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30 gennaio 2013

Il fattore "S".

Dopo giorni di immobilismo, la Samp si è finalmente sbloccata: col Pescara non c'era, ma sarà in squadra dal prossimo match di Torino. Gianluca Sansone è finalmente un giocatore blucerchiato e ricordo poche trattative così penate, sebbene il nome dell'attaccante abruzzese non faccia sognare granché i fans. Tuttavia, va ricordato come serviva assolutamente coprire il buco nel ruolo di vice-Eder, perciò ritengo il colpo buono; anche perché il ragazzo, l'anno scorso, ha fatto impazzire mezza serie B. Se da una parte è un vantaggio, dall'altra potrebbe risultare anche uno svantaggio.

Con la maglia del Frosinone, Sansone si fa notare in Serie B.

Gianluca Sansone, classe 1987 di Teramo, è stato un vagabondo: non mi riferisco solamente alle squadre, ma anche al ruolo in campo, dato che è stato adattato molteplici volte. Negli anni in cui cresce tra l'Abruzzo e la Basilicata (nelle giovanili, ha giocato a Potenza), Sansone ha mantenuto solo il sinistro letale: quel mancino che lo fa notare al Pescina, quando segna 14 gol in due anni tra Serie D e Lega Pro. Il Siena è più veloce di tutti e lo compra per mezzo milione di euro; purtroppo, il ragazzo si rompe il perone subito ed è costretto ad un periodo poco positivo di pellegrinaggio in Lega Pro. Prima va a Gallipoli, poi alla Virtus Lanciano, dove perlomeno dimostra di essersi ripreso fisicamente.
La prima svolta arriva quando il Siena lo cede al Frosinone in comproprietà: l'attaccante, in Ciociaria, potrà finalmente esprimersi ad ottimi livelli, anche perché viene messo più vicino alla porta, in modo da scaricare il suo terribile sinistro. A fine campionato, i laziali retrocedono, ma Sansone ha messo in cascina una decina di reti, quante bastano per mantenere la categoria (almeno a livello personale). Il Siena si riprende il cartellino per 400mila euro e ne cede la metà stavolta al Sassuolo: nella formazione di Pea, il numero 12 neroverde è fondamentale e si prende più responsabilità rispetto al passato, come il calcio di punizioni e rigori. Inizia a giocare come esterno, poi il tecnico degli emiliani capisce che Sansone ha bisogno di avvicinarsi all'area di rigore: diventa così una seconda punta, se non addirittura il centravanti in alcune occasioni. La mossa è azzeccata: il ragazzo segna 20 reti, ma sopratutto è in grado di decidere le partite, sbloccandole con il suo mancino, che si tratti di un tiro da lontano o semplicemente di un calcio piazzato. Il Sassuolo non raggiunge la promozione e sbatte proprio contro la Samp nei play-off, con Sansone che manca nel momento decisivo: il rigore che Da Costa gli para sotto la Sud è uno dei momenti migliori della stagione blucerchiata, ma forse è anche il peggiore di quella di Sansone. Nonostante ciò, la Serie A attende il mancino terribile..

L'anno scorso, con il Sassuolo, Sansone esplode definitivamente: 22 gol per lui.

Il Sassuolo capisce comunque che può trarre vantaggio dalla situazione, così acquisisce anche l'altra metà del cartellino dell'attaccante. Genoa, Pescara e Chievo bussano alla porta degli emilani, ma, alla fine, Sansone decide di andare da chi era stato uno degli avversari principali nella stagione precedente: il Torino di Ventura compra la sua metà per ben un milione e mezzo. Cifra che sembra irrisoria, visto il talento dimostrato dall'abruzzese in Serie B; purtroppo, il problema si presenta quasi subito. Il ragazzo non riesce ad integrarsi nei rigidi schemi di Ventura: il 4-2-4 del tecnico granata sta stretto a Sansone e, difatti, l'allenatore gli preferisce spesso Sgrigna o Meggiorini, più dediti al sacrificio ed alla copertura, nonché più familiari con lo schema. Sansone ha accumulato 517' di gioco in 21 giornate: una media di quasi 25' sul campo ad ogni partita. Insomma, non è titolare come spera; in più, nelle occasioni giuste, difficilmente spicca. L'unico gol finora realizzato è un regalo di Aronica al "San Paolo", quando il Torino pareggiò in extremis grazie ad una disattenzione dell'ex difensore partenopeo, prontamente sfruttata dall'attaccante granata. Ci si attende di più da Sansone: è quello che spera anche la Samp, che ha rilevato la metà del Torino e lo riscatterà a fine stagione, sempre che le prestazioni siano buone. Di certo, i blucerchiati hanno fatto un buon affare: Sansone tapperà il buco nel ruolo di vice-Eder e metterà un po' di pressione al brasiliano, apparso ultimamente irritante. Inoltre, Sansone potrebbe esprimersi meglio nel modulo di Rossi, più elastico rispetto a quello di Ventura. Insomma, il fattore "S" è in campo: Sansone, Sassuolo, Sampdoria ed il suo sinistro. Ora sta a lui.

Gianluca Sansone, 25 anni, esulta al "San Paolo", dove ha 
realizzato l'unico gol finora segnato.

23 gennaio 2013

Ferri da stiro, corde e bilanci (grazie, presidente).

(già pubblicato con SampNews24)

Nella vita, ci sono sempre momenti belli ed altri più difficili: « c'è un tempo per piangere, un tempo per ridere », ricordava il poeta Paolo Coelho. Non conta, quindi, quanto si possa stare bene o male in un determinato momento, ma bisogna sempre tener conto del quadro generale. Forse è questa la lezione più grande che Riccardo Garrone ha insegnato a tutti noi: nella serata di lunedì, il nostro presidente ci ha lasciato, all'età di 76 anni e dopo ben 11 alla guida della Sampdoria. Non era una prima volta, dato che Garrone aveva già intrattenuto rapporti con la società blucerchiata, quando lo sponsor "ERG" campeggiava sulla maglia della nostra amata ai tempi d'oro di Mantovani. Se ne è andato in silenzio, senza grossi clamori, mantenendo un profilo che aveva ormai adottato negli ultimi mesi: purtroppo, non ha resistito contro una malattia che combatteva da lungo tempo.

Garrone senior sotto la Sud dopo la qualificazione in Champions del 2010.

Non ho voglia di fare le veci di Wikipedia e raccontarvi la storia di Riccardo Garrone: molti sanno chi rappresenta, qualcuno sa il suo ruolo nel mondo del calcio, ma solo i tifosi della Samp hanno potuto apprezzarne le doti di gestione. Per carità, qualche errore c'è stato; ma come diceva Totò, « nessuno nasce imparato », perciò posso ricordare con piacere chi ha tentato di fare il meglio per Lei, sebbene non avesse dimestichezza con il mondo della palla rotonda. In quel lontano inverno del 2002, la Sampdoria navigava in acque turbolente, rischiando persino la C. Tuttavia, Garrone si prese - più che un impegno - una responsabilità: rimettere a posto ciò che non lo era. L'obiettivo non era solamente sopravvivere, bensì riportare i blucerchiati dove meritavano di stare; detto-fatto, la Samp torna in Serie A e vive stagioni anche straordinarie. Magari c'è stato qualche momento buio, ma si navigava bene. Poi, lo strappo tra molti tifosi ed il presidente, con il terribile 2011 ed i tanti errori di gestione. Errori in buona fede, dettati dalla difficoltà nell'avere a che fare con un mondo di cui - come ripeteva spesso Garrone - non era molto pratico. Insomma, citando sempre il grande poeta portoghese, « c'è stato un tempo per piantare, un tempo per sradicare la pianta. »

Antonio Cassano, 30 anni, ha avuto un grande rapporto con il presidente.

Tuttavia, a Garrone va riconosciuto un merito ben più importante: quello di averci riportato vicino, di averci nuovamente unito. Già, perché quanti erano in difficoltà - un decennio fa - vedendo lo stato in cui versava la Sampdoria? Quanti avevano rinunciato a tifare quei colori magnifici? Non bisogna essere riconoscenti a vita, ma "il tempo per rinascere" è stato possibile grazie a questo personaggio tutto d'un pezzo; a volte, lo era così tanto da sembrare addirittura spigoloso, ma in fondo voleva solo il meglio per i colori blucerchiati. Del resto, molti hanno puntato il dito (tra questi, per onestà intellettuale, si aggiunge colui che sta scrivendo..) al fatto che si guardasse troppo il bilancio: beh, dopo 11 anni di presidenza, il più importante dei bilanci è quello dei risultati ed è positivo. Guardando il quadro generale, la Samp può vantare due promozioni in A, una finale di Coppa Italia, quattro partecipazioni europee e tanti soddisfazioni lungo la via. Attimi di felicità che si possono chiamare Cassano o Pazzini, che erano datati 17 maggio 2003 o 14 maggio 2010, che possono coincidere con le invasioni blucerchiate a Brema, Milano o Roma. Insomma, se si guarda il "quadro generale", non si può che esser contenti. Senza dimenticare le battaglie condotte in Lega sulla divisione dei diritti tv o sulla legge per gli stadi italiani: cose che non riguardano solo la Sampdoria, ma anche l'intero movimento calcistico italiano. Parafrasando Coelho, « c'è un tempo per riflettere sul futuro, un tempo per ricordare il passato »: adesso, è giusto concentrarsi sul secondo. Mi sento di dirle: grazie, presidente. Forse, senza di lei, non saremmo qui a condividere tutti questi bei ricordi.

Riccardo Garrone, 76 anni, ci ha lasciato il 21 gennaio 2013.

31 dicembre 2012

Ricordi di fine anno.

Siamo ormai alla fine del 2012 ed è stato un anno difficile, seppur intervallato da qualche soddisfazione. Il ritorno in Serie A, la notte di Varese, la vittoria nella stracittadina: tuttavia, si spera che si possa fare di meglio in termini di continuità nel 2013 e, come ha detto capitan Gastaldello, che sia un anno con meno sofferenze e più tranquillità. Parliamo intanto dei dieci momenti che hanno segnato quest'anno che sta per finire, trascorso tra B e A.

La vittoria di Padova. | E' il 14 gennaio 2012: la Samp del nuovo corso di Iachini, arrivato a novembre, fatica ad ingranare. E così la trasferta veneta diventa un crocevia importante, per altro contro una diretta avversaria per la conquista della promozione via play-off. Arriva una vittoria esterna per 2-1, che segnerà l'inizio della rimonta: le reti di Pozzi e Bertani, l'esordio ottimo di Juan Antonio e Krsticic, le parate di Romero. Tutti elementi che aiuteranno il Doria nella conquista dei play-off. Una sorta di ripartenza, come fu Udinese-Samp 2-3 nell'anno della Champions.

Il trionfo di Castellamare. | Siamo ormai in maggio e la Samp ha recuperato molto svantaggio dalla zona play-off, arrivando ad appaiare il Padova di Del Canto. Sotto dopo tre minuti a Castellamare contro la terribile Juve Stabia di Braglia, i blucerchiati sono anche in inferiorità numerica per la doppia ammonizione di Pellé. Ma non basta: gli ospiti prima pareggiano con Munari, poi riescono nell'impresa grazie al gol dell'uomo del destino, Mauro Icardi. Prima presenza e prima rete con la maglia del Doria per l'argentino. La futura sconfitta dei patavini a Nocera Inferiore nella domenica successiva segnerà l'ingresso ufficiale della Samp nei play-off.

Nicola Pozzi, 26 anni, segna l'1-0 a Padova: sarà un gol fondamentale.

La spalla di Rispoli. | Nella semifinale, la Samp affronta il Sassuolo di Pea, squadra arcigna per i blucerchiati. Nell'andata del confronto, Eder e Pozzi battono i neroverdi 2-1, ma nel ritorno si soffre. Nonostante il vantaggio su rigore trasformato dal centravanti della Samp, gli emiliani pareggiano e nel finale rischiano di segnare il vantaggio; sul tiro a botta sicura di Sansone, c'è la spalla di Rispoli a salvarci. Le prestazioni dell'esterno campano durante i play-off verranno ricordati da molti come determinanti per la promozione.

Din-don, din-don. | E' il 9 giugno 2012, ritorno della finale dei play-off: la Samp viene dalla vittoria casalinga dell'andata per 3-2, con la quale è in vantaggio sul Varese. Al "Franco Ossola", si gioca una partita molto equilibrata: i biancorossi non sono brillanti come in altre occasioni ed entrambe le squadre vanno vicine al gol. Finché, al minuto 91, Rispoli non cavalca sulla destra e serve Pozzi in area. Il numero 9 non ha pietà e punisce i lombardi, regalando al Doria il ritorno in Serie A. Il "din-don" diventa d'obbligo per molti tifosi blucerchiati ed il centravanti romagnolo sarà l'eroe di quei giorni.

La ripartenza ed il Camp Nou. | Chiaramente, con il ritorno in Serie A, cambiano molte cose: Iachini viene lasciato (forse troppo di fretta), si cerca Benitez e infine arriva Ferrara. Ciò nonostante, la piazza è fiduciosa: gli acquisti ci sono, i risultati di prestigio pure. Prima si pareggia con lo Schalke 04, poi si va addirittura a vincere al Camp Nou un'amichevole contro il Barcellona. Il gol di Soriano sancisce l'1-0 finale e capitan Gastaldello può alzare il Trofeo Gamper, vinto con merito, seppur contro una formazione blaugrana imbottita di giovani.

Varese, 9 giugno 2012: la Samp torna in Serie A dopo la vittoria a Varese.

San Siro espropriato. | La prima di campionato è da brividi: si ritorna a San Siro, contro il Milan. I rossoneri hanno appena perso Ibra, Thiago Silva e Cassano; la Samp si difende bene e colpisce con Costa su calcio d'angolo. La vittoria è condita anche da fortuna, ma è l'inizio di un buon cammino: 11 punti in cinque match, tre vittorie e due pareggi. Sembra l'inizio dell'idillio tra Ferrara ed i colori blucerchiati..

Dybala ed il settimo orrore. | ..ahimè, non sarà così. La Samp subisce sfortune, infortuni ed episodi arbitrali controversi. A quel punto, arriva una serie di sette sconfitte consecutive contro Napoli, Chievo, Parma, Cagliari, Inter, Atalanta e anche Palermo. In particolare, la sconfitta contro i rosanero assume i tratti del tragico, perché arrivata contro una squadra in crisi quanto la Samp. Un 2-0 secco, che porta la firma del giovane talento argentino Dybala, che realizza i primi due gol in Serie A. Al "Barbera", i blucerchiati se la giocano male, in maniera troppo difensiva. E intanto arriva il derby..

Chi trova Maurito, trova un tesoro. | L'unica cosa positiva è che anche il Genoa sta male quanto la Samp: il cambio di Delneri al posto di De Canio non ha portato i risultati sperati da Preziosi ed il derby è un crocevia fondamentale per entrambe le compagini. Fortunatamente, il Doria trova il vantaggio con una fortunosa conclusione di Poli e raddoppia grazie all'autogol di Bovo, nuova hit negli sfottò blucerchiati nei confronti dei cugini. Immobile accorcia, ma Icardi chiude con il 3-1 finale e realizza il primo gol in Serie A.

Mauro Icardi, 19 anni: la sua rete chiude il derby ed è la prima in Serie A.

L'addio di Ferrara e Sensibile.. | La buona forma della Samp si esaurisce presto: la vittoria con il Bologna ed il pareggio di Firenze vengono cancellati dalle due sconfitte contro Udinese e Catania. Così, Garrone decide per il cambio, approfittando anche dell'ingaggio rimediato da Iachini a Siena. Con un bilancio più leggero, la dirigenza esonera Ferrara, incontrando non poche perplessità. Un tecnico che non viene cacciato dopo sette sconfitte consecutive può essere messo alla porta dopo due? Sorte simile per il d.s. Sensibile, che si dimette: a lui vengono imputate due sessioni di calciomercato estive mal gestite, che costringono la Samp agli straordinari in gennaio.

..e l'arrivo di Rossi ed Osti. | Via i due "colpevoli", arriva una ventata di novità. Osti è il nuovo direttore sportivo, forse fino a giugno, in attesa di convincere Perinetti. Ma la vera sorpresa arriva in panchina: dopo anni di accostamenti e dichiarazioni di stima a distanza, Delio Rossi giunge finalmente a Genova. Il 52enne romagnolo sarà il nuovo allenatore blucerchiato, a sette mesi dalle botte con Llajic in quel maledetto Fiorentina-Novara del maggio 2012. L'esordio con la Lazio ha portato un'altra sconfitta; vediamo se questo dinamico duo riuscirà a girare una barca che non sa più dov'è la strada per tornare grandi.

Adesso ci sarà la Juventus nel giorno della Befana: sarà difficile ottenere punti, ma si spera di vedere almeno dei miglioramenti rispetto all'impostazione tattica lasciata da Ferrara. Siamo nelle mani di Delio e questi ricordi di fine anno dovranno essere decisamente migliori alla fine del 2013. Buon anno blucerchiato a tutti!

Carlo Osti, 54 anni, e Delio Rossi, 52, sono il nuovo d.s. e tecnico della Samp.

06 dicembre 2012

Stop and go(l).

Domenica sera abbiamo tutti provato un piccolo brivido. Già, il gol dell'1-1 contro la Fiorentina non è stato un gol come altri: forse ha rappresentato molto di più. Allo stesso tempo, una fine ed un inizio. E' la storia di Nenad Krsticic, pontificata da molti giornali come miracolosa, ma che molti tifosi sampdoriani già conoscevano. Perché sanno chi è Nenad, cosa ha dovuto passare e quanto meritasse un momento del genere. Del resto, al ragazzo importava anche solo d'esser vivo; se poi comincia a rendersi così importante, sarà più felice anche lui. Questa è la storia di chi poteva non esserci; invece, non solo c'è, ma rischia di diventare dannatamente fondamentale.

Un giovanissimo Nenad Krsticic con la maglia della Sampdoria: è l'estate 2008.

Nenad Krsticic, nato a Belgrado il 3 Settembre del 1990, non è un ragazzo come altri. Certo, molti avranno avuto difficoltà nel vedere la capitale serba degli anni '90, quando la guerra infuriava e non era facile crescere in un posto del genere. Ma Nenad è potuto andare oltre, grazie al pallone: a 16 anni, il giovane entra nell'OFK Belgrado, con il quale esordisce nel campionato serbo ed in Europa. Basta poco perché Marotta e Paratici, allora alla Samp, lo portassero a Genova. Aggregato alla prima squadra di Mazzarri, a Novembre il serbo si rompe il menisco; purtroppo, nonostante il duro lavoro, il ragazzo non si riprende. Allora, il medico sociale Baldari ordina altri esami, capisce che qualcosa non quadra.
Il presentimento è confermato: Krsticic è affetto da un linfoma. Il ragazzo, andato a casa per le vacanze natalizie, è costretto a tornare per curarsi. Le speranze sono poche, c'è chi gli dà appena qualche giorno di vita. Ma Nenad combatte nel reparto di ematologia dell'ospedale "San Martino" di Genova e ne esce fuori con grande tenacia. A Gennaio 2010, può finalmente tornare ad allenarsi, dopo un anno di calvario.
Ripresosi la sua vita, Krsticic torna anche a contribuire in campo: nei quarti del campionato Primavera 2010, il centrocampista segna il 3-2 decisivo per passare il turno ai danni del Milan. Le lacrime sembrano raggiungerlo a fine gara; al di là di quello che dicono molti giornali in questi giorni, quella è la fine dell'incubo che lo ha coinvolto per un anno e mezzo e che lo restituisce al suo mondo, quello del pallone rotondo.
Pian piano, anche la prima squadra diventa familiare per lui: infatti, Krsticic esordisce in Europa League il 16 Dicembre del 2010, quando la Samp perde 2-0 a Debreceni. La partita è ininfluente per i blucerchiati, non per il serbo: infatti, il centrocampista può così cominciare la sua storia con la Samp. Quella vera.
Mentre il Doria retrocede clamorosamente, Krsticic continua la sua crescita con la Primavera, realizzando sette gol in 17 presenze. Quando si tratta di risalire la china della Serie B, Iachini capisce che ha bisogno del serbo, inserendolo pian piano in prima squadra. Intanto, Krsticic si riprende anche la nazionale: l'Under-21 serba ne fa uno dei punti fermi nel percorso di qualificazioni all'Europeo di categoria.

Krsticic nel ritiro della nazionale serba: Mihajlovic lo ha voluto fortemente.

Il 14 Gennaio 2012, Krsticic esordisce da titolare con la Samp nella trasferta vittoriosa di Padova. E' la svolta del campionato blucerchiato e forse anche per quello del serbo, che comincia ad essere coinvolto nella rotazione di Iachini. Il tecnico sa che Krsticic non può dare molto nei 90' pieni, ma può comunque essere utile anche se tenuto in campo per meno tempo. Sulle 13 presenze in Serie B, il serbo gioca solo tre volte per 90' interi. Nonostante ciò, il ragazzo è importante e lo capisce anche Ferrara, nuovo allenatore del Doria dal giugno scorso. Infatti, l'ex C.T. dell'Under 21 azzurra lo ha reso il tuttofare della Samp 2012/2013: regista, mezzala, trequartista ed esterno. Il centrocampista è stato usato sopratutto in quest'ultimo ruolo: un peccato forse, visto che non nasce in quella posizione.
Tuttavia, se nelle prime giornate ha fatto fatica, adesso il serbo sta dando un buon contributo: contro Genoa e Fiorentina ha tirato fuori due grandi partite. Inoltre, a Firenze ha anche segnato il primo gol con la maglia della Samp. Insomma, tante soddisfazioni per un ragazzo che se le merita. E ora alcuni tifosi cullano un sogno: può Nenad Krsticic legarsi a vita con i colori blucerchiati? Può diventarne simbolo, bandiera e magari capitano? Difficile dirlo ora. Sicuramente è uno di quei giocatori di cui si sentirà parlare, perché ha tutto: tecnica, visione di gioco, un buon tiro e sopratutto una determinazione fuori dal comune, derivante anche dalla terribile vicenda che ha vissuto. Se la maturazione del ragazzo continuerà su questa via, sarà complicato lasciarlo fuori dall'undici titolare; così come sarà impossibile ignorarlo per la nazionale, dove l'attuale C.T. Sinisa Mihajlovic l'ha già convocato in Ottobre. Magari Krsticic avrebbe voluto esordire, ma forse era troppo alla prima chiamata con la Serbia.
Personalmente, mi auguro che il cammino sopra ipotizzato si realizzi. Sarebbe una storia da "libro Cuore" e molti giornali ci ricamerebbero sopra, ma un giocatore del genere non ce l'hai sempre a portata di mano. Il talento c'è; l'attaccamento alla maglia anche. Possiamo solo augurarci che Nenad Krsticic continui così. E che lo faccia con questo club, dove è cresciuto, maturato e ha ricominciato anche a vivere.
Ad inizio articolo, parlavo di una fine e di un inizio. Molti pensano alla fine di un incubo: no, io mi riferisco ad altro. Firenze ha rappresentato la fine dell'anonimato per il serbo: quel gol è l'inizio del percorso verso lo status di "top-player". Se finora si è accontentato del ritorno al campo verde, ora può puntare al meglio: è l'inizio di una carriera che spero sia fantastica per lui. Con la Sampdoria, nel cuore e nella mente.

Nenad Krsticic, 22 anni: qui il primo gol con la Samp, a Firenze.

20 novembre 2012

La Masia-Genova, solo andata.

Minuto 87 dell'ultimo derby di Genova: Tissone si fa spazio tra le maglie genoane e serve in profondità un ragazzotto di 19 anni, alla prima da titolare, per giunta nella stracittadina. Il giovane centravanti si fa spazio, supera in velocità Moretti e Granqvist e batte Frey in uscita, segnando il primo gol in Serie A. Mauro Icardi è uno da "prime volte", uno speciale. Uno che, per esultare sotto la Sud, è venuto fin dalla Masia di Barcellona, la casa dei futuri campioni blaugrana. Un posto dove sono cresciuti i vari Messi, Xavi, Iniesta e compagnia bella. Ma come siamo arrivati a quell'esultanza a braccia aperte sotto la Gradinata Sud?

Mauro Icardi, 19 anni, ai tempi del Barca: i blaugrana non hanno creduto in lui.

Mauro Emanuel Icardi Rivero, nato il 19 Febbraio 1993, ha i suoi natali in una città chiamata Rosario. Quando si parla di calcio, diciamo che non parli proprio di una città qualunque: è il posto che visto nascere anche Lionel Messi. Ed il filo che lega Mauro all'attuale miglior giocatore del mondo non finisce qui.
Icardi cresce nel nord-ovest dell'Argentina, ma è costretto a trasferirsi quando incombe la crisi economica nel paese, che mette in ginocchio l'Argentina. Così, nel 2002, la famiglia Icardi decide di andare alle Canarie, in Spagna, dove Mauro continua a giocare a pallone. Il ragazzo viene tesserato dall'Uniòn Deportiva Vecindario, che fa l'affare della vita: l'argentino, infatti, realizza caterve di gol in qualunque categoria giochi. Quando ormai le grandi del calcio spagnolo si sono accorte di lui, Icardi ha segnato 384 gol in sei stagioni con la squadra bianconera. Si scatena un'asta tra Real Madrid e Barcellona, dopo che il Valencia, il Deportivo La Coruna, il Siviglia, l'Arsenal ed il Liverpool avevano richiesto le sue prestazioni; alla fine, sono i blaugrana ad avere la meglio e riescono a portare l'argentino nelle giovanili del Barca, facendogli firmare un contratto fino al 2013. Insomma, firma per la squadra che ospita un altro cittadino di Rosario, che si sta facendo strada verso il suo primo Pallone d'Oro..
Visto l'arrivo di Pep Guardiola, ormai anche nelle formazioni giovanili si pratica il famoso "tiki-taka", il football fatto di veloci passaggi e tagli dei centrocampisti che ha fatto vincere sei trofei al Barcellona durante tutto il 2009. Icardi si fa luce nella categoria "Juvenil B" (U-17 prima, U-19 poi) con la maglia blaugrana, realizzando 38 gol in due anni. Purtroppo per lui, il Barcellona punta su attaccanti più veloci e di taglia minore, perciò Icardi sembra essere fuori dai piani della Masia e del futuro blaugrana.
Intanto, a Genova, Doriano Tosi - allora d.s. della Sampdoria - si accorge di questo ragazzo. Nei tanti disastri compiuti in quel maledetto anno della retrocessione, un'operazione sembra essere sensata: comprare il talento argentino. Così Tosi si mette d'accordo con il Barca ed Icardi arriva alla Samp in prestito con diritto di riscatto fissato a 400mila euro; l'ex Vecindario viene aggregato alla Primavera. Il trasferimento, per altro, è facilitato dal fatto che Icardi possiede un passaporto italiano e perciò non è considerato extra-comunitario.
I sei mesi del prestito si rivelano un successo e così la Samp lo riscatta, aggregandolo al ritiro pre-campionato del 2011, quando i blucerchiati sono reduci dalla fresca retrocessione dalla A alla B e devono risalire immediatamente. Se i primi mesi nella serie cadetta sono nefasti per la squadra maggiore, Icardi continua a segnare con regolarità in Primavera; sebbene i giovani blucerchiati non raggiungano la fase finale, l'argentino è capocannoniere con 19 gol.
A quel punto, Iachini comincia a convocarlo in prima squadra ed il momento della svolta è dietro l'angolo.

Castellamare, 12 Maggio 2012: Icardi batte Colombi e realizza il primo gol blucerchiato.

12 Maggio 2012: la Samp sta pareggiando a Castellamare ed Icardi esordisce in Serie B, entrando al posto di Fornaroli ad un quarto d'ora dalla fine. Il Doria è in 10 e deve resistere agli attacchi avversari per portare almeno un punto a casa. All'improvviso, però, Costa avanza e mette un preciso cross in area: Icardi è lestissimo ed uccella Colombi per il 2-1 finale. E' il primo gol in maglia blucerchiata e - probabilmente - quello decisivo per regalare i play-off alla Samp; da lì, sappiamo poi com'è andata..
In estate, le voci si rincorrono sul ragazzo: c'è chi lo vorrebbe in prestito, mentre il Barca teme di aver fatto un errore e lo rivorrebbe indietro. Ferrara lo coinvolge in ritiro, provandolo come esterno d'attacco nel suo 4-3-3 ed il ragazzo si adatta come può. Poi arriva anche Maxi Lopez e si teme che lo spazio per il prodigio argentino non sia abbastanza; ciò nonostante, l'infortunio di Pozzi crea spazio davanti ed Icardi esordisce in Serie A all'Olimpico di Roma, sfiorando anche il gol in un paio di circostanze. Tutto questo avviene mentre il giocatore di Rosario ha esordito anche con l'U-20 argentina, bagnando le prime cinque partite - che caso.. - non con una rete, ma con tre.
Arrivano momenti duri per la Samp e ci si chiede se il ragazzo non debba essere utilizzato di più, vista anche la poca vena di Maxi Lopez lì davanti; le apparizioni del numero 98 sono sempre incoraggianti. Contro l'Atalanta a Marassi, è il migliore in campo e nel finale sfiora il primo gol in Serie A, mentre a Palermo è rilegato in panca.
Domenica, Icardi si è preso la sua rivincita: giocando isolato e da unica punta, ha messo in apprensione continua i centrali del Genoa. Il ragazzo ha tenuto su la squadra, ha creato occasioni pericolose e ha causato l'autorete di Bovo per il 2-0 sampdoriano. Certo, ha anche sbagliato qualcosa di troppo, come la clamorosa occasione a campo aperto in chiusura di primo tempo.. ma è un ragazzo del '93, gli va dato tempo e minutaggio per farlo crescere.
La rete del 3-1 che ha chiuso il derby è la prima in Serie A: del resto, lui è un predestinato e gli piace vagliare gli esordi con gol. Che sia la prima in B o in una stracittadina, poco importa. Ora, con Maxi Lopez fuori per molto tempo e Pozzi a corrente alternata, l'ex Barca merita una chance seria e spero che Ferrara se ne sia accorto. Lui ed Eder potrebbero rappresentare una buona coppia, ma sopratutto l'argentino potrebbe essere il miglior investimento della Samp negli ultimi anni, se cresciuto adeguatamente.
Lui si chiama Mauro Icardi e viene dalla Masia; domenica ha esultato sotto la Sud per il suo primo gol in Serie A. Noi speriamo che il biglietto sia solo d'andata, perché vorremmo vederlo per molti anni sotto la curva blucerchiata. Sarebbe bello raccontare un giorno alle future generazioni: "Sai, una volta era diverso: palla a Icardi e tutti a festeggiare.."

Genova, 18 Novembre 2012: primo gol in Serie A nel derby per Icardi.

07 settembre 2012

Cuore di capitano.

La vita è sicuramente strana. Un giorno arrivi in una città, pensando che ci rimarrai solo per poco tempo. E invece, cinque anni dopo, ti ritrovi capitano e perno di una squadra che ha finalmente riconquistato la fiducia in se stessa, dopo anni fantastici e cadute terribili. Ma sopratutto puoi dire che, nella brutta e nella cattiva sorte, ci sei sempre stato. E' questo il motivo per il quale Daniele Gastaldello, centrale veneto e roccioso, può camminare a testa alta tra le vie di Genova. Il nuovo capitano della Sampdoria ha una storia molto particolare, ma certamente per cui vale la pena spendere due parole. Anche alla luce di ciò che ha fatto in questi anni e di ciò che rappresenta ora per la nostra beneamata.

Gastaldello, 29 anni, qui all'esordio con la Nazionale in Ucraina nel 2011.

Daniele Gastaldello nasce a Camposampiero (in provincia di Padova) il 28 Giugno del 1983 e tira i primi calci proprio nella squadra più importante nel raggio di pochi chilometri, ovvero il Padova. Preso per le giovanili, Daniele cresce nei patavini fino al 2000, quando esordisce in prima squadra e colleziona 21 presenze in due stagioni tra C2 e C1. Non può fare a meno di notarlo la Juventus, che lo preleva dalla squadra veneta per pochi spiccioli. A Torino, Gastaldello cresce nella primavera bianconera sotto la guida di Gian Piero Gasperini, suo mentore che poi sarà anche avversario in tanti derby. Con la primavera della Juventus, Gastaldello porta a casa un Trofeo di Viareggio e poi viene ceduto al Chievo, in comproprietà, legando ancor di più con la sua terra natale. Ma a Verona non vede granché campo e viene ceduto in prestito, per un anno e mezzo, al Crotone, dove ritrova Gasperini, stavolta come allenatore dei calabresi. Riscattata la sua metà dalla Juve, il Chievo lo cede in comproprietà al Siena, dove il "Gasta" rimane un paio d'anni, dimostrandosi tagliato anche per la Serie A, sebbene un po' acerbo. In due stagioni di Serie A con i toscani, il difensore ormai 25enne si ritaglia lo spazio che necessita per crescere. Il bilancio finale è tutto sommato positivo: 48 presenze in tutte le competizioni ed un gol all'Inter nel teatro di San Siro, che regala il pareggio finale al Siena contro i nerazzurri.

Gastaldello rincorre Cassano, 30 anni, dopo un gol: è il primo anno di Samp.

Nell'estate del 2007 arriva la Samp. E Gastaldello arriva in punta di piedi in quel di Bogliasco, magari anche tra qualche mugugno. Questo perché il ragazzo ha fatto due anni di Serie A, ma giocava nel Siena ed il tifoso medio sampdoriano, dopo un anno e mezzo "bruttino", dice a se stesso: "La Samp è un'altra cosa". Si cerca il sostituto - in campo e nel cuore dei tifosi - di Giulio Falcone, partito per Parma dopo quattro stagioni in blucerchiato. Nessuna pensa che il difensore veneto possa esser titolare, tutto al più potrebbe essere un rincalzo per il nuovo tecnico, Walter Mazzarri. Ma l'ex allenatore della Reggina non la pensa così e lo schiera più volte nella sua difesa a tre.
Pur partendo con i galloni di riserva alle spalle del terzetto composto da Accardi, Sala e Campagnaro, Gastaldello non sbaglia un colpo quando è in campo. Anzi, regala qualche gioia ai tifosi sampdoriani, come i due gol alla Fiorentina tra andata e ritorno. In particolare quello di Firenze è quello che permette di sognare i preliminari per la Champions alla Samp, salvo poi doversi smentire nel finale di campionato. Comunque, il buon Daniele si conquista la fiducia dei tifosi e s'incammina nella stagione successiva con grandi speranze. Sempre con Mazzarri, il 2008/2009 del centrale veneto è leggermente più negativo, con qualche errore di troppo a condire le sue prestazioni.
La svolta arriva con Luigi Delneri, che diventa tecnico della Sampdoria nell'estate del 2009. Consumato il divorzio con Mazzarri, il tecnico friulano imposta una difesa molto alta per la stagione che verrà e tutti e quattro gli elementi difensivi devono essere sincronizzati. Gastaldello e gli altri riescono bene nell'impresa, che porta la Samp a subire pochissimi reti, nonché ad essere la miglior difesa casalinga a livello europeo (solo dieci reti subite). Inoltre, il numero 28 blucerchiato realizza tre marcature (tutte fuori casa, contro Catania, Siena e Bologna) che aiutano la squadra a raggiungere un obiettivo insperato ad inizio stagione: i preliminari di Champions League. Non solo: la Juventus lo cerca sul mercato nell'estate del 2010, trovando però il netto rifiuto della Samp a cederlo. Infine, la Nazionale gli apre le porte, convocandolo nell'Agosto del 2010 e facendolo esordire nel Marzo del 2011.

Il numero 28 blucerchiato in ginocchio dopo una partita: un'immagine ricorrente nel 2011.

Sembra il paradiso, ma non è così. Ormai perno centrale della difesa, Gastaldello scala posizione anche nella gerarchia dei capitani, diventando il vice-Palombo nel 2010/2011 dopo il caso-Cassano. Ma proprio la stagione che potrebbe essere dell'Europa e della Champions diventa quella degli incubi e delle cattive prestazioni. Come un po' tutta la squadra, fino a Gennaio sfodera grandi numeri. In un Samp-Milan, Gastaldello riesce nella difficile impresa di annullare Ibrahimovic e servire l'assist dell'1-1 a Pazzini, giocando una delle sue migliori partite con la maglia blucerchiata. Segna un gol nell'intera stagione (quello del 2-0 momentaneo al Bologna a Febbraio 2011), ma il calo delle prestazioni è dietro l'angolo in primavera, come per tutta la squadra. Non basta la pessima forma della difesa a giustificare il suo rendimento. E neanche la cattiva condizione fisica lo aiuta, con un'ernia inguinale che si trascina fino a fine campionato. La partita persa in casa con il Cesena è probabilmente la sua peggior prestazione in tutta la sua avventura sampdoriana e, nel finale di campionato, non riesce ad evitare l'inevitabile. E' Serie B, con tutte le giuste domande sul suo futuro: rimarrà o meno?
Alla fine, dopo tanti intrecci di mercato, il "Gasta" non molla e rimane. Juventus, Inter, Padova e Chievo tentano di convincerlo fino all'ultimo giorno di mercato. Ma il numero 28 blucerchiato rimane al centro della difesa, convinto che la Samp potrà solo migliorare e riprendersi. Ma, nonostante il suo rendimento impeccabile, la categoria gioca un brutto scherzo al Doria, che fatica fino a Gennaio. E' lì che Gastaldello trova una nuova luce con la quale esporsi al popolo sampdoriano.
Fatto numero uno: Palombo, fuori condizione e forse anche dal progetto tecnico, viene silurato all'Inter in prestito. Perciò, Daniele Gastaldello diventa il nuovo capitano della Sampdoria: nel proseguo del campionato, è una cosa che peserà moltissimo sulla condizione psicologica dei blucerchiati. Fatto numero due: il nuovo capitano si riduce immediatamente il contratto e lo allunga fino al 2016, dimostrando molto attaccamento alla causa. Intervistato dal Secolo XIX, "Gasta" dirà: "Per me era un obbligo morale". In seguito si scoprirà che la società lo ha invogliato, ma Gastaldello avrebbe potuto puntare i piedi e chiedere di essere ceduto all'ultimo. Non lo ha fatto. E' rimasto e questo rimarrà un gesto indelebile per molti.
Da lì in poi, il resto è storia più o meno conosciuta. Gastaldello è uno dei perni della rimonta della Samp verso i play-off e la squadra, guidata da Iachini, riesce nell'impresa. Il capitano è fondamentale, con tre gol, di cui due nella finale dei play-off contro il Varese. Il suo colpo di testa all'83' della finale d'andata sarà poi il gol che farà la differenza la promozione della Samp ed il Varese, che rimane in B. Adesso, la nuova stagione ci ha riportati a casa e Gastaldello ha pensato subito di metterci la firma, con un salvataggio sulla linea a San Siro ed il gol-vittoria contro il Siena a Marassi. E siamo solo all'inizio, caro capitano. Portaci lontano come hai sempre fatto.

Gastaldello segna il 3-2 contro il Varese nella finale d'andata dei play-off: sarà il gol decisivo.


16 agosto 2012

Big Pack.

Tra i tanti "esodati" che si stanno allenando e che ha ancora non hanno trovato spazio sul mercato, c'è un caso su tutti di cui i sampdoriani non riescono a liberarsi. Nonostante il lavoro del d.s. Sensibile, molti sono ancora ad allenarsi a parte in quel di Bogliasco: tutto normale, vista la crisi e la difficoltà risaputa del mercato in uscita. Accanto a capitan Palombo, Semioli, Padalino e compagnia bella, c'è un giocatore che si aspetta in partenza da diversi mesi: parlo di Massimo Maccarone. Il 32enne attaccante, seppur siamo ormai a metà agosto, non ha ancora trovato una sistemazione soddisfacente. Il suo trasferimento non ha ancora avuto luogo, nonostante le tante voci di presunti interessamenti (ritorno ad Empoli, Bologna, ritorno a Siena, Spezia) ed un passato in Serie A di grande valore. Andiamo a vedere meglio come siamo arrivati a questo punto.

Massimo Maccarone nasce a Gallarate il 6 Settembre 1979 e gioca da prima punta classica, con tanti movimenti nell'area di rigore. Il ragazzo viene ingaggiato dal Milan a 13 anni e gioca per cinque stagioni nelle giovanili della squadra rossonera. La prima esplosione avviene a Prato, dove rimane per due anni e - nel 1999/2000 - confeziona 20 gol in 28 presenze, sfiorando la promozione con la squadra toscana. Il destino del giocatore si lega inevitabilmente a quella regione: l'anno dopo, infatti, l'Empoli lo preleva dal Milan alle buste e così, in coppia con Antonio Di Natale, Maccarone regala la promozione alla squadra toscana in Serie A. Due anni con 30 gol stagionali lo portano in cima alla lista di molti club italiani ed internazionali; come se non bastasse, con l'Under 21 azzurra conferma le sue buone qualità, segnando 11 gol e diventando capocannoniere dell'Europeo di categoria nel 2002.
Infine, la ciliegina sulla torta arriva con l'esordio in nazionale nel Marzo del 2002 sotto la guida di Giovanni Trapattoni, in un Inghilterra-Italia in quel di Leeds che segnerà inevitabilmente la sua carriera. Erano passati più di 70 anni da quando un giocatore esordiva in nazionale non avendo mai giocato nella massima serie. Maccarone riesce in quest'impresa e si procura il rigore decisivo per il 2-1 finale in favore dell'Italia.
Alla fine, il Middelsbrough se lo aggiudica per ben 13 milioni di euro. Steve McLaren, allenatore del Boro, lo esalta,  affermando: "E' il giocatore che più assomiglia a Del Piero". Assomiglierà pure all'Alex bianconero, ma intanto gioca lontano dalla porta o sta in panchina. E così Maccarone, complici anche gli infortuni, ha poca gloria in Inghilterra, seppur partecipi alla conquista della Carling Cup nel 2004. 15 gol in due stagioni e la difficoltà nei rapporti con McLaren sono le condizioni che portano Maccarone alla scelta del ritorno in Italia, seppur temporaneamente.

Maccarone ai tempi dell'Under-21 azzurra: una stella in ascesa.

Maccarone disputa la stagione 2004/2005 in Serie A per la prima volta. Se, fino a Gennaio, le cose vanno male in quel di Parma (solo due gol in Coppa UEFA), Big Mac si riprende la scena a Siena, dove segna sette gol e dimostra che non è propriamente finito. Purtroppo per lui, i toscani non lo riscattano e così torna a Middlesbrough, dove tutto sembra destinato a relegarlo nuovamente in panchina. La stagione di Maccarone, invece, diventerà trionfale: se in campionato non vede campo e segna poco (due gol), in Europa è un trascinatore. Il Middlesbrough, l'anno precedente, si è qualificato per la Coppa UEFA e la disputa alla grande, ribaltando tutti i pronostici. Il merito è anche di Big Mac, come sarà soprannominato d'ora in poi da quelle parti: segna cinque gol in tutta la competizione, ma diventa un eroe nei momenti decisivi. Ai quarti contro il Basilea, la squadra di McLaren è quasi fuori, ma un gol di Maccarone al 90' fa esplodere il Riverside Stadium e consegna la qualificazione agli inglesi. Lo scenario si ripete in semifinale contro lo Steaua di Bucarest: sconfitti 1-0 all'andata e sotto 2-0 al ritorno in casa, al Middlesbrough servono quattro gol. Maccarone, entrando dalla panchina, realizza la doppietta realizza il primo ed il quarto gol: i tifosi sono in visibilio e lui diventa Big Mac. La finale sarà persa per 4-0 contro il Siviglia, ma intanto Maccarone è un eroe da quelle parti. Purtroppo l'italiano continua a passare tempo in panchina anche nella stagione successiva, nonostante l'arrivo di Gareth Southgate al posto di McLaren. Stanco di marcire in panca, l'ormai 27enne decide di tornare in Italia durante il mercato invernale del 2007. La meta è Siena.

Maccarone a segno nella semifiinale contro la Steaua: suo il 4-2 finale.

Nella città del Palio, Big Mac trova quella gratificazione che ancora nessuno gli aveva mai dato pienamente. Dopo aver rivelato che McLaren gli ha reso la vita impossibile durante la sua esperienza inglese, Maccarone diventa fondamentale nel sistema di gioco senese e porta la salvezza alla squadra toscana già nel 2007. Nelle due stagioni successive, egli continua ad essere il terminale offensivo del Siena. Inoltre, arrivato ormai a 30 anni, è in grado di riciclarsi: ormai non è più la prima punta che giocava nell'Under 21. Si è re-inventato seconda punta, con larga libertà di svariare su tutto il fronte di attacco, permettendogli di cercare il gol anche da lontano. A Siena, le marcature firmate da Maccarone saranno 42 quando - nel 2010 - decide di lasciare la squadra toscana, retrocessa malamente. E' tempo di cambiare casacca ed ambiente, di cercare una nuova sfida a trent'anni: la meta diventa Palermo, città con un presidente fumantino ed una squadra ambiziosa, che ha appena sfiorato la Champions.
I siciliani lo pagano quattro milioni e mezzo di euro, ma lo schierano come una seconda linea, preferendo Miccoli e Hernandez davanti. Con Pastore ed Ilicic sbocciati, lo spazio si riduce ulteriormente per l'attaccante, che trova spazio in Europa, dove segna ben tre reti. Nonostante il poco minutaggio in campionato, Maccarone vuole restare a Palermo; purtroppo per lui, la società non è dello stesso parere e decide di metterlo sul mercato. A raccogliere l'invito è la nostra beneamata, che compra l'attaccante lombardo per tre milioni di euro.

La rinascita di Maccarone avviene a Siena: qui a segno contro il Livorno.

Se le prime partite sembrano di buon auspicio (assist a Guberti in Samp-Milan di Coppa Italia), nel giro di un paio di settimane Maccarone conferma di essere un giocatore involuto. Si scoprirà poi che ci sono stati problemi familiari a contribuire a tale condizione; ciò nonostante, il ragazzo mostra di non essere di alcuna utilità. Lento, svogliato, a volte fastidioso per un tifoso - come quello sampdoriano - che vorrebbe vedere il sangue agli occhi in un momento delicato come la fine della stagione 2010/2011. La Samp vola inesorabilmente verso la Serie B ed il giocatore di maggior talento ed esperienza (almeno sulla carta) non fa vedere un briciolo di speranza alla Gradinata Sud. La ciliegina sulla torta è il rigore decisivo sbagliato nella partita in casa con il Parma. Maccarone segna tre gol contro Bologna, Cesena e Lecce, ma sono tutti gol inutili, a risultato già ipotecato da parte della squadra avversaria.
La capacità di decidere le partite, che aveva a Siena, non si vede in quel di Genova. A retrocessione avvenuta, tutti sperano nella sua partenza; poi viene fuori la verità sui problemi familiari e, allora, la società si fa carico di quella che provo a definire una "operazione simpatia". Recuperare l'uomo ed il giocatore diventa la priorità ed anche i tifosi più critici diventano docili come cagnolini, con tanto di striscioni di incoraggiamento.
L'esito di questo recupero lo conosciamo tutti: Maccarone segna all'Alessandria nella prima partita ufficiale della stagione, in Coppa Italia, per poi scomparire, sommerso dall'inizio folgorante di Bertani e dalla forma di Pozzi. Quando gli infortuni fanno fuori il numero 9 e l'ex Novara diventa un peso per la manovra offensiva, c'è Piovaccari; quando anche l'ex Cittadella si dimostra inaffidabile, tocca a Big Mac. Peccato che lui non ci sia: le sue presenze in campo sono un misto di paura dei fischi del pubblico e di "vorrei, ma non posso". Arrivano anche tre gol: uno su rigore all'Albinoleffe. E peccato che gli altri due siano il corollario di un Nocerina-Sampdoria 4-2, perso, in cui Maccarone segna quando è già troppo tardi. Insomma, il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Il prestito di Gennaio all'Empoli è servito a rigenerarlo parzialmente, nonostante la squadra toscana abbia rischiato la Lega Pro per tutta la stagione. Sette gol e la salvezza consegnata alla sua ex squadra sono perlomeno un segnale di vita. Ora, tornato a Genova, è finito sul mercato. Doveva essere così. Ma, per ora, parla solo il suo procuratore, che prima ha cercato di mantenere il suo assistito nella rosa sampdoriana, poi si è reso conto che era impossibile e sta attualmente lavorando per cercargli una sistemazione.
Guardando alla sua avventura genovese, impossibile non rinominarlo "Big Pack". Purtroppo, è andata male. Magari sarà in grado di rinascere altrove.

Maccarone in ginocchio: una sintesi visiva della sua avventura in blucerchiato.


14 giugno 2012

Sufficienze stiracchiate (Pagellone finale della stagione).

Per parafrasare il famoso motto di pubblicità: "Sembrava impossibile, ma ce l'abbiamo fatta". Una frase utile per descrivere il miracolo blucerchiato: a Febbraio i punti di distanza dai playoff erano più di 10, a Maggio si è raggiunto l'ultimo treno disponibile e la settimana scorsa si è abbondantemente festeggiato per un risultato insperato, visto come si erano messe le cose.
Attenzione però: non scambiamo un miracolo straordinario con una stagione straordinaria. Allargando lo sguardo a ben prima di Febbraio, la visione è tragica: i primi quattro-cinque mesi di campionato sono stati tremendi e poco sopportabili, dopo già quello che il tifoso sampdoriano medio aveva visto durante tutto il 2011, retrocessione compresa. Perciò, cercherò di essere equilibrato nei miei giudizi: difficile dare un giudizio super-positivo ad una stagione che ci vedeva addirittura nella parte destra della classifica verso Novembre. Preciso che i numeri pubblicati sono relativi solamente al campionato di Serie Bwin 2011/2012, dato che il nostro cammino in Coppa Italia è durato poco, troppo poco anche solo per essere considerato in questo resoconto di fine anno.

PORTIERI
20 Sergio Romero: 8 [Presenze: 29+1, Minuti Giocati: 2659+97, Gol subiti: 24+2]
"El Chiquito" sembrava un colpo anche troppo grande in questa Serie B. Lo è stato: sostanzialmente, Romero è stato l'ago della bilancia nei momenti più brutti. Quando, nel periodo di Natale, si navigava in brutte acque e Iachini non aveva ancora portato effetti benefici, il buon Sergio ha tenuto in piedi la baracca. Ricordo ottime prestazioni in quel di Bari e in casa contro l'Albinoleffe. Poi, alla fine del campionato, ha perso un po' di concentrazione e nei play-off i meriti vanno sopratutto a Da Costa. Comunque, grazie. E spero di ritrovarlo il prossimo anno.
1 Angelo Da Costa: 7.5 [Presenze 15+3, Minuti Giocati: 1249+289, Gol subiti: 10+2]
Quando il portiere della nazionale argentina non era ancora a Bogliasco, si ebbe la sensazione che Da Costa fosse addirittura di troppo. Con Fiorillo - speranza eterna blucerchiata - e la ricerca di un nuovo portiere titolare, sembrava fosse un indesiderato. Eppure le ultime gare di A non lo avevano visto protagonista negativo e la B l'aveva già giocata da ottimo protagonista con la maglia dell'Ancona. E' stato indubbiamente utile: Romero è più forte, ma Da Costa conosce bene la categoria e, a posteriori, si può dire che non ci poteva essere un secondo migliore di lui. Nel subentrare a Romero, non mostrava la sua sicurezza ma non ricordo errori macroscopici. Inoltre, ai play-off, è stato fondamentale: il rigore parato a Sansone nella semifinale d'andata rimarrà nella storia. Grazie.
44 Vincenzo Fiorillo [Presenze: 0, Minuti Giocati: 0, Gol subiti: 0]
Non ha fatto neanche un minuto nel nostro unico anno di B. Se non è questa una mazzata.. il ragazzo deve inevitabilmente trovare un ambiente di bassa Serie B che possa definitivamente togliere ogni dubbio: ragazzo pompato o futuro Buffon in attesa di collocazione? Speriamo di toglierci questo sassolino dalla scarpa.

Sergio Romero, 26 anni: un acquisto fondamentale per la promozione.


DIFENSORI
3 Andrea Costa: 6.5 [Presenze: 25+4, Minuti Giocati: 2278+386, Gol realizzati: 1+0]
Lo mandava Lillo Foti. Quando c'era ancora Atzori, venne preso per fare il centrale sinistro nella difesa a tre. E difatti l'inizio del campionato di Costa fu strabiliante: sicurezza, self-confidence e grande camminata palla al piede. Il gol con il Torino nella gara a Marassi sembrava la consacrazione. Da lì, invece, una lenta discesa: il rendimento declina negativamente, viene messo terzino e non ne azzecca più una. Solo nel finale di campionato si riscopre perlomeno diligente. Non lo riconfermerei.
6 Massimo Volta: 5 [Presenze: 22+1, Minuti Giocati: 1616+7, Gol realizzati: 2+0]
Anno tragico per il centrale rivelazione dell'anno scorso. Sì, nell'ultima stagione aveva avuto un finale di campionato difficile: ma il riscatto di tre milioni dal Parma doveva fargli avere la necessaria fiducia per riprendersi. Niente da fare per lui: la stagione è stata difficile e due gol contro Gubbio e Bari non hanno certo risollevato le sue quotazioni. Ricordo certe imbarcate prese da Sau che è meglio dimenticare. Gli servirà un prestito per rinascere.
7 Paolo Castellini: 4.5 [Presenze: 20+0, Minuti Giocati: 1732+0, Gol realizzati: 0]
Campionato pessimo il suo. Credo che giusto contro il Gubbio in casa abbia giocato un buon match. Per il resto, tantissime difficoltà e pochi spunti, sia nel 3-5-2 che da terzino nel 4-4-2. Insomma, un giocatore che poteva essere utile e non si è rivelato tale. Magari un ottimo spogliatoio: non certo motivo valido per un'eventuale riconferma.
8 Shkodran Mustafi: s.v. [Presenze: 1+0, Minuti Giocati: 97+0, Gol realizzati: 0]
Per lui una sporadica presenza a Varese, con i play-off già in tasca. Non giocò male, ma con Volta accanto non fece questa gran figura. Speriamo possa crescere ed essere utile per la Sampdoria del futuro.
13 Gaetano Berardi: 5.5 [Presenze: 9+0, Minuti Giocati: 745+0, Gol realizzati: 0]
Partito con forti credenziali e preso perché già giocatore di Iachini l'anno precedente in A, Berardi non ha certo fatto molto per convincere gli scettici. E' partito con una super prestazione in quel di Padova, mi fece impressione. Ricordava vagamente un Campagnaro meno tecnico. Poi tanti falli e l'espulsione di Crotone l'hanno bruciato, facendo sì che Rispoli si riprendesse la fascia destra e non la perdesse più. Anche lui, pagato ben 2 milioni, è meglio che sia prestato da qualche parte nel prossimo campionato.
28 Daniele Gastaldello: 8 [Presenze: 26+4, Minuti Giocati: 2376+386, Gol realizzati: 1+2]
Il capitano in divenire. Già, perché Gastaldello è rimasto in estate visto il suo amore per l'ambiente, a cui si è affezionato. Amore ricambiato quando il ragazzo, nel mercato invernale, ha deciso di non partire, nonostante la causa sembrasse più che persa. Ma lui, come pochi altri, ci ha creduto. Ha guidato la squadra nei momenti difficili. C'ha messo sempre la faccia. Si è ridotto l'ingaggio. Ha segnato, sopratutto, il gol che ha riconsegnato la A alla Samp nel 3-2 di Marassi contro il Varese. Un eroe, non si può non amarlo.
33 Andrea Rispoli: 6.5 [Presenze: 30+4, Minuti Giocati: 2455+386, Gol realizzati: 0]
La metafora di questa stagione. Considerato poco adatto per vincere il campionato di Serie B, non si vede nei primi mesi, visto che Atzori non lo ritiene adatto al 3-5-2. Poi con Iachini viene rimesso in campo, con pessimi risultati. Berardi sembra soffiargli il posto, ma Rispoli se lo riprende con prestazioni migliori rispetto ai mesi precedenti e grazie alla poca utilità di Berardi. Il resto è storia: ai play-off, diventa un idolo. Il salvataggio sulla linea a Modena e la cavalcata finale a Varese sono la metafora di una Samp sempre in rincorsa, ma vincente. Complessivamente, un campionato da sufficienza appena strappata, ma il rendimento ai play-off va premiato.
35 Jonathan Rossini: 7.5 [Presenze: 26+4, Minuti Giocati: 2260+386, Gol realizzati: 0]
Altro oggetto non identificato nel campus di preparazione al campionato. Uno dei tanti giovani che sembravano destinati ad andar via a Gennaio. Poi, a Bari, l'improvvisa svolta: si fa male Volta ed entra lui. E' uno dei pochi salvarsi in una partita tragicomica. Da lì in poi, il posto è suo, senza se e senza ma. Con lo scarso stato di forma di Volta, non è difficile mantenere la maglia da titolare; lo è ancor meno vista la sua intraprendenza palla al piede e le capacità d'impostazione che non tutti i centrali difensivi hanno. Sarà una promessa, speriamo di riscattarlo dall'Udinese.

Daniele Gastaldello, 28 anni: capitano indomabile nel dopo-Palombo.


CENTROCAMPISTI
4 Marco Padalino: 5 [Presenze: 13+0, Minuti Giocati: 762+0, Gol realizzati: 0]
E' uno dei tanti che sembra destinato alla partenza in Agosto. Poi rimane. Vista l'indisponibilità di Semioli dopo poche giornate e la poca fiducia in Rispoli, Atzori ci prova. Ma se Padalino ci mette la corsa, non ha proprio il dribbling per fare ciò che serve. Pochi cross, poca roba in generale. Poi s'infortuna e scompare: non calcherà più il campo con la maglia blucerchiata. Neanche qualche panchina per lui. Dubito che ci mancherà, ecco.
5 Renan Garcìa Fernandes: 7 [Presenze: 14+4, Minuti Giocati: 1330+386, Gol realizzati: 0]
Dalla Romania con furore. Anche troppo, a volte. Le sue proteste rabbiose hanno colorato le partite blucerchiate da Febbraio in poi. Dotato di un gran sinistro, ha dato poche volte dimostrazione di tale dote; comunque, è stato una furia a centrocampo. Personalmente non mi ha entusiasmato, ma ha saputo conquistare i tifosi doriani e metterli dalla sua parte. Il riscatto, ad oggi, sembra cosa fatta.
10 Pasquale Foggia: 7 [Presenze: 31+3, Minuti Giocati: 1988+123, Gol realizzati: 4+0]
L'ex talento prodigio dell'Ascoli era venuto qui con le credenziali giuste: talentuoso, in cerca di riscatto, con i colpi giusti. Diciamo che in parte ha tradito queste attese: ha alternato grandi partite (ad Ascoli, a Grosseto, in casa contro il Brescia) con prestazioni veramente discontinue e non meritevoli di conferma. Non so come andrà a finire. Sul campionato di Foggia, grava un equivoco tattico importante: nasce come ala, al massimo come attaccante esterno, dove si è imposto a Reggio Calabria, Cagliari e Roma. Poi, arrivato qui, Atzori l'ha trasformato in ciò che non è, ovvero un trequartista. Da qui, il suo rendimento è diventato altalenante e poco continuo. Ma le volte che ha contato, eccome se c'era. Personalmente non lo riscatterei, a meno che non ci siano due condizioni: il prezzo del riscatto del suo cartellino deve scendere (attualmente 4 milioni) e, se rimarrà, dovrà fare il vice-Eder. Perché come trequartista non è tagliato.
11 Gianni Munari: 7 [Presenze: 16+4, Minuti Giocati: 1432+329, Gol realizzati: 1+0]
Sì, solo sette. Eppure Munari è stato fondamentale per questa Samp: il suo dinamismo ha risvegliato un centrocampo in perenne immobilità. Da Dessena a Munari, il cambio è stato decisivo. Anche perché il numero 11 conosce bene la categoria, avendoci già giocato con Triestina e Lecce. Ha dato quello che serviva, personalmente mi aspettavo qualche gol in più, visto che ha queste doti innate d'inserimento. Sarà utile anche in A, seppur - spero - in un ruolo più marginale.
14 Pedro Obiang: 8.5 [Presenze: 29+4, Minuti Giocati: 2490+360, Gol realizzati: 0]
Il più presente in quanto a minuti giocati. L'infaticabile. Senza alcun dubbio, la rivelazione stagionale. A volte, ha stupito anche me. Eppure io ci credevo così tanto nel mediano spagnolo, ero così sicuro che avrebbe sfondato con la nostra maglia. Ma ha fatto delle cose che non credevo immaginabili: in particolare, le gare casalinghe dei play-off è stato fantastico. Così bravo da non sembrare un ragazzo classe 1992. Il futuro è suo, spero - prima o poi - anche la nazionale. Da conquistare, ovviamente, con la maglia della Samp. Quando aggiusterà anche il tiro da fuori, sarà un centrocampista completo. Ricorda tanto Patrick Vieira.
16 Savvas Gentzoglou: s.v. [Presenze: 0, Minuti Giocati: 0, Gol realizzati: 0]
Ha sicuramente attirato l'attenzione delle giovani donzelle blucerchiate, ma in campo non si è mai visto. Non ne capiamo l'acquisto, speriamo venga prestato per poterci raccapezzare su questo greco sconosciuto ai più.
18 Zsolt Laczko: 6.5 [Presenze: 26+1, Minuti Giocati: 1346+21, Gol realizzati: 0]
Avesse avuto anche più occasioni di giocare, probabilmente avrebbe strappato un voto migliore. Per lui, c'è stato un ruolo simile al sesto uomo nel basket: quando ce ne è stato bisogno, è sempre entrato. Le presenze da titolare non sono state tante, ma quand'è stato chiamato in causa, ha fatto bene. Solo in un paio di partite (a Brescia e a Crotone) non ha convinto: per il resto, bene. Spero rimanga per fare da "back-up" anche in Serie A.
21 Roberto Soriano: 6.5 [Presenze: 13+3, Minuti Giocati: 894+163, Gol realizzati: 1+0]
Partito tra le riserve, Soriano rispunta fuori solo ad inizio Novembre, quando Atzori si gioca la panchina. Col Crotone fa un partitone, a Brescia invece si fa espellere. Da lì, scompare nuovamente, per ricomparire quando la cura Iachini comincia ad avere i suoi primi effetti. Così, inizia a guadagnare primi gettoni di presenza, gioca alcune partite deludenti alternate a grandi prestazioni, sopratutto in casa con il Verona e nell'ultima dei play-off a Varese. Non saprei cosa farne, se tenerlo o mandarlo in prestito in A. Vedremo.
25 Nenad Kristicic: 6.5 [Presenze: 13+0, Minuti Giocati: 590+0, Gol realizzati: 0]
Una storia straordinaria. Qualche anno fa rischiava di morire. Quest'anno, invece, si è ritagliato il suo spazio. Atzori non lo vedeva. Con Iachini, ha esordito con il Varese in casa per non uscire più di squadra. Nel finale, è stato messo un po' da parte e me ne dispiaccio. Per il futuro, stiamo tranquilli: il ragazzo nasce trequartista, ha fatto l'interno e, quando ce ne è stato il bisogno, ha giocato anche regista al posto di Obiang. Se cullato bene, crescerà che è una meraviglia.
29 Juan Ignacio Antonio: 6.5 [Presenze: 19+3, Minuti Giocati: 1042+140, Gol realizzati: 2+0]
Difficile mettergli più di questo. Le potenzialità si vedono e, a differenza di Foggia, lui è un trequartista di ruolo: peccato che del trequartista classico non abbia ancora il senso del passaggio. L'azione tipo che rappresenta Juan Antonio è quella fatta a Modena: salta 5-6 uomini, crea il panico, poi non passa il pallone. E' un equivoco che ha accompagnato il ruolo del trequartista per tutto l'anno: questo ruolo dev'essere ricoperto da chi è in grado di mettere in porta l'uomo. E Juan Antonio l'ha fatto poco. Per lui due reti, tra cui quella contro il Torino con un destro da favola. Per ora, i tre milioni d'investimento non sono stati ripagati: ha fatto sicuramente meglio a Brescia che qui. La partita migliore, senza dubbio, l'ha fatta a Padova nel 2-1 esterno sui patavini.
77 Franco Semioli: 6 [Presenze: 18+0, Minuti Giocati: 1128+0, Gol realizzati: 0]
Finché c'è stato Atzori ed il suo 4-4-2, Semioli era la super-star di questa Samp. Ad Empoli, nel 3-1 esterno di Settembre, fece una delle migliori partite di sempre con la maglia blucerchiata. Poi gli infortuni - come al solito - lo hanno escluso ed il cambio di modulo ha completato l'opera. Grazie comunque, perché nei primi due mesi è stato fondamentale.

Pedro Obiang, 19 anni: la rivelazione della stagione appena conclusa.


ATTACCANTI
9 Nicola Pozzi: 9 [Presenze: 28+4, Minuti Giocati: 2138+358, Gol realizzati: 15+4]
Nove. Come il suo numero. Come il voto che si può dare al suo campionato. Nell'estate 2011, ne ho sentite troppe: "ma dove va?", "ha fatto al massimo 12 gol in B, fa ridere", "come può essere utile con tutti gli infortuni che ha?". La verità è che Nicola Pozzi sta seguendo - con le dovute proporzioni - il percorso di Giampaolo Pazzini: entrambi esplosi a 25 anni, protagonisti con la maglia della Samp. Molti già parlano di una sua sostituzione: personalmente, mi auguro che gli venga affiancato un attaccante esperto, sulla trentina, che sia in grado di sostituirlo quando serve. Ha fatto dei gol da centravanti vero: le reti segnate a Empoli, contro il Verona, ma sopratutto quelle dei play-off (segnate in qualunque maniera) segnano la sua maturazione. Meglio di Rolando Bianchi. Meglio di Daniele Cacia.
E' stato un combattente. E' una vera anima doriana e, solo per questo, gli va dato il giusto riconoscimento, dandogli una seria chance in A con questa maglia. L'immagine più bella vede lui piangente di fronte ai tifosi doriani giunti a Varese per la finale: grandissimo.
19 Bruno Fornaroli: s.v. [Presenze: 11+0, Minuti Giocati: 337+0, Gol realizzati: 0]
Difficile dare il voto ad un giocatore che ha messo insieme così pochi minuti in campionato. Ha giocato titolare solo in quattro occasioni, per il resto è stato subentrante nei 5' finali di partita (esclusa la partita in casa con il Pescara). Ad un giocatore del genere, pagato tre milioni, andavano date una quindicina di partite con almeno presenze da 30' cadauna. Ed invece non è stato possibile, visto il periodo nero della Samp. Comunque, non mi è dispiaciuto. Ed in B credo sempre che si possa imporre, se gioca continuativamente. Lui e la Samp, con buona probabilità, si saluteranno definitivamente quest'estate: gli auguro il meglio. L'impegno che ha messo quando ha giocato è encomiabile.
22 Cristian Bertani: 5 [Presenze: 30+0, Minuti Giocati: 2166+0, Gol realizzati: 6+0]
Se uno dovesse analizzare la sua stagione da Dicembre in poi, l'insufficienza sarebbe ben più gravosa. Ma nei primi mesi della nuova stagione è stato importante e, per poco, ha fatto anche sognare. Peccato che il risveglio sia stato piuttosto brusco, sopratutto per lo stesso Bertani. Non credo che rimarrà, vista anche la nuvola del calcio-scommesse che grava su di lui.
23 Eder Citadin Martins: 8 [Presenze: 16+4, Minuti Giocati: 1174+341, Gol realizzati: 4+1]
Fondamentale. Il più importante degli acquisti di Gennaio. Con l'involuzione di Bertani, si era palesato un vuoto nel ruolo di seconda punta: meno male che Martins ci ha messo una pezza. E' stato bravo e si è dimostrato troppo bravo per la Serie B. Vedremo se si dimostrerà adatto alla Serie A o, dopo Brescia e Cesena, deluderà di nuovo.
98 Mauro Icardi: 6.5 [Presenze: 2+0, Minuti Giocati: 86+0, Gol realizzati: 1+0]
Un voto di stima questo sei e mezzo, un voto non paragonabile allo stesso dato ai vari Laczko, Juan Antonio e compagnia bella. Il gol a Castellamare pare mostrare le stimmate del campione, ma ci vorrà ancora un po' di tempo.. con il Pescara, nella partita successiva al gol d'esordio, si sono visti i limiti di un ragazzo che deve accumulare tempo di gioco. Speriamo che tutto prosegua bene, le doti ci sono.
99 Graziano Pellé: 6.5 [Presenze: 12+4, Minuti Giocati: 695+88, Gol realizzati: 4+0]
E' stato funzionale al gioco iachiniano. Arrivato l'ultimo giorno del mercato di riparazione, è venuto a fare il vice-Pozzi; quando Nicola non stava bene, è stato schierato e ha portato sei punti a casa, con due doppiette contro Cittadella e Nocerina. Nei play-off ha beccato parecchie botte, ma è servito a tenere su la squadra. In A non terrei un attaccante del genere, ma grazie comunque.

Nicola Pozzi, 25 anni: 19 gol stagionali per il bomber romagnolo.


ALLENATORI
Gianluca Atzori: 4.5
Le ha provate tutte. Atzori era stato scelto per portare avanti un progetto che prevedesse un gioco spettacolare e giovane. Nessuno dei due propositi è stato rispettato: la squadra messa in campo da Atzori - tranne in casi disperati - era tutt'altro che giovane, sia anagraficamente che a livello di gioco, di freschezza. Per quanto riguarda il gioco spettacolare, si è visto in due partite (quella in casa con il Gubbio e quella in trasferta ad Empoli): un po' poco per pensare di tirare avanti una baracca che doveva salire in Serie A e che, invece, andava avanti a pareggi. La sconfitta di Nocera gli ha dato lo scossone decisivo, quella in casa con il Vicenza l'ha estromesso dalla panchina. E' stato giusto così, personalmente non ne porterò un buon ricordo.
Giuseppe Iachini: 9
Parlavamo di miracolo all'inizio dell'articolo. Un miracolo che Iachini conosce. Non è certo la prima promozione che ottiene dalla B alla A: era già salito da campione con il Chievo (2007/2008) ed aveva già vinto i play-off con il Brescia (2009/2010), seppur da terza classificata. Come ha detto lui, "questa è stata la promozione più difficile". Vero. Arrivato a Genova nel Nov. 2011, aveva chiesto due mesi di tempo per vedere un'altra Samp. In quei due mesi, ha rischiato anche di essere esonerato, dato che aveva collezionato quattro sconfitte e due pareggi. Poi, la vittoria di Padova ha ribaltato il suo campionato e la nostra situazione: da lì, una marcia con qualche battuta a vuoto, ma sostanzialmente regolare. Nei play-off, la sua grinta, un modulo base (4-3-1-2) e un po' di fortuna hanno fatto il resto. Non lo trovo adatto per la A, con Brescia e Chievo ha fallito, ma si merita una riconferma: perché quest'impresa è stata ben più difficile di qualunque altra la Samp dovrà mai affrontare nella massima serie.

Giuseppe Iachini, 48 anni: per lui è la terza promozione dalla B alla A.


GLI "ESILIATI"
Pietro Accardi: 4.5 [Presenze: 12, Minuti Giocati: 1143, Gol realizzati: 0]
Era tornato a Genova, libero dalle scorie della retrocessione. Già, perché - mentre la Samp retrocedeva in maniera tragicomica - Accardi era in prestito a Brescia. Molti speravano tornasse quello che era all'inizio della sua avventura. Non è stato così: si è mostrato impreparato, a Nocera il manifesto della sua condizione. Giusto l'addio, non era più tempo di giocare con questa maglia.
Simone Bentivoglio: 4 [Presenze: 15, Minuti Giocati: 979, Gol realizzati: 1]
Non credo di andare lontano se dicessi che è stato il peggior giocatore come rendimento stagionale. Nei suoi quattro mesi di Samp, viene insultato a più riprese da chiunque se lo trova davanti. Calcisticamente parlando, sono insulti sacrosanti: il ragazzo non ha il mordente necessario per far riprendere un ambiente già depresso di suo. Il gol contro il Modena non cambia nulla. Era arrivato come trequartista di qualità, è andato via come l'ultimo degli scarsi. E il prestito a Padova ha confermato che non era affatto utile alla causa doriana.
Daniele Dessena: 4.5 [Presenze: 8, Minuti Giocati: 589, Gol realizzati: 0]
La corsa senza tecnica, la voglia senza razionalità. Di giocatori così, nel calcio italiano, ce ne sono tanti. Ma se ce ne è uno che deluso le attese che suscitava da giovane, è proprio Daniele Dessena. Ex-enfant prodigé del calcio italiano, la Samp pagò quattro milioni e mezzo per la metà del suo cartellino. Mai soldi hanno atteso così tanto per un riscontro: Dessena ha corso anche quest'anno, ma male e senza continuità. A Cagliari sembra essersi rimesso in carreggiata, vedremo. Con la Samp ha (fortunatamente) chiuso.
Vladimir Koman: s.v. [Presenze: 6, Minuti Giocati: 128, Gol realizzati: 0]
E' uno dei pochi su cui si può lasciare l'attenuante dell'ambiente e del ruolo. L'ambiente lo ha spesso incolpato più del dovuto. Atzori lo ha spesso schierato fuori ruolo, a giocare sull'ala senza poter dare sfogo alla tecnica di cui l'ungherese è dotato. Almeno Iachini lo ha schierato nel suo ruolo, ma era già bruciato. L'espulsione con il Varese e la contestazione violenta dei tifosi lo ha facilitato nel trasferimento. Al Monaco se la sta cavando molto bene. Il futuro ci dirà se è stato commesso un errore o meno. 128 minuti, quest'anno, erano veramente pochi per dire se fosse scarso o incompreso.
Angelo Palombo: 5 [Presenze: 23, Minuti Giocati: 1931, Gol realizzati: 1]
Difficile dare un voto brutto al Capitano di mille battaglie. Più facile sapendo cosa ha combinato quest'anno: doveva essere uno dei pilastri della rinascita e, invece, è stato uno dei pesi di questa squadra. Liberatisi di lui, andato all'Inter, e lasciato spazio definitivamente ad Obiang, la squadra ha cominciato a volare. Non voglio certo dire che Palombo fosse il problema principale. Ma che fosse almeno uno dei problemi.. beh, quello sì. Il suo peso ha condizionato lo spogliatoio, sopratutto inconsciamente. Un peso tanto grande come evidenziato dalle statistiche: nonostante la partenza a Gennaio, è ancora nella top 10 dei più presenti con la maglia della Samp quest'anno, con un minutaggio notevole. Ora tornerà a Genova: non credo rimarrà.
Francesco Signori: s.v. [Presenze: 0, Minuti Giocati: 0, Gol realizzati: 0]
La sintesi è semplice: segato senza un perché. Non gli è stato concesso un minuto né con Atzori, né con Iachini. E pensare che in campo non è che ci fossero quali fenomeni all'epoca. A Modena ha fatto non bene, benissimo: la nostra maglia non la vorrà rivedere neanche in cartolina, probabilmente. E dispiace, viste le doti.
Salvatore Foti: s.v. [Presenze: 3, Minuti Giocati: 51, Gol realizzati: 1]
L'ultima ruota del carro trova comunque la maniera di avere i suoi quindici minuti di gloria. Il suo gol contro il Crotone, che fissa il 2-0 definitivo, rimembra quello segnato al Messina: altri tempi, c'erano ancora Novellino, Castellini era Marcello e Volpi era il capitano indomabile. E Foti era una bella speranza. Rimasta incompiuta.
Massimo Maccarone 4.5 [Presenze: 11, Minuti Giocati: 461, Gol realizzati: 3]
Se era possibile, è riuscito a fare anche peggio dell'anno precedente. Maccarone era uno dei simboli della retrocessione dell'anno passato, ma si erano scoperte difficoltà familiari che lo avevano fatto rendere meno dell'anno precedente. Ed i tifosi sono stati anche troppo concilianti con lui; ho visto meno remore nel fischiare giocatori che avevano un passato meno presente ed un futuro migliore con questa maglia. Nonostante ciò, il risultato è stato abbastanza sconcertante: messo in campo una volta sì e l'altra pure, realizza tre gol suoi. Tre gol alla Maccarone, ovvero di quelli che non cambiano nulla nella partita. Segna un gol su rigore su un Albinoleffe abbondantemente battuto a domicilio e realizza una doppietta nel disastro di Nocera, ormai in pieno svolgimento.
A Gennaio è tornato nella sua Empoli, dove si è ripreso: gli auguro di continuare su questa strada. Chiaramente con la maglia dei toscani.
Federico Piovaccari: 4 [Presenze: 17, Minuti Giocati: 645, Gol realizzati: 3]
Perdonatemi il francesismo giornalistico, ma Piovaccari ha rappresentato lo "scazzo" fatto persona. I simboli che potrebbero sintetizzare l'avventura di Piovaccari con la maglia della Samp sono due. Il primo è rappresentato dai rigori realizzati: zero. Dopo i nove segnati con la maglia del Cittadella, con la Samp tira due rigori che hanno poco di professionale. Se quello ad Empoli è figlio della troppa voglia in corpo di dimostrare che valeva più di Pozzi, il secondo è una presa in giro verso qualunque tifoso sampdoriano. A Bergamo, contro una squadra che in porta schiera il centravanti, calcia fuori. L'ultima partita che gioca è a Padova, quattro mesi dopo: nessun miglioramento. Di gol ce ne sono stati solo due. Pochi. Abbastanza per mandarlo via a Gennaio, nonostante i tre milioni spesi in estate.

Federico Piovaccari (27 anni), Angelo Palombo (30) e Cristian Bertani (31): delusioni d'inizio stagione.


DIRIGENTI
Pasquale Sensibile: 6.5
La giusta media. La media che si potrebbe applicare in generale al campionato della Samp. All'inizio, parla troppo, spesso anche a sproposito. Direi quasi che c'è un rapporto inversamente proporzionale tra le volte che parla ed i punti e le gioie che la Samp regala ai suoi tifosi. Dall'esonero di Atzori, il volume di interviste diminuisce, fortunatamente. Si annulla quasi totalmente quando si chiude il mercato di Gennaio, non senza però l'ultima bomba: "se ci sarà un carro a Giugno, vedremo quanti ci vorranno salire". Me l'ero presa moltissimo per queste dichiarazioni. Ma bisogna ammettere che Sensibile ha avuto ragione: se il mercato estivo si è rivelato ampiamente insufficiente (sopratutto in uscita), quello invernale ha rivoltato la Samp nel verso giusto. Appena in tempo.
Anche la gestione del caso Palombo non è stata cristallina e condotta con molta chiarezza: però, alla fine, è stato sempre il direttore sportivo ad avere ragione, visto il rendimento dell'ex-capitano blucerchiato con la maglia dell'Inter.
Edoardo Garrone: 8
A differenza di Sensibile, non si è mai lanciato in proclami esagerati. Ha avuto idee interessanti fin dall'inizio: ricordo la sorpresa dei tifosi nel vedere degli abbonamenti accessibili ai più come prezzi. Si è poi eclissato, per rispuntare sopratutto nel periodo buono con Iachini. Ha fatto qualche trasferta, è stato vicino alla squadra, c'ha messo i soldi: ha fatto tutto ciò che non è stato fatto nell'anno e mezzo precedente. E difatti guardate i risultati..

Pasquale Sensibile, 40 anni, e Edoardo Garrone, 50, hanno vinto la loro scommessa.


TIFOSI
Nove e mezzo. Un voto senza se e senza ma. Sempre presenti. Sempre accanto alla squadra. Purtroppo, c'è un episodio che mi ha evitato la perfezione: la contestazione di inizio Gennaio, con addirittura sputi ai giocatori, non è qualcosa che appartiene al mondo della Samp e non dovrebbe appartenere in generale al mondo del calcio. Dall'altra parte, la lezione di stile fornita in Sampdoria-Sassuolo, semifinale d'andata dei play-off, con il silenzio nei primi cinque minuti per segnalare il proprio sostegno alle vittime del terremoto, beh.. è un momento d'oro del calcio italiano.

I tifosi della Gradinata Sud: la vera forza d'urto di questa squadra.


Anche questa stagione è finita. Ne è già iniziata un'altra, visto il caso Iachini che si sta scatenando in queste ore. Vi aggiornerò presto. Spero che mi seguirete e, per chi l'ha fatto durante questa stagione, ringrazio. A presto e forza Doria!

I ragazzi in festa dopo la fine di Varese-Sampdoria: è di nuovo Serie A.