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23 aprile 2018

Dori-exit.

Un'altra comparsata, senza arte né parte. Una domenica assolata, felice solo per i padroni di casa e funesta per gli ospiti. La Sampdoria perde malamente a Roma per 4-0 contro la Lazio, che continua a volare verso la Champions League e conferma di essere il miglior attacco della Serie A. Noi? Quando c'è il gap, sembriamo fermarci al primo ostacolo.

La Lazio rimane una delle migliori squadre di questo campionato, ma...

Una Sampdoria rinfrancata dal successo sul Bologna arriva a Roma per vincere e cercare di spezzare una maledizione: se la Roma ha concesso un paio di vittorie, con la Lazio si fa fatica all'Olimpico. Anche Giampaolo deve battere Inzaghi per continuare la corsa all'Europa; una Lazio difficile da maneggiare, reduce da un incredibile successo per 4-3 a Firenze.
La prima mezz'ora dà l'impressione che la Sampdoria, con l'episodio giusto, possa passare. La Lazio fatica a costruire qualcosa negli ultimi 25 metri e si affida un paio di occasioni casuali: una svirgolata di Torreira, un colpo di testa alto di Leiva. Gli ospiti rispondono con un gran destro di Barreto, respinto lateralmente da Strakosha.
Proprio in quel momento - quando un episodio potrebbe far girare la gara -, la Lazio segna: cross di Radu al 31' e Strinic non segue il taglio di Milinkovic-Savic, lasciandolo solo per l'incornata dell'1-0. Viviano sembra in ritardo e i padroni di casa sono in vantaggio.
Da lì, la Sampdoria sparisce per il resto del primo tempo. Viviano salva in quattro occasioni su Marusic, Felipe Anderson, Immobile e Milinkovic-Savic, mentre ci vuole Ferrari per fermare un tiro di Leiva nei pressi della linea. Poco male, perché al 42' è 2-0: de Vrij è abbandonato a sé stesso e deve solo insaccare di testa il corner di Felipe Anderson.
La Sampdoria da incubo del finale di primo tempo dà dei leggeri segnali di vita. I tanti cambi - tutti nei primi 20': Kownacki, Quagliarella e Linetty per Caprari, Zapata e Ramírez - non cambiano di tanto l'inerzia. Certo, Zapata sfiora il palo con un gran destro e Strakosha deve stoppare un tiro di Kownacki, ma niente di più.
Al contrario, una Lazio a regime ridotto sfiora il 3-0 due volte con Caceres: l'uruguayano in versione offensiva va vicino al gol prima di testa, poi con una deviazione fortunosa. Non fa nulla, però, perché il 3-0 arriva all'84': bell'azione di Milinkovic-Savic, che legge il taglio in area piccola di Immobile e lo serve. Andersen è distratto e lo svantaggio diventa triplo.
Basta poco per far crollare psicologicamente la Sampdoria, che cede anche in concentrazione: tre minuti più tardi, Ferrari passa il pallone con troppa leggerezza, Nani lo intercetta e il portoghese lancia in profondità Immobile. Il 17 di casa, di fronte a Viviano, è letale e segna il gol numero ? in campionato. Finita un'altra giornata di (poca) passione.

Giampaolo dice che il punteggio sia esagerato, ma le ingenuità si pagano.

Viviano 5.5; Bereszynski 5.5, Andersen 6, Ferrari 5, Strinic 4.5; Barreto 6, Torreira 5, Praet 5.5; Ramírez 5 (dal 20' s.t. Linetty 6); Caprari 5 (dal 7' s.t. Kownacki 6), Zapata 5 (dal 14' s.t. Quagliarella 5.5).

Come giudicare questa prestazione? Una passeggiata (non di salute). Una terribile figura, soprattutto considerando l'atteggiamento in campo. Come contro la Juventus a Torino, l'impressione è che se la Sampdoria fosse stata più precisa e volenterosa, avrebbe potuto mettere in difficoltà una squadra più forte, ma con il pilota automatico inserito.
La Lazio è sì una delle migliori realtà di questo campionato, ma nella prima mezz'ora non ha dato l'impressione di voler spingere. Trovati i due gol, la squadra di casa ha sostanzialmente gestito il vantaggio senza correre quasi nessun pericolo. I due gol di Immobile nel finale son serviti più a lui che alle due squadre, con la contesa già decisa.
E c'è un altro dato personale pericolo per Giampaolo: in quattro gare - tra il 2016 e il 2018 - contro la Lazio di Simone Inzaghi, la Sampdoria del tecnico abruzzese ha incassato quattro sconfitte su altrettante partite. 2-1, 7-3, 2-1, 4-0: due sconfitte onorevoli in casa, due disastri in trasferta (in totale, cinque gol fatti e 15 subiti!).
L'unica notizia buona venuta fuori dalla gara di ieri pomeriggio riguarda i giovani: Kownacki è entrato ancora una volta a gara in corso, ma sembra che si stia meritando un maggior minutaggio per l'anno prossimo. Lo stesso vale per il danese Andersen, che si è perso Immobile sul 3-0, ma che per il resto ha giocato un'ottima gara, risultando il migliore.
E ora? Ci si riprova. Tolti gli impegni con Lazio e Juventus, alla Sampdoria l'unica gara difficile che rimane è quella contro il Napoli della 37° giornata (poi Cagliari, Sassuolo e SPAL). Lo stesso Napoli che affronterà la Fiorentina; il Milan ha la finale di Coppa Italia, nonché lo scontro diretto contro l'Atalanta, mentre quest'ultima mi sembra la favorita per il sesto posto.
Crederci? Magari potessi, ma non ne ho voglia. E per primi non sembravano averne la voglia i giocatori. C'è un Mondiale alle porte e l'ipotesi del settimo posto sembra far accapponare la pelle a tutti: un po' perché un'altra Vojvodina la si vorrebbe evitare, un po' perché l'estate è bella e il mare pure. La Dori-exit sembra l'unica soluzione desiderata.

I tifosi blucerchiati sempre presenti, anche allo Stadio Olimpico di Roma.

04 dicembre 2017

Beffa salutare.

L'avevamo un po' detto. Contro Chievo, Atalanta e Juventus si erano visti alcuni campanelli d'allarme o episodi che poi il karma ci avrebbe restituito. E così è stato: la Sampdoria inciampa per la prima volta in casa, rimontata per 2-1 dalla Lazio. E forse non c'è neanche granché da contestare sul punteggio finale: l'Europa è un sogno da consolidare passo dopo passo.

Felipe Caicedo, 29 anni, match-winner con il suo primo gol in A.

La Sampdoria è reduce dalla pessima batosta di Bologna e spera che la Lazio possa cadere al "Ferraris", come tutte le altre squadre che l'hanno affrontata nell'impianto di casa. Fuori Strinic e Linetty per infortunio, sono Murru e Barreto a sostituirli. Gli ospiti, invece, si schierano con il solito 3-4-2-1, con Immobile supportato da Milinkovic-Savic e Luis Alberto.
Il primo tempo vede la Sampdoria maggiormente al tiro, ma sempre piuttosto imprecisa. La miglior occasione è al 30', quando Praet imbecca Zapata in mezzo all'area: il colombiano incespica nel cambio di direzione, ma riesce a tirare, trovando però la respinta di piede di Strakosha. Per il resto, tante conclusioni dalla distanza.
Mentre però né Praet, né Barreto, né Ramírez trovano la porta avversaria, la Lazio costruisce meno palle-gol, ma di maggior qualità. Parolo si trova solo per lo stacco di testa al 14', ma non centra la porta di Viviano. Immobile sfiora il palo e poi impegna Viviano in una respinta difficile: sul conseguente tiro-cross di Luis Alberto, un super Bereszynski respinge.
Al riposo, la sensazione è che il canovaccio possa esser sbloccato da un episodio. La Lazio non lo trova (palo di Parolo al 51'), la Sampdoria sì: lancio in profondità di Torreira, spondina di testa di Quagliarella e Zapata è solo in area. Senza pietà, il 91 blucerchiato mette dentro l'1-0, ringraziando anche la disattenzione della difesa ospite.
Non è però finita qui: i padroni di casa hanno un'altra mezza occasione con Barreto, ma poi si spegnono lì. Comincia una lunga girandola di sostituzioni, con la Lazio che alza il baricentro (dentro Caicedo accanto a Immobile), ma non crea questi grandi pericoli. Poi però l'episodio che cambia di nuovo la gara lo trovano gli ospiti.
Punizione ingenua concessa da Murru, sulla quale la palla carambola in area: Ferrari è meno lesto di Milinkovic-Savic a raccogliere la contesa e il serbo punisce Viviano in uscita da due-tre metri. L'1-1 dà fiducia alla Lazio, che nel finale trova persino il gol della vittoria con un altro mezzo episodio, stavolta però ben costruito.
Milinkovic-Savic cavalca servito da Luis Alberto e il serbo mette un pallone bellissimo per i due attaccanti, tenuti entrambi in gioco da Murru (male male): Caicedo lascia scorrere il pallone per Immobile, che però non batte Viviano. Il portiere doriano non trattiene la palla e l'ecuadoregno si getta sulla sfera per segnare a porta vuota: l'imbattibilità è finita, la gara pure.

Fino all'80', partita in pieno controllo. Poi il pata-trac degli ultimi 15'.


Viviano 5.5; Bereszynski 7.5, Silvestre 6.5, Ferrari 6, Murru 5; Barreto 6, Torreira 5.5, Praet 6 (dal 38' s.t. Verre s.v.); Ramírez 6 (dal 30' s.t. Álvarez 5.5); Quagliarella 6 (dal 24' s.t. Kownacki 5.5), Zapata 6.5.

E niente, la Lazio ha giocato una grande gara: continua, tenace sul pressing. E sebbene non abbia dominato fino all'1-1, comunque la squadra di Inzaghi ha avuto il merito di non sciogliersi di fronte allo svantaggio. Una possibilità che era sul tavolo, vista la sconfitta nel derby di Roma e il pareggio subito dalla Fiorentina nelle ultime due settimane.
Già, Simone Inzaghi. Un grande allenatore, che finora ha incrociato la Sampdoria quattro volte e ha perso solo la prima sfida contro i blucerchiati, per altro in una maniera che non lo fece felice nel maggio 2016. Invece, contro Giampaolo, siamo a tre successi su tre: due 2-1 a domicilio più la tremenda goleada del maggio scorso.
Mentre bisogna parlare di questo tecnico (che si sta confermando), Giampaolo ha i suoi problemi. Uno di questi è certamente Nicola Murru: è vero che l'assenza di Ivan Strinic avrebbe verosimilmente creato svantaggi, ma sul 2-1 c'è la sua impronta cubitale. Un fuorigioco fatto male, l'ennesimo dopo quello che ha regalato il 3-0 al Bologna al "Dall'Ara". Bisogna lavorare duro.
Anche perché il calendario ora regala delle buone occasioni alla Sampdoria: superate le principali sfide (sebbene si debba ancora recuperare la sfida con la Roma), i blucerchiati si preparano ad affrontare Cagliari, Sassuolo, Spal e Benevento prima della sosta di gennaio. Se togliamo l'impossibile trasferta di Napoli, 8-9 punti sarebbero il minimo per proseguire la corsa europea.

Bartosz Bereszynski, 25 anni, il miglior in campo per la Samp, contro Senad Lulić, 31.

25 aprile 2016

È fatta.

È fatta. La matematica non ci consegna ancora verdetti certi, ma la vittoria per 2-1 della Samp contro la Lazio mette la parola fine a questo travagliato campionato. Con un modico +8 sul Palermo, la corsa salvezza dei blucerchiati ha raggiunto il suo epilogo. E poco importa che ci siano ancora tre gare alla fine: questo stillicidio chiamato 2015-16 è finalmente giunto a conclusione.

Simone Inzaghi, 40 anni, alla prima sconfitta da mister della Lazio.

La Samp si presenta alla penultima in casa con un 3-5-2 totale: niente trequartista, Soriano e Correa in panchina. Davanti c'è ancora Muriel, ma stavolta accanto a lui c'è Quagliarella. Gli ospiti invece puntano sul 4-3-3 della nuova gestione Inzaghi, con Keita e Candreva che affiancano l'unico terminale offensivo Djordjevic.
Il problema è che dopo tre minuti la Lazio è già in vantaggio: Candreva temporeggia e mette in mezzo, dove un maldestro Silvestre si perde totalmente Djordjevic, libero di incornare di testa per l'1-0 ospite. Bella mazzata, considerando che la Samp deve ancora conquistare una tranquilla posizione in classifica e le notizie giunte da Frosinone-Palermo non sono delle migliori.
La Lazio è abbastanza arrembante, sfruttando la prestazione dei due esterni, che però sono inconcludenti sotto porta. Prima Keita salta tutti ma spara a lato una volta arrivato davanti a Viviano, Candreva, invece, è solo in area, ma si prende uno stop di troppo e alla fine Dodô lo recupera, stoppandogli il tiro.
Fortunatamente al 18' i padroni di casa trovano il pari: passaggio in profondità di Krsticic per Quagliarella, che però decide di lasciar passare il pallone. Gentiletti lascia un buco in mezzo all'area, dove s'infila Fernando, non seguito da Lulic: il destro del brasiliano non lascia scampo a Marchetti per il pareggio.
Muriel ci riprova al 22' su punizione (stranamente lasciata da Fernando), ma il pallone sibila alla destra di Marchetti. Da quel momento in poi, la Samp sparisce e lascia l'iniziativa ancora agli ospiti. Ci vogliono due miracoli di Viviano per chiudere il primo tempo in parità: il primo è su Keita, servito da Lulic in profondità.
Il secondo arriva sull'ennesimo calcio di rigore concesso in maniera ingenua dalla Samp, con Dodô che stende Keita in area senza alcun motivo. Dal dischetto si presenta Candreva, che ha un modo di calciare standard: pallonetto o incrocio sulla sua sinistra. Viviano capisce l'andazzo e si tuffa per neutralizzare il penalty, il secondo in una settimana.
Nel secondo tempo, la partita è per ritmi un'amichevole estiva: la Lazio arretra il baricentro e si fa meno pericolosa, mentre la Samp non riesce a concretizzare una mole di gioco superiore alla prima frazione. Muriel e Quagliarella impegnano Marchetti, che però si disimpegna bene su entrambi. Djordjevic ha la palla del 2-1 al 68', ma manca l'impatto con la palla da solo in area.
La fortuna vuole che la Samp passi in vantaggio al 78'. Soriano si guadagna astutamente una punizione: Fernando mette in mezzo e Silvestre incorna, trovando una grande respinta di Marchetti. La palla danza sulla traversa e poi torna giù, con Diakité che sembra anticipare tutti, anche i compagni (De Silvestri rimedia una gomitata): è il vantaggio blucerchiato.
La Lega poi assegnerà il gol al numero 29, ma intanto è 2-1: la Lazio improvvisamente si gioca la carta Morrison e si butta in avanti, creando un'unica occasione al minuto 94. Il giovane Skriniar - entrato nel finale per Dodô - concede una punizione per Biglia, che scavalca la barriera ma trova ancora Viviano. Il fischio finale di Rizzoli chiude la stagione della Samp con la salvezza.

Fernando Lucas Martins, 24 anni, al quarto gol in campionato.

Viviano 7.5; Diakité 6.5, Silvestre 5.5, Cassani 6; De Silvestri 6, Krsticic 5.5 (dal 28' s.t. Soriano 6), Fernando 7, Barreto 6, Dodô 5 (dal 46' s.t. Skriniar s.v.); Muriel 5 (dal 20' s.t. Correa 6), Quagliarella 6.5 - già pubblicate su SampNews24

Mi hanno stupito le dichiarazioni dei giocatori della Lazio al termine della gara, quasi defraudati di una vittoria che gli dèi del calcio avrebbero dovuto assegnargli d'ufficio. Su tutti il tecnico Simone Inzaghi, incapace di capacitarsi di una sconfitta come questa. Però la Lazio si è vista (bene) solo nel primo tempo, creando pochissimo nella ripresa: mah.
Non nego che al momento dell'1-0 di Djordjevic ho pensato: «La prossima andiamo a Palermo e siamo a +5. Se perdiamo questa e quella in Sicilia, retrocediamo sicuro». Per fortuna, il gol di Fernando e i tanti errori sotto porta della Lazio - uniti alle parate di Viviano - hanno cambiato il corso della gara e ora respiriamo.
E il futuro? Tendo a non esser ottimista di natura. Mi definisco un realista, per cui vi dico che non so cosa accadrà: la presidenza Ferrero mi sembra ristretta di prospettive, con l'obiettivo di tirare a campare. A stadio e centro sportivo non ci credo finché non li vedo, figuriamoci al rinforzo della squadra. Posso solo sperare che avere Montella dall'inizio produca esiti diversi.
Il bilancio stagionale di questo 2015-16 è un pianto: siamo partiti per giocarci quattro partite con cui saremmo dovuti entrare in Europa League e invece a tre giornate dalla fine non possiamo ancora dirci matematicamente salvi. A inizio anno pensavo che rimanere nella parte sinistra della classifica con l'Europa a tenerci impegnati sarebbe stato impensabile.
Era però un sacrificio, uno scambio che avrei fatto volentieri. Sei partite di Europa League (più le quattro per arrivarci) sarebbero valse molto più del campionato melenso, sofferto e incolore che abbiamo fatto. Ci vorrebbe una rivoluzione in campo e fuori, cambiando il d.s. e portando una nuova guida per la Samp. Ma non avverrà: accontentiamoci della salvezza per ora.

Massimo Ferrero, 64 anni, ed Emiliano Viviano, 30, in festa al fischio finale.

13 aprile 2015

Rimpianti europei.

Si poteva chiudere un altro conto, ma la fortuna ha deciso che si dovrà soffrire un pochino di più. La Samp ottiene un punto dalla trasferta di San Siro: 1-1 contro un Milan spuntato e la risposta in rovesciata di De Jong al gol iniziale di Soriano. L'Europa rimane un sogno possibile, ma sono due punti che rimarranno sul groppone a fine stagione.

La contestazione (incessante) dei tifosi del Milan a San Siro.

La Samp cambia qualcosina per la gara contro il Milan: si mette da parte il 4-3-3 e si passa al 4-2-3-1, con il trio composto da Eder, Eto'o e Soriano dietro l'unica punta, Okaka. Dal canto suo, Inzaghi prosegue con la sua rincorsa impossibile all'Europa dopo il successo di Palermo. Il suo 4-3-3 vede Menez, Destro e Cerci davanti, mentre van Ginkel torna dal 1' accanto a De Jong e Bonaventura a centrocampo. L'atmosfera a San Siro è di contestazione: continua la protesta dei tifosi della Curva Sud e l'hashtag #saveacmilan ormai spopola anche in rete.
Il primo tempo è decisamente a marca rossonera, visto che la Samp decide di giocare di rimessa anche contro un avversario in difficoltà. L'unico a creare difficoltà alla difesa avversaria è Samuel Eto'o, che prova un paio di destri dai 25 metri: sul primo c'è Diego Lopez, il secondo è di poco a lato. Il Milan spesso passa dalle parti di Cerci, ma è van Ginkel il primo a rendersi pericoloso: due tiri - a breve distanza - impensieriscono Viviano.
Anche Destro ci prova su un paio di suggerimenti, ma non spaventa mai veramente il portiere avversario. L'occasione più grande della prima frazione ce l'ha proprio Cerci: su un rimpallo scaturito da un dribbling di Menez, il numero 22 rossonero va al tiro dal limite dell'area, sparando però altissimo da buona posizione.
Diversa la ripresa, dove il Milan inizia male il secondo tempo e la Samp ne approfitta subito. Prima Eder costringe alla paratona Diego Lopez da calcio piazzato, poi arriva il vantaggio al 57'. Eto'o lavora un bel pallone al limite dell'area e Soriano s'inserisce al momento giusto: il passaggio sotto le gambe di Mexes giunge al centrocampista, che da solo spara in porta per l'1-0. Mezza rete va al camerunense, dominante ieri a San Siro.
Da lì parte una girandola di sostituzioni, con il Milan fischiato e in controllo del gioco, ma quasi mai pericoloso. Palombo salva eroicamente al 69' su un pericoloso cross di Menez, ma la beffa è dietro l'angolo. Dopo aver salvato dieci secondi prima un gol sulla linea, Duncan devia con un ginocchio la rovesciata disperata di De Jong: Viviano spiazzato e pareggio rossonero al 74'. La Samp non si vede più dalle parti di Diego Lopez, mentre per poco non arriva pure la beffa targata Suso: gran mancino del numero 8 di casa all'81', ma fortunatamente il pallone finisce sul palo.

La festa dei giocatori blucerchiati dopo il vantaggio di Soriano.

Viviano 6.5; De Silvestri 6 (dal 42' s.t. Wszolek s.v.), Silvestre 7.5, Romagnoli 7.5, Mesbah 6; Palombo 6.5, Obiang 6; Eder 6, Soriano 6.5 (dal 19' s.t. Duncan 5.5), Eto'o 7.5; Okaka 6 (dal 27' s.t. Muriel 6) - già pubblicate su SampNews24

Con questo risultato, la Samp ha praticamente regalato quattro punti al Milan in due partite. Sia all'andata che ieri la sensazione è che i blucerchiati fossero la squadra migliore, mentre i rossoneri hanno giocato una sorta di anti-calcio offensivo: tanto possesso palla, ma senza l'inventiva di Menez non si va da nessuna parte. Lo stesso pareggio di De Jong è frutto di fortuna, così come il palo di Suso è merito dello spagnolo e della sua tecnica individuale. Se c'è una certezza, è che il Milan non sarà nella prossima Europa League (e forse neanche il club la vuole).
Nella corsa europea, la Samp tiene il passo della Fiorentina e rimane a un punto dal Napoli, vittorioso per 3-0 nella gara casalinga contro i viola. Brutta settimana per Montella, trovatosi dall'esaltazione per il 2-0 sulla squadra di Mihajlovic a eliminato dalla Coppa Italia e mazziato al San Paolo. La Samp dovrà affrontare il Napoli di Benitez il 26 aprile prossimo al San Paolo: sarà una gara di certo interessante, con gli azzurri ancora in corsa per l'Europa League. Il vantaggio dei blucerchiati è proprio questo: a differenza delle due rivali, non ci sono impegni continentali.
Ora c'è il Cesena dell'ex Di Carlo, che sembra condannato alla B nonostante l'impegno e che arriverà al Ferraris sabato alle 18. Bisogna stare attenti: l'andata ha dimostrato come anche la miglior Samp può riuscire a non vincere certe partite. L'1-1 del Manuzzi lasciò due punti per strada che hanno pesato sul proseguo dell'annata doriana; ora è tempo di prendersi una vittoria che porterebbe la squadra di Mihajlovic a un passo dall'obiettivo. Lo si deve fare per non avere rimpianti, gli stessi che ieri sera albergavano nella mente di molti tifosi.

Samuel Eto'o, 34 anni, ed Emiliano Viviano, 29, a fine gara.

10 novembre 2014

Quanti rimpianti.

Poteva andar meglio, ma se Mihajlovic si è detto soddisfatto a fine gara, forse va bene così. La Samp esce con un punto dalla sfida contro il Milan: un 2-2 finale che non rispecchia molto l'effettivo andamento della gara, con i rossoneri troppo timidi in zona offensiva e spesso sterili. Dal canto suo, la Samp avrebbe dovuto chiudere la gara sul 2-1 e invece si è fatta rimontare. L'ennesima prova di carattere dei blucerchiati, che vanno a quota 20 e si fanno scavalcare dal Napoli di Benitez.

Sinisa Mihajlovic, 45 anni, si è detto soddisfatto del pareggio.

La Samp è reduce dal 3-1 contro la Fiorentina: un successo che ha confermato i blucerchiati al terzo posto, mentre il Milan viene dalla sconfitta casalinga per 2-0 contro il Palermo. Due momenti diversi in una sfida che rimane interessante: la potenza offensiva dei rossoneri contro l'organizzazione del Doria. Inzaghi e Mihajlovic devono fare i conti con molte assenze: il primo ha problemi in difesa, tanto da piazzare Bonera terzino e rispolverare Mexes. Il secondo deve fare a meno di Palombo e Romagnoli, mentre Regini parte dalla panchina. Comunque, il serbo decide per il ritorno al classico 4-3-3.
Pronti, via e il Milan si ritrova in vantaggio: classica discesa di El Shaarawy sulla sinistra. De Silvestri si sposta sull'arrembante Bonera, Silvestre deve tenere sottocontrollo Menez e toccherebbe a Obiang accorciare sull'italo-egiziano. La chiusura arriva quando il numero 92 ha già scagliato il tiro a giro sul secondo palo: Romero non può nulla ed è 1-0 per gli ospiti. El Shaarawy torna al gol dopo 622 (!) giorni, tanto per confermare la capacità storica della Samp di resuscitare i morti. Tuttavia, la squadra di Mihajlovic non si scompone: sbaglia per un po', poi si rimette a posto e comincia a macinare gioco. Prima Eder costringe Diego Lopez in corner, poi Gabbiadini salta il portiere rossonero in uscita ma non riesce a concludere in porta. La Samp continua a premere, mentre il Milan si difende. Alla fine, il (meritato) pareggio arriva: palla in profondità per Gabbiadini, che mette un pallone in mezzo per Okaka. Il numero 9 blucerchiato sfiora in spaccata e batte Diego Lopez: 1-1 all'intervallo. Giusto così per le occasioni create.
Nella ripresa non c'è tempo di respirare che la Samp si è già portata in vantaggio: al 51', su corner di Gabbiadini, Obiang stacca bene e coglie il palo. Sulla respinta, Honda tiene tutti in gioco e per Eder è facile insaccare a porta vuota. È il momento cruciale della gara: i padroni di casa dovrebbero cercare il 3-1, che metterebbe fuori gioco un Milan fin lì molto sterile. Invece, la Samp arretra e passa dieci minuti di stasi, finché non arriva l'episodio del rigore per gli ospiti. Cross di Menez al 63' e Mesbah scivola - in diagonale difensiva - scivola al centro dell'area, andando a colpire il pallone con la mano. Molte proteste, ma a parti invertite bisognerebbe vedere cosa ognuno di noi avrebbe voluto... fatto sta che Menez s'incammina verso il dischetto e spiazza Romero per il 2-2. La partita lì s'inceppa tra ammonizioni e una girandola di sostituzioni. Il Milan ci prova solo con un gran destro di Bonaventura all'82': palo sfiorato, ma Romero controlla. Nel finale Soriano prova la fuga per la vittoria, ma il suo destro incrociato dal limite dell'area viene respinto dall'ottimo Diego Lopez. Finisce 2-2 con molti rimpianti per la Samp, che forse ha buttato altri due punti dopo quelli di Cagliari.

Jeremy Menez, 27 anni, e Stephan El Shaarawy, 22: entrambi in gol.

Romero 6 - Incolpevole sui due gol, presente nelle altre occasioni.
De Silvestri 5.5 - A differenza di Mesbah, fa più fatica con El Shaarawy e Menez. Corre molto, ma in fase offensiva si vede raramente. Rischia anche il rigore con una trattenuta su Torres.
Silvestre 6.5 - Una roccia, anche se deve abbandonare il campo con anticipo.
Gastaldello 6.5 - Diciamo che Menez in area non ci sta mai e Torres non è il più difficile dei clienti.
Mesbah 5.5 - Annulla Honda, ma pesa l'ingenuità del rigore. Sfortunato a scivolare, ma alzi la mano chi a parti invertite non avrebbe voluto il rigore...
Soriano 6.5 - Dinamicità è la parola d'ordine. Nel finale ha anche la palla del 3-2, ma Diego Lopez è attento.
Obiang 6 - Mi aspetto qualcosina in più. Specie contro De Jong e il fantasma di Essien. Anche perché è in una forma fisica strepitosa: si vede che i problemi della scorsa stagione sono alle spalle. Sul gol di El Shaarawy potrebbe accorciare sul milanista, ma arriva tardi.
Duncan 5.5 - Meglio nella ripresa, anche lui può fare di meglio.
Gabbiadini 6.5 - Molto ispirato in profondità. Sfrutta gli spazzi prima per cercare il gol, poi per trovare l'intesa con Okaka per l'1-1.
Okaka 6.5 - Seconda rete in campionato e solito mazzo clamoroso. Avrebbe un'altra occasione chiara da gol, ma Orsato ferma tutto inspiegabilmente dopo Mexes cade da solo.
Eder 7 - De Sciglio ha difficoltà a tenere il suo passo. Spostato sul povero Bonera, forse, avrebbe persino causato l'espulsione del rossonero in anticipo. Gol da rapace, il secondo in campionato.

Rizzo 5.5 - Il suo ingresso fa sperare in un cambio di passo, ma il ragazzo dal cuore blucerchiato non incide sulla gara.
Regini s.v. - Entra per far rifiatare un Silvestre che pare acciaccato.
Bergessio s.v. - Ammetto che questi ingressi a tre minuti dalla fine non li capisco.

A parte il folkloristico Inzaghi a fine gara («Meritavamo di vincere»: sicuro?), la Samp ha dimostrato che non ha nulla da invidiare alle squadre che lotteranno per una posizione in Europa League. Perché di certo il Milan non può puntare a qualcosa in più: i rossoneri hanno parecchi problemi in difesa e a centrocampo. E terzi non ci si può arrivare solo con l'attacco. Invece, per la Samp, ci sono i rimpianti: la posizioni di classifica è ottima e forse "mugugnare" sembra troppo, però questo è un gruppo tanto ottimo e unito quanto ingenuo. Dopo Cagliari, è arrivata un'altra buona prova, macchiata però da imprecisioni. Chissà quanto saranno rimpiante a fine campionato. Arrivederci a Cesena, quando tra due settimane la Samp sarà al Manuzzi per sfidare i bianconeri.

Stefano Okaka, 26 anni, festeggia il secondo gol in campionato.