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25 aprile 2016

È fatta.

È fatta. La matematica non ci consegna ancora verdetti certi, ma la vittoria per 2-1 della Samp contro la Lazio mette la parola fine a questo travagliato campionato. Con un modico +8 sul Palermo, la corsa salvezza dei blucerchiati ha raggiunto il suo epilogo. E poco importa che ci siano ancora tre gare alla fine: questo stillicidio chiamato 2015-16 è finalmente giunto a conclusione.

Simone Inzaghi, 40 anni, alla prima sconfitta da mister della Lazio.

La Samp si presenta alla penultima in casa con un 3-5-2 totale: niente trequartista, Soriano e Correa in panchina. Davanti c'è ancora Muriel, ma stavolta accanto a lui c'è Quagliarella. Gli ospiti invece puntano sul 4-3-3 della nuova gestione Inzaghi, con Keita e Candreva che affiancano l'unico terminale offensivo Djordjevic.
Il problema è che dopo tre minuti la Lazio è già in vantaggio: Candreva temporeggia e mette in mezzo, dove un maldestro Silvestre si perde totalmente Djordjevic, libero di incornare di testa per l'1-0 ospite. Bella mazzata, considerando che la Samp deve ancora conquistare una tranquilla posizione in classifica e le notizie giunte da Frosinone-Palermo non sono delle migliori.
La Lazio è abbastanza arrembante, sfruttando la prestazione dei due esterni, che però sono inconcludenti sotto porta. Prima Keita salta tutti ma spara a lato una volta arrivato davanti a Viviano, Candreva, invece, è solo in area, ma si prende uno stop di troppo e alla fine Dodô lo recupera, stoppandogli il tiro.
Fortunatamente al 18' i padroni di casa trovano il pari: passaggio in profondità di Krsticic per Quagliarella, che però decide di lasciar passare il pallone. Gentiletti lascia un buco in mezzo all'area, dove s'infila Fernando, non seguito da Lulic: il destro del brasiliano non lascia scampo a Marchetti per il pareggio.
Muriel ci riprova al 22' su punizione (stranamente lasciata da Fernando), ma il pallone sibila alla destra di Marchetti. Da quel momento in poi, la Samp sparisce e lascia l'iniziativa ancora agli ospiti. Ci vogliono due miracoli di Viviano per chiudere il primo tempo in parità: il primo è su Keita, servito da Lulic in profondità.
Il secondo arriva sull'ennesimo calcio di rigore concesso in maniera ingenua dalla Samp, con Dodô che stende Keita in area senza alcun motivo. Dal dischetto si presenta Candreva, che ha un modo di calciare standard: pallonetto o incrocio sulla sua sinistra. Viviano capisce l'andazzo e si tuffa per neutralizzare il penalty, il secondo in una settimana.
Nel secondo tempo, la partita è per ritmi un'amichevole estiva: la Lazio arretra il baricentro e si fa meno pericolosa, mentre la Samp non riesce a concretizzare una mole di gioco superiore alla prima frazione. Muriel e Quagliarella impegnano Marchetti, che però si disimpegna bene su entrambi. Djordjevic ha la palla del 2-1 al 68', ma manca l'impatto con la palla da solo in area.
La fortuna vuole che la Samp passi in vantaggio al 78'. Soriano si guadagna astutamente una punizione: Fernando mette in mezzo e Silvestre incorna, trovando una grande respinta di Marchetti. La palla danza sulla traversa e poi torna giù, con Diakité che sembra anticipare tutti, anche i compagni (De Silvestri rimedia una gomitata): è il vantaggio blucerchiato.
La Lega poi assegnerà il gol al numero 29, ma intanto è 2-1: la Lazio improvvisamente si gioca la carta Morrison e si butta in avanti, creando un'unica occasione al minuto 94. Il giovane Skriniar - entrato nel finale per Dodô - concede una punizione per Biglia, che scavalca la barriera ma trova ancora Viviano. Il fischio finale di Rizzoli chiude la stagione della Samp con la salvezza.

Fernando Lucas Martins, 24 anni, al quarto gol in campionato.

Viviano 7.5; Diakité 6.5, Silvestre 5.5, Cassani 6; De Silvestri 6, Krsticic 5.5 (dal 28' s.t. Soriano 6), Fernando 7, Barreto 6, Dodô 5 (dal 46' s.t. Skriniar s.v.); Muriel 5 (dal 20' s.t. Correa 6), Quagliarella 6.5 - già pubblicate su SampNews24

Mi hanno stupito le dichiarazioni dei giocatori della Lazio al termine della gara, quasi defraudati di una vittoria che gli dèi del calcio avrebbero dovuto assegnargli d'ufficio. Su tutti il tecnico Simone Inzaghi, incapace di capacitarsi di una sconfitta come questa. Però la Lazio si è vista (bene) solo nel primo tempo, creando pochissimo nella ripresa: mah.
Non nego che al momento dell'1-0 di Djordjevic ho pensato: «La prossima andiamo a Palermo e siamo a +5. Se perdiamo questa e quella in Sicilia, retrocediamo sicuro». Per fortuna, il gol di Fernando e i tanti errori sotto porta della Lazio - uniti alle parate di Viviano - hanno cambiato il corso della gara e ora respiriamo.
E il futuro? Tendo a non esser ottimista di natura. Mi definisco un realista, per cui vi dico che non so cosa accadrà: la presidenza Ferrero mi sembra ristretta di prospettive, con l'obiettivo di tirare a campare. A stadio e centro sportivo non ci credo finché non li vedo, figuriamoci al rinforzo della squadra. Posso solo sperare che avere Montella dall'inizio produca esiti diversi.
Il bilancio stagionale di questo 2015-16 è un pianto: siamo partiti per giocarci quattro partite con cui saremmo dovuti entrare in Europa League e invece a tre giornate dalla fine non possiamo ancora dirci matematicamente salvi. A inizio anno pensavo che rimanere nella parte sinistra della classifica con l'Europa a tenerci impegnati sarebbe stato impensabile.
Era però un sacrificio, uno scambio che avrei fatto volentieri. Sei partite di Europa League (più le quattro per arrivarci) sarebbero valse molto più del campionato melenso, sofferto e incolore che abbiamo fatto. Ci vorrebbe una rivoluzione in campo e fuori, cambiando il d.s. e portando una nuova guida per la Samp. Ma non avverrà: accontentiamoci della salvezza per ora.

Massimo Ferrero, 64 anni, ed Emiliano Viviano, 30, in festa al fischio finale.

25 maggio 2015

Tecnicismi senz'anima.

Sono anche stanco di ripetermi. Comincio a pensare che ci sia un fraintendimento sul concetto di "gara della vita". Già, perché chi gioca una partita come quella del Castellani non può aver mai sentito quelle parole: la Samp acciuffa in extremis un pareggio nell'ultima trasferta della stagione contro un Empoli tutt'altro che in vacanza. E Sarri si prende i suoi meritati applausi.

Massimo Ferrero, 63 anni, in festa prima della gara del Castellani.

Per l'ultima uscita in trasferta del campionato, Sinisa Mihajlovic si affida come al solito al 4-3-1-2, ma stavolta cambia un uomo davanti. La condizione di Samuel Eto'o è pessima, perciò il tecnico punta sulla sorpresa: dentro dal 1' Luka Djordjevic, montenegrino classe '94. Una mossa che personalmente ho approvato. Con il centrocampo statico di questi tempi, mettere un attaccante mobile è un'alternativa migliore di Okaka o Bergessio. L'Empoli fa qualche cambio negli uomini, ma conferma il 4-3-1-2 marchio di fabbrica.
Il primo tempo della Samp è inesistente. Non si può dire che non sia mai capitato che gli uomini di Mihajlovic abbiano regalato 45 minuti agli avversari, ma così brutti non era ancora capitato. L'Empoli ha l'occasione subito per passare in vantaggio: un indisturbato Rugani stacca di testa su corner, ma fortunatamente becca Pucciarelli. Un minuto dopo, è Vecino a centrare la traversa con un bel piatto dal limite dell'area. La Samp osserva, mentre la squadra di Sarri mantiene il pallino del gioco e avanza a fiammate. Viviano interviene su Saponara e Maccarone, poi Romagnoli e Regini spazzano due situazioni pericolose. Nel finale, Maccarone ha una palla d'oro al centro dell'area, ma spara clamorosamente alto.
Se il primo tempo è stato una tragedia greca, il secondo - almeno all'inizio - non cambia lo scenario. L'Empoli è sempre padrone del campo, seppur con meno intensità rispetto alla prima frazione. Al 57' arriva il vantaggio dei padroni di casa: Maccarone lancia in velocità Pucciarelli, che supera in corsa Romagnoli e batte Viviano per l'1-0. Da lì l'Empoli finisce la benzina e molla l'intensità avuta fin lì. La Samp effettua tre cambi, ma non accade nulla fino ai 20' finali: comincia un vero e proprio assalto alla porta empolese.
La prima occasione arriva al 76', quando Correa (abbastanza ispirato) centra Bassi su un "rigore in movimento" creato da Duncan. Poi è De Silvestri di testa su corner a impensierire il portiere dell'Empoli, così come fa Soriano qualche minuto dopo. Eto'o avrebbe la palla del pareggio su un ottimo assist di Correa, ma il camerunense manca l'appuntamento di qualche centimetro. Solo al 91' arriva la zampata vincente: Muriel serve Eto'o al limite dell'area e il numero 99 blucerchiato si gira dal limite. Barba è ancora inesperto e Bassi non vede la palla: sfera in rete per l'1-1 definitivo. Il punto è importante, ma non cancella una prestazione sconcertante al Castellani.

Sinisa Mihajlovic, 46 anni, e Maurizio Sarri, 56: pareggio tra i due.

Viviano 6; De Silvestri 5.5, Romagnoli 5.5, Silvestre 6, Regini 5.5; Acquah 5 (dal 30' s.t. Correa 6.5), Palombo 5.5 (dal 20' s.t. Duncan 6.5), Obiang 5.5; Soriano 5.5; Muriel 5, Djordjevic 5 (dal 10' s.t. Eto'o 6).

Al fischio finale del Castellani, mi rendo conto che il pensiero di molti tifosi blucerchiati è corso al Genoa: sorpasso definitivo, -4 dai rossoblu ormai imprendibili. Vero che la licenza Uefa non arriverà mai, però il cruccio rimane. Rimane sopratutto il paragone di due situazioni simili ma con risultati diversi. Mihajlovic ha visto partire Gabbiadini, Sansone e Fedato a gennaio, lamentandosi molto e ricevendo Muriel ed Eto'o. Gasperini ha visto partire Matri e Pinilla, ma si è rimboccato le maniche e ha lavorato su Niang e Borriello. Non credo di esser stato l'unico ad aver avuto questa sensazione dopo la gara di ieri.
Ora la corsa per l'Europa League è praticamente segnata: il Torino non può raggiungere più la Samp dopo la sconfitta per 3-0 contro il Milan a San Siro. Questo vuol dire che i blucerchiati arriveranno almeno ottavi ed eviteranno un turno di Coppa Italia in più. Se mi avessero pronosticato quest'arrivo a fine anno, avrei messo la firma con il sangue. L'Inter ha ancora una possibilità di agganciare la Samp: se il Parma vince al Ferraris e l'Inter batte l'Empoli, ci sarà il sorpasso per differenza reti. Tuttavia, la possibilità è ridotta al lumicino: più facile che Sarri fermi Mancini, perché il Parma ha fatto sei punti quest'anno in trasferta.
La cosa incredibile è questa: la Samp - dopo la vittoria con l'Inter a metà marzo - aveva 11 punti sui nerazzurri e il quarto posto in mano. Oggi piangiamo per un settimo e per la sola vittoria con l'Udinese ottenuta in nove gare. Non meritiamo l'Europa sul campo: è stata una buonissima stagione, ma gli ultimi due mesi l'hanno rovinata. Forse molti dei ragazzi erano poco pronti per questi obiettivi. Forse l'allenatore ha pensato più al futuro lontano che a quello prossimo. Forse si è puntato al sole per cadere inesorabilmente (ricordo Mihajlovic nel pre-Cesena: «La Samp non ha una rosa da Champions, ma battendo il Cesena possiamo provarci»). Chissà.
Ora c'è il Parma. Forse poco importa a molti, ma serve un punto per confermare il settimo posto. Mi aspetto una gara decente - non straordinaria - per l'ultima di campionato. Sarà probabilmente Europa League, ma da esultare ci sarà fino a un certo punto. Il futuro? Spero si chiami Maurizio Sarri, applaudito ieri da un intero stadio con il quale ha vissuto una quasi retrocessione in Lega Pro, la promozione dalla B e poi un anno straordinario in A. Ieri persino Samuel Eto'o si è fermato a complimentarsi: chissà che non l'abbia scambiato per il nostro allenatore dal 1° luglio.

Samuel Eto'o, 34 anni, al secondo gol in blucerchiato.

11 maggio 2015

Finalmente.

Ci sono volute sei partite, ma alla fine ce l'abbiamo fatta: la Samp torna alla vittoria in quel di Udine, proprio nel campo sul quale non vinceva da ben cinque anni. Il 4-1 finale è persino troppo stretto per quanto fatto dal Doria contro l'Udinese, ma alla fine l'importante è aver riabbracciato i tre punti in un momento così importante della stagione.

Alfred Duncan, 22 anni, al primo gol in blucerchiato.

La Samp si presenta dopo sei partite senza vittoria: una striscia così in A non era mai capitata alla squadra di Sinisa Mihajlovic, che opta per il solito 4-3-1-2, con Soriano dietro la coppia Eto'o-Muriel. Le squalifiche di De Silvestri, Romagnoli e Obiang costringono a diversi correttivi: dentro Wszolek, Muñoz e Acquah. Diverso lo scenario dell'Udinese di Stramaccioni, ormai salva dopo la vittoria sul campo dell'Hellas e intenzionata a celebrare i 206 gol di Di Natale.
Lo si vede nel primo tempo, quando in campo c'è solo la Sampdoria. Al 17' Palombo spaventa Karnezis dalla distanza, poi il portiere greco è costretto a salvare due volte su Eto'o. Ma il gol è dietro l'angolo: al 24', grande percussione di Wszolek, che salta Guillherme e mette in mezzo, dove Soriano appoggia facile facile l'1-0. Vantaggio meritato, nonché legittimato dal resto del primo tempo: Duncan di testa sfiora il 2-0. L'Udinese si vede solo con una conclusione dalla distanza di Guillherme e un colpo di testa alto di Geijo.
La ripresa inizia con un altro tono. La Samp è sempre pericolosa quando i padroni di casa lasciano tanti spazi, ma l'Udinese - complice l'entrata in campo di Thereau per Geijo - ha un passo migliore. Gli ospiti hanno una tripla occasione al 50': Karnezis devia la conclusione di Muriel, Duncan coglie il palo sulla ribattuta e il colombiano tira centralmente, ma trova Domizzi sulla linea. Lì l'Udinese ha l'unica finestra in cui pareggiare: viene annullato un gol a Thereau e Widmer centra il palo da buona posizione. Intanto Eto'o ha lasciato spazio a Djordjevic, che con un passo di danza non castiga Karnezis a campo aperto.
Fortunatamente per gli ospiti, il 2-0 è dietro l'angolo. Su corner, Djordjevic stoppa la palla, salta Danilo con una finta e mette in mezzo per Soriano, che raddoppia il bottino personale e quello della Samp. Lì la partita finisce e l'Udinese non crea più un pericolo che si possa definir tale. Ancora Djordjevic potrebbe triplicare, ma stavolta è Karnezis a superarsi, mettendo in corner la conclusione del 27 blucerchiato. Poi è Acquah a sprecare il 3-0 con una conclusione larga dal dischetto del rigore in area friulana.
Gli ultimi 10', però, la Samp si decide finalmente a dilagare. Al 79', Duncan serve in campo aperto Acquah, che corre fino da Karnezis senza opposizione e lo fulmina per il 3-0. All'88', invece, Duncan sfrutta un corridoio centrale e conclude dopo l'assist di Muriel: l'esultanza infastidisce anche Totò Di Natale, che nel frattempo ha segnato il gol del momentaneo 1-3 su un rigore discutibile concesso dall'arbitro. Finisce qui: per l'Udinese si prevedono tre giornate difficili (con quest'atteggiamento), per la Samp continua la corsa europea.

Luka Djordjevic, 20 anni, entrato bene ieri al Friuli al posto di Eto'o.

Viviano 6; Wszolek 6.5 (dal 29' s.t. Cacciatore s.v.), Muñoz 6, Silvestre 7, Regini 6.5 (dal 35' s.t. Coda s.v.); Acquah 7.5, Palombo 6, Duncan 7; Soriano 7; Eto'o 6 (dal 10' s.t. Djordjevic 6), Muriel 6 - già pubblicate su SampNews24

Grande vittoria, ma c'è da fare una precisazione. L'Udinese vista ieri al Friuli è sembrata una squadra talmente molle che l'appellativo "in vacanza" è forse un complimento. Quasi mai pericolosa per tutto il primo tempo, si è svegliata solo dopo l'entrata in campo di Thereau, sicuramente il migliore tra i friulani. Il gol annullato al francese forse è regolare, ma la verità è che un risultato diverso dalla vittoria blucerchiata sarebbe stato ingiusto.
C'è da rallegrarsi sopratutto perché finalmente ci sono state tante occasioni da gol: almeno 20 i tiri della Samp nella gara di ieri, di cui 11 in porta. Peccato che l'imprecisione sia costata almeno un paio di gol, sopratutto nella ripresa e dopo il 2-0 di Soriano. In quel momento, l'Udinese si è aperta e ha lasciato diversi contropiedi alla Samp, che non ne ha saputo approfittare. Clamorosa la molteplice occasione sprecata al 50', dove Muriel ha dimostrato perché - nonostante capacità tecniche spaventosa - latiti in cattiveria.
Tra i giocatori, voglio lodare Luka Djordjevic: non era facile entrare a gara in corso, alla seconda in campionato, sapendo che in panchina stanno tenendo Bergessio e Okaka al tuo posto. Ma la verità è che Mihajlovic aveva probabilmente capito che l'Udinese avrebbe lasciato spazio importanti nel tentativo di recuperare e il montenegrino ha sfruttato l'occasione. Ok, si è mangiato due gol, ma il 2-0 di Soriano è per metà suo. Impressionante anche il duo ghanese: Acquah ha giocato la miglior partita con la Samp, mentre Duncan è destinato a un grande futuro.
Ora sabato ci sarà la Lazio al Ferraris. I biancocelesti sono reduci da un'altra sconfitta, 2-1 in casa contro l'Inter. La partita dei capitolini è stata comunque lodevole, perché ha resistito nonostante la doppia inferiorità numerica. Molti sperano di vincere, ma anche un punto andrebbe bene. Anche perché poi le due gare più importanti arriveranno dopo: trasferta a Empoli il 24 maggio, ultima in casa contro il Parma il 31. Lì ci si gioca l'Europa League: attendendo Genoa-Torino di stasera, penso di esser ragionevole se dico che con sette punti saremo in Europa l'anno prossimo. Intanto godiamoci questa vittoria. Finalmente!

Afriyie Acquah, 23 anni, devastante nel secondo tempo di Udine.

19 gennaio 2015

Un sogno infinito.

Terzo posto a pari merito con il Napoli a quota 33 punti. Vittoria con il Parma al Tardini per 2-0, che permette alla Samp di tornare a vincere nell'impianto gialloblu dopo sette anni. Primo gol in campionato per Bergessio, a secco per lungo tempo. Raddoppio di Soriano, anche lui al primo sigillo (stagionale). Saremo davanti alla Fiorentina per almeno altre due settimane e alle milanesi per altre tre. In settimana arriveranno Eto'o e Muriel. Dov'è la fregatura per la Sampdoria?

Massimo Ferrero, 63 anni, patron della Samp terza in classifica.

Già, perché di fronte a tutto questo ben di dio, ti sembra quasi la fregatura ci DEBBA essere. Un po' come nella partita di oggi: Parma ultimo in classifica e in difficoltà, Samp in ripresa dopo la vittoria contro l'Empoli. Insomma, per molti una vittoria già scritta. Ma ne siamo sicuri? E invece è andata proprio così. La Samp è partita dall'ormai consueto 4-3-1-2, con Duncan promosso titolare al posto di Rizzo e la conferma di Bergessio accanto a Eder. Diverso lo schieramento parmense, con un 3-4-3 che in fase difensiva diventava 3-6-1 e Cassano unica punta.
Uno schieramento che non ha pagato, se si pensa che il Parma ha creato solo due vere occasioni in tutta la gara. La Samp ha avuto un andamento guardingo nel primo tempo, studiando la situazione e riuscendo a creare un paio di occasioni solo in contropiede. Al 23', Eder lancia in profondità Duncan e il ghanese rientra sul mancino una volta in area, evitando così l'intervento di Costa. Tuttavia, il sinistro del numero 6 blucerchiato viene parato in due tempi da Mirante. Sette minuti dopo, è il Parma ad avere l'unica occasione del suo primo tempo: cross di Rispoli, velo di Mauri e destro a botta sicura di Gobbi, che però centra Viviano. Sul finire della prima frazione, una botta di Eder su punizione dal limite dell'area sibila accanto al palo alla sinistra di Mirante.
Rientrati in campo, la Samp lascia perdere l'atteggiamento prudente e comincia a macinare gioco. E al 53' ecco il vantaggio blucerchiato: palla in profondità di Soriano per Eder, il brasiliano mette in mezzo e la dormita di Costa consente a Bergessio di insaccare il suo primo gol in A con la Samp. Un 1-0 legittimato da quanto accade nei successivi 20', dove la Samp tiene il pallino del gioco e il Parma fatica ad arrivare ai 30 metri blucerchiati. Il 2-0 è la logica conseguenza: percussione di Duncan e palla in mezzo, dove ancora Bergessio si fa trovare pronto. L'argentino coglie clamorosamente il palo, ma Soriano mette dentro da 4-5 metri sulla ribattuta. Il raddoppio mette in ghiaccio la gara e c'è giusto il tempo per la seconda occasione del Parma in tutta la gara: discesa di Rispoli, palla in mezzo e Palladino manda alto da buonissima posizione. Nel finale c'è tempo per l'entrata di Djordjevic e gli applausi al duo d'attacco. Ora il terzo posto è nuovamente nelle mani della Samp, seppur insieme al Napoli (vittorioso a Roma contro la Lazio).

Raffaele Palladino, 30 anni, simbolo di un Parma in difficoltà.

Viviano 6.5 - Poco impegnato, è comunque pronto sul destro di Gobbi nel primo tempo. Non può nulla su Palladino, ma l'ex Genoa lo grazia.
De Silvestri 6.5 - Dalle sue parti Cassano non fa molto per farlo patire.
Silvestre 6 - Onestamente non ha molto da lavorare.
Romagnoli 6.5 - Più incisivo, ma sopratutto più impegnato del suo compagno di reparto.
Regini 6 - Partito a sorpresa dall'inizio, soffre la velocità di Rispoli.
Obiang 6.5 - Si becca un giallo, ma è sempre sul pezzo.
Palombo 6.5 - Ci sono un paio di sue chiusure fondamentali che evitano grattacapi maggiori alla retroguardia della Samp.
Duncan 7 - Oggi il migliore insieme a Eder, ma va premiata la tenacia e la continuità del ghanese durante tutti i 90 minuti in campo.
Soriano 7 - Il gol è la ciliegina sulla torta di
Eder 7 - Il motore d'attacco di questa Samp. Sfiora due volte il gol, poi serve l'assist dell'1-0. Sono molto, molto curioso di vederlo con Eto'o.
Bergessio 6.5 - Finalmente si sblocca anche in campionato e decide una partita di capitale importanza per il destino della Samp in questo campionato.

Okaka 6 - Dà il cambio a un esausto Eder e tiene alta la squadra.
Krsticic s.v. - Passerella finale.
Djordjevic s.v. - Un'entrata buona per esordire in Serie A.

Ora si attende il Palermo al Ferraris per la prima del girone di ritorno. I rosanero vanno a grande velocità e Iachini - grazie anche al duo Dybala-Vazquez - ha impostato una squadra di grande valore. Non sarà una gara facile, ma la speranza è che nessuno ci svegli da questo sogno che appare infinitamente più grande di chiunque avesse mai immaginato.

La gioia combinata di Angelo Palombo, 33 anni, e Lorenzo De Silvestri, 26.

06 gennaio 2015

Mazzata.

Il 2015 non è ricominciato nel migliore dei modi: quella che doveva essere una sfida Champions si è trasformata in un dominio assoluto di una squadra sull'altra. La Lazio detronizza la Samp all'Olimpico nella prima gara di Serie A del nuovo anno. Il 3-0 di questo 5 gennaio non lascia adito a scuse: i blucerchiati si sono presentati scarichi e hanno creato pochissimo. Sarà difficile rimanere in zona Europa se l'attitudine è questa.

La Lazio esulta dopo il 2-0: sarà una serata di gloria.

La Samp si presenta all'Olimpico di Roma dopo una prima parte di stagione esaltante e punta a conquistare il terzo posto in solitaria nella gara contro la Lazio. Tra i blucerchiati, c'è il ritorno di Viviano tra i pali al posto di Romero e l'assenza di De Silvestri, sostituito da Cacciatore. Spazio al 4-3-1-2 per il nuovo corso post-Gabbiadini, con Soriano trequartista e Rizzo terzo di centrocampo. La Lazio non si snatura e conferma il 4-3-3 con Mauri e lo scatenato Felipe Anderson accanto al serbo Djordjevic.
L'inizio di partita non è dei più incoraggianti. La Lazio spinge con il suo solito passo felpato, ma deciso. I padroni di casa lasciano cuocere a fuoco lento gli ospiti, che non spingono affatto. La prima occasione è solo al 20', quando Biglia prova a sorprendere Viviano su punizione, ma il portiere blucerchiato respinge. Un minuto e Cacciatore va incontro a un quasi suicidio: retropassaggio di testa a Viviano troppo corte, Djordjevic s'inserisce e salta l'estremo difensore ospite. Poi è lo stesso Cacciatore a chiudere con un tagliafuori quasi cestistico. Anche De Vrij ci prova al 28' su assist di tacco del serbo, ma l'olandese non centra la porta.
Insomma, è un tiro a segno. La Samp non si vede mai, neanche con un tiro della disperazione; dai 30 metri in poi, diventa tutto difficile. E la Lazio decide di approfittarne. Al 37' il vantaggio: ennesima discesa di Felipe Anderson - in stato di grazia - e palla in mezzo, dove Obiang si è perso Parolo. Il centrocampista biancoceleste batte facilmente per l'1-0. Neanche un paio di minuti e arriva il raddoppio: Felipe Anderson fa partire un gran destro dai 30 metri. Viviano potrebbe esser più esplosivo, ma non c'è una grande responsabilità su quello che è il 2-0 laziale. Un tremendo uno-due, da cui QUESTA Samp non può riprendersi.
Il riposo porta due cambi - Cavanda per Cana, Wszolek (all'esordio in stagione) per Rizzo - ma il copione è lo stesso. La Samp aspetta e non riesce a ripartire. Soriano è schiacciato dalla mediana avversaria, Eder predica nel deserto. E la Lazio sfiora subito il 3-0 quando Viviano esce alla Neuer, mancando però il pallone: Djordjevic tira a porta sguarnita, ma Romagnoli salva tutto. In generale, la Samp attende la terza rete, che alla fine arriva: al 66' per l'ennesima volta Felipe Anderson salta tutti e mette in mezzo, dove Djordjevic deve solo appoggiare in rete. La gara è già finita, ma la Samp si ricorda almeno di tirare in porta: Eder ci prova al 68', ma la botta dai 25 metri è centrale per Marchetti. Così finisce una gara mai iniziata per i blucerchiati, che hanno molto su cui interrogarsi per questo 2015.


Viviano 5; Cacciatore 5, Gastaldello 5, Romagnoli 5.5, Regini 4.5; Obiang 5 (dal 22' s.t. Bergessio 5.5), Palombo 5, Rizzo 4.5 (dal 1' s.t. Wszolek 5.5); Soriano 5; Eder 5.5 (dal 28' s.t. Duncan s.v.), Okaka 4.5 - già pubblicate su SampNews24

Indubbiamente questa è una partita che non smonta quanto fatto in precedenza, ma che dice molto sulle possibilità europee della Samp. Ieri sera si è incrociata una delle 2-3 squadre che gioca il miglior calcio in Serie A (direi insieme all'Empoli di Sarri). E il risultato è stato ben visibile. La Samp ha costruito i suoi successi nella prima parte del campionato sul far giocare male gli altri e colpire. Missione riuscita molte volte, per altro (manca pure qualche punto). Quando però incontri una squadra che sa giocare a pallone, tutto diventa più difficile.
La Samp di ieri è stata praticamente inesistente. La difficoltà più grande va trovata sopratutto nell'assorbimento del 4-3-1-2: un modulo che la Samp ha rigettato spesso e che ha ben interpretato solo nella gara casalinga contro il Napoli. Lì però gli azzurri rinunciarono a giocare, creando pochissimo; con la Lazio non è andata così. Ci si è trovati di fronte una squadra più propositiva, con un'identità molto forte e con un piano di gioco chiaro. Normale che si paghi dazio di fronte a compagini del genere se il modulo non è stato assorbito.
Ci vuole tempo. Ci vuole qualche rinforzo, specie con tutte le uscite che potranno esserci (Cacciatore? Marchionni? Bergessio?). Ci vuole pazienza. E ci vuole un pizzico di realismo: il finale di 2014 è stato bellissimo, ma non è quella la dimensione della Samp. Specie senza Gabbiadini (partito per Napoli) e con un Correa tutto da verificare. Godiamoci quello che verrà, ma non fasciamoci subito la testa: è stata una brutta mazzata, ma ci riprenderemo.

Felipe Anderson, 21 anni, imprendibile nella serata di ieri.

05 dicembre 2014

Il presente è l'unica cosa che conta.

Il turn-over ha funzionato: la Samp passa agevolmente l'impegno di Coppa Italia contro il Brescia, battendo i lombardi per 2-0. Una gara tranquilla per i blucerchiati, che hanno accelerato quanto bastava per avere la meglio sulle Rondinelle di Iaconi. Le reti di Gabbiadini e Bergessio hanno chiuso la contesa, con gli ospiti che hanno avuto giusto qualche sprazzo d'orgoglio. L'unica nota negativa è l'espulsione di Mihajlovic nel finale di gara per un diverbio con il quarto uomo.

Manolo Gabbiadini, 23 anni, segna ma non esulta dopo l'1-0.

La Samp opera un po' di cambi in vista dell'impegno di campionato che ci sarà lunedì sera, quando i blucerchiati saranno di scena a Verona contro l'Hellas. Torna Viviano in porta e Fornasier esordisce in stagione, mentre Marchionni è il regista di centrocampo. Al suo fianco c'è spazio per Krsticic, mentre Sansone è il trequartista dietro il duo Gabbiadini-Bergessio. Il Brescia, reduce da un difficile momento in B, schiera la formazione titolare e punta tutto su Andrea Caracciolo, uno dei quattro ex in campo nelle Rondinelle.
Gli ospiti iniziano meglio della Samp: un paio di incurisioni e di cross non sfruttati che mettono in apprensione i padroni di casa, fino ad arrivare alla conclusione di Benali al 17', che però trova pronta Viviano. Da lì in poi, inizia un monologo della Samp. Bergessio ci prova due volte, ma Arcari stoppa i suoi tentativi. Al 31', la svolta della partita: palla filtrante di Krsticic e Sansone scatta bene, salta Arcari e viene steso dal portiere del Brescia. Bergessio vorrebbe battere il rigore per sbloccarsi, ma Mihajlovic intima Gabbiadini di presentarsi al dischetto: tiro secco alla sinistra di Arcari e 1-0. La preoccupazione è sul fatto che Manolo non esulti: un segnale in chiave di mercato? Intanto, Bergessio e Sansone provano ancora a impensierire Arcari, che però para tutto, compresa una punizione di Gabbiadini dai 25 metri alla fine del primo tempo.
Nella ripresa, il copione non cambia: Sansone esce per infortunio e lascia spazio a Fedato. Dopo una girandola di sostituzioni e gialli, arriva il 2-0 blucerchiato: erroraccio di Antonio Caracciolo in disimpegno, Fedato ne approfitta e mette dal fondo un pallone facile facile a Bergessio, che deve solo spingere dentro a porta vuota. Raddoppio della Samp e primo gol in maglia Doria per l'argentino ex Catania. Da quel momento, la partita deve essere solo gestita. C'è tempo per gli esordi in blucerchiato di Djordjevic e Lulic, che entrano rispettivamente per Gabbiadini e Obiang. Molto interessanti alcuni spunti del montenegrino, a cui andrebbe dato più spazio. Il Brescia ha comunque due buone occasioni: Oliveira spreca da pochi passi con un'incornata su corner, mentre Valotti trova prima la parata di Viviano e poi il salvataggio di Cacciatore. La traversa di Benali - su conclusione deviata da Djordjevic - chiude la contesa sul 2-0 per i padroni di casa.

Michele Arcari, 36 anni, ieri ha salvato diverse volte il risultato.

Viviano 6.5; Cacciatore 6.5, Fornasier 6, Gastaldello 7, Regini 6; Obiang 5.5 (dal 41' s.t. Lulic s.v.), Marchionni 7, Krsticic 6; Sansone 5.5 (dal 1' s.t. Fedato 6.5); Bergessio 6.5, Gabbiadini 6.5 (dal 19' s.t. Djordjevic 6) - già pubblicate su SampNews24

E così la Samp si è guadagnata gli ottavi di finale, dove a metà gennaio troverà l'Inter di Roberto Mancini. Sarà un incrocio con il passato per Sinisa Mihajlovic, che è stato vice del Mancio in nerazzurro dal 2006 al 2008, nonché ex giocatore dell'Inter dal 2004 al 2006. Il tecnico serbo ha concluso la serata con un'espulsione, dovuta al suo carattere fumantino e a un'incredibile tendenza dei corpi arbitrali italiani a indignarsi per qualunque cosa. Salterà lo scontro con l'amico Roberto, ma anche ieri sera ha confermato che la squadra c'è, qualunque sia la formazione.
La partita ha regalato qualche indicazione importante. Viviano è rimasto in forma nonostante l'infortunio e il lungo tempo trascorso in panchina. Fornasier ha messo qualche minuto nelle gambe alla prima stagionale. Molto bene Marchionni, che forse andrebbe considerato di più: capisco che Angelo Palombo sia una sorta di intoccabile. Tuttavia, nonostante sia più vecchio e non abbia l'atletismo di una volta, Marchionni ha trovato una seconda vita in regia. Ieri, contro una squadra di B, ha fatto quello che voleva. Se sapesse replicare lo stesso rendimento in A, converrà tenerne conto per il futuro.
Davanti Gabbiadini ha segnato, ma non ha nulla di cui gioire. Forse sente la pesantezza di questo probabile trasferimento al Napoli a gennaio: un cambio in corsa, improvviso e di grande portata. Tornando a pensare a quelli che (forse) rimarranno, Bergessio si è sbloccato. Intanto, se il numero 11 blucerchiato veramente lasciasse Genova, diamo una chance a Luka Djordjevic: nella mezz'ora disputata ieri, il ragazzo ha mostrato movimenti interessanti. Non è detto che il sostituto di Gabbiadini non sia già in casa. Ora si pensa alla trasferta di Verona. Ricordate: il passato non si può modificare, il futuro è incerto. Sul presente, invece, si può lavorare.

Sinisa Mihajlovic, 45 anni, espulso ieri sera a fine gara.