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29 ottobre 2012

Adesso basta.

Certi spettri non vanno mai via. Non è bastata una promozione in rimonta e l'inizio di campionato a razzo per tranquillizzare l'ambiente. La Samp incassa la quarta sconfitta consecutiva, la seconda casalinga, perdendo contro il Cagliari per 1-0. A questo va aggiunto il dettaglio - non irrilevante - che la rete decisiva è dell'ex Daniele Dessena. Insomma, se ti può andar male, andrà sicuramente così. Inoltre, mercoledì si va a trovare un Inter cinica, ma in forma.. le prospettive non sono buone. Se c'è una cosa positiva, perlomeno la squadra ha dato qualche piccolo segnale di risveglio rispetto alle prestazioni di Verona e di Parma. Vediamo come è andata.

Daniele Dessena, 26 anni, esulta per il gol dell'ex che deciderà la partita.

La Samp riparte dopo la sconfitta al "Tardini" schierando il solito 4-3-3: Estigarribia è riportato nella sua posizione d'attacco, mentre Poli torna ad occupare il ruolo di mezz'ala sinistra a centrocampo. Dentro anche Soriano e Tissone per sostituire Obiang e Maresca, entrambi assenti per infortunio. Con Romero squalificato, è Berni a sostituirlo; il rebus vero è per il terzino sinistro. Costa squalificato, Poulsen ritenuto non idoneo da Ferrara, così come Castellini. E allora è Berardi a giocare a sinistra, con l'esordio dal 1' di De Silvestri come terzino destro. Il Cagliari, non avendo Cossu e Pinilla, davanti s'affida a Nené e Thiago Ribeiro con Nainggolan in appoggio alle due punte.
Il Doria parte bene nella prima frazione, esercitando subito una certa supremazia territoriale; il Cagliari, squadra solida ed accorta, aspetta e cerca di colpire in contropiede. Al 4', Estigarribia cerca di sorprendere Agazzi da fuori area, ma il portiere avversario blocca in due tempi; subito dopo, la Samp sfiora il vantaggio con un colpo di testa di Gastaldello. Sul corner battuto da Tissone, il capitano spedisce il pallone di poco a lato.
Al 9', l'unico squillo di tromba degli ospiti: il destro di Thiago Ribeiro è però centrale e Berni respinge senza problemi. Da lì in poi, la Samp tiene il pallino del gioco, ma non tira praticamente mai; l'impressione è che manchi la giocata negli ultimi 25 metri, dove i padroni di casa fanno girare il pallone senza mai centrare lo specchio della porta. Se escludiamo due tiri dal limite dell'area di Estigarribia ed Eder a lato, il primo tempo scivola verso la fine senza regalare emozioni, seppur la Samp sembri in controllo della gara.
Manco a farlo apposta, bastano 90 secondi a cambiare tutto. Al rientro degli spogliatoi, Gastaldello rinvia male di testa un lancio lungo della difesa del Cagliari e Thiago Ribeiro raccoglie il pallone; l'attaccante brasiliano arriva fino in area, dove serve Dessena, che di testa batte Berni per l'1-0 ospite. Stadio ammutolito e tifosi increduli, mentre Dessena inscena danze di gioia per il classico gol dell'ex.
La Samp ha subito l'occasione del pareggio al 50': punizione dalla distanza di Eder, Agazzi respinge in bager e Gastaldello è lì per metterla dentro di testa. Peccato che il capitano blucerchiato sprechi clamorosamente l'occasione, spedendo a lato. Sarà la più ghiotta occasione della partita ed il Doria comincia a pasticciare, a faticare nella costruzione del gioco. Il cambio Munari per Poli serve a far rifiatare il centrocampista in vista della trasferta di Milano; peccato, dato che era il migliore in campo per distacco. Eppure, l'ex Lecce trova subito il modo di farsi amare: punizione di Tissone e Munari mette dentro di testa per l'1-1. Grande esultanza, ma il gol viene inspiegabilmente annullato per fuorigioco di Maxi Lopez, che eppure non tocca la palla e quindi non contribuisce all'azione. Il numero 11 della Samp è in gioco, ma poco importa: diventano così tre gli episodi dubbi in quattro partite. Viene difficile parlare di sfortuna..
Da lì, la Samp scompare nella sua pochezza e crea solamente altri due tiri verso la porta avversaria: un altro colpo di testa di Munari ed un tiro-cross di Eder che Agazzi mette in angolo. Il Cagliari, invece, grazie all'inserimento di Ibarbo, trova modo di tenere palla in maniera più intelligente e difendere il risultato senza troppi affanni. Gli ingressi di Icardi e Juan Antonio per Tissone e Berardi alzano teoricamente il baricentro della squadra, ma in realtà non producono occasioni da gol. Addirittura sono gli ospiti a sfiorare il raddoppio, prima con un bel destro di Dessena dal limite dell'area, poi con Nené. In entrambe le circostanze, Berni è più che attento nel neutralizzare gli attacchi avversari. Finisce 1-0 e così diventano sono 15 anni che non si batte il Cagliari a Marassi: anche questi, del resto, sono record.

Munari, 29 anni, realizza il gol dell'1-1. Peccato che venga ingiustamente annullato..

Berni 6 | Onestamente, un lato positivo di questa partita è capire che il tuo terzo portiere può giocare qualche partita in Serie A. Sul gol qualcosina in più poteva fare, ma tutto sommato è sempre attento e sventa anche il 2-0 cagliaritano nel finale.
De Silvestri 5,5 | Se le sue sgroppate offensive sono una rinfrescante novità rispetto a Berardi, la sua poca tecnica e la sua scarsa capacità difensiva sono il contraltare delle sue caratteristiche tecniche. E (forse) una spiegazione al perché era la sua prima da titolare in campionato..
Rossini 5,5 | Partita senza infamia né lode, se non fosse che si lascia sfuggire Dessena nell'occasione del gol.
Gastaldello 5 | Sul capitano vanno due colpe più ampie rispetto al suo compagno di reparto. Il gol nasce da un suo errato disimpegno difensivo e si mangia il più facile dei gol per il possibile 1-1. Peccato, nel primo tempo era stato uno dei migliori.
Berardi 5,5 | Il contrario di De Silvestri. Sembrano "Pinco Panco" e "Panco Pinco". Se l'ex Fiorentina è veloce, atletico, offensivo, ma poco attento in difesa, Berardi è l'esatto opposto: granitico quando si deve difendere, povero quando si deve attaccare. Metterlo sulla sinistra, poi, non aiuta i suoi cross, che finiscono puntualmente in gradinata.
Tissone 5 | Ci si attendeva di più dall'argentino. Sappiamo tutti del fatto che sia compassato sul campo, ma ci si aspettava che le sue verticalizzazioni improvvise potessero accendere la Samp; non ce ne sono state. Qualcuno rimpiange addirittura Palombo..
Soriano 5,5 | Molto attivo, nel primo tempo il suo dinamismo aiuta il Doria a mantenere il pallino del gioco; nel secondo, però, scompare dal campo e sbaglia anche le cose più semplici.
Poli 7 | Decisamente il migliore. Nei primi 45', annulla Nainggolan e riparte con intelligenza, è ovunque. Poi Ferrara lo toglie, probabilmente per preservarlo in vista di Milano. Peccato.
Estigarribia 5 | Altra gara senza spunti per il paraguaiano; avrebbe le doti atletiche per impensierire Avelar ed ogni tanto ci prova, ma mai con continuità. L'ex Juve si sta rivelando una delusione, non sembra mai la giornata in cui possa cambiare la partita.
Eder 6 | Solita generosità, mette un paio di volte in difficoltà Agazzi con tiri da lontano, ma vede poco la porta da vicino.. figuriamoci da 25-30 metri.
Maxi Lopez 6 | Anche lui si sbatte, duella con tutti, artiglia palloni, ma poi tutti lo seguono a 20 metri di distanza ed è difficile far ripartire l'azione così.

Munari 6,5 | Entra e mi chiedo quale contributo possa dare al posto del migliore in campo fino a quel momento. Poi mi smentisce segnando il gol dell'1-1, inspiegabilmente annullato. Sfiora ancora la rete da angolo, ma è troppo tardi.
Icardi s.v. | Messo al posto di Tissone, non si capisce bene perché un ragazzo del '93 debba salvare la faccia ad una squadra che ha fatto due tiri in porta in 80 minuti. Si crea qualche spazio, ma non c'è occasione seria di ribaltare il risultato.
Juan Antonio s.v. | L'unica cosa che posso dirgli è: bentornato. Sarà utile nella rotazione delle punte.


E adesso? Si va a Milano, contro un'Inter che non gioca benissimo, un po' fortunata, ma molto cinica ed in grado di punirti quando meno te l'aspetti. A Bologna, i nerazzurri hanno tirato fuori una bella prestazione e Cassano non vede l'ora di timbrare da ex. Insomma, le previsioni non sono rosee, se ci aggiungiamo anche il fatto che mancheranno Munari e Krsticic, mentre Maresca ed Obiang paiono difficilmente recuperabili. Una cosa è certa: bisogna dire "basta". Basta a questa sfortuna che ci perseguita tra infortuni e decisioni arbitrali discutibili tra Napoli, Parma e Cagliari. Basta a questa pochezza offensiva, che sta letteralmente uccidendo questa squadra, nonostante Eder sia alla sua migliore stagione di sempre e Maxi Lopez si stia facendo in quattro per aiutare la Samp. Ma sopratutto basta a questa striscia di sconfitte, che ci sta trascinando verso la zona retrocessione. Tra l'Inter e l'Atalanta, potremmo dire basta anche a Ferrara come allenatore della Sampdoria; ma questo è un altro paio di maniche. Chi vivrà, vedrà: così si dice.

Andrea Poli, 23 anni: probabilmente il migliore dei blucerchiati in campo ieri.

30 agosto 2012

Un grande rimpianto.

Siamo agli ultimi giorni di mercato e c'è ancora tanto lavoro per Pasquale Sensibile. Nonostante un buon mercato in entrata, quasi concluso dopo gli acquisti di Poulsen e Maresca, adesso tocca concentrarsi sul mercato in uscita, dove diverse situazioni devono essere risolte. Prima su tutte il caso Palombo: un milione e mezzo d'euro di ingaggio, nessuna squadra disposta per ora ad accollarsi un impegno così grande e la risaputa scelta della Samp, che non lo considera nel progetto tecnico di Ferrara. A questo, si devono aggiungere le situazioni di Maccarone, forse di ritorno ad Empoli), di Cacciatore (anche lui potrebbe tornare a Varese), di Foti (in attesa di sistemazione in Serie B, per lanciarsi definitivamente), di Padalino (disposto a scendere in B pur di ricominciare) e di Bianco. Ma c'è una situazione sulle altre che passa inosservata e che, al tempo stesso, fa un po' rabbia. Se i nomi precedentemente nominati non possono dare più nulla alla Samp, né tecnicamente né a livello motivazionale, c'è un uomo che avrebbe potuto. Ma che, a causa dei suoi infortuni ricorrenti, non è stato utile alla Samp quanto si sperava. E' Franco Semioli, per il quale si sta parlando di una rescissione del contratto.

L'esteno nel 2009: è appena arrivato alla Samp da Firenze per cinque milioni di euro.

Franco Semioli nasce 20 Giugno 1980 a Cirié, un piccolo comune situato nella provincia di Torino. Ed è proprio nel capoluogo piemontese che Semioli muove i primi passi calcistici, fino a far parte delle giovanili del Torino. Con la squadra granata, la giovane ala fa l'esordio in Serie B nella stagione 1998/1999; dopo un prestito alla Salernitana, torna alla base ed aiuta la squadra granata a raggiungere la promozione nella Serie B 2000/2001. Esplode definitivamente a Vicenza, sotto la guida del mister Andrea Mandorlini, dopo un girovagare tra la casa madre e Terni, dove aveva ben impressionato, ma non abbastanza per salvare la squadra umbra.
La cosa curiosa è che, nel frattempo, l'Inter ha acquistato la sua metà per volere dell'allora allenatore Marcello Lippi. Ed i nerazzurri condivideranno la comproprietà di Semioli con il Chievo Verona dalla stagione 2003/2004, nella quale l'ala raggiunge i gialloblu e trova finalmente la continuità giusta anche in Serie A. Il gioco di Delneri lo mette a suo agio e così il Chievo riscatta anche l'altra metà del cartellino dall'Inter, facendo di Franco uno dei punti fermi della squadra. Tanto che, con la vicenda Calciopoli, il Chievo arriva anche in Champions League, sebbene i preliminari lo vedano eliminato dal Levski Sofia. I clivensi, già privatisi di Amauri (partito per Palermo), tengono Semioli per un'altra stagione. Sarà però un dramma: la squadra gialloblu retrocede incredibilmente all'ultima giornata ed il Chievo è costretto alla cessione di Semioli, desideroso di riprovare la corsa alle coppe europee, nelle quali ha esordito proprio quell'anno con la maglia dei veneti. Inoltre, restare in B non aiuterebbe nel tenere il posto in nazionale, che Semioli ha iniziato ad intravedere con tre presenze (che rimarranno tali).
La Fiorentina diventa la sua meta successiva: la squadra di Prandelli si piazza ogni anno in Europa e allora il giocatore cede. Sette i milioni che servono al suo trasferimento e a consegnare a Prandelli un'ottima ala, funzionale per il suo 4-2-3-1. Le presenze di Semioli non saranno tantissime (43 in due stagioni) a causa degli infortuni che cominciano a tormentarlo e di una concorrenza che si amplia quando la Fiorentina raggiunge l'agognata Champions League. Ma Franco continua a sfruttare bene i minuti che gioca ed è utile alla squadra viola per mantenere certi standard di rendimento.

Semioli con la maglia viola: per lui, due campionati dignitosi.

Ma la pazienza non è infinita. E così Semioli decide di andarsene, desideroso di guadagnare più spazio in campo. Delneri si è accasato alla Sampdoria e chiede immediatamente l'ex Chievo per il suo 4-4-2, nel quale Semioli aveva già giocato ai tempi di Verona. La Fiorentina lo cede alla Sampdoria per ben cinque milioni di euro, che molti giudicano un esborso troppo grande per un giocatore che, a 29 anni, è già bersagliato dagli infortuni e non può essere utile per un'intera stagione. Ma la scelta è giusta, almeno dal punto di vista squisitamente tecnico.
Il campionato 2009/2010 lo conferma. Nella striscia di vittorie collezionata ad inizio campionato, Semioli è fondamentale. Purtroppo comincia subito il calvario del buon Franco, che si fa male alla quarta giornata contro il Siena: dopo 45' di gioco, è costretto ad uscire per un dolore alla spalla. A Novembre 2009 sembra pronto al rientro per il derby, invece si fa di nuovo male in allenamento con una distorsione della caviglia. Torna a Gennaio ed è fondamentale per la riscossa sampdoriana: difatti, il numero 77 segna il gol del 3-2 nella trasferta di Udine, quella che rilancia le speranze blucerchiate per l'Europa. Che poi si trasformeranno in Champions League grazie ai 67 punti finali. E Franco trova anche il tempo di fare il gol dell'ex nel 2-0 casalingo alla Fiorentina in Febbraio.
Insomma, il ragazzo non ha giocato molto (26 presenze) ma è stato fondamentale, poiché tatticamente è troppo importante per il modulo delneriano. Peccato che Delneri decida di lasciare la Sampdoria dopo questo straordinario risultato e così Semioli viene gradualmente messo da parte. Mimmo Di Carlo, nuovo tecnico blucerchiato, predilige il 4-3-1-2 con il cosiddetto "finto trequartista" ed il numero 77, in questo modulo, può essere impiegato solo come mezz'ala destra, snaturando così del tutto la sua natura tattica. Mettiamoci anche l'operazione alla spalla a Maggio 2010 che mette a rischio la sua partecipazione ai preliminari. Ma Franco recupera e disputa un ottimo preliminare, seppur snaturato in quella posizione, piazzando l'assist per il 3-0 delle illusioni di Cassano, nel ritorno maledetto di Champions contro il Werder.
L'esperimento continua in campionato, ma ci si accorge presto che non è fattibile: il ragazzo è un'ala, inutile fargli fare la mezz'ala se non è in grado. Purtroppo, l'alto numero di centrocampisti centrali non permette un cambio di modulo e si va avanti così, mentre Semioli viene messo da parte. Il suo rendimento cala, inoltre un infortunio alla caviglia prima lo ferma ai box, poi lo mette fuori gioco per l'intera stagione 2010/2011. A pensarci, chissà se sarebbe stato utile nello spettacolo orrendo che è stata la stagione della retrocessione. Fatto sta che Franco recupera ed è pronto per la preparazione estiva dell'annata successiva, con mister Atzori deciso a puntare sul 3-4-1-2. La sfida per il posto di esterno destro è proprio fra Semioli e Padalino, entrambi infortunati di lungo corso ed entrambi con difetti che non li renderebbero adatti ad occupare tale posizione. Se sono sicuramente più gravi quelli dello svizzero, che pecca a livello difensivo, il numero 77 non ce la fa a fare tutta la fascia per novanta minuti. Per fare una comparazione che rendi, non è certo come Maggio, in grado di fare lo stantuffo per tutta la partita. Così, Semioli fa fatica, finché non c'è il passaggio al 4-4-2, nel quale l'ex Fiorentina da il bianco, con la partita di Empoli come manifesto della sua superiorità in B: 3-1 e due assist a Pozzi. Poi l'assist a Costa contro il Torino ed il rigore guadagnato in quel di Verona. Sembra la quadratura del cerchio. Purtroppo il calo della Samp nel periodo autunnale e l'ennesimo infortunio tagliano le gambe a Semioli, che torna a Marzo del 2012, quando il modulo è cambiato, l'allenatore pure (Iachini per Atzori) e le gerarchie anche. Il massimo per Semioli saranno un paio di presenze nel finale di campionato, come subentrato e fuori ruolo; saranno invece 18 quelle a fine anno.

Semioli durante il preliminare di Champions League 2010/2011 contro il Werder Brema.

Ora la fine è vicina: da un paio di settimane la società sta discutendo la rescissione con il 32enne esterno destro. Ma siamo sicuri che un Semioli in forma non possa essere utile a questa Samp? Del resto, a ben guardare, l'unico tassello mancante al Doria 2012/2013 è un vice-Estigarribia. Poteva essere Franco. Dico "poteva", perché a ben vedere la Samp non ha torto: su Semioli non si può fare affidamento dal punto di vista fisico e questo, purtroppo, è un problema insanabile. La società preferisce separarsi dall'ala piemontese. Personalmente, lo ritengo un peccato. Quei cinque milioni di euro sono stati spesi bene per quel che si è visto in campo di Franco Semioli. Purtroppo, si è visto troppo poco in queste tre stagioni e questo è un grande rimpianto.

Semioli, 32 anni, vicino alla fine della sua avventura a Genova.

16 agosto 2012

Big Pack.

Tra i tanti "esodati" che si stanno allenando e che ha ancora non hanno trovato spazio sul mercato, c'è un caso su tutti di cui i sampdoriani non riescono a liberarsi. Nonostante il lavoro del d.s. Sensibile, molti sono ancora ad allenarsi a parte in quel di Bogliasco: tutto normale, vista la crisi e la difficoltà risaputa del mercato in uscita. Accanto a capitan Palombo, Semioli, Padalino e compagnia bella, c'è un giocatore che si aspetta in partenza da diversi mesi: parlo di Massimo Maccarone. Il 32enne attaccante, seppur siamo ormai a metà agosto, non ha ancora trovato una sistemazione soddisfacente. Il suo trasferimento non ha ancora avuto luogo, nonostante le tante voci di presunti interessamenti (ritorno ad Empoli, Bologna, ritorno a Siena, Spezia) ed un passato in Serie A di grande valore. Andiamo a vedere meglio come siamo arrivati a questo punto.

Massimo Maccarone nasce a Gallarate il 6 Settembre 1979 e gioca da prima punta classica, con tanti movimenti nell'area di rigore. Il ragazzo viene ingaggiato dal Milan a 13 anni e gioca per cinque stagioni nelle giovanili della squadra rossonera. La prima esplosione avviene a Prato, dove rimane per due anni e - nel 1999/2000 - confeziona 20 gol in 28 presenze, sfiorando la promozione con la squadra toscana. Il destino del giocatore si lega inevitabilmente a quella regione: l'anno dopo, infatti, l'Empoli lo preleva dal Milan alle buste e così, in coppia con Antonio Di Natale, Maccarone regala la promozione alla squadra toscana in Serie A. Due anni con 30 gol stagionali lo portano in cima alla lista di molti club italiani ed internazionali; come se non bastasse, con l'Under 21 azzurra conferma le sue buone qualità, segnando 11 gol e diventando capocannoniere dell'Europeo di categoria nel 2002.
Infine, la ciliegina sulla torta arriva con l'esordio in nazionale nel Marzo del 2002 sotto la guida di Giovanni Trapattoni, in un Inghilterra-Italia in quel di Leeds che segnerà inevitabilmente la sua carriera. Erano passati più di 70 anni da quando un giocatore esordiva in nazionale non avendo mai giocato nella massima serie. Maccarone riesce in quest'impresa e si procura il rigore decisivo per il 2-1 finale in favore dell'Italia.
Alla fine, il Middelsbrough se lo aggiudica per ben 13 milioni di euro. Steve McLaren, allenatore del Boro, lo esalta,  affermando: "E' il giocatore che più assomiglia a Del Piero". Assomiglierà pure all'Alex bianconero, ma intanto gioca lontano dalla porta o sta in panchina. E così Maccarone, complici anche gli infortuni, ha poca gloria in Inghilterra, seppur partecipi alla conquista della Carling Cup nel 2004. 15 gol in due stagioni e la difficoltà nei rapporti con McLaren sono le condizioni che portano Maccarone alla scelta del ritorno in Italia, seppur temporaneamente.

Maccarone ai tempi dell'Under-21 azzurra: una stella in ascesa.

Maccarone disputa la stagione 2004/2005 in Serie A per la prima volta. Se, fino a Gennaio, le cose vanno male in quel di Parma (solo due gol in Coppa UEFA), Big Mac si riprende la scena a Siena, dove segna sette gol e dimostra che non è propriamente finito. Purtroppo per lui, i toscani non lo riscattano e così torna a Middlesbrough, dove tutto sembra destinato a relegarlo nuovamente in panchina. La stagione di Maccarone, invece, diventerà trionfale: se in campionato non vede campo e segna poco (due gol), in Europa è un trascinatore. Il Middlesbrough, l'anno precedente, si è qualificato per la Coppa UEFA e la disputa alla grande, ribaltando tutti i pronostici. Il merito è anche di Big Mac, come sarà soprannominato d'ora in poi da quelle parti: segna cinque gol in tutta la competizione, ma diventa un eroe nei momenti decisivi. Ai quarti contro il Basilea, la squadra di McLaren è quasi fuori, ma un gol di Maccarone al 90' fa esplodere il Riverside Stadium e consegna la qualificazione agli inglesi. Lo scenario si ripete in semifinale contro lo Steaua di Bucarest: sconfitti 1-0 all'andata e sotto 2-0 al ritorno in casa, al Middlesbrough servono quattro gol. Maccarone, entrando dalla panchina, realizza la doppietta realizza il primo ed il quarto gol: i tifosi sono in visibilio e lui diventa Big Mac. La finale sarà persa per 4-0 contro il Siviglia, ma intanto Maccarone è un eroe da quelle parti. Purtroppo l'italiano continua a passare tempo in panchina anche nella stagione successiva, nonostante l'arrivo di Gareth Southgate al posto di McLaren. Stanco di marcire in panca, l'ormai 27enne decide di tornare in Italia durante il mercato invernale del 2007. La meta è Siena.

Maccarone a segno nella semifiinale contro la Steaua: suo il 4-2 finale.

Nella città del Palio, Big Mac trova quella gratificazione che ancora nessuno gli aveva mai dato pienamente. Dopo aver rivelato che McLaren gli ha reso la vita impossibile durante la sua esperienza inglese, Maccarone diventa fondamentale nel sistema di gioco senese e porta la salvezza alla squadra toscana già nel 2007. Nelle due stagioni successive, egli continua ad essere il terminale offensivo del Siena. Inoltre, arrivato ormai a 30 anni, è in grado di riciclarsi: ormai non è più la prima punta che giocava nell'Under 21. Si è re-inventato seconda punta, con larga libertà di svariare su tutto il fronte di attacco, permettendogli di cercare il gol anche da lontano. A Siena, le marcature firmate da Maccarone saranno 42 quando - nel 2010 - decide di lasciare la squadra toscana, retrocessa malamente. E' tempo di cambiare casacca ed ambiente, di cercare una nuova sfida a trent'anni: la meta diventa Palermo, città con un presidente fumantino ed una squadra ambiziosa, che ha appena sfiorato la Champions.
I siciliani lo pagano quattro milioni e mezzo di euro, ma lo schierano come una seconda linea, preferendo Miccoli e Hernandez davanti. Con Pastore ed Ilicic sbocciati, lo spazio si riduce ulteriormente per l'attaccante, che trova spazio in Europa, dove segna ben tre reti. Nonostante il poco minutaggio in campionato, Maccarone vuole restare a Palermo; purtroppo per lui, la società non è dello stesso parere e decide di metterlo sul mercato. A raccogliere l'invito è la nostra beneamata, che compra l'attaccante lombardo per tre milioni di euro.

La rinascita di Maccarone avviene a Siena: qui a segno contro il Livorno.

Se le prime partite sembrano di buon auspicio (assist a Guberti in Samp-Milan di Coppa Italia), nel giro di un paio di settimane Maccarone conferma di essere un giocatore involuto. Si scoprirà poi che ci sono stati problemi familiari a contribuire a tale condizione; ciò nonostante, il ragazzo mostra di non essere di alcuna utilità. Lento, svogliato, a volte fastidioso per un tifoso - come quello sampdoriano - che vorrebbe vedere il sangue agli occhi in un momento delicato come la fine della stagione 2010/2011. La Samp vola inesorabilmente verso la Serie B ed il giocatore di maggior talento ed esperienza (almeno sulla carta) non fa vedere un briciolo di speranza alla Gradinata Sud. La ciliegina sulla torta è il rigore decisivo sbagliato nella partita in casa con il Parma. Maccarone segna tre gol contro Bologna, Cesena e Lecce, ma sono tutti gol inutili, a risultato già ipotecato da parte della squadra avversaria.
La capacità di decidere le partite, che aveva a Siena, non si vede in quel di Genova. A retrocessione avvenuta, tutti sperano nella sua partenza; poi viene fuori la verità sui problemi familiari e, allora, la società si fa carico di quella che provo a definire una "operazione simpatia". Recuperare l'uomo ed il giocatore diventa la priorità ed anche i tifosi più critici diventano docili come cagnolini, con tanto di striscioni di incoraggiamento.
L'esito di questo recupero lo conosciamo tutti: Maccarone segna all'Alessandria nella prima partita ufficiale della stagione, in Coppa Italia, per poi scomparire, sommerso dall'inizio folgorante di Bertani e dalla forma di Pozzi. Quando gli infortuni fanno fuori il numero 9 e l'ex Novara diventa un peso per la manovra offensiva, c'è Piovaccari; quando anche l'ex Cittadella si dimostra inaffidabile, tocca a Big Mac. Peccato che lui non ci sia: le sue presenze in campo sono un misto di paura dei fischi del pubblico e di "vorrei, ma non posso". Arrivano anche tre gol: uno su rigore all'Albinoleffe. E peccato che gli altri due siano il corollario di un Nocerina-Sampdoria 4-2, perso, in cui Maccarone segna quando è già troppo tardi. Insomma, il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Il prestito di Gennaio all'Empoli è servito a rigenerarlo parzialmente, nonostante la squadra toscana abbia rischiato la Lega Pro per tutta la stagione. Sette gol e la salvezza consegnata alla sua ex squadra sono perlomeno un segnale di vita. Ora, tornato a Genova, è finito sul mercato. Doveva essere così. Ma, per ora, parla solo il suo procuratore, che prima ha cercato di mantenere il suo assistito nella rosa sampdoriana, poi si è reso conto che era impossibile e sta attualmente lavorando per cercargli una sistemazione.
Guardando alla sua avventura genovese, impossibile non rinominarlo "Big Pack". Purtroppo, è andata male. Magari sarà in grado di rinascere altrove.

Maccarone in ginocchio: una sintesi visiva della sua avventura in blucerchiato.