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03 ottobre 2017

Giovani e rimandati.

Si può lasciarsi andare sul campo di una squadra che non ha ancora dimostrato nulla in questo campionato, vincendo appena una partita su sei? Sì, si può. Soprattutto se sei un club dall'età-media piuttosto giovane e non impari dagli errori della passata stagione. In un risultato bugiardo (almeno per la mole del risultato), l'Udinese travolge la Sampdoria per 4-0.

Numerosi i tifosi blucerchiati alla Dacia Arena, ma il supporto non è bastato.

Tanti i supporter blucerchiati a Udine, che spingono la squadra a mantenere la propria imbattibilità (la Sampdoria è l'unica rimasta in questo esclusivo club assieme alle tre di testa). Giampaolo propone la coppia di ex Zapata-Quagliarella in avanti, confermando Ferrari e Bereszynski in difesa. Strana invece la parziale bocciatura di Scuffet in casa friulana, con Bizzarri tra i pali.
Il primo tempo - in realtà l'intera partita, ma ci arriveremo dopo - è stato un enorme sbadiglio. 25' di nulla assoluto, con un tiro di Barak facilmente parato da Puggioni e un giallo inesistente a Barreto per fallo su Samir. Al 27', però, ecco l'ingenuità che sblocca la gara: il portiere blucerchiato spinge Maxi Lopez in area e gli offre l'assist per un rigore facile da guadagnare.
L'argentino non esita a dimostrare di aver sentito la spinta e Fabbri non può che fischiare il rigore per un'ingenuità simile: dal dischetto si presenta De Paul, che spiazza Puggioni per l'1-0. Non succede praticamente nulla fino al 39', quando Barreto si dimentica di esser ammonito e stende Lasagna in contropiede a 60 metri dalla porta: secondo giallo, gara finita.
Nonostante ciò, è stato incredibile testimoniare come per mezz'ora - a cavallo tra primo e secondo tempo - la Samp sia rimasta in partita. Al 43' Ramírez costringe Bizzarri a deviare un suo colpo di testa in corner, mentre Barak impegna Puggioni un minuto più tardi. Al rientro dal riposo, però, il canovaccio non è cambiato.
L'Udinese cerca di chiudere la gara sfruttando le ripartenze con un uomo in più, ma sono gli ospiti a giocare la palla a terra, a produrre effettive trame di gioco. Un miracolo di Puggioni salva la Samp dalla capitolazione su Lasagna e Quagliarella produce un paio di tiri, uno dei quali impensierisce Bizzarri dalla distanza.
Tuttavia, al 65' la gara è al capolinea: Fofana entra in area e Torreira tocca il centrocampista avversario, che cade. Il contatto c'è, ma sembra forzato per fischiarlo in area; eppure per Fabbri non ci sono dubbi. Dal dischetto, Maxi Lopez realizza il raddoppio e di fatto chiude la partita. Non del tutto, perché la Samp gioca comunque meglio dell'Udinese.
In doppio vantaggio e con un uomo in più, i friulani rischiano comunque di incassare il gol: Caprari e Kownacki creano un po' di panico, senza però centrare effettivamente la porta avversaria, schermati dalle respinte avversarie. Al minuto 84, game over: bel lancio di De Paul per Maxi Lopez, in linea e lasciato solo da Silvestre: cucchiaio d'esterno e Puggioni battuto.
Nel finale, però, l'arbitro Fabbri ci tiene a prendersi un po' di ribalta. A contesa ampiamente finita nel punteggio e con il cronometro al minuto 94 (mancano 30" alla fine), Fofana entra in area e Strinic lo scherma con il corpo. Non sarebbe calcio di punizione, eppure il direttore di gara vede in quel contatto il terzo rigore della serata: Fofana realizza e di fatto il match si chiude.

Un disastro solo nel punteggio.

Puggioni 4.5; Bereszynski 5.5, Silvestre 5, Ferrari 5.5, Strinic 5; Barreto 4.5, Torreira 5.5, Praet 5.5; Ramírez 5 (dal 9' s.t. Linetty 5); Quagliarella 6 (dal 27' s.t. Kownacki 5.5), Zapata 5 (dal 25' s.t. Caprari 5.5).

Ribadisco quanto già detto nell'intro: mai visto un risultato così bugiardo. La conta degli xg è nettamente in favore dell'Udinese, ma rimane il fatto che i friulani non abbiano chiuso la gara in superiorità numerica per un'ora se non con i rigori. Fossi in loro, sarei preoccupato per il resto della stagione in vista della lotta per la salvezza.
Già, Fabbri e i rigori. Il primo è una bestialità di Puggioni, che - se proprio deve uscire così alto per coprire Maxi Lopez - non deve lanciarsi in spinte che possano giustificare la caduta dell'attaccante. Il secondo è sembrato forzato, perché NON tutti i contatti in area sono passibili della massima punizione. Il terzo è uno show personale dell'arbitro, quindi passiamo oltre.
Forse è un peccato perdere l'imbattibilità così, su un campo dove la Sampdoria era attesa dal salto di qualità, per capire se veramente parlare di Europa fosse così impossibile. L'impressione ricavata dal pomeriggio friulano - al netto dell'espulsione di Barreto (il primo giallo è un'altra invenzione) e delle ingenuità commesse - è che no, ancora non ci siamo.
Ora si attende la ripresa dopo la pausa per le nazionali, che bloccherà la Serie A per le prossime due settimane. Al ritorno da questo break, la Sampdoria è attesa dal ritorno al "Ferraris", dove sfiderà un'Atalanta in stato di grazia. I bergamaschi penseranno anche all'Europa League (sfideranno l'Apollon Limassol il giovedì successivo), ma sarà una sfida ben diversa dalla vittoria per 2-1 della passata stagione.

Seko Fofana, 22 anni, esulta dopo aver realizzato il rigore del 4-0.

03 febbraio 2015

Il peggiore degli incubi.

Forse il calciomercato ha distratto molti dalla realtà. Forse l'arrivo di uno come Eto'o ha fatto pensare non solo che potessimo puntare all'Europa, ma che ce la meritassimo. Mettiamola così: il 5-1 subito da un normalissimo Torino all'Olimpico farà bene in ogni caso. Ora siamo tutti arrabbiati, ma chissà che domani non frutti qualche esperienza in più. E comunque le colpe sono ben chiare senza timore di smentita.


La trasferta di Torino arriva in un momento estatico per la Samp. Se togliamo la polemica del gol-non gol di Morganella nell'ultimo Samp-Palermo, la presentazione di Eto'o e il calciomercato hanno portato solo gioie in questo mese di gennaio. La Samp è sempre a due punti dal terzo posto, ma il Torino viene da sette risultati utili e vuole continuare la striscia positiva. I blucerchiati si presentano all'Olimpico con il ritorno al 4-3-3: Bergessio ed Eder sono ai lati di Okaka, mentre a centrocampo Soriano torna al ruolo di mezzala. Diverso l'atteggiamento del Torino, che punta sul solito 3-5-2 con Martinez accanto a Quagliarella.
In realtà, il primo tempo della Samp non esiste: un destro flebile di Eder e un debole colpo di testa di Silvestre sono tutto quello che gli ospiti producono nei primi 45'. Dove, invece, il Torino fa quel che vuole. A cominciare dal 15', quando Quagliarella porta in vantaggio i padroni di casa: sponda aerea di un compagno su corner e l'ex attaccante blucerchiato sfrutta una dormita di De Silvestri per realizzare l'1-0. La partita scorre inerme, finché Silvestre non perde Glik su corner e regala un penalty agli avversari: dal dischetto sempre Quagliarella è implacabile e firma il 2-0, nonostante Viviano tocchi la palla. Benassi potrebbe anche segnare il 3-0, ma il suo tiro è centrale.
La ripresa non cambia copione: la Samp acquista un po' di dinamismo con l'entrata di Duncan per Bergessio, ma sostanzialmente la gara rimane in mano alle ripartenze del Torino. Su una di queste, Quagliarella trova l'hat-trick al 67': buco di Romagnoli e destro in diagonale dell'attaccante granata. A questo punto, la beneficenza prosegue imperterrita: appena entrato, Amauri trova il 4-0 al 72', sfruttando un rimpallo con Silvestre e battendo Viviano. La Samp allevia i dolori con un bellissimo gesto tecnico di Obiang, che trova un gol di tacco grazie a una disattenzione di Padelli su assist di De Silvestri. Tuttavia, è una fiammata. Benassi e Maxi Lopez sfiorano il quinto, finché a battere Viviano non ci pensa Bruno Peres. Il brasiliano ha umiliato Regini per tutto il match e lo trova impreparato anche al 92': dribbling sul numero 19 blucerchiato e rete del 5-1 finale. Risultato che poteva esser anche peggiore se non fosse stato per Viviano. Grandi fischi dal settore ospiti, rabbia da parte dei tifosi e un addio amaro per Daniele Gastaldello, che da ieri è un nuovo giocatore del Bologna.

Fabio Quagliarella, 31 anni: tre gol per lui ieri da ex.

Viviano 5.5; De Silvestri 5, Romagnoli 5, Silvestre 4, Regini 4; Obiang 5.5, Palombo 5, Soriano 5 (dal 34' s.t. Krsticic s.v.); Bergessio 5 (dal 1' s.t. Duncan 5.5), Okaka 5, Eder 5.5 (dal 25' s.t. Eto'o s.v.) - pagelle già pubblicate su SampNews24

A mente fredda, è più facile ragionare su quella che può essere chiamata tranquillamente con il suo nome: disfatta. Una sconfitta senza se e senza ma, senza scusanti e di cui tutti - staff tecnico e giocatori - si devono vergognare. Non si possono prendere cinque gol in una situazione normale, figuriamoci giocando così e in un momento del genere. Inutile riempirsi la bocca di Europa e terzo posto se poi le prove successive alle dichiarazioni entusiaste sono queste.
Mihajlovic ha schierato un inspiegabile 4-3-3 dopo che finalmente la squadra aveva assorbito il passaggio al 4-3-1-2. Un modulo - quello col trequartista - che la Samp stava facendo fatica ad accettare, ma le vittorie contro Empoli e Parma avevano dimostrato che il materiale su cui lavorare c'era. E si sperava che l'arrivo di Eto'o - entrato a metà del secondo tempo - potesse ulteriormente migliorare questo buon momento.
L'importante era mantenere alta l'attenzione e la cattiveria: doti che sono mancate in quel di Torino. Se si analizza a mente fredda la dinamica dei cinque gol avversari, quattro di essi hanno luogo grazie a singole disattenzione difensive. I quattro della retroguardia hanno sulla coscienza un gol a testa: un evento che raramente accade. Un'equa redistribuzione delle colpe che credo abbia pochi precedenti nella storia del calcio.
Ora ci attende il Sassuolo al Ferraris. Di Francesco dovrà fare a meno di tutto il tridente d'attacco: Zaza, Berardi e Sansone sono squalificati, in più mancheranno gli infortunati Terranova e Longhi. C'è la situazione ideale per un rilancio, specie a mercato chiuso. Tuttavia anche la gara di Torino sembrava facile e invece è arrivato un 5-1 per i granata. Attenzione, perché il peggiore degli incubi l'abbiamo già vissuto domenica. E io non ho voglia di altri replay.

Samuel Eto'o, 33 anni, prova a dare indicazioni a Pedro Obiang, 22.

30 dicembre 2014

Un'annata da ricordare.

Wow, è stata lunga. Il 2014 è sembrato molto lungo e pieno di soddisfazioni per la Sampdoria. Un anno che forse non si dimenticherà facilmente, specie la seconda parte. E che apre delle premesse straordinarie per il 2015, sperando che questo possa esser migliore dell'anno precedente. I blucerchiati e i suoi tifosi hanno potuto godere di tanti momenti diversi: ne voglio ricordare cinque, come è da abitudine al termine dei canonici 365 giorni.

  • Due derby, due eroi, due 0-1 (3 febbraio & 28 settembre 2014)
Nel 2014 si sono giocati due derby. Entrambi con i blucerchiati in trasferta, entrambi con la Samp uscita vincente per 1-0. Nel primo, l'eroe è Maxi Lopez: appena arrivato dal Catania, l'argentino decide la stracittadina alla prima gara dopo il ritorno in blucerchiato. Sarà anche l'unico gol di Maxi nelle 11 presenze con la Samp della passata stagione. Nel secondo derby, il protagonista è Manolo Gabbiadini: una delle sue punizioni passa e non viene deviata da nessuno. La palla s'insacca all'angolo e decide la contesa tra le due squadre.

Maxi Lopez, 30 anni, batte Perin per l'1-0 nel derby del febbraio 2014.
  • La rinascita di Stefano e Roberto
Se ci sono due giocatori che hanno beneficiato alla grande del 2014 e della cura Mihajlovic, questi sono Roberto Soriano e Stefano Okaka. Il primo era spesso fischiato nelle sue fugaci apparizioni nella gestione Rossi e si pensava fosse ormai bruciato: a parte il gol nel Trofeo Gamper al Camp Nou nell'agosto 2012, poco da segnalare. Il secondo era finito in tribuna a Parma, dove non giocava e sembrava ormai finito. Entrambi sono rinati e si sono addirittura consacrati. Entrambi hanno esordito in nazionale azzurra con il ct Conte (e Okaka ha anche segnato). Cosa volere di più?
  • L'unica sconfitta (29 ottobre 2014)
Stadio Giuseppe Meazza di Milano, c'è Inter-Sampdoria per il turno infrasettimanale. La Samp è reduce da due pareggi consecutivi, tra cui quello prezioso contro la Roma (che non era ancora stata bastonata dal Bayern in Champions). L'Inter, al contrario, soffre e monta la contestazione nei confronti di Walter Mazzarri, che da lì a un mese sarà esonerato. 

La Samp gioca una gara gagliarda, prende una traversa e costringe Handanovic a diversi miracoli. Purtroppo, l'ingenuità di un classe '95 bravo, ma appunto giovane come Romagnoli costerà il rigore della vittoria. La firma? Mauro Icardi, che non si smentisce mai quando incrocia i colori blucerchiati. A oggi, è ancora l'unica sconfitta stagionale per il Doria in questo 2014-15.

Roberto Soriano, 23 anni, ha esordito in nazionale contro la Croazia.
  • La rimonta dello Juventus Stadium (14 dicembre 2014)
La Juventus guida come al solito la classifica: da Allegri a Conte è cambiato qualcosa nel modulo in campo, ma non in classifica. I bianconeri comandano, come da tre anni a questa parte. E la Samp si presenta allo Juventus Stadium, dove è stata una delle poche squadre italiane a vincere da quando l'impianto ha aperto nel 2011. Proprio la Samp di Mihajlovic, nel gennaio 2014, perse in maniera onorevole per 4-2 contro la Juve di Conte.

Quasi un anno dopo, gli ospiti si presentano con qualche assenza, il 4-3-1-2 invece del 4-3-3 e Krsticic trequartista. Il piano di contenere la Juve non funziona: se la Samp si deve difendere, si fa violenza e soffre. Non solo: arriva anche il vantaggio dei padroni di casa. Segna Evra di testa su corner: è alto un metro e 73, ma Regini lo lascia libero di saltare. La gara sembra in salita, ma Mihajlovic torna al 4-3-3 nella ripresa e fa entrare Gabbiadini.

A metà con la Juve, l'attaccante è in partenza per Napoli a gennaio: lo sa la Juve, lo sa la Samp e lo sa sopratutto il giocatore. Che non ha voglia di lasciare Torino senza un addio velenoso, come il suo mancino a giro. Proprio un suo sinistro stende la Juve e punisce Buffon al 51', riportando la gara in parità. Da lì la Samp gestisce la gara, soffre poco e sfiora addirittura il successo. Indovinate con chi? Sempre quello con la maglia numero 11.
  • La grinta mai sopita (31 agosto 2014-?)
Se c'è un aspetto su cui la Samp è di gran lunga migliorata rispetto alla scorsa stagione, è la grinta, la capacità di non mollare mai tanto richiesta da Mihajlovic. Il tecnico serbo si era spesso lamentato nel 2014 di alcune "passeggiate", ovvero di alcune gare in cui la Samp non c'era. Quest'anno non è andata così. Certo, ci si può rammaricare di tante rimonte subite, ma in fondo la squadra blucerchiata è un gruppo giovane. Alcune legnate fanno quasi bene.

A Palermo, però, c'è un antipasto di quello che sarà la Samp di quest'anno. I siciliani si affidano sopratutto a Dybala, tornato in A con la voglia di imporsi. Regini cade nel tranello e prende due gialli (di cui il secondo discutibile). Gli ospiti rimangono in dieci e prendono anche il gol dello svantaggio, segnato proprio da Dybala. Sembrerebbe quasi finita, ma la Samp mette la testa a posto. Il Palermo di Iachini (ex amato) arretra il baricentro e al 91' Gastaldello pareggia su azione da corner: è un piccolo segnale, ma è il momento che dice esattamente quella che è stata la Samp in questa seconda parte di 2014.

La gioia della Samp dopo il pareggio all'ultimo secondo di Palermo.

14 aprile 2014

Una beffa al quadrato.

Non poteva, ma sopratutto non doveva finire così. No, non mi riferisco tanto alla doppietta di quel poco di... professionista che si è rivelato esser Mauro Icardi (lo scopriamo oggi?). La Samp prende un'altra batosta, stavolta casalinga, per 4-0 contro l'Inter. E quel che peggio è che lo fa in maniera totalmente sconclusionata, regalando il match e un uomo già dopo 20'. Neanche la miglior determinazione è servita a ribaltare il risultato: un'altra scoppola, che si aggiunge a quella (morale) subita all'Olimpico contro la Lazio.

Rodrigo Palacio, 32 anni, ancora decisivo contro la Samp: un gol e un assist.

Dopo la brutta prova a Roma, la Samp si presenta con il rischio assenze, salvo recuperare parecchi prima della gara. La novità è il ritorno al 4-3-3, con Sansone a sostituire l'infortunato Gabbiadini e una nuova chance per Obiang dal 1'. L'Inter conferma il suo integrale 3-5-2, con D'Ambrosio al posto di Jonathan e la coppia Icardi-Palacio davanti. Una coppia ad alto coefficiente di fischi. Che si palesano al minuto 13, quando l'Inter passa dopo un quarto d'ora di studio: bella cavalcata di Palacio, cross in mezzo e Icardi realizza il tanto temuto gol dell'ex. Male De Silvestri, che è in ritardo per la diagonale, e Da Costa, che poteva far di più sul destro ravvicinato, ma debole del nerazzurro. Sulla reazione, ci torno dopo.
La Samp non aspetta a reagire e si guadagna subito un calcio di rigore: Gastaldello stimola Ranocchia al fallo e il numero 23 dell'Inter ci casca come un dilettante. Rigore, ma niente giallo per il difensore dell'Inter (peserà dopo). Sul dischetto dovrebbe andare Eder, invece con il pallone si presenta Maxi Lopez: il destro non è malvagio, ma Handanovic è una specialista e non si fa fregare per così poco. Penalty neutralizzato e si resta sull'1-0. Che però è un risultato bugiardo, perché l'Inter da lì scompare dal campo. Tuttavia, la Samp trova il modo di rovinarsi la partita: cavalcata di Eder al 19', che viene forse steso da Rolando al limite dell'area interista. Per l'arbitro Valeri è simulazione e giallo. Ma il vero guaio lo fa Eder, che si fa prendere dalla foga e si attacca prima a Rolando, poi a Samuel, che non è proprio un diplomatico dell'Onu. Dalla rissa che nasce, Valeri tira fuori altri due gialli: uno all'argentino e uno al brasiliano della Samp, che finisce la sua gara dopo venti minuti. E compromette una splendida Samp, che domina nonostante l'inferiorità numerica. Ci vogliono almeno altri quattro interventi di Handanovic - di cui due miracolosi su Soriano e Sansone - per portare l'Inter al riposo con un gol di vantaggio.
Alla ripresa, il copione è cambiato. La gara si spegne quasi subito, la Samp sembra aver finito le energie sia nervose che atletiche per tenere il ritmo della prima frazione. Maree di occasioni per gli ospiti, con Palacio che ci prova più volte, finché non centra Da Costa da due passi al 55'. Lo stesso portiere blucerchiato rischia la papera su un innocuo cross del numero 8 nerazzurro. Al 60', ecco il raddoppio: Samuel svetta su corner, sovrastando De Silvestri, ed è 2-0 per l'Inter. Due minuti e arriva il 3-0, ancora a firma Icardi, anche se stavolta il merito è tutto di Palacio, che parte sulla linea del fuorigioco e mette una palla facile per l'ex Samp. Stavolta nessuna esultanza polemica, tanto la gara è decisa. L'Inter si rilassa, Maxi ci riprova, ma oltre che meno forte è pure sfigato: il suo destro sibila vicino al palo proprio nell'unico momento in cui Handanovic pare fuori causa. Nel finale c'è il tempo per il 4-0, stavolta a firma Palacio, con una bella percussione che taglia a metà la difesa blucerchiata dal vertice alto dell'area di rigore. I padroni di casa cercano ancora il gol della bandiera, ma Handanovic è attento pure sull'avanzata di Regini, chiuso in corner. Il finale è buono solo per l'esordio di Mattia Lombardo, figlio del leggendario Attilio; il resto è da buttare.

Maxi Lopez, 30 anni: buona partita, ma il rigore sbagliato è un macigno.

Da Costa 5; De Silvestri 4.5, Mustafi 5, Gastaldello 4.5, Regini 5; Obiang 5 (dal 12' s.t. Krsticic 5), Palombo 5.5 (dal 38' s.t. Lombardo s.v.), Soriano 6; Sansone 5 (dal 21' s.t. Okaka 5.5); Maxi Lopez 5, Eder 4 - già pubblicate su SampNews24

E siamo a 18 punti, almeno a mio parere. Questa Samp, senza certe ingenuità, poteva avere molti più punti. E le sfide chiave in cui sono svaniti questi punti sono contro tre squadre che abbiamo affrontato in pessimi momenti sia all'andata che al ritorno: parlo di Milan, Lazio e proprio Inter. La Samp ieri, con un rigore tirato da Eder e un brasiliano più tranquillo, avrebbe vinto? Chi lo sa, ma il dubbio è lecito. Purtroppo la sfida è stata caricata inutilmente su un duello di cui non sarebbe dovuto fregare a nessuno.
Icardi contro Maxi Lopez è stato il leit motiv di tutta la vigilia: discussione su bambini, stati su social network e trombate varie. La verità è che i tifosi hanno fatto bene a fischiare l'argentino dell'Inter, vista anche l'esultanza irrispettosa sotto la Sud. Passatemi il termine, ma il solito bimbominchia già arrivato si è sentito in dovere di mancar di rispetto al pubblico che per un anno l'ha portato sul palmo di una mano. E cosa ha ricevuto in cambio? Si è sentito dire che la Samp era una squadra piccola da un ragazzo che è andato all'Inter per prendere gli stessi soldi che i blucerchiati gli avevano offerto un anno fa per il rinnovo. Insomma, un arrivista: lecito, per carità, ma allora anche i fischi lo sono. E che dire di Maxi? Proprio da lui, nove anni più vecchio del suo "rivale", ci si aspettava una prova di maturità. Ha giocato bene, ma doveva proprio tirare quel rigore? Se lo avesse segnato, sarebbe stato probabilmente l'eroe di tutti i giornali oggi. Tuttavia, esser forti non significa solo prendersi le responsabilità, ma anche saperle scaricare quando non ce ne è bisogno. E questo non è stato fatto (il messaggio è pure per Eder: mi auguro per lui una multa salatissima e l'esclusione per un paio di gare).
Forse ieri, però, ha perso pure il pubblico: leciti i fischi, meno incentrare la gara attorno alla figura di Icardi. Ma la delusione più grande è arrivata in coda: dopo un'altra sconfitta contro una squadra in pessime condizioni (ricordo che il Bologna ha quasi vinto contro quest'Inter a San Siro la settimana scorsa) e una prova da dimenticare nella ripresa, l'attenzione della Sud si spostava al tabellone e ai gol del Torino contro l'odiato Genoa. So cosa mi si dirà: "Tu non sei di Genova, non puoi capire". Sarà. Ma se non posso capire, perché addirittura si giubila per una squadra che notoriamente - il Toro - sta sul belino a mezza gradinata? Non si può ambire all'Europa con questi provincialismi. E ricordo che contro il Catania - campo storicamente difficile per la Samp - mancheranno Gastaldello, Soriano ed Eder, senza dimenticare Gabbiadini k.o. per infortunio. Ma chi se ne frega: guardiamoci Genoa-Cagliari, no? Almeno gufiamo e se perdono siamo sicuramente davanti. Poi però se continuiamo a star fermi, sarà una beffa al quadrato. Come quella di ieri.

L'irrispettoso Mauro Icardi, 21 anni: doppietta per lui con esultanza polemica.

07 aprile 2014

Gli anti-europei.

E' aprile e le elezioni europee non sono così lontane. Anche nel calcio ci sono delle simili votazioni, ma la Samp ha deciso di ritirarsi dalla corsa: il 2-0 subito all'Olimpico chiude qualsiasi sogno di gloria e ricorda quale è la vera dimensione di questa squadra. La parte sinistra della classifica ora dista qualche punto, ma si spera che i blucerchiati riprendano a correre dalla prossima domenica. Per dimenticare una giornata in cui c'è stato ben poco da salvare.

Antonio Candreva, 27 anni, esulta per l'1-0 e il nono gol in campionato.

La Samp, senza il tecnico Mihajlovic (squalificato, ma in tribuna per seguire la gara), si presenta all'Olimpico con la conferma di Berardi sulla sinistra. Regini è spostato al centro per sopperire all'assenza di capitan Gastaldello, mentre davanti parte dal 1' Maxi Lopez. Con Mihajlovic out per due giornate, è Nenad Sakic a sedersi in panchina. La Lazio conferma il 4-3-3 degli ultimi tempi, con la coppia Keita-Candreva pericolosa sugli esterni d'attacco e la prima da titolare per Helder Postiga, arrivato a gennaio dal Valencia.
I primi minuti, condizionati da una Lazio non brillante, vedono la Samp timida e stranamente poco propositiva nell'Olimpico biancoceleste. Tanti gli schemi su palla inattiva collezionati dalla Samp, ma nessuno va a segno, con Gabbiadini che sfiora la porta con un gran sinistro su corner. I padroni di casa si fanno vedere al 30', quando Onazi libera Candreva al tiro dentro l'area: buon destro, ma Da Costa è attento e respinge. Nonostante un primo tempo che non passerà agli annali della storia del calcio e con la Samp più in palla, è la Lazio a passare al 42': bella iniziativa di Keita sulla destra, cross in mezzo e il numero 87 laziale può incrociare da solo in area. La squadra di Reja rischierebbe anche di raddoppiare, se un ottimo Mustafi non recuperasse in extremis su Keita, che aveva saltato di netto Regini.
Al riposo, nessun cambio, ma il canovaccio non cambia: sembra la Samp la squadra che più vuole la vittoria in questa gara. Eppure, i blucerchiati faticano a costruire occasioni serie. Punizione di Gabbiadini a parte, i tentativi degli ospiti sono un solletico alla difesa dei padroni di casa. L'espulsione per doppio giallo di Biglia - da multa, oserei dire - è ingenua e regala la superiorità numerica alla Samp per 35 minuti. Ciò nonostante, non arriva la zampata: gli ingressi di Sansone e Okaka per Gabbiadini (infortunato, forse salterà l'Inter) e Maxi Lopez regalano vivacità, ma non il gol. Anzi, è la Lazio prima a sfiorare il raddoppio (miracolo di Mustafi) e poi a trovarlo: al 72', Mauri salta il tedesco della Samp e mette in mezzo, dove Palombo lascia andare Lulic alla conclusione, dimenticandosi della marcatura. Due a zero e partita virtualmente chiusa con il gol del bosniaco. Renan crea un po' di scompiglio con il suo sinistro, ma nulla che impensierisca veramente Berisha. Anzi, è l'albanese a regalare un'ottima chance a Soriano, quando il portiere biancoceleste perde il pallone e lo regala al numero 21 blucerchiato. Tuttavia, il suo colpo di testa trova Biava sulla linea. Ci sarebbe il tempo per rammaricarsi su un rigore non concesso per fallo di Onazi su Okaka, ma questa Samp - così molle e lenta - forse non avrebbe meritato di pareggiare, nonostante una Lazio non proprio brillante. Finisce 2-0 e con la soddisfazione di Reja, che può ancora guardare all'Europa. Per la Samp, invece, quel discorso è chiuso.

Maxi Lopez e Abdoulay Konko, 30 anni: il centravanti blucerchiato è stato impalpabile.

Da Costa 6 - Non ha colpe abnormi sui due gol, anche se sul secondo uno sforzo in più si poteva fare.
De Silvestri 5 - Forse emozionato dal ritorno ai ricordi d'infanzia. Non si distingue positivamente, anche perché si dimentica di Candreva sull'1-0 avversario.
Regini 5.5 - Tanti buoni piccoli spunti, ma nulla che si faccia veramente ricordare.
Mustafi 6.5 - Uno dei pochi a meritarsi la sufficienza. Sul secondo gol è leggero in marcatura, ma i problemi arrivano dopo. Helder Postiga non striscia palla e il salvataggio a fine primo su Mauri è essenziale.
Berardi 5.5 - Vorresti dargli la sufficienza: dopo Cuadrado, gli tocca Candreva e non fa malissimo. In fase offensiva, però, è sempre nullo.
Palombo 5 - Sul gol del 2-0 si perde Lulic. E non è che incida granché in fase d'impostazione.
Krsticic 5 - Stessa sintesi di Palombo, ma almeno ha il merito di far espellere Biglia.
Gabbiadini 6 - Tanta abnegazione. E' anche uno dei pochi a cercare seriamente la porta, impegnado Berisha dai 30 metri. Poi parte la spalla e tanti saluti all'Olimpico.
Eder 4.5 - Altra partita spentissima del brasiliano. La mancanza del gol comincia a pesare.
Soriano 5 - Non è il solito Soriano degli ultimi tempi. Corre molto, sfiora il gol, ma Biava lo ferma sulla linea.
Maxi Lopez 4.5 - Impalpabile. Mi chiedo cosa dovrebbe portare al suo riscatto a fine anno. Se la risposta è "il gol nel derby", è un po' poco per il milione e mezzo da spenderci sopra.

Sansone 6 - Entra per Gabbiadini e prova a impegnare Berisha. Quando entra in corso, è quasi sempre pericoloso.
Okaka 5.5 - A giochi fatti, Sakic lo manda in campo. Può far poco, ma in teoria s'era guadagnato un rigore...
Renan 6 - Porta un po' di grinta a centrocampo e le sue parabole creano più di un'occasione.

Come detto, l'Europa è ormai fuori portata. Mi vien da dire "finalmente", perché l'ossessione di continuare a scalare la classifica stava facendo dimenticare la vera dimensione di questa squadra. Una compagine che in superiorità numerica per 40 minuti non solo non crea grossi pericoli agli avversari, ma gli lascia persino fare il 2-0, è da Europa? Non credo. Basti guardare il Parma di ieri, che ha giocato una partita passiva ma ordinata contro il Napoli ed è riuscito a vincere. Ecco la differenza: la cattiveria e l'ordine. Quelli che ogni tanto mancano alla Samp di Mihajlovic. Manca quel quid per fare il salto di qualità; poco da farci, siamo gli anti-europei nella numerosa corsa all'Europa. Che è finita. Godiamoci quel che rimane di questo campionato, a partire dal duplice ritorno di Mazzarri e Icardi la prossima settimana al Ferraris. L'Inter sembra in difficoltà: sarebbe il caso di approfittarne.

Sinisa Mihajlovic, 45 anni, in tribuna all'Olimpico per la gara di ieri.

31 marzo 2014

Il giusto percorso.

Più che rabbia, c'è rammarico. Un bicchiere più mezzo vuoto che mezzo pieno: questo rappresenta il pareggio di ieri della Samp contro la Fiorentina. Al Ferraris, i viola si sono fatti vedere sopratutto nel finale, mentre i blucerchiati hanno gestito bene la gara e hanno punto più volte la difesa avversaria. Negli ultimi minuti, è arrivata l'espulsione di un esasperato Mihajlovic, poco contento dell'arbitraggio di Russo e soci. Peccato: con una vittoria il sogno Europa League sarebbe stato meno lontano.

Contrasto fra Eder, 27 anni, e Borja Valero, 29: entrambi sottotono ieri.

Dopo il doppio successo contro Hellas e Sassuolo, la Samp si presenta contro la Fiorentina con Maxi Lopez davanti dal 1', Palombo nuovamente in campo, così come Eder e Gabbiadini, tenuti a riposo contro i neroverdi. La vera novità è il ritorno in campo di Gaetano Berardi, che sostituisce lo squalificato Regini e torna a giocare dal primo minuto dopo un intero girone: l'ultima volta era stata proprio a Firenze nella gara d'andata. Dal canto suo, Montella deve fare i conti con turnover e assenze: Tomovic a sinistra, Cuadrado terzino e davanti Matri, sostenuto dal duo Ilicic-Wolski.
Subito Samp aggressiva, con molti recuperi palla ai danni dei palleggiatori della squadra di Montella. E così la squadra di casa si rende subito pericolosa: la caparbietà di De Silvestri lo porta all'assist per Eder, che in area aggancia, ma spara a lato da cinque metri. Il primo tempo vede una serie di tiri dalla distanza da una parte e dall'altra, ma nulla che metta seriamente in pericolo Da Costa e Neto. Almeno fino al 33', quando il portiere viola è costretto al miracolo sulla punizione di Gabbiadini, che aggira la barriera e si piazza all'angolino basso. Stesso volo per Da Costa sul tiro di Mati Fernandez, sul quale però l'estremo difensore blucerchiato non sarebbe mai arrivato: fortunatamente, il tiro del cileno va a lato di poco. Queste le occasioni migliori, in un primo tempo a basso contenuto e con un ritmo un po' blando.
Si va al riposo, ma la ripresa vede una Samp più continua nel mettere pressione ai viola. Maxi Lopez - quasi inesistente nella prima frazione - riesce finalmente a liberarsi un po' dalla marcatura di Diakitè e spara un bel destro che Neto devia in angolo. Passa un minuto e c'è un contatto dubbio in area tra Mati Fernandez e Krsticic; sulla prosecuzione dell'azione, De Silvestri spara alto da buona posizione. La Fiorentina si rende veramente pericolosa al 57': cross in mezzo di Cuadrado e Mustafi rinvia. Purtroppo il tedesco spazza sui piedi di Borja Valero, che va al tiro a botta sicura: ancora il numero 8 blucerchiato salva sulla linea. Al 60', enorme occasione per la Samp: passaggio in mezzo dove Maxi Lopez fa velo e lascia la palla a un Gabbiadini solo. L'attaccante blucerchiato ci mette troppo a tirare e viene recuperato dalla difesa viola. Ancora Doria dalla distanza, quando Palombo ci prova dai 25 metri e il suo tiro finisce a lato di pochissimo; stessa sfortuna per Soriano, che trova Neto pronto. Da lì, la Samp finisce la spinta offensiva e lascia campo a una Fiorentina rinvigorita dagli innesti di Vargas e Ambrosini. Il peruviano colpisce la traversa con una punizione dai 30 metri: un destro potentissimo salvato dal legno, Da Costa non ci sarebbe mai arrivato. Infine, la grande occasione finale: punizione di Borja Valero, spizzata di Matri, non abbastanza precisa da trovare la porta. Finisce 0-0: due punti persi diventano quasi un punto guadagnato, ma la rabbia non passa per quella che è sembrata un'occasione sprecata.

Alessandro Matri, 29 anni, cancellato dal campo da un ottimo Mustafi.

Da Costa 6; De Silvestri 6.5, Mustafi 7, Gastaldello 6.5 (dal 30' s.t. Fornasier 6), Berardi 6.5; Palombo 7, Krsticic 6 (dal 36' s.t. Renan s.v.); Gabbiadini 6.5, Soriano 7, Eder 6; Maxi Lopez 6 (dal 22' s.t. Okaka 5.5) - già pubblicate su SampNews24

Il nervosismo di Mihajlovic, espulso dall'arbitro per proteste, si associa a quello della squadra: l'impressione è che ieri la Samp meritasse più della Fiorentina sul piano del gioco e della continuità. I viola, stanchi e in un periodo difficile, stanno subendo molto l'assenza dei suoi due bomber, Mario Gomez e Pepito Rossi. Matri non segna neanche con la porta spalancata e solo l'inserimento di Ambrosini e Vargas ha dato un po' di spinta agli ospiti. Dal canto suo, il Doria può esser soddisfatto: la strada è quella giusta.
Sì, ma per cosa? Leggo nella rete di sogni per l'Europa League. Innanzitutto, la prossima gara con la Lazio ci dirà qualcosa a riguardo. Detto questo, la classifica è corta e, con sette partite da giocare, è normale che la gente blucerchiata sogni un incredibile ritorno a livello continentale. Da parte mia, rimango realista: la Samp non riesce a vincere tre partite consecutive - è la terza volta che succede in campionato, la quarta se contiamo anche il periodo con Delio Rossi - e serve una striscia come quella dell'Atalanta per sperare nell'Europa.
Il sesto posto è lì. Forse anche il quinto, se l'Inter continua ad andare così piano (vedremo cosa faranno stasera a Livorno). Fatto sta che l'obiettivo giusto potrebbe esser quell'ottavo posto, in modo da evitare qualche turno di Coppa Italia e una preparazione estiva anticipata. Più calma per sistemare il gruppo, concordare con Mihajlovic le strategie di mercato e sperare in una squadra ancora più forte. Perché questo serve alla Samp per tornare veramente in Europa: una squadra più forte (e più matura). Se il condottiero rimarrà il serbo, allora forse si sarà trovato il giusto percorso. Quello che il famoso "progetto" aveva delineato molto tempo fa.

Un nervoso Sinisa Mihajlovic, 45 anni, espulso dal campo nel secondo tempo.

24 marzo 2014

Datemi una manita.

Mamma, che giornata. Mi dispiace aprire in modo così informale il mio commento alla partita di ieri, ma la Samp tira finalmente fuori le "palle" richieste da Mihajlovic la scorsa settimana e schianta l'Hellas al Ferraris con un punteggio che non lascia spazio ad alcuna replica. Il 5-0 ai gemellati butei è uno score che non lascia molto spazio alla fantasia. Forse gli scaligeri avrebbero meritato almeno il gol della bandiera, ma Mihajlovic ha ottenuto quello che voleva.

Domenico Maietta, 31 anni, e Fabrizio Cacciatore, 27, sfidano Maxi Lopez, 29.

Dopo la debacle di Bergamo, la Samp si presenta con qualche cambio all'appuntamento con l'Hellas al Ferraris: dentro Renan e Sansone per Krsticic ed Eder, apparsi spompati e confusi nella gara della scorsa settimana. Inoltre, niente più 4-2-3-1, ma un più offensivo 4-3-3, da sempre il modulo preferito da Mihajlovic. L'Hellas, in caduta libera nel girone di ritorno dopo la cessione di Jorginho, si presenta con una formazione speculare, con il trio Iturbe-Toni-Jankovic davanti. Pronti, via e la Samp passa subito: gran sinistro di Renan dalla distanza, il palo ferma il brasiliano ma sulla respinta Sansone la butta dentro da rapinatore d'area. 1-0 e l'attaccante si è già riscattato agli occhi del pubblico blucerchiato dopo tre minuti di gioco.
I padroni di casa gestiscono la gara, mentre gli ospiti tentano di trovare subito la via del pareggio: prima Toni trova Da Costa pronto su un suo tiro, poi il mancino di Iturbe sfiora il palo dal limite dell'area. Nei primi 20', l'Hellas ci prova ancora con Romulo e Toni (su cui salva Regini), mentre la Samp si fa vedere sopratutto grazie a Sansone, due volte minaccioso con il suo mancino, su cui Rafael è attento. Ma nulla può il numero uno gialloblu sul 2-0 al 22': angolo di Gabbiadini, che scarica fuori area per il mancino letale di Renan. La leggera deviazione dell'arbitro Calvarese cambia i piani del brasiliano, che calcia di destro e trova comunque la via della rete. Da lì, l'inerzia della gara finisce in mani blucerchiate: Gabbiadini testa un paio di volte Rafael, ma il 3-0 è nell'aria. E arriva al 37', con un'azione da applausi: lancio di Palombo per Sansone, che scarica sulla corrente Regini. Il terzino Samp salta l'avversario e mette in mezzo: Lopez fa da schermo, Soriano anticipa Albertazzi e segna il terzo gol dei padroni di casa. Grande festa e partita virtualmente chiusa.
Se mai servisse la conferma, Soriano apre la ripresa con un coast to coast concluso con il 4-0: gran sinistro dal limite dell'area e Rafael battuto per la quarta volta. Mandorlini non vede l'ora che finisca, mentre i suoi ragazzi sembrano disorientati. Iturbe impegna Da Costa un paio di volte, ma è più Maxi Lopez a impensierire Rafael. Che al 58' regala il 5-0 agli avversari: la punizione dal limite di Palombo è sul palo del portiere dell'Hellas, ma l'intervento di Rafael è tutt'altro che impeccabile. Festa anche per il vice-capitano, che torna al gol in A dopo tre anni. La partita sembra chiusa, ma lo è solo per la Samp: con gli ingressi di Rabusic e Cacia, l'Hellas vuole almeno salvare la faccia. E così parte un'altra gara, quella di Da Costa contro l'attacco ospite. Ferma Toni, stoppa due volte il neo-entrato Rabusic, fa disperare Cacia e s'improvvisa dribblomane nel finale. Una prestazione maiuscola quella dell'estremo difensore blucerchiato, che chiude una partita dominata in lungo e in largo. E' la vittoria casalinga più larga di questo campionato: eguagliato il 5-0 della Roma contro il Bologna a settembre e Samp virtualmente salva. Mancano forse un paio di punti, ma il più è fatto. Ora ci si chiede quali possano essere gli obiettivi di un Mihajlovic visibilmente soddisfatto: la risposta dopo Bergamo c'è stata. Eccome se c'è stata.

La gioia di Renan Garcia (a destra), 27 anni, dopo il 2-0 segnato nel primo tempo.

Da Costa 7; De Silvestri 6.5, Mustafi 6, Gastaldello 6.5, Regini 7.5; Soriano 8, Palombo 7 (dal 35' s.t. Salamon s.v.), Renan 7.5; Gabbiadini 6.5 (dal 17' s.t. Eder 6), Maxi Lopez 6.5, Sansone 7.5 (dal 25' s.t. Bjarnason 6) - già pubblicate su SampNews24

Non c'è che dire: forse è stata la migliore partita della Samp nell'ultimo anno. Era dal doppio impegno contro Juventus e Pescara nel gennaio 2013 che non vedevo una squadra così coesa e sull'attenti a ogni minimo stimolo. Erano i primi tempi di Delio Rossi. La giusta concentrazione è l'antidoto migliore contro gli avversari: oggi quasi tutti sono stati attenti dal primo all'ultimo minuto, sempre sul pezzo. Ora la salvezza è cosa praticamente fatta: diciamo che una vittoria o un pareggio in quel di Reggio Emilia, nella prossima gara contro il Sassuolo, metterebbe la parola fine al discorso.
Il problema ora è un altro: con nove giornate alla fine, quale può essere l'obiettivo di questa Samp? Gli incontentabili sognano l'Europa League, gli ottimisti si vedono nella parte sinistra della classifica. Io voglio esser ancor meno ambizioso, a differenza di Mihajlovic. Il discorso è che quando la Samp ha tentato la scalata si è fatta male: ricordiamoci le dichiarazioni prima delle gare contro Roma, Milan o Atalanta. Appena la Samp ha alzato la testa più del dovuto, ha preso botte forti. Insomma, bisogna evitare una fine alla Icaro: volare troppo vicini al sole fa male.
E allora è meglio sperare in un buon finale di stagione, magari con l'obiettivo della parte sinistra, ma senza esser troppo pressanti al riguardo. Personalmente, 45 punti e l'evitare altre "figure di merda" (cit. Mihajlovic) sarebbero due obiettivi sufficienti per il resto della stagione blucerchiata. Il calendario propone altre nove gare, di cui cinque in trasferta e quattro in casa. Vorrei la rivincita sul Sassuolo dopo la gara d'andata, mi piacerebbe un bel colpo all'Olimpico domenica prossima e far dispetti a Inter e Napoli quando verranno a Genova per le rispettive gare di campionato. In sintesi, divertirsi.
Se fosse possibile, dare una chance anche a coloro che si sono visti di meno in questo campionato. Ieri Renan e Sansone hanno brillato, ma dare qualche minuto anche ad altri sarebbe bello. Capire se Sestu vale un eventuale riscatto. Vedere se Salamon può esser utile a questa Samp, centrocampista o difensore che sia. Dare qualche altra gara a Obiang, ai margini in questo scenario felice, e a Fiorillo. Continuare a crescere Fornasier in casa (la classifica lo permette) e vedere se Rodriguez è da mettere su un aereo per il Sud America a giugno. Per far tutto questo, ci vorrà una mano da tutti: allenatore, giocatori e società. I tifosi l'hanno già data. In cambio, la manita è servita.

La festa della squadra blucerchiata dopo l'1-0 di Gianluca Sansone, 26 anni.

17 marzo 2014

Il paradiso può attendere.

Sinisa Mihajlovic aveva sfoggiato citazioni dantesche, parlava di paradiso e sembrava sempre più convinto che questa squadra potesse fare di tutto e di più. Specie dopo aver rimontato due gol al Livorno nella bolgia del Ferraris la scorsa settimana. La verità è che questa squadra sta esattamente dove deve stare: il 3-0 subito in casa dell'Atalanta ricorda a tutti che l'Europa o anche la parte sinistra della classifica sono obiettivi che non competono la Samp. Almeno, non certo quella discontinua vista quest'anno.

Sinisa Mihajlovic, 45 anni, ne ha avute da dire dopo la gara con l'Atalanta.

Mihajlovic ci ha provato: a Bergamo se l'è giocata con il solito 4-2-3-1, ha riproposto Okaka davanti e ha fatto giocare Palombo, nonostante fosse stato influenzato quasi tutta la settimana. Una bocciatura per Obiang, che era dato per sicuro titolare alla vigilia. L'Atalanta, dopo aver violato l'Olimpico di Roma, puntava a vincere per chiudere il discorso salvezza, come detto da Denis e compagni alla vigilia. Curiosa la presenza di Estigarribia tra gli avversari (alla quarta squadra diversa in tre anni di Italia), mentre Del Grosso ha preso il posto di Brivio, infortunato dopo lo stage della nazionale.
Pronti, via e la partita promette bene: le squadre sono aggressive, vogliono fortemente il gol e sono molto lunghe. Tutto a favore degli spettatori neutrali, contenti del ritmo della gara. Al 12' la prima emozione: Mustafi libera sul destro di Maxi Moralez a cinque metri dalla porta. Sul capovolgimento di fronte, Eder non è in grado di servire Okaka, solo in area. Gabbiadini raccoglie la respinta della difesa atalantina e calcia dal limite, ma il suo sinitro è alto. Ancora Samp due minuti dopo: Eder tarda il passaggio e Okaka mette un cross inarrivabile per tutti in area di rigore nerazzurra. E' allora che i padroni di casa escono dal guscio: Denis costringe Regini a un recupero provvidenziale, poi manda alto di testa su corner. Gli ospiti hanno un'ultima fiammata alla mezz'ora, quando Soriano di spalla e Regini con un bel sinistro costringono Consigli al doppio intervento. Da lì, inizia un'altra gara: la Samp arretra e l'Atalanta va subito in vantaggio con un bel destro di Carmona, bravo a tirare al volo su sponda di Denis. Da Costa non è esente da colpe: non tanto sulla conclusione del cileno, quanto sul rinvio che dà il là all'azione di ripartenza dei bergamaschi. Brasiliano poco attento anche sul 2-0: su corner di Moralez, Bonaventura svetta da solo di testa e realizza il raddoppio. L'incornata era centrale, seppur da due passi. E Palombo ha la grave responsabilità di mollare la marcatura sul numero 10 nerazzurro. Certo, il pugno di Benalouane a Regini - oltre che da prova tv - è l'episodio che dovrebbe invalidare il 2-0 dei padroni di casa. Ma se dorme la difesa blucerchiata, perché non dovrebbe fare altrettanto la terna arbitrale?
Con queste due mazzate, la Samp abdica sostanzialmente in favore della Dea, che non si fa pregare. Mihajlovic toglie l'infortunato Gastaldello per Fornasier, ma la sostanza non cambia. Soriano tenta un timido sinistro dalla distanza, ma è solletico sui duri fianchi dell'Atalanta. E i padroni di casa triplicano al 55': bell'uno-due Moralez-Deniz, con l'ex Velez che mette in mezzo per il capitano dei nerazzurri. Ci sarebbe Krsticic a chiudere sulla linea di passaggio, ma il serbo buca clamorosamente l'intervento. Per il bomber, è un gioco da ragazzi: 3-0 e partita chiusa. Denis potrebbe anche raddoppiare il bottino personale, ma il palo gli nega la gioia dell'11° gol stagionale. La Samp tenta di pungere con Maxi Lopez, che entra bene nella gara nonostante il risultato sfavorevole. Mihajlovic gioca persino la carta Sansone, ma non sortisce alcun effetto. Un sinistro potente di Gabbiadini e un'acrobazia di Palombo sono gli unici pericoli prodotti nell'ultima mezz'ora, con De Luca che anzi sfiora (l'ennesimo) gol alla Samp. Una brutta figura, che deve far riflettere molti.

Carlos Carmona, 27 anni, ha sbloccato la partita con il gol del momentaneo 1-0.

Da Costa 5; De Silvestri 5, Mustafi 5, Gastaldello 5.5 (dal 1' s.t. Fornasier 5), Regini 6; Palombo 5.5, Krsticic 4.5; Gabbiadini 5.5, Eder 4.5 (dal 26' s.t. G. Sansone 5), Soriano 6; Okaka 5 (dal 10' s.t. Maxi Lopez 6) - già pubblicate su SampNews24

Il commento di Mihajlovic al termine della gara è stato piuttosto lapidario: «Questa era una Samp senza palle, la stessa Samp che ho trovato cinque mesi fa. Ci credevamo dei fenomeni, da oggi giocheranno prima gli uomini che i giocatori». Non ha tutti i torti il tecnico blucerchiato, che si aspettava un ulteriore passo avanti dopo i successi a Torino e contro il Livorno. La Samp di Mihajlovic è così: al grande test, sembra destinata a fallire. E' una squadra che l'ex tecnico della Serbia ha rimesso a posto dal nulla, con gli stessi giocatori di Delio Rossi e senza grossi innesti nel mercato invernale. Sestu è sparito dal radar, Maxi non si è visto (derby a parte).
Sono contento di aver rivisto Sansone, un giocatore che deve metterci le famose palle che Mihajlovic ha richiesto ai suoi. Tuttavia, il numero 12 della Samp ha le doti giuste per emergere e si spera che abbia più spazio in questo finale di campionato. Consliamoci con un dato: ieri Colantuono, dopo aver vinto, ha detto che la salvezza è cosa fatta. L'Atalanta ha 37 punti, appena tre in più dei blucerchiati.
Mi accodo al pensiero dell'allenatore bergamasco e dico che alla Samp mancano tre-quattro punti per chiudere il discorso. Facciamoli e poi diamo più spazio a chi ne ha bisogno. I vari Renan, Obiang, Fornasier, Fiorillo, Sansone e - perché no - Rodriguez necessitano di minutaggio per integrarsi e dimostrare che possono esser utili in qualche modo alla causa blucerchiata. E poi tutti concentrati su Gabbiadini e De Silvestri: il loro arrivo al Mondiale è ciò che di più vicino ci può essere alla soddisfazione. Lo scudetto della Samp è la salvezza tranquilla. E' stato detto in tutte le salse: ci siamo, è quasi fatta. ll paradiso può attendere: l'anno prossimo si potrà puntare più in alto. Con Mihajlovic e senza Dante.

Maxi Lopez, 29 anni, uno dei pochi sufficienti a Bergamo.

01 febbraio 2014

Tante uscite, poche gioie.

Eccoci qui: un'altra sessione di calciomercato si è conclusa e di certo la Samp ne esce sfoltita. Era l'obiettivo minimo, ma non era di facile realizzazione: ben dieci giocatori hanno salutato la Samp, che ora si ritrova un organico più gestibile e con poche rivalità. Di contro, se le uscite sono state (quasi) perfette, le entrate hanno deluso le attese: la società blucerchiata ha risparmiato molto, senza però trarne grosso vantaggio. Proviamo allora a vedere quanto ci sia da esser contenti.

Carlo Osti, 56 anni, d.s. della Samp: in uscita ha fatto bene.

Per quanto riguarda le entrate, c'erano poche ma buone cose da fare: tanto per dire, l'emergenza del terzino sinistro prosegue anche dopo questo gennaio. Analizzando le operazioni in entrata, si vede il transito di qualche giovane alla Samp, ritornato da un prestito e rimesso subito da qualche altra parte: è l'esempio di Emanuele Testardi e Vedran Celjak, tornati rispettivamente dall'Ungheria e dal Padova e con il croato già in partenza per Benevento. Al tempo stesso, la Samp ha acquistato la metà di Stefano Beltrame, centravanti della Primavera della Juventus e ora in prestito al Bari (dove, sfortunatamente, non ha ancora segnato). Il tutto per la metà di Fiorillo, ma ne parleremo più avanti. E' arrivato alla Samp anche Francesco Fedato, seppur solo sulla carta: in precedenza il ragazzo era in comproprietà tra Bari e Catania, ma Osti ha comprato la metà dei pugliesi e l'attaccante esterno giocherà in A con la maglia dei siciliani.
Un acquisto dell'ultimo minuto è stato Alessio Sestu: Mihajlovic voleva un attaccante esterno e la risposta è stata l'ex Chievo e Siena. Che ha fatto bene con Iachini l'anno scorso a Siena, ma che è stato sinora discontinuo al Bentegodi: vedremo se il neo-numero 77 blucerchiato sarà in grado di farsi apprezzare dal pubblico della Samp. E' andata meglio con il ritorno di Maxi Lopez: a Catania non è apparso in formissima e Bergessio ha avuto la meglio su di lui, ma forse l'ex Milan potrebbe dare il suo contributo con Mihajlovic. Proprio il tecnico serbo gli ha fatto vivere la miglior stagione della sua carriera italiana: 11 gol in 17 partite nel 2010. Il prestito con possibilità di riscatto a un milione e mezzo di euro è una possibilità sul mercato che il d.s. Osti ha voluto cogliere. Infine, non si può non segnalare l'arrivo di Stefano Okaka: una mossa puramente economica che non so quanto possa funzionare. Pozzi, che ha compiuto il tratitto inverso, aveva segnato due gol in tutto questo campionato, mentre l'ex Parma e Lopez hanno messo insieme una rete: l'operazione è servita principalmente per abbassare il monte ingaggi, con Okaka che avrà un contratto da tre anni di 400mila euro l'anno. In tutto questo, si spera almeno che Mihajlovic sia contento di quanto fatto in entrata.
OPERAZIONI IN ENTRATA: voto 5

Maxi Lopez, 29 anni, torna a Genova dopo appena sei mesi a Catania.

Per quanto riguarda le operazioni in uscita, ci sono state mosse molto positive. Innanzitutto, molti giocatori sono stati mandati a giocare, in modo da maturare senza perdere tempo in panca. Eramo a Empoli, Gavazzi a Terni, Tozzo a Latina e Gentsoglou a Spezia: tutti potranno trarre esperienza da quanto impareranno in Serie B, sebbene alcuni abbiano già avuto opportunità in cadetteria negli anni passati. Ci sono stati anche gli addii definitivi: Castellini è andato a Livorno, Maresca si rilancerà a Palermo, Pozzi segnerà in quel di Parma. Ci sono stati anche gli addii affrettati: Andrea Petagna non ha lasciato traccia a Genova ed è tornato al Milan, mentre Antonino Barillà è durato giusto sei mesi con la Samp prima di riabbracciare Reggio Calabria. Infine, il caso Simon Poulsen: dopo una stagione e mezzo di incomprensioni, il danese ha ottenuto la rescissione di contratto ed è ritornato all'AZ. E il suo acquisto rimarrà uno dei misteri del recente calciomercato blucerchiato.
Onestamente, mancava poco per ottenere la perfezione: sarebbe stato sufficiente evitare l'affare Fiorillo-Beltrame, con la Samp che cede la metà di uno dei suoi più promettenti giocatori per un ragazzo che ancora deve sfiorire nella sua piena maturità. Vincenzo Fiorillo per ora rimane alla Samp, con compiti da secondo e la speranza di ottenere i gradi da titolare nella prossima annata. Inoltre, l'unica cessione mancante è quella di Mati Rodriguez: l'argentino è stato sul mercato per tutto gennaio, con continui accostamenti con Boca Juniors, San Lorenzo e Universidad de Chile (la sua ex squadra). Era arrivata anche la possibilità di un prestito al Chievo, ma niente da fare. Insomma, il mistero Rodriguez continua, senza alcuna soluzione.
OPERAZIONI IN USCITA: voto 8

Vincenzo Fiorillo, 23 anni: la sua metà è andata alla Juve. Un'operazione poco saggia...

09 dicembre 2013

Finalmente.

Ci voleva proprio. Finora, negli scontri diretti, per la Samp erano stati quasi unicamente dolori. Se escludiamo la vittoria all'ultimo secondo di Livorno, i blucerchiati avevano per lo più buttato punti negli incroci con le altre contendenti alla salvezza. Invece, oggi al "Ferraris", la squadra di Mihajlovic ha fatto il suo dovere, seppur con un primo tempo alla camomilla. Il 2-0 agli etnei segna finalmente l'uscita dalla zona retrocessione: non sarà molto, ma è un primo passo verso una condizione più tranquilla.

Sinisa Mihajlovic, 44 anni, fa proseguire la risalita della Samp in campionato.

La Samp, reduce dall'ottima vittoria in Coppa Italia contro l'Hellas, rimette in campo i suoi titolari senza alcuna eccezione: la squadra è la stessa che ha strappati un pari all'Inter la settimana precedente. Molto più prudente il Catania di De Canio, che schiera un 5-4-1 ben coperto e fa i conti con le assenze: fuori Andujar e l'ex Maxi Lopez, davanti il solo Leto (che, per altro, è in realtà un esterno sinistro). Insomma, i presupposti - visti anche i rispettivi momenti delle due squadre - vedono una Samp nettamente favorita. In realtà, il primo tempo è solo un grosso sbadiglio tra l'inizio della gara e l'intervallo. I padroni di casa tengono il possesso palla, ma creano veramente poco per impensierire gli ospiti. Dal canto loro, i siciliani - ultimi in classifica - non si scoprono troppo e si fanno vedere al massimo con un sinistro di Leto dalla distanza, largo di non molto. Intanto, le conclusioni di Gabbiadini dalla distanza sono il maggior pericolo per la porta di Frison, che tuttavia non è molto impegnato nei primi 45'.
Tornati in campo nella ripresa, il canovaccio della partita finalmente cambia. I blucerchiati sono più determinati e mettono maggior pressioni ai siciliani, che cominciano a faticare nel tenere il campo. La dimostrazione lampante arriva al 54': De Silvestri si fa largo con un bel contrasto e mette in mezzo un pallone sul quale un Eder volante insacca di testa. Capitombolo per il brasiliano, ma grande festa per lui, alla quinta rete stagionale con la maglia blucerchiata. Di questo passo, il record massimo di marcature in A per lui - sette l'anno scorso - rischia di essere abbattuto. Nonostante i cambi, il Catania non fa quasi nulla per rendersi pericoloso: neanche l'entrata in campo di Maxi Lopez cambia le sorti del match. Le possibilità di pareggiare sono quasi nulle, tanto che Da Costa non deve mai sporcarsi i guanti. Anzi, è Eder ad impensierire nuovamente Frison, finché il brasiliano non lascerà il posto a Wszolek nel finale di gara.
Poi, al minuto 77, la gara viene chiusa: lancio di Palombo che pesca Gabbiadini in posizione regolare, aiutato dalla sbagliata tattica del fuorigioco da parte del Catania. A quel punto, il numero 11 blucerchiato s'invola verso la porta, rientra sul sinistro e scaglia un magnifico siluro a giro, che va insaccarsi sull'incrocio del secondo palo. Una rete bellissima, che vede il ritorno al gol dell'attaccante, a secco da tre giornate. Nel finale, lo stesso Gabbiadini potrebbe incrementare il proprio bottino personale, ma le due occasioni capitategli non sono sfruttate a dovere. Specie quando ruba il pallone a Spolli e si presenta solo davanti a Frison, l'ex Atalanta e Bologna manca il 3-0. Poco importa: i tre punti sono arrivati e va bene così. Il "dentro o fuori" da vincere a tutti i costi è stato vinto e, di questi tempi, non è certo poco per una squadra che ha l'unico obiettivo di salvarsi.

Eder, 27 anni, al quinto gol stagionale con la maglia blucerchiata in A.

Da Costa s.v. - Non fa praticamente un intervento in tutta la gara.
De Silvestri 6.5 - Biraghi difetta d'esperienza e allora "Lollo" può sprigionare tutta la sua spinta sull'azione dell'1-0.
Mustafi 6.5 - La solita roccia. Si sta sparando un anno fantastico: spero per lui che possa continuare così.
Gastaldello 6.5 - Leto non gli crea chissà quali problemi.
Costa 6.5 - Dovrebbe fronteggiare Castro, che però si sposta troppo al centro: domenica tranquilla.
Obiang 6.5 - Meglio delle altre gare. Se poi aggiustasse anche la mira quando si prepara alla conclusione...
Palombo 6.5 - Nonostante il tanto correre, si lascia ricordare sopratutto per l'apertura per il 2-0 di Gabbiadini.
Gabbiadini 6.5 - Corre molto, tira tanto, ma alla fine trova solo un gol. E che gol!
Soriano 6.5 - Anche oggi attivo su tutto il fronte d'attacco; quando entra Krsticic, trova anche la forza di sacrificarsi a sinistra.
Eder 7 - Il migliore di giornata. Se poi smettesse anche di lamentarsi ad ogni fallo subito, sarebbe osannato in ogni dove blucerchiato.
Pozzi 5.5 - L'unico che mi sento di rimandare. A sua parziale discolpa, la Samp del primo tempo è veramente poco attiva e non vede un pallone decente.

Krsticic 6 - Il meglio l'ha dato contro l'Hellas: deve solo gestire il possesso palla a centrocampo.
Regini s.v. - Con Costa infortunato, è il cambio più logico.
Wszolek s.v. - Entra per la passerella finale.

Finito il ciclo delle ex, Mihajlovic ora può concentrarsi su quello che sarà un altro scontro da salvezza: la prossima settimana, infatti, la Samp sarà ospite del Chievo al "Bentegodi". I gialloblu sono stati letteralmente resuscitati da Eugenio Corini, che era stato vicino alla panchina della Samp dopo la cacciata di Delio Rossi. I numeri sono piuttosto chiari: quattro gare sotto Corini tra Serie A e Coppa Italia, quattro vittorie, nove gol fatti ed uno subito. Insomma, il "Céo" sembra rigenerato dalla cura del tecnico che, proprio l'anno scorso, salvò il Chievo dalla retrocessione. Per altro, Corini iniziò proprio con una vittoria sulla Samp. Speriamo di potergli restituire finalmente il favore, anche se con un anno di ritardo. Sarebbe importante, se non addirittura fondamentale uscire con tre punti da un altro scontro diretto.

Manolo Gabbiadini, 22 anni, ha chiuso la gara con un gran gol ed il 2-0 finale.

01 giugno 2013

E' andata così (pagellone di fine anno - terza parte).

Un'altra stagione è volta al termine ed il vostro blog blucerchiato preferito dà i voti: così si conclude un'altra annata piena di emozioni, di arrabbiature, ma sopratutto di Samp. Il ritorno in Serie A non è stato affatto facile e la squadra ha seguito un andamento schizofrenico; tuttavia, c'è chi si è distinto e chi, invece, merita di finire dietro la lavagna. "#ilpiùgrandespettacolodentroilweekend" vi fa ripercorre la stagione blucerchiata tramite le gesta ed i ricordi dei protagonisti. Questa è la terza parte, riguardante gli attaccanti.

Nicola Pozzi, 26 anni: molte ombre e poche luci nei suoi sei mesi alla Samp.

9 Nicola Pozzi (7 presenze, 1 rete): 5.5 - migliore match: Samp-Torino 1-1
La sua stagione è monca: onestamente, avrebbe meritato più riconoscenza dopo i 20 gol segnati nello scorso campionato. Invece, gli è stato preferito l'abulico Maxi Lopez; in più, le solite noie muscolari lo hanno ricominciato a tartassare. Un solo gol, su rigore contro il Torino, ed un altro penalty sbagliato, contro l'Udinese; poi il prestito a Siena, dove l'esplosione di Emeghara gli ha tolto parecchio spazio. Ora si dice pronto a tornare per giocarsi le sue carte: un atteggiamento che va solo lodato.

10 Maxi Lopez (18 presenze, 5 reti): 5 - migliore match: Pescara-Samp 2-3
Già pubblicato su SampNews24 in versione estesa.

12 Gianluca Sansone (14 presenze, 2 reti): 6.5 - migliore match: Samp-Roma 3-2
Arrivato in inverno per fare da vice-Eder, l'ex Sassuolo ha dato la sensazione in più di un'occasione di poter essere utile. Il suo esordio con la Roma è stato da urlo; il resto del campionato affidabile e forse la cosa migliore sarebbe riscattare interamente il suo cartellino, sebbene il Sassuolo abbia qualche dubbio nel lasciarlo andare. Con lui in squadra, Eder potrà essere gestito meglio nella prossima stagione.

23 Eder Citadin Martins (30 presenze, 7 reti): 6.5 - migliore match: Roma-Samp 1-1
Ad inizio e fine stagione, è colui che porta di più la croce, riuscendo anche ad emettere acuti di grande classe (bello il gol a Udine). Il brasiliano, più veloce e scattante che tecnico, è stato comunque bravo, visto che non aveva fatto vedere granché nel precedente anno e mezzo di A, diviso tra Brescia e Cesena: ha battuto anche il record di marcature personali nella massima serie, giungendo a quota sette. Semmai, ciò che ha deluso è stata la brutta forma atletica mostrata nel mezzo della stagione, quando Eder sembrava essersi perso: per questo è arrivato Sansone e si spera che il brasiliano si prepari al meglio per la prossima annata. Non bisogna pensare che sia il salvatore della patria, ma può essere utile, a maggior ragione dopo questo 2012/2013.

Eder, 26 anni, ha realizzato sette reti e superato il suo primato di gol in Serie A.

29 Juan Ignacio Antonio (2 presenze, 0 reti): n.g.
Quando si dice che l'argentino ha giocato appena 10 minuti, è la verità: due minuti contro il Cagliari e otto contro il Palermo al "Barbera". Poi una marea di infortuni e la difficoltà di Ferrara a dargli fiducia persino nel momento più nero. Non è mai stato seriamente provato, così il fantasista è andato in prestito al Varese, dove non ha reso granché; quando poi Castori è stato cacciato per Agostinelli, la pacchia è finita. Comunque, il suo ruolo in squadra andrà seriamente ripensato.

79 Davide Gavazzi (0 presenze, 0 reti): n.g.
Tornato da Vicenza mezzo infortunato, non riesce neanche ad esordire in campionato. Vedremo nella prossima stagione se il suo arrivo può servire a qualcosa di più di aver sbolognato Padalino e Semioli.

93 Andeljko Savic (1 presenze, 0 reti): n.g.
Il giovane attaccante della primavera blucerchiata esordisce in quel di Siena, quando l'attacco del Doria è in piena emergenza: la sconfitta resta, ma almeno lui si è tolto una grande soddisfazione come quella di collezionare il primo gettone di presenza in Serie A.

98 Mauro Icardi (31 presenze, 10 reti): 7.5 - migliore match: Samp-Pescara 6-0
Se uno dovesse vedere solo la carta d'identità e le precedenti esperienze, bisognerebbe dare 10 ad un ragazzo che arriva in doppia cifra a 19 anni. Tuttavia, bisogna sempre guardare il quadro generale: osteggiato da Ferrara, alla fine il tecnico ex Juve è stato costretto all'utilizzo dell'argentino dopo i contemporanei infortuni di Maxi Lopez e Pozzi. A quel punto, l'argentino è stato bravissimo ed è esploso allo "Juventus Stadium", segnando fino a marzo. Poi, però, c'è stato un black-out totale appena sono uscite le voci ufficiose sul suo trasferimento all'Inter: non si può fare un bilancio generale della sua stagione cercando di ignorare le sue prestazioni negli ultimi due mesi. I 13 milioni sono una buona compensazione per un giocatore che - a mio modo di vedere - è un "paraculo", come diremmo a Roma: la vicenda sulla scelta della nazionale lo dimostra abbondantemente. Persone così, forse, è meglio perderle che trovarle ed è ancora più facile farlo se te le pagano così tanto.

Mauro Icardi, 20 anni: è esploso con i 10 gol realizzati quest'anno.

04 aprile 2013

Allarme arancione.

Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà difficile chiudere questo campionato in tranquillità. L'Inter più brutta che io ricordi - nella mia breve memoria di tifoso - vince 2-0 al "Ferraris" e costringe la Samp a cercare i mancanti quattro punti-salvezza altrove. Sarebbe stato bello chiudere il discorso con una vittoria contro una grande (o presunta tale, visto il gioco della squadra di Stramaccioni), ma non è accaduto: tanta pressione ha partorito pochi sollecitazioni per Handanovic e Palacio, giocatore tanto odiato quanto sottovalutato, ci ha puniti senza pietà. Eppure, il risultato non rispecchia l'andamento della gara.

Rodrigo Palacio, 31 anni: l'ex Genoa ha deciso la gara con una doppietta.

Una gara di cui si è parlato solo di due cose: Icardi, il futuro interista (non ho letto nessun annuncio ufficiale), e la rincorsa dell'Inter al terzo posto. Ah, c'era anche il ritorno di Cassano, ma nessuno c'ha fatto caso, anzi: i fischi hanno sovrastato gli applausi, a conferma che non c'è spazio di manovra per un ritorno a Genova in blucerchiato (vedremo se l'altra sponda consentirà tale ritorno). La Samp si presenta al recupero della 29° giornata con il solito 3-5-2: confermato Mustafi al posto di Costa, Estigarribia riprende il suo posto sulla fascia e Sansone sostituisce lo squalificato Eder. Dall'altra parte, l'Inter "provinciale" si presenta con un ordinato 4-3-1-2: tanta legna dietro, tanta fantasia davanti, con Cassano-Palacio in attacco.
Il primo quarto d'oro è di marca interista, nonostante gli ospiti lascino parecchi spazi e la Samp si faccia vedere con un bel colpo di testa di Sansone al 1'. Purtroppo, il fuorigioco non funziona ed i padroni di casa rischiano al 5': Guarin lancia bene Palacio, Mustafi tiene tutti in gioco e l'argentino trova sulla sua strada un prontissimo Romero, bravo a fermarlo due volte. Passata la sfuriata nerazzurra, la Samp prende campo e chiude l'Inter in un angolo, sebbene non tiri molto in porta: sono Icardi e Krsticic a far correre i rischi peggiori alla retroguardia ospite. L'argentino tenta di sorprende Handanovic con un bel colpo di testa su corner, il serbo con un gran sinistro dalla distanza: in entrambi i casi, il portiere sloveno respinge prontamente. Nonostante questo, l'Inter trova il vantaggio a fine primo tempo: Pereira crossa, Palacio sfugge alla guarda di capitan Gastaldello e realizza l'1-0 di testa. Sia ben chiaro: vantaggio immeritato, ma i grandi campioni servono a fare la differenza in questi momenti.
Dopo l'intervallo, la Samp scende con lo stesso piglio di voler tenere il campo, ma senza pungere eccessivamente: Sansone è il più pericoloso, con un bel sinistro che costringe Handanovic alla deviazione in angolo. Un bel colpo di testa di Icardi ed un sinistro dalla distanza di Obiang spengono le speranze di rimonta; tanto più che l'Inter, pur aspettando, ha le migliori occasioni del secondo tempo. La prima è con Palacio, fermato solo da un super-intervento di Mustafi; la seconda è con Guarin nel recupero, quando il colombiano spara alto da due passi. Nel mezzo, la Samp mette dentro Maxi Lopez e Poulsen: se l'argentino si sbatte, ma non cambia la partita, il danese dimostra come meriterebbe qualche chance in più. Al 93', Palacio salta gli stanchi Mustafi e Palombo, battendo Romero per il 2-0: game over a Genova ed Inter rinfrancata grazie al suo gioco "provinciale", che serve molto quando gli avversari non sanno come aprire varchi nella tua difesa.

Andrea Poli, 23 anni, si becca il giallo per simulazione: salterà il Palermo.

Romero 6; Mustafi 6, Palombo 6.5, Gastaldello 5.5; De Silvestri 6, Poli 5.5, Krsticic 6, Obiang 6.5, Estigarribia 5.5; Sansone 5.5, Icardi 5.5 - Maxi Lopez 6, Poulsen 6.5, Munari s.v. (pagelle pubblicate già su SampNews24 nella giornata di ieri)

Insomma, c'è poco da ridere. Se il dominio territoriale è stato netto, esso non ha comunque portato a reali e costanti pericoli per la porta avversaria. Anzi, l'Inter ha avuto più occasioni pericolose, nonostante abbia avuto poco la palla tra i piedi; il gioco "provinciale" - tanto schifato da Stramaccioni - è la faccia di quest'Inter, incapace di offrire qualcosa di più. La faccia della Samp d'adesso, invece, è quella di Mauro Icardi: il periodo d'oro è finito da un mese e c'è un tremendo bisogno di invertire la marcia.
Domenica il Palermo sarà al "Ferraris", mentre la settimana dopo ci sarà il derby: inutile dire come quei quattro punti che mancano alla salvezza DOVRANNO arrivare da questi match, perché saranno una mazzata per le dirette avversarie. Con i rosanero abbiamo un conto in sospeso: due anni fa, ci mandarono in B; ora, come diceva l'A-Team, «it's payback-time». Il Genoa, invece, arriverà al derby quasi sicuramente col fiato sospeso, visto che sarà reduce dalla trasferta di Napoli: anche lì potrebbe esserci una restituzione di quanto subito due stagioni fa. Tuttavia, sarà difficile riuscire in questi intenti giocando così: perciò, non è allarme rosso, ma arancione sì. Rialziamoci il prima possibile, il campionato non è ancora finito.

Mauro Icardi, 20 anni: tanto rumore per nulla, la sua partita è stata anonima.

12 marzo 2013

Tre urli nel silenzio.

Delio Rossi ha detto nel pre-partita: «E' brutto il calcio senza pubblico». Detto questo, non è che questo 3-1 nel silenzio più assoluto ci sia andato benissimo: la Samp esce da Cagliari con le ossa rotte e senza lottare un minimo, mentre Ibarbo diventa come Ronaldo negli anni '90. La tripletta del colombiano è il giusto prezzo da pagare per questo Doria, che è sembrato impacciato e confusionario; solo a partita ormai compromessa, si è visto qualche sprazzo. Ci vorrà ben altra grinta per prendere quei cinque punti che mancano alla salvezza.

Victor Ibarbo, 22 anni, eroe di giornata grazie alla sua tripletta.

La Samp, reduce da una striscia di 18 punti nelle ultime 10 gare, si presenta a Quartu con buona parte della formazione confermata: squalificati Krsticic e Gastaldello, sono Maresca e Rossini a sostituirli. Se per il secondo è una formalità, per il centrocampista è il ritorno in campo dopo ben due mesi abbondanti. Il Cagliari, invece, rinuncia a molti titolari: su tutti, Marco Sau, gioiellino della squadra sarda, già incrociato dal Doria la scorsa stagione, quando vestiva la maglia della Juve Stabia e fece un gran gol al "Ferraris". 4-3-1-2 per i padroni di casa, con Ibarbo e Thiago Ribeiro davanti, supportati da Cossu.
Gli ospiti, molto contratti, creano pochissimo nella prima frazione. In entrambi i casi, è Eder ad essere protagonista: al 4', il brasiliano spaventa Agazzi direttamente da corner; al 43', tira debolmente dopo una respinta della difesa avversaria. Per il resto - sopratutto nei primi 20' - c'è solo il Cagliari, che va in vantaggio al 17': bel lancio di Cossu, Thiago Ribeiro rimette in mezzo e Romero compie un miracolo sul tiro di Ekdal; tuttavia, Costa si dimentica di Ibarbo, che realizza l'1-0 in tap-in. Il colombiano è scatenato, tanto che in due minuti sfiora il raddoppio: al 41' salta mezza difesa blucerchiata, non trovando però nessuno in area; al 42', prova la stessa azione, ma tira debolmente a lato.
Nella ripresa, Agazzi è costretto a lasciare il campo ad Avramov, ma è sempre Ibarbo ad imperversare, con Romero costretto anche al miracolo su Ekdal. Ma non basta, tanto che al 52' i padroni di casa raddoppiano: dopo l'ennesimo pericolo creato dal colombiano, su susseguente corner il numero 21 del Cagliari è lasciato solo da Palombo e realizza il 2-0 con un potente destro. La Samp cambia Estigarribia, Maresca ed Icardi con Soriano, Munari e Maxi Lopez, passando così al 4-3-1-2. Tuttavia l'inerzia della gara rimane in mano ai sardi, che triplicano al 71': Cossu mette un pallone delizioso per Ibarbo, che insacca di testa, lasciato però solo da Rossini. E' la pietra tombale su una partita senza storia; nel finale, il Doria ci prova, ma non ottiene molto: nel finale, è sempre Eder a provarci. Ed è proprio il brasiliano a guadagnarsi il rigore che accorcia le distanze al 90': sul dischetto si presenta Maxi Lopez, che realizza così il quarto gol in campionato e spera di mettere in difficoltà Rossi nelle prossime partite.
La verità è che il match di Quartu andrà dimenticato in fretta, perché non è piaciuto nulla di questa Samp: anzi, visto il 3-0 di passivo, si sperava nell'esordio di Rodriguez, ma non è ancora il momento di "Maticrack"; il margine sulla zona-retrocessione rimane rassicurante (11 punti), ma bisognerà vedere un'altra squadra per prendere quei cinque punti che mancano.

Maxi Lopez, 28 anni, è tornato al gol: qui anticipa di testa Radja Nainggolan, 24.

Romero 6 | Salva la baracca un paio di volte, altrimenti Ibarbo ne avrebbe fatto cinque.
Rossini 5 | Male oggi: sul terzo gol, si dimentica del colombiano.
Palombo 4.5 | Idem con Rossini, con l'aggravante che pretende anche di impostare il gioco, rendendo inutile la presenza di Maresca per buona parte dei primi 45'.
Costa 5.5 | Il migliore del pacchetto arretrato, tanto da avanzare nella ripresa.
De Silvestri 5 | Se metti 20 cross e 17-18 sono respinti dalla difesa del Cagliari, qualche domanda tocca farsela.
Obiang 5 | Molle, poco grintoso: tanti scontri con Dessena, ma poca impostazione.
Maresca 6 | Uno dei pochi sufficienti: i suoi lanci aprono il gioco della Samp e permettono a De Silvestri molte cavalcate.
Poli 5.5 | Tanta corsa, pochi recuperi: fascia di capitano che non rimarrà nella storia della sua carriera.
Estigarribia 4.5 | Come ha scritto qualcuno, ha fatto una seduta di jogging più che una partita.
Eder 6 | Si sbatte più delle partite precedenti ed è l'unico ad impensierire seriamente Avramov nella ripresa; il rigore è tutto merito suo.
Icardi 5 | Conferma lo stato di forma: è in calo evidente ed il centrocampo non gli fa arrivare nessun pallone.

Munari 5 | Non si capisce quale sostanza possa dare ad una partita in cui sei già sotto 2-0.
Soriano 5.5 | Leggermente meglio di Munari, ma il dubbio rimane lo stesso.
Maxi Lopez 6 | Voto di stima: si muove bene ed è possibile che meriti una chance, visto il calo di "Maurito"

Adesso arriva l'Inter di Stramaccioni, che viene da una striscia negativa: situazione ribaltata rispetto all'andata, quando fummo noi ad esser reduci da un periodo nero, poi prolungatosi per un altro mese. Ora è il turno di restituire il favore: all'andata fu 3-2 con una dubbia espulsione di Costa, chissà se saremo in grado di strama-zzare i nerazzurri.. sicuramente, ci vorrà una prova migliore di questa.

Albin Ekdal, 23 anni, e Jonathan Rossini, 23, lottano per il pallone.

31 dicembre 2012

Ricordi di fine anno.

Siamo ormai alla fine del 2012 ed è stato un anno difficile, seppur intervallato da qualche soddisfazione. Il ritorno in Serie A, la notte di Varese, la vittoria nella stracittadina: tuttavia, si spera che si possa fare di meglio in termini di continuità nel 2013 e, come ha detto capitan Gastaldello, che sia un anno con meno sofferenze e più tranquillità. Parliamo intanto dei dieci momenti che hanno segnato quest'anno che sta per finire, trascorso tra B e A.

La vittoria di Padova. | E' il 14 gennaio 2012: la Samp del nuovo corso di Iachini, arrivato a novembre, fatica ad ingranare. E così la trasferta veneta diventa un crocevia importante, per altro contro una diretta avversaria per la conquista della promozione via play-off. Arriva una vittoria esterna per 2-1, che segnerà l'inizio della rimonta: le reti di Pozzi e Bertani, l'esordio ottimo di Juan Antonio e Krsticic, le parate di Romero. Tutti elementi che aiuteranno il Doria nella conquista dei play-off. Una sorta di ripartenza, come fu Udinese-Samp 2-3 nell'anno della Champions.

Il trionfo di Castellamare. | Siamo ormai in maggio e la Samp ha recuperato molto svantaggio dalla zona play-off, arrivando ad appaiare il Padova di Del Canto. Sotto dopo tre minuti a Castellamare contro la terribile Juve Stabia di Braglia, i blucerchiati sono anche in inferiorità numerica per la doppia ammonizione di Pellé. Ma non basta: gli ospiti prima pareggiano con Munari, poi riescono nell'impresa grazie al gol dell'uomo del destino, Mauro Icardi. Prima presenza e prima rete con la maglia del Doria per l'argentino. La futura sconfitta dei patavini a Nocera Inferiore nella domenica successiva segnerà l'ingresso ufficiale della Samp nei play-off.

Nicola Pozzi, 26 anni, segna l'1-0 a Padova: sarà un gol fondamentale.

La spalla di Rispoli. | Nella semifinale, la Samp affronta il Sassuolo di Pea, squadra arcigna per i blucerchiati. Nell'andata del confronto, Eder e Pozzi battono i neroverdi 2-1, ma nel ritorno si soffre. Nonostante il vantaggio su rigore trasformato dal centravanti della Samp, gli emiliani pareggiano e nel finale rischiano di segnare il vantaggio; sul tiro a botta sicura di Sansone, c'è la spalla di Rispoli a salvarci. Le prestazioni dell'esterno campano durante i play-off verranno ricordati da molti come determinanti per la promozione.

Din-don, din-don. | E' il 9 giugno 2012, ritorno della finale dei play-off: la Samp viene dalla vittoria casalinga dell'andata per 3-2, con la quale è in vantaggio sul Varese. Al "Franco Ossola", si gioca una partita molto equilibrata: i biancorossi non sono brillanti come in altre occasioni ed entrambe le squadre vanno vicine al gol. Finché, al minuto 91, Rispoli non cavalca sulla destra e serve Pozzi in area. Il numero 9 non ha pietà e punisce i lombardi, regalando al Doria il ritorno in Serie A. Il "din-don" diventa d'obbligo per molti tifosi blucerchiati ed il centravanti romagnolo sarà l'eroe di quei giorni.

La ripartenza ed il Camp Nou. | Chiaramente, con il ritorno in Serie A, cambiano molte cose: Iachini viene lasciato (forse troppo di fretta), si cerca Benitez e infine arriva Ferrara. Ciò nonostante, la piazza è fiduciosa: gli acquisti ci sono, i risultati di prestigio pure. Prima si pareggia con lo Schalke 04, poi si va addirittura a vincere al Camp Nou un'amichevole contro il Barcellona. Il gol di Soriano sancisce l'1-0 finale e capitan Gastaldello può alzare il Trofeo Gamper, vinto con merito, seppur contro una formazione blaugrana imbottita di giovani.

Varese, 9 giugno 2012: la Samp torna in Serie A dopo la vittoria a Varese.

San Siro espropriato. | La prima di campionato è da brividi: si ritorna a San Siro, contro il Milan. I rossoneri hanno appena perso Ibra, Thiago Silva e Cassano; la Samp si difende bene e colpisce con Costa su calcio d'angolo. La vittoria è condita anche da fortuna, ma è l'inizio di un buon cammino: 11 punti in cinque match, tre vittorie e due pareggi. Sembra l'inizio dell'idillio tra Ferrara ed i colori blucerchiati..

Dybala ed il settimo orrore. | ..ahimè, non sarà così. La Samp subisce sfortune, infortuni ed episodi arbitrali controversi. A quel punto, arriva una serie di sette sconfitte consecutive contro Napoli, Chievo, Parma, Cagliari, Inter, Atalanta e anche Palermo. In particolare, la sconfitta contro i rosanero assume i tratti del tragico, perché arrivata contro una squadra in crisi quanto la Samp. Un 2-0 secco, che porta la firma del giovane talento argentino Dybala, che realizza i primi due gol in Serie A. Al "Barbera", i blucerchiati se la giocano male, in maniera troppo difensiva. E intanto arriva il derby..

Chi trova Maurito, trova un tesoro. | L'unica cosa positiva è che anche il Genoa sta male quanto la Samp: il cambio di Delneri al posto di De Canio non ha portato i risultati sperati da Preziosi ed il derby è un crocevia fondamentale per entrambe le compagini. Fortunatamente, il Doria trova il vantaggio con una fortunosa conclusione di Poli e raddoppia grazie all'autogol di Bovo, nuova hit negli sfottò blucerchiati nei confronti dei cugini. Immobile accorcia, ma Icardi chiude con il 3-1 finale e realizza il primo gol in Serie A.

Mauro Icardi, 19 anni: la sua rete chiude il derby ed è la prima in Serie A.

L'addio di Ferrara e Sensibile.. | La buona forma della Samp si esaurisce presto: la vittoria con il Bologna ed il pareggio di Firenze vengono cancellati dalle due sconfitte contro Udinese e Catania. Così, Garrone decide per il cambio, approfittando anche dell'ingaggio rimediato da Iachini a Siena. Con un bilancio più leggero, la dirigenza esonera Ferrara, incontrando non poche perplessità. Un tecnico che non viene cacciato dopo sette sconfitte consecutive può essere messo alla porta dopo due? Sorte simile per il d.s. Sensibile, che si dimette: a lui vengono imputate due sessioni di calciomercato estive mal gestite, che costringono la Samp agli straordinari in gennaio.

..e l'arrivo di Rossi ed Osti. | Via i due "colpevoli", arriva una ventata di novità. Osti è il nuovo direttore sportivo, forse fino a giugno, in attesa di convincere Perinetti. Ma la vera sorpresa arriva in panchina: dopo anni di accostamenti e dichiarazioni di stima a distanza, Delio Rossi giunge finalmente a Genova. Il 52enne romagnolo sarà il nuovo allenatore blucerchiato, a sette mesi dalle botte con Llajic in quel maledetto Fiorentina-Novara del maggio 2012. L'esordio con la Lazio ha portato un'altra sconfitta; vediamo se questo dinamico duo riuscirà a girare una barca che non sa più dov'è la strada per tornare grandi.

Adesso ci sarà la Juventus nel giorno della Befana: sarà difficile ottenere punti, ma si spera di vedere almeno dei miglioramenti rispetto all'impostazione tattica lasciata da Ferrara. Siamo nelle mani di Delio e questi ricordi di fine anno dovranno essere decisamente migliori alla fine del 2013. Buon anno blucerchiato a tutti!

Carlo Osti, 54 anni, e Delio Rossi, 52, sono il nuovo d.s. e tecnico della Samp.