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23 aprile 2018

Dori-exit.

Un'altra comparsata, senza arte né parte. Una domenica assolata, felice solo per i padroni di casa e funesta per gli ospiti. La Sampdoria perde malamente a Roma per 4-0 contro la Lazio, che continua a volare verso la Champions League e conferma di essere il miglior attacco della Serie A. Noi? Quando c'è il gap, sembriamo fermarci al primo ostacolo.

La Lazio rimane una delle migliori squadre di questo campionato, ma...

Una Sampdoria rinfrancata dal successo sul Bologna arriva a Roma per vincere e cercare di spezzare una maledizione: se la Roma ha concesso un paio di vittorie, con la Lazio si fa fatica all'Olimpico. Anche Giampaolo deve battere Inzaghi per continuare la corsa all'Europa; una Lazio difficile da maneggiare, reduce da un incredibile successo per 4-3 a Firenze.
La prima mezz'ora dà l'impressione che la Sampdoria, con l'episodio giusto, possa passare. La Lazio fatica a costruire qualcosa negli ultimi 25 metri e si affida un paio di occasioni casuali: una svirgolata di Torreira, un colpo di testa alto di Leiva. Gli ospiti rispondono con un gran destro di Barreto, respinto lateralmente da Strakosha.
Proprio in quel momento - quando un episodio potrebbe far girare la gara -, la Lazio segna: cross di Radu al 31' e Strinic non segue il taglio di Milinkovic-Savic, lasciandolo solo per l'incornata dell'1-0. Viviano sembra in ritardo e i padroni di casa sono in vantaggio.
Da lì, la Sampdoria sparisce per il resto del primo tempo. Viviano salva in quattro occasioni su Marusic, Felipe Anderson, Immobile e Milinkovic-Savic, mentre ci vuole Ferrari per fermare un tiro di Leiva nei pressi della linea. Poco male, perché al 42' è 2-0: de Vrij è abbandonato a sé stesso e deve solo insaccare di testa il corner di Felipe Anderson.
La Sampdoria da incubo del finale di primo tempo dà dei leggeri segnali di vita. I tanti cambi - tutti nei primi 20': Kownacki, Quagliarella e Linetty per Caprari, Zapata e Ramírez - non cambiano di tanto l'inerzia. Certo, Zapata sfiora il palo con un gran destro e Strakosha deve stoppare un tiro di Kownacki, ma niente di più.
Al contrario, una Lazio a regime ridotto sfiora il 3-0 due volte con Caceres: l'uruguayano in versione offensiva va vicino al gol prima di testa, poi con una deviazione fortunosa. Non fa nulla, però, perché il 3-0 arriva all'84': bell'azione di Milinkovic-Savic, che legge il taglio in area piccola di Immobile e lo serve. Andersen è distratto e lo svantaggio diventa triplo.
Basta poco per far crollare psicologicamente la Sampdoria, che cede anche in concentrazione: tre minuti più tardi, Ferrari passa il pallone con troppa leggerezza, Nani lo intercetta e il portoghese lancia in profondità Immobile. Il 17 di casa, di fronte a Viviano, è letale e segna il gol numero ? in campionato. Finita un'altra giornata di (poca) passione.

Giampaolo dice che il punteggio sia esagerato, ma le ingenuità si pagano.

Viviano 5.5; Bereszynski 5.5, Andersen 6, Ferrari 5, Strinic 4.5; Barreto 6, Torreira 5, Praet 5.5; Ramírez 5 (dal 20' s.t. Linetty 6); Caprari 5 (dal 7' s.t. Kownacki 6), Zapata 5 (dal 14' s.t. Quagliarella 5.5).

Come giudicare questa prestazione? Una passeggiata (non di salute). Una terribile figura, soprattutto considerando l'atteggiamento in campo. Come contro la Juventus a Torino, l'impressione è che se la Sampdoria fosse stata più precisa e volenterosa, avrebbe potuto mettere in difficoltà una squadra più forte, ma con il pilota automatico inserito.
La Lazio è sì una delle migliori realtà di questo campionato, ma nella prima mezz'ora non ha dato l'impressione di voler spingere. Trovati i due gol, la squadra di casa ha sostanzialmente gestito il vantaggio senza correre quasi nessun pericolo. I due gol di Immobile nel finale son serviti più a lui che alle due squadre, con la contesa già decisa.
E c'è un altro dato personale pericolo per Giampaolo: in quattro gare - tra il 2016 e il 2018 - contro la Lazio di Simone Inzaghi, la Sampdoria del tecnico abruzzese ha incassato quattro sconfitte su altrettante partite. 2-1, 7-3, 2-1, 4-0: due sconfitte onorevoli in casa, due disastri in trasferta (in totale, cinque gol fatti e 15 subiti!).
L'unica notizia buona venuta fuori dalla gara di ieri pomeriggio riguarda i giovani: Kownacki è entrato ancora una volta a gara in corso, ma sembra che si stia meritando un maggior minutaggio per l'anno prossimo. Lo stesso vale per il danese Andersen, che si è perso Immobile sul 3-0, ma che per il resto ha giocato un'ottima gara, risultando il migliore.
E ora? Ci si riprova. Tolti gli impegni con Lazio e Juventus, alla Sampdoria l'unica gara difficile che rimane è quella contro il Napoli della 37° giornata (poi Cagliari, Sassuolo e SPAL). Lo stesso Napoli che affronterà la Fiorentina; il Milan ha la finale di Coppa Italia, nonché lo scontro diretto contro l'Atalanta, mentre quest'ultima mi sembra la favorita per il sesto posto.
Crederci? Magari potessi, ma non ne ho voglia. E per primi non sembravano averne la voglia i giocatori. C'è un Mondiale alle porte e l'ipotesi del settimo posto sembra far accapponare la pelle a tutti: un po' perché un'altra Vojvodina la si vorrebbe evitare, un po' perché l'estate è bella e il mare pure. La Dori-exit sembra l'unica soluzione desiderata.

I tifosi blucerchiati sempre presenti, anche allo Stadio Olimpico di Roma.

04 dicembre 2017

Beffa salutare.

L'avevamo un po' detto. Contro Chievo, Atalanta e Juventus si erano visti alcuni campanelli d'allarme o episodi che poi il karma ci avrebbe restituito. E così è stato: la Sampdoria inciampa per la prima volta in casa, rimontata per 2-1 dalla Lazio. E forse non c'è neanche granché da contestare sul punteggio finale: l'Europa è un sogno da consolidare passo dopo passo.

Felipe Caicedo, 29 anni, match-winner con il suo primo gol in A.

La Sampdoria è reduce dalla pessima batosta di Bologna e spera che la Lazio possa cadere al "Ferraris", come tutte le altre squadre che l'hanno affrontata nell'impianto di casa. Fuori Strinic e Linetty per infortunio, sono Murru e Barreto a sostituirli. Gli ospiti, invece, si schierano con il solito 3-4-2-1, con Immobile supportato da Milinkovic-Savic e Luis Alberto.
Il primo tempo vede la Sampdoria maggiormente al tiro, ma sempre piuttosto imprecisa. La miglior occasione è al 30', quando Praet imbecca Zapata in mezzo all'area: il colombiano incespica nel cambio di direzione, ma riesce a tirare, trovando però la respinta di piede di Strakosha. Per il resto, tante conclusioni dalla distanza.
Mentre però né Praet, né Barreto, né Ramírez trovano la porta avversaria, la Lazio costruisce meno palle-gol, ma di maggior qualità. Parolo si trova solo per lo stacco di testa al 14', ma non centra la porta di Viviano. Immobile sfiora il palo e poi impegna Viviano in una respinta difficile: sul conseguente tiro-cross di Luis Alberto, un super Bereszynski respinge.
Al riposo, la sensazione è che il canovaccio possa esser sbloccato da un episodio. La Lazio non lo trova (palo di Parolo al 51'), la Sampdoria sì: lancio in profondità di Torreira, spondina di testa di Quagliarella e Zapata è solo in area. Senza pietà, il 91 blucerchiato mette dentro l'1-0, ringraziando anche la disattenzione della difesa ospite.
Non è però finita qui: i padroni di casa hanno un'altra mezza occasione con Barreto, ma poi si spegnono lì. Comincia una lunga girandola di sostituzioni, con la Lazio che alza il baricentro (dentro Caicedo accanto a Immobile), ma non crea questi grandi pericoli. Poi però l'episodio che cambia di nuovo la gara lo trovano gli ospiti.
Punizione ingenua concessa da Murru, sulla quale la palla carambola in area: Ferrari è meno lesto di Milinkovic-Savic a raccogliere la contesa e il serbo punisce Viviano in uscita da due-tre metri. L'1-1 dà fiducia alla Lazio, che nel finale trova persino il gol della vittoria con un altro mezzo episodio, stavolta però ben costruito.
Milinkovic-Savic cavalca servito da Luis Alberto e il serbo mette un pallone bellissimo per i due attaccanti, tenuti entrambi in gioco da Murru (male male): Caicedo lascia scorrere il pallone per Immobile, che però non batte Viviano. Il portiere doriano non trattiene la palla e l'ecuadoregno si getta sulla sfera per segnare a porta vuota: l'imbattibilità è finita, la gara pure.

Fino all'80', partita in pieno controllo. Poi il pata-trac degli ultimi 15'.


Viviano 5.5; Bereszynski 7.5, Silvestre 6.5, Ferrari 6, Murru 5; Barreto 6, Torreira 5.5, Praet 6 (dal 38' s.t. Verre s.v.); Ramírez 6 (dal 30' s.t. Álvarez 5.5); Quagliarella 6 (dal 24' s.t. Kownacki 5.5), Zapata 6.5.

E niente, la Lazio ha giocato una grande gara: continua, tenace sul pressing. E sebbene non abbia dominato fino all'1-1, comunque la squadra di Inzaghi ha avuto il merito di non sciogliersi di fronte allo svantaggio. Una possibilità che era sul tavolo, vista la sconfitta nel derby di Roma e il pareggio subito dalla Fiorentina nelle ultime due settimane.
Già, Simone Inzaghi. Un grande allenatore, che finora ha incrociato la Sampdoria quattro volte e ha perso solo la prima sfida contro i blucerchiati, per altro in una maniera che non lo fece felice nel maggio 2016. Invece, contro Giampaolo, siamo a tre successi su tre: due 2-1 a domicilio più la tremenda goleada del maggio scorso.
Mentre bisogna parlare di questo tecnico (che si sta confermando), Giampaolo ha i suoi problemi. Uno di questi è certamente Nicola Murru: è vero che l'assenza di Ivan Strinic avrebbe verosimilmente creato svantaggi, ma sul 2-1 c'è la sua impronta cubitale. Un fuorigioco fatto male, l'ennesimo dopo quello che ha regalato il 3-0 al Bologna al "Dall'Ara". Bisogna lavorare duro.
Anche perché il calendario ora regala delle buone occasioni alla Sampdoria: superate le principali sfide (sebbene si debba ancora recuperare la sfida con la Roma), i blucerchiati si preparano ad affrontare Cagliari, Sassuolo, Spal e Benevento prima della sosta di gennaio. Se togliamo l'impossibile trasferta di Napoli, 8-9 punti sarebbero il minimo per proseguire la corsa europea.

Bartosz Bereszynski, 25 anni, il miglior in campo per la Samp, contro Senad Lulić, 31.

25 aprile 2016

È fatta.

È fatta. La matematica non ci consegna ancora verdetti certi, ma la vittoria per 2-1 della Samp contro la Lazio mette la parola fine a questo travagliato campionato. Con un modico +8 sul Palermo, la corsa salvezza dei blucerchiati ha raggiunto il suo epilogo. E poco importa che ci siano ancora tre gare alla fine: questo stillicidio chiamato 2015-16 è finalmente giunto a conclusione.

Simone Inzaghi, 40 anni, alla prima sconfitta da mister della Lazio.

La Samp si presenta alla penultima in casa con un 3-5-2 totale: niente trequartista, Soriano e Correa in panchina. Davanti c'è ancora Muriel, ma stavolta accanto a lui c'è Quagliarella. Gli ospiti invece puntano sul 4-3-3 della nuova gestione Inzaghi, con Keita e Candreva che affiancano l'unico terminale offensivo Djordjevic.
Il problema è che dopo tre minuti la Lazio è già in vantaggio: Candreva temporeggia e mette in mezzo, dove un maldestro Silvestre si perde totalmente Djordjevic, libero di incornare di testa per l'1-0 ospite. Bella mazzata, considerando che la Samp deve ancora conquistare una tranquilla posizione in classifica e le notizie giunte da Frosinone-Palermo non sono delle migliori.
La Lazio è abbastanza arrembante, sfruttando la prestazione dei due esterni, che però sono inconcludenti sotto porta. Prima Keita salta tutti ma spara a lato una volta arrivato davanti a Viviano, Candreva, invece, è solo in area, ma si prende uno stop di troppo e alla fine Dodô lo recupera, stoppandogli il tiro.
Fortunatamente al 18' i padroni di casa trovano il pari: passaggio in profondità di Krsticic per Quagliarella, che però decide di lasciar passare il pallone. Gentiletti lascia un buco in mezzo all'area, dove s'infila Fernando, non seguito da Lulic: il destro del brasiliano non lascia scampo a Marchetti per il pareggio.
Muriel ci riprova al 22' su punizione (stranamente lasciata da Fernando), ma il pallone sibila alla destra di Marchetti. Da quel momento in poi, la Samp sparisce e lascia l'iniziativa ancora agli ospiti. Ci vogliono due miracoli di Viviano per chiudere il primo tempo in parità: il primo è su Keita, servito da Lulic in profondità.
Il secondo arriva sull'ennesimo calcio di rigore concesso in maniera ingenua dalla Samp, con Dodô che stende Keita in area senza alcun motivo. Dal dischetto si presenta Candreva, che ha un modo di calciare standard: pallonetto o incrocio sulla sua sinistra. Viviano capisce l'andazzo e si tuffa per neutralizzare il penalty, il secondo in una settimana.
Nel secondo tempo, la partita è per ritmi un'amichevole estiva: la Lazio arretra il baricentro e si fa meno pericolosa, mentre la Samp non riesce a concretizzare una mole di gioco superiore alla prima frazione. Muriel e Quagliarella impegnano Marchetti, che però si disimpegna bene su entrambi. Djordjevic ha la palla del 2-1 al 68', ma manca l'impatto con la palla da solo in area.
La fortuna vuole che la Samp passi in vantaggio al 78'. Soriano si guadagna astutamente una punizione: Fernando mette in mezzo e Silvestre incorna, trovando una grande respinta di Marchetti. La palla danza sulla traversa e poi torna giù, con Diakité che sembra anticipare tutti, anche i compagni (De Silvestri rimedia una gomitata): è il vantaggio blucerchiato.
La Lega poi assegnerà il gol al numero 29, ma intanto è 2-1: la Lazio improvvisamente si gioca la carta Morrison e si butta in avanti, creando un'unica occasione al minuto 94. Il giovane Skriniar - entrato nel finale per Dodô - concede una punizione per Biglia, che scavalca la barriera ma trova ancora Viviano. Il fischio finale di Rizzoli chiude la stagione della Samp con la salvezza.

Fernando Lucas Martins, 24 anni, al quarto gol in campionato.

Viviano 7.5; Diakité 6.5, Silvestre 5.5, Cassani 6; De Silvestri 6, Krsticic 5.5 (dal 28' s.t. Soriano 6), Fernando 7, Barreto 6, Dodô 5 (dal 46' s.t. Skriniar s.v.); Muriel 5 (dal 20' s.t. Correa 6), Quagliarella 6.5 - già pubblicate su SampNews24

Mi hanno stupito le dichiarazioni dei giocatori della Lazio al termine della gara, quasi defraudati di una vittoria che gli dèi del calcio avrebbero dovuto assegnargli d'ufficio. Su tutti il tecnico Simone Inzaghi, incapace di capacitarsi di una sconfitta come questa. Però la Lazio si è vista (bene) solo nel primo tempo, creando pochissimo nella ripresa: mah.
Non nego che al momento dell'1-0 di Djordjevic ho pensato: «La prossima andiamo a Palermo e siamo a +5. Se perdiamo questa e quella in Sicilia, retrocediamo sicuro». Per fortuna, il gol di Fernando e i tanti errori sotto porta della Lazio - uniti alle parate di Viviano - hanno cambiato il corso della gara e ora respiriamo.
E il futuro? Tendo a non esser ottimista di natura. Mi definisco un realista, per cui vi dico che non so cosa accadrà: la presidenza Ferrero mi sembra ristretta di prospettive, con l'obiettivo di tirare a campare. A stadio e centro sportivo non ci credo finché non li vedo, figuriamoci al rinforzo della squadra. Posso solo sperare che avere Montella dall'inizio produca esiti diversi.
Il bilancio stagionale di questo 2015-16 è un pianto: siamo partiti per giocarci quattro partite con cui saremmo dovuti entrare in Europa League e invece a tre giornate dalla fine non possiamo ancora dirci matematicamente salvi. A inizio anno pensavo che rimanere nella parte sinistra della classifica con l'Europa a tenerci impegnati sarebbe stato impensabile.
Era però un sacrificio, uno scambio che avrei fatto volentieri. Sei partite di Europa League (più le quattro per arrivarci) sarebbero valse molto più del campionato melenso, sofferto e incolore che abbiamo fatto. Ci vorrebbe una rivoluzione in campo e fuori, cambiando il d.s. e portando una nuova guida per la Samp. Ma non avverrà: accontentiamoci della salvezza per ora.

Massimo Ferrero, 64 anni, ed Emiliano Viviano, 30, in festa al fischio finale.

15 dicembre 2015

Un minuto di sollievo.

Fino al minuto 92 della gara di Roma contro la Lazio, per la Samp stava l'ennesima sconfitta, l'ennesima prestazione brutta, seppur di fronte a un avversario ridotto quasi nelle stesse condizioni. Eppure il gol di Ervin Zukanovic - con fortunosa deviazione di Felipe Anderson - è sembrato un colpo di spugna: è finita 1-1, siamo tutti più felici. O forse no?

Vincenzo Montella, 41 anni, al suo primo punto da tecnico blucerchiato.

La Samp si presenta a Roma dopo quattro sconfitte consecutive, mentre la vittoria in Serie A manca da sei gare: per isolarsi dal pesante clima di Bogliasco (Soriano schiaffeggiato da un tifoso dopo la gara contro il Sassuolo), si è ricorsi persino al trasferimento a Torre del Grifo, dove c'è il centro sportivo del Catania, allenato da Montella nel 2011-12.
Il tecnico blucerchiato opta ancora per il 4-3-3, ma deve rinunciare all'ultimo momento sia a Éder che Silvestre nel riscaldamento, con i due che finiscono in tribuna per guai muscolari. Davanti lo strano tridente con Carbonero e Christodoulopoulos ai lati di Cassano. La Lazio non se la passa meglio: sei giornate senza vittorie, si opta per il 4-3-2-1 atipico.
La partita è stata - e lo dico senza timore di smentite - un inno allo sbadiglio. Già dal primo quarto d'ora si è capito quanto le squadre siano in crisi: poche idee, iniziative soprattutto individuali e spunti di squadra contabili sulle dita di una mano per entrambe le compagini. Il primo lo regala la Lazio all'8', con un colpo di testa di Klose che finisce alto sopra la traversa.
Nella prima mezz'ora, la Lazio tenta un paio di soluzioni da lontano con Candreva, il più attivo e al tempo stesso confusionario dei suoi. La Samp ha un'unica occasione, ma è super: al minuto 28 una buona ripartenza porta De Silvestri in area, che scarica per Christodoulopoulos. Il tiro del greco dal limite viene respinto, ma Barreto sulla ribattuta mette fuori da due passi.
Il riposo conferma quanto si pensava alla vigilia: le due squadre sono in crisi nera. E non è un caso che anche il secondo tempo sia un festival della noia: tanti gialli, diverse sostituzioni e molto nervosismo, specie in casa blucerchiata. Basti pensare ai cartellini rimediati da Cassano per proteste e da Soriano per uno scontro ravvicinato con l'arbitro Calvarese.
Nel frattempo, però, i blucerchiati si fanno vedere con Muriel, entrato nella ripresa al posto di un Cassano provato. Una sua accelerazione spacca la difesa avversaria, ma il destro è a lato. Il disastro, però, è dietro l'angolo: al minuto 78 la Lazio va in vantaggio. Su un rinvio di Moisander, Radu è più lesto di Carbonero e mette in mezzo, dove Matri spicca il volo e batte di testa Viviano. Nella circostanza malissimo Zukanovic, fermo come una statua di sale.
Da lì, la Samp si getta disperatamente in avanti, mentre la Lazio si spaventa e arretra il baricentro dopo una partita passata nella metà campo avversaria, seppur sterilmente. Ci provano Soriano e Ivan, ma i tentativi dalla distanza sono di facile risoluzione per Berisha, entrato al posto di Marchetti, infortunatosi comicamente nell'esultare per l'1-0.
Ma la sorpresa è dietro l'angolo. Su rilancio dalle retrovie blucerchiate, Bonazzoli e Muriel sono pronti ad andare in porta, ma Berisha esce follemente fuori dall'area. Giallo per il portiere, punizione per gli ospiti. Siamo al 93', ma Zukanovic trova una parabola deviata dall'indolente Felipe Anderson (lo stesso che nel gennaio 2015 aveva detronizzato la Samp all'Olimpico) e la Samp pareggia. Un miracolo, vero e proprio.

Federico Marchetti, 32 anni, non ha dovuto fare neanche una parata.

Viviano 6; De Silvestri 5, Moisander 5.5, Zukanovic 5.5, Regini 6; Soriano 5, Fernando 6, Barreto 5 (dal 20' s.t. Ivan 5); Carbonero 4.5, Cassano 6 (dal 25' s.t. Muriel 6.5), Christodoulopoulos 6 (dal 38' s.t. Bonazzoli s.v.) - già pubblicate su SampNews24

Intendiamoci: il pareggio era il risultato giusto, ma uno 0-0, perché la gara è stata bruttissima da guardare. Ci sono due note positive: la prima è il gruppo. Nonostante i problemi e le difficoltà, l'esultanza dopo il pareggio di Zukanovic è stata quella di una squadra unita, vogliosa di abbandonare le proprie paure.
L'altra è il punto dell'Olimpico, che spezza la serie tremenda di quattro sconfitte consecutive. Non si vince comunque da sette gare, ma evitare la quinta caduta di fila è già qualcosa. Certo, da qui a dimenticare i precedenti 92 minuti ce ne passa: la Samp di ieri è stata inguardabile e condizionata dagli infortuni.
Piuttosto, vedendo la Lazio di Pioli, mi chiedo esattamente quale sia il problema. Forse è lo stesso nostro, perché ieri in campo dall'inizio c'erano undici giocatori con cui i biancocelesti l'anno scorso sono arrivati terzi. Ora il tecnico rischia: un suo esonero non credo però che risolverebbe il problema, che sembra psicologico.
E la Samp? Il futuro - più della squadra che del tecnico - si giocherà in due partite. Giovedì ci sarà l'ottavo di finale di Coppa Italia contro il Milan di Mihajlovic al Ferraris, domenica si ospiterà il Palermo di Ballardini alle 18. Due partite fondamentali, in attesa del mercato, che dovrà risolvere diversi problemi, anche di inutile abbondanza. Godiamoci quel minuto di sollievo, che dopodomani si ricomincia.

Ervin Zukanovic, 28 anni, festeggia il terzo gol in campionato.

17 maggio 2015

Per demeriti altrui.

Cosa non si fa per evitare quest'Europa League? Pare fatto apposta. L'Inter viene fermato dalla Juve-B, il Genoa rischia di non poterla disputare per mancanza di licenza Uefa e la Samp non vuole esser da meno. Solo così si può spiegare l'1-0 della Lazio al Ferraris, la seconda sconfitta consecutiva in casa e una prestazione sconcertante dei blucerchiati nella ripresa.

Felipe Anderson, 22 anni, devastante come suo solito.

La Samp si presenta in un Ferraris carico per quella che dev'essere la gara dell'anno. L'hashtag lanciato dalla società - #IoCiSono - dimostra come tutti capiscano che questa partita conta più delle altre. Il 4-3-1-2 delle ultime uscite è confermato, con Soriano dietro al duo Muriel-Eto'o; fuori Duncan, rientra Obiang dalla squalifica, così come Romagnoli e De Silvestri. La Lazio, incerottata e con quattro assenze importanti, punta su Ciani e Gentiletti come coppia centrale di difesa. Davanti i soliti tre: F. Anderson, Candreva e Klose.
I primi 20' sono a marca ospite: di occasioni veramente pericolose non ce ne sono, ma la Lazio tiene spesso il pallone, mentre la Samp fatica a recuperarlo. Prima Parolo, poi Candreva cercano di impensierire Viviano senza riuscirci. La Samp ha il primo spunto al 22', quando un colpo di testa di Soriano va alto di poco. L'ultimo lampo ospite è al 30' ed è di quelli che fa male: contropiede in campo aperto, Felipe Anderson mette in mezzo e Romagnoli rinvia male. Fortunatamente Viviano ha un buon riflesso e salva prima che la palla finisca in porta.
Da lì, è solo Samp. Un minuto dopo, Muriel serve in profondità Soriano, ma il destro del numero 21 blucerchiato è largo di poco. Ancora Samp al 38', quando su un'azione dei padroni di casa Gentiletti rischia il clamoroso autogol. La più clamorosa occasione per la squadra di Mihajlovic arriva al 43': grande discesa di De Silvestri, cross in mezzo e Obiang ha lo specchio della porta spalancato, ma riesce a mandare alto. È la seconda grossa chance da gol che si mangia dopo quella contro il Genoa nel derby di ritorno.
Al riposo, l'inerzia cambia. La Samp ha altri cinque minuti di vita, con un'altra gigantesca chance. Al 47' Eto'o viene lanciato in campo aperto, sfruttando il fuorigioco sbagliato da Ciani. Il camerunense è solo davanti a Berisha, ma riesce a non centrare la porta. Disperazione della Gradinata Sud e del 99, che spreca quella che è l'ultima occasione della gara. Da quel momento in poi, la Samp non tirerà più in porta per tutto il resto del secondo tempo.
Sei minuti dopo, l'episodio incriminato dell'1-0 ospite. Su corner, Regini si perde ingenuamente Gentiletti: il terzino blucerchiato prova a raddoppiare Ciani, già controllato da De Silvestri. Un errore grave, che lascia l'argentino della Lazio libero di colpire (male) verso la porta. Viviano potrebbe tentare la parata, se non fosse che è trattenuto da Klose al centro dell'area piccola. Quando il pallone è praticamente sulla linea di porta, il portiere di casa viene lasciato dal tedesco e non può intervenire. Non basta un intervento alla disperata di Eto'o: 1-0 Lazio.
Nonostante la girandola di cambi (dentro Rizzo, Bergessio e Okaka), non c'è nulla da fare. La Lazio gestisce il vantaggio da grande squadra e potrebbe raddoppiare a più riprese. Al 69' Candreva spara un gran destro di controbalzo, ma il pallone è fuori di poco. Quattro minuti più tardi, un'altra ingenuità di Palombo (pessimo ieri sera) regala a Felipe Anderson la chance del 2-0, ma Silvestre ci mette una pezza. Infine, anche Djordjevic potrebbe fare 2-0 in contropiede, ma la sua conclusione a botta sicura viene salvata dal provvidenziale fianco di Rizzo. Finisce 1-0 per la Lazio, che sogna ancora la Champions. Per la Samp c'è da pensare a Empoli.

Samuel Eto'o, 34 anni, alla peggior prestazione con la Samp.

Viviano 6; De Silvestri 5.5, Silvestre 6.5, Romagnoli 6.5, Regini 5; Acquah 6 (dal 16' s.t. Rizzo 6), Palombo 4.5 (dal 36' s.t. Okaka s.v.), Obiang 5; Soriano 6; Muriel 5, Eto'o 4.5 (dal 16' s.t. Bergessio 5.5) - già pubblicate su SampNews24

La partita è stata quindi molto amara. La Samp ha tenuto bene nei primi 45', sebbene una Lazio incerottata abbia fatto vedere come ci siano comunque galassie di distanza tra la squadra di Mihajlovic e quella di Pioli. Dopo il clamoroso errore di Eto'o, la Samp è sparita dal campo: non si registra un tiro a favore dei blucerchiati in tutta la ripresa. Una vergogna, specie se ti giochi l'Europa e carichi la partita dicendo che è quella dell'anno.
Non posso nemmeno schierarmi con i miei tifosi in questo caso. Ma questo è un discorso rivolto più in generale ai tifosi di calcio, che sto cominciando a capire sempre meno. Incredibile l'onda di lamentele in seguito al vantaggio della Juve nella partita d'andata, ottenuto battendo un corner fuori dalla lunetta. Ricordo dei «Ladri!» e vari insulti. In questa gara, invece, nonostante il fallo di Klose su Viviano nell'azione del gol-vittoria, c'è anche chi si arrabbia se glielo ricordi. Come se il fatto che la Lazio abbia giocato meglio implica che la rete dell'1-0 possa esser segnata irregolarmente... allargo le braccia e proseguo.
Nulla da dire, invece, sulla Lazio. All'andata mi avevano impressionato e avevo già detto come fosse una delle squadre che meglio si esprimeva in questo campionato. A 19 giornate di distanza, confermo quanto detto. Nonostante le assenze di Biglia, De Vrij, Mauricio e Marchetti, i biancocelesti hanno giocato compatti. Hanno rischiato nel primo tempo, ma dopo il gol irregolare hanno legittimato il vantaggio avendo almeno tre occasioni gigantesche per chiudere la pratica.
E qui veniamo alla Samp: come può sperare di andare in Europa League una squadra che non riesce a superare il "roccioso" duo Ciani-Novaretti con Muriel-Eto'o? O una compagine che ha vinto l'ultima gara in casa due mesi fa, facendo due punti nelle ultime quattro al Ferraris? Nessuno vuole l'impossibile da Sinisa Mihajlovic. Mi sono già accorto da tempo che questa squadra è in questa posizione europea perché è stata impostata in una certa maniera. Certo che cadere a cento metri dal traguardo farebbe male. Troppo male.
La corsa all'Europa League prosegue. L'Inter ieri ha perso contro la Juventus, dimostrando la fragilità in casa (11° in questa graduatoria: 25 punti in 18 gare a San Siro!). Ora i nerazzurri sono attesi dal Genoa fuori casa e dall'ultima contro l'Empoli al Meazza. Sei punti non sono impossibili, ma potrebbero non bastare più. Il Genoa, come detto, è al centro di un caso: la licenza Uefa non è stata concessa e potrebbe non arrivare mai. Oggi c'è la possibilità del sorpasso rossoblu a Bergamo, ma all'Atalanta serve ancora un punto per festeggiare la salvezza. E noi? Abbiamo la trasferta di Empoli e il Parma in casa. Chissà, forse finiremo in Europa League, ma per demeriti altrui.

Il gol (irregolare) di Santiago Gentiletti, 30 anni, che vale la vittoria ospite.

06 gennaio 2015

Mazzata.

Il 2015 non è ricominciato nel migliore dei modi: quella che doveva essere una sfida Champions si è trasformata in un dominio assoluto di una squadra sull'altra. La Lazio detronizza la Samp all'Olimpico nella prima gara di Serie A del nuovo anno. Il 3-0 di questo 5 gennaio non lascia adito a scuse: i blucerchiati si sono presentati scarichi e hanno creato pochissimo. Sarà difficile rimanere in zona Europa se l'attitudine è questa.

La Lazio esulta dopo il 2-0: sarà una serata di gloria.

La Samp si presenta all'Olimpico di Roma dopo una prima parte di stagione esaltante e punta a conquistare il terzo posto in solitaria nella gara contro la Lazio. Tra i blucerchiati, c'è il ritorno di Viviano tra i pali al posto di Romero e l'assenza di De Silvestri, sostituito da Cacciatore. Spazio al 4-3-1-2 per il nuovo corso post-Gabbiadini, con Soriano trequartista e Rizzo terzo di centrocampo. La Lazio non si snatura e conferma il 4-3-3 con Mauri e lo scatenato Felipe Anderson accanto al serbo Djordjevic.
L'inizio di partita non è dei più incoraggianti. La Lazio spinge con il suo solito passo felpato, ma deciso. I padroni di casa lasciano cuocere a fuoco lento gli ospiti, che non spingono affatto. La prima occasione è solo al 20', quando Biglia prova a sorprendere Viviano su punizione, ma il portiere blucerchiato respinge. Un minuto e Cacciatore va incontro a un quasi suicidio: retropassaggio di testa a Viviano troppo corte, Djordjevic s'inserisce e salta l'estremo difensore ospite. Poi è lo stesso Cacciatore a chiudere con un tagliafuori quasi cestistico. Anche De Vrij ci prova al 28' su assist di tacco del serbo, ma l'olandese non centra la porta.
Insomma, è un tiro a segno. La Samp non si vede mai, neanche con un tiro della disperazione; dai 30 metri in poi, diventa tutto difficile. E la Lazio decide di approfittarne. Al 37' il vantaggio: ennesima discesa di Felipe Anderson - in stato di grazia - e palla in mezzo, dove Obiang si è perso Parolo. Il centrocampista biancoceleste batte facilmente per l'1-0. Neanche un paio di minuti e arriva il raddoppio: Felipe Anderson fa partire un gran destro dai 30 metri. Viviano potrebbe esser più esplosivo, ma non c'è una grande responsabilità su quello che è il 2-0 laziale. Un tremendo uno-due, da cui QUESTA Samp non può riprendersi.
Il riposo porta due cambi - Cavanda per Cana, Wszolek (all'esordio in stagione) per Rizzo - ma il copione è lo stesso. La Samp aspetta e non riesce a ripartire. Soriano è schiacciato dalla mediana avversaria, Eder predica nel deserto. E la Lazio sfiora subito il 3-0 quando Viviano esce alla Neuer, mancando però il pallone: Djordjevic tira a porta sguarnita, ma Romagnoli salva tutto. In generale, la Samp attende la terza rete, che alla fine arriva: al 66' per l'ennesima volta Felipe Anderson salta tutti e mette in mezzo, dove Djordjevic deve solo appoggiare in rete. La gara è già finita, ma la Samp si ricorda almeno di tirare in porta: Eder ci prova al 68', ma la botta dai 25 metri è centrale per Marchetti. Così finisce una gara mai iniziata per i blucerchiati, che hanno molto su cui interrogarsi per questo 2015.


Viviano 5; Cacciatore 5, Gastaldello 5, Romagnoli 5.5, Regini 4.5; Obiang 5 (dal 22' s.t. Bergessio 5.5), Palombo 5, Rizzo 4.5 (dal 1' s.t. Wszolek 5.5); Soriano 5; Eder 5.5 (dal 28' s.t. Duncan s.v.), Okaka 4.5 - già pubblicate su SampNews24

Indubbiamente questa è una partita che non smonta quanto fatto in precedenza, ma che dice molto sulle possibilità europee della Samp. Ieri sera si è incrociata una delle 2-3 squadre che gioca il miglior calcio in Serie A (direi insieme all'Empoli di Sarri). E il risultato è stato ben visibile. La Samp ha costruito i suoi successi nella prima parte del campionato sul far giocare male gli altri e colpire. Missione riuscita molte volte, per altro (manca pure qualche punto). Quando però incontri una squadra che sa giocare a pallone, tutto diventa più difficile.
La Samp di ieri è stata praticamente inesistente. La difficoltà più grande va trovata sopratutto nell'assorbimento del 4-3-1-2: un modulo che la Samp ha rigettato spesso e che ha ben interpretato solo nella gara casalinga contro il Napoli. Lì però gli azzurri rinunciarono a giocare, creando pochissimo; con la Lazio non è andata così. Ci si è trovati di fronte una squadra più propositiva, con un'identità molto forte e con un piano di gioco chiaro. Normale che si paghi dazio di fronte a compagini del genere se il modulo non è stato assorbito.
Ci vuole tempo. Ci vuole qualche rinforzo, specie con tutte le uscite che potranno esserci (Cacciatore? Marchionni? Bergessio?). Ci vuole pazienza. E ci vuole un pizzico di realismo: il finale di 2014 è stato bellissimo, ma non è quella la dimensione della Samp. Specie senza Gabbiadini (partito per Napoli) e con un Correa tutto da verificare. Godiamoci quello che verrà, ma non fasciamoci subito la testa: è stata una brutta mazzata, ma ci riprenderemo.

Felipe Anderson, 21 anni, imprendibile nella serata di ieri.

07 aprile 2014

Gli anti-europei.

E' aprile e le elezioni europee non sono così lontane. Anche nel calcio ci sono delle simili votazioni, ma la Samp ha deciso di ritirarsi dalla corsa: il 2-0 subito all'Olimpico chiude qualsiasi sogno di gloria e ricorda quale è la vera dimensione di questa squadra. La parte sinistra della classifica ora dista qualche punto, ma si spera che i blucerchiati riprendano a correre dalla prossima domenica. Per dimenticare una giornata in cui c'è stato ben poco da salvare.

Antonio Candreva, 27 anni, esulta per l'1-0 e il nono gol in campionato.

La Samp, senza il tecnico Mihajlovic (squalificato, ma in tribuna per seguire la gara), si presenta all'Olimpico con la conferma di Berardi sulla sinistra. Regini è spostato al centro per sopperire all'assenza di capitan Gastaldello, mentre davanti parte dal 1' Maxi Lopez. Con Mihajlovic out per due giornate, è Nenad Sakic a sedersi in panchina. La Lazio conferma il 4-3-3 degli ultimi tempi, con la coppia Keita-Candreva pericolosa sugli esterni d'attacco e la prima da titolare per Helder Postiga, arrivato a gennaio dal Valencia.
I primi minuti, condizionati da una Lazio non brillante, vedono la Samp timida e stranamente poco propositiva nell'Olimpico biancoceleste. Tanti gli schemi su palla inattiva collezionati dalla Samp, ma nessuno va a segno, con Gabbiadini che sfiora la porta con un gran sinistro su corner. I padroni di casa si fanno vedere al 30', quando Onazi libera Candreva al tiro dentro l'area: buon destro, ma Da Costa è attento e respinge. Nonostante un primo tempo che non passerà agli annali della storia del calcio e con la Samp più in palla, è la Lazio a passare al 42': bella iniziativa di Keita sulla destra, cross in mezzo e il numero 87 laziale può incrociare da solo in area. La squadra di Reja rischierebbe anche di raddoppiare, se un ottimo Mustafi non recuperasse in extremis su Keita, che aveva saltato di netto Regini.
Al riposo, nessun cambio, ma il canovaccio non cambia: sembra la Samp la squadra che più vuole la vittoria in questa gara. Eppure, i blucerchiati faticano a costruire occasioni serie. Punizione di Gabbiadini a parte, i tentativi degli ospiti sono un solletico alla difesa dei padroni di casa. L'espulsione per doppio giallo di Biglia - da multa, oserei dire - è ingenua e regala la superiorità numerica alla Samp per 35 minuti. Ciò nonostante, non arriva la zampata: gli ingressi di Sansone e Okaka per Gabbiadini (infortunato, forse salterà l'Inter) e Maxi Lopez regalano vivacità, ma non il gol. Anzi, è la Lazio prima a sfiorare il raddoppio (miracolo di Mustafi) e poi a trovarlo: al 72', Mauri salta il tedesco della Samp e mette in mezzo, dove Palombo lascia andare Lulic alla conclusione, dimenticandosi della marcatura. Due a zero e partita virtualmente chiusa con il gol del bosniaco. Renan crea un po' di scompiglio con il suo sinistro, ma nulla che impensierisca veramente Berisha. Anzi, è l'albanese a regalare un'ottima chance a Soriano, quando il portiere biancoceleste perde il pallone e lo regala al numero 21 blucerchiato. Tuttavia, il suo colpo di testa trova Biava sulla linea. Ci sarebbe il tempo per rammaricarsi su un rigore non concesso per fallo di Onazi su Okaka, ma questa Samp - così molle e lenta - forse non avrebbe meritato di pareggiare, nonostante una Lazio non proprio brillante. Finisce 2-0 e con la soddisfazione di Reja, che può ancora guardare all'Europa. Per la Samp, invece, quel discorso è chiuso.

Maxi Lopez e Abdoulay Konko, 30 anni: il centravanti blucerchiato è stato impalpabile.

Da Costa 6 - Non ha colpe abnormi sui due gol, anche se sul secondo uno sforzo in più si poteva fare.
De Silvestri 5 - Forse emozionato dal ritorno ai ricordi d'infanzia. Non si distingue positivamente, anche perché si dimentica di Candreva sull'1-0 avversario.
Regini 5.5 - Tanti buoni piccoli spunti, ma nulla che si faccia veramente ricordare.
Mustafi 6.5 - Uno dei pochi a meritarsi la sufficienza. Sul secondo gol è leggero in marcatura, ma i problemi arrivano dopo. Helder Postiga non striscia palla e il salvataggio a fine primo su Mauri è essenziale.
Berardi 5.5 - Vorresti dargli la sufficienza: dopo Cuadrado, gli tocca Candreva e non fa malissimo. In fase offensiva, però, è sempre nullo.
Palombo 5 - Sul gol del 2-0 si perde Lulic. E non è che incida granché in fase d'impostazione.
Krsticic 5 - Stessa sintesi di Palombo, ma almeno ha il merito di far espellere Biglia.
Gabbiadini 6 - Tanta abnegazione. E' anche uno dei pochi a cercare seriamente la porta, impegnado Berisha dai 30 metri. Poi parte la spalla e tanti saluti all'Olimpico.
Eder 4.5 - Altra partita spentissima del brasiliano. La mancanza del gol comincia a pesare.
Soriano 5 - Non è il solito Soriano degli ultimi tempi. Corre molto, sfiora il gol, ma Biava lo ferma sulla linea.
Maxi Lopez 4.5 - Impalpabile. Mi chiedo cosa dovrebbe portare al suo riscatto a fine anno. Se la risposta è "il gol nel derby", è un po' poco per il milione e mezzo da spenderci sopra.

Sansone 6 - Entra per Gabbiadini e prova a impegnare Berisha. Quando entra in corso, è quasi sempre pericoloso.
Okaka 5.5 - A giochi fatti, Sakic lo manda in campo. Può far poco, ma in teoria s'era guadagnato un rigore...
Renan 6 - Porta un po' di grinta a centrocampo e le sue parabole creano più di un'occasione.

Come detto, l'Europa è ormai fuori portata. Mi vien da dire "finalmente", perché l'ossessione di continuare a scalare la classifica stava facendo dimenticare la vera dimensione di questa squadra. Una compagine che in superiorità numerica per 40 minuti non solo non crea grossi pericoli agli avversari, ma gli lascia persino fare il 2-0, è da Europa? Non credo. Basti guardare il Parma di ieri, che ha giocato una partita passiva ma ordinata contro il Napoli ed è riuscito a vincere. Ecco la differenza: la cattiveria e l'ordine. Quelli che ogni tanto mancano alla Samp di Mihajlovic. Manca quel quid per fare il salto di qualità; poco da farci, siamo gli anti-europei nella numerosa corsa all'Europa. Che è finita. Godiamoci quel che rimane di questo campionato, a partire dal duplice ritorno di Mazzarri e Icardi la prossima settimana al Ferraris. L'Inter sembra in difficoltà: sarebbe il caso di approfittarne.

Sinisa Mihajlovic, 45 anni, in tribuna all'Olimpico per la gara di ieri.

24 novembre 2013

Ci vuole testa.

C'è chi se la prenderà con l'arbitro per i troppi minuti di recupero. Chi con Petagna, che ha cercato di recuperare a tutti i costi quel pallone. Chi con Da Costa e la sua incapacità di coprire bene il primo palo e chi con Costa e Mustafi, colpevoli di mancanze nell'occasione. Ma il gol al 94' di Cana è un altro spartiacque psicologico nella stagione blucerchiata: alla prima partita sotto Mihajlovic, stava arrivando la vittoria, ma la Samp l'ha letteralmente buttata contro una Lazio inguardabile. Ed i timori continuano.

Pawel Wszolek, 21 anni, e Abdoulay Konko, 29, si contendono il pallone.

La Samp, al ritorno dalla pausa per le nazionali, torna con parecchie novità. Un nuovo tecnico, Sinisa Mihajlovic, che torna a Genova dopo 15 anni. Un nuovo modulo, il 4-2-3-1, con più copertura. Palombo torna a centrocampo, Wszolek è titolare, mentre Pozzi diventa il cardine dell'attacco, con Gabbiadini spostato a destra. La Lazio, dal canto suo, si presenta con la formazione degli ultimi tempi: senza Klose, 4-4-2 con il giovane Keita accanto a Floccari. E la Lazio conferma il profilo basso durante la prima frazione, nella quale non fa che mantenere un certo possesso palla, che però rimane sterile. La Samp, dal canto suo, pressa come mai aveva fatto in questa prima parte di stagione e prova a fermare sul nascere l'estro di Candreva e Keita, apparsi in forma recentemente. Se Obiang manca la porta dalla distanza, la centra bene Pozzi al 35', su assist di Gabbiadini. Peccato che il potente destro del numero 9 blucerchiato trovi la respinta di Konko. Allo stesso modo, Marchetti bloccherà una punizione insidiosa di Gabbadini. Gli ospiti trovano il risultato massimo con un destro alto di Konko da buona posizione.
Nella ripresa, nessun cambio, ma la partita subisce subito un cambio di direzione. Krsticic, già ammonito, va con il piede a martello per contrastare Ledesma, prendendo la caviglia del capitano laziale. Risultato: rosso diretto e spogliatoi per il serbo. Forse l'espulsione diretta è una sanzione eccessiva, ma anche con il doppio giallo non sarebbe andata diversamente per il centrocampista della Samp. Da quel momento in poi, nonostante la girandola di cambi (fuori Candreva nella Lazio!), la musica non cambia. Anzi, è la Samp - in inferiorità numerica - a spingere di più. I capitolini potrebbero passare, ma Perea centra il palo da pochi passi (e in fuorigioco clamoroso), con Da Costa battuto.
Dieci minuti dopo, la Samp passa con una delle poche azioni pericolose della partita: Soriano centra la traversa con un rimpallo, ma sul rimbalzo è sempre l'italo-tedesco a metterla dentro. Primo gol in Serie A per il numero 21 blucerchiato, nonostante ci fosse un rigore netto per trattenuta di Konko su Pozzi nell'azione del vantaggio. La partita scorre lentamente fino alla fine, quando ormai Mihajlovic sembra aver colto la prima vittoria sulla panchina blucerchiata. Invece, su un lungo rinvio di Marchetti, Floccari piazza una bella sponda e lancia Cana in profondità. In proiezione offensiva, il centrale salta Costa e batte Da Costa sul primo palo: è una doccia fredda ed immeritata per i padroni di casa, che vedono altri punti sfuggire via. Ora, con le vittorie di Sassuolo e Chievo, si fa tutto più difficile.

Vladimir Petkovic, 50 anni, e Sinisa Mihajlovic, 44, a colloquio al "Ferraris".

Da Costa 6; De Silvestri 6.5; Gastaldello 6.5, Mustafi 6, Costa 6.5; Obiang 6, Palombo 6.5 (dal 47' s.t. Maresca s.v.); Gabbiadini 6.5, Krsticic 4.5, Wszolek 5.5 (dal 13' s.t. Soriano 7); Pozzi 6.5 (dal 37' s.t. Petagna s.v.) - già pubblicate su SampNews24

La partita di oggi ha ben illuminato ciò di cui parlavo nell'ultima articolo prima della gara contro la Lazio. L'addio e l'esonero forzato di Delio Rossi è una condizione necessaria, ma non sufficiente alla risalita: la verità è che questa squadra, come ha dimostrato anche oggi, è un manipolo di ragazzi dalla fragilità psicologica impressionante. Semmai ce ne fosse stato bisogno, questa gara - insieme a quella contro il Sassuolo - illumina perfettamente l'attuale dimensione blucerchiata. Una squadra che si deve salvare, con un tecnico non eccezionale e che lo deve fare con delle qualità non certo sopra alla media dei suoi avversari. Tanto per dirne una, il vituperato Sassuolo si è portato a casa sette punti nelle ultime tre gare, di cui due di queste giocate in trasferta. La Samp, queste dimostrazioni di forza, non le ha ancora portate a casa, ahimè: su questo c'è poco da dire.
Se poi si torna alla gara di oggi, direi che il suo andamento fotografa benissimo l'attuale momento blucerchiato. Contro una squadra che è sembrata più in crisi che mai, la Samp ha gestito bene il primo tempo, giocando leggermente meglio dell'avversario, ma difettando nelle conclusioni a rete. Poi, dopo l'espulsione di Krsticic, i ragazzi c'hanno messo il massimo impegno. Sembrava che quasi la Lazio non avesse l'uomo di vantaggio; tanto è vero che Soriano ha portato in vantaggio il Doria. Proprio lui, l'uomo che più di tutti aveva bisogno di un parziale riscatto. A partita ormai messa in cassaforte, con la Lazio sulle gambe e poco pericolosa, è arrivato l'ennesimo pata-trac stagionale. E' bastato un pallone casuale per mettere in ginocchio la Samp. Ed è proprio questo a preoccuparmi: psicologicamente, questi ragazzi sono debolissimi. E' come se la retrocessione in B non avesse fortificato molti di loro, anzi: molti sembrano tali e quali a quelli che soffrirono i primi mesi in cadetteria. I più giovani, quelli che potevano aprire la strada ad una nuova stagione, deludono o comunque non sono tra i migliori. Obiang e Krsticic su tutti sono l'esempio massimo in tal senso.
Insomma, ci sarà da pedalare. Oggi, per come è andata la gara, dovevano esser tre punti senza se e senza ma. Invece, siamo di nuovo a piangere sul latte versato, come al solito. Ora si andrà a "San Siro", con Mazzarri che non vede l'ora di proseguire la sua marcia verso un posto in Europa. Per la Samp, non sarà sufficiente giocare una buona gara, ma tenere la concentrazione per 90' e più sarà il vero traguardo. Altrimenti, qualunque apporto di Mihajlovic sarà pressoché nullo. Come quello di molti altri sin qui. Ci vuole testa, altrimenti sarà difficile salvarsi.

Il pareggio di Lorik Cana, 30 anni, arriva solo al 94': 1-1 il finale.

17 novembre 2013

Delio o non Delio, questo è il problema.

Alla fine, è accaduto: l'esonero di Delio Rossi non poteva più aspettare. Così, l'ex Lazio, Fiorentina e Palermo è stato sollevato dall'incarico dal presidente Garrone, con il beneplacito del d.s. Osti e dell'a.d. Sagramola. L'uomo da progetto («E' lui il vero fulcro di questo progetto», ci si ripeteva ad agosto-settembre) ora non è più necessario. Anche perché, forse, un progetto vero non c'è e quindi si può fare a meno di Rossi. Con l'arrivo di Mihajlovic, la musica potrebbe cambiare? Cerchiamo di capirlo insieme.

Delio Rossi, 53 anni, saluta Genova: è stato un amore in chiaroscuro.

Delio Rossi, classe 1960, ha fatto molto, se non di tutto per cercare di aggiustare le sorti della squadra. Ha provato una marea di giocatori (tranne forse i redivivi Poulsen e Rodriguez: prima o poi dovranno giocare), cambiato quattro-cinque moduli e combattuto più forte che poteva. Ma non è bastato. E a questo c'è una semplice spiegazione: forse la squadra non ha la qualità necessaria per giungere all'obiettivo prefissato, ovvero la salvezza tranquilla di cui tanto si parla, ma che nessuno ha ancora visto in questo anno e mezzo. Se proprio devo attribuire una colpa a Rossi, è quella di non aver detto nulla sulla qualità della squadra: il tecnico probabilmente sapeva bene che avrebbe fatto fatica. E non ha di certo alzato l'asticella delle aspettative. Ricordate quando ad agosto disse: «Ce la giocheremo con altre dieci squadre per la salvezza»? Purtroppo, siamo noi ad esser rimasti indietro. E il fatto di non aver obiettato sulla qualità della squadra è la sua unica grande colpa: un bel "coup de theatre", come le dimissioni a fine calciomercato, avrebbero potuto dare un segnale all'ambiente. Ma capiamo benissimo come rinunciare ad un'entrata fissa sia complicato e comunque Rossi ha tentato di fare il suo dovere al meglio.
Purtroppo, impegno a parte, ci sono anche i numeri a condannare l'ormai ex tecnico della Samp: da quando è arrivato a gennaio, la percentuale di vittorie durante la sua gestione è del 24,2%, corrispondente a otto successi sulle trentatré partite in cui ha allenato la squadra blucerchiata in Serie A. Veramente troppo poco per sperare di scamparla. Certo, la società ha sbagliato a tenere il tecnico in corsa a Firenze: cosa speravano? Che Delio resuscitasse una squadra sfilacciata e piena di assenze contro la Fiorentina al "Franchi"? Troppa grazia. Ma la colpa più grave di Rossi è quello di non aver dato gioco o un'identità chiara al lato tecnico del club: guarda caso, l'unica volta che ciò si è verificato è quando la Samp ha attraversato un ottimo periodo tra gennaio e marzo scorso. Lì, c'era una formazione chiara, il 3-5-2. In quel caso, c'erano undici titolari fissi. Questo lo starting-eleven consueto: Romero; Gastaldello, Palombo, Costa; De Silvestri, Obiang, Krsticic, Poli, Estigarribia; Eder, Icardi. Poi i vari Rossini, Mustafi, Sansone davano il loro contributo, ma c'era una situazione tecnica chiara. E tale chiarezza non si è più ripetuta né sul finire dello scorso campionato, né in questa prima parte di stagione. 24 giocatori utilizzati e cinque moduli diversi hanno sancito la confusione del tecnico, forse scontento della rosa.

Edoardo Garrone, 51 anni: sarà lui a scegliere il nuovo allenatore.

Detto di Rossi, è partita la caccia al successore sulla panchina blucerchiata. Si sono fatti maree di nomi: Edoardo Reja, che ha tanta esperienza in A; Davide Ballardini, fino a poco tempo fa scomodo avversario dall'altra parte della Lanterna. Fino ad arrivare a Zdenek Zeman, che personalmente avrei considerato di buon occhio, visto che ha il merito di valorizzare veramente i giovani. Inoltre, se finirà come penso, sarebbe stato ottimo per ripartire da lidi meno nobili (così come Fulvio Pea, finito anche lui nella girandola del toto-candidati del post-Rossi). Tuttavia, il candidato principale è Sinisa Mihajlovic, reduce dalla poco elettrizzante esperienza di non esser riuscito a portare la Serbia neache ai play-off mondiali. Ex cuore blucerchiato, come Rossi è stato allenatore della Fiorentina prima di venire qui e la Lazio sarà la prima avversaria al "Ferraris", avendo già avuto qualche flirt con l'ambiente biancoceleste (ne è stato giocatore). E per ironia della sorte, il serbo potrebbe rimpiazzare Delio Rossi, dopo che quest'ultimo aveva rimpiazzato il serbo alla Fiorentina nel novembre 2011. Corsi e ricorsi storici che fanno girare la testa.
Ma il forse il problema risiede altrove: c'è chi, usando un'iperbole, afferma come neanche Guardiola o Mourinho riuscirebbero a salvare questa squadra. Forse, invece, si possono considerare alcuni aspetti più concreti per far capire come la sfiducia sembri grande. Due sopratutto vengono alla mente e riguardano due gare di questa stagione. Dato numero uno: la Samp, nonostante il Milan più scarso che mi venga in mente degli ultimi quindici anni, è riuscita ad andare a Milano per perdere senza fare neanche un tiro nello specchio della porta avversaria. E soffrendo, di fronte ai rossoneri sconquassati di quest'anno, che si presenta ora nella parte destra della classifica. Ma chi volesse una prova più tangibile, prenda la gara contro il Sassuolo. Sei 1-0 e hai giocato un buon primo tempo: è bastata la frittata di Costa per mandare in palla l'intera squadra. Una serie di errori ha portato al 3-1 degli ospiti e all'espulsione del numero 3 blucerchiato. Ciò nonostante, la Samp ha tirato fuori la forza per rimontarla e portarsi sul 3-3. Quando tutto sembrava a posto, De Silvestri - ma poteva essere chiunque altro - ha buttato tutto all'ortiche con un errore stupido, dovuto alla stanchezza. 4-3 per i neroverdi e sconfitta che è costata la panchina a Delio Rossi; già, perché se Delio avesse vinto contro gli emiliani, non lo avrebbero mai cacciato dopo un'eventuale sconfitta a Firenze.
Sopratutto, quella partita dimostra la pecca più grave della Samp di quest'anno: la testa. La squadra, ancor prima che tecnicamente, è debole mentalmente. Non riesce a giocarsela in maniera serena. Quando è in vantaggio, fatica a tenerlo: ho citato la gara contro il Sassuolo, ma potrei parlare di quella con il Bologna, contro il Torino o a Livorno. Insomma, il mix di inesperienza (squadra molto giovane), di mancanze tecniche e della sparizione di alcuni punti fermi dell'anno scorso (cercasi Obiang e Krsticic) sta mandando lentamente la Samp in B. E se queste complicanze rimarranno, non basterà certo un Mihajlovic qualsiasi a tirarci fuori. Delio o non Delio, questo è il problema.

Sinisa Mihajlovic, 44 anni, è vicino al ritorno a Genova, sponda blucerchiata.

13 maggio 2013

A.A.A., cercasi prossima stagione

Sembra mancare un'eternità a questa stagione. Per fortuna, siamo all'ultima tornata: la Samp conclude il girone di ritorno in quel di Roma, prendendo l'ennesima mazzata di questo periodo. Un 2-0 secco per la Lazio, forse esagerato nel punteggio, ma giusto di fronte al divario tecnico visto tra le due squadre: la Samp ha avuto la palla tra i piedi la maggior parte del tempo, eppure non è stata ficcante davanti al portiere. E così il girone di ritorno si conclude senza vittorie in trasferta: l'ultima è quella dello "Juventus Stadium" del 6 gennaio scorso.

Delio Rossi, 53 anni, applaude quello che è stato il suo pubblico per 5 anni.

La Samp si presenta all'"Olimpico" senza Costa, ancora infortunato, con Eder in panchina ed Icardi ripristinato titolare. Ma le vere novità sono sulle corsie: dentro Poulsen e Mati Rodriguez, che finalmente possono dimostrare qualcosa al tecnico. Anche a centrocampo novità: spazio a Maresca e Munari, che completano il terzetto mediano con Poli. La Lazio, dal canto suo, mette in campo Floccari e Klose per forzare gli avversari all'errore.
I primi 25' sono molto piacevoli per chi si aspettava di assistere ad una Samp vacanziera: i blucerchiati lottano, specie perché sono imbottiti di seconde linee vogliose di mostrare quanto il tecnico ha sbagliato a lasciarli in panchina. Poulsen veste i panni dell'incursore al 7', ma Sansone ed Icardi sono blandi sul pallone sul cross del danese. Neanche il tempo di rendersi conto dell'errore e la Lazio va in vantaggio al 10': su corner, Klose è colpevolmente solo e sbuccia il pallone. Tuttavia, sulla traiettoria si trova Floccari, che sporca il pallone con la coscia e mette dentro l'1-0. Vantaggio al primo errore, ma la Samp non si scompone: un gran tiro di Icardi dai 30 metri va fuori di poco e gli ospiti sembrano comunque vivi. Purtroppo, gli svarioni ci sono comunque, come quando al 22' l'uno-due tra Floccari e Klose porta l'ex Atalanta al tiro: fortunatamente, il biancoceleste sbaglia la conclusione e grazia Da Costa. Il portiere sampdoriano è ancora pronto sulla potente punizione di Candreva due minuti dopo, così come Biava è molto bravo a chiudere Sansone dopo una grande percussione di Poli. La Samp continua ad esserci, tanto che Icardi colpisce la traversa con un gran destro al 41': sfortunati i blucerchiati, che meriterebbero ampiamente il pareggio, visto il ritmo basso dei padroni di casa.
Nella ripresa, Rossi toglie inspiegabilmente un sufficiente Poulsen per mettere Berardi, per altro fuori ruolo: se questo è il tempo degli esperimenti, vanno tenuti in campo per tutti i 90'. Intanto, la Lazio inizia forte, sfiorando subito il raddoppio con il ficcante Candreva, che il duo svizzero Rossini-Berardi fa fatica a tenere a bada. La verità è che il secondo tempo è giocato a ritmi blandissimi: la Lazio, intelligentemente, gestisce il vantaggio senza fatica, mentre gli ospiti hanno perso la furia del primo tempo. Così, un destro di Berardi all'85' è il massimo che la Samp riesce a fare per impegnare Marchetti, mentre i padroni di casa sfiorano il raddoppio ancora con Floccari, che centra Da Costa in uscita. La girandola di cambi (Obiang e Renan dentro per la Samp; Ledesma, Dias e Kozak per la Lazio) non modifica l'andazzo della gara, con i blucerchiati che sono sembrati incapaci di creare pericoli all'avversario. Così, l'espulsione di Renan (uno dei primi rossi diretti che ricordi per proteste) e l'intervento sconsiderato di Gastaldello su Onazi chiudono la gara, con il "cucchiaio" di Candreva su rigore che sigla il risultato sul 2-0. E' l'ennesima gara senza vittoria, nonché la 17esima sconfitta in campionato: sono tantissime, forse anche troppe.

Gianluca Sansone, 26 anni, lotta sul pallone: il migliore dei blucerchiati.

Da Costa 6 | La sua solita partita, senza lode né infamia. Sui due gol, non può nulla.
Mustafi 6 | Floccari segna e chissà chi lo doveva marcare sull'angolo... comunque non ci sono altre sbavature. Inoltre, ogni tanto si propone in avanti, cosa che non guasta.
Gastaldello 5 | Al di là di ciò che afferma il capitano, il rigore c'è ed i suoi errori stanno diventando troppi.
Rossini 5.5 | Molto meglio rispetto a Udine.
Rodriguez 6.5 | Per essere la prima in Serie A, è stato un successo: cattivo e creativo allo stesso tempo.
Poli 6.5 | Buona anche la sua prova, si arrende ai crampi.
Maresca 6 | Qualche lampo illumina la sua prova.
Munari 6 | Non malaccio: nel primo tempo è una furia, nel secondo si perde un po'.
Poulsen 6 | Poteva fare meglio, sebbene un paio di spunti ci siano: spunti che il buon Estigarribia non ha fatto vedere negli ultimi tempi...
Sansone 6.5 | Il migliore, sa sempre cosa fare con la palla e non è poco, in un periodo come questo.
Icardi 5.5 | Meglio delle altre volte, perché almeno va al tiro, cogliendo anche una sfortunata traversa.

Berardi 5.5 | Non si capisce perché il danese debba uscire, ma Berardi non può fare molto fuori ruolo; Candreva è pericolosissimo. Tuttavia, è l'unico a tirare nella porta di Marchetti durante l'intera ripresa.
Renan 5.5 | La gara è nella normalità; l'espulsione nell'assurdo, se non altro perché il brasiliano indossa una maglia diversa da quella di una grande.
Obiang s.v. | Sebbene sia in campo per 20', si vede poco. Molto poco.

La stagione è giunta quasi al termine: l'ultima tornata è quella chiamata Juventus. Con l'ambizione, magari, di battere i bianconeri ancora una volta, per spezzare la lunga striscia senza tre punti e per togliere sei punti pieni ai due volte campioni d'Italia. Intanto, si attende una risposta definitiva da Delio Rossi, in modo da iniziare a pianificare la prossima stagione; speriamo sia una stagione più facile, meno schizofrenica e più tranquilla. E' il minimo che si chiede: non troppo, se si pensa che squadre come il Cagliari ed il Chievo sono salve da un po' di tempo. Si può e si deve fare di meglio, aspettando i bianconeri al "Ferraris".

Il "cucchiaio" di Antonio Candreva, 26 anni, chiude la gara sul 2-0.

23 dicembre 2012

Tempo e rinforzi.

"Roma non è stata costruita in un giorno", dice un antico detto. Allo stesso modo, una rinascita non può essere attuata in poche ore e quindi ci vorrà più tempo per questa Samp. La stessa che ieri, al "Ferraris", ha incassato l'ennesima sconfitta stagionale in casa, stavolta contro la Lazio di Petkovic. Uno 0-1 che dice quanto la mano di Rossi un po' si veda, ma anche quanto ci sia bisogno ancora di lavorare per ottenere risultati migliori, sopratutto a livello di trame offensive. Se i biancocelesti non hanno entusiasmato, essi hanno comunque tenuto a bada una Samp spuntata.

Delio Rossi, 52 anni: ieri era all'esordio sulla panchina blucerchiata.

La prima Samp del nuovo corso di Delio Rossi cambia modulo ed interpreti: si va in campo con il 4-3-1-2, con Eder al fianco di Icardi dal 1', Poli in posizione di trequartista/rompiscatole (il suo obiettivo è quello di limitare Ledesma) e Maresca lasciato fuori per Munari. Obiang è nuovamente in posizione di regia, mentre la difesa è intatta. Per altro, è la prima di Rossi contro la sua ex squadra, quella con cui ha vinto l'unico trofeo della sua carriera. La Lazio, invece, si presenta con il canonico 4-1-4-1, con Klose unica punta.
La partita inizia bene per i blucerchiati, che partono con molta aggressività: prima è Icardi ad impensierire Marchetti con un tiro sporcato, poi è Eder a costringere il portiere laziale ad una parata difficoltosa. Tuttavia, la Lazio - da squadra esperta - comincia a prendere in mano il pallino del gioco ed il controllo della partita.
Lulic prova a centrare la porta dalla distanza, poi viene fermato all'ultimo da Berardi in piena area piccola; ahimé, è solo il prologo al vantaggio laziale. Minuto 25: il bosniaco, scatenato, salta Berardi e mette in mezzo; Romero respinge come può, ma nessuno copre Hernanes. Il "profeta" può prendere la mira ed infilare il vantaggio ospite. Purtroppo, con la Samp d'adesso, la partita si chiude praticamente lì. I padroni di casa hanno giusto il tempo di sfiorare la porta con un colpo di testa di Gastaldello.
Al rientro in campo, Soriano ha preso il posto di un Krsticic infortunato e va a ricoprire il ruolo di trequartista al posto di Poli. Per lunghi tratti della partita, prevale solo il nervosismo in casa blucerchiata, mentre gli ospiti controllano la palla e non la fanno vedere ad una Samp molto imprecisa. L'unico brivido lo regala Pozzi, entrato per un Icardi spuntato: uno-due con Soriano e destro dalla distanza che sfiora il palo della porta difesa da Marchetti. Il Doria finisce in quel momento, mentre la Lazio nel finale ha due possibilità per chiudere la gara con il doppio vantaggio: fortunatamente né Konko, né Cavanda sono precisi davanti a Romero e vengono stoppati in tempo. Un "tiraccio" di Poli chiude la gara e segna la sconfitta numero 10 in campionato. Ora il Palermo e la zona-retrocessione sono a -2. E la prossima è allo "Juventus Stadium"..

Hernanes, 27 anni, in volo dopo il gol che porta in vantaggio gli ospiti.

Romero 6 | Giornata poco impegnativa per lui: gol a parte, non deve respingere nient'altro.
Berardi 5.5 | Partita molto aggressiva la sua. Peccato che si perda Lulic nell'azione della rete di Hernanes.
Gastaldello 6 | Sfiora il gol su calcio d'angolo, ma non soffre particolarmente in difesa.
Rossini 6.5 | Davanti ad uno dei migliori bomber del mondo, egli ritrova la sicurezza perduta. E' strano: Rossini sembra esaltarsi quando ha avversari difficili di fronte, mentre sembra perdersi contro i meno complicati..
Costa 4.5 | Un disastro. Persevero nel dire che non è un terzino, ma Rossi non se la sente di sperimentare dopo quattro giorni da tecnico della Samp e così schiera l'ex Reggina; quest'ultimo riesce nell'impresa di far sembrare Konko un Maicon dei bei tempi.
Obiang 6 | L'unico sufficiente nel centrocampo blucerchiato: recupera, lotta e prova ad impostare.
Munari 5 | Non si capisce cosa abbia dato nei 90' trascorsi in campo.
Krsticic 5.5 | Impreciso sui corner, viene messo k.o. da un pestone e sostituito nell'intervallo.
Poli 5.5 | In posizione di trequartista "alla Di Carlo", ha il compito di rompere le scatole a Ledesma. Ci riesce, ma in fase offensiva è nulla. Inoltre, continuo a consigliarli delle sedute di tiro intensive: non è possibile calciare come fa lui nell'azione finale della partita.
Eder 5.5 | Costringe Marchetti alla parata più difficile dell'intera partita, poi sparisce tra dribbling non riusciti ed iniziative inutili.
Icardi 5.5 | Si fa il solito mazzo davanti, ma non può fare molto di fronte a Dias e Biava.

Soriano 5 | Irritante, si becca il giallo dopo trenta secondi. Salterà la Juventus: non che sia un guaio, eh..
De Silvestri 5 | Riesce a far rimpiangere Berardi e non mette un cross degno di nota.
Pozzi 6 | Entra e si getta bene nella mischia, creando anche qualche problema a Marchetti. Ma non può cambiare da solo l'inerzia della partita.

E' chiaro come Rossi non potesse cambiare molto nei soli quattro giorni da allenatore della Sampdoria; così come era cristallino che fosse difficile battere una delle squadre migliori della Serie A 2012/2013. Dei piccoli segnali, sopratutto nel primo tempo, si sono visti. E, se si vuole essere ottimisti, la Lazio ha gestito e non dominato. Tuttavia, adesso ci saranno due scogli enormi da superare: la trasferta in casa della Juve e la partita in casa contro il Milan. In tre settimane, Rossi dovrà avere il tempo di trovare la quadratura del cerchio e dei rinforzi dal mercato invernale. Perché, senza queste due componenti, io non firmerei su una salvezza sicura della Sampdoria. Speriamo che il Delio faccia il miracolo. Intanto, auguri a tutti.

Daniele Gastaldello, 29 anni, disperato dopo aver fallito un'occasione da gol.

20 dicembre 2012

Spending review.

In un'Italia dilaniata dal governo tecnico e dall'incompetenza della dirigenza politica, si sentono parole nuove per la popolazione: fino all'altro giorno non sapevamo cosa fosse lo spread, tanto per fare un esempio. C'è ne è una, però, che si adatta alla situazione in casa Samp: "spending review". Nel caso blucerchiato, la revisione dei conti è stata la spinta per il terremoto avvenuto in settimana. Dopo la trasferta persa a Catania, Ciro Ferrara è stato esonerato, mentre Pasquale Sensibile si è dimesso. Al loro posto, tuttavia, arrivano due nomi graditi: Delio Rossi è il nuovo tecnico, mentre Carlo Osti prende il posto da d.s.

Carlo Osti, 54 anni, nuovo direttore sportivo della Sampdoria.

I segnali c'erano tutti, ma la svolta è stata più che improvvisa. Con cinque vittorie, tre pareggi e nove sconfitte, il campionato di Ciro Ferrara è stato chiaroscuro: nessuno si aspettava di stare in zona Europa, ma si sperava di essere più lontani dalla zona retrocessione. Invece, con 17 punti, la Samp è appena +3 dal terz'ultimo posto e passerà un Natale difficile, visto il calendario prossimo: Lazio, trasferta allo "Juventus Stadium" e Milan. Qualcuno potrà pensare che la sconfitta di Catania è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno: non è così. Altrimenti perché non esonerare Ferrara dopo le sette sconfitte consecutive tra settembre e novembre? Anzi, lo stupore aumenta pensando alle dichiarazioni dopo la partita interna con l'Udinese di due settimane fa, in cui la dirigenza ribadiva la volontà di tenere l'ex Juventus.
Andreotti diceva: "A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca." La massima può essere applicata anche al caso-Sampdoria: chissà perché la dirigenza si è mossa quando il Siena ha ingaggiato Beppe Iachini, tornato in Serie A con i toscani, che hanno così liberato dal bilancio della Samp uno stipendio. Dovendo ora la società pagare "solo" Gianluca Atzori, Garrone e Sagramola hanno optato per il cambio.
Pur ringraziando la società per aver preso l'uomo che molti sampdoriani desideravano da tempo, la rabbia è un sentimento naturale: 500mila euro risparmiati a libro paga sono un incentivo più grande per cambiare panchina, rispetto ai risultati negativi? E' più importante l'economia che i risultati, nonostante tutto quello che abbia vissuto la Samp in questi ultimi due anni? A quanto pare sì.
Se per Ferrara è stato esonero, per Sensibile si è tratto di dimissioni: l'ex Novara paga due mercati fallimentari su tre (estate 2011 e 2012) e tante dichiarazioni fuori posto, in momenti in cui il silenzio era considerato d'oro. Insomma, non è stata una bella esperienza, sebbene Sensibile abbia avuto dei momenti positivi: è indubbio come abbia delle colpe sulla scelta di alcuni giocatori e/o allenatori (Ferrara, Bertani, Piovaccari), ma è anche vero come si sia preso una grossa responsabilità nello scorso gennaio, affermando come avrebbe visto tutti sul carro dei vincitori a giugno. Visto che la A è arrivata solo ai play-off, è giusto parlare di carrozzone più che di carro.. ma comunque il d.s. aveva ragione. Del resto, il rapporto è stato sempre turbolento: numerosi i tentativi di Sensibile di dimettersi già durante la scorsa annata, più uno a novembre 2012. In tutti i casi, è stato bloccato da Garrone, che gli ha dato tante opportunità.
Infine, non si può negare che Sensibile sia comunque un uomo di talento: tre promozioni in tre stagioni non si ottengono per caso ed il miracolo di Novara è un fenomeno importante. Vedremo se sarà stato un caso oppure il d.s. si riuscirà a confermare nel corso della sua carriera futura.

Pasquale Sensibile, 40 anni, e Ciro Ferrara, 45: la loro avventura alla Samp è finita.

Fuori due, avanti altri. Sopratutto uno: Delio Rossi. Tanti i suoi incroci con il destino blucerchiato: l'applauso ai 20mila che vedevano la sconfitta del Doria in finale di Coppa Italia; la possibilità che arrivasse dopo quel Samp-Palermo del maggio 2011, che sancì la retrocessione del club di Garrone in B. Insomma, era scritto che dovesse transitare da Genova, quindi mi viene da dire che è solo il naturale corso delle cose che sta prendendo corpo. Rossi ha vinto una Coppa Italia con la Lazio ed è stato autore di tante annate memorabili con diverse squadre: la Serie A con la Salernitana, salvezze a Lecce, il quasi-miracolo a Bergamo, la rinascita della Lazio post-Cragnotti, la Champions sfiorata a Palermo. A Firenze non è andata benissimo, ma la squadra era quasi salva finché Llajic non gli ha fatto perdere la testa. Ora è tutto finito e si può ricominciare con la Samp: del resto, anche noi sentiamo il bisogno di ricominciare da qualcuno che sappia il fatto suo. Meglio di così non poteva andare. Un contratto di sei mesi con opzione per il prossimo anno, nella speranza di dare consistenza a quella parola - "progetto" - che per ora sa di vuoto e confusione assoluta.
Diverso il discorso su Carlo Osti, nuovo d.s. blucerchiato: un passato alla Lazio, un buon periodo all'Atalanta, concluso però con la retrocessione del 2010. Ma sopratutto un mercato a costo zero a Lecce, che però non è bastato per salvarsi nella stagione scorsa. Osti ha firmato fino al giugno 2013: si dice che il piano di Garrone preveda l'ingaggio di Giorgio Perinetti, ex d.s. di Bari e Siena, nella prossima estate. Sarebbe il miglior passo per riprendere la corsa iniziata in quella serata di giugno a Varese e che ha subito una brusca frenata in quest'inizio di campionato. Purtroppo "spending review" e "progetto" sono soltanto parole, se poi ad esse non seguono i fatti: a Rossi e ad Osti il compito di cominciare a provvedere in tal senso.

Delio Rossi, 52 anni: è arrivato finalmente a Genova, sponda Samp.