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15 maggio 2018

Titoli di coda (con rimproveri).

Nulla di nuovo, nessuna vera sorpresa: la Sampdoria cade in casa nell'ultima al "Ferraris" per 2-0, contro un Napoli dal motore a giri ridotti. Non è bastata la motivazione di alcuni, un avversario meno pericoloso o la possibile chimera europea: la Sampdoria chiude il proprio rendimento casalingo al terzo posto, ma lo fa con una sconfitta.

Vasco Regini, 27 anni, e Allan, 27, a duello per il pallone.

La Sampdoria ha di fatto chiuso il proprio campionato con la sconfitta contro il Sassuolo: la zona Europa League è lontana e il pareggio di qualche ora prima tra Atalanta e Milan ha reso tutto ancora più difficile. L'unico obiettivo è l'ottavo posto, raggiungibile con una vittoria: un traguardo che accorcerebbe la prossima stagione di una gara.
Purtroppo ci sono diversi infortuni e assenze da affrontare, soprattutto davanti: così, davanti a Ramírez, vengono schierati Caprari e Kownacki dal 1'. E persino Viviano deve dare forfait poco prima dell'inizio: al suo posto c'è Belec. Nessuna sorpresa tra il Napoli, che fa partire Hamsik dalla panchina e conferma i soli tre davanti.
La Sampdoria non si fa praticamente vedere nel primo tempo: è solo e sempre Napoli, con un possesso continuo, seppur a un ritmo meno costante del solito. Al 5' incredibile svista di Gavillucci e della Var: corner e tocco di Andersen, che libera Mertens davanti alla porta. Il belga realizza, ma a sorpresa il gol viene annullato.
Se il tocco fosse stato di Albiol, il fuorigioco di Mertens sarebbe stato gigantesco e l'annullamento corretto. La cosa che mi ha stupito di più, però, è stato che neanche con la Var si è presa la decisione corretta: ci può essere qualche minimo dubbio, ma il tocco è di Andersen e il gol è regolare. Niente da fare, però: si rimane sullo 0-0.
Sono diversi i tentativi dalla distanza da parte degli ospiti: Belec deve rispondere a più riprese su Allan, Zielinski, Insigne e anche su un colpo di testa di Albiol. La Sampdoria ne esce indenne e anzi sfiora il vantaggio: su corner, Ferrari stacca di testa e colpisce la parte superiore della traversa. L'intervallo, però, non cambierà l'inerzia della gara.
Mentre i cori discriminatori sul Vesuvio continuano e la società blucerchiata cerca di contenere i danni, la gara sembra riequilibrarsi un filo. Sia Kownacki che Praet impegnano la difesa del Napoli, mentre Insigne spera di segnare dalla distanza. Dopo una combinazione con Mertens, sembra fatta, ma Belec nega al capitano del Napoli il vantaggio.
E allora ci vuole l'ingresso di Milik per sbloccare la contesa: 60" dopo l'entrata sul terreno di gioco, il polacco viene servito indisturbato al limite dell'area. Il suo mancino è un arcobaleno che finisce la sua corsa sotto l'incrocio: frustrato dopo tanti salvataggi, Belec calcia via il pallone. L'attaccante polacco risponde ai cori con una linguaccia sotto la Sud e viene ammonito.
Gavillucci è persino costretto a interrompere la gara perché la Sampdoria provi a calmare i suoi tifosi, dopo tanti avvertimenti a Regini e tramite lo speaker dello stadio. 5' e ci si rimette in campo, giusto per vedere il 2-0 di Albiol, lasciato solo di incornare su calcio d'angolo. La gara finisce lì e per la Sampdoria sono dei titoli di coda molto amari.

Si fa fatica a vedere un'occasione per i padroni di casa.

Belec 7; Bereszynski 5.5, Andersen 6, Ferrari 5.5, Regini 5 (dal 35' s.t. Strinic s.v.); Praet 5.5, Torreira 5.5, Linetty 6; Ramírez 5; Caprari 5 (dal 24' s.t. Zapata 5.5), Kownacki 6 (dal 41' s.t. Álvarez s.v.).

Non sappiamo se questa gara è stata l'ultima di Marco Giampaolo di fronte ai suoi tifosi, ma di certo ha rappresentato l'ideale chiusura di un cerchio iniziato due anni fa a Empoli, nella sua prima gara da allenatore blucerchiato, proprio contro la squadra che l'aveva appena rimesso nel circolo che conta. In ogni caso, è stato un biennio pieno di soddisfazioni.
E il Napoli? Arriverà secondo, mentre noi continuiamo il nostro regime negativo contro i partenopei: tra casa e trasferta, non vinciamo dal 16 maggio 2010, giorno della grande festa per l'ingresso nei preliminari di Champions. Un altro zero su sei contro la squadra di Sarri, il secondo di fila (l'ultimo punto è dell'agosto 2015, con il 2-2 al "San Paolo").
Se sulla partita non c'è molto da dire, vorrei prendermi un attimo per parlare dei cori. Non è qualcosa di nuovo (ricordo che ne scrissi già nel maggio 2017, in occasione di un altro Samp-Napoli di fine campionato), non è nemmeno qualcosa di originale: veramente vorremmo augurare il peggio? E se qualcuno intonasse un coro sull'esondazione del 2011 a Genova?
Non saremmo contenti, non c'è dubbio. E chiederemmo (giustamente) l'intervento di chi di dovere. Penso che la Sampdoria - come società - abbia fatto quello che doveva: la discesa in campo di Ferrero non avrebbe cambiato nulla sul pensiero dei tifosi, ottenebrati dal famoso gemellaggio tra partenopei e genoani. Ma c'è un pensiero di fondo.
Ripeto, lo scrissi già l'anno scorso... ma perché il Napoli non ha abbandonato il campo? Non sarebbe stato un segnale più forte delle minacce di Sarri di parlarne nel post-gara? In fondo, il Napoli non si giocava nulla: perdere 3-0 a tavolino, ma mandare un segnale incisivo avrebbe fatto molto di più per questo problema.
Un'altra occasione persa, proprio come quella per la Sampdoria: le prospettive di questo campionato erano di metà classifica, quindi una firma sul possibile 9° posto finale l'avrei messa già ad agosto. Però così sa di occasione persa: lo striscione della Sud è giustificato di fronte a una squadra che ha avuto anche otto punti di vantaggio sulla settima ed è riuscita a stare in zona Europa League per 2/3 di questo campionato.
Ora non rimane che l'ultima gara a Ferrara, dove una SPAL disperata si giocherà tutto contro di noi. Mi auguro che la squadra di Semplici possa rimanere in A, se non altro perché nelle trasferte di Genova sono stati derubati nonostante la Var. E gli spallini hanno mostrato - assieme al Benevento - il calcio più interessante delle squadre in lotta per la salvezza.
In fondo, noi abbiamo regalato punti a Benevento, Reggio Emilia, Udine, Bologna, Cagliari, Crotone e in entrambe le trasferte di Verona. Sarebbe quasi ingiusto negarli alla squadra di Ferrara. Ormai scorrono i titoli di coda e i rimproveri non sono solo culturali, ma anche su quello che questa stagione avrebbe potuto rappresentare.

Massimo Ferrero, 66 anni, scende in campo per calmare i tifosi e i loro cori discriminatori.

24 dicembre 2017

Una riflessione sotto l'albero.

Forse non è proprio destino. Non tanto per il campionato in corso, ma proprio per la trasferta a Napoli: il "San Paolo" rimane uno stadio maledetto e la Sampdoria cade per 3-2, nonostante sia andata due volte in vantaggio. E sebbene ci siano degli episodi dubbi, la gestione di alcune situazioni-chiave e del secondo tempo lasciano più di un dubbio.

Gaston Ramírez, 27 anni, mette dentro una punizione stratosferica per l'1-0.

La Sampdoria deve cercare punti nella tana del peggior nemico, sul cui campo non vince da vent'anni e che comanda la classifica. Giampaolo deve rinunciare per l'ennesima volta a Linetty, sostituito da Barreto. Niente da fare anche per Zapata, sostituito da Caprari; il Napoli, invece, ha quasi tutti gli effettivi, con Mario Rui al posto dell'infortunato Ghoulam.
Due minuti e la Sampdoria va in vantaggio: punizione da 35 metri di Ramírez, che trova un mancino liftato e impressionante. Reina ha le sue colpe, ma gli ospiti sono già avanti dopo 120 secondi e provano a gestire il pallone nonostante l'enorme pressing del Napoli, che produce due occasioni per Callejon e Mertens.
Purtroppo al 14' è già parità: errore in gestione del pallone di Barreto, che si fa pressare efficacemente da Mertens e perde la palla. Il belga mette in mezzo per Callejon, miracolo di Viviano e Allan pareggia sulla ribattuta. Gli ospiti chiedono fallo o fuorigioco, ma non c'è nessuno dei due. Insigne cerca il raddoppio, ma Viviano salva tutto 10' più tardi.
E nel momento di peggior pressione, la Sampdoria trova un altro gol: Ramírez salta prima Albiol e poi Hysaj, che lo stende in area. Fallo netto e... rosso? No, nonostante sia una chiara occasione da gol: solo giallo per l'albanese. Dal dischetto Quagliarella spiazza Reina e mette dentro il 2-1, nonché la sesta rete da ex al Napoli.
Dopo una buona occasione sempre per Quagliarella (destro che Reina osserva finire fuori), i padroni di casa pareggiano immediatamente. Al minuto 32, disimpegno sbagliato di Ferrari, Mertens serve Insigne e il 24 azzurro calcia subito: tiro non potente, ma angolato e immediato, che coglie impreparato Viviano: 2-2.
A coronamento di un primo tempo dai ritmi folli, arriva anche il 3-2 azzurro: altra grande azione di Allan, che in area resiste a diversi contrasti e molla la palla a Mertens, che a sua volta serve in area il solitario Hamsik, che realizza il 3-2 e la rete numero 116 per il Napoli, superando Maradona. Nel finale, anche Insigne e Mertens cercano un altro sigillo, ma senza successo.
Dopo 45' così, il secondo tempo risulta molto più blando. La Sampdoria ha speso parecchio e neanche per il Napoli è facile rientrare sul pezzo. Anzi, per una buona mezz'ora non ci sono occasioni, finché Quagliarella non prova a sorprendere Reina dai 30 metri (palla fuori). La svolta arriva al minuto 76, quando Mario Rui viene espulso per doppio giallo.
Se il neo-entrato Kownacki è bravo a guadagnarsi la sanzione, la Sampdoria prova a spingere, mettendo dentro anche Zapata. Purtroppo gli ospiti non produrranno altre occasioni; anzi sarà il Napoli a sfiorare il 4-2 per ben tre volte con Mertens (bravissimo Viviano su una punizione e un lob in campo aperto, poi il belga spedisce il pallone in fallo laterale).

Al di là dell'orgoglio e dei complimenti di Sarri, Giampaolo deve anche trovare una quadra per il futuro.

Viviano 6.5; Bereszynski 6, Silvestre 5, Ferrari 5.5, Strinic 5 (dal 39' s.t. Zapata s.v.); Barreto 5 (dal 26' s.t. Verre 6), Torreira 6, Praet 6.5; Ramirez  7; Quagliarella 6.5 (dal 30' s.t. Kownacki 6), Caprari 5.5.

Il Napoli è incamminato verso lo scudetto. Come ho già espresso altrove, il mio augurio è che possano spezzare il dominio della Juventus, anche per dare credibilità a una Serie A finalmente combattuta. Ciò che mi ha impressionato di più è il rendimento di Allan, decisivo nella gara di ieri e colonna della squadra azzurra.
Diverso il discorso per la maledizione del "San Paolo": è dal '98 che non si vince sotto il Vesuvio e la cosa comincia a diventare particolarmente frustrante, perché nelle ultime due sfide la Sampdoria è stata a un passo dal portare via almeno un punto e ha perso. Brutta notizia anche il record di Sarri contro la Sampdoria dal suo arrivo a Napoli: sei gare, cinque vittorie e un pareggio.
Bisogna riflettere anche sull'andamento in campionato: dopo la vittoria a sorpresa sulla Juventus, la Sampdoria ha collezionato un punto in cinque gare. Non è stato il più facile dei calendari, ma è anche vero che contro Sassuolo (per la prestazione) e Cagliari (per il risultato finale e com'è maturato) si poteva fare nettamente meglio.
Spiace soprattutto per gli errori gratuiti commessi nella gara di ieri. I primi due gol sono vizi di forma, di esecuzione di una consuetudine in fase di costruzione. Ed è stato spiacevole vedere come la Sampdoria non abbia prodotto NESSUNA occasione negli ultimi 20', nonostante la superiorità numerica. Bisogna migliorare.
E ora c'è il calendario che offre due snodi fondamentali, perché le gare contro Spal (in casa) e Benevento (fuori) saranno questo. Soprattutto la gara del 30 dicembre contro il club di Ferrara sarà fondamentale: immaginate la pressione dell'andare a Benevento ancora senza vittorie, magari con il Benevento ancora a zero... le sorprese sotto l'albero sono bastate.

Allan, 26 anni, decisamente il migliore in campo nella gara di ieri pomeriggio.

25 gennaio 2016

Psicolabili.

Altro giro, altra batosta. Stavolta stra-meritata, senza appello, nonostante la Samp sia rimasta in partita per un'ora con un uomo in meno. Il 4-2 subito dal Napoli capolista al Ferraris dimostra due cose: a) gli azzurri sono in corsa per il titolo, visto che hanno vinto giocando una delle peggiori partite della loro annata; b) l'obiettivo blucerchiato sono i 40 punti.

Maurizio Sarri, 57 anni, discusso in settimana: a giugno era vicino alla Samp...

Per la prima in casa nel girone di ritorno, Montella si presenta più o meno con la stessa squadra vista a Modena contro il Carpi: le novità sono il rientro di Moisander e Cassani dietro più la scelta di Carbonero a centrocampo al posto dello squalificato Soriano. Nessuna novità per Sarri: solito 4-3-3 per il Napoli capolista.
Pronti, via e la Samp comincia la galleria degli orrori. Su rinvio di Reina, Moisander lascia passare la palla e Higuain si presenta solo davanti a Viviano. Come se ne avesse bisogno... fortunatamente l'argentino spara alto. Gli va meglio cinque minuti più tardi: Barreto lo serve con un retropassaggio all'indietro e lui fulmina Viviano: 1-0 per gli ospiti.
Come se non bastasse, dieci minuti più tardi il paraguayano consegna la gara al Napoli: Barreto stende Albiol in area con un intervento da dilettante ed è rigore. Dal dischetto è Insigne a trasformare per il 2-0. La partita è virtualmente finita, con il Napoli che ha un paio di tentativi ancora di Higuain, tutti centrali per Viviano.
Con un colpo di coda, la Samp si rimette in partita prima della fine del primo tempo. Carbonero recupera palla e salta Koulibaly, lanciando il contropiede. Il colombiano mette in mezzo, velo straordinario di Éder e Correa batte Reina in controtempo. Secondo gol consecutivo per l'argentino, blucerchiati di nuovo nella contesa.
Al ritorno in campo, l'inerzia dei primi 15 minuti sembra dimostrare che il Napoli è in difficoltà. Lenta e poco reattiva, la squadra di Sarri soffre il pressing blucerchiato. Quando tutto promette bene, è Cassani a compiere un'ingenuità: già ammonito, il terzino stende Insigne (di spalle!) a 50 metri dalla porta. Inevitabile il secondo giallo e quindi il rosso.
In dieci, la Samp accusa subito il colpo: Hamsik si inserisce in area un minuto più tardi e Moisander si fa saltare come un birillo, con lo slovacco che realizza il 3-1 con un tocco all'angolo. Il Napoli non spinge sull'acceleratore e continua a provarci dalla distanza, ma la Samp si rimette ancora una volta in partita con un episodio.
Su corner di Alvarez (entrato al posto del disastroso Barreto), Éder incorna di testa. La zuccata non è irresistibile, ma Reina si addormenta e concede l'accorcio delle distanze ai padroni di casa. La Samp spera, ma quello è l'ultimo tiro in porta della gara. Troppo organizzato il Napoli, troppo più forte tecnicamente, per giunta anche in superiorità numerica.
Dopo che Higuain spreca un'altra ottima occasione, la parola "fine" alla gara la mette Mertens, entrato al posto di Insigne. Il belga punta uno stanco Carbonero e lo salta, scaricando un gran mancino all'angolo: 4-2, con Viviano che sembra poco esplosivo nell'occasione. Nel finale non succede molto e il Napoli può festeggiare la quinta vittoria consecutiva.

Gonzalo Higuain, 28 anni: 21 gol in altrettante partite di A.

Viviano 5; Cassani 4, Moisander 5, Zukanovic 6, Regini 5; Carbonero 6, Fernando 5, Barreto 3 (dal 10' s.t. Alvarez 6); Correa 6 (dal 35' s.t. Ivan s.v.), Cassano 5.5 (dal 19' s.t. Dodò 5.5), Éder 6 - già pubblicate su SampNews24

Che dire: la partita ha rispecchiato la mente psicolabile di questa squadra durante tutta la stagione. Gli errori di Barreto, le leggerezze di Moisander, la poca incisività di Correa in alcune fasi della gara, l'inutilità di Regini. Pochi quelli che si sono salvati, meno ancora le partite veramente positive di quest'annata, che si possono contare sulle dita. Di UNA mano.
Il Napoli s'incammina probabilmente a essere la candidata numero uno allo scudetto. Un duello, che vedrà gli azzurri contrapposti alla Juventus, giunta all'undicesima vittoria consecutiva. Al Napoli manca forse qualche riserva (specie in mezzo), ma con 47 punti in 21 giornate solitamente gli scudetti si vincono. Staremo a vedere.
E il mercato? A parte dire che quello invernale del 2016 è uno dei più brutti mai visti nella storia (prestiti, ricicli, ritorni), la Samp contribuisce con pochissime operazioni in uscita e in entrata. Si dovevano sistemare i giovani e gli esuberi, ma solo Bonazzoli è partito. Doveva arrivare qualcuno e al 25 gennaio ci sono solo Alvarez e Dodò (azz), più l'ombra Ranocchia (aiuto).
La zona retrocessione, intanto, si muove: il Carpi ha miracolosamente strappato un pareggio in casa Inter e ora ha all'attivo sette punti nelle ultime tre gare, gli stessi fatti dall'Hellas in sedici partite. Il Frosinone ha fatto un altro punto in casa contro l'Atalanta: diciamo che dietro non corrono, ma camminano. Solo che se noi stiamo fermi, presto ci prenderanno.
E domenica le cose saranno ancora difficili, perché si va a Bologna. Come cambiano le cose in un girone, eh? Il Bologna di Delio Rossi era potenzialmente fortissimo, ma inguardabile e immobile. Quello di Donadoni è la squadra che corre di più in A ed è uscita agevolmente dalla zona calda. Vedremo se l'esser psicolabili ci condannerà ancora.

Joaquin Correa, 21 anni, al secondo gol consecutivo.

31 agosto 2015

Da non crEDERci.

Pazzesca, incredibile Samp. Gioca in maniera ignobile per 55 minuti, poi trova un guizzo e la partita si capovolge. Anzi, per poco non la vince. Questo l'incredibile scenario dipinto al San Paolo di Napoli, dove la Samp continua a non vincere (nel 1998 l'ultima gioia in A), ma fa vedere un buon carattere. E oggi si soffre con l'ultima giornata di calciomercato.

Massimo Ferrero, 64 anni, in giro sul terreno del San Paolo.

La Samp riparte da 10/11 della squadra che ha battuto il Carpi alla prima di campionato: con Ivan squalificato, gli subentra a centrocampo Palombo, che si riprende anche la fascia di capitano. Ben diversa la situazione per il Napoli, che fa più di un cambio rispetto alla sconfitta contro il Sassuolo, mantenendo però il 4-3-1-2 di Sarri.
Pronti, via e la Samp non sembra esserci in campo. Interessante l'esperimento di Palombo trequartista, che dovrebbe ostacolare il regista avversario Valdifiori. Esperimento lasciato dopo 10', quando il Napoli va in vantaggio: Insigne in profondità per Higuaín, che scavalca Viviano con un cucchiaio. Malissimo Regini, che tiene tutti in gioco.
La Samp non farà neanche un tiro in porta per tutto il primo tempo. Éder è isolato nel ruolo di prima punta, mentre Muriel fa il terzino aggiunto. In questo, Lorenzo Insigne cerca a tutti i costi il gol: il palo glielo nega al 10', mentre i suoi successivi tentativi vanno larghi. Problemi in difesa per la Samp: Coda si fa male e deve uscire, al suo posto Zukanovic.
Peccato che al 31' arrivi il raddoppio dei padroni di casa. Stessa galleria degli orrori per la difesa blucerchiata: palla in profondità di Allan e Higuaín sfugge a Zukanovic, mettendo dentro il 2-0 con un bel diagonale. Anche qui malissimo gli esterni difensivi: stavolta è Cassani a tenere tutti in gioco per la doppietta dell'argentino.
Se il primo tempo è un pianto, la ripresa non sembra inizialmente cambiare copione. Insigne cerca subito il gol che ammazzerebbe la gara, ma Silvestre e Viviano gli negano la gioia della rete. E al 57' arriva l'episodio che cambia la partita: Albiol atterra Fernando in area, mentre Éder è letale dal dischetto per il 2-1.
La partita gira in quel momento. Il Napoli si spaventa e non è più cattivo sulle seconde palle. Lo dimostra appena 60 secondi più tardi, quando Éder - lanciato da Soriano - si beve mezza difesa azzurra e realizza il 2-2. Siamo a quattro gol in due gare e al San Paolo si comincia ad avere paura per quella che sembrava una vittoria certa.
I tentativi dei padroni di casa ci sono, ma sono confusi. Palombo ferma Higuaín su una conclusione a botta sicura, mentre David Lopez è poco efficace dai 25 metri. Ci prova sempre Insigne, con altre tre conclusioni, che però vengono contrastate o salvate dai difensori ospiti. A sorpresa, è la Samp a rischiare di vincere la gara.
Il protagonista è Muriel, che negli spazi aperti della difesa del Napoli ci va a nozze. Prima impensierisce Reina con un bel mancino, poi all'81' sfiora il colpaccio: partito in velocità, immobilizza Koulibaly e scaglia un gran destro. La manona di Reina mette la palla sulla traversa e la Samp si trova quasi a piangere una quasi-incredibile rimonta.

Gonzalo Higuaín, 27 anni, ai primi due gol di quest'anno.

Viviano 6; Cassani 5, Coda s.v. (dal 21' p.t. Zukanovic 5.5), Silvestre 6, Regini 5.5; Barreto 5, Fernando 7, Palombo 6; Soriano 6 (dal 42' s.t. Wszolek s.v.); Muriel 6.5, Éder 7.5 (dal 43' s.t. Moisander s.v.) - già pubblicate su SampNews24

Qualche giorno fa, dopo la vittoria per 5-2 sul Carpi, avevo detto di non illudersi. Mi sento di ribadirlo: la Sampdoria vista nel primo tempo ha spaventato per mancanza di personalità. Senza il rigore guadagnato da Fernando, staremmo parlando di un altro risultato. Fortunatamente per noi, la storia non si fa con i "se" e con i "ma".
Mi hanno spaventato in particolare due cose. La prima è la prestazione degli esterni difensivi: discreti contro il Carpi, pessimi a Napoli. I due gol sono sulle loro spalle, incapaci di fare un fuorigioco come si deve. La seconda riguarda il centrocampo: se escludiamo Fernando super-star e un Soriano in discreta forma, nessuno ha la minima idea di come far ripartire il gioco.
In questo, il brasiliano è stato fondamentale. Credevo che gli ci volesse un minimo di ambientamento in Italia. Parliamo sempre di un ragazzo che giocava in un paese in piena guerra e che stava passando un periodo difficile con gli infortuni. Invece, eccolo brillare al San Paolo: è stato fondamentale per risalire la china. Godiamocelo finché possiamo.
Lo stesso vale per Éder: credo (e spero) che non partirà al 31 di agosto, con quattro gol e il titolo provvisorio di capocannoniere della Serie A 2015-16. L'offerta dell'Inter non è congrua: nove milioni sono una presa in giro nel mercato in cui la stessa società nerazzurra ha sborsato 35 milioni per il mediano Kondogbia.
La soluzione è sotto gli occhi di tutti: rinnovo fino al giugno 2018 per Éder, con adeguamento al milione di euro. Clausola da 12 milioni, che diventa da 15 se l'attaccante andasse all'Europeo. Mi spaventa quando Ferrero afferma che «Éder è già adeguato». No, non lo è: 600-700 mila euro sono una presa in giro per chi ha lavorato duramente.
Per questo, spero che Éder rimanga e venga ricompensato come si deve. Del resto, il punto di Napoli è quasi tutto suo. Ora ci sarà la pausa e poi il Bologna arriverà al "Ferraris" per la terza di campionato. Speriamo che il filotto prosegua e che Éder sia sempre con la maglia blucerchiata. Per un inizio di Serie A da non crEDERci.

Éder, 28 anni, capocannoniere del campionato 2015-16.

25 maggio 2015

Tecnicismi senz'anima.

Sono anche stanco di ripetermi. Comincio a pensare che ci sia un fraintendimento sul concetto di "gara della vita". Già, perché chi gioca una partita come quella del Castellani non può aver mai sentito quelle parole: la Samp acciuffa in extremis un pareggio nell'ultima trasferta della stagione contro un Empoli tutt'altro che in vacanza. E Sarri si prende i suoi meritati applausi.

Massimo Ferrero, 63 anni, in festa prima della gara del Castellani.

Per l'ultima uscita in trasferta del campionato, Sinisa Mihajlovic si affida come al solito al 4-3-1-2, ma stavolta cambia un uomo davanti. La condizione di Samuel Eto'o è pessima, perciò il tecnico punta sulla sorpresa: dentro dal 1' Luka Djordjevic, montenegrino classe '94. Una mossa che personalmente ho approvato. Con il centrocampo statico di questi tempi, mettere un attaccante mobile è un'alternativa migliore di Okaka o Bergessio. L'Empoli fa qualche cambio negli uomini, ma conferma il 4-3-1-2 marchio di fabbrica.
Il primo tempo della Samp è inesistente. Non si può dire che non sia mai capitato che gli uomini di Mihajlovic abbiano regalato 45 minuti agli avversari, ma così brutti non era ancora capitato. L'Empoli ha l'occasione subito per passare in vantaggio: un indisturbato Rugani stacca di testa su corner, ma fortunatamente becca Pucciarelli. Un minuto dopo, è Vecino a centrare la traversa con un bel piatto dal limite dell'area. La Samp osserva, mentre la squadra di Sarri mantiene il pallino del gioco e avanza a fiammate. Viviano interviene su Saponara e Maccarone, poi Romagnoli e Regini spazzano due situazioni pericolose. Nel finale, Maccarone ha una palla d'oro al centro dell'area, ma spara clamorosamente alto.
Se il primo tempo è stato una tragedia greca, il secondo - almeno all'inizio - non cambia lo scenario. L'Empoli è sempre padrone del campo, seppur con meno intensità rispetto alla prima frazione. Al 57' arriva il vantaggio dei padroni di casa: Maccarone lancia in velocità Pucciarelli, che supera in corsa Romagnoli e batte Viviano per l'1-0. Da lì l'Empoli finisce la benzina e molla l'intensità avuta fin lì. La Samp effettua tre cambi, ma non accade nulla fino ai 20' finali: comincia un vero e proprio assalto alla porta empolese.
La prima occasione arriva al 76', quando Correa (abbastanza ispirato) centra Bassi su un "rigore in movimento" creato da Duncan. Poi è De Silvestri di testa su corner a impensierire il portiere dell'Empoli, così come fa Soriano qualche minuto dopo. Eto'o avrebbe la palla del pareggio su un ottimo assist di Correa, ma il camerunense manca l'appuntamento di qualche centimetro. Solo al 91' arriva la zampata vincente: Muriel serve Eto'o al limite dell'area e il numero 99 blucerchiato si gira dal limite. Barba è ancora inesperto e Bassi non vede la palla: sfera in rete per l'1-1 definitivo. Il punto è importante, ma non cancella una prestazione sconcertante al Castellani.

Sinisa Mihajlovic, 46 anni, e Maurizio Sarri, 56: pareggio tra i due.

Viviano 6; De Silvestri 5.5, Romagnoli 5.5, Silvestre 6, Regini 5.5; Acquah 5 (dal 30' s.t. Correa 6.5), Palombo 5.5 (dal 20' s.t. Duncan 6.5), Obiang 5.5; Soriano 5.5; Muriel 5, Djordjevic 5 (dal 10' s.t. Eto'o 6).

Al fischio finale del Castellani, mi rendo conto che il pensiero di molti tifosi blucerchiati è corso al Genoa: sorpasso definitivo, -4 dai rossoblu ormai imprendibili. Vero che la licenza Uefa non arriverà mai, però il cruccio rimane. Rimane sopratutto il paragone di due situazioni simili ma con risultati diversi. Mihajlovic ha visto partire Gabbiadini, Sansone e Fedato a gennaio, lamentandosi molto e ricevendo Muriel ed Eto'o. Gasperini ha visto partire Matri e Pinilla, ma si è rimboccato le maniche e ha lavorato su Niang e Borriello. Non credo di esser stato l'unico ad aver avuto questa sensazione dopo la gara di ieri.
Ora la corsa per l'Europa League è praticamente segnata: il Torino non può raggiungere più la Samp dopo la sconfitta per 3-0 contro il Milan a San Siro. Questo vuol dire che i blucerchiati arriveranno almeno ottavi ed eviteranno un turno di Coppa Italia in più. Se mi avessero pronosticato quest'arrivo a fine anno, avrei messo la firma con il sangue. L'Inter ha ancora una possibilità di agganciare la Samp: se il Parma vince al Ferraris e l'Inter batte l'Empoli, ci sarà il sorpasso per differenza reti. Tuttavia, la possibilità è ridotta al lumicino: più facile che Sarri fermi Mancini, perché il Parma ha fatto sei punti quest'anno in trasferta.
La cosa incredibile è questa: la Samp - dopo la vittoria con l'Inter a metà marzo - aveva 11 punti sui nerazzurri e il quarto posto in mano. Oggi piangiamo per un settimo e per la sola vittoria con l'Udinese ottenuta in nove gare. Non meritiamo l'Europa sul campo: è stata una buonissima stagione, ma gli ultimi due mesi l'hanno rovinata. Forse molti dei ragazzi erano poco pronti per questi obiettivi. Forse l'allenatore ha pensato più al futuro lontano che a quello prossimo. Forse si è puntato al sole per cadere inesorabilmente (ricordo Mihajlovic nel pre-Cesena: «La Samp non ha una rosa da Champions, ma battendo il Cesena possiamo provarci»). Chissà.
Ora c'è il Parma. Forse poco importa a molti, ma serve un punto per confermare il settimo posto. Mi aspetto una gara decente - non straordinaria - per l'ultima di campionato. Sarà probabilmente Europa League, ma da esultare ci sarà fino a un certo punto. Il futuro? Spero si chiami Maurizio Sarri, applaudito ieri da un intero stadio con il quale ha vissuto una quasi retrocessione in Lega Pro, la promozione dalla B e poi un anno straordinario in A. Ieri persino Samuel Eto'o si è fermato a complimentarsi: chissà che non l'abbia scambiato per il nostro allenatore dal 1° luglio.

Samuel Eto'o, 34 anni, al secondo gol in blucerchiato.

06 marzo 2012

Avanti il prossimo.

La Samp diventa bella anche durante la settimana: l'1-0 all'Empoli porta i blucerchiati a -5 dal Varese e dall'ultimo posto dei playoff; oltretutto, con la sconfitta del Padova, le speranze di agganciare anche i patavini non sono del tutto impossibili.. ma andiamo con ordine.

Il Doria si presenta al recupero della 25° giornata con pochi cambi rispetto alla formazione che ha strapazzato il Verona: Laczko al posto di Costa e, con il rientro di Obiang, Soriano confermato al posto di Kristicic, vittima all'ultimo  momento di un attacco influenzale. Per l'Empoli, basta che ci sia Tavano: manca invece il grande ex, Massimo Maccarone, che in molti forse avrebbero fischiato calorosamente per i suoi trascorsi blucerchiati.
Pronti, via e la Samp crea subito una palla gol con Soriano, che si beve mezza difesa empolese - portiere compreso - ma non tira e quindi fa sfumare un gol quasi certo. L'Empoli non è mai veramente pericoloso, sopratutto nel primo tempo, dove un tiro centrale di Dumitru è tutto quello che la squadra di Aglietti sa offrire ad un Marassi sempre pieno. La Samp ricomincia ad attaccare solo nel finale del primo tempo, dove crea un altro paio d'occasioni, seppur abbia già sprecato una sostituzione: è Berardi a doversi arrendere per un problema muscolare, tirando fuori dalla naftalina Rispoli al suo posto.
Nel secondo tempo, la Samp diventa più aggressiva, creando altre occasioni e giungendo finalmente all'occasione del vantaggio: cross di Soriano perfetto e capitan Gastaldello è lì per uccellare Dossena. Prima rete in campionato per il numero 28, che festeggia abbracciato da tutti i compagni; il resto è una lenta agonia verso il 90', dato che l'Empoli non si degna neanche da fare in maniera adatta da starring partner, non compiendo neanche una conclusione verso il poco occupato Romero.

Sicuramente si è vista una Samp iachiniana: tanto possesso, occasioni poche ma sfruttate, occasioni zero per l'avversario. Il timbro del tecnico di Ascoli Piceno è ormai indiscutibilmente presente sulle maglie e sul gioco blucerchiato.

Romero 6 | Di stima, dato che non deve compiere una parata seria.
Berardi 6 | Finché è in campo, si sbatte come può.
Gastaldello 7 | E' preciso in tutti gli interventi, ma sopratutto decide la partita in una delle sue tante incursioni difensive.
Rossini 6.5 | Vedi il compagno di reparto, senza gol.
Laczko 7 | Altra ottima partita dell'ungherese come terzino sinistro, ruolo che lo fa rendere al meglio delle sue capacità.
Obiang 7.5 | Mezzo punto in più per la stella della squadra: corre, pressa, imposta, fa girare la testa agli avversari. Ricorda veramente tanto Patrick Vieira..
Munari 7 | Criticato tanto, ormai è un punto fermo e si capisce perché: si danna come pochi, corre sempre ed è di gran dinamismo per la sua squadra.
Soriano 6 | Sufficienza per l'assist, gioca bene.. ma, figlio mio, non ti puoi mangiare due gol come quelli davanti alla porta. Pecca d'altruismo e di consistenza.
Juan Antonio 5.5 | Ancora un po' avulso dalla manovra, tante folate ma di palloni per gli attaccanti neanche uno: certo, meglio che con il Verona..
Eder 6.5 | Sbuffa, si sbatte e corre parecchio, i difensori dell'Empoli non lo vedono. Manca ancora il gol.
Pozzi 6.5 | S'ammazza di corsa fino al 94': encomiabile.

Rispoli 5.5 | Non lo vedevamo da un po' in campo e ci ricordiamo subito il perché, con la corsa scoordinata come marchio di fabbrica. Comunque, meglio di tante altre volte in maglia blucerchiata.
Foggia 6 | Senza infamia, né lode.
Pellé s.v. | Entra nel finale e riporta il 99 blucerchiato dentro al campo: onestamente, con poca gloria, corre come se avesse alle spalle 80 minuti di partita, mentre Pozzi gli sfreccia accanto come fosse Speedy Gonzalez.

Ora sabato si va a Sassuolo, a trovare il caro Fulvio Pea, che così bene sta facendo al suo primo anno da allenatore in B: la squadra sembra in ottima condizione e, se vogliamo trovare il pelo nell'uovo, possiamo dire che manca una bella vittoria contro una squadra come il Sassuolo in trasferta. Se arrivasse, allora sì che si potrebbero coltivare nuove speranze. Intanto, avanti il prossimo.

Daniele Gastaldello, 28 anni, al primo gol con la maglia blucerchiata nel 2011/2012.