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21 dicembre 2015

Meno venti.

Dopo sette turni, finalmente una gioia. La striscia negativa della Samp giunge a conclusione, per fortuna: un 2-0 al Palermo in una fredda serata invernale permette ai blucerchiati di muovere in maniera più sostanziosa la propria classifica, salendo a quota 20. Ai siciliani - infuriati con l'arbitro Fabbri - non resta che un Natale di paura.

Antonio Cassano, 33 anni, autore di un'ottima partita ieri.

La Samp si presenta alla sfida contro il Palermo dopo l'amara uscita dagli ottavi della Coppa Italia contro il Milan. Si continua sulla strada di questo particolare 4-3-3 voluto da Montella, che diventa 4-5-1 in fase difensiva: Cassano è l'unica punta. Schieramento diverso per Ballardini, che punta su un 4-3-1-2 e la coppia d'attacco Trajkowski-Gilardino.
La partita si presenta come combattuta fin dall'inizio, seppur siano soprattutto i padroni di casa a gestire il flusso del gioco. Soriano ha due buone occasioni dal limite, ma le spreca entrambe difettando in precisione del tiro. Il Palermo risponde con tre tentativi dalla distanza, con la coppia d'attacco rosanero che impegna Viviano ad alcuni interventi.
Gli ospiti lamentano la mancanza di un calcio di rigore per un'evidente trattenuta di Cassani su Gilardino, ma il Palermo sparisce per il resto del primo tempo. Da lì la Samp domina, con Cassano che si ritrova a giostrare la manovra d'attacco. Fernando che ha l'occasione più importante su calcio piazzato: solo un miracolo di Sorrentino evita il vantaggio blucerchiato.
Si chiude il primo tempo sullo 0-0, ma lo scenario non cambia la ripresa. Gilardino prova a chiedere un altro rigore, ma stavolta è lui a mollare una gomitata a Moisander al limite dell'area. La Samp spinge meno della ripresa, ma ha un grande merito: quello di chiudere la partita con le due azioni-chiave della ripresa.
La prima è al 52': Cassano viene cercato in profondità, dove scherza Gonzalez e alla fine mette in mezzo. La palla attraversa tutta l'area, prima che Soriano si ritrovi solo e concluda di mancino a pochi metri dalla porta. Sorrentino è battuto e la Gradinata Sud può esultare: quarto centro in campionato per il capitano blucerchiato.
La seconda è al minuto 75: la Samp sta gestendo il risultato, mentre il Palermo fatica a creare qualche occasione. Così Muriel - entrato al posto di Cassano - serve largo Ivan, che non lascia rimbalzare il pallone al limite dell'area e scavalca Sorrentino in uscita con un perfetto lob. Il raddoppio consegna la vittoria alla Samp e il primo gol in A allo slovacco.
La festa è grande, ma la Samp ha almeno altre tre occasioni per triplicare il divario: Carbonero e soprattutto De Silvestri si vedono negare la gioia del gol dal portiere siciliano, migliore in campo dei suoi. Dall'altra parte, Viviano si disimpegna con un bel salvataggio su Trajkowski e un volo plastico su Lazaar: è finita. Finalmente c'è la vittoria per Montella, la prima della sua gestione.

Franco Vázquez, 26 anni, disteso e deluso per il suo Palermo.

Viviano 6.5; De Silvestri 6, Moisander 6.5, Regini 6, Cassani 6.5; Barreto 6.5 (dal 32' s.t. Lazaros s.v.), Fernando 7, Ivan 7.5; Soriano 7 (dal 41' s.t. Coda s.v.), Carbonero 6.5; Cassano 7.5 (dal 25' s.t. Muriel 6.5).

L'arbitraggio è stato oggetto del contendere nel post-gara: sia Ballardini che il patron Zamparini hanno avuto modo di lamentarsi dell'operato del sig. Fabbri. Per quanto il soggetto in questione mi sembri troppo duro con i giocatori, il Palermo ha ragione a metà. C'è un rigore mancante per un fallo di Cassani su Gilardino, ma i siciliani hanno mostrato diverse lacune.
A Genova è arrivata una squadra che non può prescindere dal talento di Franco Vázquez, giocatore tanto elegante quanto in difficoltà in questo momento. Vi parla uno che adora la classe dell'italo-argentino (due tunnel anche ieri), ma che vede il Palermo troppo aggrappato alle sue magie (e a quelle di Dybala, che però se n'è andato a Torino). Servirà altro per salvarsi con tranquillità.
E la Samp? Finalmente si vede la mano di Montella. E non solo a livello di gioco, dove i privi vagiti del tiki-taka montelliano si intravedono. Anche i singoli sembrano in parte rigenerati: Moisander non è continuo, ma sta offrendo prestazioni migliori, Fernando è tornato in formato XL, Viviano sembra non aver problemi con Montella.
Due gli uomini in luce ieri. Il primo è David Ivan, proclamato eroe della Gradinata Sud dopo il bellissimo e primo gol in A. Lui ha la testa sulle spalle, speriamo che il ragazzo si faccia. Antonio Cassano di apparizioni ne ha fatte di più, ma ieri è stata la prima prova debordante di FantAntonio: era ovunque e il derby si avvicina.
Già, il derby. Per ora il futuro, almeno per le prossime due settimane, ma l'attualità parla di una Samp che sta pian piano trovando la sua nuova strada. Il mercato dovrà assecondare questa nuova identità, con rinforzi adeguati. E il Genoa? Beh, soffre, viene contestato ed è quart'ultimo con l'allenatore migliore della sua storia. A noi mancano venti lunghezze alla salvezza, a loro forse qualcosa in più, non solo in termini di punti.

Samp in festa: è la prima vittoria dopo un digiuno di sette gare.

26 gennaio 2015

Goalman (o il previsto vizio dell'incompetenza).

Inutile lamentarsi se poi non si sa guardare in casa propria. Samp-Palermo è stato un bello spettacolo per i tifosi neutrali della Serie A: un 1-1 dove i blucerchiati han dominato nel primo tempo, mentre nella ripresa  i siciliani hanno avuto la meglio. Tutto è stato però rovinato dall'ennesimo errore arbitrale, lapalissiano ed evidente. Che sposta così l'attenzione dal campo alle moviole. E che grida aiuto verso quella goal-line technology che imperterriti continuiamo a negarci.

Beppe Iachini, 50 anni, l'ex eccellente e amatissimo di questo Samp-Palermo.

Samp-Palermo è sopratutto il palcoscenico per l'arrivo di Eto'o al Ferraris, dopo aver fatto le visite mediche a Roma il giorno prima. Giustamente però Mihajlovic si preoccupa per il campo e pensa alla gara contro la squadra di Iachini, sconfitta una volta nelle ultime dieci gare. Grande accoglienza per il tecnico del Palermo, autore della promozione blucerchiata nel 2012 e accolto alla grande dalla Gradinata Sud. La Samp conferma la formazione che ha vinto a Parma, mentre il Palermo deve rinunciare a Maresca e punta su Rigoni regista. I siciliani presentano sempre il duo Dybala-Vazquez davanti, molto cresciuto negli ultimi due mesi.
Il primo tempo è un monologo della Samp. Certo, i siciliani hanno subito una buona occasione con Bolzoni servito da Barreto, ma Viviano mette in angolo (in stile incerto). Ma al 6' la Samp vola sull'1-0: sponda di Bergessio, palla filtrante con i giri giusti di Soriano ed Eder fa quello che sa fare meglio. Taglio in profondità del brasiliano, perso da Andelkovic: così il numero 23 blucerchiato può portare la Samp in vantaggio. Da lì la partita diventa un monologo: al 15' Eder sfiora ancora il gol, ma Morganella salva sulla linea. Ad avere le migliori chance per il 2-0 è Silvestre: sulla prima strozza la conclusione e Sorrentino salva, sulla seconda il portiere ospite è bravissimo sull'incornata del difensore. Dal canto suo, il Palermo abbozza e incassa in attesa della ripresa.
Se il primo tempo è stato a una sola direzione, la ripresa presenta lo stesso schema, ma a tinte rosanero. Il Palermo torna trasformato e dà tutto, mentre la Samp vive 20' di assoluto nulla, nei quali soffre e basta. Al 48' Vazquez pareggia: Barreto sfrutta una dormita di Obiang e gli toglie nuovamente palla, servendo l'argentino per un destro dal limite dell'area. Viviano non è posizionato benissimo e il suo tuffo non è esplosivo, ergo l'1-1 è scontato. Da lì Dybala ha altre due occasioni ravvicinate: sulla prima ci pensa Romagnoli a fermarlo, sulla seconda l'argentino coglie la traversa. Poi l'episodio contestato di Morganella: ancora una volta Regini lascia troppo spazio al limite dell'area e il destro dello svizzero gira bene, batte sulla traversa e entra. Il rimbalzo va fuori e Cervellera si limite a fischiare il fuorigioco. L'assistente Chiffi riesce nell'impresa titanica di non vedere il gol. Poi ancora Vazquez e Dybala ci provano, ma la Samp si salva. I blucerchiati della ripresa sono tutti in un gran tiro di Soriano respinto da Sorrentino, ma la partita ha pochi sussulti da lì. Dybala ha un altro paio di occasioni, ma fortunatamente non le sfrutta a dovere. Finisce 1-1, ma una vittoria rosanero sarebbe stata anche giusta.

Il gol non visto sul tiro di Morganella: sarebbe stato 2-1 per gli ospiti.

Viviano 6; De Silvestri 5.5, Silvestre 5.5, Romagnoli 6.5, Regini 5.5; Obiang 5.5, Palombo 6 (dal 23' s.t. Rizzo 5.5), Duncan 6.5 (dal 44' s.t. Krsticic s.v.); Soriano 6.5; Eder 6.5, Bergessio 5 (dal 15' s.t. Okaka 5) - già pubblicate su SampNews24

Vorrei parlare della partita, ma proprio non ce la faccio. Vorrei potermi dispiacere di una Samp concreta per sei mesi, ma discontinua nella stessa gara (e non è la prima volta che capita). Vorrei poter dire che i siciliani saranno un cliente difficile per tutti se giocheranno così fino alla fine del campionato, ma l'episodio del gol non concesso a Morganella è grave. Forse troppo. E per tanti motivi diversi.
Primo: l'ipocrisia. Mi è dispiaciuto molto leggere di tifosi della Samp che cercano scuse per giustificare l'episodio. Innanzitutto bisogna entrare nel mind-set per il quale non si difenda i propri colori a qualunque costo: di fronte all'evidenza, ci si arrende. Inutile accampare scuse penose, come la regola della compensazione oppure "se l'avessero fatto, li avremmo rimontati lo stesso". Sono cose ridicole per un tifoso di calcio o per una semplice persona sensata. Altrimenti inutile poi lamentarsi degli episodi a sfavore.
Secondo: la rovina. Già, perché questi episodi falsano una stagione. Non sappiamo cosa sarebbe successo dopo il 2-1 di Morganella: in fondo, c'erano altri 40' per rimetterla a posto. Però intanto rimarremo con il dubbio per sempre. E in fondo, non vi sentireste meglio a festeggiare un grande risultato a fine stagione con l'incombenza di sentirvi dire: «Eh, però quella gara con il Palermo...». In fondo il quarto posto del 2009-10 fu bello anche perché la Samp aveva di che recriminare: senza i torti arbitrali di quel campionato, forse sarebbe stata anche terza.
Terzo: l'incompetenza. La domanda sembra semplice, ma riecheggia nella mia testa. Mi chiedo come si faccia a non vedere una cosa del genere. Varriale - noto montatore di polemiche, ma anche fornitore di scuse - è stato capace di dire che «il palo ostacola l'assistente». Una vergogna. Un'incompetenza assurda che portiamo avanti senza senso. Altrimenti non esisterebbero i processi del lunedì e le polemiche di un'intera settimana. Come potremmo fare senza?
Delle volte qualcuno mi chiede come mai sono così affascinato dal calcio estero. Da un pallone lontano (come quello asiatico o africano, per esempio) e così meno competitivo della nostra Serie A o in generale della maggior parte del calcio europeo. Semplice: chiunque sano di senso, da quelle parti, prenderebbe queste tecnologie e le userebbe per evitare guai peggiori. Altrimenti l'errore è sempre dietro l'angolo. Domenica prossima c'è il Torino all'Olimpico, speriamo di non vivere un'altra giornata così.

Eder, 28 anni, a segno oggi: il suo 6° gol in A non è bastato.

30 dicembre 2014

Un'annata da ricordare.

Wow, è stata lunga. Il 2014 è sembrato molto lungo e pieno di soddisfazioni per la Sampdoria. Un anno che forse non si dimenticherà facilmente, specie la seconda parte. E che apre delle premesse straordinarie per il 2015, sperando che questo possa esser migliore dell'anno precedente. I blucerchiati e i suoi tifosi hanno potuto godere di tanti momenti diversi: ne voglio ricordare cinque, come è da abitudine al termine dei canonici 365 giorni.

  • Due derby, due eroi, due 0-1 (3 febbraio & 28 settembre 2014)
Nel 2014 si sono giocati due derby. Entrambi con i blucerchiati in trasferta, entrambi con la Samp uscita vincente per 1-0. Nel primo, l'eroe è Maxi Lopez: appena arrivato dal Catania, l'argentino decide la stracittadina alla prima gara dopo il ritorno in blucerchiato. Sarà anche l'unico gol di Maxi nelle 11 presenze con la Samp della passata stagione. Nel secondo derby, il protagonista è Manolo Gabbiadini: una delle sue punizioni passa e non viene deviata da nessuno. La palla s'insacca all'angolo e decide la contesa tra le due squadre.

Maxi Lopez, 30 anni, batte Perin per l'1-0 nel derby del febbraio 2014.
  • La rinascita di Stefano e Roberto
Se ci sono due giocatori che hanno beneficiato alla grande del 2014 e della cura Mihajlovic, questi sono Roberto Soriano e Stefano Okaka. Il primo era spesso fischiato nelle sue fugaci apparizioni nella gestione Rossi e si pensava fosse ormai bruciato: a parte il gol nel Trofeo Gamper al Camp Nou nell'agosto 2012, poco da segnalare. Il secondo era finito in tribuna a Parma, dove non giocava e sembrava ormai finito. Entrambi sono rinati e si sono addirittura consacrati. Entrambi hanno esordito in nazionale azzurra con il ct Conte (e Okaka ha anche segnato). Cosa volere di più?
  • L'unica sconfitta (29 ottobre 2014)
Stadio Giuseppe Meazza di Milano, c'è Inter-Sampdoria per il turno infrasettimanale. La Samp è reduce da due pareggi consecutivi, tra cui quello prezioso contro la Roma (che non era ancora stata bastonata dal Bayern in Champions). L'Inter, al contrario, soffre e monta la contestazione nei confronti di Walter Mazzarri, che da lì a un mese sarà esonerato. 

La Samp gioca una gara gagliarda, prende una traversa e costringe Handanovic a diversi miracoli. Purtroppo, l'ingenuità di un classe '95 bravo, ma appunto giovane come Romagnoli costerà il rigore della vittoria. La firma? Mauro Icardi, che non si smentisce mai quando incrocia i colori blucerchiati. A oggi, è ancora l'unica sconfitta stagionale per il Doria in questo 2014-15.

Roberto Soriano, 23 anni, ha esordito in nazionale contro la Croazia.
  • La rimonta dello Juventus Stadium (14 dicembre 2014)
La Juventus guida come al solito la classifica: da Allegri a Conte è cambiato qualcosa nel modulo in campo, ma non in classifica. I bianconeri comandano, come da tre anni a questa parte. E la Samp si presenta allo Juventus Stadium, dove è stata una delle poche squadre italiane a vincere da quando l'impianto ha aperto nel 2011. Proprio la Samp di Mihajlovic, nel gennaio 2014, perse in maniera onorevole per 4-2 contro la Juve di Conte.

Quasi un anno dopo, gli ospiti si presentano con qualche assenza, il 4-3-1-2 invece del 4-3-3 e Krsticic trequartista. Il piano di contenere la Juve non funziona: se la Samp si deve difendere, si fa violenza e soffre. Non solo: arriva anche il vantaggio dei padroni di casa. Segna Evra di testa su corner: è alto un metro e 73, ma Regini lo lascia libero di saltare. La gara sembra in salita, ma Mihajlovic torna al 4-3-3 nella ripresa e fa entrare Gabbiadini.

A metà con la Juve, l'attaccante è in partenza per Napoli a gennaio: lo sa la Juve, lo sa la Samp e lo sa sopratutto il giocatore. Che non ha voglia di lasciare Torino senza un addio velenoso, come il suo mancino a giro. Proprio un suo sinistro stende la Juve e punisce Buffon al 51', riportando la gara in parità. Da lì la Samp gestisce la gara, soffre poco e sfiora addirittura il successo. Indovinate con chi? Sempre quello con la maglia numero 11.
  • La grinta mai sopita (31 agosto 2014-?)
Se c'è un aspetto su cui la Samp è di gran lunga migliorata rispetto alla scorsa stagione, è la grinta, la capacità di non mollare mai tanto richiesta da Mihajlovic. Il tecnico serbo si era spesso lamentato nel 2014 di alcune "passeggiate", ovvero di alcune gare in cui la Samp non c'era. Quest'anno non è andata così. Certo, ci si può rammaricare di tante rimonte subite, ma in fondo la squadra blucerchiata è un gruppo giovane. Alcune legnate fanno quasi bene.

A Palermo, però, c'è un antipasto di quello che sarà la Samp di quest'anno. I siciliani si affidano sopratutto a Dybala, tornato in A con la voglia di imporsi. Regini cade nel tranello e prende due gialli (di cui il secondo discutibile). Gli ospiti rimangono in dieci e prendono anche il gol dello svantaggio, segnato proprio da Dybala. Sembrerebbe quasi finita, ma la Samp mette la testa a posto. Il Palermo di Iachini (ex amato) arretra il baricentro e al 91' Gastaldello pareggia su azione da corner: è un piccolo segnale, ma è il momento che dice esattamente quella che è stata la Samp in questa seconda parte di 2014.

La gioia della Samp dopo il pareggio all'ultimo secondo di Palermo.

02 settembre 2014

Ripartenza col botto.

L'estate 2014 sarà ricordata come rivoluzionaria per la Sampdoria. Cambiata la proprietà, con l'uscita di scena della famiglia Garrone e l'ingresso di un istrionico e misterioso Massimo Ferrero. Cambiate alcune facce in squadra, dove sono arrivati sopratutto Bergessio, Viviano e Silvestre, più una serie di acquisti complementari. Sarà l'ultima stagione per molti "pesi" di mercato. La garanzia? Sinisa Mihajlovic, sempre in panchina. E la prima di campionato si è conclusa con un pareggio allo scadere a Palermo.

Massimo Ferrero, 63 anni, è il nuovo presidente della Samp da giugno.

La partita di Palermo ha dimostrato che la Samp per lo meno avrà una nuova dote nella stagione 2014-15: la grinta, che è sembrata mancare nell'ultima parte della scorsa annata, quando la Samp si è sciolta nel finale del campionato. Scesi in campo con pochi difensori (Romagnoli non era ancora arrivato e Silvestre aveva alle spalle un solo allenamento), i ragazzi di Mihajlovic affrontavano nuovamente Beppe Iachini, il tecnico della promozione ai play-off nel 2011-12. Dal canto suo, il Palermo era e probabilmente rimane un cantiere aperto, in attesa di una salvezza che appare l'unico obiettivo possibile quest'anno. Troppi volti nuovi in Sicilia per sperare in qualcosa di più del mantenimento della categoria.
Partiti piano, i blucerchiati hanno subito il gol del vantaggio rosanero da parte di Dybala. Curiosità: l'attaccante argentino ha segnato solo quattro gol in Serie A, ma tre di questi contro la Sampdoria e tutti al Barbera. Un Dybala scatenato e che ha fatto scattare in Mihajlovic il paragone con Messi, vista la forma del numero 9 del club siciliano. Una Samp un po' contratta, che poi ha perso anche Regini, schierato per l'occasione da difensore centrale. L'ex Empoli si è reso protagonista di due gialli in pochi minuti, prima per un fallo su Dybala e poi per un involontario, ma chiaro fallo di mano. Un inizio non brillante quello del terzino della Samp.
Al riposo sotto 1-0, i blucerchiati non sono riuscito a spezzare di molto l'andamento della gara. Silvestre per Sansone è servito a dare più equilibrio alla difesa, ma il cambio Bergessio per Palombo aveva l'intenzione di ribaltare il risultato. Anche perché il Palermo non ha spinto molto, nonostante il vantaggio sia nel punteggio che negli uomini in campo. Poi la Samp ha trovato il guizzo di grinta nel finale: su corner De Silvestri ha spizzato il pallone sul secondo palo, dove Gastaldello ha concluso in rete. Un pareggio raggiunto al 91', seguito da un grande abbraccio di gruppo, a manifestare come la squadra remi tutta nella stessa direzione. Una situazione molto differente rispetto a quanto verificatosi lo scorso anno, quando la compagine blucerchiata partì in panchina con Delio Rossi e i giocatori - mesi dopo - dimostrarono come fosse complicato seguire l'ex allenatore di Lazio e Palermo.


Il mercato, chiusosi ieri, ha portato qualche novità. La Samp ha soddisfatto tutte le esigenze di Sinisa Mihajlovic, che voleva una squadra completa e ha ricevuto in cambio ciò che aveva chiesto al neo-presidente Ferrero. I due si stimano: sopratutto è il numero uno blucerchiato ad ammirare il tecnico serbo, come ha ribadito più volte durante quest'estate. Si parla di amore puro. Se la stagione andrà come sperano in società (Ferrero ha parlato apertamente di Europa, Mihajlovic di parte sinistra della classifica), è probabile che l'allenatore blucerchiato lasci Genova e si alzi di livello. Del resto, Mihajlovic era il candidato a sostituire Conte a maggio sulla panchina della Juventus.
Del mercato parlerò meglio nei prossimi giorni, ma tante situazioni sono state risolte. Specie in uscita, si è fatto un grande mercato: è mancata la sistemazione di Sergio Romero, ma a questo ha contribuito l'argentino, che ha rifiutato tutte le destinazioni proposte. Nonostante gli sforzi di Mino Raiola (c'è sempre lui dietro queste situazioni), il portiere della Selecciòn non ha trovato un altro "posto di lavoro" degno della sua grandezza. Che andrebbe un filino ridimensionata. Quando è arrivato alla Samp, Romero è stato effettivamente un grandissimo colpo. Ma dopo il finale della stagione 2012-13 e l'anno di panca al Monaco, onestamente non si capisce cosa pretenda l'estremo difensore della nazionale argentina. Romero ora farà il terzo portiere a Genova: sarà contento lui, un po' meno la società, costretta a pagare un milione e 700 mila euro d'ingaggio a un giocatore che probabilmente neanche vedrà la panchina.
Infine, Massimo Ferrero. Quando arrivò in quel pomeriggio di metà giugno in cui rilevò la Samp da Edoardo Garrone, fu tutto molto improvviso. Pochi conoscevano il suo profilo e ciò che faceva nella vita: produttore cinematografico, gestore di multisale romane ed ex attore. Ma sopratutto un personaggio istrionico e tutto da scoprire. Personalmente non ne sono entusiasta. I tifosi della Samp hanno visto la questione in maniera dicotomica: meglio un Ferrero che scatena le risate di quelli di Sky, ma fa un ottimo mercato e costruisce la squadra per il volere di Mihajlovic, o un Garrone signorile, ma incredibilmente sintetico nelle operazioni di mercato? Qui manca la terza opzione: la verità è che io avrei preferito un presidente alla Tommaso Ghirardi, una persona misurata ma capace di riportare il Parma in Europa (sebbene poi il Torino abbia beneficiato del posto in Europa League). Evidentemente l'Italia è destinata a rimanere un paese di scontri da all or nothing, anche su queste misere questioni. In ogni caso, è stata una ripartenza con il botto. Con la speranza che i fuochi d'artificio di questa stagione non siano finiti qui.

Sinisa Mihajlovic, 45 anni, seconda stagione da tecnico blucerchiato.

29 aprile 2013

Un abisso di domande.

«Dove andiamo? Perché esistiamo? Ma sopratutto: cosa stiamo combinando?». Domande esistenziali misti ad interrogativi calcistici: se c'è un'effettiva difficoltà nel rispondere ad alcuni di questi quesiti, non è certo più facile capire dove sta andando la Sampdoria. Già, perché la settima gara consecutiva senza vittorie - un 3-0 secco subito dalla Fiorentina di Montella - fa capire che le prospettive future non sono buone e a fine stagione ci vorrà un forte rimpasto. Purtroppo, al futuro non si può ancora pensare: mancano ancora un paio di punti per salvarsi.

Vincenzo Montella, 38 anni, anche ieri acclamato dalla Gradinata Sud.

La Samp, reduce dal pareggio di Bologna, trova Maxi Lopez come centravanti titolare e cambia un po' le carte in tavola, in vista di un avversario pericoloso: Rossi opta per il 4-4-2 e schiera Mustafi sulla destra della difesa, rinunciando ad un centrocampista. Di contro, la Fiorentina si presenta a Genova dopo il grande rischio contro il Torino e con la voglia di recuperare il Milan per il terzo posto, che vale i preliminari di Champions.
I blucerchiati durano 10', giusto il tempo di un paio di folate che consentono a Poli di sparare alto dal limite dell'area. Dopo di che, il pallone non è più nei piedi della formazione di casa, che è così costretta a fare da "sparring partner" di fronte al giro-palla degli ospiti. Un destro di Pizarro dalla distanza scalda le mani di Romero, prima che Berardi rischi di anticipare la sconfitta con una dubbia trattenuta su Aquilani in area di rigore. L'impressione, in ogni caso, è che la Samp stia a guardare e che gli ospiti abbiano la possibilità di segnare, ma non riescano a chiudere il cerchio. Timore spazzato da Cuadrardo al minuto 32: su passaggio di Pizarro, il colombiano carica un gran destro dai 30 metri e batte un poco attento Romero. Certo, il tiro incontra una selva di gambe, ma il "Chiquito sembra fuori forma. Dieci minuti e la Fiorentina riesce anche a raddoppiare: Llajic raccoglie una povera respinta di Mustafi e spara un destro che fulmina il portiere blucerchiato. 2-0 con il minimo sforzo e la Samp non sembra neanche lontanamente in grado di impensierire la squadra di Montella.
Al riposo, Delio Rossi decide di giocarsi il tutto per tutto, mettendo Eder per un irritante Estigarribia e passando ad uno spericolato 3-4-3. Purtroppo, il cambiamento tattico produce solo un sinistro centrale di Sansone, che scalda i guanti di un disoccupato Viviano; alla lunga, i padroni di casa mollano la presa e rimangono senza palla, visto che il centrocampo viola fa girare il pallone senza farlo vedere ai blucerchiati. Anzi, è proprio la Fiorentina a sfiorare il 3-0 con Cuadrado, che salta Palombo e spara alto davanti a Romero. E' solo questione di tempo prima che gli ospiti triplichino le marcature: bella percussione di Llajic ed il serbo un solissimo Aquilani per il 3-0 finale. La partita, probabilmente già finita dopo il raddoppio di Llajic, si chiude definitivamente e la Samp corre verso il finale come in un'agonia. Sfortunatamente, i guai non arrivano mai da soli: Gastaldello si fa espellere per un intervento inutile sullo scatenato Llajic, Eder provoca Savic e si becca il giallo che gli farà saltare Udine, così come non ci sarà Palombo, anch'esso squalificato. Si presenta difficile il cammino dei blucerchiati verso la trasferta in "Friuli".

Alberto Aquilani, 28 anni, esulta dopo il 3-0 appena segnato.

Romero 5; Mustafi 5.5, Gastaldello 4, Palombo 6.5, Berardi 5; De Silvestri 5, Obiang 5, Poli 5.5, Estigarribia 4.5; Sansone 6, Maxi Lopez 4.5 - Eder 5, Icardi 5, Munari s.v. (pubblicate già su SampNews24)

Diciamoci la verità: cominciano a sorgere problemi più grandi delle soluzioni che possiamo dare. Dopo 34 giornate, divise a metà tra Rossi e Ferrara, la media-punti è simile tra i due tecnici, a conferma che il problema principale risiede nelle scelte fatte in estate. Errori mastodontici, che si stanno facendo sentire ora più che mai. Alla fine mancano solo quattro partite ed il calendario blucerchiato è veramente difficile: Udinese in trasferta, Catania al "Ferraris", Lazio a Roma e chiusura in casa contro la Juventus. Onestamente, solo la partita con gli etnei pare fattibile in termini di punti, se non altro perché il Catania potrebbe aver esaurito anche l'ultimo obiettivo stagionale (battere il record di punti del club, stabilito da Montella nella scorsa stagione). Guardando dietro, il Genoa si è parzialmente ripreso, il Palermo sta correndo come non mai, mentre il Siena sembra essersi piantato. Il calendario altrui indica come i toscani siano semi-spacciati, mentre i siciliani avranno delle partite toste, a cominciare dalla trasferta sul campo della Juve, pronta a festeggiare il bis-scudetto. A questo punto, è proprio il Genoa a sembrare favorito per la salvezza, visto il calendario.
Insomma, domenica prossima non si attendono buone nuove: nel frattempo, un abisso di domande riempirà le nostre giornate. Speriamo che una di queste non debba essere: «quando ci salviamo?»

Maxi Lopez, 29 anni, contrastato: la prestazione dell'argentino è stata deludente.

08 aprile 2013

Manco fosse Maradona.


Al parco, una volta, capitava che saltavi tutti gli avversari e facevi un gran gol. Allora, i tuoi avversari ti  dicevano: «Chi ti credi di essere, Maradona?». Ecco, l'avesse detto qualcuno ieri a Josip Ilicic, che è sloveno e non argentino; eppure, ieri, ha saltato tutti come fosse Maradona, nonostante la sua carriera in Serie A sia più basata sulla discontinuità che sulla tecnica. Ma il gol della fantasista del Palermo è solo la fotografia di questa Samp, sconfitta anche ieri: il 3-1 subito a domicilio dai siciliani è un campanello d'allarme.

Josip Ilicic, 25 anni, segna un gol alla "Maradona" per il 2-1 del Palermo.

Già, perché - a differenza della gara contro l'Inter di quattro giorni prima - non c'è stata neanche la sterilità. No, non c'è stato quasi nulla: il gol di Munari è stato un momento casuale, come confermato dal secondo tempo blucerchiato. Una Samp che partiva con i recuperi di Costa e Eder, mentre Rossi doveva rinunciare a Krsticic (infortunato) e Poli (squalificato): al loro posto, sono stati rispolverati Soriano e Munari. Il Palermo, rincuorato dalla vittoria con la Roma, veniva a Genova senza Dossena, perso nel riscaldamento; per il resto, 9/11 confermati, con Donati arretrato in difesa al posto di Munoz e Rios in mezzo al campo.
Purtroppo, la Samp sembra più spuntata che mai: in tutto il primo tempo, un colpo di testa debole di Gastaldello ed un altro centrale di Icardi sono il massimo del pericolo portato dai blucerchiati; dall'altra parte, il Palermo non spinge eccessivamente, ma - quando punge - fa male. Al 22', Ilicic fa le prove generali: salta tre avversari in velocità e serve Miccoli, che però non angola bene il suo sinistro. Dieci minuti e gli ospiti passano: punizione di Miccoli dalla tre-quarti, Von Bergen anticipa un Romero indeciso e segna il suo primo gol stagionale. Una doccia fredda, mitigata parzialmente dal pari di Munari: angolo di Eder ed il centrocampista è lasciato colpevolmente solo, permettendo alla Samp di pareggiare.
Tuttavia, è un'illusione: se la Samp spuntata del primo tempo perlomeno teneva palla, quella del secondo non riesce neanche in quest'intento. Anzi, il Palermo aumenta la spinta e migliora il possesso del pallone, costringendo i padroni di casa ad un primo quarto d'ora orrendo: Ilicic scalda i guanti a Romero, mentre Rios sfiora il palo dalla distanza. Poi, al 49', l'episodio che spacca la partita: lo sloveno del Palermo prende palla ai 45 metri, salta Obiang, Munari, Palombo, Gastaldello ed un Costa dimesso, prima di battere Romero con il destro. Un gol alla "Maradona", con il beneplacito della immobile difesa avversaria.
Se il "Ferraris" è muto per il gol subito, la Samp non dà segni di reazione. Così, dopo un colpo di testa ancora di Rios, è Garcia a triplicare il conto dei gol rosanero, su corner di Miccoli: su quest'azione, colpe evidenti di Costa e Romero, poiché il primo lascia andare l'avversario, mentre l'argentino non esce. Lì finisce la gara: la Samp butta dentro Sansone e Maresca, passando ad un coraggioso 4-3-3, senza però ottenere alcun risultato. Anzi, è il Palermo a sfiorare il quarto, prima con Miccoli e poi ancora con Ilicic, che fa un altro slalom gigante nella difesa blucerchiata.
Il fischio finale è solo la fine dell'agonia: è la terza sconfitta nelle ultime quattro gare e domenica ci sarà il derby. Non il modo migliore di iniziare una settimana così importante.

Santiago Garcia, 24 anni, esulta dopo il 3-1 rosanero: la partita finisce qui.

Romero 4.5 | Un periodo di forma tremendo, ha colpe sul primo e sul terzo gol: sembrava il primo Luca Castellazzi, "l'uomo che non usciva la gente" (cit.).
Gastaldello 4.5 | Nonostante il peso, Miccoli lo salta come vuole. Sul gol di Ilicic fa la statuina.
Palombo 5 | Se smettesse di fare lanci e si limitasse al suo... torna capitano dopo più di un anno.
Costa 5.5 | Il "migliore" dei tre: primo tempo sontuoso, poi si dimentica Garcia sul 3-1 degli avversari.
De Silvestri 5 | Poco o nulla da segnalare.
Munari 5.5 | Gol a parte, non si capisce cosa possa aggiungere alla manovra blucerchiata.
Obiang 5 | Torna a fare il regista e si dimentica come si fanno i passaggi filtranti: non capita a tutti.
Soriano 5.5 | Nell'alone di mediocrità che regna sugli undici blucerchiati, Soriano sembra quasi sufficiente.
Estigarribia 4.5 | Continuo a non capire quale sia il motivo per cui Poulsen non possa giocare al suo posto, sopratutto se il paraguaiano è in queste condizioni.
Eder 5 | L'unico a tirare in qualche modo verso la porta avversaria.
Icardi 4.5 | Sembra che sia stato già venduto all'Inter: speriamo. Almeno ci sarebbe un motivo per cui gioca come se non gliene fregasse nulla.

Sansone 5 | Non può certo ribaltare le sorti del match da solo.
Mustafi 5.5 | Giusto il tempo di dare una legnata a Kurtic, con tanto di giallo.

Adesso la situazione è ancora più difficile: è da un mese che mancano questi quattro-cinque punti per salvarsi, ma la marcia si è bloccata e non si cammina più. Se analizziamo il mese appena trascorso, la Samp viene da tre sconfitte ed un pareggio a reti bianche in quel di Bergamo: poco, troppo poco. Come se molti fossero convinti già d'esser salvi: una vergogna, perché si lotta fino alla fine, anche oltre l'obiettivo stagionale. Ora si spera che si possa chiudere il discorso salvezza nelle prossime tre/quattro partite: se vincessimo il derby, addirittura, il discorso potrebbe già essere chiuso, con l'eliminazione del Genoa come avversario diretto alla salvezza. Fatto sta che servono questi quattro punti e tocca farli il prima possibile: non serve mica Maradona per vincere una gara...

Gianni Munari, 29 anni, a segno contro il Palermo: una rete inutile.

20 dicembre 2012

Spending review.

In un'Italia dilaniata dal governo tecnico e dall'incompetenza della dirigenza politica, si sentono parole nuove per la popolazione: fino all'altro giorno non sapevamo cosa fosse lo spread, tanto per fare un esempio. C'è ne è una, però, che si adatta alla situazione in casa Samp: "spending review". Nel caso blucerchiato, la revisione dei conti è stata la spinta per il terremoto avvenuto in settimana. Dopo la trasferta persa a Catania, Ciro Ferrara è stato esonerato, mentre Pasquale Sensibile si è dimesso. Al loro posto, tuttavia, arrivano due nomi graditi: Delio Rossi è il nuovo tecnico, mentre Carlo Osti prende il posto da d.s.

Carlo Osti, 54 anni, nuovo direttore sportivo della Sampdoria.

I segnali c'erano tutti, ma la svolta è stata più che improvvisa. Con cinque vittorie, tre pareggi e nove sconfitte, il campionato di Ciro Ferrara è stato chiaroscuro: nessuno si aspettava di stare in zona Europa, ma si sperava di essere più lontani dalla zona retrocessione. Invece, con 17 punti, la Samp è appena +3 dal terz'ultimo posto e passerà un Natale difficile, visto il calendario prossimo: Lazio, trasferta allo "Juventus Stadium" e Milan. Qualcuno potrà pensare che la sconfitta di Catania è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno: non è così. Altrimenti perché non esonerare Ferrara dopo le sette sconfitte consecutive tra settembre e novembre? Anzi, lo stupore aumenta pensando alle dichiarazioni dopo la partita interna con l'Udinese di due settimane fa, in cui la dirigenza ribadiva la volontà di tenere l'ex Juventus.
Andreotti diceva: "A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca." La massima può essere applicata anche al caso-Sampdoria: chissà perché la dirigenza si è mossa quando il Siena ha ingaggiato Beppe Iachini, tornato in Serie A con i toscani, che hanno così liberato dal bilancio della Samp uno stipendio. Dovendo ora la società pagare "solo" Gianluca Atzori, Garrone e Sagramola hanno optato per il cambio.
Pur ringraziando la società per aver preso l'uomo che molti sampdoriani desideravano da tempo, la rabbia è un sentimento naturale: 500mila euro risparmiati a libro paga sono un incentivo più grande per cambiare panchina, rispetto ai risultati negativi? E' più importante l'economia che i risultati, nonostante tutto quello che abbia vissuto la Samp in questi ultimi due anni? A quanto pare sì.
Se per Ferrara è stato esonero, per Sensibile si è tratto di dimissioni: l'ex Novara paga due mercati fallimentari su tre (estate 2011 e 2012) e tante dichiarazioni fuori posto, in momenti in cui il silenzio era considerato d'oro. Insomma, non è stata una bella esperienza, sebbene Sensibile abbia avuto dei momenti positivi: è indubbio come abbia delle colpe sulla scelta di alcuni giocatori e/o allenatori (Ferrara, Bertani, Piovaccari), ma è anche vero come si sia preso una grossa responsabilità nello scorso gennaio, affermando come avrebbe visto tutti sul carro dei vincitori a giugno. Visto che la A è arrivata solo ai play-off, è giusto parlare di carrozzone più che di carro.. ma comunque il d.s. aveva ragione. Del resto, il rapporto è stato sempre turbolento: numerosi i tentativi di Sensibile di dimettersi già durante la scorsa annata, più uno a novembre 2012. In tutti i casi, è stato bloccato da Garrone, che gli ha dato tante opportunità.
Infine, non si può negare che Sensibile sia comunque un uomo di talento: tre promozioni in tre stagioni non si ottengono per caso ed il miracolo di Novara è un fenomeno importante. Vedremo se sarà stato un caso oppure il d.s. si riuscirà a confermare nel corso della sua carriera futura.

Pasquale Sensibile, 40 anni, e Ciro Ferrara, 45: la loro avventura alla Samp è finita.

Fuori due, avanti altri. Sopratutto uno: Delio Rossi. Tanti i suoi incroci con il destino blucerchiato: l'applauso ai 20mila che vedevano la sconfitta del Doria in finale di Coppa Italia; la possibilità che arrivasse dopo quel Samp-Palermo del maggio 2011, che sancì la retrocessione del club di Garrone in B. Insomma, era scritto che dovesse transitare da Genova, quindi mi viene da dire che è solo il naturale corso delle cose che sta prendendo corpo. Rossi ha vinto una Coppa Italia con la Lazio ed è stato autore di tante annate memorabili con diverse squadre: la Serie A con la Salernitana, salvezze a Lecce, il quasi-miracolo a Bergamo, la rinascita della Lazio post-Cragnotti, la Champions sfiorata a Palermo. A Firenze non è andata benissimo, ma la squadra era quasi salva finché Llajic non gli ha fatto perdere la testa. Ora è tutto finito e si può ricominciare con la Samp: del resto, anche noi sentiamo il bisogno di ricominciare da qualcuno che sappia il fatto suo. Meglio di così non poteva andare. Un contratto di sei mesi con opzione per il prossimo anno, nella speranza di dare consistenza a quella parola - "progetto" - che per ora sa di vuoto e confusione assoluta.
Diverso il discorso su Carlo Osti, nuovo d.s. blucerchiato: un passato alla Lazio, un buon periodo all'Atalanta, concluso però con la retrocessione del 2010. Ma sopratutto un mercato a costo zero a Lecce, che però non è bastato per salvarsi nella stagione scorsa. Osti ha firmato fino al giugno 2013: si dice che il piano di Garrone preveda l'ingaggio di Giorgio Perinetti, ex d.s. di Bari e Siena, nella prossima estate. Sarebbe il miglior passo per riprendere la corsa iniziata in quella serata di giugno a Varese e che ha subito una brusca frenata in quest'inizio di campionato. Purtroppo "spending review" e "progetto" sono soltanto parole, se poi ad esse non seguono i fatti: a Rossi e ad Osti il compito di cominciare a provvedere in tal senso.

Delio Rossi, 52 anni: è arrivato finalmente a Genova, sponda Samp.

11 novembre 2012

Presi a pallonate.


Niente da fare: tanti cambiamenti ed una trasferta lontana non sono serviti a rimettere a posto la Samp di Ciro Ferrara. I blucerchiati perdono anche a Palermo ed incamerano la settima sconfitta consecutiva: un dramma. Adesso è difficile anche pensare ad una soluzione, sopratutto pensando al fatto che a decidere la gara di oggi è stato un "ragazzino" del '93, Paulo Dybala, alla sua sesta presenza in Serie A. Il derby è vicino ed il risultato da ottenere a tutti i costi non aiuta a pensare positivo.

Jonathan Rossini, 23 anni, ha avuto una brutta prestazione oggi al Renzo Barbera.

Le novità si sprecano in casa Samp: Ferrara, confermato nonostante la striscia negativa, decide di cambiare. Niente più 4-3-3 mascherato, ma un 4-4-2; peccato che anche quest'ultimo schieramento sia un bluff, con i blucerchiati disposti con cinque centrocampisti ed il solo Eder davanti. I quattro centrali compongono la difesa, con De Silvestri bocciato dopo la gara con l'Atalanta e Mustafi sulla destra. Poulsen viene re-inserito, ma come esterno di centrocampo. Il Palermo è forzato alla sostituzione di Miccoli: il capitano rosanero, infatti, è vittima di uno stiramento ed è costretto a saltare la partita odierna. Al suo posto, dentro Paulo Dybala, giovane pupillo di Zamparini; ad accompagnarlo, Ilicic e Brienza sul fronte offensivo.
Pronti, via e la Samp rischia subito: Rossini prende un'altra giostra da Dybala ed il numero 9 rosanero impegna severamente Romero. Purtroppo, è il preambolo ad un dominio totale da parte dei padroni di casa; difatti, i blucerchiati sono quasi inesistenti a causa di uno schieramento troppo coperto e rinunciatario. Infatti, il massimo creato nel primo tempo dagli ospiti è un tiro poco convincente di Eder a lato della porta di Ujkani; da quel momento, la Samp scompare per un tempo.
Invece, il Palermo non esita ad affondare nella difesa sampdoriana: Brienza salta Mustafi al 14' e mette in mezzo un ottimo pallone, ma Ilicic spara alto da due passi. Da lì, la partita perde vivacità, lasciando la Samp libera di impostare, sebbene non riesca a concretizzare nulla negli ultimi 25 metri. Se i blucerchiati danno un contributo alla partita, è negativo: Eder sfugge alla difesa di casa al 28', salta un paio di difensori, poi simula una brutta caduta e si becca un sacrosanto giallo. A parti invertite, avremmo gridato alla squalifica.
Passato un quarto d'ora di nulla, il Palermo torna a spingere: al 30', Ilicic serve Dybala a porta spalancata, ma l'argentino spara fuori. Un duello che si ripete fino alla fine del primo tempo, quando il talentino palermitano sfida ancora Romero da fuori, costringendolo ad una facile parata. Il registro non cambia nel finale di prima frazione: prima Barreto approfitta di una sgroppata di Dybala e spara addosso al portiere blucerchiato, poi è lo stesso attaccante rosanero a dare una giostra a Gastaldello e Rossini, prima che Romero neutralizzi miracolosamente la sua fantastica azione. Finisce 0-0, ma alla fine del primo tempo il risultato sembra tutto tranne che meritato. E la Samp cambia poco nella ripresa, mettendo Estigarribia per Poulsen, sebbene il danese non fosse apparso tra i peggiori del primo tempo.
Il calcio è enigmatico e lo sappiamo. Il Palermo bombarda la porta sampdoriana per tutti i primi 45' e non segna; al primo tiro della ripresa, i rosanero passano. Al 51' Brienza lavora un buon pallone e serve in area Dybala, dimenticato dalla coppia di centrali blucerchiati; un sinistro all'incrocio firma il suo primo gol in Serie A. Una volta in svantaggio, Ferrara decide che è ora di sbilanciarsi, mettendo Icardi per un pessimo Soriano e passando ad un più comune e spregiudicato 4-4-2. I risultati, seppur su calcio da fermo, non tardano ad arrivare: tra il 62' ed il 65', Maresca ed Eder provano ad impensiere gli avversari. 
Ma quando pare girare molto per il meglio, il Palermo raddoppia: è ancora Brienza a cercare Dybala sulla linea del fuorigioco, grazie a Rossini, che tiene tutti in gioco. Il numero 9 avversario prende la mira e Romero stavolta non può nulla: 2-0 e la partita è praticamente chiusa. Se il finale ha poco da raccontare, Icardi prova a scaldare i guanti ad Ujkani, con una bella conclusione al 76'; peccato che il contributo dell'argentino non basti a ribaltare la gara. Anzi, è Dybala nel finale a sfiorare la tripletta su rinvio di Ujkani (!), che lo serve in contropiede, ma Romero neutralizza per l'ennesima volta il numero 9 avversario.
Il tentativo finale di Juan Antonio dalla distanza (entrato a 10' dalla fine per Rossini) è solo il sipario ad una delle più brutte prestazioni della Samp di Ferrara; azzarderei la più brutta di sempre, ma è passato talmente tanto tempo dall'ultima buona uscita della Samp che faccio fatica a cogliere la differenza. 

Paulo Dybala, 19 anni: oggi ha trovato i suoi primi due gol in Serie A.

Romero 7 | Decisamente il migliore: l' "arquero" della nazionale argentina torna a buoni livelli ed impedisce alla Samp di subire un passivo decisamente più ampio.
Mustafi 6 | Uno dei pochi da sufficienza passabile: il tedesco è un centrale difensivo, eppure - tunnel di Brienza a parte - si disimpegna bene in un ruolo non suo. In attesa del rientro di De Silvestri, è meglio farci un pensierino. Anche per il derby, se lo svizzero non dovesse recuperare.
Gastaldello 5.5 | Malino anche il capitano: sul gol dell'1-0 si perde Dybala in un fazzoletto in collaborazione con Costa.
Rossini 4 | Una giornata così brutta non l'avevamo mai vista da parte del centrale svizzero. Con l'Atalanta mi ero sbilanciato e l'avevo definita la sua peggior partita in maglia blucerchiata: sono costretto a smentirmi una settimana dopo.. tiene tutti in gioco sul 2-0 e Dybala non gli fa vedere palla una volta.
Costa 4.5 | Ecco un altro che, in un momento come questo, farebbe meglio a concedersi qualche turno di riposo. Al di là della prestazione tecnica, con Ilicic che lo mette raramente in difficoltà, l'ex Reggina trova il tempo di accendere anche qualche scintilla con Kurtic e Morganella, rischiando la prova-tv. Come se non fossero già bastate le diverse giornate di squalifica accumulate..
Maresca 5 | Su punizione cerca il gol del pareggio, ma non è la giornata fortunata.
Obiang 5 | Male anche lui, sopratutto nel primo tempo: recupera tanti palloni, ma ne sbaglia altrettanti.
Munari 5 | Messo sulla fascia, il buon Gianni fa ciò che può: quasi nulla. Santiago Garcia non lo deve marcare una volta.
Poulsen 5.5 | Uno dei "meno peggio" nella prima frazione, viene inspiegabilmente sostituito nell'intervallo: non stava brillando, ma senza compiti difensivi stava mostrando una versione migliore di se stesso. Ciò nonostante, Ferrara lo boccia per l'ennesima volta e lo toglie nell'intervallo. A cosa è servito acquistarlo se gioca così poco? E perché il tecnico ha avallato un acquisto del genere?
Soriano 4 | Il cuore direbbe di mettergli un "senza voto", perché il Soriano visto oggi non meriterebbe neanche la pagella: pasticcione, inconcludente e fuori ruolo. Un centrocampista centrale messo da seconda punta ancora mancava alla lista di atrocità calcistiche compiute dall'allenatore della Sampdoria. Certo, il talento ex Bayern ci mette di tutto per farsi voler male.
Eder 5 | Uno dei due tiri in porta della Samp è suo. Poi basta. Essendo fuori ruolo e non appoggiato adeguatamente dal resto della squadra, è lasciato nella morsa di Von Bergen e Donati senza chance. La sua simulazione nel primo tempo è un esempio di come la squadra sia senza testa o bussola.

Estigarribia 5 | Evita l'insufficienza grave, sono passi avanti. Ci si chiede perché in una gara di ripartenze non sia partito titolare.
Icardi 6 | Anche oggi uno dei pochi a salvarsi: scalda i guantoni ad Ujkani, ma vedo poco la palla. Dall'altra parte Dybala gioca e segna, dalla nostra Ferrara lo tiene bello caldo in panchina finché non è in svantaggio.
Juan Antonio s.v. | Dieci minuti sono pochi per giudicarlo, sopratutto a partita finita. Ma forse, con questa pochezza in campo, sarebbe ora di rischiarlo.

Adesso ci sarà il derby, forse il più tragico che la Lanterna ricordi da anni a questa parte: le due squadre vi arrivano in condizioni pessime, ma la Samp non può più raschiare il fondo del barile. Il Genoa, oggi, ha perlomeno dato un segno di vita contro il Napoli, pur perdendo: per trovare due gol su azione della Samp bisogna risalire fino a fine Settembre. Pare un'eternità. Eppure questo derby bisogna vincerlo; perché se una mazzata contro il Palermo penultimo in classifica fa male, non voglio immaginare quale danno sarebbe perdere contro la terz'ultima, per giunta tua rivale cittadina. Insomma, la Samp è tutta nell'immagine della pallonata presa da Ferrara verso la fine del primo tempo: una squadra senza grinta, con idee del tutto incomprensibili e in difficoltà nel cambiare rotta. Non vorrei che esser presi a pallonate diventasse un vizio.

Enzo Maresca, 32 anni, e Daniele Gastaldello, 29: simboli di una Samp in difficoltà.

05 novembre 2012

Sei sconfitte in cerca d'autore.

Senza identità, con poco gioco ed impauriti; tutto ciò nonostante si giocasse a Marassi. Eppure non si riesce ad identificare bene il colpevole. E' questa la fotografia che restituisce il match di oggi tra la Samp e l'Atalanta, conclusosi con la vittoria dei bergamaschi. Un 2-1 che rispecchia esattamente la differenza tra le due squadre: gli ospiti, attenti e veloci, hanno punto i blucerchiati molte volte ed è stato un bene arrivare fino alla fine con la speranza della rimonta. Per quanto riguarda il Doria, c'è poco da dire: il gioco latita, le giocate individuali non bastano a portare a casa punti e si è arrivati alla sesta sconfitta consecutiva. E nonostante questo poco invidiabile record, la società ha confermato Ferrara. Non sappiamo a quale titolo o fino a quando la corda potrà essere tirata, ma il tecnico rimane sulla panchina della Samp. E allora meglio rivedere ciò che è successo ieri a Marassi.

Ciro Ferrara, 45 anni: riconfermato, ma sempre più in bilico.

I blucerchiati si presentano senza Costa e Munari squalificati, Berardi e Krsticic infortunati. Allora Ferrara opta per De Silvestri titolare sulla corsia destra di difesa e Soriano in campo dal 1' insieme a Maresca e Poli, lasciando Obiang in panca. La scelta più sorprendente è però per il ruolo di terzino sinistro, dove compare Paolo Castellini; l'impressione è che sia la bocciatura definitiva per Simon Poulsen. Nonostante il tecnico abbia scelto il danese insieme alla società. L'Atalanta, invece, si presenta con il solito schieramento arcigno, con Moralez in appoggio a Denis, accompagnati da Bonaventura e Schelotto sulle fasce.
Neanche il tempo di disporsi in campo ed i bergamaschi passano in vantaggio: bell'uno-due tra Raimondi e Moralez, Castellini non segue il numero 77 ospite, che così può mettere in mezzo. Tra Romero che non esce ed un De Silvestri poco efficace, spunta Bonaventura, che porta in vantaggio la Dea in vantaggio. Uno shock, non che un carico da 90 sul già pesante equilibrio psicologico che regna in casa Samp.
Si spera in una reazione, ma i blucerchiati non riescono a creare occasioni particolarmente pericolose dalle parti di Consigli; anzi, è l'Atalanta che continua ad attaccare con ripartenze veloci e ficcanti. Al 16' è Denis, dopo un ottimo scambio tra Moralez e Schelotto, a ritrovarsi in area da solo: fortuanatamente, l'argentino spara sul palo e Romero può raccogliere il pallone nelle sue mani. La Samp intervalla con un tiro di Maxi Lopez fuori di poco e coglie al 25' la traversa con Maresca, bravo ad incornare su calcio d'angolo anticipando Raimondi. Purtroppo sono episodi che hanno ben poco a vedere con l'andamento del gioco, il cui pallino è pienamente in mano agli ospiti.
Arriva anche il 2-0 al 30' per mano di Denis, se non fosse che il guardalinee ci grazia, segnalando un fuorigioco che non c'è; è Rossini, infatti, a tenere in gioco il centravanti atalantino su assist di Schelotto. Il primo tempo si chiude mestamente con un dominio degli ospiti, che sfiorano ancora il 2-0 con Manfredini su calcio d'angolo ed impensieriscono Romero con un destro smorzato di Denis. Per la Samp, l'elettroencefalogramma è piatto. Nonostante un episodio discusso in area (trattenuta di Carmona su Eder) che avrebbe potuto sfociare in un rigore, la situazione è preoccupante e l'Atalanta sembra il Barcellona. Si spera che nella seconda frazione qualcosa cambi, ma in realtà è sempre la "Dea" ad avere il controllo effettivo della gara. E' ancora Denis a sfiorare due volte il raddoppio: prima si fa beffe di Rossini e spara a lato di fronte a Romero, poi devia alta una sponda di Manfredini sugli sviluppi di un angolo.
Quando la Samp è appesa sul filo del precipizio, ci pensa "il capo" a tirarla fuori dai guai con una magia. Dopo un bel destro di Soriano respinto da Consigli, è infatti Enzo Maresca a fare il numero della domenica, se non della stagione: una rovesciata magnifica che consegna il pareggio al Doria. Sicuramente immeritato, ma il calcio vive di episodi e, per una volta, questi sembrano sorridere ai padroni di casa. La Samp sembra essersi tirata su, ma è un'impressione temporanea: basta poco a Cigarini per mettere ancora paura a Romero, grazie ad un sinistro dal limite dell'area che finisce di poco a lato dalla porta sampdoriana.
I cambi non fanno che dare nuova linfa ai padroni di casa: fuori Poli e Maresca (forse stanchi?), dentro Obiang e Tissone. Sopratutto lo spagnolo riesce a dare qualcosa nell'ultima mezz'ora. Ma l'inerzia è sempre in mano agli ospiti ed entra anche De Luca, che con noi ci vede benissimo. Infatti all'ex Varese bastano 10 minuti per trovare il gol del 2-1: lancio perfetto di Moralez per Denis, con Rossini che lo tiene in gioco. A quel punto, il numero 19 avversario scarica per il giovane attaccante, che porta in vantaggio l'Atalanta. E' il terzo gol di De Luca nelle cinque partite giocate contro la Samp: chiamarla "bestia nera" pare quasi riduttivo..
Le colpe vanno sopratutto assegnate a Jonathan Rossini, reo di aver lasciato tutti in linea quando il resto delal difesa era salito. Nel finale entra Icardi per Estigarribia, sebbene Poulsen avesse tolto il giaccone pochi istanti prima del gol di De Luca. Insomma, Ferrara avrebbe voluto difendere il risultato, dimostrando poco acume tattico e sopratutto una paura enorme nel giocarsi la partita. L'argentino tira fuori qualche numero importante, sebbene sia sacrificato a giocare da esterno d'attacco. All'85' colpisce di testa e mette in difficoltà Consigli; qualche minuto dopo ha un'occasione clamorosa a Consigli battuto, ma il suo sinistro a botta sicura viene spazzato sulla linea da Stendardo. E' il sipario che cala sulla sesta (!) sconfitta consecutiva, un record negativo eguagliato da questa Samp, in comune con quello collezionato nelle stagioni 1955/1956 e 2005/2006. Insomma, non c'è da star tranquilli. Ed il risultato è forse anche troppo stretto all'Atalanta, squadra quadrata e che gioca a memoria da un paio d'anni.

Giuseppe De Luca, 21 anni, al terzo gol in cinque gare contro la Samp.

Romero 5.5 | Anche oggi non impeccabile, sopratutto nell'occasione del primo gol atalantino: un'uscita non sarebbe stata male.
De Silvestri 4.5 | Assolutamente nullo. Davanti non crea problemi a Peluso, che anzi ha la possibilità di spingere ogni tanto. Dietro è un disastro: mezzo gol di Bonaventura è suo, perché se Romero non esce, lui si fa uccellare in maniera inguardabile.
Rossini 4.5 | La peggior partita con la maglia blucerchiata. Prende diverse giostre da Denis e tiene in gioco l'argentino sull'azione del 2-1. Forse un turno in panchina gli sarebbe salutare. Inoltre, tiene in gioco il centravanti avversario anche sul gol (ingiustamente) annullato all'Atalanta nel primo tempo.
Gastaldello 5.5 | Niente di che, non fa certo peggio del suo compagno di reparto.
Castellini 5 | Non si capisce bene che contributo possa dare rispetto a Costa o Poulsen. Infatti si perde Raimondi sull'occasione che porta il primo vantaggio ospite. Davanti non mette un cross degno di questo nome.
Maresca 6.5 | Lento e magari impacciato, ha poca resistenza atletica e Ferrara è spesso costretto a sostituirlo prima. Ma quei 60' sono ancora la cosa migliore a cui la Samp si possa aggrappare: insieme a Icardi, è l'unico a creare qualche occasione da gol. Inoltre, il numero 6 segna una rete da cineteca, che da sola vale mezzo voto in più.
Poli 6.5 | Anche lui bene, la sua dinamicità è l'unica cosa che tiene viva la squadra nel primo tempo. Poi viene sostituito per la terza volta di fila in una settimana.
Soriano 5.5 | Sufficiente come al solito, almeno si rende utile partecipando all'azione del pareggio.
Estigarribia 4.5 | Le parole sono vane quando le prestazioni del paraguaiano sono queste.
Eder 5.5 | Non entusiasmante neanche lui. Se anche il brasiliano comincia ad avere qualche problema, forse è il caso di rivedere qualche tattica di gioco.
Maxi Lopez 5 | C'è poco o nulla da raccontare della sua gara: Manfredini lo fa sembrare un pivello alle prime armi. Che la "gallina d'oro" non luccichi più come prima?

Obiang 6.5 | Entra e regala sprazzi di gioco. Quelli che aveva fornito Maresca fino ad allora; speriamo rientri a pieno regime il prima possibile, ne abbiamo bisogno.
Tissone 5 | Il suo rendimento non cambia nulla nella gara della Samp.
Icardi 7 | Ancora una volta entra a 10' dalla fine, con il compito di salvare chissà cosa. Per altro, non si era neanche scaldato. Eppure l'ex Barca sfiora due volte il pareggio e dà la profondità che Maxi non era riuscito a fornire fino ad allora. Che Palermo possa rappresentare la sua prima da titolare?

Intanto, nonostante sei sconfitte consecutive, Edoardo Garrone ha riconfermato Ferrara, puntando sul progetto iniziato a Luglio. Viene da chiedersi quale progetto ci potrebbe mai essere con un gioco così, con un allenatore che stava mettendo Poulsen per difendere l'1-1 e poi, dopo il gol di De Luca, ha inserito Icardi senza riscaldamento e da attaccante esterno. Le prospettive sembrano grame e la trasferta di Palermo di domenica prossima è un'ultima spiaggia, almeno mentalmente. E' vero che sei sconfitte sono tante, ma perdere contro questo Palermo (probabilmente senza Miccoli) sarebbe una mazzata più grande di questa serie negativa. E la settimana successiva alla trasferta del Barbera ci sarà uno dei derby più tragici della storia di Genova, visto il rendimento dei cugini. Insomma, si spera che Ferrara studi qualche soluzione alternativa, come un 3-5-2: magari con Mustafi nei tre centrali, Estigarribia e Poulsen sulle fasce (questo De Silvestri non è proponibile), Maresca, Poli e Obiang al centro e Icardi titolare con Eder. Sono tempi disperati, sopratutto perché non si sa bene cosa ci sia che non vada, allenatore a parte. Non sono uno di quelli che pensa che questa squadra sia inadatta alla Serie A: ci sono giocatori da rivalutare o buchi da sistemare, ma nulla di irremediabile. Questa Samp è migliore di quella degli ultimi due anni, così come è migliore di quella che Novellino guidò alla stessa striscia negativa sei anni fa. E allora queste sei sconfitte sono in cerca d'autore, anche se Ferrara sa di essere l'indiziato numero uno.

Romero, 25 anni, e Gastaldello, 29, a terra: la Samp è alla sesta sconfitta consecutiva.

16 agosto 2012

Big Pack.

Tra i tanti "esodati" che si stanno allenando e che ha ancora non hanno trovato spazio sul mercato, c'è un caso su tutti di cui i sampdoriani non riescono a liberarsi. Nonostante il lavoro del d.s. Sensibile, molti sono ancora ad allenarsi a parte in quel di Bogliasco: tutto normale, vista la crisi e la difficoltà risaputa del mercato in uscita. Accanto a capitan Palombo, Semioli, Padalino e compagnia bella, c'è un giocatore che si aspetta in partenza da diversi mesi: parlo di Massimo Maccarone. Il 32enne attaccante, seppur siamo ormai a metà agosto, non ha ancora trovato una sistemazione soddisfacente. Il suo trasferimento non ha ancora avuto luogo, nonostante le tante voci di presunti interessamenti (ritorno ad Empoli, Bologna, ritorno a Siena, Spezia) ed un passato in Serie A di grande valore. Andiamo a vedere meglio come siamo arrivati a questo punto.

Massimo Maccarone nasce a Gallarate il 6 Settembre 1979 e gioca da prima punta classica, con tanti movimenti nell'area di rigore. Il ragazzo viene ingaggiato dal Milan a 13 anni e gioca per cinque stagioni nelle giovanili della squadra rossonera. La prima esplosione avviene a Prato, dove rimane per due anni e - nel 1999/2000 - confeziona 20 gol in 28 presenze, sfiorando la promozione con la squadra toscana. Il destino del giocatore si lega inevitabilmente a quella regione: l'anno dopo, infatti, l'Empoli lo preleva dal Milan alle buste e così, in coppia con Antonio Di Natale, Maccarone regala la promozione alla squadra toscana in Serie A. Due anni con 30 gol stagionali lo portano in cima alla lista di molti club italiani ed internazionali; come se non bastasse, con l'Under 21 azzurra conferma le sue buone qualità, segnando 11 gol e diventando capocannoniere dell'Europeo di categoria nel 2002.
Infine, la ciliegina sulla torta arriva con l'esordio in nazionale nel Marzo del 2002 sotto la guida di Giovanni Trapattoni, in un Inghilterra-Italia in quel di Leeds che segnerà inevitabilmente la sua carriera. Erano passati più di 70 anni da quando un giocatore esordiva in nazionale non avendo mai giocato nella massima serie. Maccarone riesce in quest'impresa e si procura il rigore decisivo per il 2-1 finale in favore dell'Italia.
Alla fine, il Middelsbrough se lo aggiudica per ben 13 milioni di euro. Steve McLaren, allenatore del Boro, lo esalta,  affermando: "E' il giocatore che più assomiglia a Del Piero". Assomiglierà pure all'Alex bianconero, ma intanto gioca lontano dalla porta o sta in panchina. E così Maccarone, complici anche gli infortuni, ha poca gloria in Inghilterra, seppur partecipi alla conquista della Carling Cup nel 2004. 15 gol in due stagioni e la difficoltà nei rapporti con McLaren sono le condizioni che portano Maccarone alla scelta del ritorno in Italia, seppur temporaneamente.

Maccarone ai tempi dell'Under-21 azzurra: una stella in ascesa.

Maccarone disputa la stagione 2004/2005 in Serie A per la prima volta. Se, fino a Gennaio, le cose vanno male in quel di Parma (solo due gol in Coppa UEFA), Big Mac si riprende la scena a Siena, dove segna sette gol e dimostra che non è propriamente finito. Purtroppo per lui, i toscani non lo riscattano e così torna a Middlesbrough, dove tutto sembra destinato a relegarlo nuovamente in panchina. La stagione di Maccarone, invece, diventerà trionfale: se in campionato non vede campo e segna poco (due gol), in Europa è un trascinatore. Il Middlesbrough, l'anno precedente, si è qualificato per la Coppa UEFA e la disputa alla grande, ribaltando tutti i pronostici. Il merito è anche di Big Mac, come sarà soprannominato d'ora in poi da quelle parti: segna cinque gol in tutta la competizione, ma diventa un eroe nei momenti decisivi. Ai quarti contro il Basilea, la squadra di McLaren è quasi fuori, ma un gol di Maccarone al 90' fa esplodere il Riverside Stadium e consegna la qualificazione agli inglesi. Lo scenario si ripete in semifinale contro lo Steaua di Bucarest: sconfitti 1-0 all'andata e sotto 2-0 al ritorno in casa, al Middlesbrough servono quattro gol. Maccarone, entrando dalla panchina, realizza la doppietta realizza il primo ed il quarto gol: i tifosi sono in visibilio e lui diventa Big Mac. La finale sarà persa per 4-0 contro il Siviglia, ma intanto Maccarone è un eroe da quelle parti. Purtroppo l'italiano continua a passare tempo in panchina anche nella stagione successiva, nonostante l'arrivo di Gareth Southgate al posto di McLaren. Stanco di marcire in panca, l'ormai 27enne decide di tornare in Italia durante il mercato invernale del 2007. La meta è Siena.

Maccarone a segno nella semifiinale contro la Steaua: suo il 4-2 finale.

Nella città del Palio, Big Mac trova quella gratificazione che ancora nessuno gli aveva mai dato pienamente. Dopo aver rivelato che McLaren gli ha reso la vita impossibile durante la sua esperienza inglese, Maccarone diventa fondamentale nel sistema di gioco senese e porta la salvezza alla squadra toscana già nel 2007. Nelle due stagioni successive, egli continua ad essere il terminale offensivo del Siena. Inoltre, arrivato ormai a 30 anni, è in grado di riciclarsi: ormai non è più la prima punta che giocava nell'Under 21. Si è re-inventato seconda punta, con larga libertà di svariare su tutto il fronte di attacco, permettendogli di cercare il gol anche da lontano. A Siena, le marcature firmate da Maccarone saranno 42 quando - nel 2010 - decide di lasciare la squadra toscana, retrocessa malamente. E' tempo di cambiare casacca ed ambiente, di cercare una nuova sfida a trent'anni: la meta diventa Palermo, città con un presidente fumantino ed una squadra ambiziosa, che ha appena sfiorato la Champions.
I siciliani lo pagano quattro milioni e mezzo di euro, ma lo schierano come una seconda linea, preferendo Miccoli e Hernandez davanti. Con Pastore ed Ilicic sbocciati, lo spazio si riduce ulteriormente per l'attaccante, che trova spazio in Europa, dove segna ben tre reti. Nonostante il poco minutaggio in campionato, Maccarone vuole restare a Palermo; purtroppo per lui, la società non è dello stesso parere e decide di metterlo sul mercato. A raccogliere l'invito è la nostra beneamata, che compra l'attaccante lombardo per tre milioni di euro.

La rinascita di Maccarone avviene a Siena: qui a segno contro il Livorno.

Se le prime partite sembrano di buon auspicio (assist a Guberti in Samp-Milan di Coppa Italia), nel giro di un paio di settimane Maccarone conferma di essere un giocatore involuto. Si scoprirà poi che ci sono stati problemi familiari a contribuire a tale condizione; ciò nonostante, il ragazzo mostra di non essere di alcuna utilità. Lento, svogliato, a volte fastidioso per un tifoso - come quello sampdoriano - che vorrebbe vedere il sangue agli occhi in un momento delicato come la fine della stagione 2010/2011. La Samp vola inesorabilmente verso la Serie B ed il giocatore di maggior talento ed esperienza (almeno sulla carta) non fa vedere un briciolo di speranza alla Gradinata Sud. La ciliegina sulla torta è il rigore decisivo sbagliato nella partita in casa con il Parma. Maccarone segna tre gol contro Bologna, Cesena e Lecce, ma sono tutti gol inutili, a risultato già ipotecato da parte della squadra avversaria.
La capacità di decidere le partite, che aveva a Siena, non si vede in quel di Genova. A retrocessione avvenuta, tutti sperano nella sua partenza; poi viene fuori la verità sui problemi familiari e, allora, la società si fa carico di quella che provo a definire una "operazione simpatia". Recuperare l'uomo ed il giocatore diventa la priorità ed anche i tifosi più critici diventano docili come cagnolini, con tanto di striscioni di incoraggiamento.
L'esito di questo recupero lo conosciamo tutti: Maccarone segna all'Alessandria nella prima partita ufficiale della stagione, in Coppa Italia, per poi scomparire, sommerso dall'inizio folgorante di Bertani e dalla forma di Pozzi. Quando gli infortuni fanno fuori il numero 9 e l'ex Novara diventa un peso per la manovra offensiva, c'è Piovaccari; quando anche l'ex Cittadella si dimostra inaffidabile, tocca a Big Mac. Peccato che lui non ci sia: le sue presenze in campo sono un misto di paura dei fischi del pubblico e di "vorrei, ma non posso". Arrivano anche tre gol: uno su rigore all'Albinoleffe. E peccato che gli altri due siano il corollario di un Nocerina-Sampdoria 4-2, perso, in cui Maccarone segna quando è già troppo tardi. Insomma, il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Il prestito di Gennaio all'Empoli è servito a rigenerarlo parzialmente, nonostante la squadra toscana abbia rischiato la Lega Pro per tutta la stagione. Sette gol e la salvezza consegnata alla sua ex squadra sono perlomeno un segnale di vita. Ora, tornato a Genova, è finito sul mercato. Doveva essere così. Ma, per ora, parla solo il suo procuratore, che prima ha cercato di mantenere il suo assistito nella rosa sampdoriana, poi si è reso conto che era impossibile e sta attualmente lavorando per cercargli una sistemazione.
Guardando alla sua avventura genovese, impossibile non rinominarlo "Big Pack". Purtroppo, è andata male. Magari sarà in grado di rinascere altrove.

Maccarone in ginocchio: una sintesi visiva della sua avventura in blucerchiato.


25 aprile 2012

La differenza tra noi e voi.

Ho aspettato a scrivere, non volevo farlo sull'onda dell'emotività, sull'onda del fatto che sono un tifoso sampdoriano, sull'onda di un orrore che ti sale pensando che questo è il paese in cui vivi. Ciò a cui abbiamo assistito in quel di Genova domenica scorsa è qualcosa di paradossale (e non nuovo): basta un manipolo di tifosi a fermare tutto. Nel bel mezzo di una sconfitta che ha del clamoroso (4-0 con il Siena), i capi della tifoseria genoana hanno pensato bene di fermare tutto e pretendere che il gioco del calcio s'inchinasse ai loro piedi. O almeno lo facessero i giocatori genoani, fermando lo svolgimento della partita attraverso il lancio di fumogeni e lacrimogeni prima, poi con l'intervento diretto degli esponenti più importanti della Gradinata Nord.
Da lì in poi, il caos ha dominato: la richiesta (esaudita inizialmente) ai giocatori rossoblu di togliersi la maglia, perché non meritavano d'indossarla, visto l'ultimo rendimento del Genoa in campionato; il capitano rossoblu, Marco Rossi, ripreso dalle telecamere con le maglie raccolte stile "lavandaia", pronto a consegnarle ai tifosi e a cedere a quello che è sostanzialmente un ricatto; le lacrime di Mesto, anche se ci sarebbe da piangere su altre cose; ma sopratutto l'incredibile siparietto finale, con Sculli a fare da pacere tra la tifoseria e la squadra, e la ripresa della partita in un clima surreale, che ha visto giocare i 40' finali con un mordente simile a quello di una partita tra scapoli ed ammogliati.
Sembrano esserci tanti errori in questa storia. Tantissimi. Non saprei neanche da dove cominciare.
Innanzitutto, la debolezza dei giocatori: cedere ad un ricatto del genere significa essere schiavi di questo calcio malato, che pretende rispetto sì per i tifosi, ma non attraverso queste manifestazioni. Per altro, questo mette ancora più in evidenza come ci sia un beneplacito di società e/o giocatori verso un certo tipo di tifo, quando invece dovrebbe accadere l'esatto contrario.
C'è da considerare anche il nervosismo dei tifosi, che sta sfociando - a mio modo di vedere - in modo sbagliato: l'anno scorso, in casa Samp, si era tesi verso coloro che erano effettivamente più in luce nelle colpe o negli atteggiamenti; domenica, invece, ho visto gente prendersela con Jankovic, probabilmente uno dei pochi giocatori rinati o salvabili in quest'annata maledetta. Ma è normale: quando subentra il nervosismo, perdi la razionalità.
Un "plauso" anche alle forze dell'ordine: c'è da chiedersi quale ordine stessero osservando. Come sono entrati tutti quei tifosi in tribune piene di famiglie? Perché gli è stato permesso di tutto, tra cui arrampicarsi sul tunnel che porta all'entrata in campo? C'è un detto che fa: "A pensar male, a volte ci si azzecca". E allora mi lancio in questa riflessione: fossero stati studenti disarmati, gente pacifica, manifestatori disarmati, si sarebbe vista tutta quest'ossequio? Probabilmente no e questo fa male allo Stato italiano, ancor prima che al suo calcio.
Infine, il più grosso "applauso" va ai tifosi genoani: è questo il modo di interpretare il calcio? Se uno avesse avuto il telecomando in mano (come lo avevo io l'altro giorno), avrebbe girato un paio di canali su SKY ed avrebbe visto i tifosi del Wolverhampton applaudire la retrocessione dei loro giocatori: non è inneggiare alla sconfitta, ma essere solidali con i propri beniamini fino al 90', se non anche dopo. Invece, in Italia, forse non ce la si fa ad aspettare la fine della partita: meglio fischiare prima, non si sa mai..
Eppure, una cosa - che ha notato solo Preziosi e che invece non ho visto tra le tante manfrine televisive - è che l'esempio Samp non è stato citato da nessuno. Noi siamo una buona tifoseria: non mi lancio nell'ottimo perché ci sono episodi passati che fanno comunque riflettere, come le arance ed i rubinetti a Pagliuca in un Sampdoria-Bologna del 1999. Però l'anno scorso, con tutto quello che ci è successo durante la stagione, si sono viste ben poche cose rispetto allo scenario di domenica scorsa: anzi, nel giorno della retrocessione, fischi a Garrone, ma applausi appena finito il 90'. Non proprio un tifo stra-inglese, ma siamo lì. Almeno c'è stato il rispetto invece della forza, la razionalità prima dell'incazzatura. E sopratutto: non mi risulta che il Genoa fosse in CL o anche in Europa ad inizio stagione; non mi risulta che gli abbiano venduto Palacio a Gennaio; non mi risulta che abbiano perso un derby al 92' che li mandava in Serie B. Perciò, calmatevi. Questo non è più calcio. Speriamo che almeno si sia capita la differenza con voi. E quando dico "voi", non mi riferisco necessariamente al Genoa; bensì ad uno spettro più ampio, al calcio italiano, dove la Samp - almeno per ora - rappresenta un'isola semi-felice. Con tutto quello che c'è stato, siamo stati un mini-esempio. Al modello inglese, manca ancora un po' di strada; ai tifosi genoani, a quanto pare, un continente.


Tifosi del Wolverhampton sostengono la squadra anche dopo la retrocessione di domenica.