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04 aprile 2018

La sorpresa.

Inattesa, dopo il primo tempo quasi immeritata. La ripresa, però, ha certificato una minima reazione, anche di carattere e di qualità nel finale di gara. La Sampdoria viola l'Atleti Azzurri d'Italia e batte per 2-1 l'Atalanta di Gasperini, incassando un successo sorprendente. Se sarà un segnale di ripresa o solo un caso fortuito, ce lo dirà il tempo.

Marco Giampaolo, 50 anni, può sorridere: prima vittoria in trasferta da gennaio.

La Sampdoria si presenta a Bergamo con la consapevolezza che una reazione sia necessaria. Se non altro per i tifosi, arrivati numerosi in Lombardia: Giampaolo sceglie dal 1' Andersen in difesa e Capezzi a centrocampo (complice la squalifica di Torreira). Gasperini cambia poco rispetto al successo di qualche giorno prima contro l'Udinese.
La partita è piuttosto blanda nel primo tempo, con l'Atalanta che è la squadra a controllare il possesso del pallone. Castagne ha una buona occasione di fronte a Viviano al 14', ma sparacchia a lato. Due tiracci di Caprari e Cristante fanno da intermezzo, ma il brivido arriva al 37', quando Petagna centra la traversa su un corner battuto dai padroni di casa.
La prima svolta per gli ospiti è nel cambio Álvarez-Ramírez, arrivato poco prima del vantaggio blucerchiato: palla geniale di Praet per Bereszynski, ma Castagne chiude tutto, deviando la palla verso l'area. C'è Toloi, che però scivola e Caprari ne approfitta, saltando il brasiliano e battendo Berisha in uscita: 1-0 a sorpresa.
Non solo, però, perché la Sampdoria va vicina pure al raddoppio: al 45', una velenosa punizione di Ramírez trova il miracolo di Berisha, che salva volando sotto l'incrocio. Si va all'intervallo sorprendentemente in vantaggio, ma ci si aspetta la reazione dell'Atalanta, che però non sarà così efficace come si pensa.
La girandola di cambi modifica l'assetto dei padroni di casa, che si sbilanciano e probabilmente si assestano su un 4-2-3-1, con il giovane Barrow largo a destra. Al centro non si sfonda, ma non serve, perché al 66' l'Atalanta pareggia in maniera fortunosa: palla in mezzo da punizione, rimpallo e Toloi è il più lesto a calciare, trovando l'1-1.
La Sampdoria, però, non si scompone. Paradossalmente, è l'Atalanta a sparire in maniera graduale, trovando giusto un tiro di Cristante in posizione pericolosa, mandato però alto. Invece la Sampdoria fa girare il pallone e trova nel duo Ramírez-Praet la guida per imporsi.
All'80', la traversa ferma un colpo di testa di Caprari, che svetta su un cross di Ramírez. Poco male, perché tre minuti più tardi gli ospiti si trovano di nuovo in vantaggio: passaggio indietro su Haas, incomprensione con Masiello e Zapata sfila alle sue spalle, beffando Berisha con un vellutato pallonetto sull'uscita del portiere. 2-1 e grande festa.
Nel finale non succede praticamente nulla: l'Atalanta - ormai scomposta e spezzettata - butta in mezzo tutto quello che può, ma la difesa ospite regge bene e permette a Giampaolo di portare via tre punti preziosi in ottica europea.

Dennis Praet, 23 anni, lotta per il pallone con Alejandro Gómez, 30.

Viviano 6; Bereszynski 7, Andersen 6.5, Ferrari 6.5, Murru 5.5 (dal 21' s.t. Regini 6); Praet 7, Capezzi 6.5, Linetty 6.5; Álvarez 5 (dal 39' p.t. Ramírez 6.5); Caprari 6 (dal 39' s.t. Verre 6), Zapata 6.5

La Sampdoria è stata sorprendente, soprattutto in alcuni elementi: se su Praet e Bereszynski non dovremmo più esser stupiti (il belga si sta silenziosamente trasformando in un campione: ieri partita da maestro), Capezzi e Andersen hanno fatto bene. Essenziale e ordinato il primo, senza sbavature eccessive il secondo (che speriamo possa esser utilizzato di più).
L'Atalanta è sembrata più molle del solito, come se fosse stanca dalla vittoria di sabato contro l'Udinese. Ha lasciato sei punti in due gare contro la Sampdoria, che sorprende, perché i blucerchiati ne hanno fatti 12 in quattro partite, se comprendiamo anche l'altra avversaria diretta per un possibile accesso in Europa League, ovvero la Fiorentina.
Tuttavia, non illuda questa vittoria estemporanea a Bergamo: il problema trasferta rimane. La Sampdoria è 4° per rendimento in casa (con le stesse gare, +4 sulla Roma e +5 sulla Lazio), ma è 14° in trasferta. Ha vinto la prima gara fuori dal "Ferraris" da gennaio e non è sembrata la migliore versione dell'Atalanta, per quanto la Sampdoria della ripresa si sia fatta apprezzare.
Qualcuno ha fatto parallelismi tra la gara di ieri pomeriggio a Bergamo e la vittoria in rimonta a Udine nel gennaio 2010, senza Cassano e che di fatto spezzò una brutta striscia negativa. Da lì la squadra volò in Champions League, giocandosi i preliminari. Non ci sono gli stessi traguardi, né la stessa sostanza: volerei più basso.
Intanto c'è il derby sabato sera, con il Genoa che sembra ormai al sicuro da qualunque pericolo retrocessione dopo il 2-1 all'ultimo minuto contro il Cagliari. Con i 34 punti in classifica, i rossoblu possono giocare la stracittadina a mente sgombra, ma Giampaolo ha un'ottima tradizione: se riuscisse a proseguirla, sarebbe un'altra gradita sorpresa.

Andrea Petagna, 22 anni, sbuffa: solo quattro gol in questo campionato.

16 ottobre 2017

Riscoprirsi grandi (e fortunati).

Una domenica europea: la Sampdoria batte in rimonta 3-1 l'Atalanta e all'improvviso si trova sesta, in piena zona Europa League. E per giunta con una partita da recuperare, quella con la Roma, che ora dista un solo punto. Sembra quasi uno scherzo a scriverlo, ma Marco Giampaolo ci potrebbe aver fatto un altro scherzo, nonostante la squadra indebolita.

La Sampdoria esulta per il 3-1 con Ilicic sullo sfondo: lo sloveno ha rifiutato il Doria per passare all'Atalanta nell'ultima sessione di mercato. Miglior fotogramma non potrebbe esistere.

Non ci sono enormi novità in casa Sampdoria: la sostituzione obbligata è quella di Barreto, ma a sorpresa viene scelto Valerio Verre e non Linetty. Giusto così comunque, perché l'ex Pescara ha bisogno di minuti nelle gambe. Torna (ahimè) anche Regini in difesa, che panchina Ferrari; Gasperini, a sorpresa, lascia riposare Gomez.
Il primo tempo è tutto di marca atalantina, ma l'unico rischio è corso all'inizio: un retropassaggio distratto costringe Berisha a un controllo difficoltoso. Quagliarella si avventa e ruba palla al portiere albanese, ma il tiro è respinto in corner. Da lì, è un assolo degli ospiti, consci di saper coprire benissimo il campo e poter aggirare gli ostacoli.
Ilicic è il primo a tentare dalla distanza, poi ancora Freuler a impegnare Puggioni. Il terzo al tiro è Cristante, che spreca un buon assist dello sloveno con un tiraccio a lato. Al 21', il vantaggio ospite: Spinazzola mette un bel pallone in mezzo, Regini lascia tutti in linea e Cristante svetta di testa, con Puggioni che esce male. 1-0 meritato.
Solo l'imprecisione atalantina non permette loro di concludere il tempo in doppio vantaggio: Puggioni è costretto a diversi interventi almeno fino alla mezz'ora, quando la Sampdoria si sveglia e trova una piccola reazione prima dell'intervallo con Zapata, due volte al tiro. Al ritorno in campo, Giampaolo opta per il doppio cambio: fuori Verre Ramírez, dentro Caprari e Linetty.
Saranno decisivi: dopo 10' di studio, la Sampdoria pareggio con Zapata. Bell'inserimento in profondità di Quagliarella, che aggira Berisha lateralmente e prova il tiro; con il pallone respinto, il 27 rimette in mezzo e trova il colombiano, che realizza il terzo gol in cinque partite. Sembra un episodio, ma è solo l'inizio.
Quattro minuti più tardi, è Caprari a portare in vantaggio la Sampdoria: bel recupero palla di Strinic, uno-due del croato con Zapata e scatto in profondità. Il cross dell'ex Napoli è perfetto per l'incornata bassa di Caprari, che si sblocca anche al "Ferraris". L'Atalanta dà una prima risposta con l'entrata di Gomez, che subito va due volte al tiro.
Ma è al 68' che arriva il colpo del k.o.: bel recupero palla di Praet e filtrante per Linetty. La palla è interessante, ma la finta del polacco - che fa finta di andare incontro al pallone per poi lasciarlo scorrere - di fatto è un ankle-breaker stile NBA su Masiello. Solo e in area, Linetty mira all'angolo opposto e trova il 3-1 che chiude la gara.
Da lì inizia una girandola di sostituzioni e ammonizioni, con le occasioni a intervallare il tutto: ci provano Praet, Quagliarella e Gomez, ma nessuno di loro trova il gol. Clamorosa l'ultima occasione per Cornelius, solo davanti a Puggioni: non bastano tre tiri a botta sicura per trovare la rete del 3-2. Quando la fortuna ti arride...

La conta degli xG non spiega il risultato. Ogni tanto capita.

Puggioni 5.5; Bereszynski 7, Silvestre 6, Regini 6.5, Strinic 7; Verre 5 (dal 1' s.t. Linetty 7.5), Torreira 6.5, Praet 7; Ramírez 5 (dal 1' s.t. Caprari 6.5); Quagliarella 6, Zapata 7.5 (dal 41' s.t. Kownacki s.v.)

Beh, che dire: è stata una domenica fortunata. Soprattutto nei primi 45', la Sampdoria è sembrata totalmente fuori dal gioco, con giusto 2-3 giocatori a salvarsi da una debacle totale. Ha spaventato l'identità degli ospiti, che sono - assieme al Napoli capolista - la squadra che più ha una sua organizzazione di gioco riconoscibile.
D'altro canto, al primo affondo, gli ospiti sono crollati. Probabilmente l'Europa League è per l'Atalanta il vero obiettivo stagionale. In fondo, anche senza El Papu Gomez, Gasperini e i suoi ragazzi sono stati in vantaggio per 55' e hanno giocato un primo tempo di ottima fattura. Poi però ci sono i gap d'esperienza da colmare.
In quei gap si è infilata la Sampdoria, capace di segnare tre reti in 13' e chiudere la gara. Anzi, la Sampdoria avrebbe potuto persino realizzare la quarta rete con maggior precisione: la pressione del secondo tempo è stata folle e dimostra come a volte un po' un cambio di rotta - anche leggero - modifichi l'inerzia di un'intera gara.
Due le cose impressionanti: a) l'impatto di Caprari, che deve avere più spazio accanto a Zapata. Per quanto Quagliarella sia fondamentale, va pur sempre verso i 35 anni; b) Bartosz Bereszynski. Del ragazzo si è detto di tutto, ma i sei mesi d'ambientamento sembrano conclusi e la differenza con Sala - ovvero con uno che non fa il terzino - sembra ormai lampante.
Potenzialmente, la Samp potrebbe avere cinque titolari su 11 al prossimo Mondiale: Linetty e Bereszynski con la Polonia, Zapata con la Colombia e (si spera) Praet con il Belgio, più la possibilità che Viviano venga ricompensato con un posto in Russia. Ora però si deve pensare al futuro prossimo: un'altra vittoria con il Crotone ci farebbe volare altissimo.

Bryan Cristante, 22 anni, festeggia il momentaneo 1-0. Non durerà.

09 maggio 2016

Un anno da dimenticare.

Ci è voluta qualche ora per sbollire non tanto la rabbia, quanto lo smarrimento nel vedere lo spettacolo del "Ferraris" di ieri pomeriggio. Spesso si parla (a sproposito) del derby che «cambia la stagione», anche se quest'annata non sarebbe stata salvata neanche da una stracittadina stra-vinta. Invece, il 3-0 finale del Genoa su(i resti de)lla Samp è stato svilente.

La Gradinata Sud colorata per l'occasione: una delle poche cose da salvare.

Le due squadre si presentano con moduli speculari. Con le assenze a centrocampo, Montella decide di schierarsi a specchio per prevenire le avanzate avversarie. A sorpresa, c'è Cassano dall'inizio accanto a Quagliarella. Per Gasperini il 3-5-2 vede Suso in appoggio a Pavoletti, con Laxalt e Ansaldi sulle fasce, mentre Rigoni è leggermente più avanzato rispetto al resto della mediana.
Pronti, via e la Samp è subito in svantaggio. In un delirio collettivo difensivo, il Genoa va in vantaggio. Rigoni (solo) serve Ansaldi in corsa, che taglia la difesa blucerchiata come il burro (non seguito da Dodô) e mette in mezzo: il cross non è granché, ma Viviano scivola e Silvestre si perde Pavoletti, che segna l'1-0 e il terzo gol in un derby della Lanterna.
Il vantaggio ammazza una Samp già poco brillante. Tre minuti e c'è pure il rischio del raddoppio "ospite", con Dzemaili che tenta di cogliere Viviano fuori dalla porta da 40 metri. Il Genoa sembra padrone della partita, tanto da raddoppiare al 26': Suso punta Cassani, si sposta il pallone sul mancino e neanche l'ulteriore marcatura di Silvestre gli impedisce il tiro.
Dopo il 2-0, lo spagnolo esulta sotto la Sud in maniera provocatoria, ricordando Palladino quasi sette anni fa e causando l'ira di Viviano, che si becca un giallo. Peccato che i blucerchiati siano inesistenti, aggrappati alla venia di un Cassano che gioca da fermo. La Samp è tutta nell'occasione del minuto 33, quando Cassano pesca Soriano, che però centra Lamanna da buona posizione.
Pavoletti (due volte) e Rigoni hanno persino l'occasione per il 3-0, se non fosse che per poca precisione o per la difesa blucerchiata il terzo gol non arriva. Si va all'intervallo con la consapevolezza che c'è bisogno di un secondo tempo diverso: peccato che il canovaccio sarà praticamente identico.
La Samp ha qualche folata, ancora grazie a Cassano, che mette Quagliarella solo davanti a Lamanna: peccato che il 27 blucerchiato spara addosso al portiere del Genoa. Il Genoa gestisce: ogni tanto si fa vedere con qualche tiro dalle parti di Viviano, ma pensa prima di tutto a non prenderle. Ansaldi e Laxalt sono l'incubo della difesa doriana.
Le speranze di pareggio si chiudono con due fotografie. La prima al minuto 74, quando il Genoa segna il 3-0 in contropiede. Pessima gestione del pallone di Correa, che sbatte su Sala e regala ai rossoblu un contropiede in campo aperto. Cassani sbaglia il fuorigioco e Laxalt si presenta davanti a Viviano, che lo ferma. Sulla ribattuta, però, Pavoletti serve Suso per il 3-0 a porta vuota.
Due minuti più tardi, la giornata si conferma storta: gran destro di Fernando dai 25 metri, traversa a Lamanna battuto. Sulla respinta, Quagliarella è solo per schiacciare di testa in rete, ma la sua incornata finisce tra le braccia del portiere avversario. Paradossalmente, sono Pavoletti e Tachtsidis a sfiorare il 4-0. Finisce con uno scarto magari troppo grande, ma con un derby a senso unico.

Suso, 22 anni: seconda nel derby di Genova, doppietta al ritorno.

Viviano 5.5; Diakité 5, Sivlestre 5, Cassani 4.5; De Silvestri 5 (dal 12' s.t. Correa 5), Soriano 4.5, Palombo 4.5 (dal 27' s.t. Sala 5.5), Fernando 5, Dodô 4; Cassano 6; Quagliarella 4.5 (dal 39' s.t. Muriel s.v.) - già pubblicate su SampNews24

Spesso si parla (a sproposito) di supremazia cittadina. Forse perché sono di Roma e non vivo la rivalità annuale, ma non può fregarmene di meno se i risultati sono questi. La stagione è stata brutta al di là del pessimo derby giocato ieri. E per chi parla un po' più di presente e meno di storia, dal ritorno del Genoa in A la Samp è stata davanti solo quattro volte su otto stagioni.
Rivalità cittadina a parte, ora si parla anche di Montella e del suo futuro. Ieri il tecnico ha voluto accusare apertamente Osti di ingraziarsi i tifosi invece di guardare la realtà e oggi leggo di un suo possibile approdo in nazionale. Per l'Italia sarebbe una gran notizia. Per noi anche: al di là del bene che gli voglio, Vincenzino ha dimostrato di esser un grande allenatore, ma non un fine psicologo. Forse ciò che sarebbe servito di più a questi ragazzi.
E la società? Osti ha fatto delle dichiarazioni da compitino a fine gara. Ferrero si è divertito con il drone e poi ha abbandonato la barca a un quarto d'ora dalla fine dopo il 3-0 di Suso. C'è da chiedersi cosa c'è dietro il suo arrivo: viene quasi da dare ragione a chi pensa che Ferrero sia un prestanome per evitare ai Garrone troppa attenzione mediatica sulla loro (pessima) gestione post-2011.
Certo, sarei ingiusto se non mettessi in mezzo anche i giocatori. Forse in generale l'ambiente è il problema. In cinque stagioni post-retrocessione, quattro sono state un fallimento. Sì, anche quella del 2011-12, dove si è risaliti in A, ma solo tramite i play-off dopo aver promesso di ammazzare la B. Si è iniziato con un 0-4, si finisce con un 0-3. Protagonisti diversi, ma l'anno è comunque da dimenticare.

Vincenzo Montella, 41 anni: che ne sarà di lui?

06 gennaio 2016

Mai tranquilli.

Eh, niente: tocca soffrire. A tutti i costi. Anche quando hai le gare in mano. Fino al minuto 70, la Samp stava conducendo serenamente per 3-0 un derby dominato nonostante un possesso palla ridicolo nel primo tempo (a volte 30%!). Poi ci si è voluti complicare la vita e per poco non si è rischiato il ridicolo: 3-2 il finale in favore del Doria.

I tifosi della Samp sventolano le bandiere in festa.

Per il derby, Montella sceglie più o meno lo stesso undici visto contro il Palermo. Confermato il tridente, la novità di grido è il rientro di Éder dall'inizio, ripresosi dal suo infortunio. Cassano continua ad agire da falso nueve, mentre il Genoa di Gasperini si presenta con un 4-3-3 atipico: al rientro, Pavoletti agisce al centro dell'attacco accompagnato da Laxalt e Lazovic.
Il primo tempo è tutto strano. Subito i fumogeni lanciati dalla Gradinata Nord interrompono il gioco per tre-quattro minuti: è il Genoa ad avere la prima occasione importante della gara. Pavoletti incorna di testa su corner, ma la sua spizzata non trova la porta di Viviano. Da lì, il Genoa scompare per venti minuti, nonostante un predominante possesso palla.
Se la Samp lascia fare la partita agli avversari, quando riparte fa male. Al 13' Zukanovic costringe Perin a deviare in angolo una sua punizione, mentre quattro minuti dopo arriva il vantaggio blucerchiato: Fernando per Cassano, che trova una linea di passaggio impossibile. Un goffo intervento di Burdisso apre la strada a Soriano, che in area fulmina Perin per l'1-0.
Andata in vantaggio, la Samp lascia sfogare il Genoa: i padroni di casa hanno l'occasione per il pareggio al minuto 34, ma Laxalt - servito da Ntcham - trova Viviano pronto. Tre minuti e la Samp raddoppia: gran recupero palla di Carbonero su Ansaldi e il colombiano vola in area, dove serve Barreto. Il paraguayano viene fermato, ma sulla respinta Éder mette all'angolo il raddoppio.
L'ultimo brivido del primo tempo lo regala Lazovic: su punizione, il serbo trova la deviazione di Zukanovic, che per poco non mette fuori gioco Viviano. Al riposo Gasperini opera due cambi: i neo-arrivati Suso e Rigoni sostituiscono Ntcham e Dzemaili e la musica cambia di poco: lo spagnolo cerca la porta da lontano, ma Viviano è sicuro.
Al 49' arriva persino il tris degli ospiti: bella percussione di Regini che serve Cassano, con il 99 che vede con la coda dell'occhio l'inserimento di Soriano. Servito in piena area, il capitano doriano punisce Perin per il 3-0. Sembra chiusa, ma non è così. Dopo 70 minuti di controllo assoluto, la Samp decide di regalare il finale al Genoa.
Al 68' Pavoletti trova il gol del 3-1: su corner, il centravanti rossoblu scavalca abilmente Moisander e incorna. Proprio il finlandese per poco non si suicida un minuto dopo: spazzare sarebbe la normale soluzione, ma l'ex Ajax cincischia e si fa rubare palla. Pavoletti serve Lazovic solo davanti a Viviano: fortunatamente il serbo sbaglia in modo clamoroso.
L'inerzia passa totalmente al Genoa quando arriva anche il 2-3: è il minuto 80 quando Zukanovic rinvia male un pallone, regalandolo a Rincon. Il venezuelano s'invola e serve Pavoletti al limite dell'area. Il difensore blucerchiato buca l'intervento e Pavoletti trova il gol numero sette in undici gare di A, scavalcando abilmente Viviano.
La partita è riaperta e per poco il Genoa non pareggia: l'occasione più ghiotta è una respinta di Zukanovic su tiro di Suso, con il bosniaco che per poco non beffa Viviano. Nel finale, in campo aperto, Soriano serve Barreto: il numero 8 doriano, però, centra la traversa da otto metri. Finalmente arriva il fischio di Valeri: è finita, ma che sofferenza!

Antonio Cassano, 33 anni, ha giocato un derby splendido.

Viviano 7.5; De Silvestri 6 (dal 35' p.t. Cassani 6), Moisander 5, Zukanovic 5, Regini 6.5; Barreto 6, Fernando 6.5, Soriano 7.5; Carbonero 7, Cassano 8 (dal 30' s.t. Muriel 6), Éder 7.5 (dal 12' s.t. Correa 5.5) - già pubblicate su SampNews24

Ho visto tutti (giustamente) saltare dalla gioia per la vittoria al termine della gara. Tifosi felici, giocatori sollevati, Puggioni che conferma la sua vena di puro tifoso con la sciarpa blucerchiata in mano. Tuttavia, mi chiedo se qualcuno non sia preoccupato dalla vena psicolabile di questa squadra: il Genoa era morto, la Samp degli ultimi 25 minuti l'ha resuscitato dal nulla.
Un plauso va ad Antonio Cassano. Semplicemente divino. Ve lo dice uno che rimane convinto che il suo ritorno sia stato un errore (l'ho scritto tre anni fa e ancora quest'estate), che un giocatore che ha bisogno di sei mesi per raggiungere l'agognata forma fisica e atletica è un peso. Però ieri è stato decisivo: avrà sbagliato due passaggi in totale. L'onestà intellettuale prima di tutto.
E se onesti bisogna essere, allora bisogna ammettere che Éder Citadin Martins sembra tornato quello di inizio campionato. Lo stop sembra esser stato quasi provvidenziale: ieri l'italo-brasiliano correva come ad agosto e settembre, inseguendo Izzo persino vicino all'area di rigore. E il gol è il numero 11 in campionato su 16 gare: fate voi. A me sembra destinato a essere la stella italiana a Euro 2016.
Gli avversari, intanto, hanno qualcosa di cui preoccuparsi. Il Genoa visto nel primo tempo - capace di creare solo due palle-gol con il 70% di possesso palla - è qualcosa di inquietante. Quello visto ieri sera non era il Genoa di Gasperini: difesa a quattro, tutti fermi, zero sovrapposizioni. Si salveranno (perché la concorrenza è organizzata, ma debole), ma soffriranno fino alla fine giocando così.
E ora? Il mercato è iniziato e si spera che la rosa sia sfoltita. Io mi aspetto un terzino sinistro, altrimenti non c'è nulla da festeggiare. Certo è che quest'anno - fino a giugno - non ci sarà una partita in cui si riuscirà a stare tranquilli, se la psiche è questa.

Éder, 29 anni, di nuovo in gol dopo tanto tempo.

29 settembre 2014

Concretezza e terzo posto.

Come recita un famoso spot degli anni '90: è stata dura, ma alla fine ce l'hanno fatta. La Samp porta a casa il derby numero 109 con una punizione di Gabbiadini. Voleva essere un cross, ma va bene così. La gara era un pareggio scritto, ma alla fine i blucerchiati hanno trovato l'episodio giusto. Dall'altra parte, Pinilla ci ha provato, ma non è bastato. Ora la Samp vola al terzo posto e sogna l'Europa, mentre Ferrero si gode un primo derby da ricordare (almeno per il risultato).

La gioia dei blucerchiati sotto la Sud al fischio finale.

Intendiamoci: chi si aspetta dal derby di Genova una partita piena di spettacolo è fuori strada. La Samp si presenta con la squadra titolare quasi al completo: l'unica eccezione - di rilievo - è l'esclusione di capitan Gastaldello per far spazio al giovane Romagnoli, in forma contro il Chievo. Il Genoa di Gasperini non si modifica e punta sempre sul 4-3-3: davanti c'è il solito trio formato da Pinilla, Perotti e Kucka. Il primo tempo è una sorta di anti-calcio, che inghiotte ogni buon intento da parte delle due squadre. Giusto il Genoa spaventa un filino Viviano, con un colpo di testa di Pinilla al 19', ben parato dal portiere blucerchiato. Tante botte, la sostituzione dopo 10' di Regini con Mesbah e un quasi-autogol sempre di Pinilla (fa tutto lui per i rossoblu) su cross calibrato di Gabbiadini al 41'. Se fosse uno spot per la Serie A, il derby della Lanterna assomiglia tanto a una pubblicità pregresso (la "e" non è casuale). Di calcio non si è vista la traccia.
La ripresa inizia senza cambi e con un copione leggermente diverso: la Samp comincia a prendere campo, sebbene non tiri effettivamente nella porta avversaria. Dal canto suo, il Genoa è stanco del predominio e comincia a cercare diverse soluzioni da lontano per impensierire Viviano. Senza per altro riuscirci, visto che le conclusioni di Rincon, Kucka e Perotti sono tutte facili per l'estremo difensore del Doria. Tanti i gialli da una parte e dall'altra, mentre a cambiare qualcosa è solo Gasperini: dentro Matri, Bertolacci e Iago Falqué, fuori Kucka, Burdisso e Rincon. Il tecnico rossoblu vorrebbe l'assalto, ma il Genoa non produce nulla.
La Samp, dal canto suo, sfrutta l'unico tiro in porta della gara. Al 75' Gabbiadini centra dalla destra un pallone che nessuno sfiora (anche se la Lega assegna l'autogol a De Maio): la palla entra e Perin non può farci nulla. Esultanza sfrenata: Eder prende possesso della macchina fotografica di qualcuno e la panchina travolge gli undici in campo. Mihajlovic sorride, ma fino ad allora la Samp non era sembrata certo entusiasmante. Basti un dato: Perin ha avuto una media di 5.25 parate nelle prime quattro di campionato. Ieri ne ha dovuta fare una su un rinvio di testa di Palombo al minuto 80. Insomma, si poteva schiacciare il Genoa, ma si è scelta una strada.
Fortuna che è andata bene. Nel finale ci ha provato ancora Pinilla con un'altra incornata, ma Viviano non ha voluto correre rischi e ha salvato in angolo. Gli assalti finali della squadra di Gasperini sono stati inutili, anzi Okaka è stato commovente nel tenere palla con forza e capacità, cercando un paio di volte il raddoppio. Al fischio finale è grande gioia per la Samp, che vince un altro derby dopo quello di febbraio: sempre in casa del Genoa, sempre con Mihajlovic, sempre contro Gasperini. Il gioco latita (già visto contro Sassuolo e Torino), ma i risultati non mancano.

Manolo Gabbiadini, 23 anni, è il match-winner del derby numero 109.

Viviano 6.5 - Risponde ancora presente alle poche chiamate di questa gara. Pinilla lo impegna due volte di testa e lui - sopratutto sulla seconda - c'è.
De Silvestri 6 - Non ha grosse difficoltà con Kucka, ma non spinge moltissimo.
Silvestre 6 - Buona gara per lui, ma non al livello delle altre sontuose prestazioni.
Romagnoli 7 - Spiace dirlo in una gara vinta, ma è il migliore per distacco. Un mostro: qualunque anticipo, intervento, pallone è di sua competenza. Ed è un classe '95.
Regini s.v. - Non fa in tempo a godersi il derby che prima prende una capocciata in uno scontro con Perotti, poi esce per un problema fisico.
Soriano 6.5 - La seconda frazione tiene da solo il centrocampo blucerchiato: ripartenze a gettito continuo e tante difficoltà per il Genoa nel tenerlo.
Palombo 5.5 - Primo tempo difficile, nella ripresa trova qualche spunto. Ma rimane un derby negativo.
Obiang 6 - Si accende all'inizio e alla fine, mentre nel mezzo scompare un po' dalla gara.
Gabbiadini 6 - Mezzo voto per il gol partita, altrimenti la sua gara è un manifesto del nulla. Dice di non star bene fisicamente, ma non si capisce allora perché Mihajlovic lo impieghi dall'inizio.
Okaka 6.5 - Altra partita monstre del centravanti blucerchiato. Manca il gol, ma si porta via gli avversari, specie nella ripresa. Roncaglia tenta di fargli da zainetto: tentativo non riuscito.
Eder 5.5 - Vedi Gabbiadini, anche se nel finale rimedia parzialmente per sacrificio ed esultanza particolare all'1-0.

Mesbah 5.5 - Può fare di meglio. Nel secondo tempo si aggiusta, ma nel primo perde banalmente due palloni senza nessuno che lo pressi.
Sansone s.v. - Sgridato da Mihajlovic in settimana, è bravo a far passare il tempo in campo.
Krsticic s.v. - Entra solo per evitare a Obiang il secondo giallo nel finale.

Si sta bene in alto: undici punti che non si vedevano dai tempi di Ciro Ferrara. Sono passati solo due anni, ma era un'altra Samp, neo-promossa e comunque con poco entusiasmo a circondarla. Le cose che più mi ha impressionato sono due: a) si vincono anche le partite dove si gioca male: un segnalino non da poco; b) questo è un GRUPPO. Lo si è visto prima, durante e dopo la gara. Si partecipa insieme alle sofferenze e alle gioie e questo è un ottimo segnale per il proseguo del campionato. Intanto, godiamoci la concretezza e il terzo posto. In attesa dell'Udinese, ma sopratutto del prossimo impegno: ci attende la pericolosa Atalanta al Ferraris.

Massimo Ferrero, 63 anni, festeggia sotto la Sud con la squadra la vittoria nel derby.

11 novembre 2012

Presi a pallonate.


Niente da fare: tanti cambiamenti ed una trasferta lontana non sono serviti a rimettere a posto la Samp di Ciro Ferrara. I blucerchiati perdono anche a Palermo ed incamerano la settima sconfitta consecutiva: un dramma. Adesso è difficile anche pensare ad una soluzione, sopratutto pensando al fatto che a decidere la gara di oggi è stato un "ragazzino" del '93, Paulo Dybala, alla sua sesta presenza in Serie A. Il derby è vicino ed il risultato da ottenere a tutti i costi non aiuta a pensare positivo.

Jonathan Rossini, 23 anni, ha avuto una brutta prestazione oggi al Renzo Barbera.

Le novità si sprecano in casa Samp: Ferrara, confermato nonostante la striscia negativa, decide di cambiare. Niente più 4-3-3 mascherato, ma un 4-4-2; peccato che anche quest'ultimo schieramento sia un bluff, con i blucerchiati disposti con cinque centrocampisti ed il solo Eder davanti. I quattro centrali compongono la difesa, con De Silvestri bocciato dopo la gara con l'Atalanta e Mustafi sulla destra. Poulsen viene re-inserito, ma come esterno di centrocampo. Il Palermo è forzato alla sostituzione di Miccoli: il capitano rosanero, infatti, è vittima di uno stiramento ed è costretto a saltare la partita odierna. Al suo posto, dentro Paulo Dybala, giovane pupillo di Zamparini; ad accompagnarlo, Ilicic e Brienza sul fronte offensivo.
Pronti, via e la Samp rischia subito: Rossini prende un'altra giostra da Dybala ed il numero 9 rosanero impegna severamente Romero. Purtroppo, è il preambolo ad un dominio totale da parte dei padroni di casa; difatti, i blucerchiati sono quasi inesistenti a causa di uno schieramento troppo coperto e rinunciatario. Infatti, il massimo creato nel primo tempo dagli ospiti è un tiro poco convincente di Eder a lato della porta di Ujkani; da quel momento, la Samp scompare per un tempo.
Invece, il Palermo non esita ad affondare nella difesa sampdoriana: Brienza salta Mustafi al 14' e mette in mezzo un ottimo pallone, ma Ilicic spara alto da due passi. Da lì, la partita perde vivacità, lasciando la Samp libera di impostare, sebbene non riesca a concretizzare nulla negli ultimi 25 metri. Se i blucerchiati danno un contributo alla partita, è negativo: Eder sfugge alla difesa di casa al 28', salta un paio di difensori, poi simula una brutta caduta e si becca un sacrosanto giallo. A parti invertite, avremmo gridato alla squalifica.
Passato un quarto d'ora di nulla, il Palermo torna a spingere: al 30', Ilicic serve Dybala a porta spalancata, ma l'argentino spara fuori. Un duello che si ripete fino alla fine del primo tempo, quando il talentino palermitano sfida ancora Romero da fuori, costringendolo ad una facile parata. Il registro non cambia nel finale di prima frazione: prima Barreto approfitta di una sgroppata di Dybala e spara addosso al portiere blucerchiato, poi è lo stesso attaccante rosanero a dare una giostra a Gastaldello e Rossini, prima che Romero neutralizzi miracolosamente la sua fantastica azione. Finisce 0-0, ma alla fine del primo tempo il risultato sembra tutto tranne che meritato. E la Samp cambia poco nella ripresa, mettendo Estigarribia per Poulsen, sebbene il danese non fosse apparso tra i peggiori del primo tempo.
Il calcio è enigmatico e lo sappiamo. Il Palermo bombarda la porta sampdoriana per tutti i primi 45' e non segna; al primo tiro della ripresa, i rosanero passano. Al 51' Brienza lavora un buon pallone e serve in area Dybala, dimenticato dalla coppia di centrali blucerchiati; un sinistro all'incrocio firma il suo primo gol in Serie A. Una volta in svantaggio, Ferrara decide che è ora di sbilanciarsi, mettendo Icardi per un pessimo Soriano e passando ad un più comune e spregiudicato 4-4-2. I risultati, seppur su calcio da fermo, non tardano ad arrivare: tra il 62' ed il 65', Maresca ed Eder provano ad impensiere gli avversari. 
Ma quando pare girare molto per il meglio, il Palermo raddoppia: è ancora Brienza a cercare Dybala sulla linea del fuorigioco, grazie a Rossini, che tiene tutti in gioco. Il numero 9 avversario prende la mira e Romero stavolta non può nulla: 2-0 e la partita è praticamente chiusa. Se il finale ha poco da raccontare, Icardi prova a scaldare i guanti ad Ujkani, con una bella conclusione al 76'; peccato che il contributo dell'argentino non basti a ribaltare la gara. Anzi, è Dybala nel finale a sfiorare la tripletta su rinvio di Ujkani (!), che lo serve in contropiede, ma Romero neutralizza per l'ennesima volta il numero 9 avversario.
Il tentativo finale di Juan Antonio dalla distanza (entrato a 10' dalla fine per Rossini) è solo il sipario ad una delle più brutte prestazioni della Samp di Ferrara; azzarderei la più brutta di sempre, ma è passato talmente tanto tempo dall'ultima buona uscita della Samp che faccio fatica a cogliere la differenza. 

Paulo Dybala, 19 anni: oggi ha trovato i suoi primi due gol in Serie A.

Romero 7 | Decisamente il migliore: l' "arquero" della nazionale argentina torna a buoni livelli ed impedisce alla Samp di subire un passivo decisamente più ampio.
Mustafi 6 | Uno dei pochi da sufficienza passabile: il tedesco è un centrale difensivo, eppure - tunnel di Brienza a parte - si disimpegna bene in un ruolo non suo. In attesa del rientro di De Silvestri, è meglio farci un pensierino. Anche per il derby, se lo svizzero non dovesse recuperare.
Gastaldello 5.5 | Malino anche il capitano: sul gol dell'1-0 si perde Dybala in un fazzoletto in collaborazione con Costa.
Rossini 4 | Una giornata così brutta non l'avevamo mai vista da parte del centrale svizzero. Con l'Atalanta mi ero sbilanciato e l'avevo definita la sua peggior partita in maglia blucerchiata: sono costretto a smentirmi una settimana dopo.. tiene tutti in gioco sul 2-0 e Dybala non gli fa vedere palla una volta.
Costa 4.5 | Ecco un altro che, in un momento come questo, farebbe meglio a concedersi qualche turno di riposo. Al di là della prestazione tecnica, con Ilicic che lo mette raramente in difficoltà, l'ex Reggina trova il tempo di accendere anche qualche scintilla con Kurtic e Morganella, rischiando la prova-tv. Come se non fossero già bastate le diverse giornate di squalifica accumulate..
Maresca 5 | Su punizione cerca il gol del pareggio, ma non è la giornata fortunata.
Obiang 5 | Male anche lui, sopratutto nel primo tempo: recupera tanti palloni, ma ne sbaglia altrettanti.
Munari 5 | Messo sulla fascia, il buon Gianni fa ciò che può: quasi nulla. Santiago Garcia non lo deve marcare una volta.
Poulsen 5.5 | Uno dei "meno peggio" nella prima frazione, viene inspiegabilmente sostituito nell'intervallo: non stava brillando, ma senza compiti difensivi stava mostrando una versione migliore di se stesso. Ciò nonostante, Ferrara lo boccia per l'ennesima volta e lo toglie nell'intervallo. A cosa è servito acquistarlo se gioca così poco? E perché il tecnico ha avallato un acquisto del genere?
Soriano 4 | Il cuore direbbe di mettergli un "senza voto", perché il Soriano visto oggi non meriterebbe neanche la pagella: pasticcione, inconcludente e fuori ruolo. Un centrocampista centrale messo da seconda punta ancora mancava alla lista di atrocità calcistiche compiute dall'allenatore della Sampdoria. Certo, il talento ex Bayern ci mette di tutto per farsi voler male.
Eder 5 | Uno dei due tiri in porta della Samp è suo. Poi basta. Essendo fuori ruolo e non appoggiato adeguatamente dal resto della squadra, è lasciato nella morsa di Von Bergen e Donati senza chance. La sua simulazione nel primo tempo è un esempio di come la squadra sia senza testa o bussola.

Estigarribia 5 | Evita l'insufficienza grave, sono passi avanti. Ci si chiede perché in una gara di ripartenze non sia partito titolare.
Icardi 6 | Anche oggi uno dei pochi a salvarsi: scalda i guantoni ad Ujkani, ma vedo poco la palla. Dall'altra parte Dybala gioca e segna, dalla nostra Ferrara lo tiene bello caldo in panchina finché non è in svantaggio.
Juan Antonio s.v. | Dieci minuti sono pochi per giudicarlo, sopratutto a partita finita. Ma forse, con questa pochezza in campo, sarebbe ora di rischiarlo.

Adesso ci sarà il derby, forse il più tragico che la Lanterna ricordi da anni a questa parte: le due squadre vi arrivano in condizioni pessime, ma la Samp non può più raschiare il fondo del barile. Il Genoa, oggi, ha perlomeno dato un segno di vita contro il Napoli, pur perdendo: per trovare due gol su azione della Samp bisogna risalire fino a fine Settembre. Pare un'eternità. Eppure questo derby bisogna vincerlo; perché se una mazzata contro il Palermo penultimo in classifica fa male, non voglio immaginare quale danno sarebbe perdere contro la terz'ultima, per giunta tua rivale cittadina. Insomma, la Samp è tutta nell'immagine della pallonata presa da Ferrara verso la fine del primo tempo: una squadra senza grinta, con idee del tutto incomprensibili e in difficoltà nel cambiare rotta. Non vorrei che esser presi a pallonate diventasse un vizio.

Enzo Maresca, 32 anni, e Daniele Gastaldello, 29: simboli di una Samp in difficoltà.

05 novembre 2012

Sei sconfitte in cerca d'autore.

Senza identità, con poco gioco ed impauriti; tutto ciò nonostante si giocasse a Marassi. Eppure non si riesce ad identificare bene il colpevole. E' questa la fotografia che restituisce il match di oggi tra la Samp e l'Atalanta, conclusosi con la vittoria dei bergamaschi. Un 2-1 che rispecchia esattamente la differenza tra le due squadre: gli ospiti, attenti e veloci, hanno punto i blucerchiati molte volte ed è stato un bene arrivare fino alla fine con la speranza della rimonta. Per quanto riguarda il Doria, c'è poco da dire: il gioco latita, le giocate individuali non bastano a portare a casa punti e si è arrivati alla sesta sconfitta consecutiva. E nonostante questo poco invidiabile record, la società ha confermato Ferrara. Non sappiamo a quale titolo o fino a quando la corda potrà essere tirata, ma il tecnico rimane sulla panchina della Samp. E allora meglio rivedere ciò che è successo ieri a Marassi.

Ciro Ferrara, 45 anni: riconfermato, ma sempre più in bilico.

I blucerchiati si presentano senza Costa e Munari squalificati, Berardi e Krsticic infortunati. Allora Ferrara opta per De Silvestri titolare sulla corsia destra di difesa e Soriano in campo dal 1' insieme a Maresca e Poli, lasciando Obiang in panca. La scelta più sorprendente è però per il ruolo di terzino sinistro, dove compare Paolo Castellini; l'impressione è che sia la bocciatura definitiva per Simon Poulsen. Nonostante il tecnico abbia scelto il danese insieme alla società. L'Atalanta, invece, si presenta con il solito schieramento arcigno, con Moralez in appoggio a Denis, accompagnati da Bonaventura e Schelotto sulle fasce.
Neanche il tempo di disporsi in campo ed i bergamaschi passano in vantaggio: bell'uno-due tra Raimondi e Moralez, Castellini non segue il numero 77 ospite, che così può mettere in mezzo. Tra Romero che non esce ed un De Silvestri poco efficace, spunta Bonaventura, che porta in vantaggio la Dea in vantaggio. Uno shock, non che un carico da 90 sul già pesante equilibrio psicologico che regna in casa Samp.
Si spera in una reazione, ma i blucerchiati non riescono a creare occasioni particolarmente pericolose dalle parti di Consigli; anzi, è l'Atalanta che continua ad attaccare con ripartenze veloci e ficcanti. Al 16' è Denis, dopo un ottimo scambio tra Moralez e Schelotto, a ritrovarsi in area da solo: fortuanatamente, l'argentino spara sul palo e Romero può raccogliere il pallone nelle sue mani. La Samp intervalla con un tiro di Maxi Lopez fuori di poco e coglie al 25' la traversa con Maresca, bravo ad incornare su calcio d'angolo anticipando Raimondi. Purtroppo sono episodi che hanno ben poco a vedere con l'andamento del gioco, il cui pallino è pienamente in mano agli ospiti.
Arriva anche il 2-0 al 30' per mano di Denis, se non fosse che il guardalinee ci grazia, segnalando un fuorigioco che non c'è; è Rossini, infatti, a tenere in gioco il centravanti atalantino su assist di Schelotto. Il primo tempo si chiude mestamente con un dominio degli ospiti, che sfiorano ancora il 2-0 con Manfredini su calcio d'angolo ed impensieriscono Romero con un destro smorzato di Denis. Per la Samp, l'elettroencefalogramma è piatto. Nonostante un episodio discusso in area (trattenuta di Carmona su Eder) che avrebbe potuto sfociare in un rigore, la situazione è preoccupante e l'Atalanta sembra il Barcellona. Si spera che nella seconda frazione qualcosa cambi, ma in realtà è sempre la "Dea" ad avere il controllo effettivo della gara. E' ancora Denis a sfiorare due volte il raddoppio: prima si fa beffe di Rossini e spara a lato di fronte a Romero, poi devia alta una sponda di Manfredini sugli sviluppi di un angolo.
Quando la Samp è appesa sul filo del precipizio, ci pensa "il capo" a tirarla fuori dai guai con una magia. Dopo un bel destro di Soriano respinto da Consigli, è infatti Enzo Maresca a fare il numero della domenica, se non della stagione: una rovesciata magnifica che consegna il pareggio al Doria. Sicuramente immeritato, ma il calcio vive di episodi e, per una volta, questi sembrano sorridere ai padroni di casa. La Samp sembra essersi tirata su, ma è un'impressione temporanea: basta poco a Cigarini per mettere ancora paura a Romero, grazie ad un sinistro dal limite dell'area che finisce di poco a lato dalla porta sampdoriana.
I cambi non fanno che dare nuova linfa ai padroni di casa: fuori Poli e Maresca (forse stanchi?), dentro Obiang e Tissone. Sopratutto lo spagnolo riesce a dare qualcosa nell'ultima mezz'ora. Ma l'inerzia è sempre in mano agli ospiti ed entra anche De Luca, che con noi ci vede benissimo. Infatti all'ex Varese bastano 10 minuti per trovare il gol del 2-1: lancio perfetto di Moralez per Denis, con Rossini che lo tiene in gioco. A quel punto, il numero 19 avversario scarica per il giovane attaccante, che porta in vantaggio l'Atalanta. E' il terzo gol di De Luca nelle cinque partite giocate contro la Samp: chiamarla "bestia nera" pare quasi riduttivo..
Le colpe vanno sopratutto assegnate a Jonathan Rossini, reo di aver lasciato tutti in linea quando il resto delal difesa era salito. Nel finale entra Icardi per Estigarribia, sebbene Poulsen avesse tolto il giaccone pochi istanti prima del gol di De Luca. Insomma, Ferrara avrebbe voluto difendere il risultato, dimostrando poco acume tattico e sopratutto una paura enorme nel giocarsi la partita. L'argentino tira fuori qualche numero importante, sebbene sia sacrificato a giocare da esterno d'attacco. All'85' colpisce di testa e mette in difficoltà Consigli; qualche minuto dopo ha un'occasione clamorosa a Consigli battuto, ma il suo sinistro a botta sicura viene spazzato sulla linea da Stendardo. E' il sipario che cala sulla sesta (!) sconfitta consecutiva, un record negativo eguagliato da questa Samp, in comune con quello collezionato nelle stagioni 1955/1956 e 2005/2006. Insomma, non c'è da star tranquilli. Ed il risultato è forse anche troppo stretto all'Atalanta, squadra quadrata e che gioca a memoria da un paio d'anni.

Giuseppe De Luca, 21 anni, al terzo gol in cinque gare contro la Samp.

Romero 5.5 | Anche oggi non impeccabile, sopratutto nell'occasione del primo gol atalantino: un'uscita non sarebbe stata male.
De Silvestri 4.5 | Assolutamente nullo. Davanti non crea problemi a Peluso, che anzi ha la possibilità di spingere ogni tanto. Dietro è un disastro: mezzo gol di Bonaventura è suo, perché se Romero non esce, lui si fa uccellare in maniera inguardabile.
Rossini 4.5 | La peggior partita con la maglia blucerchiata. Prende diverse giostre da Denis e tiene in gioco l'argentino sull'azione del 2-1. Forse un turno in panchina gli sarebbe salutare. Inoltre, tiene in gioco il centravanti avversario anche sul gol (ingiustamente) annullato all'Atalanta nel primo tempo.
Gastaldello 5.5 | Niente di che, non fa certo peggio del suo compagno di reparto.
Castellini 5 | Non si capisce bene che contributo possa dare rispetto a Costa o Poulsen. Infatti si perde Raimondi sull'occasione che porta il primo vantaggio ospite. Davanti non mette un cross degno di questo nome.
Maresca 6.5 | Lento e magari impacciato, ha poca resistenza atletica e Ferrara è spesso costretto a sostituirlo prima. Ma quei 60' sono ancora la cosa migliore a cui la Samp si possa aggrappare: insieme a Icardi, è l'unico a creare qualche occasione da gol. Inoltre, il numero 6 segna una rete da cineteca, che da sola vale mezzo voto in più.
Poli 6.5 | Anche lui bene, la sua dinamicità è l'unica cosa che tiene viva la squadra nel primo tempo. Poi viene sostituito per la terza volta di fila in una settimana.
Soriano 5.5 | Sufficiente come al solito, almeno si rende utile partecipando all'azione del pareggio.
Estigarribia 4.5 | Le parole sono vane quando le prestazioni del paraguaiano sono queste.
Eder 5.5 | Non entusiasmante neanche lui. Se anche il brasiliano comincia ad avere qualche problema, forse è il caso di rivedere qualche tattica di gioco.
Maxi Lopez 5 | C'è poco o nulla da raccontare della sua gara: Manfredini lo fa sembrare un pivello alle prime armi. Che la "gallina d'oro" non luccichi più come prima?

Obiang 6.5 | Entra e regala sprazzi di gioco. Quelli che aveva fornito Maresca fino ad allora; speriamo rientri a pieno regime il prima possibile, ne abbiamo bisogno.
Tissone 5 | Il suo rendimento non cambia nulla nella gara della Samp.
Icardi 7 | Ancora una volta entra a 10' dalla fine, con il compito di salvare chissà cosa. Per altro, non si era neanche scaldato. Eppure l'ex Barca sfiora due volte il pareggio e dà la profondità che Maxi non era riuscito a fornire fino ad allora. Che Palermo possa rappresentare la sua prima da titolare?

Intanto, nonostante sei sconfitte consecutive, Edoardo Garrone ha riconfermato Ferrara, puntando sul progetto iniziato a Luglio. Viene da chiedersi quale progetto ci potrebbe mai essere con un gioco così, con un allenatore che stava mettendo Poulsen per difendere l'1-1 e poi, dopo il gol di De Luca, ha inserito Icardi senza riscaldamento e da attaccante esterno. Le prospettive sembrano grame e la trasferta di Palermo di domenica prossima è un'ultima spiaggia, almeno mentalmente. E' vero che sei sconfitte sono tante, ma perdere contro questo Palermo (probabilmente senza Miccoli) sarebbe una mazzata più grande di questa serie negativa. E la settimana successiva alla trasferta del Barbera ci sarà uno dei derby più tragici della storia di Genova, visto il rendimento dei cugini. Insomma, si spera che Ferrara studi qualche soluzione alternativa, come un 3-5-2: magari con Mustafi nei tre centrali, Estigarribia e Poulsen sulle fasce (questo De Silvestri non è proponibile), Maresca, Poli e Obiang al centro e Icardi titolare con Eder. Sono tempi disperati, sopratutto perché non si sa bene cosa ci sia che non vada, allenatore a parte. Non sono uno di quelli che pensa che questa squadra sia inadatta alla Serie A: ci sono giocatori da rivalutare o buchi da sistemare, ma nulla di irremediabile. Questa Samp è migliore di quella degli ultimi due anni, così come è migliore di quella che Novellino guidò alla stessa striscia negativa sei anni fa. E allora queste sei sconfitte sono in cerca d'autore, anche se Ferrara sa di essere l'indiziato numero uno.

Romero, 25 anni, e Gastaldello, 29, a terra: la Samp è alla sesta sconfitta consecutiva.