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11 maggio 2015

Finalmente.

Ci sono volute sei partite, ma alla fine ce l'abbiamo fatta: la Samp torna alla vittoria in quel di Udine, proprio nel campo sul quale non vinceva da ben cinque anni. Il 4-1 finale è persino troppo stretto per quanto fatto dal Doria contro l'Udinese, ma alla fine l'importante è aver riabbracciato i tre punti in un momento così importante della stagione.

Alfred Duncan, 22 anni, al primo gol in blucerchiato.

La Samp si presenta dopo sei partite senza vittoria: una striscia così in A non era mai capitata alla squadra di Sinisa Mihajlovic, che opta per il solito 4-3-1-2, con Soriano dietro la coppia Eto'o-Muriel. Le squalifiche di De Silvestri, Romagnoli e Obiang costringono a diversi correttivi: dentro Wszolek, Muñoz e Acquah. Diverso lo scenario dell'Udinese di Stramaccioni, ormai salva dopo la vittoria sul campo dell'Hellas e intenzionata a celebrare i 206 gol di Di Natale.
Lo si vede nel primo tempo, quando in campo c'è solo la Sampdoria. Al 17' Palombo spaventa Karnezis dalla distanza, poi il portiere greco è costretto a salvare due volte su Eto'o. Ma il gol è dietro l'angolo: al 24', grande percussione di Wszolek, che salta Guillherme e mette in mezzo, dove Soriano appoggia facile facile l'1-0. Vantaggio meritato, nonché legittimato dal resto del primo tempo: Duncan di testa sfiora il 2-0. L'Udinese si vede solo con una conclusione dalla distanza di Guillherme e un colpo di testa alto di Geijo.
La ripresa inizia con un altro tono. La Samp è sempre pericolosa quando i padroni di casa lasciano tanti spazi, ma l'Udinese - complice l'entrata in campo di Thereau per Geijo - ha un passo migliore. Gli ospiti hanno una tripla occasione al 50': Karnezis devia la conclusione di Muriel, Duncan coglie il palo sulla ribattuta e il colombiano tira centralmente, ma trova Domizzi sulla linea. Lì l'Udinese ha l'unica finestra in cui pareggiare: viene annullato un gol a Thereau e Widmer centra il palo da buona posizione. Intanto Eto'o ha lasciato spazio a Djordjevic, che con un passo di danza non castiga Karnezis a campo aperto.
Fortunatamente per gli ospiti, il 2-0 è dietro l'angolo. Su corner, Djordjevic stoppa la palla, salta Danilo con una finta e mette in mezzo per Soriano, che raddoppia il bottino personale e quello della Samp. Lì la partita finisce e l'Udinese non crea più un pericolo che si possa definir tale. Ancora Djordjevic potrebbe triplicare, ma stavolta è Karnezis a superarsi, mettendo in corner la conclusione del 27 blucerchiato. Poi è Acquah a sprecare il 3-0 con una conclusione larga dal dischetto del rigore in area friulana.
Gli ultimi 10', però, la Samp si decide finalmente a dilagare. Al 79', Duncan serve in campo aperto Acquah, che corre fino da Karnezis senza opposizione e lo fulmina per il 3-0. All'88', invece, Duncan sfrutta un corridoio centrale e conclude dopo l'assist di Muriel: l'esultanza infastidisce anche Totò Di Natale, che nel frattempo ha segnato il gol del momentaneo 1-3 su un rigore discutibile concesso dall'arbitro. Finisce qui: per l'Udinese si prevedono tre giornate difficili (con quest'atteggiamento), per la Samp continua la corsa europea.

Luka Djordjevic, 20 anni, entrato bene ieri al Friuli al posto di Eto'o.

Viviano 6; Wszolek 6.5 (dal 29' s.t. Cacciatore s.v.), Muñoz 6, Silvestre 7, Regini 6.5 (dal 35' s.t. Coda s.v.); Acquah 7.5, Palombo 6, Duncan 7; Soriano 7; Eto'o 6 (dal 10' s.t. Djordjevic 6), Muriel 6 - già pubblicate su SampNews24

Grande vittoria, ma c'è da fare una precisazione. L'Udinese vista ieri al Friuli è sembrata una squadra talmente molle che l'appellativo "in vacanza" è forse un complimento. Quasi mai pericolosa per tutto il primo tempo, si è svegliata solo dopo l'entrata in campo di Thereau, sicuramente il migliore tra i friulani. Il gol annullato al francese forse è regolare, ma la verità è che un risultato diverso dalla vittoria blucerchiata sarebbe stato ingiusto.
C'è da rallegrarsi sopratutto perché finalmente ci sono state tante occasioni da gol: almeno 20 i tiri della Samp nella gara di ieri, di cui 11 in porta. Peccato che l'imprecisione sia costata almeno un paio di gol, sopratutto nella ripresa e dopo il 2-0 di Soriano. In quel momento, l'Udinese si è aperta e ha lasciato diversi contropiedi alla Samp, che non ne ha saputo approfittare. Clamorosa la molteplice occasione sprecata al 50', dove Muriel ha dimostrato perché - nonostante capacità tecniche spaventosa - latiti in cattiveria.
Tra i giocatori, voglio lodare Luka Djordjevic: non era facile entrare a gara in corso, alla seconda in campionato, sapendo che in panchina stanno tenendo Bergessio e Okaka al tuo posto. Ma la verità è che Mihajlovic aveva probabilmente capito che l'Udinese avrebbe lasciato spazio importanti nel tentativo di recuperare e il montenegrino ha sfruttato l'occasione. Ok, si è mangiato due gol, ma il 2-0 di Soriano è per metà suo. Impressionante anche il duo ghanese: Acquah ha giocato la miglior partita con la Samp, mentre Duncan è destinato a un grande futuro.
Ora sabato ci sarà la Lazio al Ferraris. I biancocelesti sono reduci da un'altra sconfitta, 2-1 in casa contro l'Inter. La partita dei capitolini è stata comunque lodevole, perché ha resistito nonostante la doppia inferiorità numerica. Molti sperano di vincere, ma anche un punto andrebbe bene. Anche perché poi le due gare più importanti arriveranno dopo: trasferta a Empoli il 24 maggio, ultima in casa contro il Parma il 31. Lì ci si gioca l'Europa League: attendendo Genoa-Torino di stasera, penso di esser ragionevole se dico che con sette punti saremo in Europa l'anno prossimo. Intanto godiamoci questa vittoria. Finalmente!

Afriyie Acquah, 23 anni, devastante nel secondo tempo di Udine.

23 dicembre 2014

Buoni propositi.

L'ennesimo pareggio, stavolta giusto (anche se la rabbia per certi errori non passa mai). La Samp chiude il suo 2014 con un altro risultato positivo, che allunga la striscia a ?: il 2-2 contro l'Udinese poteva esser qualcos'altro, in un senso o nell'altro. Tuttavia, la squadra di Mihajlovic chiude l'anno al terzo posto con Lazio e Napoli. E probabilmente saluta Manolo Gabbiadini, che ieri ha segnato la sua ultima rete in blucerchiato.

Massimo Ferrero, 63 anni, in tribuna per i selfie (Secolo XIX)

La Samp si presenta per l'ultima dell'anno al Ferraris dopo l'1-1 trionfale allo Juventus Stadium. I blucerchiati tornano con Soriano e il tridente dal 1', mentre c'è qualche novità dietro: la squalifica di Romagnoli e l'assenza prolungata per infortunio di Silvestre, unite al ritorno di De Silvestri, cambiano tre-quarti di linea difensiva. Confermato Romero, così come capitan Gastaldello. Diverso lo scenario per l'Udinese, che punta sul 3-5-2 per riprendersi dal k.o. contro l'Hellas e strappare qualche punto al Ferraris. Di Natale, carnefice per eccellenza del Doria, parte dalla panchina per volere di Stramaccioni.
I primi 15' sono una gran lotta a centrocampo e a sbloccare la gara ci pensa proprio uno degli elementi della mediana. Al 17' lob in area di Angelo Palombo e Okaka contrasta l'uscita maldestra di Karnezis. Sulla ribattuta, spunta Pedro Obiang, che scarica un bel sinistro e batte il portiere greco per l'1-0 blucerchiato. Un episodio cruciale, che sembra portare la gara dalla parte della Samp. Tuttavia, l'Udinese non si arrende e si fa già vedere al 20', quando Koné spara a lato una buona occasione dal dischetto del rigore. La Samp dovrebbe avvertire le avvisaglie e invece subisce un uno-due tremendo nel giro di tre minuti. Alla mezz'ora, Koné non viene seguito da Soriano e va sul fondo: il suo cross arriva a Geijo, seguito da Regini. Romero esce male, il numero 19 blucerchiato non contrasta bene lo spagnolo e l'attaccante dei friulani fa uno scavetto d'esterno a irridere l'intera difesa dei padroni di casa. Il pareggio, però, non è abbastanza per gli ospiti, che trovano il vantaggio al 33': corner di Koné, gioco di blocchi di Thereau e Danilo è praticamente solo per lo stacco del 2-1. La Samp, tramortita, reagisce con un sinistro di Eder, facile sul primo palo per Karnezis.
Al riposo, la Samp finalmente si sblocca, mentre l'Udinese decide di non giocarsi più la partita. Gabbiadini ed Eder ci provano subito, ma uno trova Karnezis e l'altro spedisce la palla di poco alto sulla traversa. Quando gli sforzi sembrano inutili e Badu sfiora il 3-1, il Doria trova il pari al 60': cross ottimo di De Silvestri e Gabbiadini incorna di testa il 2-2. Un gol che sa di addio, visto il probabile trasferimento a Napoli. A quel punto la Samp ci prova a vincerla: prima Soriano, poi Gabbiadini, infine De Silvestri tentano di spaventare Karnezis. In realtà, l'occasione più nitida ce l'ha l'Udinese: cross in mezzo, Gastaldello dimentica di marcare Geijo e lo spagnolo rischia quasi di segnare il 3-2, incocciando sul palo la palla del vantaggio. Tante ammonizioni, il gioco è spezzetato e neanche l'entrata in campo di Di Natale e Bergessio cambia qualcosa. Cacciatore e Mesbah hanno due enormi occasioni, ma entrambi falliscono. Il finale è tutto per l'espulsione di Herthaux per doppio giallo: finisce con un pareggio casalingo il 2014 blucerchiato.

Danilo, 30 anni, realizza il momentaneo 2-1 per gli ospiti (Secolo XIX)

Romero 5.5; De Silvestri 7 (dal 43' s.t. Cacciatore s.v.), Gastaldello 6, Regini 5.5, Mesbah 6; Soriano 5.5, Palombo 6.5, Obiang 6.5 (dal 35' s.t. Bergessio 6); Gabbiadini 6.5, Okaka 5, Eder 6 - già pubblicate su SampNews24

Terzi a dicembre 2014, a pari merito con Lazio e Napoli: sfido chiunque di voi - anche il più ottimista - ad averci scommesso ad agosto. Che questa Samp fosse da parte sinistra della classifica per solidità, tecnica e organizzazione tattica lo sapevamo. Ma che questa squadra potesse addirittura uscire sconfitta una sola volta dalle prime 16 giornate di campionato... beh, è un mezzo miracolo. L'autore è Sinisa Mihajlovic, che ha trasformato un gruppo molto simile a quello che passeggiava nel finale dello scorso campionato in una macchina perfetta, nonostante gli interpreti diversi.
Forse è proprio questo quello che sperano a Genova: che il giocattolo funzioni anche senza il suo bomber principe. Manolo Gabbadini partirà per Napoli: manca l'ufficialità, ma tutti i protagonisti in causa - le due società, il giocatore, i dirigenti - non hanno mai negato. Un peccato, perché la Samp perde il suo marcatore principale e un giocatore che quest'anno stava avendo quella continuità che la scorsa stagione gli era mancata.
Si sa già anche chi lo sostituirà: l'Estudiantes de la Plata qualche giorno fa ha annunciato su Twitter la cessione di Joaquin Correa (detto El Tucu) alla Samp per otto milioni di dollari. Convertiti in euro, sono la stessa cifra che il Napoli corrisponderà al Doria per la metà di Gabbiadini. Insomma, i soldi sono stati subito reinvestiti e cambierà il modo di giocare della squadra di Mihajlovic. L'argentino classe '94 è un trequartista acerbo, che andrà svezzato e aspettato. Alcuni colleghi blogger esperti di calcio sudamericano mi indicano un alto rischio che sia un flop: nonostante mi fidi di loro, spero che per una volta la loro esperienza li porti dalla parte sbagliata della storia.
L'acquisto di Correa sembra indicare un chiaro passaggio dal 4-3-3 al 4-3-1-2. E forse è normale, visto che - tridente titolare a parte - Mihajlovic non ha dato molta fiducia alle loro riserve. Sansone ha visto il campo con il contagocce ed è stato spesso rimproverato per la poca incisività. Fedato è giovane e ha fatto quello che poteva. Wszolek non ha più visto il campo. Possibile che partano tutti e tre a gennaio, mentre la Samp studia un'altra rinascita per il 2015: il nome di Luis Fernando Muriel gira sempre più insistentemente dalle parti di Corte Lambruschini. Sarebbe un buon proposito per un 2015 di successi.

Manolo Gabbiadini, 23 anni, saluta Genova da goleador (Secolo XIX)

04 aprile 2013

Allarme arancione.

Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà difficile chiudere questo campionato in tranquillità. L'Inter più brutta che io ricordi - nella mia breve memoria di tifoso - vince 2-0 al "Ferraris" e costringe la Samp a cercare i mancanti quattro punti-salvezza altrove. Sarebbe stato bello chiudere il discorso con una vittoria contro una grande (o presunta tale, visto il gioco della squadra di Stramaccioni), ma non è accaduto: tanta pressione ha partorito pochi sollecitazioni per Handanovic e Palacio, giocatore tanto odiato quanto sottovalutato, ci ha puniti senza pietà. Eppure, il risultato non rispecchia l'andamento della gara.

Rodrigo Palacio, 31 anni: l'ex Genoa ha deciso la gara con una doppietta.

Una gara di cui si è parlato solo di due cose: Icardi, il futuro interista (non ho letto nessun annuncio ufficiale), e la rincorsa dell'Inter al terzo posto. Ah, c'era anche il ritorno di Cassano, ma nessuno c'ha fatto caso, anzi: i fischi hanno sovrastato gli applausi, a conferma che non c'è spazio di manovra per un ritorno a Genova in blucerchiato (vedremo se l'altra sponda consentirà tale ritorno). La Samp si presenta al recupero della 29° giornata con il solito 3-5-2: confermato Mustafi al posto di Costa, Estigarribia riprende il suo posto sulla fascia e Sansone sostituisce lo squalificato Eder. Dall'altra parte, l'Inter "provinciale" si presenta con un ordinato 4-3-1-2: tanta legna dietro, tanta fantasia davanti, con Cassano-Palacio in attacco.
Il primo quarto d'oro è di marca interista, nonostante gli ospiti lascino parecchi spazi e la Samp si faccia vedere con un bel colpo di testa di Sansone al 1'. Purtroppo, il fuorigioco non funziona ed i padroni di casa rischiano al 5': Guarin lancia bene Palacio, Mustafi tiene tutti in gioco e l'argentino trova sulla sua strada un prontissimo Romero, bravo a fermarlo due volte. Passata la sfuriata nerazzurra, la Samp prende campo e chiude l'Inter in un angolo, sebbene non tiri molto in porta: sono Icardi e Krsticic a far correre i rischi peggiori alla retroguardia ospite. L'argentino tenta di sorprende Handanovic con un bel colpo di testa su corner, il serbo con un gran sinistro dalla distanza: in entrambi i casi, il portiere sloveno respinge prontamente. Nonostante questo, l'Inter trova il vantaggio a fine primo tempo: Pereira crossa, Palacio sfugge alla guarda di capitan Gastaldello e realizza l'1-0 di testa. Sia ben chiaro: vantaggio immeritato, ma i grandi campioni servono a fare la differenza in questi momenti.
Dopo l'intervallo, la Samp scende con lo stesso piglio di voler tenere il campo, ma senza pungere eccessivamente: Sansone è il più pericoloso, con un bel sinistro che costringe Handanovic alla deviazione in angolo. Un bel colpo di testa di Icardi ed un sinistro dalla distanza di Obiang spengono le speranze di rimonta; tanto più che l'Inter, pur aspettando, ha le migliori occasioni del secondo tempo. La prima è con Palacio, fermato solo da un super-intervento di Mustafi; la seconda è con Guarin nel recupero, quando il colombiano spara alto da due passi. Nel mezzo, la Samp mette dentro Maxi Lopez e Poulsen: se l'argentino si sbatte, ma non cambia la partita, il danese dimostra come meriterebbe qualche chance in più. Al 93', Palacio salta gli stanchi Mustafi e Palombo, battendo Romero per il 2-0: game over a Genova ed Inter rinfrancata grazie al suo gioco "provinciale", che serve molto quando gli avversari non sanno come aprire varchi nella tua difesa.

Andrea Poli, 23 anni, si becca il giallo per simulazione: salterà il Palermo.

Romero 6; Mustafi 6, Palombo 6.5, Gastaldello 5.5; De Silvestri 6, Poli 5.5, Krsticic 6, Obiang 6.5, Estigarribia 5.5; Sansone 5.5, Icardi 5.5 - Maxi Lopez 6, Poulsen 6.5, Munari s.v. (pagelle pubblicate già su SampNews24 nella giornata di ieri)

Insomma, c'è poco da ridere. Se il dominio territoriale è stato netto, esso non ha comunque portato a reali e costanti pericoli per la porta avversaria. Anzi, l'Inter ha avuto più occasioni pericolose, nonostante abbia avuto poco la palla tra i piedi; il gioco "provinciale" - tanto schifato da Stramaccioni - è la faccia di quest'Inter, incapace di offrire qualcosa di più. La faccia della Samp d'adesso, invece, è quella di Mauro Icardi: il periodo d'oro è finito da un mese e c'è un tremendo bisogno di invertire la marcia.
Domenica il Palermo sarà al "Ferraris", mentre la settimana dopo ci sarà il derby: inutile dire come quei quattro punti che mancano alla salvezza DOVRANNO arrivare da questi match, perché saranno una mazzata per le dirette avversarie. Con i rosanero abbiamo un conto in sospeso: due anni fa, ci mandarono in B; ora, come diceva l'A-Team, «it's payback-time». Il Genoa, invece, arriverà al derby quasi sicuramente col fiato sospeso, visto che sarà reduce dalla trasferta di Napoli: anche lì potrebbe esserci una restituzione di quanto subito due stagioni fa. Tuttavia, sarà difficile riuscire in questi intenti giocando così: perciò, non è allarme rosso, ma arancione sì. Rialziamoci il prima possibile, il campionato non è ancora finito.

Mauro Icardi, 20 anni: tanto rumore per nulla, la sua partita è stata anonima.

01 novembre 2012

Ombre a San Siro.

Non c'è niente da fare, Roberto Vecchioni ci aiuta a fotografare questo pessimo momento. Il cantautore (di fede nerazzurra) una volta narrava: "Luci a San Siro non si accenderanno più." Di certo non si illuminano per questa Samp, che incappa nella quinta sconfitta consecutiva e si avvicina al record di sei, ottenuto nella stagione 2005/2006. Sembrano lontanissimi i tempi in cui il Doria violava Milano, sponda rossonera, per 1-0. Eppure non si parla di anni, ma giusto di un paio di mesi fa, quando i blucerchiati iniziavano il loro campionato con una striscia di tre vittorie e 11 punti nelle prime cinque partite.. gli stessi che la Samp ha ancora adesso. La partita non mente, perciò è meglio rivederla nei suoi dettagli.

Andrea Costa, 26 anni, tenta di contenere Rodrigo Palacio, 30.

La Samp si presenta in casa dei lanciati nerazzurri con poche novità rispetto alla partita con il Cagliari: c'è il rientro di Costa a sinistra ed il conseguente reintegro di Berardi a destra. Inoltre, Ferrara rinuncia a Maxi Lopez per Eder nel ruolo di prima punta, infoltendo il centrocampo con un Munari apparso in forma con il Cagliari. Infine, Romero si riprende i galloni da titolare al rientro dalla squalifica. L'Inter si schiera con un atipico 4-3-3, con Nagatomo a riposo (al suo posto Alvaro Pereira) ed il trio Cassano-Milito-Palacio a condurre le danze in area blucerchiata.
I nerazzurri, sotto la guida di Stramaccioni, sono diventati una compagine dal gioco non entusiasmante, ma molto concreto; la recente striscia di vittorie non è un caso. Così come non lo sono quelli della Samp, reduce da quattro sconfitte consecutive a causa di un gioco troppo conservativo, sfortuna ed errori arbitrali che non hanno aiutato. Tutto sommato, però, la partita scivola senza particolari patemi nei primi 20'. L'Inter si fa vedere dalle parti di Romero con i tentativi di Palacio, Milito e Samuel, ma i tre argentini si rivelano incapaci di centrare la porta in tutti i casi. Gli ospiti, invece, spaventano Handanovic con un cross casuale di Berardi, che impegna più del dovuto il portiere nerazzurro. La partita, tuttavia, non sembra regalare grosse emozioni.
Per questo lo stupore è grande al 19', quando la Samp passa a sorpresa in vantaggio: punizione di Tissone in area interista, Ranocchia rinvia su se stesso e Munari ne approfitta per uccellare Handanovic. 1-0 ed il cinismo della Samp si ripresenta al momento giusto. Per altro, il numero 11 blucerchiato sembra aver un certo istinto sugli errori difensivi altrui, come aveva dimostrato a Roma in occasione del suo gol su errore del portiere romanista Stekelenburg.
Il problema però diventa proprio l'essere in vantaggio. Il Doria, che aveva ben gestito i primi 20' di gara, si ritira nella sua metà campo e lascia Eder solo al suo destino: una mossa da evitare. Anche perché l'Inter comincia a spingere maggiormente, sebbene non collezioni occasioni a raffica. Prima Guarin sfiora il palo alla destra di Romero con un siluro al 33', poi è Cassano a mettere in mezzo al 43' senza che Milito riesca a buttare la palla in porta. Insomma, l'avere Mudingayi e Gargano come play-maker non aiuta la squadra di Stramaccioni e la Samp porta a casa il vantaggio alla fine del primo tempo.
Il cambio Mudingayi-Cambiasso all'inizio della ripresa aiuta l'Inter nel gestire meglio il pallone a centrocampo. Del resto, gli ospiti non si sbottonano e continuano a tenere un baricentro esageratamente basso, finché un altro episodio contestato non cancella quanto di (poco) buono era stato fatto fino ad allora.
Minuto 52: palla persa dalla Samp a centrocampo e Palacio serve bene Milito in profondità; Costa, fuori posizione, rientra frettolosamente e spintona leggermente l'argentino. Per l'arbitro è rigore. E se ci può stare l'assegnazione del tiro dal dischetto, lascia perplessi il cartellino rosso a Costa, che lascia la Samp in 10 uomini. Dal dischetto, l'ex Genoa tira un rigore perfetto e segna l'1-1.
La Samp, già scomparsa dal campo, non può certo migliorare la qualità del suo gioco in inferiorità numerica; anzi, rischia di subire il 2-1 quando De Silvestri (entrato al posto di Berardi infortunato) viene saltato seccamente da Milito. Il numero 22 dell'Inter spara un gran sinistro che incoccia il palo; ma è - purtroppo - solo questione di tempo.
Se Alvaro Pereira lascia il posto a Nagatomo, Ferrara toglie nuovamente Poli per Renan. Il centrocampista non la prende bene ed il brasiliano entra con poca cattiveria, tanto che da un suo errore nasce il 2-1 dei padroni di casa. Su una respinta da calcio d'angolo in favore della Samp, Renan dovrebbe alleggerire all'indietro.. purtroppo, il numero 5 doriano cicca il disimpegno e favorisce il letale contropiede interista: Cassano per Palacio, destro incrociato molto preciso e 2-1 per i nerazzurri. Una mazzata tremenda.
Nonostante Renan venga richiamato in panchina per tentare il tutto per tutto con Maxi Lopez, è ancora l'Inter a sfiorare la rete: prima Palacio calcia fuori di poco, poi Cassano bacia la traversa con una punizione dal limite dell'area.
La terza marcatura è comuque nell'aria e si concretizza all'81': "Fantantonio" fa quel che vuole sulla fascia e serve Guarin ai 16 metri. Il colombiano salta secco un arrendevole Estigarribia e realizza il terzo gol dei padroni di casa. Il finale è una lunga agonia, spezzata solo dal secondo gol della bandiera, stavolta siglato da Eder, dopo una buona combinazione con Maxi Lopez. A posteriori, viene da chiedersi se Ferrara (espulso per proteste dopo il 3-1) si sarebbe potuto giocare la carta dell'argentino prima. 3-2 e quinta sconfitta consecutiva; la zona retrocessione si è ulteriormente avvicinata ed ora dista solamente due punti.

Diego Milito, 33 anni, segna il rigore dell'1-1: Romero immobile.

Romero 5 | Che il pasticciaccio di Verona l'abbia rovinato? Non sembra più molto sicuro. Nel primo tempo rischia con una respinta poco ortodossa, che lascia strada al sinistro di Guarin vicino al gol. Sui tre gol non ha particolari colpe, ma nel finale per poco non ne combina un'altra..
Berardi 6 | Finché è in campo, Cassano si vede poco dalle sue parti, ancor meno Palacio. Poi Alvaro Pereira lo stende brutalmente e lo costringe ad uscire.
Gastaldello&Rossini 6 | Marcare Milito non è facile, qualche disattenzione capita; i due però fanno quello che possono. Tutto sommato, il "Principe" - rigore a parte - non crea troppi problemi se lo marcano i due centrali sampdoriani.
Costa 5 | Fuori posizione, spinge pochissimo nel primo tempo. Nel secondo, è totalmente in ritardo su Milito nell'occasione del rigore: anche se il contrasto è leggero e l'espulsione è eccessiva, lui non deve permettersi questi errori.
Tissone 5,5 | Fa girare tanto il pallone, ma di verticalizzazione neanche una.
Poli 6 | Si fa tanti chilometri, ma non trova quasi mai nessuno a sostenerlo.
Munari 6,5 | Ancora a segno, sempre contro le big in trasferta: dopo l'Olimpico, tocca a San Siro. Peccato che la sua rete non porti punti, anche se il suo impegno è stato encomiabile.
Soriano 5 | Ennesima partita in cui non si capisce quale sia la sua utilità da esterno d'attacco. Per altro la sufficienza con la quale gioca non gli permette d'essere utile neanche nel suo ruolo originale.
Estigarribia 4,5 | E' un esterno d'attacco. No, è un terzino. Sbagliato, è un esterno da 3-5-2. Sapete cosa? Sono tutte affermazioni errate. QUESTO Estigarribia non è niente e l'imbarazzante tenerezza con la quale affronta Guarin nell'azione del 3-1 fa capire quanto il ragazzo debba far strada.
Eder 6,5 | Altra partita, solito mazzo. Il gol alza di mezzo voto la valutazione, ma non può giocare da prima punta: così si sacrifica troppo la sua preziosa progressione.

De Silvestri 5 | In attacco non può spingersi troppo, causa inferiorità numerica; in difesa, causa Milito e Cassano, fa più danni che buone cose.
Renan 4 | La leggerezza con la quale regala il contropiede all'Inter per il 2-1 di Palacio è da multa. Sì, una multa. Perché il ragazzo ha già poche occasioni e non può sprecarle così. Non lo aiuta neanche Ferrara, quando lo toglie a danno fatto e in inferiorità numerica; così si svaluta un ragazzo che è stato pagato tre milioni quest'estate. Gli errori, intanto, rimangono.
Maxi Lopez 6 | Pochi minuti e la Samp mostra qualche barlume di senso quando attacca. Speranze di rimonta non ce ne sono mai state, però la palla rimane in avanti per più di cinque secondi. Molto bravo nell'uno-due che porta Eder al primo gol su azione in stagione.

L'unica cosa positiva che si può trarre da quest'ennesima sconfitta è il cinismo: la Samp ha fatto tre tiri in porta in tutto il match, di cui due in porta. Quelli appunto delle reti segnate a San Siro; se si usasse questo cinismo come ad inizio campionato, magari saremmo più avanti. Domenica arriverà l'Atalanta a Marassi e sarà l'esame decisivo per Ferrara. Se non arrivasse una vittoria o - peggio ancora - maturasse la sesta sconfitta consecutiva, forse diverrebbe l'ora per pensare ad un cambio. Che il buon Paolo ce la mandi buona. Anche perché più che di "luci a San Siro", sarebbe stato meglio parlare di ombre. Quelle che circondano il nostro futuro più prossimo.

Gianni Munari, 29 anni, esulta con Poli dopo il momentaneo vantaggio.