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23 gennaio 2013

Ferri da stiro, corde e bilanci (grazie, presidente).

(già pubblicato con SampNews24)

Nella vita, ci sono sempre momenti belli ed altri più difficili: « c'è un tempo per piangere, un tempo per ridere », ricordava il poeta Paolo Coelho. Non conta, quindi, quanto si possa stare bene o male in un determinato momento, ma bisogna sempre tener conto del quadro generale. Forse è questa la lezione più grande che Riccardo Garrone ha insegnato a tutti noi: nella serata di lunedì, il nostro presidente ci ha lasciato, all'età di 76 anni e dopo ben 11 alla guida della Sampdoria. Non era una prima volta, dato che Garrone aveva già intrattenuto rapporti con la società blucerchiata, quando lo sponsor "ERG" campeggiava sulla maglia della nostra amata ai tempi d'oro di Mantovani. Se ne è andato in silenzio, senza grossi clamori, mantenendo un profilo che aveva ormai adottato negli ultimi mesi: purtroppo, non ha resistito contro una malattia che combatteva da lungo tempo.

Garrone senior sotto la Sud dopo la qualificazione in Champions del 2010.

Non ho voglia di fare le veci di Wikipedia e raccontarvi la storia di Riccardo Garrone: molti sanno chi rappresenta, qualcuno sa il suo ruolo nel mondo del calcio, ma solo i tifosi della Samp hanno potuto apprezzarne le doti di gestione. Per carità, qualche errore c'è stato; ma come diceva Totò, « nessuno nasce imparato », perciò posso ricordare con piacere chi ha tentato di fare il meglio per Lei, sebbene non avesse dimestichezza con il mondo della palla rotonda. In quel lontano inverno del 2002, la Sampdoria navigava in acque turbolente, rischiando persino la C. Tuttavia, Garrone si prese - più che un impegno - una responsabilità: rimettere a posto ciò che non lo era. L'obiettivo non era solamente sopravvivere, bensì riportare i blucerchiati dove meritavano di stare; detto-fatto, la Samp torna in Serie A e vive stagioni anche straordinarie. Magari c'è stato qualche momento buio, ma si navigava bene. Poi, lo strappo tra molti tifosi ed il presidente, con il terribile 2011 ed i tanti errori di gestione. Errori in buona fede, dettati dalla difficoltà nell'avere a che fare con un mondo di cui - come ripeteva spesso Garrone - non era molto pratico. Insomma, citando sempre il grande poeta portoghese, « c'è stato un tempo per piantare, un tempo per sradicare la pianta. »

Antonio Cassano, 30 anni, ha avuto un grande rapporto con il presidente.

Tuttavia, a Garrone va riconosciuto un merito ben più importante: quello di averci riportato vicino, di averci nuovamente unito. Già, perché quanti erano in difficoltà - un decennio fa - vedendo lo stato in cui versava la Sampdoria? Quanti avevano rinunciato a tifare quei colori magnifici? Non bisogna essere riconoscenti a vita, ma "il tempo per rinascere" è stato possibile grazie a questo personaggio tutto d'un pezzo; a volte, lo era così tanto da sembrare addirittura spigoloso, ma in fondo voleva solo il meglio per i colori blucerchiati. Del resto, molti hanno puntato il dito (tra questi, per onestà intellettuale, si aggiunge colui che sta scrivendo..) al fatto che si guardasse troppo il bilancio: beh, dopo 11 anni di presidenza, il più importante dei bilanci è quello dei risultati ed è positivo. Guardando il quadro generale, la Samp può vantare due promozioni in A, una finale di Coppa Italia, quattro partecipazioni europee e tanti soddisfazioni lungo la via. Attimi di felicità che si possono chiamare Cassano o Pazzini, che erano datati 17 maggio 2003 o 14 maggio 2010, che possono coincidere con le invasioni blucerchiate a Brema, Milano o Roma. Insomma, se si guarda il "quadro generale", non si può che esser contenti. Senza dimenticare le battaglie condotte in Lega sulla divisione dei diritti tv o sulla legge per gli stadi italiani: cose che non riguardano solo la Sampdoria, ma anche l'intero movimento calcistico italiano. Parafrasando Coelho, « c'è un tempo per riflettere sul futuro, un tempo per ricordare il passato »: adesso, è giusto concentrarsi sul secondo. Mi sento di dirle: grazie, presidente. Forse, senza di lei, non saremmo qui a condividere tutti questi bei ricordi.

Riccardo Garrone, 76 anni, ci ha lasciato il 21 gennaio 2013.

17 giugno 2012

Quando si è di troppo.

La sbornia della promozione è passata, ma è come se fosse ancora iniettata nelle vene della maggior parte dei sampdoriani: si sogna Rafa Benitez, si parla di un'amichevole nel Trofeo Gamper contro il Barcellona e si è tornati in Serie A - pare - con grandi ambizioni. In tutto questo, però, si rischia di dimenticarsi ciò che è stato. E se è vero che l'italiano medio ha la memoria corta, l'ambiente sampdoriano non fa certamente eccezione. C'è un uomo sullo sfondo di questa vicenda che ormai ha il ruolo dello spettatore passivo, anche se fino ad una settimana fa era il nuovo eroe sotto la Lanterna.

Beppe Iachini ha fatto un miracolo. L'ho detto più volte e l'ha confermato anche lo stesso allenatore marchigiano. Citando testualmente: "Questa promozione è stata molto più difficile delle altre che ho ottenuto". Azzarderei, non solo nella carriera di Iachini, ma probabilmente nella storia della B degli ultimi anni non c'era stata una promozione così rocambolesca. Così sudata. Così sognata, ma che sembrava così lontana.
Ebbene, nonostante ciò, Iachini pare già alla porta. Sì, perché al mister di Ascoli Piceno non è bastato aver realizzato un sogno sportivo che sembrava lontanissimo per i tifosi sampdoriani. Non è bastato neanche averci messo la grinta che era necessaria per quest'impresa. Persino la palese rivalità verso il tifo genoano non è bastata: è passata una settimana dalla promozione e Iachini ha già l'aria del separato in casa.

Intendiamoci: non sono un fan di Iachini. Quando arrivò a Novembre, non pensavo di arrivare in Serie A e non pensavo neanche di divertirmi guardando il suo calcio. Perlomeno, sulla prima previsione ho toppato clamorosamente. E non ritengo Iachini un allenatore capace di tagliare chissà quali traguardi nella massima serie: i suoi esoneri in A dopo le promozioni con Chievo e Brescia fanno curriculum, stavolta negativo. Ma, in un mondo basato sul business, dov'è la riconoscenza? Questo signore ha fatto un miracolo in cui non speravamo più; io, a Gennaio, pensavo già al campionato di Serie B dell'anno prossimo, da stra-vincere con cinque giornate d'anticipo e non certo con Iachini in panchina. Ma ha saputo smentirmi e questo è un merito troppo grande per essere scansato così facilmente.

La riconoscenza va distribuita con parsimonia: non è che si possa fare la fine delle squadre che, a forza di essere riconoscenti a campioni del passato che hanno garantito molte vittorie, si rovinano equilibri di spogliatoio e producono risultati inferiori alle attese (l'Italia dell'ultimo Mondiale è emblematica in tal senso). Ma non si può neanche dimenticarsene il giorno dopo.. insomma, la verità è che Iachini avrebbe meritato questa chance. Quella di esprimersi in un ambiente in cui ha dato il meglio, perché s'è l'era sostanzialmente guadagnata. Anche se il suo gioco avrebbe potuto essere un motivo di preoccupazione. Anche se il suo calcio non è "pane, amore e fantasia". Anche se il suo curriculum parla di due esoneri in A dopo due promozioni dalla B.

E adesso? Iachini (FORSE) dovrà re-inventarsi. Ricominciare altrove dopo un ambiente al quale si era affezionato. Dove si era guadagnato meritatamente l'amore dei tifosi. Dove, incredibilmente, potrebbe arrivare al suo posto un signore che ha vinto un Champions League ed una Coppa Uefa in due stagioni (dal 2003 al 2005) con due squadre diverse (Liverpool e Valencia). L'incontro con Benitez ci sarà: vedremo se sarà solo un sogno di mezza estate o se, come diceva Gabrielle in una sua canzone, "dreams can come true". Nel caso di rifiuto dello spagnolo, prepariamoci all'ennesimo colpo di scena di quest'estate a tinte blucerchiate. Magari ci sarà ancora quel cappellino a sbraitare dalla panchina della nostra bene amata.

Giuseppe Iachini, 48 anni: la Gradinata Sud lo ha sempre sostenuto.