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18 ottobre 2016

La fretta è cattiva consigliera.

Otto punti in altrettante gare di Serie A. La vittoria manca da agosto, quando la Samp ne mise via due prima di tornare dalla prima pausa internazionale. Dopo l'1-1 di Pescara e quello casalingo contro il Palermo, la tentazione sarebbe quella di buttare tutto all'aria: Marco Giampaolo, la squadra, i giocatori. Specie con il derby in arrivo.

Marco Giampaolo, 49 anni, già a rischio. Dopo sette giornate.

La partita di Pescara forse esemplifica più di qualunque altra queste difficoltà. Difficoltà che viaggiano su due linee diverse: da una parte l'incapacità cronica di questa squadra di trasformare e concretizzare la buona (se non enorme) molo di gioco prodotta. Un problema che affligge la Samp da inizio settembre e che è dovuto alla giovane età-media della squadra.
La seconda direttrice di problemi viaggia sulle tante ingenuità commesse in fase difensiva, dove la Samp non può esser perfetta - ci vorrà tempo, anche per il problema della gioventù (vedi sopra) - ma può essere sicuramente migliore di così. Specie se il calendario finora non è sembrato particolarmente proibitivo, mentre da qui in poi sarà più complicato.
Il comportamento che più stupisce è quello della società. Una società che forse non ha la minima idea di quello che sta combinando o di quel che vuole. Prima si è confermato Montella nonostante otto mesi deficitari; poi l'addio dell'Aeroplanino tentato dal Milan e la scelta di Giampaolo (che, confermo, non avrei scelto a luglio). Ora siamo alla follia.
Oltre alla rivoluzione dirigenziale (in arrivo Pradè, quasi un avvertimento per Osti e il suo operato), c'è Massimo Ferrero. Che ha tanti difetti, ma due principali. Il primo: non capisce granché di calcio, come ha spesso ammesso. Il secondo: parla. Tanto, troppo, spesso a proposito. Un giorno parla di Giampaolo come un maestro, quello dopo circolano voci di esonero.
La verità è che sappiamo tutti come si può chiamare un signore di questo tipo: a Roma direbbero "paraculo". Nulla di nuovo. Però con uno così, anche chi era contro la scelta di Giampaolo deve difenderlo almeno per coerenza: come si può pensare che un "maestro" insegni ai propri alunni tutto in tre mesi?
Solitamente un anno scolastico dura il triplo. Capisco che Ferrero forse abbia saltato la scuola dell'obbligo, ma bisogna misurare le proprie parole.

Attenzione però al tiro al piccione.

Dal canto suo, Giampaolo continua a lavorare, ma deve correggere alcuni errori di integralismo. Come ha rimarcato Davide Piasentini su SampNews24: «Non c’è mai una alternativa, un piano B o, perlomeno, delle idee nuove derivanti da una lettura attenta della gara. In poche parole il mister fa un fatica immensa ad uscire dal suo integralismo tattico».
E mentre il mister sottolinea come Antonio Cassano (sì, il 99) «è intelligentissimo: fiuta le cose prima degli altri e capisce molto di calcio, tanto è vero che può diventare un grande allenatore», qualche parola va spesa anche sui giocatori che finora sono scesi in campo in questo primo scorcio di stagione.
L'entusiasmo di settembre si è spento di fronte a prestazioni poco concrete, nelle quali si sono buttati diversi punti per ingenuità individuali (Cagliari), imprecisione (Pescara) o sfortuna (Palermo!). Punti che peseranno nell'arco di un campionato di una squadra che non è una diretta candidata alla retrocessione, ma che deve anche guardarsi le spalle.
Con l'aiuto degli xG osservati da Alfredo Giacobbe per L'Ultimo Uomo, vi potrete accorgere come la Samp in queste prime sette gare (non è conteggiata quella di Pescara) abbia una differenza reti più pesante rispetto a quanto l'indice statistico evidenzierebbe. Ergo c'è stato qualche errore da aggiustare: un dettato abbastanza fisiologico nell'arco di una stagione.
Ora però c'è il Derby della Lanterna e il rischio licenziamento per Giampaolo - a quanto pare - non è del tutto accantonato. Viviano si è infortunato e sarà out per qualche tempo, lasciando al portiere-tifoso Puggioni l'onere di giocare questa delicata gara. Dopo ci saranno Juve, Inter, Fiorentina e Sassuolo. Lo dico prima: la fretta è cattiva consigliera.
Ricordiamocelo in questo lungo mese di calcio.

I tifosi della Samp attendono la vittoria dall'agosto scorso.

06 gennaio 2016

Mai tranquilli.

Eh, niente: tocca soffrire. A tutti i costi. Anche quando hai le gare in mano. Fino al minuto 70, la Samp stava conducendo serenamente per 3-0 un derby dominato nonostante un possesso palla ridicolo nel primo tempo (a volte 30%!). Poi ci si è voluti complicare la vita e per poco non si è rischiato il ridicolo: 3-2 il finale in favore del Doria.

I tifosi della Samp sventolano le bandiere in festa.

Per il derby, Montella sceglie più o meno lo stesso undici visto contro il Palermo. Confermato il tridente, la novità di grido è il rientro di Éder dall'inizio, ripresosi dal suo infortunio. Cassano continua ad agire da falso nueve, mentre il Genoa di Gasperini si presenta con un 4-3-3 atipico: al rientro, Pavoletti agisce al centro dell'attacco accompagnato da Laxalt e Lazovic.
Il primo tempo è tutto strano. Subito i fumogeni lanciati dalla Gradinata Nord interrompono il gioco per tre-quattro minuti: è il Genoa ad avere la prima occasione importante della gara. Pavoletti incorna di testa su corner, ma la sua spizzata non trova la porta di Viviano. Da lì, il Genoa scompare per venti minuti, nonostante un predominante possesso palla.
Se la Samp lascia fare la partita agli avversari, quando riparte fa male. Al 13' Zukanovic costringe Perin a deviare in angolo una sua punizione, mentre quattro minuti dopo arriva il vantaggio blucerchiato: Fernando per Cassano, che trova una linea di passaggio impossibile. Un goffo intervento di Burdisso apre la strada a Soriano, che in area fulmina Perin per l'1-0.
Andata in vantaggio, la Samp lascia sfogare il Genoa: i padroni di casa hanno l'occasione per il pareggio al minuto 34, ma Laxalt - servito da Ntcham - trova Viviano pronto. Tre minuti e la Samp raddoppia: gran recupero palla di Carbonero su Ansaldi e il colombiano vola in area, dove serve Barreto. Il paraguayano viene fermato, ma sulla respinta Éder mette all'angolo il raddoppio.
L'ultimo brivido del primo tempo lo regala Lazovic: su punizione, il serbo trova la deviazione di Zukanovic, che per poco non mette fuori gioco Viviano. Al riposo Gasperini opera due cambi: i neo-arrivati Suso e Rigoni sostituiscono Ntcham e Dzemaili e la musica cambia di poco: lo spagnolo cerca la porta da lontano, ma Viviano è sicuro.
Al 49' arriva persino il tris degli ospiti: bella percussione di Regini che serve Cassano, con il 99 che vede con la coda dell'occhio l'inserimento di Soriano. Servito in piena area, il capitano doriano punisce Perin per il 3-0. Sembra chiusa, ma non è così. Dopo 70 minuti di controllo assoluto, la Samp decide di regalare il finale al Genoa.
Al 68' Pavoletti trova il gol del 3-1: su corner, il centravanti rossoblu scavalca abilmente Moisander e incorna. Proprio il finlandese per poco non si suicida un minuto dopo: spazzare sarebbe la normale soluzione, ma l'ex Ajax cincischia e si fa rubare palla. Pavoletti serve Lazovic solo davanti a Viviano: fortunatamente il serbo sbaglia in modo clamoroso.
L'inerzia passa totalmente al Genoa quando arriva anche il 2-3: è il minuto 80 quando Zukanovic rinvia male un pallone, regalandolo a Rincon. Il venezuelano s'invola e serve Pavoletti al limite dell'area. Il difensore blucerchiato buca l'intervento e Pavoletti trova il gol numero sette in undici gare di A, scavalcando abilmente Viviano.
La partita è riaperta e per poco il Genoa non pareggia: l'occasione più ghiotta è una respinta di Zukanovic su tiro di Suso, con il bosniaco che per poco non beffa Viviano. Nel finale, in campo aperto, Soriano serve Barreto: il numero 8 doriano, però, centra la traversa da otto metri. Finalmente arriva il fischio di Valeri: è finita, ma che sofferenza!

Antonio Cassano, 33 anni, ha giocato un derby splendido.

Viviano 7.5; De Silvestri 6 (dal 35' p.t. Cassani 6), Moisander 5, Zukanovic 5, Regini 6.5; Barreto 6, Fernando 6.5, Soriano 7.5; Carbonero 7, Cassano 8 (dal 30' s.t. Muriel 6), Éder 7.5 (dal 12' s.t. Correa 5.5) - già pubblicate su SampNews24

Ho visto tutti (giustamente) saltare dalla gioia per la vittoria al termine della gara. Tifosi felici, giocatori sollevati, Puggioni che conferma la sua vena di puro tifoso con la sciarpa blucerchiata in mano. Tuttavia, mi chiedo se qualcuno non sia preoccupato dalla vena psicolabile di questa squadra: il Genoa era morto, la Samp degli ultimi 25 minuti l'ha resuscitato dal nulla.
Un plauso va ad Antonio Cassano. Semplicemente divino. Ve lo dice uno che rimane convinto che il suo ritorno sia stato un errore (l'ho scritto tre anni fa e ancora quest'estate), che un giocatore che ha bisogno di sei mesi per raggiungere l'agognata forma fisica e atletica è un peso. Però ieri è stato decisivo: avrà sbagliato due passaggi in totale. L'onestà intellettuale prima di tutto.
E se onesti bisogna essere, allora bisogna ammettere che Éder Citadin Martins sembra tornato quello di inizio campionato. Lo stop sembra esser stato quasi provvidenziale: ieri l'italo-brasiliano correva come ad agosto e settembre, inseguendo Izzo persino vicino all'area di rigore. E il gol è il numero 11 in campionato su 16 gare: fate voi. A me sembra destinato a essere la stella italiana a Euro 2016.
Gli avversari, intanto, hanno qualcosa di cui preoccuparsi. Il Genoa visto nel primo tempo - capace di creare solo due palle-gol con il 70% di possesso palla - è qualcosa di inquietante. Quello visto ieri sera non era il Genoa di Gasperini: difesa a quattro, tutti fermi, zero sovrapposizioni. Si salveranno (perché la concorrenza è organizzata, ma debole), ma soffriranno fino alla fine giocando così.
E ora? Il mercato è iniziato e si spera che la rosa sia sfoltita. Io mi aspetto un terzino sinistro, altrimenti non c'è nulla da festeggiare. Certo è che quest'anno - fino a giugno - non ci sarà una partita in cui si riuscirà a stare tranquilli, se la psiche è questa.

Éder, 29 anni, di nuovo in gol dopo tanto tempo.

19 novembre 2012

Finalmente si respira.

Finalmente l'incantesimo si è spazzato, se di magia si poteva parlare: dopo sette sconfitte consecutive, la Samp interrompe la striscia negativa nella serata più appropriata, quella del derby di Genova. Un 3-1 inflitto al Genoa che forse premia anche troppo la Samp, ma che sicuramente rispecchia quanto meglio ha fatto la formazione di Ferrara rispetto a quella di Delneri. Una gioia grandissima, che serve a restituire quanto meno un po' di morale ad una squadra che se la passava malissimo; continua invece la striscia di sconfitte per il Genoa, giunta a sei partite. Ma cerchiamo di vedere meglio quanto accaduto al Marassi ieri sera.

Andrea Poli, 23 anni: "Man of the match" senza se e senza ma.

Ferrara si gioca il tutto per tutto e così mette in campo una formazione "fuori dagli schemi" per battere il Genoa: un 4-1-4-1 che non sembra avere molta logica, con Maresca a fare da perno di centrocampo ed Icardi lasciato a se stesso. Credo che sia la prima volta nella mia breve memoria calcistica nella quale mi trovo a che fare con un allenatore che schiera quattro centrali di difesa, cinque centrali di centrocampo ed un centravanti. In un modulo che necessiterebbe di quattro esterni, non c'è n'è neanche uno. Diverso lo schieramento avversario, con Delneri che va avanti con il suo 4-4-2, che recupera Borriello e lo piazza accanto ad Immobile nella coppia d'attacco rossoblu.
Il Genoa parte bene e, seppur non tenendo il pallino del gioco, tenta di creare diversi pericoli dalle parti di Romero. Borriello impensierisce un paio di volte l'argentino, ma è sopratutto Immobile al 7' ad avere una buona occasione, dopo una galoppata di Kucka; purtroppo per i rossoblu, l'ex Pescara tira debolmente di sinistro ed il portiere blucerchiato non ha problemi nel neutralizzare.
Ma, all'improvviso, è proprio la Samp a passare in vantaggio: al 16', Maresca improvvisa un "tiraccio" verso la porta di Frey, ma la palla finisce a Poli, lasciato colpevolmente solo dalla difesa rossoblu. Il controllo del numero 16 è fantastico, il tiro meno, ma la palla finisce dentro: è 1-0, a sorpresa. Da questo momento in poi, il Genoa non riesce più a creare pericoli dalle parti di Romero e crolla psicologicamente sotto i colpi di una Samp troppo coperta, ma cinica e tosta.
Nonostante il nervosismo in campo, la Samp crea molto grazie ai tagli di Icardi nella difesa genoana: uno di questi, grazie ad un ottimo assist di Krsticic, lancia l'argentino, che salta Frey ma tira fuori a porta indifesa.
Ma è il preavviso del raddoppio: Munari conquista palla a centrocampo e serve Icardi, che vola rispetto a Granqvist. Arrivato davanti a Frey, il numero 98 cerca di battere il portiere avversario, che respinge; a quel punto, Bovo arriva scoordinato e si esibisce nel più grottesco degli autogol. 2-0 e risultato che mostra nuovamente il cinismo che la Samp aveva ad inizio campionato.
Nel finale, la Samp potrebbe triplicare il vantaggio: ancora Krsticic recupera il pallone e serve il veloce Icardi in profondità, ma l'ex Barcellona non è preciso. Così come non lo è sulla successiva (e clamorosa) occasione, quando Obiang lo lancia sul filo del fuorigioco; se il movimento è ottimo, il tiro dell'attaccante è flebile e Frey evita il peggio. L'estremo difensore del Genoa si ripete su Munari, che tenta di dribblarlo sull'assist rasoterra di Maresca. Finisce 2-0, ma poteva essere già chiusa; nel calcio, questi errori si pagano.
La Samp lo comprende nella ripresa, quando gli ingressi di Bertolacci e Vargas revitalizzano un Genoa fiacco: Immobile e Borriello continuano a prendere la mira nel tentativo di impensierire Romero, senza però riuscirvi. Anzi è Jankovic a sfiorare il 2-1, con una punizione defilata dai 30 metri che sfiora il palo alla destra del portiere sampdoriano. Neanche l'ingresso di Estigarribia per uno stanco Krsticic revitalizza la Samp, che non riesce ad uscire dalla propria metà campo per una buona mezz'ora.
In questo modo, arriva - inevitabile - il gol del 2-1. Minuto 78: su una respinta da calcio d'angolo, Vargas tenta due volte di centrare la porta avversaria e la palla arriva ad Immobile, che realizza la quarta marcatura del suo campionato. Il Genoa dovrebbe partire all'assalto, ma crea una sola buona occasione: cross di Sampirisi, anticipo di Romero su Borriello e la sfera finisce al limite dell'area, dove Vargas ci prova col destro, concludendo fuori. E' l'ultima emozione targata rossoblu.
Il cambio Maresca-Tissone serve a far respirare l'ex Malaga, ma chiude la partita: all'88', l'argentino parte palla al piede, si fa spazio e serve in profondità Icardi. Stavolta "el puntero" non sbaglia e chiude il derby numero 105 con il 3-1 finale; dopo diversi gol mangiati, arriva la prima rete in Serie A per l'attaccante.
Il finale serve solo a sperimentare l'incredibile sensazione del 4-6-0: Soriano entra per Icardi e fa la punta. Cose dell'altro mondo, ma ci sarà tempo per disperarsi un'altra volta: è vittoria nel derby, dopo due anni.

Cesare Bovo, 29 anni, realizza l'autogol del 2-0: una mazzata per il Grifone.

Romero 6.5 | Puntuale, non sempre preciso, ma c'è. L'argentino conferma i progressi della gara di Palermo e difende bene la porta blucerchiata.
Mustafi 6.5 | Ottima la prova del tedesco. Consigliamo a Ferrara di schierarlo centrale, ovvero nel suo ruolo, sebbene il tedesco si dimostri arcigno quanto basta. Vargas non gli crea poi questi grandi problemi.
Rossini 5.5 | Un passo avanti rispetto alle ultime partite, ma la sicurezza di inizio campionato è andata via: se ha un pallone, non lo imposta più come prima, ma lo butta via. Peccato, perché Rossini ha una buona progressione palla al piede e perderla per la paura di sbagliare è un errore.
Gastaldello 5.5 | Si perde Antonelli nel primo tempo (rischiando poi il rigore) e il tandem Borriello-Immobile riesce a tirare diverse volte. Non esaltante.
Costa 6.5 | Mezzo voto in più solo per il salvataggio ad inizio secondo tempo su Jankovic: vale un gol.
Maresca 6 | Un assist involontario per Poli ed uno bellissimo per Munari, ma il buon Enzo è stanco e si vede. In più, prende un sacco di botte da Kucka.
Obiang 6.5 | Tanti palloni recuperati e la grinta giusta per la stracittadina.
Munari 6 | Ammonito, nervoso, ma dinamico.
Poli 8 | Nettamente il migliore per distacco. Viene fatto giocare da ala quando forse non è neanche una vera mezz'ala, ma un centrocampista centrale; eppure tira fuori una delle sue migliori partite in blucerchiato. Sampirisi era un avversario facile, ma Andrea ci mette del suo, realizzando anche la prima rete con la Samp.
Icardi 7 | Granqvist e Bovo se lo sogneranno la notte. Sotto porta è impreciso e si mangia una rete clamorosa a fine primo tempo, ma i movimenti sono quelli del centravanti di razza. Il gol del 3-1 è il giusto premio ad un'ottima partita.

Estigarribia 5.5 | Apparte una folata che mette in difficoltà Antonelli, la solita partita evanescente.
Tissone 6.5 | Nel finale diventa il perno di centrocampo. La sua lentezza nella gestione del pallone è incredibile, ma trova il tempo di fare l'assist ad Icardi per la rete che chiude il derby.
Soriano s.v. | Entra giusto per confermare che Ferrara è capace a schierare un 4-6-0.

Adesso la classifica si rialza e la Samp esce dal gruppone in cui era entrata nell'ultima settimana. Chiaro che un derby vinto così è esaltante, ma non significa nulla: questo Genoa è un universo parallelo, la squadra peggiore della Serie A e batterlo non vuol dire essere usciti dalla crisi. La partita della prossima settimana con il Bologna, in questo senso, chiarirà meglio quanto si è migliorati. Di certo, il 4-1-4-1 non servirà con gli emiliani, anche loro vittoriosi contro il derelitto Palermo. Godiamoci questa vittoria, però piano con l'entusiasmo; ricordiamoci come nel secondo tempo siamo scomparsi, gol di Icardi a parte. Non vorrei che questa stracittadina diventasse il "colpo di spugna" su tutti gli errori fatti da Ferrara.

Buon esordio nel derby per Mauro Icardi, 19 anni: primo gol in Serie A!

14 novembre 2012

La Lanterna degli orrori.

Domenica 18 Novembre, lo stadio Marassi rischia di diventare il teatro di un incubo; difatti, quella sera andrà in scena uno dei derby più tragici degli ultimi anni. Genoa e (sopratutto) Samp ci arrivano in condizioni pessime, lacerate da cambi di allenatore ed una serie di sconfitte consecutive. Eppure molti tifosi, sia sampdoriani che genoani, pensavano di aver assistito a spettacoli peggiori; quelli blucerchiati poi, ricordando il gol di Boselli che condannò la squadra alla B, speravano di non arrivarci in questo stato di forma. La settima sconfitta consecutiva a Palermo ha lasciato a terra molti appassionati del Doria e la conferma di Ferrara da parte della società non getta acqua sul fuoco, anzi..

Mauro Boselli, 27 anni, segna la rete del 2-1 al 92' dell'ultimo derby di Genova.

Penso sempre che bisogna guardare in casa propria prima di giudicare gli altri. E allora diamo un'occhiata alla nostra situazione attuale: 11 punti (anche se c'è un -1), 17° posto in Serie A e tanta, tanta paura che l'incubo di due anni fa si ripeta. Si era partiti bene: tre vittorie e due pareggi avevano consegnato un bottino di 11 punti, che faceva ben sperare per il proseguo del campionato. Poi le serie di sette sconfitte consecutive hanno fatto segnare un nuovo record in casa blucerchiata ed un periodo di difficoltà palese. Infortuni, squalifiche ed alcuni episodi arbitrali non hanno aiutato la Samp negli ultimi due mesi, ma farne il caprio espiatorio di questi pessimi risultati appare difficile.
Ci sono diversi problemi che stanno avendo una gestione scriteriata. Innanzitutto, il parco giocatori, che Ferrara sta svalutando grazie a scelte che hanno poco di logico. Se c'è un elogio che si può fare all'ex C.T. dell'Under-21, è quello di aver notevolmente abbassato l'età media del gruppo e degli undici in campo; Berardi, Rossini, Krsticic, Soriano, Obiang sono sempre in campo. L'unico a subire un trattamento diverso è Icardi; peccato che l'argentino servirebbe come il pane in questa Samp così abulica lì davanti. Inoltre, la gestione dei nuovi acquisti non è stata delle migliori: De Silvestri si è visto poco e con prestazioni indegne di nota, grazie ai suoi errori; Estigarribia è stato fatto giocare quasi sempre, non riconoscendo che per molte giornate non ha ingranato; infine, Poulsen è stato messo ai margini. Qui spunta il problema più grande: il terzino danese è arrivato a fine Agosto, con Ferrara già in sella; perciò l'ex Juve non può certo accusare la società di avergli preso un giocatore prima della sua nomina a tecnico della Samp. Perciò la domanda è cosa farne di un giocatore che lo stesso Ferrara non sembra apprezzare; perché l'ha mai preso?
Secondo problema: lo schieramento tattico. Per tutta l'estate non si è parlato che di 4-3-3, con Eder ed Estigarribia ai lati e Maxi Lopez da centravanti. Ma, in realtà, la Samp non si quasi mai disposta in tale maniera; lo ha fatto perlopiù all'inizio del campionato, quando infatti sono arrivati gli 11 punti messi fin ora in cascina. Poi, già nella partita con il Napoli, si è registrato un arretramento del baricentro: Soriano (un centrocampista centrale) messo come terzo attaccante è stato forse l'obrobrio tattico più grande commesso da Ferrara. Si potrebbe continuare con il centravanti di turno lasciato da solo, Munari ala destra o Estigarribia terzino; il punto è che non bisogna snaturare i propri giocatori, bensì farli giocare nel ruolo a loro più congeniale.
Terzo punto: la testa. Molti di questi ragazzi non sanno cos'è la Serie A: guardando i titolari, vi sono 5/11 che hanno una bassa (Berardi, Obiang, Costa) o nulla (Rossini, Romero) esperienza in Serie A. E allargando lo sguardo al resto della rosa, il dato medio non sale di certo. Ecco, riprendersi da una situazione come la nostra senza l'adeguata "gavetta" dentro la squadra sembra difficile. I ragazzi sono giovani, ma qualche guida alla Maresca in più non avrebbe fatto male.
Quarto ed ultimo punto: gli infortuni. Si sono fatti male più o meno tutti in quest'inizio di campionato; la rosa è abbastanza lunga (sopratutto a centrocampo), ma alcuni uomini - prima ancora che giocatori - servono a questo gruppo. Forse anche troppo.
Adesso, nel derby servirebbe un miracolo. Qualcuno recupererà, ma anche in questo caso sarebbe stato utile qualcuno in più che abbia già vissuto la stracittadina: il mancato recupero di Pozzi, ad esempio, sarà un fardello non da poco.

Nicola Pozzi, 26 anni: l'ultimo gol blucerchiato in un derby è suo.

Tuttavia, c'è un famoso detto: "Se Atene piange, Sparta non ride". Difatti, nessuna risata risuona da parte genoana; anzi, i rossoblu arrivano a questi derby con un punto di svantaggio rispetto ai blucerchiati.
Li avevamo lasciati contenti e festanti, senza alcuna effettiva ragione, nel Maggio del 2011; allora avevano Palacio, Floro Flores ed una squadra con una parvenza di decenza, guidata da un allenatore (Ballardini) che sembrava quello giusto per la piazza. Ma il buon Preziosi, da sempre un bambino dispettoso a cui piace rovinare i suoi giocattoli, ha cambiato tutto per l'ennesima volta e si è ritrovato con una situazione tragica tra le mani. Difatti, il suo Genoa soffre durante tutta la stagione, cambia quattro volte il tecnico e si salva solo all'ultima di campionato.
Così, quando la Samp è tornata in Serie A quest'estate, la Gradinata Nord sperava di presentarsi meglio agli appuntamenti del derby. Invece, Preziosi è riuscito a fare anche di peggio, mettendosi nel pollaio non un yes-man, ma Pietro Lo Monaco, un dirigente che - al massimo - si fa comandare da se stesso. E così tra propositi di stella e dichiarazioni infauste, il Genoa si ritrova in condizioni anche peggiori rispetto all'anno scorso, ma senza Rodrigo Palacio, l'uomo che ha tirato la carretta per diversi mesi e che adesso dà una mano a far viaggiare quella dell'Inter. E non sono bastati gli arrivi di Immobile e Borriello per far girare la nave rossoblu: nove punti in 12 partite è il misero bottino messo insieme dalla banda di Delneri, che ha sostituito De Canio un mese fa alla guida del Genoa. Il terz'ultimo posto non credo fosse tre le ambizioni di molti tifosi rossoblu ad inizio campionato.
Adesso c'è il derby e si sa come i genoani siano più concentrati in queste occasioni, sopratutto negli ultimi tempi: difatti, negli ultimi 8 derby disputati, il bilancio è di cinque vittorie rossoblu, un pareggio e due vittorie blucerchiate. L'ultimo confronto si è chiuso con il 2-1 di Boselli a tempo scaduto, che ha praticamente condannato la Samp alla retrocessione e che ha reso felici i supporters del Grifone, sebbene le soddisfazioni sia state poche negli ultimi anni per il Genoa. Ma questo derby, il numero 105 (il numero 59 in Serie A), appare come il più difficile da gestire: chi vince potrebbe risorgere, chi perde potrebbe sprofondare. Anche perché non si uscirebbe solamente sconfitti dalla stracittadina, ma anche dallo scontro diretto contro quella che è una rivale per la salvezza. E forse, questo dato più degli altri sarebbe una pugnalata.
Insomma, alle 20.30 di domenica si prevedono forti turbolenze emotive allo stadio "Marassi": va in onda il derby di Genova. Purtroppo, viste le condizioni delle due squadre, sarà una Lanterna degli orrori.

Marco Rossi, 34 anni, capitano del Genoa e sempre presente nel derby.