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18 dicembre 2017

Il peggio.

La sconfitta con la Lazio è stata salutare, ma forse così è troppo. Si può dire che il peggio sia arrivato e ora tocca affrontarlo: ho saltato gli appuntamenti di Cagliari e Firenze, perché la rabbia da sbollire dopo un pareggio (partendo dal doppio vantaggio) e un'eliminazione ingenua dalla Coppa Italia (due legni, un rigore regalato) era tanta. Ma il Sassuolo è uscito vincitore per 1-0 da Genova.

Fabio Quagliarella, 34 anni, spuntato di fronte al Sassuolo.

Dopo l'esclusione last-minute dalla Coppa Italia nella gara persa 3-2 a Firenze, Giampaolo riparte dai titolari, con Linetty però ancora fuori a beneficio di Barreto. Diverse le scelte dell'ex Iachini, che ha rilanciato il Sassuolo con la vittoria contro il Crotone e sceglie il trio Berardi-Falcinelli-Politano per l'attacco.
Il primo tempo è in realtà molto blando, se non per qualche spunto individuale: la Samp manovra meglio il pallone e il Sassuolo lascia fare, provando a sfruttare gli spazi in contropiede. Falcinelli solletica Viviano di testa, poi un cross di Strinic toccato da Goldaniga sfiora il palo. Sul susseguente corner, Silvestre svetta, ma manda a lato di poco.
Da lì, praticamente sale in cattedra il vero MVP di giornata (nonostante il rigore sbagliato nella ripresa): Matteo Politano. Il 16 degli ospiti costringe Viviano a una prima parata al 30', poi è Zapata a mangiarsi una ghiotta occasione da corner su spizzata di Barreto, mandando alto di testa.
Il tutto prima dell'assalto del Sassuolo nel finale di primo tempo: Viviano deve respingere in due minuti le conclusioni di Berardi, Politano e Falcinelli, con Ferrari che salva quasi sulla linea il tiro di Duncan e l'onnipresente Politano che coglie il palo da schema da corner. Un tiro deviato di Quagliarella finito di poco alto è il vagito finale della Samp. E non del primo tempo, ma dell'intera gara. 
Nella ripresa i padroni di casa collezioneranno un paio di conclusioni aeree, ma nulla che costringa veramente Consigli a salvataggi; la stessa punizione di Caprari al 66' va alta. Invece, gli ospiti collezionano occasioni su occasioni, seppur lasciando sapientemente il possesso della palla alla Samp.
Subito Politano sfiora il palo con il suo mancino, poi Viviano interviene su Falcinelli dalla distanza: in mezzo, un gol annullato a Berardi per fuorigioco di partenza dello stesso numero 11 neroverde. Tutto sembra lentamente spegnersi, finché non arriva l'episodio decisivo: rigore (netto) al minuto 81 per un fallo di mano di Ferrari su cross di Politano.
Sembra tutto finito, ma Viviano salva il quinto penalty della sua storia in blucerchiato con un bel balzo. Ci sarebbe un altro rigore sul proseguire dell'azione, perché Torreira - in una scivolata scomposta - in area tocca con un braccio il pallone, lasciando sbigottiti gli ospiti. Ma il cambio per vincere la gara è già stato fatto.
Al minuto 89, un altro bel pallone viene messo in mezzo e il neo-entrato Matri semina Ferrari per segnare l'1-0 e il suo gol numero 90 in Serie A. Niente da fare per Viviano e sconfitta meritata per la Sampdoria, che di fatto non è scesa in campo nella ripresa.

Di Giampaolo bisogna solamente fidarsi. Certo è che questo momento della stagione sarà fondamentale per i conti al termine del 2017-18.

Viviano 7.5; Bereszynski 6, Silvestre 5.5, Ferrari 5, Strinic 5.5; Barreto 5, Torreira 5.5, Praet 6; Ramirez 5.5 (dal 33' s.t. Kownacki s.v.); Quagliarella 5.5, Zapata 5 (dal 11' s.t. Caprari 6).

La partita ha rivelato tutte le difficoltà della Sampdoria di questo momento: di fronte a un avversario che non esalta (se non per i suoi singoli), ma solido, la squadra di Giampaolo si è ritrovata spuntata, stanca e forse a un certo punto persino disorganizzata. Viene da dire che è persino giusto che il Sassuolo si sia portato a casa i tre punti.
E le difficoltà non sono nuove, perché qualche segnale si era intravisto persino nel periodo d'oro. Ora la squadra sta faticando e, proprio come l'anno scorso, la striscia negativa sta arrivando in tutta la sua durezza: un punto in quattro gare, quello racimolato a Cagliari pur essendo sul 2-0 in vantaggio all'intervallo. Serve un segnale di reazione, anche perché i risultati di giornata ci hanno assistito.
Ci sono dei punti deboli che forse andranno aggiustati se si vuole veramente puntare all'Europa. Serve avere Sala e Murru da riserve se - messi in campo - si rivelano inadeguati? Non sarebbe meglio scambiarli per perderci troppo nel bilancio e trovare nuovi interpreti? Quando verrà testato Andersen? E Barreto - in queste gare non di difesa, ma di attacco - serve dal 1'?
Il calendario ora dice che tocca andare a Napoli. Una trasferta maledetta, visto che al "San Paolo" non si vince dal 1998 e virtualmente la squadra di Sarri potrebbe - con una combinazione molto favorevole (e molto remota) di risultati - laurearsi campione d'inverno. Ma bisogna guardare più in là: le gare con Spal e Benevento saranno decisive per capirci di più.

Giuseppe Iachini, 53 anni, soddisfatto per la vittoria da ex al "Ferraris".

15 dicembre 2015

Un minuto di sollievo.

Fino al minuto 92 della gara di Roma contro la Lazio, per la Samp stava l'ennesima sconfitta, l'ennesima prestazione brutta, seppur di fronte a un avversario ridotto quasi nelle stesse condizioni. Eppure il gol di Ervin Zukanovic - con fortunosa deviazione di Felipe Anderson - è sembrato un colpo di spugna: è finita 1-1, siamo tutti più felici. O forse no?

Vincenzo Montella, 41 anni, al suo primo punto da tecnico blucerchiato.

La Samp si presenta a Roma dopo quattro sconfitte consecutive, mentre la vittoria in Serie A manca da sei gare: per isolarsi dal pesante clima di Bogliasco (Soriano schiaffeggiato da un tifoso dopo la gara contro il Sassuolo), si è ricorsi persino al trasferimento a Torre del Grifo, dove c'è il centro sportivo del Catania, allenato da Montella nel 2011-12.
Il tecnico blucerchiato opta ancora per il 4-3-3, ma deve rinunciare all'ultimo momento sia a Éder che Silvestre nel riscaldamento, con i due che finiscono in tribuna per guai muscolari. Davanti lo strano tridente con Carbonero e Christodoulopoulos ai lati di Cassano. La Lazio non se la passa meglio: sei giornate senza vittorie, si opta per il 4-3-2-1 atipico.
La partita è stata - e lo dico senza timore di smentite - un inno allo sbadiglio. Già dal primo quarto d'ora si è capito quanto le squadre siano in crisi: poche idee, iniziative soprattutto individuali e spunti di squadra contabili sulle dita di una mano per entrambe le compagini. Il primo lo regala la Lazio all'8', con un colpo di testa di Klose che finisce alto sopra la traversa.
Nella prima mezz'ora, la Lazio tenta un paio di soluzioni da lontano con Candreva, il più attivo e al tempo stesso confusionario dei suoi. La Samp ha un'unica occasione, ma è super: al minuto 28 una buona ripartenza porta De Silvestri in area, che scarica per Christodoulopoulos. Il tiro del greco dal limite viene respinto, ma Barreto sulla ribattuta mette fuori da due passi.
Il riposo conferma quanto si pensava alla vigilia: le due squadre sono in crisi nera. E non è un caso che anche il secondo tempo sia un festival della noia: tanti gialli, diverse sostituzioni e molto nervosismo, specie in casa blucerchiata. Basti pensare ai cartellini rimediati da Cassano per proteste e da Soriano per uno scontro ravvicinato con l'arbitro Calvarese.
Nel frattempo, però, i blucerchiati si fanno vedere con Muriel, entrato nella ripresa al posto di un Cassano provato. Una sua accelerazione spacca la difesa avversaria, ma il destro è a lato. Il disastro, però, è dietro l'angolo: al minuto 78 la Lazio va in vantaggio. Su un rinvio di Moisander, Radu è più lesto di Carbonero e mette in mezzo, dove Matri spicca il volo e batte di testa Viviano. Nella circostanza malissimo Zukanovic, fermo come una statua di sale.
Da lì, la Samp si getta disperatamente in avanti, mentre la Lazio si spaventa e arretra il baricentro dopo una partita passata nella metà campo avversaria, seppur sterilmente. Ci provano Soriano e Ivan, ma i tentativi dalla distanza sono di facile risoluzione per Berisha, entrato al posto di Marchetti, infortunatosi comicamente nell'esultare per l'1-0.
Ma la sorpresa è dietro l'angolo. Su rilancio dalle retrovie blucerchiate, Bonazzoli e Muriel sono pronti ad andare in porta, ma Berisha esce follemente fuori dall'area. Giallo per il portiere, punizione per gli ospiti. Siamo al 93', ma Zukanovic trova una parabola deviata dall'indolente Felipe Anderson (lo stesso che nel gennaio 2015 aveva detronizzato la Samp all'Olimpico) e la Samp pareggia. Un miracolo, vero e proprio.

Federico Marchetti, 32 anni, non ha dovuto fare neanche una parata.

Viviano 6; De Silvestri 5, Moisander 5.5, Zukanovic 5.5, Regini 6; Soriano 5, Fernando 6, Barreto 5 (dal 20' s.t. Ivan 5); Carbonero 4.5, Cassano 6 (dal 25' s.t. Muriel 6.5), Christodoulopoulos 6 (dal 38' s.t. Bonazzoli s.v.) - già pubblicate su SampNews24

Intendiamoci: il pareggio era il risultato giusto, ma uno 0-0, perché la gara è stata bruttissima da guardare. Ci sono due note positive: la prima è il gruppo. Nonostante i problemi e le difficoltà, l'esultanza dopo il pareggio di Zukanovic è stata quella di una squadra unita, vogliosa di abbandonare le proprie paure.
L'altra è il punto dell'Olimpico, che spezza la serie tremenda di quattro sconfitte consecutive. Non si vince comunque da sette gare, ma evitare la quinta caduta di fila è già qualcosa. Certo, da qui a dimenticare i precedenti 92 minuti ce ne passa: la Samp di ieri è stata inguardabile e condizionata dagli infortuni.
Piuttosto, vedendo la Lazio di Pioli, mi chiedo esattamente quale sia il problema. Forse è lo stesso nostro, perché ieri in campo dall'inizio c'erano undici giocatori con cui i biancocelesti l'anno scorso sono arrivati terzi. Ora il tecnico rischia: un suo esonero non credo però che risolverebbe il problema, che sembra psicologico.
E la Samp? Il futuro - più della squadra che del tecnico - si giocherà in due partite. Giovedì ci sarà l'ottavo di finale di Coppa Italia contro il Milan di Mihajlovic al Ferraris, domenica si ospiterà il Palermo di Ballardini alle 18. Due partite fondamentali, in attesa del mercato, che dovrà risolvere diversi problemi, anche di inutile abbondanza. Godiamoci quel minuto di sollievo, che dopodomani si ricomincia.

Ervin Zukanovic, 28 anni, festeggia il terzo gol in campionato.

31 marzo 2014

Il giusto percorso.

Più che rabbia, c'è rammarico. Un bicchiere più mezzo vuoto che mezzo pieno: questo rappresenta il pareggio di ieri della Samp contro la Fiorentina. Al Ferraris, i viola si sono fatti vedere sopratutto nel finale, mentre i blucerchiati hanno gestito bene la gara e hanno punto più volte la difesa avversaria. Negli ultimi minuti, è arrivata l'espulsione di un esasperato Mihajlovic, poco contento dell'arbitraggio di Russo e soci. Peccato: con una vittoria il sogno Europa League sarebbe stato meno lontano.

Contrasto fra Eder, 27 anni, e Borja Valero, 29: entrambi sottotono ieri.

Dopo il doppio successo contro Hellas e Sassuolo, la Samp si presenta contro la Fiorentina con Maxi Lopez davanti dal 1', Palombo nuovamente in campo, così come Eder e Gabbiadini, tenuti a riposo contro i neroverdi. La vera novità è il ritorno in campo di Gaetano Berardi, che sostituisce lo squalificato Regini e torna a giocare dal primo minuto dopo un intero girone: l'ultima volta era stata proprio a Firenze nella gara d'andata. Dal canto suo, Montella deve fare i conti con turnover e assenze: Tomovic a sinistra, Cuadrado terzino e davanti Matri, sostenuto dal duo Ilicic-Wolski.
Subito Samp aggressiva, con molti recuperi palla ai danni dei palleggiatori della squadra di Montella. E così la squadra di casa si rende subito pericolosa: la caparbietà di De Silvestri lo porta all'assist per Eder, che in area aggancia, ma spara a lato da cinque metri. Il primo tempo vede una serie di tiri dalla distanza da una parte e dall'altra, ma nulla che metta seriamente in pericolo Da Costa e Neto. Almeno fino al 33', quando il portiere viola è costretto al miracolo sulla punizione di Gabbiadini, che aggira la barriera e si piazza all'angolino basso. Stesso volo per Da Costa sul tiro di Mati Fernandez, sul quale però l'estremo difensore blucerchiato non sarebbe mai arrivato: fortunatamente, il tiro del cileno va a lato di poco. Queste le occasioni migliori, in un primo tempo a basso contenuto e con un ritmo un po' blando.
Si va al riposo, ma la ripresa vede una Samp più continua nel mettere pressione ai viola. Maxi Lopez - quasi inesistente nella prima frazione - riesce finalmente a liberarsi un po' dalla marcatura di Diakitè e spara un bel destro che Neto devia in angolo. Passa un minuto e c'è un contatto dubbio in area tra Mati Fernandez e Krsticic; sulla prosecuzione dell'azione, De Silvestri spara alto da buona posizione. La Fiorentina si rende veramente pericolosa al 57': cross in mezzo di Cuadrado e Mustafi rinvia. Purtroppo il tedesco spazza sui piedi di Borja Valero, che va al tiro a botta sicura: ancora il numero 8 blucerchiato salva sulla linea. Al 60', enorme occasione per la Samp: passaggio in mezzo dove Maxi Lopez fa velo e lascia la palla a un Gabbiadini solo. L'attaccante blucerchiato ci mette troppo a tirare e viene recuperato dalla difesa viola. Ancora Doria dalla distanza, quando Palombo ci prova dai 25 metri e il suo tiro finisce a lato di pochissimo; stessa sfortuna per Soriano, che trova Neto pronto. Da lì, la Samp finisce la spinta offensiva e lascia campo a una Fiorentina rinvigorita dagli innesti di Vargas e Ambrosini. Il peruviano colpisce la traversa con una punizione dai 30 metri: un destro potentissimo salvato dal legno, Da Costa non ci sarebbe mai arrivato. Infine, la grande occasione finale: punizione di Borja Valero, spizzata di Matri, non abbastanza precisa da trovare la porta. Finisce 0-0: due punti persi diventano quasi un punto guadagnato, ma la rabbia non passa per quella che è sembrata un'occasione sprecata.

Alessandro Matri, 29 anni, cancellato dal campo da un ottimo Mustafi.

Da Costa 6; De Silvestri 6.5, Mustafi 7, Gastaldello 6.5 (dal 30' s.t. Fornasier 6), Berardi 6.5; Palombo 7, Krsticic 6 (dal 36' s.t. Renan s.v.); Gabbiadini 6.5, Soriano 7, Eder 6; Maxi Lopez 6 (dal 22' s.t. Okaka 5.5) - già pubblicate su SampNews24

Il nervosismo di Mihajlovic, espulso dall'arbitro per proteste, si associa a quello della squadra: l'impressione è che ieri la Samp meritasse più della Fiorentina sul piano del gioco e della continuità. I viola, stanchi e in un periodo difficile, stanno subendo molto l'assenza dei suoi due bomber, Mario Gomez e Pepito Rossi. Matri non segna neanche con la porta spalancata e solo l'inserimento di Ambrosini e Vargas ha dato un po' di spinta agli ospiti. Dal canto suo, il Doria può esser soddisfatto: la strada è quella giusta.
Sì, ma per cosa? Leggo nella rete di sogni per l'Europa League. Innanzitutto, la prossima gara con la Lazio ci dirà qualcosa a riguardo. Detto questo, la classifica è corta e, con sette partite da giocare, è normale che la gente blucerchiata sogni un incredibile ritorno a livello continentale. Da parte mia, rimango realista: la Samp non riesce a vincere tre partite consecutive - è la terza volta che succede in campionato, la quarta se contiamo anche il periodo con Delio Rossi - e serve una striscia come quella dell'Atalanta per sperare nell'Europa.
Il sesto posto è lì. Forse anche il quinto, se l'Inter continua ad andare così piano (vedremo cosa faranno stasera a Livorno). Fatto sta che l'obiettivo giusto potrebbe esser quell'ottavo posto, in modo da evitare qualche turno di Coppa Italia e una preparazione estiva anticipata. Più calma per sistemare il gruppo, concordare con Mihajlovic le strategie di mercato e sperare in una squadra ancora più forte. Perché questo serve alla Samp per tornare veramente in Europa: una squadra più forte (e più matura). Se il condottiero rimarrà il serbo, allora forse si sarà trovato il giusto percorso. Quello che il famoso "progetto" aveva delineato molto tempo fa.

Un nervoso Sinisa Mihajlovic, 45 anni, espulso dal campo nel secondo tempo.

29 settembre 2013

Piattume d'altri tempi.

Pensavo una cosa: ieri, dopo la gara, mi sentivo come Walter White in "Breaking Bad". Purtroppo, non era la parte in cui lui diventa un personaggio avvincente e deciso. No, mi sentivo come Walter White dopo 10 minuti della prima puntata: seccato ed incredibilmente rassegnato al mio destino. Una sensazione che molti tifosi sampdoriani avranno condiviso dopo la quarta sconfitta in campionato su sei giornate disputate sin qui: l'1-0 subito dal Milan ha il sapore amaro. E di quelli che non ti concedono troppi appigli a cui aggrapparti.

Alessandro Matri, 29 anni, contro Lorenzo De Silvestri, 25: buona prova dell'esterno.

La Samp, reduce dal pesante k.o. interno contro la Roma, si ripresenta a Milano con lo stesso modulo: 4-4-2 e tanta corsa. Confermati Wszolek e Gavazzi sulle fasce, le novità maggiori sono al centro: Palombo torna a centrocampo e con la fascia da capitano, mentre Regini subentra a Gastaldello in difesa. Per il Milan, le novità sono poche rispetti al rocambolesco pari di Bologna: Zaccardo subentra ad Abate sul settore difensivo di destra, mentre davanti è confermato il tandem Robinho-Matri.
Nonostante il bisogno di punti, è il Milan a partire ben più aggressivo della Samp: al 14', un bel lancio di Birsa trova Robinho a due passi dalla porta, con il brasiliano che però non trova il colpo vincente. Due minuti ed è stavolta Constant a sfiorare il gran gol al volo su assist di Robinho. I blucerchiati sono timidi e non riescono a fare un buon giro palla all'interno della "San Siro" rossonera. Ciò nonostante, gli ospiti sfiorano il vantaggio al 26': su corner di Sansone, ennesima incornata di Costa e palla che sfiora il palo alla sinistra di Abbiati. Sinistri dalla distanza di Gabbiadini a parte, lì la Samp riscompare; il Milan, invece, si rende nuovamente pericoloso con Mexes, che sbuca alle spalle della difesa ospite su una punizione e manca l'impatto decisivo con il pallone.
Arriva l'intervallo ed Allegri cambia Muntari con Emanuelson: una mossa astuta, che si rivelerà vincente. Pronti, via ed i rossoneri vanno in vantaggio: Robinho lavora un pallone al limite dell'area blucerchiata e serve Birsa, che spara un bel sinistro all'angolino sinistro di Da Costa. 1-0 e primo gol dello sloveno con il Milan. Gli ingressi di Soriano e Krsticic cambiano poco l'assetto della Samp, che continua a subire: nella parte centrale del secondo tempo, è Matri ad avere numerose occasioni per chiudere la gara. L'ex Juve prima ruba palla ad Obiang e spara su Da Costa, poi viene murato da un monumentale Mustafi: insomma, l'attaccante non pare proprio in forma. Intanto, nella Samp, c'è l'esordio di Petagna per un infortunato Gabbiadini: i blucerchiati nel finale spingono per la disperazione, ma la migliore occasione è un sinistro di Costa dalla distanza. Anche Sansone impegna Abbiati, ma l'ex Toro ha la miglior occasione all'84', quando spedisce il pallone in curva da dentro l'area. Nel finale, c'è spazio anche per il possibile 2-0 dei padroni di casa, ma Da Costa è bravissimo su Niang e mette la palla in corner. Finisce con la quarta sconfitta in sei giornate: c'è il bisogno di riprendersi il prima possibile.

Valter Birsa, 27 anni, festeggia il primo gol con il Milan: sarà quello decisivo.

Da Costa 6 - Fa il suo quando deve intervenire. Sul gol di Birsa, è difficile dire qualcosa: vede la palla tardi.
De Silvestri 6.5 - L'unico a mettere un po' in difficoltà il Milan sulle fasce.
Mustafi 7 - Matri sbaglia altri gol, ma la prestazione del tedesco è stata monumentale. Un muro umano.
Regini 6 - Peggio del suo compagno, ha l'unica colpa di essere davanti a Da Costa e non chiudere le gambe sul tiro di Birsa.
Costa 6 - Fa quel che può, nel secondo tempo si sgancia anche in avanti. Salterà il Toro per squalifica.
Gavazzi 6 - Una media tra il 6.5 in fase offensiva ed il 5.5 in fase difensiva, dove lascia veramente troppo spazio a Constant.
Palombo 5 - Abbiamo rivisto Palombo a centrocampo: filtraggio zero, lanci come al solito, cadute per terra come ai vecchi tempi. Ritornare in difesa, forse, è l'ipotesi migliore.
Obiang 5.5 - Troppo compassato in mezzo al campo: contro De Jong in forma non te lo puoi permettere.
Wszolek 5 - Stavolta mi tocca bocciare il polacco: Zaccardo, grazie allo spazio lasciatogli dall'ex Polonia Varsavia, sembrava Cafu.
Sansone 5 - Assolutamente nullo. Nel finale ha una grande chance, ma spara nel settore chiuso ai tifosi del Milan.
Gabbiadini 5.5 - Si muove, svaria, lotta e tira molto (forse troppo) dalla distanza. Poi Rossi lo toglie.

Soriano 5.5 - Rossi dice che può giocare da esterno destro: non ne sono proprio sicuro, eh.
Krsticic 6 - Il miglior Nenad stagionale dà una piccola scossa alla Samp: peccato che anche lui salterà il Toro.
Petagna 5.5 - Giusto il tempo di non vedere palla e cercare gol impossibili contro il club che l'ha cresciuto. E' comunque presto: vedremo cosa combinerà nel futuro.

E ora la gara delle gare: il confronto al "Ferraris" contro il Torino diventa una sorta di verifica. Come ha detto Rossi, ora inizia un altro campionato: nel mese di ottobre, la Samp affronterà i granata in casa, andrà a Livorno, giocherà contro l'Atalanta a Genova e sfiderà l'Hellas al "Bentegodi". E' chiaro che da questi confronti debbono uscire qualcosa tra gli otto ed i dieci punti, altrimenti sarà difficile pensare ad una qualsiasi ipotesi di salvezza. Il piattume d'altri tempi visto ieri non porta fiducia, ma bisogna provarci. Altrimenti, sarà B e stavolta con largo anticipo.

Andrea Petagna, 18 anni: prima in A con la maglia della Samp.

06 gennaio 2013

Un racconto d'altri tempi.

Difficile anche commentare una giornata così. Una di quelle partite da raccontare ai nipotini quando sei più vecchio. Sì, questi tre punti non vuol dire che siamo più vicini alla salvezza; ma vincere in casa dei campioni d'Italia, per giunta con un uomo in meno.. vengono i brividi solo a sognarlo, figuriamoci quando l'evento poi accade veramente. La Samp passa allo "Juventus Stadium" con un 2-1 largo di manica, ma tutto sommato premiante l'impegno blucerchiato, nonostante l'espulsione di Berardi e lo svantaggio. E mentre l'allenatore dei campioni d'Italia si lamenta a mezzo stampa di un arbitraggio quasi perfetto, i tifosi possono tornare a casa convinti di aver assistito ad un match straordinario. Che, prima di tutto, potrebbe voler dire una mezza rinascita per la traballante stagione del Doria.

Andrea Poli, 23 anni, ed Andrea Pirlo, 34: duro duello a centrocampo.

Per la prima volta nel nuovo impianto bianconero, la Samp si presenta con un modulo di atzoriana memoria: il 3-5-2 scelto da Rossi prevede il recupero in extremis di Romero, Estigarribia di nuovo in campo, ma sopratutto il reintegro assoluto di Angelo Palombo. Infatti, il numero 17 riassapora il campo dopo la convocazione ottenuta nello scorso match con la Lazio. Per la Juve, le assenze non sono poche: fuori Chiellini, Bendtner, Lichsteiner, Pepe e Asamoah, Conte deve fare quel che può, ma la rosa è lunga ed i padroni di casa, seppur non brillantissimi, non sembrano risentirne.
Infatti, la Juventus ha qualche difficoltà, ma impegna Romero diverse volte nei primi 20': prima Giovinco sfiora la traversa con un destro alto di poco, poi è sempre l'ex Parma a costringere l'argentino ad una bella respinta ad una mano. La Samp, ahimé, può contare solo un sinistro centrale di Poli. La partita nervosa (quattro gialli solo nella prima frazione), poi, gioca un brutto scherzo a Berardi, che stende in area Marchisio nettamente. Il rigore è sacrosanto e Giovinco lo trasforma per il vantaggio bianconero. Nonostante una Juve non arrembante, è ancora Berardi a complicare la vita alla squadra blucerchiata, beccandosi un giusto secondo giallo e finendo anzitempo negli spogliatoi. A quel punto, i padroni di casa gestiscono e gli ospiti mettono paura solo su una punizione di Estigarribia, finita a lato di poco.
In 10 e con un gol di svantaggio, molti sarebbero stati uccisi. Ma non la Samp di questa Befana, che rientra in campo con De Silvestri al posto del paraguaiano e passa al 4-3-2. Eder rimane in campo ed è la scelta giusta. Alla prima azione buona, i blucerchiati pareggiano: grandissimo lancio di Krsticic, destro di prima intenzione di Icardi e papera di Buffon, che regala il pareggio al Doria. A quel punto, ci si aspetta l'assalto bianconero, che però è contratto, nonostante gli ingressi di Vucinic e Quagliarella. Non solo: la Samp impensierisce ancora la Juve, con Poli che spreca una buona occasione ed Eder che non conclude a dovere.
E' il preludio all'incredibile ribaltone. Minuto 68: bel recupero di Poli, Obiang sale e serve Icardi in un corridoio di spazio. Lo spazio per tirare c'è, ma è molto complicato trovare la rete; tuttavia, l'argentino non spreca tempo e "secca" Buffon con un destro potente sotto la traversa. 2-1 e tifosi blucerchiati in estasi. I campioni d'Italia spingono con rabbia e hanno due occasioni clamorose, entrambe sui piedi di Vucinic. Il montenegrino prima coglie la traversa con un destro rabbioso, poi spreca a due passi su sponda di Quagliarella: insomma, il momento giusto per rivedere il Vucinic sprecone ammirato nei suoi ultimi mesi con la Roma.
Sprecate queste due chance, la Juve si spegne lentamente, nonostante l'ingresso di Giaccherini per un confusionario Pogba. La Samp mette dentro Munari e Tissone per Eder e Krsticic, il finale è sofferenza pura, ma di occasioni neanche l'ombra. Così, i blucerchiati tornano a vincere a Torino dopo otto anni, chiudono a venti punti il girone d'andata e diventano la seconda squadra a passare allo "Juventus Stadium": più che cioccolato, nella calza della Befana c'era oro puro.

Mauro Icardi, 19 anni: meglio la Juve dell'U-20 albiceleste?

Romero 7 | La Juve è spuntata, ma non manca di far lavorare adeguatamente l'arquero argentino: lui risponde presente e si esalta nelle grandi occasioni.
Gastaldello 7 | Dei tre di difesa, è quello che figura meglio.
Palombo 6.5 | Non era semplice rientrare da centrale di difesa, per giunta contro la Juve. Se nel primo tempo è in balia dei bianconeri, nel secondo riprende le redini. Tuttavia, non bruciamo la crescita di Rossini e Mustafi per un giocatore fuori ruolo.. bentornato.
Costa 6 | Nei primi 45' fatica, nei secondi migliora, ma copre poco le avanzate di Padoin e non aiuta Poli.
Estigarribia 5 | Rendimento deficitario anche da ex: sfiora il gol su punizione, poi fa spazio a De Silvestri.
Obiang 7.5 | Un mostro: nei secondi 45' si trasforma e si mangia il campo. Suo l'assist ad Icardi per il 2-1.
Krsticic 7.5 | Ecco un altro che si trasforma nella ripresa: combatte, imposta, si scontra contro un asso come Pirlo ed un top-player come Marchisio, ma non tira mai indietro la gamba. Il lancio per Icardi dell'1-1 è straordinario.
Poli 6.5 | La prestazione sarebbe da sette, dato il mazzo fattosi ed i continui recuperi.. ma in Serie A non si può sbagliare ciò che si mangia sull'1-1, con un tiraccio in acrobazia.
Berardi 4 | Due errori che meriterebbero la multa della società ed un'esclusione lunga.
Eder 6.5 | Nel primo tempo non si vede, sembra che le vacanze lo abbiano appesantito. Poi ha due spunti straordinari e ci ricorda perché è sempre utile.
Icardi 8 | Più "hombre del partido" di così si muore: come ha detto Rossi a fine partita, una doppietta allo "Juventus Stadium" è una vetrina migliore delle qualificazioni sudamericane con l'U-20.

De Silvestri 6 | Entrato per sostituire Berardi, soffre a destra i continui inserimenti di Peluso e Giaccherini. Tuttavia, la sua spinta offensiva aiuta a tenere alta la Samp nei momenti difficili.
Munari s.v. | Entra per Eder per garantire maggior copertura.
Tissone s.v. | Dovrebbe impostare le ripartenze, ma non ne arriva neanche una.

Questa è una singola partita e non è contro la Juventus che si cercano i punti-salvezza. Tuttavia, questa vittoria peserà molto a fine campionato, se la Samp farà il suo dovere negli scontri diretti, cosa che è mancata parecchio in questo girone d'andata. Ventuno punti vanno bene, il trend dovrà essere leggermente superiore come quota punti e meno traumatico come andamento. Oggi, godiamoci il presente: Juve-Samp 1-2 del 6 gennaio 2013 sarà un racconto d'altri tempi, dettato da tante cose. Dai cori poveri dei tifosi juventini all'espulsione di Berardi, dal fatto che si giocava contro i campioni d'Italia alla tenacia ed alla fortuna necessaria per portarla a casa, fino alla doppietta di Icardi. Speriamo che la nostra stagione abbia subito una svolta decisiva oggi.

Delio Rossi, 52 anni, raggiante per l'impresa con i suoi ragazzi a fine gara.