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15 settembre 2015

Gli intoccabili.

Forse aveva ragione qualcuno. Io lo pensavo solo di uno dei due, ma forse entrambi sono intoccabili. Sono Éder e Roberto Soriano a completare l'uno-due con il quale la Samp liquida il Bologna. Un 2-0 secco, seppur arrivato dopo la superiorità numerica. Eppure ora si sogna: sette punti dopo tre partite, uno scenario che nessuno avrebbe immaginato.

David Ivan, 20 anni, alla seconda (buona) prova in Serie A.

La Samp si riprensenta al "Ferraris" forte dei quattro punti nelle prime due giornate: Zenga schiera un Cassani affaticato, ma il tecnico non vuole rinunciare al numero 5 blucerchiato. Ritornato dalla squalifica, Ivan è di nuovo titolare: per il resto tutto confermato. Tanti i volti nuovi del Bologna, schierato da Delio Rossi con un 4-2-3-1. Destro davanti, ma nessuno dei recenti ex è in campo.
Il primo tempo è un festival dello sbadiglio. La Samp fa persino fatica a tirare in porta, visto che i due attaccanti svariano molto sulla trequarti e non riescono ad arrivare vicino alla porta. Neanche gli ospiti brillano, ma almeno tirano nello specchio avversario: Brienza al 9' coglie una clamorosa traversa su calcio piazzato, facendo tremare i supporters di casa.
Il brivido successivo è direttamente a fine primo tempo, quando Donsah - dopo uno scambio con un compagno - spara un gran destro, forte ma centrale per Viviano. Un paio di gialli, ma sopratutto tanta, tanta noia. Uno scenario che non sembra cambiare neanche all'inizio della ripresa, quando solo Éder costringe Mirante a una grande parata.
Poi l'episodio che sblocca la gara al 62': con Soriano in ripartenza (non pericolosa), Rizzo commette un fallo stupido che gli costa il secondo giallo e l'espulsione. L'ingenuità dell'ex ragazzo di casa Samp  - applaudito a scena aperta e subentrato a Giaccherini nel primo tempo - permette ai padroni di casa di dominare. Non per nulla, Zenga toglie il volenteroso Ivan e inserisce Correa.
I primi frutti si vedono al 72', quando Muriel raccoglie una respinta della difesa avversaria e parte in velocità. Con un numero incredibile fa fuori Maietta, ma davanti a Mirante riesce a non centrare la porta. La disperazione è dietro l'angolo, ma la Samp è fortunata ad avere l'uomo in più. Che non è dato dalla superiorità numerica, ma si chiama Citadin.
Infatti, è Éder a sbloccare la gara al minuto 75: Muriel va ancora in progressione e trova un filtrante per l'italo-brasiliano, che entra in area da solo e spiazza Mirante per l'1-0. Gioia immensa per lui, al quinto gol in campionato. Sembra fatta, ma il divertimento non è finito qui. Quattro minuti dopo è Soriano a trovare il raddoppio con un bolide dalla distanza.
Tutti si affrettano a lustrargli lo scarpino, ma è il sorriso del capitano blucerchiato a colpire. Lui ed Éder sono felici di esser rimasti, lo si può vedere. Da lì in poi, la Samp gestisce il risultato e fa respirare a Rodriguez l'aria del "Ferraris". Brienza prova a battere Viviano, ma il portiere doriano mantiene imbattuta la sua porta per la prima volta in campionato.

Pedro Pereira, 18 anni, alla prima apparizione con la Samp.

Viviano 6.5; Cassani s.v. (dal 20' p.t. P. Pereira 6), Silvestre 6.5, Moisander 6, Regini 6; Ivan 6 (dal 19' s.t. Correa 6.5), Fernando 6, Barreto 6.5; Soriano 7; Éder 7, Muriel 5.5 (dal 36' s.t. A. Rodriguez s.v.) - già pubblicate su SampNews24

Forse quest'esito era inaspettato perché nella nostra mente c'è ancora la pessima prova di Torino di quella serata di fine luglio. Personalmente, è una prova che non cancellerò per tutto l'anno. E per altro, finché le squadre sono state in parità numerica, la Samp ha fatto una gran fatica contro un Bologna abbastanza timido.
Questo perché le mezzali hanno fatto un buon lavoro di interdizione, ma si sono mosse poco in avanti. Se a questo aggiungiamo la mancanza di un riferimento d'area e i continui movimenti di Éder e Muriel, a un certo punto potevi scorgere Soriano in posizione di punta centrale. E lì ti veniva da piangere.
La fortuna ha voluto che Rizzo commettesse un'ingenuità sul secondo giallo e consegnasse la gara alla Samp. Con la superiorità numerica, si è visto che la Samp aveva le possibilità per vincere la partita. In particolare, l'entrata di Correa è stata incoraggiante: non ha ancora il ritmo partita, ma i numeri ci sono tutti.
Ora c'è da pensare al Torino, una trasferta storicamente difficile per la Samp. I granata sono partiti bene e sono - a mio parere - la squadra che ha fatto il salto di qualità più grande quest'estate. Si è visto anche nelle prime tre partite, dove hanno rimontato tre volte lo svantaggio. Non sarà facile, ma con gli "intoccabili" nulla ci è precluso.

Éder, 28 anni, al quinto gol in questo campionato.

30 dicembre 2013

Uno sguardo al futuro.

Che dire: il 2013 non sarà certo ricordato tra i più brillanti anni dell'Unione Calcio Sampdoria. Se nel 2012 erano arrivate una promozione all'ultimo secondo e la brillante vittoria nel derby, nonostante le difficoltà, non si può dire altrettanto del 2013. E' un anno che ha fatto registrare i blucerchiati nella maniera più anonima possibile: poche vittorie, tanta rabbia e preoccupazione per il futuro, l'ennesimo cambio di allenatore e la sensazione che non ci saranno miglioramenti nel breve futuro. Il progetto va avanti, ma non si è capito ancora quale senso o forma stia prendendo. Mi sento comunque di tentare un riassunto sui cinque momenti che hanno veramente segnato l'anno che sta per finire in casa Samp.

Arrivederci, Juve, ciao. | Se c'è un volto che i tifosi bianconeri non riescono a dimenticare, è quello di Mauro Icardi. L'argentino ha timbrato tre volte contro la Juventus durante lo scorso in campionato (più una con la nuova maglia dell'Inter nel settembre scorso): due a Torino, una al ritorno al Ferraris. L'impresa di Torino, ottenuta in dieci (espulsione ingenua di Berardi per doppio giallo) e in svantaggio (rigore di Giovinco) rappresenta uno dei punti più alti della recente storia blucerchiata. Solo l'Inter di Stramaccioni, all'epoca, era riuscita a violare la nuova casa bianconera. Tanta sofferenza, ma una vittoria notevole per il neo-arrivato, Delio Rossi. Al ritorno, a Juve campione d'Italia e noi salvi, è stata una partita normale: la squadra di Conte è stata sconfitta nuovamente dal Doria, stavolta grazie ai gol di Eder, De Silvestri e ancora Icardi. Per altro, le due vittorie della Samp contro i futuri bicampioni d'Italia costituiscono un fun-fact: è la prima volta che i blucerchiati, nella loro storia, battono per due volte quelli che poi vengono laureati come campioni della Serie A.

Mauro Icardi, 20 anni e quattro gol alla Juve nel 2013 (di cui tre con la Samp).

L'ultimo saluto al presidente. | Riccardo Garrone ci lascia la notte del 21 gennaio scorso, dopo aver lottato a lungo contro una dura malattia. Per omaggiarlo, non si poteva far meglio di quanto fatto vedere nella gara contro il Pescara: 6-0 agli abruzzesi, cinque gol di Icardi e il primo sigillo di Pedro Obiang con la maglia blucerchiata. Lo spagnolo sfoggia una maglietta con scritto "Grazie": in quel momento, almeno per me, la partita era finita con quello splendido momento. Forse il più gratificante dell'intero anno blucerchiato: altro non potrebbe essere per ringraziare l'uomo che, dieci anni fa, ha determinato la sopravvivenza della Samp. Ha fatto alcuni errori, ma il suo bilancio è positivo se valutato nel quadro generale dei suoi undici anni di presidenza.

Udine maledetta. | E' ormai maggio, ma la Samp non è ancora certa della salvezza. Non matematicamente, almeno. Eppure si sente che la trasferta di Udine, contro una squadra lanciata verso l'Europa, possa esser la finestra per chiudere la partita. La Samp effettivamente si salverà, ma la gara in Friuli fa capire come la squadra abbia la testa staccata; anche in quei casi in cui ci mette qualcosa di suo (il palo di Sansone ancora trema), non è fortunata. Se poi ci mettete le poco fortunate prestazioni di un Romero discontinuo (il regalo sul gol di Muriel è ancora nella testa di molti), capite come la trasferta friulana doveva essere forse il più grande campanello d'allarme per il riparo della squadra durante il calciomercato estivo.

Sergio Romero, 26 anni, qui battuto da Muriel nel 3-1 subito dall'Udinese a maggio.

Derby da dimenticare. | Se c'è una cosa certa riguardo la stagione in corso, è che il derby di ritorno andrà giocato con ben altro approccio. Quanto visto in quello d'andata, beh, ha lasciato un bel boccone amaro a qualunque tifoso blucerchiato. Il 3-0 subito dal Genoa nella stracittadina del 15 settembre scorso è stato netto, forse esagerato per quanto visto in campo, ma ha dimostrato come la squadra stesse vivendo male la pressione della sfida genovese. Forse, in questo quadro, la sosta prima della gara non ha aiutato la Samp. I gol di Antonini, Calaiò e Lodi - tre che non hanno certo impressionato in questa prima parte di stagione con la maglia rossoblu - hanno ulteriormente sottolineato la caduta. Dal canto suo, seppur in gara secca, Delio Rossi è riuscito a farsi imbrigliare da Liverani, poi cacciato dopo poche settimane: forse è proprio questo il segnale più chiaro di quanto il tecnico avesse perso un po' il polso della squadra.

La terapia serba. | Tuttavia, il campionato del tecnico riminese è finito dopo la gara contro la Fiorentina: prima della sosta per le nazionali di novembre, il k.o. del Franchi è costato la panchina a Delio. A quel punto, la Samp si è presa molto tempo per aspettare l'obiettivo numero uno, ovvero Sinisa Mihajlovic. Mi sono detto sempre scettico sulle capacità del serbo di tirarci fuori dai guai, ma per ora sta facendo ottimamente il suo lavoro. Nove punti nelle cinque gare da tecnico blucerchiato sono un buon biglietto da visita. La speranza è che non vada come con Rossi, quando il periodo gennaio-marzo fu ottimo, per poi sciogliersi come neve al sole nei restanti otto mesi della sua gestione. A questo punto, solo il futuro ci dirà se la scelta è stata azzeccata. Anche in questo quadro, però, sarà importante sopratutto sfoltire la rosa e rafforzarla con un paio di innesti (terzino sinistro? un vero esterno d'attacco, se non si vogliono usare Wszolek e Rodriguez?).


Adesso si ripartirà nuovamente il 6 gennaio. Come l'anno scorso, ci sarà la sfida con una grande del nostro calcio sul loro terreno. Nel 2013, la Samp violò lo Juventus Stadium con due reti di Mauro Icardi, in inferiorità numerica e in rimonta. Per il 2014, si inizia con la trasferta al San Paolo di Napoli contro la compagine allenata da Rafa Benitez. Stastisticamente, la trasferta partenopea è una delle più brutte degli ultimi anni: la Samp deve ancora segnare un gol nell'impianto degli azzurri da quando questi ultimi sono tornati in A. Vedremo se si riuscirà SUBITO a rendere questo nuovo anno un po' più frizzante. Buon 2014 a tutti, specie se blucerchiati. Magari con uno sguardo al futuro che riporti fiducia ad un ambiente che sta vivendo decisamente troppi "ups & downs".

Eder, 27 anni, sicuramente uno dei migliori blucerchiati in questo 2013.

17 novembre 2013

Delio o non Delio, questo è il problema.

Alla fine, è accaduto: l'esonero di Delio Rossi non poteva più aspettare. Così, l'ex Lazio, Fiorentina e Palermo è stato sollevato dall'incarico dal presidente Garrone, con il beneplacito del d.s. Osti e dell'a.d. Sagramola. L'uomo da progetto («E' lui il vero fulcro di questo progetto», ci si ripeteva ad agosto-settembre) ora non è più necessario. Anche perché, forse, un progetto vero non c'è e quindi si può fare a meno di Rossi. Con l'arrivo di Mihajlovic, la musica potrebbe cambiare? Cerchiamo di capirlo insieme.

Delio Rossi, 53 anni, saluta Genova: è stato un amore in chiaroscuro.

Delio Rossi, classe 1960, ha fatto molto, se non di tutto per cercare di aggiustare le sorti della squadra. Ha provato una marea di giocatori (tranne forse i redivivi Poulsen e Rodriguez: prima o poi dovranno giocare), cambiato quattro-cinque moduli e combattuto più forte che poteva. Ma non è bastato. E a questo c'è una semplice spiegazione: forse la squadra non ha la qualità necessaria per giungere all'obiettivo prefissato, ovvero la salvezza tranquilla di cui tanto si parla, ma che nessuno ha ancora visto in questo anno e mezzo. Se proprio devo attribuire una colpa a Rossi, è quella di non aver detto nulla sulla qualità della squadra: il tecnico probabilmente sapeva bene che avrebbe fatto fatica. E non ha di certo alzato l'asticella delle aspettative. Ricordate quando ad agosto disse: «Ce la giocheremo con altre dieci squadre per la salvezza»? Purtroppo, siamo noi ad esser rimasti indietro. E il fatto di non aver obiettato sulla qualità della squadra è la sua unica grande colpa: un bel "coup de theatre", come le dimissioni a fine calciomercato, avrebbero potuto dare un segnale all'ambiente. Ma capiamo benissimo come rinunciare ad un'entrata fissa sia complicato e comunque Rossi ha tentato di fare il suo dovere al meglio.
Purtroppo, impegno a parte, ci sono anche i numeri a condannare l'ormai ex tecnico della Samp: da quando è arrivato a gennaio, la percentuale di vittorie durante la sua gestione è del 24,2%, corrispondente a otto successi sulle trentatré partite in cui ha allenato la squadra blucerchiata in Serie A. Veramente troppo poco per sperare di scamparla. Certo, la società ha sbagliato a tenere il tecnico in corsa a Firenze: cosa speravano? Che Delio resuscitasse una squadra sfilacciata e piena di assenze contro la Fiorentina al "Franchi"? Troppa grazia. Ma la colpa più grave di Rossi è quello di non aver dato gioco o un'identità chiara al lato tecnico del club: guarda caso, l'unica volta che ciò si è verificato è quando la Samp ha attraversato un ottimo periodo tra gennaio e marzo scorso. Lì, c'era una formazione chiara, il 3-5-2. In quel caso, c'erano undici titolari fissi. Questo lo starting-eleven consueto: Romero; Gastaldello, Palombo, Costa; De Silvestri, Obiang, Krsticic, Poli, Estigarribia; Eder, Icardi. Poi i vari Rossini, Mustafi, Sansone davano il loro contributo, ma c'era una situazione tecnica chiara. E tale chiarezza non si è più ripetuta né sul finire dello scorso campionato, né in questa prima parte di stagione. 24 giocatori utilizzati e cinque moduli diversi hanno sancito la confusione del tecnico, forse scontento della rosa.

Edoardo Garrone, 51 anni: sarà lui a scegliere il nuovo allenatore.

Detto di Rossi, è partita la caccia al successore sulla panchina blucerchiata. Si sono fatti maree di nomi: Edoardo Reja, che ha tanta esperienza in A; Davide Ballardini, fino a poco tempo fa scomodo avversario dall'altra parte della Lanterna. Fino ad arrivare a Zdenek Zeman, che personalmente avrei considerato di buon occhio, visto che ha il merito di valorizzare veramente i giovani. Inoltre, se finirà come penso, sarebbe stato ottimo per ripartire da lidi meno nobili (così come Fulvio Pea, finito anche lui nella girandola del toto-candidati del post-Rossi). Tuttavia, il candidato principale è Sinisa Mihajlovic, reduce dalla poco elettrizzante esperienza di non esser riuscito a portare la Serbia neache ai play-off mondiali. Ex cuore blucerchiato, come Rossi è stato allenatore della Fiorentina prima di venire qui e la Lazio sarà la prima avversaria al "Ferraris", avendo già avuto qualche flirt con l'ambiente biancoceleste (ne è stato giocatore). E per ironia della sorte, il serbo potrebbe rimpiazzare Delio Rossi, dopo che quest'ultimo aveva rimpiazzato il serbo alla Fiorentina nel novembre 2011. Corsi e ricorsi storici che fanno girare la testa.
Ma il forse il problema risiede altrove: c'è chi, usando un'iperbole, afferma come neanche Guardiola o Mourinho riuscirebbero a salvare questa squadra. Forse, invece, si possono considerare alcuni aspetti più concreti per far capire come la sfiducia sembri grande. Due sopratutto vengono alla mente e riguardano due gare di questa stagione. Dato numero uno: la Samp, nonostante il Milan più scarso che mi venga in mente degli ultimi quindici anni, è riuscita ad andare a Milano per perdere senza fare neanche un tiro nello specchio della porta avversaria. E soffrendo, di fronte ai rossoneri sconquassati di quest'anno, che si presenta ora nella parte destra della classifica. Ma chi volesse una prova più tangibile, prenda la gara contro il Sassuolo. Sei 1-0 e hai giocato un buon primo tempo: è bastata la frittata di Costa per mandare in palla l'intera squadra. Una serie di errori ha portato al 3-1 degli ospiti e all'espulsione del numero 3 blucerchiato. Ciò nonostante, la Samp ha tirato fuori la forza per rimontarla e portarsi sul 3-3. Quando tutto sembrava a posto, De Silvestri - ma poteva essere chiunque altro - ha buttato tutto all'ortiche con un errore stupido, dovuto alla stanchezza. 4-3 per i neroverdi e sconfitta che è costata la panchina a Delio Rossi; già, perché se Delio avesse vinto contro gli emiliani, non lo avrebbero mai cacciato dopo un'eventuale sconfitta a Firenze.
Sopratutto, quella partita dimostra la pecca più grave della Samp di quest'anno: la testa. La squadra, ancor prima che tecnicamente, è debole mentalmente. Non riesce a giocarsela in maniera serena. Quando è in vantaggio, fatica a tenerlo: ho citato la gara contro il Sassuolo, ma potrei parlare di quella con il Bologna, contro il Torino o a Livorno. Insomma, il mix di inesperienza (squadra molto giovane), di mancanze tecniche e della sparizione di alcuni punti fermi dell'anno scorso (cercasi Obiang e Krsticic) sta mandando lentamente la Samp in B. E se queste complicanze rimarranno, non basterà certo un Mihajlovic qualsiasi a tirarci fuori. Delio o non Delio, questo è il problema.

Sinisa Mihajlovic, 44 anni, è vicino al ritorno a Genova, sponda blucerchiata.

11 novembre 2013

Il futuro è una trappola.

Doveva essere sconfitta e sconfitta è stata. L'umiliazione è stata evitata solo nel risultato, perché in campo c'è stata una sola squadra, almeno fino al 75'. La Fiorentina batte la Samp per 2-1 al "Franchi", ma il risultato è bugiardo: chiunque abbia visto la partita sa come sono andate le cose. Da una parte c'era una compagine capace di nobilitare il calcio con il suo gioco; dall'altra, un manipolo di uomini che non è riuscito a creare molti problemi ad una delle migliori squadre del nostro campionato. E ora Delio Rossi è vicino all'addio.

Delio Rossi, 53 anni, vicinissimo all'esonero: si attende il sostituto.

Dopo la debacle interna con il Sassuolo, il mister blucerchiato è costretto a giocarsi la permanenza sulla panchina della Samp contro un avversario difficile: la Fiorentina di Vincenzo Montella. Come chiedere ad un cieco di vedere ciò che ha davanti agli occhi o altrimenti verrà giustiziato. A quel punto, l'allenatore torna sul prudente 3-5-2, con Gentsoglou a centrocampo e l'emergenza difesa: assenti Costa e Gastaldello, Palombo torna al centro, mentre Regini va a coprire il settore sinistro. La Fiorentina, reduce dalla matematica qualificazione ai 16esime di Europa League, riporta in campo Giuseppe Rossi come unica punta, seguito da Cuadrado e Joaquin.
Non ci vuole molto per capire che i padroni di casa disporranno degli ospiti come meglio credono: i viola cominciano a far girare palla e la Samp può far bene poco, se non aspettare un qualche errore. Tuttavia, gli errori li commettono subito i blucerchiati. Prima la difesa lascia Borja Valero da solo davanti alla porta, con lo spagnolo che fortunatamente spara alto. Poi arriva il pata-trac: su corner, Berardi trattiene vistosamente (e inutilmente) Aquilani. Rigore generoso, ma non è la prima volta che l'ex Brescia commette queste ingenuità. Sul dischetto, Giuseppe Rossi spiazza Da Costa per l'1-0 viola. Sette minuti, arriva il chiodo sulla bara della Samp: palla a "Pepito", Palombo si dimentica di marcarlo e Rossi piazza la palla nel sette di Da Costa. 2-0 e la gara sembra sigillata in favore della squadra di Montella. Anche perché la Samp ci prova solo con un flebile sinistro di Gabbiadini ed una botta dalla distanza di Obiang: troppo poco.
Al ritorno dall'intervallo, il canovaccio è peggiorato: gli ospiti ormai non trovano neanche il minimo pressing e la Fiorentina si diverte a farci girare la testa. Cuadrado e Mati Fernandez provano ad impensierire Da Costa dalla distanza, ma trovano il portiere blucerchiato pronto. Insomma, i viola si divertono, ma sembrano una bella donna allo specchio: consapevole di esserla, la Fiorentina non sferra il colpo decisivo. La Samp cambia Gentsoglou e Berardi per Wszolek e Gavazzi, passando al 4-4-2 e sperando in un mezzo miracolo. E' il polacco la chiave di volta della partita: la sua vivacità sulla fascia fa tremare i padroni di casa. Prima crea un'occasione, poi al 74' gli ospiti accorciano le distanze: ripartenza di Eder ed assist per Gabbiadini, che batte un Neto impreparato sul primo palo. A quel punto, la Fiorentina comincia a temere per il risultato e si ritrae in difesa. Con l'ingresso anche di Nicola Pozzi per Gabbiadini, gli ospiti cominciano a pensare all'incredibile rimonta. E' proprio il numero 9 blucerchiato a fornire a Wszolek una buona occasione, ma il polacco sfiora il palo con la sua conclusione. Nel finale, su corner, è sempre il centravanti di Santarcangelo di Romagna a mancare di poco il 2-2 con un suo colpo di testa. Insomma, la Samp avrà pure poca qualità, ma ci mette il cuore nel finale. Finisce 2-1 per i viola, ma il risultato è bugiardo su quanto avvenuto in campo. E poteva essere persino più bugiardo, se la Samp avesse avuto un pizzico di fortuna.

Giuseppe Rossi, 26 anni, ha chiuso la gara con un'altra doppietta delle sue.

Da Costa 6 - Dargli particolari colpe stasera sarebbe sbagliato. Dove può, è attento.
Mustafi 5.5 - Il meno peggio della retroguardia blucerchiata: come al solito.
Palombo 5 - Si dimentica Rossi sul 2-0.
Regini 5.5 - Fa fatica a sinistra, ma si fa notare persino davanti.
De Silvestri 5.5 - Anche lui non sembra al massimo della propria forma.
Obiang 5 - L'unico pericoloso dalla distanza, ma in campo non riesce a contrastare il centrocampo viola.
Gentsoglou 6 - Peccato per il fatto che sia macchinoso: nel primo tempo ha personalità e dà brio alla manovra. Poi Rossi lo toglie...
Krsticic 5 - Altra prova deludente del serbo: sembra proprio perso.
Berardi 4.5 - Già non è adatto a giocare da esterno nel 3-5-2, poi se lo metti a sinistra... in più, causa anche il rigore dell'1-0.
Eder 5.5 - Molto volenteroso, ma apparte il passaggio per Gabbiadini del 2-1 non c'è nulla.
Gabbiadini 6 - Sufficienza solo per il gol: continua ad essere un mezzo fantasma.

Wszolek 6.5 - Entra e crea molto scompiglio. Per poco non sfiora anche il 2-2: con un nuovo modulo (4-3-3?), forse potrebbe risultare decisivo.
Gavazzi 5.5 - Non fa certo peggio di Berardi.
Pozzi 6.5 - In 10' costruisce una potenziale palla-gol per Wszolek e sfiora il pareggio: è in formissima.

Ora c'è la sosta per le nazionali, ma al ritorno potremmo non trovare più Delio Rossi. Il tecnico blucerchiato era a forte rischio esonero prima della gara di Firenze e l'allarme rimane: le decisioni verranno prese con calma, ma ci sono vari nomi che circolano. Mihajlovic il favorito, Pea, Corini e Zeman tra i possibili outsider e lo spettro Colomba sugli spalti (l'ex tecnico del Padova ha seguito la Samp nelle ultime tre gare dallo stadio: se non è questo un segnale...). Intanto, la partita di Firenze ha visto la doppia mandata di Rossi: Giuseppe ha condannato la Samp, Delio probabilmente saluterà Genova. E chissà cosa accadrà nelle prossime ore. Attenzione, però: in questa Samp, il futuro è una trappola.

Eder Citadin Martins, 26 anni: ieri un altro assist, seppur inutile.

04 novembre 2013

Colpiti ed affondati.

«Poteva andarci peggio», avrà mormorato qualcuno a qualche secondo dalla fine di Samp-Sassuolo. E in una stagione in cui tutto va storto, è successo esattamente quanto qualcuno aveva tentato di scongiurare. Dopo una grande rimonta di cuore, i blucerchiati buttano via una gara fondamentale nel proseguo della stagione e regalano la prima gioia assoluta in trasferta agli uomini di Di Francesco. Un 4-3 che fa male, al morale ed alla classifica della Samp.

Lorenzo De Silvestri, 25 anni, stende Diego Farias, 23: è il rigore del 4-3.

Dopo la pessima prova di Verona, ci si aspettava un'altra verve da questa Samp. Cambiano parecchi uomini: dentro Gentsoglou, Krsticic e Pozzi, spostato Gavazzi a sinistra e c'è anche il ritorno di De Silvestri. Il 3-4-1-2 vede il centrocampista serbo a fare il trequartista, magari per infastidire un po' il giro-palla del Sassuolo. Gli emiliani, dopo la sconfitta con l'Udinese, cambiano parecchio: out Zaza per squalifica, davanti il tandem è formato da Berardi e Floro Flores. Il primo tempo è sostanzialmente alla pari. se la Samp tiene un buon possesso palla, il Sassuolo costruisce qualche azione pericolosa. Floro Flores ha la palla per l'1-0 grazie ad una disattenzione di Gastaldello, ma Da Costa salva. Poco dopo, è la Samp a passare al 19': : punizione di Krsticic, sponda aerea di Costa e Pozzi è sul secondo palo per metterla dentro. Il "Ferraris" giubila il numero 9 blucerchiato, mentre Krsticic mette in difficoltà Pegolo poco dopo su punizione. A quel punto, la Samp rischia un'altra volta, in maniera clamorosa: brutta diagonale di Gavazzi, che lascia solo Gazzola. L'esterno neroverde batte Da Costa, ma non Gastaldello, che salva sulla linea.
Si chiude il primo tempo e la ripresa sarà scoppiettante, seppur non positiva per i colori blucerchiati. Quando tutto sembra scorrere sui binari della prima frazione, un errore spezza la partita: sul cross di Longhi, Costa sbaglia il tempo e manca il pallone. Alle sue spalle c'è pronto Berardi, che stoppa e batte Da Costa in uscita per l'1-1. Una botta non da poco, tanto che basta qualche minuto per cambiare definitivamente la gara. Su una ripartenza del Sassuolo, Floro Flores pesca Berardi: il giovane talento degli ospiti affronta Costa e lo costringe al fallo da rigore. Rosso per il difensore e penalty per i neroverdi, che sempre Berardi trasforma. Sotto 2-1 e in dieci uomini, la Samp non vuole morire. Su una bella iniziativa di De Silvestri, la spizzata di Pozzi mette Eder davanti a Pegolo ed il brasiliano segna il 2-3: qualche segno di speranza per i tifosi blucerchiati, che comunque stentano ad esultare.
Il finale è da ricovero. La Samp ci riprova, stavolta dalla distanza con Eder: una deviazione spiazza Pegolo e per poco non manda il Sassuolo all'inferno. Rossi le tenta tutte, inserendo Soriano, Petagna e Wszolek per Krsticic, Pozzi e Gavazzi. Proprio il polacco crea lo spunto giusto per un corner; su questo, De Silvestri prima centra la traversa di testa, poi ribadisce in rete sulla respinta. 3-3 e "Ferraris" impazzito: sembra una rimonta da libro "Cuore" e non è detto che non si trasformi in una clamorosa vittoria. Quando il tifoso medio si sente fomentato al massimo delle sue forze, arriva l'ennesima mazzata della giornata. Prima Alexe sfiora il gol del 4-3, sparando alto sull'ennesima iniziativa del funambolico Berardi. Poi entra Diego Farias: il tifoso blucerchiato trema, ricordando quanto il brasiliano fece in un famoso Nocerina-Samp di due anni fa. E infatti Farias, neo-entrato e fresco di gambe, salta Mustafi e punta alla porta: De Silvestri, esausto, lo butta già in un'ingenuità fatta di stanchezza e fragilità psicologica. A quel punto, Berardi si prende il pallone con la tripletta di giornata e la gara si chiude lì. Un disastro, specie considerando che la Samp perde contro una diretta avversaria, in una giornata in cui probabilmente si poteva portare a casa la terza vittoria del campionato.

L'esultanza di Nicola Pozzi, 27 anni, dopo il momentaneo 1-0.

Da Costa 5.5; Mustafi 5, Gastaldello 5.5, Costa 4.5; De Silvestri 5.5, Obiang 5, Gentsoglou 5.5, Gavazzi 5 (dal 32' s.t. Wszolek 6); Krsticic 5.5 (dal 20' s.t. Soriano 5); Eder 6, Pozzi 6.5 (dal 28' s.t. Petagna 5) - pagelle già pubblicate su SampNews24

Adesso, il ciclo più importante di partite che attendeva la Samp è finalmente concluso. Prima della pausa per le nazionali, ai blucerchiati e a Delio Rossi è stato richiesto che facessero nove-dieci punti tra Livorno, Atalanta, Hellas e Sassuolo. Missione raggiunta a metà: sei punti su quattro gare contro avversarie dirette per la salvezza non sono granché, specie pensando che la Samp aveva già un pesante deficit, dovuto ad una partenza orrenda (tre punti in sette gare, nessuna vittoria).
Ora ci si chiede quale possa essere il destino di Delio Rossi: il suo stipendio da un milione e 200mila euro l'anno sembra altamente ingiustificato di fronte alla confusione tecnica che sta dimostrando. Undici formazioni diverse in undici giornate sembrano uno scherzo: è come se il tecnico blucerchiato non sapesse esattamente quali pesci prendere. Sono ben 24 i giocatori provati in questi primi due mesi di Serie A e, apparte i perenni esclusi Rodriguez e Salamon, non mi viene in mente nessuno che possa rigirare questa barca. Ci sono stati giocatori sugli scudi, altri meno pronti, ma nessuno in grado veramente di cambiare la partita. L'esempio massimo è Andrea Costa: finora era stato positivo, ma anche lui ha dovuto subire la sindrome della giornata storta, regalando praticamente la vittoria al club emiliano (rigore più espulsione è come uno scaccomatto a scacchi).
E ora arriva un periodo tremendo: si affronteranno in sequenza la Fiorentina al "Franchi", la Lazio e l'Inter a "San Siro". Non proprio il massimo per chi cerca di salvarsi. E' chiaro che, se si vuole cambiare, questo è il momento propizio: meglio prendere qualche sberla, ma dare tempo al nuovo allenatore di capirci qualcosa. Del resto, il tifoso medio sampdoriano non si aspetta molto da queste gare: da queste, l'anno scorso la Samp di Ferrara e Rossi raccolse appena un punto. L'importante è cercare di non imbarcare troppo: il rischio di finire colpiti ed affondati un'altra volta è davvero molto, molto alto.

Domenico Berardi, 19 anni: prima tripletta in Serie A e cinque gol in campionato.

27 ottobre 2013

Finalmente il merito.

Difficile dirlo, ma finalmente è arrivato tutto ciò che i tifosi volevano da questa stagione: una vittoria meritata, senza subire gol e la prima gioia al "Ferraris". Samp-Atalanta è questo: una gara sofferta nel primo, ma che nel secondo ha cambiato nettamente direzione e ha portato i blucerchiati al trionfo. Ora, a quota 9, il futuro sembra meno grigio, anche se non bisogna smettere di lavorare. Intanto, il vituperato Sensibile ha modo di farsi ricordare grazie alle gesta del prode Shkodran Mustafi.

Manolo Gabbiadini, 22 anni, decisamente deludente contro la sua ex squadra.

Reduci dalla vittoria all'ultimo respiro di Livorno, Rossi ripropone una Samp simile a quella vista in Toscana: 3-4-1-2, con Bjarnason dietro la coppia Eder-Gabbiadini, il recupero di Mustafi in difesa e Palombo riproposto a centrocampo. A sinistra, senza Gavazzi, Regini vince il ballottaggio su Barillà, apparso poco brillante contro i granata. Di contro, l'Atalanta è reduce da tre vittorie consecutive e ha voglia di sognare ancora: senza Lucchini e Bonaventura, Brienza è il cursore di sinistra del centrocampo degli ospiti. Davanti Moralez accompagna Denis. Il primo tempo vede la Samp sostanzialmente nulla: apparte un tiraccio di Gabbiadini dalla distanza, i blucerchiati sembrano impacciati ed incapaci di creare una qualsiasi azione pericolosa. Tutt'altra storia per l'Atalanta, che nonostante le assenze si mostra pericolosa e sopratutto in controllo del gioco. La mossa a sorpresa è Raimondi esterno offensivo di sinistra: è lui ad avere le occasioni più pericolose della prima frazione. Prima spara alto da due passi su assist di Denis, poi trova la traversa a fine primo tempo su un bel lancio di Cigarini: Da Costa è battuto, ma il legno grazia la Samp. Una Samp che rientra tra i fischi assordanti del suo pubblico, desideroso di vedere ben altre prestazioni dopo la vittoria miracolosa di Livorno.
Il piglio di Rossi negli spogliatoi, il cambio Gentsoglou-Palombo ed un diverso schieramento sul campo portano la Samp a dominare la ripresa. Le parti si rivoltano completamente: i blucerchiati sono padroni del pallone e l'Atalanta fatica a far circolare la sfera come nei primi 45'. Prima è Gabbiadini a sfiorare la porta con un bel sinistro al volo su assist di Eder, poi è il brasiliano a scaldare le mani di Consigli. L'ex Cesena è scatenato: offre sul destro di Obiang un rigore in movimento, ma lo spagnolo è impreciso e consente al portiere dell'Atalanta il miracolo di giornata. Quando la sfida sembra vederci benissimo (come al solito), arriva il vantaggio: corner di Eder, incornata di Mustafi e Cigarini tenta di evitare la rete blucerchiata con un fallo di mano. Il pallone finisce comunque dentro e scoppia un parapiglia: l'arbitro sembra intenzionato al rosso più rigore, ma alla fine torna su più miti consigli e decide di assegnare il giallo a Cigarini ed il gol ai padroni di casa. Primo gol in Serie A per Shkodran Mustafi, 21 anni e tanta voglia di emergere.
Quando la Samp è ormai padrone della gara e gli ospiti sembrano scomparsi dal campo, arriva anche l'espulsione del giovane Nica a chiudere la partita: entrataccia da dietro e per l'arbitro l'intervento del terzino nerazzurro è troppo scomposto per non esser sanzionato con il rosso. Ancora Eder e Gabbiadini provano ad impensierire Consigli dalla distanza, ma alla fine la Samp essenzialmente decide di gestire la gara. Nel finale, Denis ha un rigore in movimento per pareggiarla, ma la fortuna è dalla parte dei padroni di casa e così i blucerchiati portano a casa la prima vittoria stagionale tra le mura amiche. Sofferta, in chiaroscuro, ma meritata e conquistata con un ottimo secondo tempo.

Andrea Costa, 27 anni, contrasta tenacemente German Denis, 32.

Da Costa 6; Mustafi 7.5, Gastaldello 6, Costa 7; De Silvestri 6, Obiang 6, Palombo 4.5 (dal 1' s.t. Gentsoglou 6.5), Regini 6.5; Bjarnason 5; Eder 6.5 (dal 33' s.t. Soriano s.v.), Gabbiadini 5.5 (dal 37' s.t. Pozzi s.v.) - pubblicate già su SampNews24

Con questa vittoria, la Samp può guardare con ulteriore fiducia al futuro. Lo stesso Mustafi, a fine gara, ha dichiarato come questi tre punti possano aiutare i blucerchiati a stare più sereni; tuttavia, la serenità non deve far dimenticare il fatto che questa squadra sembra avere un'autonomia massima di 45', massimo 60'. Ci sono fasi della gara in cui scompare ed altre in cui sembra poter portare a casa la posta. Ci vorrà ben altro per sperare in quello che è l'obiettivo stagionale: una salvezza tranquilla.
Capitolo a parte per quanto riguarda Angelo Palombo. Autore di una prestazione che ritengo di poter annoverare tra le peggiori mai viste con la maglia della Samp, il numero 17 blucerchiato si è stizzito e ha zittito il pubblico. A fine gara, ha chiesto scusa, ma anche precisato come sperasse che il pubblico incitasse la squadra per tutti i 90' piuttosto che fischiare un gruppo così giovane durante la partita. Palombo ha bisogno di riguardarsi la gara: la maggior parte dei fischi erano rivolti a lui, alle sue incertezze a centrocampo e alla lentezza dimostrata nell'impostazione. All'ennesimo lancio nel vuoto, i tifosi hanno reagito. Poi il vice-capitano blucerchiato ha comunque ragione: si fischia a fine gara, c'è tempo. Ma non si pari dietro la storia del gruppo giovane, perché i fischi erano SOPRATUTTO per lui.
Se poi vogliamo buttare uno sguardo al futuro, c'è da esser fiduciosi: Costa e Mustafi sono due rocce e la difesa non ha subito gol per la prima volta. Regini si è ben disimpegnato a sinistra, anche se penso che contro avversari più forti soffrirà inevitabilmente: a tal proposito, qualcuno si riguardi la finale dell'Europeo U-21 (giocava in una difesa a quattro). Gentsoglou, appena entrato, si è fatto ben apprezzare: non sarà Pirlo ed è abbastanza lento, ma gioca con semplicità e fa valere il suo fisico. Pare già molto in questa Samp da salvezza risicata. Infine, complimenti ad Eder: nel secondo tempo è stato devastante, ma c'è bisogno che sia più continuo.
Ora ci sono due gare che decideranno se il campionato della Samp sarà di ulteriore sofferenza o se ci si potrà pian piano tirar fuori dai guai: la trasferta di Verona contro l'Hellas e la gara in casa contro il Sassuolo. Quando stava per iniziare il filotto di queste quattro partite (Livorno ed Atalanta comprese), speravo in nove-dieci punti. Mantengo quella speranza, a maggior ragione dopo queste due gare. Un pareggio a Verona sarebbe manna, visto che l'Hellas se l'è giocata anche ieri nella tana dell'Inter. Tuttavia, è un match da tripla. A Verona è difficile giocare bene, ma la Samp di questo periodo sembra essersi parzialmente ripresa. Qualunque risultato arriverà, l'importante è che si ottenga con merito: è l'unico segnale che può essere veramente di speranza per i tifosi.

Samp in festa dopo il gol di Shkodran Mustafi, 21 anni: sarà quello decisivo.

21 ottobre 2013

E l'ottavo giorno (o giornata) vinse.

E l'ottavo giorno, la Samp si ricordò come si vince: il 2-1 ottenuto all'"Ardenza" di Livorno è sofferto, tirato, ma alla fine liberatorio. Forse un pareggio sarebbe stato più giusto, visto l'andamento della gara, ma poco importa in questo momento ai tifosi blucerchiati. Ci si issa a quota sei e si attende l'Atalanta con più fiducia. Non solo: dopo 46 anni, il Doria torna a vincere in Toscana, contro una delle sue bestie nere. Meglio di così, difficilmente poteva andare.

Cesare Prandelli, 57 anni, a Livorno per visionare Gabbiadini, De Silvestri e Bardi.

I padroni di casa, reduci da un buon inizio di campionato, sono pronti a ricominciare da dove avevano lasciato prima della sconfitta di Verona contro l'Hellas. La Samp, dal canto suo, deve trovare il modo di sbloccarsi: sette giornate senza vittoria e penultimo posto in classifica, con appena tre punti. Gli ospiti si presentano con Barillà dal 1' e Bjarnason dietro la coppia Gabbiadini-Eder. Dall'altro parte, i quasi blucerchiati d'estate Emeghara e Paulinho compongono la pericolosa coppia d'attacco del 3-5-2 di Nicola.
Al 19', c'è l'episodio che sblocca la partita in favore del Doria: Krsticic si accende e lancia De Silvestri in profondità, con Duncan che lo stende. Sul fallo non ci sono dubbi; sul contatto, pare che esso ricordi quello tra Gervinho e Pereira in Inter-Roma, con il piede dell'esterno blucerchiato che appare leggermente fuori dall'area. Sul dischetto, Eder trasforma il rigore per il suo terzo gol in cinque partite di campionato. Il Livorno non tarda a reagire, per altro con veemenza. Tra le diverse occasioni, ne spiccano due pericolose: la traversa di Greco dalla distanza (con miracolo di Da Costa) e la doppia occasione firmata Emeghara-Paulinho, con il brasiliano che spara fuori da due passi. In mezzo, la Samp sembra intimidita: gol annullato a Gabbiadini a parte, non c'è molto da segnalare da parte degli ospiti.
Nella ripresa, il canovaccio cambia: la Samp si fa più propositiva e mette paura alla difesa dei labronici, più compassati dopo un primo tempo a tutta. Krsticic si accende per la seconda (ed ultima) volta nella gara e serve Eder con un "no-look" di 30 metri: il brasiliano, per tutta risposta, si mangia il possibile 2-0, sparacchiando debolmente a lato. Un'altra grande occasione è sprecata dal brasiliano, che arriva davanti a Bardi, ma tentenna, permettendo il rientro della difesa livornese. Si succedono molte sostituzioni: dentro Sansone, Pozzi e Regini per gli ospiti, mentre Siligardi, Piccini e Borja fanno il loro ingresso per i padroni di casa. Alla fine, il numero 12 blucerchiato non ripete le prestazioni precedente e delude nel suo ingresso in corsa. Meglio fa Siligardi, che è mobile e realizza l'1-1 al 91': nessuno lo marca e l'attaccante granata può esplodere il suo ottimo sinistro per il pareggio del Livorno. Il disastro sembra ormai fatto, ma la dea bendata (e le ingenuità dei toscani) ci mette una pezza: su un pallone spiovente in area dei padroni di casa, Luci atterra Regini in modo inutile e regala alla Samp il match-point. Pozzi, a secco da un anno, rompe il digiuno con un rigore non certo preciso, ma efficace quanto basta. Per il numero 9 blucerchiato, un vero cuore Samp, arriva un premio dopo quanto passato nell'ultimo anno; per il Doria, giunge la prima vittoria in campionato e si sale a quota sei. E pensare che Siligardi aveva quasi realizzato il 2-1 su un corner finale: strano il calcio.

Eder, 27 anni, batte Bardi dal dischetto per il momentaneo 1-0 del Doria.

Da Costa 6.5 - Salva la Samp in diverse situazioni.
Gastaldello 6 - Cattivo quanto basta.
Palombo 6.5 - Bene con la sua esperienza.
Costa 6.5 - Granitico quanto basta: l'ex Reggina continua nel suo buon momento.
De Silvestri 7 - Un treno. Ormai sembra aver trovato la sua consacrazione nel ruolo: soffre Duncan, ma offensivamente è una spina nel fianco sinistro del Livorno. Si guadagna anche il rigore dell'1-0.
Obiang 6 - Forse siamo in ripresa: lo spagnolo non è ancora precisa, ma in fase d'interdizione è un bulldozer. Si spera possa migliorare ancora.
Krsticic 5.5 - In fase d'interdizione, continua a mancare. Però, quando si accende, apre due varchi: sul primo lancia De Silvestri per guadagnarsi il rigore, sul secondo serve a Eder sul piede il 2-0.
Barillà 5 - Delusione per l'ex capitano della Reggina: non è mai sembrato in grado di impensierire. A tratti, Schiattarella sembra Garrincha.
Bjarnason 6 - L'esperimento da trequartista è andato meglio nel secondo tempo che nel primo.
Eder 6 - Gol a parte, è sembrato cincischiante e poco concreto: bisogna essere più cattivi in Serie A. Gli va dato il merito del terzo gol in cinque gare di campionato.
Gabbiadini 5.5 - Il problema non sono i gol che non segna, ma i pericoli che non crea. L'impressione è che si debba allontanare troppo dalla porta per cercare la palla. Rossi lo toglie (forse) prematuramente.

Sansone 5 - Deludente rispetto alle ultime gare: non punge contro la difesa livornese e tiene poco la palla.
Pozzi 6.5 - Decisivo, finalmente. Aveva avuto tanti buoni ingressi, ora segna e porta la Samp alla vittoria. Tanti cuori blucerchiati sono contenti con e per lui.
Regini 6 - Entra nel finale per contenere le offensive avversarie, ma trova il rigore della vittoria.

Adesso si attende l'Atalanta per cercare di proseguire nella striscia positiva. Una serie di risultati utili è necessaria alla Samp per non fermarsi ad un successo sofferto e maturato solo negli ultimi secondi. La squadra deve migliorare, ma qualche luce si è vista a Livorno: specie in difesa, dove - gol di Siligardi a parte - la retroguardia è sembrata più attenta di altre volte. Ma servirà ben altra grinta per portare a casa partite più difficili. E non ci saranno ottavi giorni che tengano: la settimana finisce la domenica. Nessuna seconda chance d'ora in poi.

Nicola Pozzi, 27 anni, firma il definitivo 2-1 per la Samp su rigore.

07 ottobre 2013

I Gervasoni ed i Mustafi.

Siamo al tragicomico. Anzi, forse al telefilm. Un episodio non può giustificare una partita, ma forse può aiutare a spiegare il corso della stagione che è stata sin qui e di quello che verrà. Minuto 47 del primo tempo di Sampdoria-Torino, con i blucerchiati in vantaggio di un gol. Palombo è pronto a battere la punizione dal limite che sarà l'ultima palla giocata della prima frazione; tiro respinto in mala maniera da Padelli e Pozzi la butta dentro di rapina. Tutto valido? Macché, fermi tutti. Ora arriva Gervasoni e vi spiega come si può rovinare un pomeriggio.

L'arbitro Gervasoni annulla la rete del 2-0 di Pozzi: sarà protagonista.

Un pomeriggio che poteva essere di gioia, che avrebbe potuto portare la prima vittoria blucerchiata dell'anno e che, invece, si è rivelato l'ennesima delusione. Che sarebbe potuta essere più pesante, se un altro errore di Gervasoni non avesse fatto arrabbiare anche il Torino, con il contatto Glik-Eder che ha portato l'assegnazione alla Samp di un rigore perlomeno generoso. Ognuno può valutare questo episodio a proprio modo, ma diciamo che mi sentirei arrabbiato se mi fischiassero contro un penalty del genere. E pensare che la Samp ha tirato fuori una delle migliori prestazioni stagionali, specie nei primi 45'. Nonostante le assenze di Costa e Krsticic per squalifica, Delio Rossi ci è andato pesante con un 3-4-3 offensivo e la prima presenza di Gentsoglou a centrocampo. Il greco non è dispiaciuto in cabina di regia, mentre il tridente Sansone-Gabbiadini-Pozzi ha retto per un'ora, salvo poi collassare dal punto di vista tattico e delle forze. Il Torino di Ventura, invece, si è rivelato il solito problema per la Samp, che trova quest'avversario molto ostico e non lo batte da quattro anni: evidentemente, affrontare colui che fu il tecnico blucerchiato all'inizio degli anni 2000 non è facile per il Doria.
E pensare che la Samp era anche riuscita ad andare in vantaggio, quando al 42' del primo tempo Sansone aveva battuto dai 25 metri l'ex blucerchiato Padelli. Gli ospiti sono sembrati impacciati nei primi 45', tanto che la Samp aveva già avuto una buona occasione sempre con Sansone; poi, il pata-trac con Gervasoni e l'incredibile epilogo del primo tempo, con i blucerchiati che avrebbero potuto chiudere la gara con quell'episodio. Quando poi Immobile ha riaperto la partita su assist involontario di Obiang da corner granata, il Torino si è ripreso e ha ricominciato a giocare. Specie con il suo giocatore più pericoloso: quell'Alessio Cerci che ha prima sprecato incredibilmente il 2-1 (grande parata di Da Costa) e poi ha trovato il raddoppio degli ospiti su calcio di rigore. Sull'assegnazione del penalty per i granata, c'era poco da contestare: l'intervento scoordinato di Palombo su D'Ambrosio dimostra due punti. Il primo: l'invenzione di Rossi di reinventarlo come libero sta pian piano affievolendo nei suoi effetti positivi. Il secondo: il filtro a centrocampo continua ad essere poco, altrimenti un terzino destro non si sarebbe presentato diverse volte nell'area blucerchiata durante il secondo tempo. Nel finale, poi, un altro strafalcione di Gervasoni ha portato la Samp al pareggio: il contatto tra Glik ed il neo-entrato Eder c'era, ma è sembrato come il brasiliano stesse cercando il fallo a tutti i costi. Ne è venuto fuori un contrasto debole, che però l'arbitro ha giudicato falloso. 2-2 e tutti a casa, con la consapevolezza di aver segnato i primi gol stagionali al "Ferraris", ma di essere sempre penultimi e senza alcuna vittoria in tasca.

Alessio Cerci, 26 anni, punta Shkodran Mustafi, 21: ancora in gol il granata.

Al di là delle valutazioni sulle prove dei singoli, quel che tiene banco su molti dei giornali e delle tv nazionali è lo svarione dell'arbitro di ieri pomeriggio. Un errore di buonsenso, una valutazione inutilmente rigida, che farebbe infuriare qualunque squadra, ma che forse avrebbe tenuto tutti attaccanti allo schermo se avesse riguardato una qualche compagine a strisce. Del resto, Galliani tiene sullo sfondo del telefonino il gol del Muntari; non mi risulta che i tifosi blucerchiati avranno come wallpaper del proprio cellulare l'esultanza strozzata di Pozzi. C'è chi poi, come Ventura, parla di «gol non esistito»: un gol che forse si trova sulla stessa isola dov'è sepolto il «giaguaro» che avrebbe dovuto smacchiare Bersani alle ultime elezioni o le anime di Elvis Presley e Marilyn Monroe. Leggende metropolitane. Peccato che il gol ci sia eccome e si aggiunge alla lista di angherie arbitrali subite dalla Samp in quest'inizio di stagione: il rigore negato a Sansone a Bologna, il gol annullato a Wszolek a Trieste ed ora anche questo. Francamente, in sette giornate, comincia ad essere un po' troppo da digerire.
Per carità, però, a far di questi errori i motivi per cui il Doria naviga in acque tempestose: la squadra non ha molta qualità ed i miracoli non riescono neanche ad un vecchio volpone come Delio Rossi, che comunque ha commesso qualche errore da agosto. Tuttavia, se sbagliare è umano, perseverare è diabolico ed il tecnico blucerchiato lo sa, tanto da aver cambiato molti uomini e diverse formazioni. Ieri, alla canna del gas, si è presentato con un offensivo 3-4-3, con De Silvestri e Gavazzi sulle fasce. Un chiaro segnale di voler smuovere le acque. C'è bisogno di qualche rinforzo nella prossima sessione di calciomercato. Gli obiettivi sono i soliti: un esterno sinistro vero (solo Gavazzi si è salvato sinora), un "10" e lo sfoltimento di un centrocampo che è quantitativamente strapieno. Sul portiere si vedrà: Da Costa ha fatto più bene che male sinora, sebbene le critiche siano sempre dietro l'angolo e l'ipotesi di vedere un giocatore-tifoso in porta - Fiorillo, uscito dalle giovanili Samp - stuzzica in più di un tifoso.
La verità è che i Gervasoni possono rovinare una battaglia, ma per vincere la guerra serve la grinta dei Mustafi. Già, proprio Shkodran: in una Samp disastrata come questa, senza qualità e assetata di punti come acqua nel deserto, l'esempio del tedesco dev'essere la stella maestra per chiunque vesta una maglia blucerchiata in questo momento. I Gervasoni possono sbagliare decisioni, ma se hai «undici Mustafi» in campo, difficilmente perdi. Lo si è visto l'anno scorso, quando tra gennaio e febbraio è arrivata la salvezza in anticipo; lo si può rivedere ancora. Il cuoco è lo stesso, basta metterci più cattiveria e concentrazione. Ieri, il giovane difensore si è improvvisato centrale di sinistra e l'ha fatto anche bene; in più, ha tirato fuori una serpentina degna del miglior Maradona, salvo perdersi nel finale. Se lui fa queste cose, anche gli altri devono dare il massimo. E solo così se ne uscirà, nonostante i Gervasoni del caso.

Gianluca Sansone, 26 anni, autore del primo gol casalingo della Samp di quest'anno.

26 settembre 2013

In un'altra dimensione.

Avete presente quel momento in cui da giovani ragazzi diventate adulti? E' una sorta di passaggio, di rito della vita. La Samp, più o meno, ne ha compiuto uno con la partita di ieri: la partita contro la Roma ha visto - almeno per 45' - una delle migliori prove stagionali sinora. Tuttavia, non si è quasi mai tirato in porta e alla fine i giallorossi hanno firmato la quinta vittoria consecutiva. Invece, i blucerchiati salgono a tre sconfitte consecutive in casa: strisce uguali a quelle dell'anno in cui si scese in cadetteria.

Mehdi Benatia, 26 anni, esulta dopo il gol del vantaggio giallorosso.

La Samp, reduce dall'incredibile pareggio di Cagliari, cambia ulteriormente pelle per ospitare la capolista del campionato, seppur in coabitazione con il Napoli di Benitez. Il 4-4-2 con il quale i blucerchiati si presentano al "Ferraris" è un chiaro segnale: i successi della Roma derivano da un ottimo lavoro dei tre attaccanti all'esterno dell'area; in più, il lavoro di Balzaretti e Maicon è prezioso. Con otto giocatori molto schiacciati alla porta di Da Costa, l'obiettivo è sporcare il gioco del prestigioso avversario il più possibile. Dal canto suo, l'unica mossa di Garcia è di portarsi Totti in panchina, lasciando spazio a Borriello dall'inizio. Un turno di riposo per il capitano giallorosso, sempre pericoloso quando vede blucerchiato.
Il primo tempo risulta una faticaccia per la Roma, che non fa registrare grossi pericoli dalle parti di Da Costa. Un bene, ma c'è un "ma": l'eccessivo sforzo in fase difensiva non consente alla Samp di creare a sua volta occasioni verso la porta giallorossa. La migliore di tutto il primo tempo deriva dai piedi di Gabbiadini, lesto a raccogliere un eccessivo retropassaggio della difesa romanista e a presentarsi davanti a De Sanctis. Tuttavia, il preciso sinistro del centravanti viene respinto in angolo dal portiere della Roma. Un peccato, specie se si pensa che la squadra della capitale perde Maicon per infortunio, costringendo Balzaretti a snaturarsi a destra, con l'ingresso di Dodò sulla fascia sinistra.
La ripresa, come ha suggerito quest'inizio di campionato, propone lo stesso copione di sempre: la Roma gioca attentamente e, alla fine, trova lo spiraglio necessario per passare lo svantaggio. Benatia, ispiratissimo, parte con una bella progressione palla al piede: peccato che la retroguardia blucerchiata gli si pari davanti in maniera flebile. Solo Gastaldello stende il difensore giallorosso, rischiando il rosso; quando sembra tutto pronto per il calcio di punizione, il marocchino calcia comunque e trova l'angolo alla destra di Da Costa. 1-0 per gli ospiti ed il 4-4-2 difensivo deve improvvisamente trasformarsi in uno strumento di recupero dello svantaggio.
Nessuno rimprovera l'impegno alla Samp, ma le occasioni faticano ad arrivare: quando Pozzi e Bjarnason si scontrano nel tentativo di colpire di testa un cross di Sansone, capisce che non è la giornata giusta per fermare la capolista. Un colpo di testa di Pozzi sfiora la traversa della porta difesa da De Sanctis, ma la Samp è confusionaria e sopratutto lenta: non si possono creare problemi giocando a tre, quattro tocchi contro una squadra del genere. Così, nel finale, arriva anche il raddoppio degli ospiti: fuga di Totti palla al piede e Gervinho firma il 2-0 conclusivo all'88'. L'espulsione di Barillà per doppio giallo, forse eccessiva, serve comunque a fotografare quello che è l'attuale momento blucerchiato: una squadra che s'impegna, che ha forse trovato anche il modulo più giusto per esprimersi, ma che fa una fatica boia a creare occasioni da gol. Non è un caso se è arrivata la terza sconfitta consecutiva in casa, senza neanche segnare un gol al "Ferraris".

Nenad Krsticic e Miralem Pjanic, 23 anni per entrambi, si affrontano.

Onestamente, non mi sento di fare delle pagelle. Certo, alcune annotazioni si potrebbero fare: Wszolek e Gavazzi, in posizioni adatte, si stanno rivelando dei giocatori utili, nonostante siano partiti a fare spenti. Krsticic ed Obiang, dopo un ottimo primo anno di A, stanno mancando clamorosamente a livello di rendimento, facendo salire più di un dubbio sulla loro reale consistenza. Gastaldello non è più il baluardo osservato l'anno scorso, ma un centrale che sta avendo molte difficoltà. Allo stesso modo, Sansone non è riuscito a convincere a pieno partendo dal 1', dando l'impressione di essere più ficcante quando entra a partita in corso. Gabbiadini è il solito faro nella notte, ma solo, lì davanti, rischia di non creare molto se non ben supportato.
A questo punto, mi piacerebbe fare un discorso più ampio, in senso generale. C'è chi è rimasto convinto dalla prestazione della Samp nei primi 45'. Ammetto di aver guardato solo diretta gol, ma non capisco il sollievo: osservando i blucerchiati, se questo è il massimo livello raggiungibile, c'è da preoccuparsi. Va bene l'impegno, va bene un 4-4-2 più adatto ai giocatori, ma ieri si è raramente tirato in porta. E a farlo è il solito Gabbiadini, finora salvatore della patria da quando è arrivato. Ma non ci si salva così: basta guardare l'inizio di Livorno e Verona, che stanno facendo del collettivo la vera forza nella strada al mantenimento della categoria.
A dir la verità, io rimango convinto che neanche il 4-4-2 possa dar una svolta alla Samp. Io credo che - giocatori alla mano - sia il 3-4-3 il modulo più adatto. Magari con questa formazione: Fiorillo - Mustafi, Salamon, Costa (Regini); De Silvestri, Obiang, Renan, Gavazzi; Wszolek, Gabbiadini, Sansone. In tal modo, ci sarebbero molte novità: Da Costa non va bocciato, ma rimandato sì. Perché non si possono prendere gol sul proprio palo, come nell'occasione del 2-0 di Gervinho. Dietro il capitano e Palombo sembrano troppo lenti per confrontarsi con questi avversari, mentre Costa pare l'unico che ci stia capendo qualcosa. Krsticic va fatto riposare, anche e sopratutto a causa del suo pessimo rendimento; Renan garantirebbe maggior filtro ed un tiratore di punizioni. Il trio d'attacco produrrebbe maggior pericolosità ed avrebbe spazio anche Mati Rodriguez, magari intercambiandosi con quel Pawel Wszolek che sta convincendo (almeno per ora). C'è urla al ritorno di Maresca: dal punto di vista atletico e di filtro a centrocampo, sarebbe un suicidio bello buono.
Sopratutto, c'è un punto che va evidenziato: siamo in un'altra dimensione. Non è più tempo d'Europa, Pazzini, Cassano, Bellucci e Montella, stadi europei e grandi colpi; è tempo di Bergamo, Brescia e Verona; tempo di Wszolek, Gavazzi e Mustafi (cioè quelli che danno il massimo, pur senza avendo grande nome); tempo di concretezza e sofferenza. Fateci l'abitudine o abbandonate la nave, prima che sia troppo tardi.

Shkodran Mustafi, 21 anni, lotta gomito a gomito con Marco Borriello, 31.

23 settembre 2013

Una girandola di emozioni.

Diciamo che tutti, alla fine della partita di ieri al "Nereo Rocco", ci siamo detti: «Dai, va bene così». Perché i turbamenti erano stati troppi e perché un punto, di questi tempi, sa di vittoria, specie se giochi male contro una delle storiche bestie nere dei blucerchiati. Così, il 2-2 ottenuto in extremis contro il Cagliari viene festeggiato parecchio, anche se - come Rossi sa - c'è veramente tanto da lavorare. Molto più di quanto il risultato e gli episodi dicano.

La delusione blucerchiata dopo il gol annullato a Pawel Wszolek, 23 anni.

La Samp arriva al "Nereo Rocco" di Trieste, momentanea casa del Cagliari, con alcune novità incredibili in formazione: dentro Gavazzi e Wszolek dal 1', all'esordio assoluto in A. L'ex Vicenza gioca al posto di Regini sulla fascia sinistra, il polacco è impiegato da seconda punta alle spalle di Gabbiadini. Poche le novità, invece, per il Cagliari, che si presenta con il canonico 4-3-1-2, con Cossu ad agire alle spalle di Sau e Pinilla. La verità è che il primo tempo è una sorta di grande sonno, in cui le due squadre tendono a non farsi male; certo, i sardi hanno una più spiccata identità di gioco e si nota, ma la Samp non soffre eccessivamente. Non c'è Ibarbo e già questo risolleva il morale blucerchiato. Tuttavia, solo un destro di Obiang, dopo appena pochi secondi, fa tremare Agazzi e l'intero "Nereo Rocco".
La beffa, però, è dietro l'angolo: al 26' bello uno-due tra Ekdal e Pinilla, con lo svedese che supera di slancio Gastaldello e Palombo, presentandosi solo davanti a Da Costa. A quel punto, è troppo tardi per chiudere su di lui e l'ex Juve realizza l'1-0 con un potente destro. L'ennesimo svantaggio stagionale sembra non poter essere recuperato nella prima frazione, specie se Wszolek si vede annullare il primo gol ufficiale con la Samp: sul tiro-cross di Gavazzi, il polacco - in linea con Rossettini - deve subire un ingiusto annullamento. E la squadra di Delio Rossi torna negli spogliatoi senza un pareggio che non sarebbe stato sbagliato.
Al ritorno in campo, Rossi toglie ancora una volta Bjarnason e mette in campo Sansone, per un 3-4-1-2 con l'ex Sassuolo alle spalle di Wszolek e Gabbiadini. Il numero 12 blucerchiato non pare in forma come le altre giornate, quando a Bologna aveva cambiato la partita nel finale; il Cagliari, intanto, prosegue il suo giro palla e si fa vedere poco dalle parti di Da Costa. Entrano anche Pozzi e Barillà per Wszolek e Gavazzi, ma il risultato non cambia; anzi, è il Cagliari ad avere una super-occasione con Ibarbo, sprecata dal colombiano, mentre Pinilla scalda dalla distanza i guantoni di Da Costa.
Poi, il convulso finale: all'88', bella sponda di Pozzi al limite dell'area e Gabbiadini scarica un potente, ma centrale sinistro. Agazzi l'ha presa, ma il pallone gli scappa e termina in rete. Pareggio del nuovo bomber blucerchiato e punto che sembra raggiunto. Invece, al 91', la punizione dal limite di Conti vede la barriera spostarsi e consentire l'ennesima figuraccia a Da Costa, sebbene stavolta da condividere con Krsticic, che si scansa troppo presto dalla traiettoria del pallone. La beffa sembra restituita, ma la Samp ci crede e al 93' agguanta il 2-2 finale: lancio di Palombo, Sansone aggiusta il pallone in area e De Silvestri scarica un gran destro. La deviazione di Gabbiadini non toglie la paternità del gol all'esterno, ma mette in difficoltà Agazzi, che va incontro al secondo errore di giornata. Il pareggio finale è una magra consolazione, ma sembra una vittoria, anche a giudicare dalla corsa incontrollata di Rossi: il tecnico, infatti, va a festeggiare con i ragazzi sotto lo specchio di stadio occupato dai tifosi blucerchiati.

Micheal Agazzi, 29 anni, responsabile per i due gol blucerchiati.

Da Costa 5; Gastaldello 5, Palombo 5.5, Costa 6.5; De Silvestri 6.5, Obiang 6, Krsticic 5, Bjarnason 5 (dal 1' s.t. G. Sansone 6), Gavazzi 6 (dal 26' s.t. Barillà 5.5); Wszolek 6 (dal 10' s.t. Pozzi 6); Gabbiadini 6.5 | pagelle già pubblicate su SampNews24

E così, la Samp sale a quota 2 in classifica. Terz'ultimo posto, che importa a pochi visto come si era messa la partita. Un'altra sconfitta avrebbe segnato il morale della truppa blucerchiata, già reduce da un pareggio a Bologna e due sconfitte contro Juventus e Genoa. C'è molto da aggiustare, ma il secondo tempo di Trieste - rispetto al derby - ha confortato molti: per lo meno, la Samp ha creato qualcosa, è sembrata poter essere pericolosa e, alla fine, ha strappato un punto contro una "bestia nera" per eccellenza. Va bene che non si giocava in terra sarda, ma raccogliere punti contro il Cagliari è sempre stato difficile.
Ora si deve ripartire di quanto di positivo visto sabato. Gavazzi ha fatto il suo: non è Garrincha, ma ha dato l'impressione di integrarsi meglio nel ruolo rispetto a Regini. De Silvestri, derby a parte, sta continuando la buona stagione dell'anno scorso. Sansone, se messo dall'inizio, potrebbe esser pericoloso per qualunque difesa. Pozzi, da non dimenticare, ha dato quella profondità che serviva alla Samp in quel di Trieste. Infine, Gabbiadini continua a segnare, anche se stavolta in collaborazione con Agazzi.
Tutti questi appunti serviranno a Rossi in vista delle due prossime e tremende gare: prima la Roma al "Ferraris", poi il Milan a "San Siro" (vedremo se senza Balotelli). La partita contro i giallorossi sarà complicatissima, anche perché Rudi Garcia ha dato tranquillità e coesione ad un ambiente devastato dopo l'ultimo biennio, con l'apice della finale di Coppa Italia persa nel derby. La Roma di oggi, invece, appare una squadra normale, coesa e con un'identità di gioco precisa (e con il "falso nove" nel cuore). Insomma, alla Samp servirà un mezzo miracolo: speriamo che si veda qualche miglioramento già da mercoledì. Anche perché non si può vivere questa girandola di emozioni ogni volta.

Delio Rossi, 53 anni, festeggia l'incredibile 2-2 finale con i ragazzi.

16 settembre 2013

Vuoto a perdere.

Il derby di Genova è sempre uno spettacolo, specie sulle tribune. Anzi, per chi ha vissuto l'ultimo da tifoso blucerchiato, diciamo che lo spettacolo si è fermato al calcio d'inizio della gara, perché il finale e l'intero svolgimento della partita non hanno dato la possibilità di uno spunto positivo. La stracittadina più precoce dell'intera storia del "Derby della Lanterna" finisce 3-0 per il Genoa: nonostante un punteggio (forse) troppo pesante, il verdetto finale è giusto nella sua essenza principale.

Eder Citadin Martins, 27 anni: decisamente spento nel derby di ieri.

E pensare che la Samp aveva avuto modo di arrivare meglio a questo derby: tra il Rambo genoano (il preparatore dei portieri, Del Prà) ed i risultati dei concittadini, i blucerchiati potevano timidamente sorridere nell'approccio alla sfida. Il silenzio scaramantico della vigilia scombussola un po' le previsioni: la Samp parte con il solito 3-5-2, ma Bjarnason inizia dal 1', nonostante i pochi giorni con il gruppo. Per il resto, tutti confermati. Nessuna grossa sorpresa neanche nel Genoa, che se la gioca con il tandem Calaiò-Gilardino davanti ed una rocciosa, nonché esperta, difesa a proteggere il povero Perin, impallinato sette volte nelle prime due gare di Serie A.
Nonostante la grande attesa, non è il solito derby cruento: sì, cinque gialli vengono sventolati dall'arbitro nel primo tempo, ma non c'è la solita canizza a riscaldare il "Ferraris". Anche perché, dopo 10', l'incontro prende la direzione sbagliata: su un cross di Biondini, De Silvestri e Da Costa collaborano al super-gol di Antonini. L'esterno lo segue, ma gli lascia lo spazio per concludere; il portiere non appare impeccabile sullac respinta. E così il Genoa, dopo appena dieci minuti, è già avanti, nonostante non appaia irresistibile. A quel punto, la Samp preme sull'acceleratore per tutta la prima frazione, ma senza mai tirare in porta: il massimo è un sinistro di Gabbiadini - contrato da Portanova - su bel passaggio filtrante di Bjarnason, apparso in condizioni decenti. Tuttavia, la Samp tira pochissimo in porta ed il primo tempo scorre sereno per Perin.
Il portiere del Genoa dovrà sporcarsi una sola volta le mani in tutta la ripresa: il cambio Soriano-Bjarnason non porta le migliorie sperate da Delio Rossi, che così deve accontentarsi di una Samp sterile come nel primo tempo. In più, le disattenzioni in difesa aumentano ed il Genoa raddoppia subito: gran passaggio filtrante al volo di Gilardino, che apre il campo per la prima discesa in tutta la gara di Vrsaljko. Il croato mette in mezzo e Calaiò, spesso sottovalutato dagli addetti ai lavori, anticipa Gastaldello per il 2-0 rossoblu. Una mazzata forte, perché la Samp fa tiracci da lontano e non crea una seria occasione da gol in grado di spaventare la squadra di Liverani; in più, Rossi non fa grosse modifiche. Insomma, fatta la bara, mancano solo i chiodi per chiuderla: ci pensa Lodi, con una punizione delle sue, che però non scagiona certo l'impreparato Da Costa. Il brasiliano prende gol sul suo palo ed il derby si chiude lì, con Liverani che si sbraccia in una corsa liberatoria.
Che dire: a quel punto, Rossi prova il tutto per tutto. Forse un po' tardi: dentro Sansone e Pozzi, fuori Regini ed Eder, per un 4-3-3 d'attacco, che dovrebbe dare alla Samp quello che non è riuscita a prendersi nei precedenti 75'. Tuttavia, non cambia nulla: il più pericoloso dei blucerchiati è Soriano, mentre il più pimpante è decisamente Sansone. Con la palla ai piedi, l'ex Torino sembra poter cambiare la partita, ma gli altri non lo seguono: nessuno ci crede e si chiude sul 3-0 il derby più incredibile degli ultimi anni. Il Genoa ha avuto un 100% di media realizzativa: tre tiri nella porta, tre gol. Neanche se ci riprovasse in altre cento gare, ci riuscirebbe: tuttavia, seppure di manica larga, il punteggio è giusto e la Samp non può neanche appellarsi alle (poche) aggravanti. La mancanza di carattere, come al solito, sembra essere sempre da questa parte.

Francesco Lodi, 29 anni, segna su punizione il 3-0 definitivo per il Genoa.

Da Costa 5; Gastaldello 5, Palombo 5.5, Costa 5.5; De Silvestri 4.5, Bjarnason 6 (dal 1' s.t. Soriano 5.5), Krsticic 4.5, Obiang 6, Regini 5.5 (dal 19' s.t. G. Sansone 6); Eder 4.5 (dal 30' s.t. Pozzi s.v.), Gabbiadini 5.5 | pagelle già pubblicate su SampNews24

Ed eccoci qua, quindi. Nei bassifondi, abbandonati, ma sopratutto delusi da quel punto in tre gare. Anzi, forse no: ciò che più fa inalberare i tifosi è il gioco. La Samp non solo ha raccolto ciò che meritava, ma non ha mai fatto molto per cambiare il corso delle gare fin qui giocate. Se escludiamo il finale del secondo tempo di Bologna, in cui la Samp per poco non portava a casa l'intera posta (con tanto di rigore negato), la squadra di Delio Rossi ha piuttosto deluso. In questo quadro, il derby non ha fatto eccezione: anzi, semmai è possibile affermare come i blucerchiati abbiano offerto la peggiore prestazione stagionale nella partita che più di tutte era - almeno per ora - obbligatorio non sbagliare. Perché era il derby; perché il Genoa veniva da due risultati netti e demoralizzanti; perché la partita ha mostrato come i rossoblu non hanno impressionato, se non per concretezza, o perché Liverani era e resta un debuttante a questi livelli. Uno qualunque di questi motivi va bene: scegliete voi quali meglio vi garba. Del resto, la Samp doveva vincere questo derby su tre scontri individuali: De Silvestri-Antonini, Lodi-Krsticic e Eder-Gamberini. Non è un caso se, in questa disfatta, i tre sono sembrati i peggiori in campo con la maglia del Doria.
Detto questo, la Samp deve ripartire. Adesso ci sarà un calendario di ferro, in cui il rischio è che il trend negativo prosegua: trasferta (per modo di dire) con il Cagliari, match contro il Milan a "San Siro" e infine la gara contro la Roma al "Ferraris". In ogni caso, sono tre scontri tremendi, considerando anche i precedenti: se con i giallorossi si è fatto bene negli ultimi anni, non si può dire altrettante per le prossime trasferte che attendono i blucerchiati. Mettiamoci anche la latitanza delle rivelazioni dell'anno scorso - Krsticic, Obiang, ma anche De Silvestri - che stanno deludendo sinora ed il quadro sarà più complicato di quanto già si possa aver preventivato.
Insomma, Delio Rossi deve inventarsi qualcosa: non si può accettare una rosa del genere, sapendo eventualmente che non è adatta a raggiungere l'obiettivo per cui è stata costruita. Se Rossi pensa che Bjarnason, Barillà ed Eramo non siano abbastanza per salvarsi, lo dica: questo è il momento migliore. Prima che tutto diventi un vuoto a perdere, una costante ricerca dell'ancora a cui aggrapparsi. Lo dissi già l'anno scorso e non mi piacerebbe ripetermi ora: per favore, niente salvezze sofferte. Ancora ho in mente le nove sconfitte su undici gare tra l'ottobre ed il dicembre del 2012: non vorrei ripetere gli stessi "ups & downs", grazie.

Delio Rossi, 53 anni, avrà di che riflettere dopo questa tremenda sconfitta.

02 settembre 2013

A mozzichi e bocconi.

Queste ultime ore di mercato sono ormai alla conclusione e l'impressione è che la tela manchi del "plus" necessario per diventare un quadro adeguato alla collezione in cui è inserito. La Samp vista a Bologna naviga tra amnesie difensive e qualche lampo di buon gioco, ottenendo un 2-2 giusto nel complesso contro la squadra di Pioli; tutt'altro che rinunciatari, i rossoblu hanno riscattato la prestazione di Napoli, sebbene l'arbitro c'abbia messo del suo.

Gianluca Curci, 28 anni, apre l'1-0 alla Samp con una sua papera.

La Samp si presenta a Bologna dopo l'iniziale sconfitta di stagione contro la Juventus; ciò nonostante, cambia poco nello scacchiere blucerchiato, con i semplici rientri di Renan e Regini nella formazione titolare al posto di Eramo e Berardi. Rimane fuori capitan Gastaldello, sempre alla presa con un leggero infortunio. Diverso il discorso per Pioli, che ha bisogno di dimostrare qualcosa dopo la batosta di Napoli: così, il tecnico del Bologna mette in campo due punte - Moscardelli affianca Bianchi - e li mette davanti a Diamanti e Kone. Insomma, un Bologna più spregiudicato di quello della prima giornata, che infatti mette in difficoltà la Samp nella prima frazione: i blucerchiati sembrano in difficoltà di fronte alle iniziative del nazionale e del greco, con i due attaccanti pronti ad approfittarne. Proprio Bianchi porta in vantaggio il Bologna, ma il suo gol viene annullato per una chiara trattenuta su Mustafi.
Tuttavia, a sorpresa, è la Samp ad andare in vantaggio: al 20', un tiro flebile di Gabbiadini trova enormi difficoltà da parte di Curci, che lascia andare il pallone goffamente. A quel punto, Eder è lì ed uccella l'ex portiere blucerchiato: 1-0. Incredibilmente, gli ospiti avrebbero anche la chance di raddoppiare su una bella iniziativa personale di De Silvestri, che mette in mezzo e trova Gabbiadini: il centravanti, trattenuto da Antonsson, riesce comunque a girarsi, trovando però la respinta. Sulla ribattuta, neanche Obiang riesce a ribadire in rete. Lì si spegne la Samp, che inizia a soffrire la pressione dei padroni di casa: prima un gol annullato a Kone (straordinaria la respinta sulla traversa di Da Costa dopo un potente sinistro di Moscardelli), poi il tacco di Bianchi che costringe il portiere blucerchiato ad un altro intervento. Purtroppo, sul seguente corner, Diamanti cerca il gol della vita e costringe l'ex Ancona all'ennesimo miracolo; sulla respinta, Moscardelli è più veloce di Palombo ed il primo tempo si conclude con un 1-1 che va stretto ai rossoblu.
La ripresa, almeno nei primi 20', non vede il cambio di copione: il Bologna spinge di meno, ma è sempre avanti. E' subito Bianchi a sfiorare la traversa con un bel colpo di testa, ma la Samp risponde con una capocciata di De Silvestri su angolo, che sfiora il palo alla destra di Curci. Quando la Samp sembra essersi sistemata, ecco il vantaggio dei padroni di casa: cross di Garics e Kone, solo in area, s'inventa il gol della domenica con una mezza rovesciata da urlo. 2-1 e tutto da ricominciare. Eppure la Samp, complice un Bologna affaticato, riesce a riprendersi; il 2-2 su punizione di Gabbiadini è il premio al ragazzo e l'indice di come la squadra possa vincerla. Nel finale, poi, con l'ingresso di Sansone, arriva quella fantasia che Eder non è stato in grado di dare per tutta la gara: due passaggi filtranti dell'ex Sassuolo aprono il campo a Gabbiadini e Soriano, che però non riescono ad approfittarne. Ci sarebbe anche un rigore netto, ma Tommasi ignora l'intervento di Perez su Sansone. A pochi secondi dalla fine, inoltre, Mantovani toglie il pallone del 3-2 dalla testa di Costa, con un salvataggio che ha del miracoloso.

L'incredibile gol di Panagiotis Kone, 26 anni, che segna il temporaneo 2-1 rossoblu.

Da Costa 6; Mustafi 5.5, Palombo 5.5, Costa 6; De Silvestri 6.5 (dal 45' s.t. Berardi s.v.), Obiang 5.5, Krsticic 5, Renan 5 (dal 35' s.t. Soriano 5.5), Regini 6; Eder 6 (dal 26' s.t. G. Sansone 6.5), Gabbiadini 7.5 | pagelle già presenti sul sito di SampNews24

Adesso si attendono le scelte che si faranno in queste ultime ore di calciomercato da parte della dirigenza blucerchiata. Dopo gli arrivi di Petagna e Bjarnason, forse ci si attende qualcosa per la fascia sinistra. L'ex primavera del Milan si è fatto notare in questo precampionato, segnando persino contro il Manchester City; inoltre, un altro primavera - stavolta blucerchiato - aveva completato l'attacco dell'anno scorso. Quel Mauro Icardi che poi è stato fondamentale durante l'anno; insomma, il giovane - classe 1995 - va più che bene per un reparto già composto da Eder, Sansone, Pozzi e Gabbiadini. L'islandese, invece, è leggermente più forte di Soriano ed Eramo, forse alla pari con Renan; in ogni caso, nessun "game-changing" tale da giustificare una comproprietà a un milione di euro. Soldi che forse potevano essere spesi in un'altra maniera, pur piacendomi il profilo del mediano del Pescara.
Ora ci sono due grossi "ma", a mio modo di vedere: il primo, più conosciuto, è quello della fascia sinistra. Ieri Regini non ha demeritato, ma non avrà sempre Garics di fronte a sé. Il secondo riguarda la mancanza di un "10", un trequartista/seconda punta in grado di cambiare la partita. In realtà, questo giocatore potrebbe essere Gianluca Sansone, anche ieri molto attivo e prezioso nel finale di gara; tuttavia, Rossi pare contento di Eder, nonostante il brasiliano sia palesemente sottotono in quest'inizio di campionato. Qualcosa in questo senso servirà, anche perché la Samp quest'anno non solo si deve salvare, ma deve assolutamente evitare i patemi della scorsa stagione: un'altra salvezza stiracchiata non sarà accettata, specie dopo l'esperienza dell'anno scorso. Inoltre, il derby - più caldo che mai - sta per arrivare: l'obiettivo unico è la vittoria, complice anche la poca forma del Genoa di Liverani.
A Roma c'è un'espressione che rende l'idea della Samp atutale: nell'hinterland romano si parla di «mozzichi e bocconi» quando una cosa è fatta in più passaggi, come se si facesse fatica a completare il compito in un solo passaggio. Ecco, questo non deve accadere per la salvezza della Samp: ci vorrà un approccio diverso per portare a casa una salvezza tranquilla.

La Samp esulta dopo il 2-2 di Gabbiadini: sarà il risultato definitivo.

26 agosto 2013

Senza arte né parte.

Il tabù è caduto e, diciamolo, è caduto meritatamente. Delio Rossi aveva detto che ci voleva fortuna; bisogna dire che ci vorrà qualcosa in più, durante tutta questa stagione, per rendersi pericolosi. La Samp cade alla prima di campionato contro i campioni d'Italia: 1-0 per la Juventus al "Ferraris", con gol del neo-arrivato bianconero Tevez. Un risultato che di per sé non dovrebbe far arrabbiare: in realtà, guardando la partita, la sensazione è che i tempi duri debbano ancora arrivare.

La Sud prima dell'esordio stagionale in A: 10 a tutti loro, come solito.

La Samp, già vittoriosa in Coppa Italia contro il Benevento, è costretta a rinunciare agli squalificati Renan e Regini, sostituiti da Eramo e Berardi. Sulla scelta dello svizzero, per altro a sinistra, ci sono mille dubbi, anche perché l'avversario diretto è il connazionale Lichsteiner. La Juve, invece, è in formazione-tipo, costretta a lasciare Marchisio a Torino per infortunio: nessun problema, c'è Pogba al suo posto. Il primo tempo è una sorta di inno al sonno, garantito dalle molte chiusure blucerchiate e da una Juve che tanto in forma non sembra; le occasioni ci sono, ma sono tutte di marca bianconera. Al 3', è subito Pirlo dalla distanza ad impensierire Da Costa: giusto per ricordargli che, come primo test da titolare, non ci può essere di meglio della Juve campione d'Italia. Un brasiliano in formissima, dato che al 18' toglie dalla rete il colpo di testa di Asamoah, un missile che con l'acqua diventa più che insidioso. Al 20', l'ultima occasione della prima frazione, quando Palombo manca il pallone sull'assist di Vucinic e Tevez costringe Da Costa ad un'altra parata. Intanto, la Samp non crea nulla: è ordinata, anche cattiva quando serve, ma non impensierisce minimamente Buffon: se si pensa che la miglior occasione blucerchiata è un tiro-cross di Krsticic, si capisce bene quale è l'attuale dimensione del Doria di Delio.
L'acquazzone prosegue, ma di cambi non ce ne sono. Si torna in campo, per altro, con lo stesso canovaccio: la Juve fa girar palla e la Samp guarda attentamente, chiudendo tutti gli spazi. Un salvataggio di Costa è il preludio al vantaggio bianconero, con una grande azione corale: Vidal serve Pogba di prima, in verticale, e Berardi non sale, tenendo così tutti in gioco. A quel punto, è facile per il francese servire Tevez, che segna il secondo gol ufficiale con la maglia della Juve: 1-0 e partita da interpretare in maniera diametralmente opposta a quanto fatto fino ad allora. Tuttavia, la zampata non c'è: il gol annullato a Costa è dubbio, ma è un episodio, capitato su un bel calcio di punizione di Krsticic. Di corale, a differenza della Juve, non c'è nulla, con gli esterni che non spingono molto e Gabbiadini che predica nel deserto. Obiang e Eder provano ad impensierire Buffon, ma il numero 1 bianconero ha poco lavoro da fare; lo stesso vale per Da Costa, che rischia solo su un colpo di testa di Lichsteiner, fuori di poco.
Neanche gli ingressi di Soriano, Mustafi e Castellini cambiano l'inerzia della gara, saldamente in mano ai campioni d'Italia; dall'altra parte, c'è il tempo per vedere l'esordio in A di Fernando Llorente. Poi, nel finale, l'espulsione di Castellini - discutibile, se non altro perché non cambiava nulla ai fini della gara - chiude i giochi e dichiara il "game over" per la Samp, che così viene battuta al "Ferraris" dai bianconeri dopo sette anni. All'epoca segnò Nedved ed i blucerchiati lottavano per il centro-classifica: un obiettivo che appare un sogno per il Doria attuale, che ha tanto, tantissimo bisogno di rinforzi per evitare un altro campionato fatto di sofferenze.

Paul Pogba, 20 anni, e Carlos Tevez, 29: l'MVP ed il match-winner della gara.

Da Costa 7; Gastaldello 5.5 (dal 26' s.t. Mustafi 6), Palombo 6, Costa 6.5; De Silvestri 6, Eramo 5.5 (dal 26' s.t. Soriano 5), Krsticic 5.5, Obiang 6, Berardi 5 (dal 40' s.t. Castellini 5); Eder 5.5, Gabbiadini 6  - pagelle pubblicate già su SampNews24.

Insomma, la sensazione è questa: se si fa fatica contro la Juve, con la quale devi semplicemente fare contropiede, cosa accadrà quando bisognerà fare gioco contro le dirette concorrenti? Una prima risposta la si avrà a Bologna, la prossima settimana, dove la Samp arriverà per sfidare i rossoblu, in quella che è già una sfida salvezza. Gli emiliani, al cospetto del nuovo Napoli di Benitez, sono sembrati piccoli piccoli, ma non è detto che non facciano meglio contro i blucerchiati. Per altro, il "Dall'Ara" è storicamente uno stadio indigesto: negli cinque ultimi precedenti, sono arrivati quattro pareggi ed una netta sconfitta per 3-0. Perciò, vincere in quel di Bologna per la Samp non sarà propriamente facile.
Se alle 20:45 di domenica prossima ci sarà il campionato, in mezzo ci aspetta una settimana infuocata di calciomercato. La verità è che la Samp avrebbe bisogno di almeno quattro pedine: un portiere di nome e d'esperienza, un centrocampista incursore, un esterno sinistro per il 3-5-2 ed un "10", magari un bel trequartista che porti fantasia nei momenti bui della partita. Visti i tempi che corrono, mi accontenterei innanzitutto del cursore mancino: quando non riesci a tirare fuori un titolare tra Regini, Laczko, Castellini, Berardi e Wszolek, qualcosa non va. In seconda battuta, l'arrivo di un altro centrocampista, magari unita alla partenza in prestito di due dei nostri, sarebbe cosa buona e giusta. Tuttavia, è probabile che arrivi solo il portiere e che Garrone dovrà mettere mano al portafoglio a gennaio, quando la Samp sarà più inguaiata ed avrà disperatamente bisogno di un esterno sinistro. Insomma, un replay di quanto già accaduto nel gennaio dell'anno in B, quando l'obiettivo rischiava di sfuggire e ci fu bisogno degli investimenti non fatti durante l'estate precedente.
Intanto, vediamo SE arriverà qualcuno. Più probabile che qualcuno lasci Genova piuttosto che arrivi effettivamente un giocatore di completamento per la rosa. In fondo, il club blucerchiato ha una marea di esuberi da portare a termine; se arrivasse poi un portiere, ci sarebbe anche il problema Da Costa, che ha giocato bene e vede l'occasione della vita a 29 anni. Vedremo cosa accadrà in questi sette giorni che ci separano dalla trasferta del "Dall'Ara", sperando che arrivino buone notizie da Osti e compagnia. Perché finora c'è poco da festeggiare, specie quando si è senza arte né parte.

Daniele Gastaldello, 30 anni, svetta di testa su Kwando Asamoah, 25.