve immediatamente Zapata con un filtrante. Il colombiano è in gioco e potrebbe servire l'accorrente Quagliarella, ma tenta il pallonetto: Nicolas è scavalcato, ma pure la traversa, di fatto sprecando il match-ball per chiudere la contesa.
L'Hellas Verona fa vedere qualcosa solamente con l'ingresso di Verde, che al 62' piazza un pericolosissimo tiro-cross che finisce fuori di poco. Ancora Quagliarella prova a impegnare Nicolas, ma il suo pallonetto è flebile al minuto 76. Con l'ingresso di Kownacki per Zapata, però, s'intravede la possibilità del raddoppio, che arriva all'84'.
Servito in area, il polacco evita Valoti, che lo stende: nessuna protesta di fronte al fischio di Pairetto, tiro dagli undici metri. Per una volta, Quagliarella vince il suo personale duello con Nicolas e mette a segno il 17° gol in campionato: 2-0 e gara chiusa. In contropiede la Sampdoria ha altre due chance per il 3-0 - con Kownacki e Quagliarella -, ma l'imprecisione e Nicolas chiudono ogni possibilità.

Édgar Barreto, 33 anni, autore dell'1-0 e di una magnifica partita.

Viviano 6; Bereszynski 6.5, Silvestre 6.5, Ferrari 6, Murru 7; Barreto 7.5 (dal 40' s.t. Verre s.v.), Torreira 6.5, Linetty 6.5; Caprari 7 (dal 25' Álvarez 6); Quagliarella 6.5, Zapata 5 (dal 13' s.t. Kownacki 6.5)

Devo esser sincero: raramente ho accumulato tanta acredine sportiva come mi è capitato con l'Hellas Verona in questo 2017-18. Già la gara dell'andata - con lo 0-0 di Verona e le incredibili occasioni mancate nel finale di quella partita - mi avevano caricato, ma i primi 20' di ieri e i miracoli di Nicolas non hanno fatto che peggiorare il tutto.
Inoltre, c'è da dire una cosa: sin dalla loro prima gara in questa Serie A (contro il Napoli, che vidi personalmente alla televisione), ho sempre avuto l'impressione che l'Hellas non solo retrocederà, ma meriti di farlo. L'anno scorso si è presa la promozione sul Frosinone nonostante i ciociari siano stati più vivaci e quest'anno il tasso tecnico è insufficiente per stare in A.
E noi? In casa si vola: la Sampdoria ha raccolto 29 punti in 13 gare in casa, dietro solo alla Juventus e a pari con il Napoli (che però hanno una partita in meno). Il record per il rendimento casalingo risale all'anno dello scudetto, ma potenzialmente Giampaolo rischia di infrangerlo. Le rimanenti avversarie casalinghe sono Udinese, Inter, Genoa, Bologna, Cagliari e Napoli.
Ieri è stata anche la rivincita dei più criticati. Bene Murru, molto solido in fase difensiva e pronto al tackle. Benissimo Caprari, capace di rendere al meglio da trequartista contro squadre particolarmente chiuse come l'Hellas. E ottimo Barreto, un vero gladiatore, capace anche di segnare il gol che ha aperto le danze.
Ora non ci resta che guardare il calendario dopo aver fatto 11 punti nelle ultime cinque giornate: domenica sera si andrà a Milano per sfidare i rossoneri di Gattuso. Viene in mente la gara dell'andata e il Milan sembra più brutto, ma molto più solido. Proprio per questo, bisognerà prestare attenzione: una vittoria a San Siro sarebbe un bell'avviso alle altre concorrenti per l'Europa League.

La Sampdoria festeggia a fine gara: è l'ennesimo successo al "Ferraris".

25 gennaio 2018

Esser giovani (e ingenui).

Da giovani, capita di sbagliare. Questo discorso devo averlo già pescato due-tre volte nella passata stagione, nei momenti più brutti del 2016-17 blucerchiato. E tocca ripescarlo anche in quest'occasione: la Samp ha sofferto, ma stava per portare a casa tre punti preziosi. Invece l'1-1 di Dzeko (quarto gol in tre gare di A contro il Doria) ha rovinato la festa.

Fabio Quagliarella, 34 anni, ancora a segno.

La Sampdoria si presenta al recupero con tutti i titolari, conscia che probabilmente la miglior chance di strappare qualche punto è a Genova. Niente Kownacki, ma torna Zapata dal 1', mentre gli altri sono tutti confermati. Sorprese nella Roma, che invece opta per il turn-over: accanto a Dzeko, Di Francesco sceglie Cengiz Under e Defrel.
Il bosniaco ha subito una buona palla-gol, ma la spreca calciando in precario equilibrio e spendendola fuori. Ci vogliono 15' perché la Samp si faccia avanti: bel lancio di Ramírez per Zapata, che mette a sedere Manolas in area e serve l'accorrente Linetty, il cui tiro viene respinto da Fazio. Al 19', è il turno di Pellegrini: destro potentissimo, ma centrale per Viviano.
La Roma ha un buon quarto d'ora, in cui crea diverse occasioni: ci vuole un miracolo di Viviano per evitare il gol di Nainggolan, ben servito da Pellegrini in area. Sul susseguente corner, Under mette in mezzo e il colpo di testa di Strootman viene stoppato. Ancora Roma al 38', con un colpo di testa di Manolas che finisce alto.
Gli ospiti hanno la chance migliore al 41', quando Dzeko serve Defrel in profondità: l'ex Sassuolo salta Silvestre in corsa, ma calcia altissimo dal limite dell'area. Al 45', l'episodio-chiave del primo tempo: Strootman cerca di saltare Ferrari, ma accentua il contatto e vola via. Orsato non vede alcun fallo e l'azione riparte.
Sulla prosecuzione, un cross messo in mezzo trova la mano netta di Kolarov, che tenta di rinviare in maniera acrobatica, ma finisce per centrare il pallone con l'arto. Orsato non assegna, poi riguarda al Var: è rigore e dal dischetto è un'altra gioia per Fabio Quagliarella, che batte Alisson con un destro secco. 1-0 all'intervallo.
La ripresa presenta una Roma meno dominante, ma comunque pericolosa. La Samp però ha le occasioni migliori a inizio secondo tempo: al 47' Zapata è ben servito da Praet in area, ma il colombiano non centra nemmeno la porta. Poi al 62' è Caprari - entrato al posto dell'infortunato Quagliarella - a spaventare Alisson su punizione, con il portiere brasiliano costretto al miracolo in corner.
La Roma sfiora subito il pareggio con il neo-entrato e giovane Antonucci, che trova la porta spalancata su un cross deviato da Murru, ma si scontra con Dzeko e non chiude in gol. Subito dopo, la Samp risponde con un destro di controbalzo di Caprari, calciato da buona posizione, ma alto di poco sugli sviluppi di un corner.
All'81' Nainggolan spreca e calcia debolmente davanti a Viviano, mentre cinque minuti dopo un uno-due Caprari-Torreira porta il 9 blucerchiato al calcio da 10 metri, ma Alisson compie un miracolo. Da lì, gli ospiti premono e sfiorano il pareggio ancora una volta, stavolta con un destro di Florenzi al volo, leggermente deviato in corner.
Alla fine la Roma trova il (meritato) pareggio nel finale: al 91', Bereszynski rinvia bene su cross, ma Barreto dovrebbe stringere su Antonucci, che trova il cross per Dzeko. Ferrari non marca per nulla il bosniaco e l'1-1 è facile facile. Due punizioni nel finale di Ramírez non cambieranno il destino finale del match: è pareggio.

A giugno si sacrificheranno due-tre pedine: una sarà sicuramente Torreira, l'altra potrebbe esser questa.

Viviano 6.5; Bereszynski 6.5, Silvestre 6, Ferrari 5.5, Strinic 6.5 (dal 28' s.t. Murru 6); Praet 7 (dal 34' s.t. Barreto 5.5), Torreira 6.5, Linetty 7; Ramirez 6.5; Quagliarella 6.5 (dal 6' s.t. Caprari 6.5), Zapata 6.

La Roma non mi ha fatto una buona impressione: si è visto il gap tecnico una volta che la squadra ospite è stata in grado di saltare la linea mediana della Samp, ma con in campo Under e Defrel la squadra è sembrata slacciata. Perotti è un giocatore vitale per questa squadra, così come Alisson (che portiere!). E l'assenza di Dzeko peserà sul resto della stagione, se firmerà per il Chelsea.
Piccola nota su Patrik Schick. Vivo a Roma e vedo spesso la rassegnazione dei tifosi della Roma di fronte a un ragazzo che pensano sia un bluff. Personalmente non l'ho trovato diverso dall'anno scorso: il problema mi sembra tutto tattico. Anche se al ceco piace defilarsi in campo e spaziare, il suo ruolo è di seconda punta. E quel ruolo non c'è nel 4-3-3. Tutto qui.
Siamo sempre a lodare - giustamente - l'essenza di gioco di Lucas Torreira, ma dobbiamo spendere due parole per Praet e Linetty. Il belga ha giocato una gara mostruosa, di fatto mettendo in difficoltà il connazionale Nainggolan e spiegando perché meriterebbe il Mondiale. Il polacco, invece, ha 15 polmoni, perché non ha mai smesso di correre.
Ho visto molte critiche sulle prestazioni di Zapata e Caprari. Personalmente la vedo in maniera diversa. Per quanto riguarda il colombiano, è vero che non trova la rete da un po' di gare, ma è un tronco che non si sposta: ho visto Manolas scrollato come un ragazzino. Caprari ha mancato un paio di occasioni-chiave, ma è entrato bene sia oggi che contro la Fiorentina.
Il calendario ora propone un altro viaggio, a Roma, per sfidare nuovamente i giallorossi nel giro di quattro giorni. I tre punti sarebbero stati vitali qui, perché a Roma - storicamente - facciamo fatica. Se escludiamo il 2-0 a domicilio del 2015, son sempre stati dolori. E l'anno scorso ci fu una decisione sbagliata con il rigore inesistente del finale, trasformato da Totti. Non sarà facile.


23 gennaio 2018

Rinascere.

«Basta un giorno così a cancellare 120 giorni stronzi», cantava Max Pezzali nel 1997. Erano ancora i tempi degli 883, quelli in cui Marco Giampaolo non era nemmeno un allenatore e Fabio Quagliarella doveva esordire da professionista. La frase viene comunque buona per la partita contro la Fiorentina: ci voleva un 3-1 contro la Fiorentina e un pomeriggio così per rinascere.

Fabio Quagliarella, 34 anni, alla miglior stagione di sempre in Serie A.

La Sampdoria si presenta alla gara contro la Fiorentina in uno stato d'emergenza: sono sì tornati Linetty e Zapata (il primo gioca dal 1', il secondo dalla panchina), ma è anche vero come manchi un passo da Europa. Vittoria con la Spal a parte, la Sampdoria non ha dato segnali positivi: Kownacki è tra i titolari, accanto a Quagliarella.
La Fiorentina parte forte: Simeone va al subito al tiro, ma per Viviano è una facile parata. Potrebbe andar peggio dieci minuti più tardi, quando l'argentino sfrutta un buco clamoroso di Ferrari e avrebbe la palla del vantaggio, ma la mette a lato. La Sampdoria risponde con un'occasione clamorosa, che ha i crismi della chance mancata.
Al 16' cross di Ramírez, primo tentativo al volo di Quagliarella e parata di Sportiello. Sulla respinta, Kownacki è solo e potrebbe appoggiare in rete a porta sguarnita, ma stringe troppo l'angolo di tiro e trova ancora il portiere della Fiorentina. Dopo una chance per Babacar (centrale per Viviano), ancora Kownacki viene pescato da Torreira, ma non aggira Sportiello.
Al 30', però, i padroni di casa passano: cross ancora di Ramírez, Quagliarella controlla e giostra Pezzella, trovando lo spazio per concludere a cinque metri dalla parta. Gol del capitano e grande festa al "Ferraris", smorzata dall'occasione capitata a Babacar, che è solo, ma calcia a lato. Il primo tempo si chiude con il vantaggio blucerchiato.
Di fatto, la ripresa si trasformerà in un monologo. Gli ospiti ci provano più volte nei primi 10' - Benassi il più pericoloso con un mancino in solitaria: Viviano è immobile, ma la palla non va fuori di molto -, ma la Sampdoria regge e trova l'occasione per chiuderla. Intanto, Giampaolo ha cambiato Kownacki per l'acclamato Zapata.
Al 60' è 2-0: Linetty si mangia l'aria e Benassi, recuperando due volte palla. Servizio per Ramírez, che aspetta un tempo di gioco, ma trova il passaggio filtrante per Quagliarella, solo in area: puntata sull'uscita di Sportiello e raddoppio. Da qui in poi, sostanzialmente, gli ospiti spariscono dal campo, nonostante gli ingressi di Saponara e Gil Dias.
Anzi, la Sampdoria trova il 3-0 al 67': Praet in profondità per Ramírez, l'uruguayano serve di tacco Quagliarella, lasciato solo in area da Laurini. Il 27 ci pensa un attimo, poi scarica un destro terrificante sotto la traversa: da distanza così ravvicinata, Sportiello non può far nulla. Tripletta per l'attaccante, che continua a stupire.
Il finale è un po' interlocutorio: gli ospiti trovano sì il gol con Carlos Sanchez (male la difesa su corner, con Bereszynski che non segue il colombiano sulla sponda di Saponara), ma la Sampdoria rischia di fare il quarto con Zapata, devastante nei contrasti. I padroni di casa ritrovano la vittoria e (chissà) la fiducia in sé stessi.

Una partita senza eguali. L'avversario non era la Juventus o il Napoli, ma è una grande soddisfazione.

Viviano 6; Bereszynski 6.5, Silvestre 6.5, Ferrari 6, Strinic 6.5; Linetty 8, Torreira 7.5, Praet 7.5; Ramirez 8 (dal 38' s.t. Barreto s.v.); Quagliarella 9 (dal 29' s.t. Caprari 6), Kownacki 6 (dal 12' s.t. Zapata 6.5).

Una rinascita così non la immaginavo. Ci speravo, ma non lo credevo possibile. Sicuramente è presto per dirlo, ma la sconfitta di Benevento potrebbe esser stato il fondo. Questa gara con la Fiorentina ricorda un altro 3-1 recente, quello ottenuto nel novembre 2014 sotto Mihajlovic, nonché una delle migliori gare della sua gestione.
Mi ha stupito in negativo la Fiorentina: il 4-3-3/4-4-2 costruito da Pioli - con Chiesa ed Eysseric a spostarsi spesso sul campo e di posizione - non ha funzionato. Soprattutto Simeone e Babacar hanno sprecato delle ottime chance nel primo tempo; una volta subito il 2-0, la gara è praticamente finita e la Viola si è fatta vedere solo per il gol della bandiera.
La prova del centrocampo blucerchiato è stata mostruosa. Si parla di Praet e Torreira, si cita giustamente Ramírez e i suoi assist, ma vogliamo parlare di Linetty? La differenza tra una Samp con il polacco e una senza è gigantesca, come hanno anche dimostrato i pochi minuti giocati da Barreto (seppur con il punteggio ormai a favore).
Poco da dire su Fabio Quagliarella. A quasi 35 anni, l'attaccante sta giocando la miglior stagione della sua carriera. Giampaolo ci aveva avvertito su come il 27 avesse raggiunto la maturità fisica e tecnica (lo dimostra il primo gol, in cui manda al bar Pezzella), ma la tripletta contro i viola dimostra ancor di più tale assunto.
E ora? Back-to-back con la Roma, con prima il recupero della terza giornata d'andata a Genova e poi la gara di domenica all'Olimpico. Storicamente non è facile con la Roma, specie in trasferta, per cui la gara d'andata andrà sfruttata al massimo. Qualora uscissero tre punti da una delle due sfide contro i giallorossi, sarebbe veramente una rinascita completa.

Marco Giampaolo, 50 anni, può esser contento della prestazione della squadra.

31 dicembre 2017

Una spintarella.

La differenza è tutta in un contatto che nemmeno c'è: dopo una discreta gara e un secondo tempo dominato (ma con occasioni forse monche), la Sampdoria supera la Spal per 2-0, ma solo nel finale. Con un rigore che non esiste e con un contropiede a campo scoperto. I punti avrebbero premiato la Sampdoria, ma vincerla così non è un bel vedere.

Fabio Quagliarella, 34 anni, mette a segno una doppietta nel finale.

La Sampdoria si presenta per la 19° giornata con l'obbligo di vincere per riprendere la corsa all'Europa. Linetty e Zapata sono ancora fuori, così vengono confermati Barreto e Caprari al loro posto. La Spal - squadra dall'identità marcata, ma dalla classifica deficitaria - è alla prima in A al "Ferraris" e spera di strappare un buon risultato.
Il primo tempo è un enorme intervallo. Di occasioni ce ne sono poche, anzi: nei primi 28' non c'è un tiro in porta. Poi la Sampdoria comincia a provarci timidamente, seppur a più riprese tra Caprari e Ramírez: proprio l'uruguayano ha la miglior occasione, ma il suo destro flebile in area di rigore viene respinto da Gomis.
Dall'altra parte, la Spal prova soprattutto a spezzare le eventuali linee di passaggio negli ultimi trenta metri, ma ha l'occasione più solida del primo tempo: su corner, Felipe svetta di testa e costringe Viviano a un vero e proprio miracolo. La goal line-technology conferma: non è gol e si va al riposo sul punteggio ancora di 0-0.
Di contro, la ripresa vede una Sampdoria più arrembante, soprattutto in grado di schiacciare meglio la Spal nella propria area. I padroni di casa tirano moltissimo verso la porta (saranno 20 i tiri contro i 9 degli ospiti a fine gara): Praet, Caprari (due volte) e ancora Praet decidono di testare Gomis, sempre pronto.
La squadra di Semplici produce solo due occasioni e mezza nella ripresa: un tiro di Floccari finito in curva, ma soprattutto quella clamorosa del minuto 72. Palla in profondità di Salamon per Antenucci, che sfugge alla marcatura di Ferrari e calcia da posizione ravvicinata: solo un miracolo di Viviano impedisce agli ospiti di passare in vantaggio.
Con gli ingressi di Bereszynski e Kownacki, la Sampdoria si trova però ancora di più all'attacco: proprio il 99 stimola la risposta di Gomis di testa, mentre Ramírez ha l'ennesima occasione della gara, ma spara malamente sul fondo con il suo mancino. Tutto fino al 90', quando Pairetto e i suoi assistenti commettono un errore clamoroso.
Oikonomou gestisce male un rinvio, la palla finisce in area, dove Ramírez è davanti a Viviani. Il 77 della Spal cade a terra, così come l'uruguayano, ma non sembra esserci un effettivo contatto da esser punito con il penalty. Pairetto fischia, poi si attende il Var. Penso che sia da togliere, ma il Var convalida la visione dell'arbitro.
Dal dischetto, Quagliarella non sbaglia e porta in vantaggio la Sampdoria. La Spal ha giusto un ultimo pulpito, con Floccari che non centra la porta dalla distanza. Su un contropiede a campo ormai aperto, è Kownacki a mettere un assist d'oro per la doppietta del 27 blucerchiato: 2-0 e gara chiusa.

Se mi avessero fischiato un rigore contro così (per giunta rivedendolo al Var), starei inveendo ininterrottamente da 24 ore. Ricordiamoci sempre cosa dissero i tifosi doriani una volta visto il contatto Dzeko-Skriniar in Roma-Samp 3-2 della passata stagione: se non era rigore quello, non può esserlo nemmeno questo.

Viviano 7; Sala 6 (dal 24' s.t. Bereszynski 6.5), Silvestre 6, Ferrari 5.5, Strinic 6 (dal 1' s.t. Regini 6); Barreto 5.5, Torreira 6, Praet 6.5; Ramirez 5.5; Caprari 6 (dal 37' s.t. Kownacki 6.5), Quagliarella 7.

Qualcno dirà che contavano solo i tre punti, ma la prestazione è stata incoraggiante: senza un avversario folle di fronte (come il Napoli sette giorni fa), la Sampdoria ha ritrovato un po' di smalto, soprattutto nella ripresa, quando la pressione è stata costante. Almeno questo ci tira su, pensando che (forse) il peggio è alle spalle.
E la Spal? A oggi rimane in zona pericolosa, ma dopo un girone può dire di essere fuori dai posti riservati alla retrocessione. E mi auguro che ci rimanga, perché la Spal ha un organico abbastanza simile a quello della B e lo stesso tecnico. Se trovasse un paio di aggiustamenti sul mercato invernale, potrebbe salvarsi, sebbene a Genova non abbia brillato.
E poi c'è la Var. Già, la stessa che invochi quando ti senti derubato dal fato e che rifuggi quando ti favoriscono. Perché è questa l'Italia, no? I commenti dei tifosi blucerchiati al contatto Viviani-? sono orrendi. Un errore palese è stato commesso nonostante il Var e questa casistica rientra probabilmente in quel 10% di errori che si commetteranno sempre.
Sapete perché avverrà? Perché il Var è uno strumento, non la panacea di tutti i mali. Il calcio è uno sport diverso da basket o rugby, dove ci sono margini di interpretazioni minori. Ma come si fa però a fischiare un rigore del genere? E soprattutto come si può scrollare il tutto con "tanto meritavano noi"? Che ignoranza.
Allora proviamo ad andare avanti, prendendo spunto dallo stile di Leonardo Semplici, che ha provato a commentare il meno possibile l'episodio. A noi cosa manca, invece? Beh, il primo tempo è sembrato sulla falsa riga di quello visto contro il Sassuolo e della ripresa a Napoli. Manca un po' di continuità, di pericolosità. 
Quando ci sono giornate in cui Ramírez non gira, è un problema. Ormai il link del trequartista è troppo centrale in questa squadra e la mancanza di Zapata in queste gare è sembrata pesante. Il grimaldello colombiano è stato fondamentale per ora e la Sampdoria non può farne a meno.
Ora c'è la prima gara del 2018 e l'ultima prima della sosta invernale - che durerà due settimane -, visto che si va a Benevento per iniziare il girone di ritorno. Fortunatamente la Sampdoria ha vinto e il Benevento pure, perché immaginatevi giocare in casa degli Stregoni con lo spettro di concedere loro la prima vittoria in A. Una spintarella e sarebbe finita.

Emiliano Viviano, 32 anni, fondamentale per salvare la Samp ieri.

24 dicembre 2017

Una riflessione sotto l'albero.

Forse non è proprio destino. Non tanto per il campionato in corso, ma proprio per la trasferta a Napoli: il "San Paolo" rimane uno stadio maledetto e la Sampdoria cade per 3-2, nonostante sia andata due volte in vantaggio. E sebbene ci siano degli episodi dubbi, la gestione di alcune situazioni-chiave e del secondo tempo lasciano più di un dubbio.

Gaston Ramírez, 27 anni, mette dentro una punizione stratosferica per l'1-0.

La Sampdoria deve cercare punti nella tana del peggior nemico, sul cui campo non vince da vent'anni e che comanda la classifica. Giampaolo deve rinunciare per l'ennesima volta a Linetty, sostituito da Barreto. Niente da fare anche per Zapata, sostituito da Caprari; il Napoli, invece, ha quasi tutti gli effettivi, con Mario Rui al posto dell'infortunato Ghoulam.
Due minuti e la Sampdoria va in vantaggio: punizione da 35 metri di Ramírez, che trova un mancino liftato e impressionante. Reina ha le sue colpe, ma gli ospiti sono già avanti dopo 120 secondi e provano a gestire il pallone nonostante l'enorme pressing del Napoli, che produce due occasioni per Callejon e Mertens.
Purtroppo al 14' è già parità: errore in gestione del pallone di Barreto, che si fa pressare efficacemente da Mertens e perde la palla. Il belga mette in mezzo per Callejon, miracolo di Viviano e Allan pareggia sulla ribattuta. Gli ospiti chiedono fallo o fuorigioco, ma non c'è nessuno dei due. Insigne cerca il raddoppio, ma Viviano salva tutto 10' più tardi.
E nel momento di peggior pressione, la Sampdoria trova un altro gol: Ramírez salta prima Albiol e poi Hysaj, che lo stende in area. Fallo netto e... rosso? No, nonostante sia una chiara occasione da gol: solo giallo per l'albanese. Dal dischetto Quagliarella spiazza Reina e mette dentro il 2-1, nonché la sesta rete da ex al Napoli.
Dopo una buona occasione sempre per Quagliarella (destro che Reina osserva finire fuori), i padroni di casa pareggiano immediatamente. Al minuto 32, disimpegno sbagliato di Ferrari, Mertens serve Insigne e il 24 azzurro calcia subito: tiro non potente, ma angolato e immediato, che coglie impreparato Viviano: 2-2.
A coronamento di un primo tempo dai ritmi folli, arriva anche il 3-2 azzurro: altra grande azione di Allan, che in area resiste a diversi contrasti e molla la palla a Mertens, che a sua volta serve in area il solitario Hamsik, che realizza il 3-2 e la rete numero 116 per il Napoli, superando Maradona. Nel finale, anche Insigne e Mertens cercano un altro sigillo, ma senza successo.
Dopo 45' così, il secondo tempo risulta molto più blando. La Sampdoria ha speso parecchio e neanche per il Napoli è facile rientrare sul pezzo. Anzi, per una buona mezz'ora non ci sono occasioni, finché Quagliarella non prova a sorprendere Reina dai 30 metri (palla fuori). La svolta arriva al minuto 76, quando Mario Rui viene espulso per doppio giallo.
Se il neo-entrato Kownacki è bravo a guadagnarsi la sanzione, la Sampdoria prova a spingere, mettendo dentro anche Zapata. Purtroppo gli ospiti non produrranno altre occasioni; anzi sarà il Napoli a sfiorare il 4-2 per ben tre volte con Mertens (bravissimo Viviano su una punizione e un lob in campo aperto, poi il belga spedisce il pallone in fallo laterale).

Al di là dell'orgoglio e dei complimenti di Sarri, Giampaolo deve anche trovare una quadra per il futuro.

Viviano 6.5; Bereszynski 6, Silvestre 5, Ferrari 5.5, Strinic 5 (dal 39' s.t. Zapata s.v.); Barreto 5 (dal 26' s.t. Verre 6), Torreira 6, Praet 6.5; Ramirez  7; Quagliarella 6.5 (dal 30' s.t. Kownacki 6), Caprari 5.5.

Il Napoli è incamminato verso lo scudetto. Come ho già espresso altrove, il mio augurio è che possano spezzare il dominio della Juventus, anche per dare credibilità a una Serie A finalmente combattuta. Ciò che mi ha impressionato di più è il rendimento di Allan, decisivo nella gara di ieri e colonna della squadra azzurra.
Diverso il discorso per la maledizione del "San Paolo": è dal '98 che non si vince sotto il Vesuvio e la cosa comincia a diventare particolarmente frustrante, perché nelle ultime due sfide la Sampdoria è stata a un passo dal portare via almeno un punto e ha perso. Brutta notizia anche il record di Sarri contro la Sampdoria dal suo arrivo a Napoli: sei gare, cinque vittorie e un pareggio.
Bisogna riflettere anche sull'andamento in campionato: dopo la vittoria a sorpresa sulla Juventus, la Sampdoria ha collezionato un punto in cinque gare. Non è stato il più facile dei calendari, ma è anche vero che contro Sassuolo (per la prestazione) e Cagliari (per il risultato finale e com'è maturato) si poteva fare nettamente meglio.
Spiace soprattutto per gli errori gratuiti commessi nella gara di ieri. I primi due gol sono vizi di forma, di esecuzione di una consuetudine in fase di costruzione. Ed è stato spiacevole vedere come la Sampdoria non abbia prodotto NESSUNA occasione negli ultimi 20', nonostante la superiorità numerica. Bisogna migliorare.
E ora c'è il calendario che offre due snodi fondamentali, perché le gare contro Spal (in casa) e Benevento (fuori) saranno questo. Soprattutto la gara del 30 dicembre contro il club di Ferrara sarà fondamentale: immaginate la pressione dell'andare a Benevento ancora senza vittorie, magari con il Benevento ancora a zero... le sorprese sotto l'albero sono bastate.

Allan, 26 anni, decisamente il migliore in campo nella gara di ieri pomeriggio.

05 novembre 2017

-17.

Per molti in quel di Genova saranno i punti di differenza tra le due squadre di Genova o il freddo che fa nella zona pericolante della classifica. Per me sono i punti che mancano alla salvezza più che sicura, fermo restando che questa stagione per ora non ha nulla della salvezza. Intanto, però, la Samp trionfa nella stracittadina per 2-0 e vola a quota 23 punti.

Gaston Ramírez, 27 anni, ha segnato l'1-0 sotto la Gradinata Nord.

La Sampdoria si presenta al derby in ottima forma, reduce dalla reazione di San Siro contro l'Inter e dalla vittoria roboante (più nel risultato che nel gioco) contro il Chievo a Genova. Dall'altra parte, per il Genoa e soprattutto Juric è un dentro o fuori, vista la sconfitta a Ferrara contro la Spal e la posizione occupata in classifica.
Il tecnico rossoblu si affida al solito 3-4-3, mantenendo Omeonga in mediana accanto a Veloso e scegliendo Lapadula da punta centrale, affiancata da Rigoni e Taarabt. Giampaolo, di contro, non cambia l'alchimia magica: dentro quasi tutti i soliti noti, con l'unica eccezione della chance per Ramírez al posto dell'entusiasmante Caprari.
Pronti, via e ci sono subito due tentativi a rete: prima Lapadula si libera bene, ma calcia alto in mezza rovesciata; poi è Praet a testare centralmente Perin. Ancora Lapdula e nuovamente in acrobazia ha un'occasione gigantesca, ma la spreca davanti a Viviano. Alla Samp manca un rigore (mano di Laxalt in area al 21': where is Var?), ma l'inerzia cambia rapidamente.
Rinvio di Viviano, spizzata di Zapata e Ramírez si inserisce davanti al titubante Zukanovic: l'ex non sa se buttar giù l'uruguayano, ma non riesce totalmente a sbilanciarlo. Il numero 90 del Doria resiste e beffa Perin in uscita con lo scavetto: 1-0 sotto la Nord e Samp in visibilio. Il primo tempo si chiude con la traversa di Rosi, colpita dopo un tremendo controllo di palla.
La ripresa vede lo stesso canovaccio: la Samp aspetta un Genoa confusionario con l'uscita del pallone al piede, mentre i rossoblu si lanciano in avanti in maniera confusionaria alla caccia del pareggio. Quagliarella ha un'occasione gigantesca per chiuderla, ma mette fuori dopo aver intercettato il retropassaggio di Rossettini.
Risponde al 58' Rigoni di testa, che sfiora la traversa della porta di Viviano. Anche Barreto - neo-entrato al posto di Ramírez - tenta la conclusione, ma è centrale per Perin. Da lì, il Genoa andrà al tiro diverse volte con Lapadula, senza però centrare la porta. Dopo un errore clamoroso di Álvarez davanti alla porta, la Samp chiude la faccenda.
Minuto 83: recupero palla di Torreira, che sale e di fatto serve Zapata in profondità. Qui sbaglia Perin, che non s'intende con Izzo ed esce, nonostante il difensore stia già arrivando sul colombiano. Zapata anticipa entrambi e serve Quagliarella solo in area, che può così depositare il 2-0 e la settima rete personale in campionato.
Il finale è del Genoa, che prova almeno a trovare il gol della bandiera senza riuscirci: un gran mancino di Veloso viene respinto da Viviano e Zukanovic si vede negare la rete dell'ex su colpo di testa. La Samp vince meritatamente, dimostrando che in questo momento storico c'è un gap tecnico notevole tra le due squadre.

La soddisfazione è palpabile.

Viviano 6.5; Bereszynski 7, Silvestre 7.5, Ferrari 7, Strinic 6.5; Praet 7 (dal 31' s.t. Álvarez 5.5), Torreira 6.5, Linetty 6.5; Ramirez 6.5 (dal 14' s.t. Barreto 6.5); Quagliarella 7, Zapata 7 (dal 41' s.t. Caprari s.v.).

Siamo alla terza vittoria di fila nel derby di Genova, dopo la doppietta della passata stagione. Uno strano dominio, che 12 mesi fa era inimmaginabile: la Sampdoria aveva preso Giampaolo dopo l'addio di Montella, mentre il Genoa si cullava sulla (solida) illusione che Juric potesse essere l'erede ideale di Gasperini.
Tuttavia, mentre Gasperson ha trasformato l'Atalanta in una macchina da guerra, il Genoa è affondato. I rossoblu hanno perso oltre il 2-0, che forse è un po' largo: alla fine il Genoa ha avuto le sue occasioni, ma non le ha sfruttate. Ed è la differenza dei particolari che ha portato al secondo esonero di Juric.
Mentre ci si chiede chi possa salvare una squadra in queste condizioni (Ballardini? Ma siamo sicuri?), una cosa va rimarcata. Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: Marco Giampaolo è diventato uno dei migliori allenatori del nostro campionato. Gestione del gruppo, identità tattica e spettacolo: tutto condensato nel tecnico abruzzese.
E non solo quello, perché quando gli hanno ricordato che al ritorno della pausa di Serie A ci sarà la Juventus al "Ferraris", Giampaolo ha mostrato una sincera eccitazione: «Una vittoria nel derby prima della pausa è un risultato straordinario, ti mette l'autostima giusta. Sono contento che ci sarà la Juventus al ritorno dalla pausa». Anche noi non vediamo l'ora.

Fabio Quagliarella, 34 anni, non si ferma più: primo gol nel derby di Genova.

26 ottobre 2017

Chiaroscuro d'epoca.

Per una sera, mi è sembrato di rivedere la Sampdoria della passata stagione, ancora più accentuata nei suoi pregi e difetti. La squadra di Giampaolo esce con una sconfitta per 3-2 sul campo dell'Inter, ma il punteggio non racconta tutta la verità. Se da una parte c'è la soddisfazione per la reazione, dall'altra si spera che la prima ora di nulla sia stato solo un brutto episodio.

Marco Giampaolo, 50 anni, e Luciano Spalletti, 58, negli abbracci pre-partita.

La Sampdoria è reduce dal 5-0 al Crotone e contro l'Inter si gioca la solida candidatura di outsider del campionato. Pensate all'Atalanta 2016-17: solo dopo le vittorie casalinghe contro Napoli e Roma si cominciò a pensare ai nerazzurri come la vera rivelazione della stagione. Allo stesso modo, le chance blucerchiate passano da San Siro.
Spalletti propone il solito undici, ormai consolidato nelle ultime settimane; diverso l'atteggiamento di Giampaolo, che ripone sia Linetty che Caprari, preferendo il rientro tra i titolari di Barreto e Ramírez per la partita a San Siro. Cambio anche sui terzini, dove Bereszynski e Murru sono i titolari per la gara meneghina.
Il primo tempo è un'illusione: i primi 10' degli ospiti sono incoraggianti, con il pressing alto e il un paio di tiri. Poi l'uragano Inter: prima Candreva sfiora il vantaggio, poi è D'Ambrosio a riprovarci con poca fortuna. L'ennesimo tiro di Candreva finito in corner - deviato da Puggioni - è il preludio al vantaggio nerazzurro.
Sul corner, infatti, la spizzata in area porta Skriniar solo davanti a Puggioni: lo slovacco - ex della gara - viene perso e batte Puggioni in scivolata. Non bastano 10' di pausa a calmare l'Inter: prima Puggioni rinvia male e regala un tiro a porta vuota a Perisic (il palo lo salva), poi Icardi impegna il portiere blucerchiato di testa.
Anche qui, è il preludio a un'altra rete nerazzurra: su cross di Candreva, Silvestre respinge e Bereszynski stringe senza motivo su Perisic. Alle spalle, Icardi raccoglie la respinta e calcia al volo: 2-0 e partita in salita. Prima dell'intervallo, è ancora Icardi a cogliere il palo da corner con un bel colpo di testa. Un massacro.
Giampaolo si gioca la carta Caprari al posto dell'invisibile Ramírez: funziona, ma non subito. Il 9 ospite sfiora subito il gol su punizione, ma l'Inter trova il 3-0: bell'azione in profondità e Perisic serve Icardi, non tagliato fuori da Bereszynski. Sembra il game over, con Perisic che coglie la traversa al 62'. Eppure, qualcosa succede.
Scampato il pericolo del 4-0, la Samp trova subito il 3-1 con Kownacki, ben servito da Quagliarella: è il secondo gol consecutivo per il polacco. Da quel momento, l'Inter - forse anche stanca per lo sforzo profuso tra Napoli e l'ottima ora di calcio appena proposta - cala e trova solo un paio di tiri, su cui Puggioni fa gli straordinari (specie su Icardi all'86').
Di contro, la Samp prende in mano il gioco, con Quagliarella che spreca un'importante chance e poi trova il 3-2 su assist pennellato di Praet. L'ultima occasione per un clamoroso pari in rimonta è sui piedi di Caprari, ma il cross di Murru è difficile da mandare in porta. Finisce con la vittoria dell'Inter e in fondo è giusto così.

Un 3-2 con (poche) note positive e molto su cui lavorare con le grandi.

Puggioni 5; Bereszynski 5, Silvestre 5, Ferrari 6, Murru; Barreto 4.5 (dal 20' s.t. Linetty 6), Torreira 6.5, Praet 6.5; Ramírez 5 (dal 1' s.t. Caprari 6.5); Quagliarella 6.5, Zapata 5.5 (dal 12' s.t. Kownacki 6.5)

Prima nota: complimenti a Luciano Spalletti. Tecnicamente, l'Inter gioca con la stessa coppia di terzini e l'attacco dell'anno scorso, eppure le aggiunte di Skriniar, Vecino e Borja Valero - unite al suo sapiente gioco - hanno fatto la differenza. Il lavoro del tecnico di Certaldo è già da MVP e dimostra come certi uomini della panchina sappiano fare la differenza.
Che dire invece della Sampdoria? Qualche nota positiva c'è: l'opzione Caprari trequartista ha funzionato anche contro una delle due squadre imbattute nel campionato. Una volta data la palla al 9 alle spalle di Vecino e Gagliardini, si è visto molto. Ferrari continua a integrarsi, anche se per lui non è stata comunque una serata facile.
Le notizie cattive, però, sono molteplici. Era dall'ultima gara dello scorso campionato - quella casalinga contro il Napoli - che non vedevo la Samp così schiacciata e dominata. Non era successo nemmeno a Udine, neanche con l'uomo in meno e sotto 3-0. Evidentemente la differenza tecnica tra i due avversari ha pesato.
Malissimo Barreto e Murru, male Puggioni e anche Bereszynski. Saranno serate, ma ci sono un paio di questioni tecniche che andranno risolte. 1) Vista la necessità di arrivare a Strinic il 30 di agosto, i 12 milioni per Murru sono un investimento fallito? 2) Forse serve Viviano per manovrare meglio il pallone? 3) Linetty merita un posto da titolare senza se e ma?
Ci pensa il calendario a darci occasioni per rispondere a tali domande: domenica la Samp ospiterà il Chievo Verona, che - nonostante la brutta batosta con il Milan - rimane un bel test. Battere il "Pandoro meccanico" non sarà facile e forse definirà le prospettive della Samp per il prossimo futuro. Lo farà più chiaramente che a Milano.

Mauro Icardi, 24 anni, ancora a segno (due volte) contro la sua ex squadra.

22 ottobre 2017

Volare.

Si sapeva che sarebbe stato importante vincere, ma forse nessuno si aspettava un'affermazione così facile: la Sampdoria travolge il Crotone per 5-0 sul terreno del "Ferraris" e vola a 17 punti in classifica. Una vittoria netta, senza storia, segnata da cinque reti provenienti da altrettanti marcatori: sono 12 punti in quattro gare giocate in casa.

Fabio Quagliarella, 34 anni, ha appena realizzato il 2-0 dal dischetto.

Il Crotone si presenta a Genova dopo aver preso quattro punti alla Sampdoria nella sua prima annata in A (pareggio in casa, vittoria al "Ferraris" in rimonta), mentre i ragazzi in blucerchiato devono dare continuità al risultato ottenuto contro l'Atalanta. Riposa Ramírez, mentre Caprari è di nuovo scelto nella posizione di trequartista.
Gli ospiti sono orfani di due giocatori importanti come Simy e Rohdén, che potranno sembrare portatori d'acqua, ma sono fondamentali per salvarsi. E lo si vede nei primi 10', quando la Samp indirizza la partita: al 3', su punizione di Torreira, è l'ex Ferrari a staccare in area per battere Cordaz. 1-0 dopo 180 secondi, nessuna esultanza per il difensore.
Sette minuti e Zapata sfugge in velocità ad Ajeti: l'albanese atterra nettamente il colombiano e l'arbitr non ha alcun dubbio. Per lui è rigore, a me è sembrata punizione dal vertice alto dell'area; Quagliarella si presenta dal dischetto e la mette all'angolino per il 2-0. Il Crotone prova un paio di tiri con Mandragora e Ajeti, ma non spaventa Puggioni.
Il Crotone rischia di farsi il 3-0 da solo, con Budimir che coglie la propria attraversa per allontanare la punizione di Strinic. Al 37', il triplo vantaggio è realtà: su un pallone sporco, Zapata resiste al duro intervento in area di Ceccherini e tira una mina in mezzo: a un metro dalla porta, Caprari deposita in posizione regolare. Partita finita.
C'è ancora il tempo perché Budimir colga la traversa nel minuto di recupero della prima frazione: Puggioni battuto, ma la palla rimbalza fuori e non entra. al ritorno in campo, il ritmo è blando e ci sono molte sostituzioni (Giampaolo dà spazio a Murru e Ramírez, con Quagliarella leggermente infortunato). Tuttavia, i padroni di casa non hanno chiuso il conto.
Una splendida combinazione Caprari-Praet porta il belga all'assist per l'accorrente Linetty: secondo gol consecutivo per il centrocampista, che non sarà però l'unico polacco a realizzare una rete. Nel giro di 30 secondi, Kownacki entra in campo al posto di Caprari e sfrutta un rinvio malandato di Cordaz: di fronte al portiere, lo giustizia per il 5-0.
Il finale è molto tranquillo: la Sampdoria ha avuto ciò che voleva, il Crotone prova a cercare il gol con il solito Budimir, che in questa gara ha dimostrato perché non solo non sia adatto al gioco di Giampaolo, ma perché la A gli stia larga. Altri due tentativi del croato più uno di Trotta non portano nemmeno il gol della bandiera: è la prima vittoria in A contro i calabresi.

«Abbiamo giocato bene rispetto ai nostri avversari. A fine anno vedremo dove siamo arrivati»: testo e musiche di Dawid Kownacki.

Puggioni 6; Sala 6, Silvestre 6, Ferrari 7, Strinic 6.5 (dal 22' s.t. Murru 6); Linetty 6.5, Torreira 7, Praet 7.5; Caprari 7.5 (dal 29' s.t. Kownacki 6.5); Quagliarella 6.5 (dal 10' s.t. Ramírez 6), Zapata 7.

Nessuno l'avrebbe mai detto dopo le cessioni estive, ma è bastato poco per dare a questa squadra la stessa consapevolezza della scorsa stagione. Se la squadra del 2016-17 sembrava più dotata tecnicamente e piena di hype, questa sembra più matura, nonostante le tante partenze e gli arrivi ancora da scoprire.
Gli arrivi di Strinic e Zapata, per esempio, hanno riempito due buchi importanti. In attacco la Sampdoria aveva perso tanto, adesso ha trovato un colombiano che è un attaccante a metà strada tra gli ex e Quagliarella: una prima punta a tutti gli effetti, ma dotata di forza fisica e accelerazione poderosa. Il croato, invece, è un terzino sinistro vero.
Fermo restando che c'è da chiedersi perché si sono spesi 12 milioni per Murru (a bilancio sono quelli... 7 + il cartellino di Cigarini), c'è da fermarsi un attimo anche sulla crescita di alcuni ragazzi: Linetty e Praet avevano fatto vedere qualche cosa l'anno scorso, ma questa stagione stanno strabordando, di fatto dominando queste gare.
Soprattutto il belga sembra incamminato verso il Mondiale se continuerà a giocare così. La Sampdoria ha vinto tutte e quattro le gare casalinghe, in attesa di recuperare quella contro la Roma. E non c'è nulla da dire: sono state tutte vittorie meritate. Anzi, quella più sofferta è stata la prima contro il fanalino Benevento.
E ora? Ora c'è l'Inter. A Milano si andrà per un infrasettimanale di piacere. La Sampdoria non deve porsi obiettivi più grandi della sua realtà, ma solo giocare con la testa sgombra. Se farà così - nonostante la stanchezza: Zapata e Praet hanno fatto 90' ieri -, la squadra di Marco Giampaolo potrà dire la sua. Volare è possibile.

I giocatori festeggiano a fine gara: una prova maiuscola contro il Crotone.

19 settembre 2017

Loading.

Uscire imbattuti da Torino - per la Sampdoria - non è facile. La città della Mole è stata negli ultimi anni sede di brutte ripassate o cocenti delusioni. Qualche vittoria, ma soprattutto difficoltà. Perciò è bello sapere che i ragazzi di Giampaolo sono rimasti imbattuti, strappando al Toro un punto che in realtà peserà nell'economia del campionato.

Dennis Praet, 23 anni, è tra le note più positive di quest'inizio di stagione.

La Sampdoria si presenta a Torino con Duvan Zapata in campo dal 1': una sorpresa, visto che il colombiano era in condizione, ma lasciare in panchina questo Caprari è complicato. Confermato il resto della squadra, con Regini ancora titolare da centrale. Il Toro, dal canto suo, prosegue sulla linea del 4-2-3-1 dettata da Mihajlovic.
Tempo 15 secondi netti e la Samp è in vantaggio: su cross innocuo di Ramirez, Moretti controlla male e ne approfitta Zapata, con l'ex Napoli che trova il primo gol blucerchiato praticamente al primo pallone toccato su azione. Tuttavia, la Samp - che imperversa con Praet e può reclamare per un contatto da rigore Strinic-Iago Falque - molla dopo 15'.
La squadra blucerchiata si prende una pausa di 20', nella quale amministra il palleggio (Mihajlovic, del resto, non ha interesse in questo fondamentale), ma viene travolta dal Torino. Gli spazi concessi sulle ripartenze portano a diverse occasioni granata, tra cui l'uno-due che fa rientrare in gara i padroni di casa, che sembravano tramortiti.
Al 12' è Baselli a trovare un gran jolly dalla distanza, con un destro poco contrastato da Torreira che trova l'angolo sotto l'incrocio dei pali. Puggioni è incolpevole e non può nulla nemmeno due minuti più tardi, quando Belotti incrocia di sinistro sul palo opposto. L'azione parte da un errato controllo di Sala, con il pallone recuperato da Llajic, l'assist-man per il 2-1.
La Sampdoria riprende a giocare e trova prima un gran destro di Quagliarella a fil di palo, poi il 2-2: benissimo la catena di sinistra, con Praet che invita Strinic alla salita e al cross. La difesa del Toro si dimentica di Quagliarella e il numero 27 trova il quarto gol in questo campionato, confermando un'ottima partenza nel 2017-18.
Belotti ha un grande chance prima della fine del primo tempo, ma il suo numero su Regini non è seguito da un adeguato tiro, che finisce fuori. Al riposo, l'impressione è che si continuerà su questi ritmi, ma il secondo tempo è stato molto più blando, tanto che le occasioni si possono contare sulle dita di una mano per entrambe le squadre.
Le più clamorose ce l'ha avute il Torino: Niang ha centrato un palo di fronte a Puggioni, Edera è stato contrastato da Murru sul più bello e Belotti ha sprecato un tap-in (non facilissimo, a dir la verità) a porta praticamente spalancata. La Samp si è fatta vedere con un paio di conclusioni di Quagliarella, ma nei secondi 45' ha gestito il risultato.

Un pareggio tutto sommato giusto: pieno di occasioni, soprattutto nei primi 45'.

Puggioni 5.5; Sala 5.5 (dal 1' s.t. Bereszynski 6), Silvestre 6, Regini 5.5, Strinic 6.5 (dal 21' s.t. Murru 6); Barreto 5.5, Torreira 6, Praet 6.5; Ramirez 6 (dal 36' s.t. Linetty s.v.); Quagliarella 6.5, Zapata 6.5. 

A mio modo di vedere, questo è un buon punto: con un po' di fortuna e attenzione (soprattutto nei primi 45'), l'impressione è che la Samp avrebbe potuto vincerla. Ma alla fine lo stesso Toro recrimina un paio di sprechi clamorosi nella ripresa: il pareggio è forse il risultato più giusto per due squadre che devono ancora perfezionare certi meccanismi (anche se mantengo l'opinione che il Toro sarà nelle Top 8).
Le notizie buone per Giampaolo arrivano soprattutto dai due esordienti: se Zapata ha segnato e lottato con il fisico, Ivan Strinic è stato una rivelazione. Non è atleticamente dotatissimo, ma ha senso della posizione e una buona visione di come l'azione si sviluppa, più un ottimo controllo motorio: potrebbe esser stato un colpo a basso costo, ma con ottimi risultati.
Dall'altra parte, proseguono però le perplessità. Anche contro il Torino, Murru e Ferrari si sono accomodati in panchina: l'ex Cagliari è entrato in campo solo per l'infortunio di Strinic, mentre il centrale è rimasto seduto per l'intera gara. Il fatto che potenziali 38 milioni di euro di spese stiano in panca mi fa riflettere. C'è accordo tra società e tecnico in sede di mercato?
Infine, le prospettive a medio termine. La Samp ha raccolto sette punti nelle prime tre gare (quella contro la Roma andrà recuperata a dicembre), ma ora il Doria è atteso da un buon calendario nelle prossime cinque giornate: trasferte a Verona e Udine, più Milan, Atalanta e Crotone in casa. Già la gara contro l'Hellas dirà parecchio sulla capacità di gestire le forze (e gli uomini).

Andrea Belotti, 23 anni, ancora in gol con il Torino.

22 agosto 2017

Calma e sangue freddo.

Sembra incredibile: è stupefacente quanto scriva poco su questo blog e quanto meno segua la Samp rispetto a un anno fa, ma comunque mi ritrovi a scrivere quasi sempre gli stessi concetti. Ti costringono quasi a diventare una Pravda aziendalista, perché non c'è pazienza, prospettiva o un minimo di fiducia. Mi accontenterei di una delle tre, specie dopo il 2-1 al Benevento.

Fabio Quagliarella, 34 anni, inizia con una doppietta.

La Sampdoria 2017-18 è ripartita come previsto: mancano un sacco di pezzi della passata stagione. Ci voleva una grossa dose di ingenuità per pensare che la squadra sarebbe rimasta intatta e non squartata dall'imminente sessione di calciomercato. Sono andati via in tanti e qualcun altro deve ancora partire (Patrik Schick è attualmente in leasing al Doria).
Tuttavia, qualche nota positiva dalla prima gara della Serie A 2017-18 si può trarre. Giampaolo ha scelto di partire con 9/11 dalla scorsa stagione, escluso Caprari e Ramirez, schierati alle spalle di Quagliarella. Il Benevento, dal canto suo, era alla prima nella massima serie e l'importante era non sfigurare dopo il 4-0 casalingo subito in Coppa Italia per mano del Perugia.
Il primo quarto d'ora è stato da dimenticare: pur avendo un ottimo possesso palla, la Samp ha lasciato troppi spazi per le ripartenze del Benevento, una costante in campo aperto. Così al 14' Ciciretti ha trovato il primo gol in A per gli ospiti e a livello personale: D'Alessandro scappa a un Sala distratto e mette in mezzo, dove Pavlovic è scalato al centro e lascia solo l'ex Roma, che calcia divinamente per l'1-0.
Due minuti dopo, Coda ha quasi trovato il 2-0, costringendo Puggioni al tuffo miracoloso. Un gol che avrebbe potuto chiudere qualunque contesa, invece la Samp è rimasta in partita e ha preso in mano la gara fino alla fine del primo tempo. Diversi tentativi a rete - di Torreira, Quagliarella e Praet - non sono bastati, finché lo stesso 27 non ha trovato il giusto pertugio sulla respinta di Belec, miracoloso su Praet da corner.
Chiuso il primo tempo in pareggio (quasi in vantaggio, se Ramirez non avesse centrato Belec in uscita!), la partita si è rivelata molto più equilibrata nella ripresa. Il vero problema per Baroni e i suoi ragazzi è stato quello di aver creato diverse conclusioni, ma quasi nessuna veramente pericolosa per Puggioni; la Samp, invece, ha colpito subito.
Al 53' Ramirez intercetta un pallone al limite dell'area e serve in profondità Quagliarella, che trova un'altra rete per la sua doppietta e per la vittoria definitiva del Doria. L'occasione più clamorosa degli ospiti arriva per Puscas tre minuti dopo, quando l'ex Inter impatta malissimo su corner e spedisce alto di testa, nonostante Silvestre l'avesse lasciato solo.
Da lì, sei sostituzioni, il nervosismo degli ospiti, tanti tiri giallorossi e una semi-occasione blucerchiata per andare sul 3-1, ancora una volta stoppata da Belec. Di positivo ci sono il risultato e la base dell'anno scorso, ma per andare più lontano e per fare bella figura a Firenze, ci vorrà anche altro.

Amato Ciciretti, 23 anni, segna il primo gol del Benevento in Serie A.

Puggioni 6.5; Sala 5.5, Silvestre 6, Regini 6.5, Pavlovic 6; Barreto 5.5, Torreira 7, Praet 6.5 (dal 38' s.t. Djuricic s.v.); Ramirez 6 (dal 21' s.t. Linetty 6.5); Caprari 6.5 (dal 17' s.t. Bonazzoli 5.5), Quagliarella 7.

Due parole vanno spese sul Benevento: a mio modo di vedere - specie in queste condizioni -, non si salveranno. La squadra è ordinata e interessante soprattutto quando si tratta di ripartire in campo (D'Alessandro ha bullizzato Sala anche a livello fisico), ma in fase di costruzione e difesa gli Stregoni fanno fatica. E gli serve un centravanti, vero.
C'è qualche nota positiva, al di là della vittoria. Praet è sembrato in grandissima condizione, molto più smagliante della passata stagione; Torreira è il solito e impressionante cervello di centrocampo (piangeremo il suo addio quando lascerà Genova). Su Ramirez non mi faccio entusiasmare facilmente; molto bello l'assist, più evanescente nel resto, ma è arrivato da poco.
Fa più preoccupare la scelta iniziale della formazione: Murru ha fatto quasi tutto il ritiro estivo, Ferrari è arrivato a metà, ma non vederli nell'undici iniziale mi ha spaventato. Il tutto poi per far giocare il terzo terzino sinistro (con Pavlovic che comunque rimane sul mercato) e il capitano contestato (Regini ha rinnovato, ma la situazione tecnica non cambia).
Una pressione che forse sente anche Giampaolo, il meno soddisfatto di tutti nonostante il 2-1 sui campani. Prima l'uscita fuori personaggio su Regini in conferenza stampa, poi il silenzio post-gara, visto che ai microfoni è andato il suo vice Conti. Giampaolo vorrebbe un mercato diverso, un attaccante e credo anche un terzino destro serio. Come dargli contro? Ci vorrà calma e sangue freddo, come sempre.

Marco Giampaolo, 50 anni, apparso insoddisfatto a fine gara.