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23 gennaio 2018

Rinascere.

«Basta un giorno così a cancellare 120 giorni stronzi», cantava Max Pezzali nel 1997. Erano ancora i tempi degli 883, quelli in cui Marco Giampaolo non era nemmeno un allenatore e Fabio Quagliarella doveva esordire da professionista. La frase viene comunque buona per la partita contro la Fiorentina: ci voleva un 3-1 contro la Fiorentina e un pomeriggio così per rinascere.

Fabio Quagliarella, 34 anni, alla miglior stagione di sempre in Serie A.

La Sampdoria si presenta alla gara contro la Fiorentina in uno stato d'emergenza: sono sì tornati Linetty e Zapata (il primo gioca dal 1', il secondo dalla panchina), ma è anche vero come manchi un passo da Europa. Vittoria con la Spal a parte, la Sampdoria non ha dato segnali positivi: Kownacki è tra i titolari, accanto a Quagliarella.
La Fiorentina parte forte: Simeone va al subito al tiro, ma per Viviano è una facile parata. Potrebbe andar peggio dieci minuti più tardi, quando l'argentino sfrutta un buco clamoroso di Ferrari e avrebbe la palla del vantaggio, ma la mette a lato. La Sampdoria risponde con un'occasione clamorosa, che ha i crismi della chance mancata.
Al 16' cross di Ramírez, primo tentativo al volo di Quagliarella e parata di Sportiello. Sulla respinta, Kownacki è solo e potrebbe appoggiare in rete a porta sguarnita, ma stringe troppo l'angolo di tiro e trova ancora il portiere della Fiorentina. Dopo una chance per Babacar (centrale per Viviano), ancora Kownacki viene pescato da Torreira, ma non aggira Sportiello.
Al 30', però, i padroni di casa passano: cross ancora di Ramírez, Quagliarella controlla e giostra Pezzella, trovando lo spazio per concludere a cinque metri dalla parta. Gol del capitano e grande festa al "Ferraris", smorzata dall'occasione capitata a Babacar, che è solo, ma calcia a lato. Il primo tempo si chiude con il vantaggio blucerchiato.
Di fatto, la ripresa si trasformerà in un monologo. Gli ospiti ci provano più volte nei primi 10' - Benassi il più pericoloso con un mancino in solitaria: Viviano è immobile, ma la palla non va fuori di molto -, ma la Sampdoria regge e trova l'occasione per chiuderla. Intanto, Giampaolo ha cambiato Kownacki per l'acclamato Zapata.
Al 60' è 2-0: Linetty si mangia l'aria e Benassi, recuperando due volte palla. Servizio per Ramírez, che aspetta un tempo di gioco, ma trova il passaggio filtrante per Quagliarella, solo in area: puntata sull'uscita di Sportiello e raddoppio. Da qui in poi, sostanzialmente, gli ospiti spariscono dal campo, nonostante gli ingressi di Saponara e Gil Dias.
Anzi, la Sampdoria trova il 3-0 al 67': Praet in profondità per Ramírez, l'uruguayano serve di tacco Quagliarella, lasciato solo in area da Laurini. Il 27 ci pensa un attimo, poi scarica un destro terrificante sotto la traversa: da distanza così ravvicinata, Sportiello non può far nulla. Tripletta per l'attaccante, che continua a stupire.
Il finale è un po' interlocutorio: gli ospiti trovano sì il gol con Carlos Sanchez (male la difesa su corner, con Bereszynski che non segue il colombiano sulla sponda di Saponara), ma la Sampdoria rischia di fare il quarto con Zapata, devastante nei contrasti. I padroni di casa ritrovano la vittoria e (chissà) la fiducia in sé stessi.

Una partita senza eguali. L'avversario non era la Juventus o il Napoli, ma è una grande soddisfazione.

Viviano 6; Bereszynski 6.5, Silvestre 6.5, Ferrari 6, Strinic 6.5; Linetty 8, Torreira 7.5, Praet 7.5; Ramirez 8 (dal 38' s.t. Barreto s.v.); Quagliarella 9 (dal 29' s.t. Caprari 6), Kownacki 6 (dal 12' s.t. Zapata 6.5).

Una rinascita così non la immaginavo. Ci speravo, ma non lo credevo possibile. Sicuramente è presto per dirlo, ma la sconfitta di Benevento potrebbe esser stato il fondo. Questa gara con la Fiorentina ricorda un altro 3-1 recente, quello ottenuto nel novembre 2014 sotto Mihajlovic, nonché una delle migliori gare della sua gestione.
Mi ha stupito in negativo la Fiorentina: il 4-3-3/4-4-2 costruito da Pioli - con Chiesa ed Eysseric a spostarsi spesso sul campo e di posizione - non ha funzionato. Soprattutto Simeone e Babacar hanno sprecato delle ottime chance nel primo tempo; una volta subito il 2-0, la gara è praticamente finita e la Viola si è fatta vedere solo per il gol della bandiera.
La prova del centrocampo blucerchiato è stata mostruosa. Si parla di Praet e Torreira, si cita giustamente Ramírez e i suoi assist, ma vogliamo parlare di Linetty? La differenza tra una Samp con il polacco e una senza è gigantesca, come hanno anche dimostrato i pochi minuti giocati da Barreto (seppur con il punteggio ormai a favore).
Poco da dire su Fabio Quagliarella. A quasi 35 anni, l'attaccante sta giocando la miglior stagione della sua carriera. Giampaolo ci aveva avvertito su come il 27 avesse raggiunto la maturità fisica e tecnica (lo dimostra il primo gol, in cui manda al bar Pezzella), ma la tripletta contro i viola dimostra ancor di più tale assunto.
E ora? Back-to-back con la Roma, con prima il recupero della terza giornata d'andata a Genova e poi la gara di domenica all'Olimpico. Storicamente non è facile con la Roma, specie in trasferta, per cui la gara d'andata andrà sfruttata al massimo. Qualora uscissero tre punti da una delle due sfide contro i giallorossi, sarebbe veramente una rinascita completa.

Marco Giampaolo, 50 anni, può esser contento della prestazione della squadra.

22 ottobre 2017

Volare.

Si sapeva che sarebbe stato importante vincere, ma forse nessuno si aspettava un'affermazione così facile: la Sampdoria travolge il Crotone per 5-0 sul terreno del "Ferraris" e vola a 17 punti in classifica. Una vittoria netta, senza storia, segnata da cinque reti provenienti da altrettanti marcatori: sono 12 punti in quattro gare giocate in casa.

Fabio Quagliarella, 34 anni, ha appena realizzato il 2-0 dal dischetto.

Il Crotone si presenta a Genova dopo aver preso quattro punti alla Sampdoria nella sua prima annata in A (pareggio in casa, vittoria al "Ferraris" in rimonta), mentre i ragazzi in blucerchiato devono dare continuità al risultato ottenuto contro l'Atalanta. Riposa Ramírez, mentre Caprari è di nuovo scelto nella posizione di trequartista.
Gli ospiti sono orfani di due giocatori importanti come Simy e Rohdén, che potranno sembrare portatori d'acqua, ma sono fondamentali per salvarsi. E lo si vede nei primi 10', quando la Samp indirizza la partita: al 3', su punizione di Torreira, è l'ex Ferrari a staccare in area per battere Cordaz. 1-0 dopo 180 secondi, nessuna esultanza per il difensore.
Sette minuti e Zapata sfugge in velocità ad Ajeti: l'albanese atterra nettamente il colombiano e l'arbitr non ha alcun dubbio. Per lui è rigore, a me è sembrata punizione dal vertice alto dell'area; Quagliarella si presenta dal dischetto e la mette all'angolino per il 2-0. Il Crotone prova un paio di tiri con Mandragora e Ajeti, ma non spaventa Puggioni.
Il Crotone rischia di farsi il 3-0 da solo, con Budimir che coglie la propria attraversa per allontanare la punizione di Strinic. Al 37', il triplo vantaggio è realtà: su un pallone sporco, Zapata resiste al duro intervento in area di Ceccherini e tira una mina in mezzo: a un metro dalla porta, Caprari deposita in posizione regolare. Partita finita.
C'è ancora il tempo perché Budimir colga la traversa nel minuto di recupero della prima frazione: Puggioni battuto, ma la palla rimbalza fuori e non entra. al ritorno in campo, il ritmo è blando e ci sono molte sostituzioni (Giampaolo dà spazio a Murru e Ramírez, con Quagliarella leggermente infortunato). Tuttavia, i padroni di casa non hanno chiuso il conto.
Una splendida combinazione Caprari-Praet porta il belga all'assist per l'accorrente Linetty: secondo gol consecutivo per il centrocampista, che non sarà però l'unico polacco a realizzare una rete. Nel giro di 30 secondi, Kownacki entra in campo al posto di Caprari e sfrutta un rinvio malandato di Cordaz: di fronte al portiere, lo giustizia per il 5-0.
Il finale è molto tranquillo: la Sampdoria ha avuto ciò che voleva, il Crotone prova a cercare il gol con il solito Budimir, che in questa gara ha dimostrato perché non solo non sia adatto al gioco di Giampaolo, ma perché la A gli stia larga. Altri due tentativi del croato più uno di Trotta non portano nemmeno il gol della bandiera: è la prima vittoria in A contro i calabresi.

«Abbiamo giocato bene rispetto ai nostri avversari. A fine anno vedremo dove siamo arrivati»: testo e musiche di Dawid Kownacki.

Puggioni 6; Sala 6, Silvestre 6, Ferrari 7, Strinic 6.5 (dal 22' s.t. Murru 6); Linetty 6.5, Torreira 7, Praet 7.5; Caprari 7.5 (dal 29' s.t. Kownacki 6.5); Quagliarella 6.5 (dal 10' s.t. Ramírez 6), Zapata 7.

Nessuno l'avrebbe mai detto dopo le cessioni estive, ma è bastato poco per dare a questa squadra la stessa consapevolezza della scorsa stagione. Se la squadra del 2016-17 sembrava più dotata tecnicamente e piena di hype, questa sembra più matura, nonostante le tante partenze e gli arrivi ancora da scoprire.
Gli arrivi di Strinic e Zapata, per esempio, hanno riempito due buchi importanti. In attacco la Sampdoria aveva perso tanto, adesso ha trovato un colombiano che è un attaccante a metà strada tra gli ex e Quagliarella: una prima punta a tutti gli effetti, ma dotata di forza fisica e accelerazione poderosa. Il croato, invece, è un terzino sinistro vero.
Fermo restando che c'è da chiedersi perché si sono spesi 12 milioni per Murru (a bilancio sono quelli... 7 + il cartellino di Cigarini), c'è da fermarsi un attimo anche sulla crescita di alcuni ragazzi: Linetty e Praet avevano fatto vedere qualche cosa l'anno scorso, ma questa stagione stanno strabordando, di fatto dominando queste gare.
Soprattutto il belga sembra incamminato verso il Mondiale se continuerà a giocare così. La Sampdoria ha vinto tutte e quattro le gare casalinghe, in attesa di recuperare quella contro la Roma. E non c'è nulla da dire: sono state tutte vittorie meritate. Anzi, quella più sofferta è stata la prima contro il fanalino Benevento.
E ora? Ora c'è l'Inter. A Milano si andrà per un infrasettimanale di piacere. La Sampdoria non deve porsi obiettivi più grandi della sua realtà, ma solo giocare con la testa sgombra. Se farà così - nonostante la stanchezza: Zapata e Praet hanno fatto 90' ieri -, la squadra di Marco Giampaolo potrà dire la sua. Volare è possibile.

I giocatori festeggiano a fine gara: una prova maiuscola contro il Crotone.

25 settembre 2017

Manifesto identitario.

«La miglior partita da quando sono qui per intensità, continuità, capacità d'attenzione e fastidio all'avversario»: le parole di Marco Giampaolo sono chiare e non posso che condividerle. La Sampdoria annichila per cattiveria il Milan e vince 2-0, con un punteggio che rispecchia il pomeriggio straordinario dei ragazzi del tecnico blucerchiato.

Ricky Álvarez, 29 anni, segna il 2-0 appena entrato dalla panca.

La Sampdoria torna all'assetto consuetudinario dopo lo sfortunato pari di Verona contro l'Hellas: la novità vera è l'esordio di Ferrari, che avevo caldeggiato e finalmente i tifosi hanno avuto modo di vedere con i propri occhi. Zapata stavolta parte dall'inizio, mentre il Milan persegue il 3-5-1-1, con Suso dietro l'unica punta Kalinic.
Il primo tempo (in realtà, tutta la gara) ha raccontato di una squadra ospite spuntata, incapace di superare le linee di pressing della Sampdoria, sempre pronta a schiacciare il possesso palla degli ospiti e a renderlo complicato, se non impossibile. Il Milan ha avuto una sola occasione, con Abate al tiro ampiamente largo al 1'.
Poi la Sampdoria ha applicato una pressione costante e ha rischiato di vedersi assegnare un rigore con la Var, ma l'intervento di Valeri - insensato, la palla non colpisce la mano di Kessié sul cross di Strinic - viene cambiato dalla tecnologia. Ciò nonostante, inizia la personale sfida di Duvan Zapata con Donnarumma.
Il colombiano ha ben tre occasioni da rete solo nei primi 45': prima ci prova due volte di testa (sulla prima Donnarumma para, sulla seconda la palla sfila a lato di poco), poi sfugge via di velocità a Bonucci (come in Udinese-Juve della passata stagione) e rientra sul destro, trovando però il portiere rossonero sulla propria strada.
Anche Ramírez e Torreira provano a scaldare i guantoni di Donnarumma, ma non trovano la porta con le loro conclusioni. L'incredibile è che il copione rimane lo stesso nella ripresa, con il Milan spesso colto in fuorigioco e Montella che ha operato i primi cambi solo dopo 77 minuti. Un tiro mancino di Suso è il massimo prodotto dagli ospiti nella ripresa.
Ramírez e Praet combinano al 63', ma il belga non impensierisce il 99 rossonero. Poi al 71' arriva il gol-chiave: su un cross piuttosto brutto di Bereszynski, Cristian Zapata respinge male, Bonucci si addormenta e Zapata punisce Donnarumma da posizione ravvicinata. Vantaggio meritato e giallo per il portiere, lo stesso fato di Bonucci qualche minuto più tardi.
Il Milan si butta in avanti, ma non riesce a creare nessun pericolo. Anzi, è la Sampdoria a raddoppiare nel finale dopo la girandola di cambi: Álvarez prende il posto di Praet e ruba palla dopo un retropassaggio orrendo di Borini. Zapata scivola, Bonucci è nuovamente in ritardo e l'argentino incrocia sul palo opposto da fuori area: 2-0 e match chiuso.


Puggioni 6.5; Bereszynski 7, Silvestre 6.5, Ferrari 6.5, Strinic 7; Barreto 7, Torreira 7.5 (dal 47' s.t. Capezzi s.v.), Praet 7.5 (dal 45' s.t. Álvarez  6.5); Ramírez 6.5 (dal 38' s.t. Verre s.v.); Quagliarella 6.5, Zapata 7.5

Erano sette anni che la Sampdoria non batteva il Milan sul proprio terreno di gioco. Quel pomeriggio, i gol della premiata ditta Cassano-Pazzini ribaltarono il risultato, con i rossoneri andati in vantaggio grazie a Borriello. A qualcuno piace cercare analogie europee; io mi limito a dire che sono contento di aver sfatato il tabù.
E il Milan? Semplice: non erano fenomeni prima, né scarsi ora. Molti media - soprattutto quelli della bubble rossonera - hanno provato a venderci una squadra in grado di lottare per lo scudetto, dimenticando però due dettagli. Primo: Montella ha vinto solo una Supercoppa Italiana e non ha mai allenato in Champions. Secondo: per assemblare una squadra, ci vuole tempo.
La Sampdoria può invece concentrarsi sulle note positive. Che portano i nomi e i voli di Duvan Zapata, Ivan Strinic e Dennis Praet. I tre hanno disputato una gara maiuscola, al di là del gol del colombiano: presenza, puntalità e tanta concentrazione han fatto sì che il Doria portasse a casa un risultato di prestigio (il Milan sarà pure in costruzione, ma...).
E ora ci sarà la tappa di Udine prima della sosta. Una tappa significativa, se non altro perché vincere di nuovo porterebbe la Sampdoria a quota 14 punti: un percorso netto, sfruttando al meglio il calendario. Inoltre, l'Udinese è sembrata tutto tranne che entusiasmante in quest'inizio ed è ancora alla caccia della giusta identità: l'opposto della Sampdoria.

La festa dei giocatori e del presidente Ferrero a fine gara.

22 agosto 2017

Calma e sangue freddo.

Sembra incredibile: è stupefacente quanto scriva poco su questo blog e quanto meno segua la Samp rispetto a un anno fa, ma comunque mi ritrovi a scrivere quasi sempre gli stessi concetti. Ti costringono quasi a diventare una Pravda aziendalista, perché non c'è pazienza, prospettiva o un minimo di fiducia. Mi accontenterei di una delle tre, specie dopo il 2-1 al Benevento.

Fabio Quagliarella, 34 anni, inizia con una doppietta.

La Sampdoria 2017-18 è ripartita come previsto: mancano un sacco di pezzi della passata stagione. Ci voleva una grossa dose di ingenuità per pensare che la squadra sarebbe rimasta intatta e non squartata dall'imminente sessione di calciomercato. Sono andati via in tanti e qualcun altro deve ancora partire (Patrik Schick è attualmente in leasing al Doria).
Tuttavia, qualche nota positiva dalla prima gara della Serie A 2017-18 si può trarre. Giampaolo ha scelto di partire con 9/11 dalla scorsa stagione, escluso Caprari e Ramirez, schierati alle spalle di Quagliarella. Il Benevento, dal canto suo, era alla prima nella massima serie e l'importante era non sfigurare dopo il 4-0 casalingo subito in Coppa Italia per mano del Perugia.
Il primo quarto d'ora è stato da dimenticare: pur avendo un ottimo possesso palla, la Samp ha lasciato troppi spazi per le ripartenze del Benevento, una costante in campo aperto. Così al 14' Ciciretti ha trovato il primo gol in A per gli ospiti e a livello personale: D'Alessandro scappa a un Sala distratto e mette in mezzo, dove Pavlovic è scalato al centro e lascia solo l'ex Roma, che calcia divinamente per l'1-0.
Due minuti dopo, Coda ha quasi trovato il 2-0, costringendo Puggioni al tuffo miracoloso. Un gol che avrebbe potuto chiudere qualunque contesa, invece la Samp è rimasta in partita e ha preso in mano la gara fino alla fine del primo tempo. Diversi tentativi a rete - di Torreira, Quagliarella e Praet - non sono bastati, finché lo stesso 27 non ha trovato il giusto pertugio sulla respinta di Belec, miracoloso su Praet da corner.
Chiuso il primo tempo in pareggio (quasi in vantaggio, se Ramirez non avesse centrato Belec in uscita!), la partita si è rivelata molto più equilibrata nella ripresa. Il vero problema per Baroni e i suoi ragazzi è stato quello di aver creato diverse conclusioni, ma quasi nessuna veramente pericolosa per Puggioni; la Samp, invece, ha colpito subito.
Al 53' Ramirez intercetta un pallone al limite dell'area e serve in profondità Quagliarella, che trova un'altra rete per la sua doppietta e per la vittoria definitiva del Doria. L'occasione più clamorosa degli ospiti arriva per Puscas tre minuti dopo, quando l'ex Inter impatta malissimo su corner e spedisce alto di testa, nonostante Silvestre l'avesse lasciato solo.
Da lì, sei sostituzioni, il nervosismo degli ospiti, tanti tiri giallorossi e una semi-occasione blucerchiata per andare sul 3-1, ancora una volta stoppata da Belec. Di positivo ci sono il risultato e la base dell'anno scorso, ma per andare più lontano e per fare bella figura a Firenze, ci vorrà anche altro.

Amato Ciciretti, 23 anni, segna il primo gol del Benevento in Serie A.

Puggioni 6.5; Sala 5.5, Silvestre 6, Regini 6.5, Pavlovic 6; Barreto 5.5, Torreira 7, Praet 6.5 (dal 38' s.t. Djuricic s.v.); Ramirez 6 (dal 21' s.t. Linetty 6.5); Caprari 6.5 (dal 17' s.t. Bonazzoli 5.5), Quagliarella 7.

Due parole vanno spese sul Benevento: a mio modo di vedere - specie in queste condizioni -, non si salveranno. La squadra è ordinata e interessante soprattutto quando si tratta di ripartire in campo (D'Alessandro ha bullizzato Sala anche a livello fisico), ma in fase di costruzione e difesa gli Stregoni fanno fatica. E gli serve un centravanti, vero.
C'è qualche nota positiva, al di là della vittoria. Praet è sembrato in grandissima condizione, molto più smagliante della passata stagione; Torreira è il solito e impressionante cervello di centrocampo (piangeremo il suo addio quando lascerà Genova). Su Ramirez non mi faccio entusiasmare facilmente; molto bello l'assist, più evanescente nel resto, ma è arrivato da poco.
Fa più preoccupare la scelta iniziale della formazione: Murru ha fatto quasi tutto il ritiro estivo, Ferrari è arrivato a metà, ma non vederli nell'undici iniziale mi ha spaventato. Il tutto poi per far giocare il terzo terzino sinistro (con Pavlovic che comunque rimane sul mercato) e il capitano contestato (Regini ha rinnovato, ma la situazione tecnica non cambia).
Una pressione che forse sente anche Giampaolo, il meno soddisfatto di tutti nonostante il 2-1 sui campani. Prima l'uscita fuori personaggio su Regini in conferenza stampa, poi il silenzio post-gara, visto che ai microfoni è andato il suo vice Conti. Giampaolo vorrebbe un mercato diverso, un attaccante e credo anche un terzino destro serio. Come dargli contro? Ci vorrà calma e sangue freddo, come sempre.

Marco Giampaolo, 50 anni, apparso insoddisfatto a fine gara.

29 dicembre 2016

2017, quando arrivi?

Bello 'sto 2016, vero? No, non è vero. Il 2016 è stata una lunga sofferenza per la Samp, partita da un derby vinto comunque faticando (pur se con tre gol di vantaggio), passato per una salvezza arrivata per demeriti altrui più che per sforzi propri e con un finale incerto, comunque basato su un futuro di prospettiva.

Ma è tutto l'anno che piango su questo blog. E sono stanco, specie con il fatto che i post stanno diventando meno frequenti. Oggi ho voglia di chiudere l'anno pensando a quello che verrà con un filo di ottimismo. Quindi vi lascio con cinque speranze positive per la Samp, che a giudicare dai 23 punti racimolati nel girone d'andata (manca la gara di Napoli) può guardare al futuro con un minimo di positività.

  • Giampaolo ha un piano (integralista, ma ce l'ha)
Dopo un 2016 di misteri, prove e controprove con Montella, la Samp ha una sua identità: magari marcata, a volte integralista, ma c'è. A Marco Giampaolo va dato questo merito: a giugno avrei preferito Pioli, ma una volta scelto l'ex tecnico di Empoli e Ascoli gli dava dato tempo. Ringraziamo la vittoria con l'Inter, perché ora ci godiamo una Samp discontinua, ma che almeno ha un piano di gioco ben delineato.


  • Partirà Muriel? C'è Schick
Si parla tanto del possibile addio di Luis Muriel già a gennaio, sicuramente a fine anno: lui e Torreira saranno probabilmente i due pezzi pregiati che foraggeranno le future campagne acquisti e che lasceranno Genova durante il 2017. Tuttavia, se per Torreira l'erede va trovato (stiamo parlando di trovando un erede a un classe '96: magie del calcio moderno), Muriel il sostituto ce l'ha già. È ceco, ha un gran sinistro e un futuro promettente.




  • La società ha anche osservatori all'estero
Per anni - compreso a più riprese su questo blog - mi sono chiesto: ma la Samp vede ciò che accade all'estero? No, perché si parlava tanto di modello Udinese e poi gli investimento erano SOLO italiani.o rivolti comunque alla Serie A-B. La tendenza è finalmente cambiata quest'estate, con l'arrivo di Linetty, Schick e Praet. Nonostante Osti (attendiamo sempre un d.s. più creativo), c'è da sperare per il futuro.


  • I giocatori esperti stan facendo il loro
Sono ormai pochi, ma i cosiddetti senatori non stanno sfigurando. C'è chi è senatore per età e carriera: Viviano, Silvestre e Quagliarella hanno disputato una buona prima parte di stagione, al netto di giornate no e infortuni. C'è chi è invece senatore per necessità, come Vasco Regini, capitano all'improvviso: rispetto alle macerie lasciate nel 2015-16, va meglio, non c'è alcun dubbio. Su Cigarini e Palombo, c'è poco da dire: il campo non l'han visto e per ora va bene così.

  • Ricavi, ricavi, ricavi
Dicevo quest'estate come il mercato estivo della Samp avesse fruttato un utile netto da quasi 30 milioni: mica male. Ma se venissero ceduti Torreira e Muriel - al netto anche delle partenze di Budimir, Cigarini e Pereira (direzione Benfica) - quanto potrebbe incassare la Samp? E questo tesoretto andrà solo nelle tasche della società o verrà reinvestito tra mercato e programmazione strutturale? Al 2017 l'annosa risposta.



14 settembre 2016

Qualche sorriso.

No, non sono magicamente tornato indietro. Non ho smarrito le preoccupazioni espresse a fine luglio, quando il mercato della Samp sembrava un grande punto interrogativo. L'inizio di campionato del Doria, però, lascia qualche sorriso in più di quello che ci si aspettava. Ed esser piacevolmente sorpresi da questa squadra è l'ultima cosa che avrei pensato di commentare a inizio settembre.

Luis Muriel, 25 anni, scatenato in quest'inizio di stagione.

Quando ho valutato il mercato non più di due settimane fa, il mio giudizio era stato positivo. Se escludiamo qualche neo (più in entrata che in uscita), la gestione Ferrero ha messo a punto la miglior finestra della sua presidenza. Un disavanzo di quasi 30 milioni di ricavi, uscite redditizie e tanta prospettiva, con diversi giovani da far crescere e poi rivendere.
Dalla teoria alla pratica spesso, però, ci vuole più tempo. E ho pensato che le prime due avversarie affrontate in Serie A - Empoli e Atalanta - non fossero test probanti per diversi motivi. L'Empoli lotterà per salvarsi e faticherà molto di più delle due precedenti annate, mentre l'Atalanta è in fase di costruzione ed è rimasta in dieci per un'ora a Genova.
Poi è arrivata la gara di Roma: una partita che avrebbe dovuto vederci nel ruolo di sparring partner di una squadra in difficoltà, ma comunque con un gap tecnico notevole a suo vantaggio. E invece dopo 10' di smarrimento, la Samp ha messo insieme la mezz'ora più bella della stagione, dominando il centrocampo giallorosso e facendo pressing alto.
La circolazione della palla della squadra di Spalletti è stata tagliata alla radice, costringendo la Roma a transizioni veloci e in campo aperto per creare un paio di occasioni dopo il vantaggio di Salah. Il gol di Muriel l'ha rimessa in parità, la zampata di Quagliarella ci ha regalato persino il vantaggio prima della fine del primo tempo. E poi?
E poi niente. C'è stata la pioggia, una lunga interruzione e il flow of the game - un concetto che i baskettari avranno certamente a mente - è cambiato. Dal punto di vista psicologico ancor prima che fisico o atletico, perché la Samp ha costretto Viviano al primo miracolo al primo minuto del secondo tempo su Strootman e da lì il copione non è cambiato.
Il portiere ci ha tenuto in vita fino al minuto 92, quando l'arbitro Giacomelli ha valutato erroneamente un contatto che non era passibile di penalty. Potrei dire che Dzeko si era già disimpegnato in simulazione alla prima giornata. Che il contatto veniale (ma ingenuo) di Skriniar si fischia fuori area, non dentro.
Che Álvarez è stato espulso per aver fatto notare che «A noi queste cose non le fischi» e ora salterà due partite, mentre Totti - incensato (giustamente) per la sua stupenda prova da fermo, con il pubblico dell'Olimpico ancora incapace di guardare al futuro - si toglie la maglia e niente giallo. Una volta compresa l'incapacità dell'arbitro, bisogna guardare anche ad altro.

Fino al 92' tutto ok. Poi Giacomelli inciampa.

Le note positive ci sono. A cominciare dal recupero di giocatori che sembravano investimenti sbagliati o pacchi da spedire lontano. Forse è presto per dire che Regini o Muriel saranno così costanti per tutto il 2016-17, ma è confortante vederli parte della squadra in maniera attiva e continua (sebbene la questione capitano andrebbe sistemata diversamente).
E che dire di questi giovani che sembrano esser pronti prima di quanto ci si aspettasse? Linetty è ovunque in queste gare, Torreira sembra il Jorginho di Giampaolo. Sono due protagonisti a sorpresa, ma che la Samp si deve tenere stretti, consentendo loro di crescere ancora sotto la saggia guida dell'ex allenatore dell'Empoli.
In più ci sono giocatori che si stanno rendendo utili in nuove vesti o si sono ritrovati. Al primo caso appartiene Quagliarella, capace di farsi un mazzo così in copertura e segnare comunque due reti in tre giornate. Al secondo, invece, troviamo Silvestre, finalmente tornato il giocatore che avevamo ammirato sotto Mihajlovic.
Note negative? Ce ne sono, eh. La prima è la condizione atletica. Perché quello che mi ha stupito di più è come la squadra abbia risentito anche dal punto di vista fisico dell'interruzione di Roma. L'ora di pausa sarebbe dovuto esser un vantaggio, invece Álvarez ha fatto fatica nel rincorrere gli avversari e Sala è stato vittima di crampi al minuto 80.
Il secondo problema riguarda le fasce di difesa. Sala ha giocato in diversi ruoli a Verona - ala nel 4-3-3, mezzala di centrocampo, esterno destro nel 3-5-2 - ma il terzino è un mestiere più difficile da imparare. Lo si vede nei fuorigiochi mal riusciti, nei tagli concessi agli attaccanti.
Anche Pavlovic sta avendo più di una difficoltà: dopo Empoli e Krunic che grazia Viviano, stavolta Salah ha segnato partendo alle sue spalle e infilandolo in rete da solo. Lo svizzero dovrà migliorare, però mi sento di difenderlo a spada tratta guardando gli interpreti da terzino sinistro negli ultimi anni. E Dodô ha confermato tutti i dubbi su di lui.
Ora c'è attesa per gli altri: Praet ha giocato pochi minuti contro l'Atalanta, Bruno Fernandes è entrato per cinque minuti nella stessa gara. Cigarini ancora non si è visto (e con questo Torreira non fatico a crederlo), mentre Schick ha giocato 20' a Empoli. Poco importa: mancano 35 giornate e 34 punti alla salvezza, ci sarà tempo per tutti. A partire dal Milan venerdì sera.

Karol Linetty, 21 anni, motore della mediana blucerchiata.

01 settembre 2016

Il bilancio prima di tutto.

L'estate dei 70 anni della società, dell'arrivo di Giampaolo, dell'addio di Montella, del rilancio di alcuni ragazzi in squadra. Non è stata la più facile degli ultimi anni, ma finito il calciomercato, sembra che si possa tirare un sospiro di sollievo in casa Samp. La finestra estiva ha regalato più di un sorriso a Corte Lambruschini.

Karol Linetty e Lucas Torreira, due che faranno strada.

MOVIMENTI IN ENTRATA - Voto 7
Fino a inizio agosto, c'era un po' di preoccupazione per i pochi movimenti della Samp. Poi un'ondata hipster ci ha travolto e la società blucerchiata ha tirato fuori (quasi) tutti i colpi che servivano per completare la squadra agli ordini di Marco Giampaolo. Tra di loro, potrebbe esserci qualche immediata plusvalenza per l'estate 2017.
Tutto è iniziato con alcuni riscatti obbligati: definitivi Viviano dal Palermo (2,3 milioni), Quagliarella (2,7 milioni) e Sala dall'Hellas (5 milioni), più i ritorni per fine prestito di Regini, Eramo, Torreira e Tozzo. La Samp ha mosso i primi passi con gli acquisti con alcuni colpi riguardanti giovani, che sono stati però immediatamente inseriti tra i titolari.
Karol Linetty ha giocato poco all'Europeo, ma il polacco è stato pagato una discreta cifra dal Lech Poznan (3 milioni): per ora sta ripagando le attese. A lui si sono aggiunti Ante Budimir, ariete del Crotone salito in A (1,5 milioni), e Patrik Schick, anche lui all'Europeo con la Repubblica Ceca, ma militante nel Bohemians durante l'ultima stagione (4 milioni).
Il problema è che non stava arrivando molto altro dal mercato. Sembrava quasi che la Samp sperasse semplicemente nel recupero di quei giocatori che già aveva (Alvarez, Muriel, etc.), senza fare qualcosa di più. Fortunatamente dopo qualche amichevole poco incoraggiante (vedi la sconfitta per 2-0 contro la Feralpi Salò), la società si è mossa, spendendo il tesoretto delle uscite.
Dentro Daniel Pavlovic, svincolato dal Frosinone, i prestiti di Đuričić e Carbonero, più altri acquisti: Dodô è tornato dall'Inter, mentre gli arrivi di Bruno Fernandes dall'Udinese e Dennis Praet dall'Anderlecht (10 milioni: bella cifra) han fatto piacere a Giampaolo, in grado così di avere un centrocampo più numeroso.
Il problema è che ci sono alcune cose che non mi tornano. La squadra esce rivoluzionata dopo un mercato in entrata da 34 milioni di euro, pur mantenendo un potenziale che le permetta di salvarsi senza patemi. Qualche domanda sorge però in vista della prossima estate.
Vale la pena aver preso Bruno Fernandes con un riscatto fissato a sei milioni? Il portoghese finora non ha dimostrato di valere quest'eventuale riscatto. Peggio ancora andiamo con Dodô, un incubo nei sei mesi in cui è stato a Genova e finito per valere un obbligo di riscatto da CINQUE MILIONI DI EURO. Chissà che favore la Samp doveva all'Inter...
La paura più grande passa però dai centrali difensivi. La Samp si è presentata con i soli Silvestre e Skriniar all'inizio della stagione. A loro si è aggiunto Regini, nominato vice-capitano dopo la partenza di altri giocatori e persino titolare allo stato attuale. Non è che l'arrivo di Kranjc risolva i problemi: sicuri che non servisse qualcosa in più?

I motivi per cui Dennis Praet è attesissimo a Genova.

MOVIMENTI IN USCITA - Voto 9
Se c'è una lode pronta per la gestione Ferrero di quest'estate, è che si sono ben sfruttate le uscite dal punto di vista economico. Un piano preciso quello del patron blucerchiato: s'intasca il più possibile da cessioni vantaggiose, in modo da auto-finanziarsi il mercato in entrata e pensare a una cessione della società, che secondo me prima o poi arriverà, chiudendo l'era Ferrero.
I primi addii sono stati quelli di maggio e giugno: diversi prestiti non sono stati confermati - Ranocchia, Brignoli, Christodoulopoulos e Rodriguez - mentre Cassani e Diakitè han salutato Genova alla scadenza naturale del loro contratto. A queste si è unita la rescissione di Nenad Krsticic, con il serbo che si è poi accasato al Deportivo Alaves in Liga.
Le prime uscite han riguardato pezzi eccellenti di questa squadra: Joaquin Correa si è trasferito al Siviglia di Sampaoli per 13 milioni di euro, mentre Fernando - dopo diversi ripensamenti - ha accettato l'offerta dello Spartak Mosca da 12,5 milioni. In più, l'oggetto misterioso Niklas Moisander ha lasciato Genova per Brema: operazione da 1,8 milioni.
Tra le operazioni minori, c'è da segnalare l'addio definitivo di Cacciatore, Campaña (mah!) e Sansone. Una sinergia criminale con il Latina di Pietro Leonardi, l'uomo che ha fatto fallire il Parma. E i prestiti di tanti giovani, tra cui Ivan, Bonazzoli, Ponce e Palumbo.
Le ultime cessioni han visto partire due colonne dell'ultimo quadriennio: prima Roberto Soriano ha salutato la Samp per 14 milioni di euro, direzione Villarreal; poi è toccato a Lorenzo De Silvestri trasferirsi al Torino per 3,5 milioni. Due buone uscite, visto che il primo si è dimostrato demotivato nel finale dello scorso campionato e il secondo aveva già due rimpiazzi validi.
Unite ai riscatti di Zukanovic, Rizzo, Duncan e Coda da parte di altri club, la Samp ha incassato la bellezza di 60 milioni di euro nell'estate 2016. Il "9" finale è un buon voto. Non è la perfezione perché rimangono tre problemi: la matassa Cassano, la partenza frettolosa di Wszołek (di cui forse ci mangeremo le mani) e qualche situazione che forse andava gestita diversamente (Eramo, Tozzo).

Soriano, Correa, Fernando e Cassani: tutti hanno lasciato la Samp.