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27 aprile 2015

E ora?

Quattro. Come le gare senza vittorie (l'ultima contro l'Inter in casa, a inizio marzo). Come gli attaccanti nel finale, ma senza successi. Come i gol presi ieri a Napoli, dove la Samp ha dovuto soccombere di fronte ai partenopei, in gran forma. La corsa all'Europa League si fa molto più complicata del previsto.

Manolo Gabbiadini, 23 anni, a segno per il classico gol dell'ex.

La Samp cambia notevolmente dal pareggio interno contro il Cesena: messa da parte l'idea dei quattro attaccanti, Mihajlovic si presenta al San Paolo con il consueto 4-2-3-1: Soriano, Éder ed Eto'o dietro l'unica punta Okaka. Il serbo ci tiene a far bene: in settimana il Corriere dello Sport ha dato per fatto un accordo proprio con il Napoli. Lui smentisce, ma le attenzioni di una società così importante lo adulano. Benitez invece opta per molti cambi, con l'ex Gabbiadini in campo dal 1' alle spalle di Higuain.
Pronti, via e la Samp riesce a portarsi in vantaggio a sorpresa. Dopo una botta e risposta tra la punizione di Mesbah (sventata da Andujar) e due tiri di Higuain (uno largo, l'altro respinto da Viviano), gli ospiti vanno sull'1-0. Palla straordinaria di Soriano in profondità, Éder corre in profondità e semina Britos. Quando mette in mezzo per Okaka, sulla traiettoria si inserisce Albiol, che fa autorete e regala il vantaggio alla Samp.
Il Napoli continua a fare il suo gioco, fatto di un lungo possesso-palla e di molto attacco. Palombo rischia la frittata al 15', quando perde palla malamente a centrocampo. Da lì, Callejon si presenta di fronte a Viviano, ma il portiere blucerchiato e Romagnoli salvano. Alla lunga, il Napoli trova il pari al 30': palla a Gabbiadini, che prova un destro debole e leggermente deviato dal limite dell'area. Il pallone sembra saldamente nelle mani di Viviano, ma il numero 1 ospite combina un patatrac e lascia scorrere il pallone in porta.
Dopo il pareggio, arriva subito il vantaggio dei padroni di casa: uno-due tra Higuain e Gabbiadini, con l'ex blucerchiato a fare da perno. Una sorta di pick and roll calcistico, dove Romagnoli perde male Higuain, scontrandosi con Silvestre. In tal modo, l'argentino si presenta da solo davanti a Viviano e lo batte per il 2-1. Finisce così un primo tempo rinunciatario da parte della Samp, che perde anche Éder per infortunio.
Neanche il tempo di rientrare dagli spogliatoi che la Samp prende il terzo gol. In fase d'impostazione, De Silvestri regala il pallone a Insigne. Con Palombo e Obiang dieci metri più avanti, il capitano del Napoli può partire in campo semi-aperto e impostare un gran destro liftato, sul quale Viviano valuta male la traiettoria. Sembra fuori, invece la palla va all'angolo per il 3-1. La partita finisce realmente lì, con la Samp incapace di tirare verso la porta avversaria.
Il Napoli sfiora il quarto gol a più riprese: Silvestre respinge una bella conclusione di Higuain in angolo, David Lopez impegna Viviano dai 30 metri e poi ancora il numero 9 azzurro manca di poco la doppietta personale. Nessun problema, ci pensa De Silvestri a regalargli quest'occasione dal dischetto, a causa di un fallo molto ingenuo su Hamsik. La trasformazione è perfetta. Nel finale, a nulla serve la bellissima conclusione di Muriel dai 25 metri, che vale un 4-2 tanto inutile quanto di grande impatto. La Samp esce con le ossa rotte dal San Paolo, ci vorrà un altro spirito per raggiungere l'Europa.

L'autorete di Raul Albiol, 29 anni, per il momentaneo vantaggio ospite.

Viviano 5; De Silvestri 4.5, Silvestre 6, Romagnoli 5.5, Mesbah 5.5; Obiang 6, Palombo 5 (dal 17' s.t. Duncan 5.5); Éder 6 (dal 43' s.t. Muriel 5.5), Soriano 6 (dal 30' s.t. Bergessio 5.5), Eto'o 5.5; Okaka 5 - già pubblicate su SampNews24

Per chi avesse avuto qualche dubbio, il Napoli è due spanne sopra la Sampdoria. C'era chi parlava di sogni di Champions, addirittura. Direi che è ora di svegliarsi: al di là della differenza tecnica, la partita di ieri mostra anche una differenza d'atteggiamento. La Samp di oggi non potrebbe mai arrivare terza, con quest'atteggiamento rinunciatario. Così come non avrebbe potuto neanche quella del girone d'andata, comunque ottima.
La corsa europea adesso si complica. Il perché è spiegato sopratutto da un risultato, ovvero l'inaspettato successo del Torino nel derby della Mole. Il 2-1 alla Juventus porta la squadra di Ventura a -3 dalla Samp e a -2 dalla Fiorentina. Nonostante gli scivoloni in casa e un'Europa League da conquistare, rimango convinto che la lunghezza dell'organico farà arrivare i viola davanti alla Samp. Il nostro obiettivo rimane il sesto posto, ma il calendario del Torino nelle prossime gare mi fa venire più di un dubbio.
La brutta notizia riguarda Éder: uscito al 43' del primo tempo dopo un contrasto con Britos, l'attaccante ha confessato di aver sentito il ginocchio "ballare". Brutto segnale, tanto che lo stesso italo-brasiliano ha confessato: «Temo che la mia stagione sia finita qui». Brutto segnale per chi ha tirato la carretta tutto l'anno. E ora temo che Mihajlovic dovrà pensare a un passaggio al 4-3-1-2, installando Soriano come trequartista e puntando tutto sulla coppia Eto'o-Muriel. Non che si caschi male, ma bisognerà vedere se il serbo punterà sull'ennesimo cambio di modulo.
Intanto la prossima settimana sarà decisiva: la Samp è attesa da due gare casalinghe di fondamentale importanza, dalle quali sarebbe ottimo tirar fuori quattro punti. La prima sarà quella contro l'Hellas di mercoledì. Gli scaligeri sono ormai salvi, ma sembrano esser tornati in forma grazie sopratutto a quel "giovanotto" di Luca Toni (ieri doppietta e 17 gol in campionato). Sabato arriva la Juve, forse già campione d'Italia e attesa da una semifinale di Champions League tre giorni dopo. E ora? Tocca correre.

L'errore di Emiliano Viviano, 29 anni, sul gol dell'1-1 azzurro.

02 dicembre 2014

La quarta beffa.

Fa male. Fa dannatamente male. La Samp butta via altri due punti dopo quelli contro Cagliari, Milan e Cesena, pareggiando 1-1 contro il Napoli di Benitez. Un pari che fa male non tanto per quanto visto in campo: il risultato finale in quel caso è giusto. Tuttavia, la Samp aveva la gara in mano ed è riuscita a subire il gol del pareggio al 92' da un isolato Zapata. L'ennesima dimostrazione che questo è un ottimo gruppo, ma deve ancora imparare tanto in malizia.

 Il duello tra Gonzalo Higuaín, 26 anni, e Alessio Romagnoli, 19.

La Samp riparte dopo il rocambolesco 1-1 di Cesena e cambia radicalmente faccia per affrontare il Napoli terzo in classifica. Dentro Mesbah per Regini e Romagnoli per Gastaldello in difesa, dove viene confermato Romero in porta. Non solo cambio di retroguardia, ma anche di modulo: Mihajlovic opta per un più prudente 4-3-1-2: il sacrificato è Gabbiadini, che parte dalla panchina. Davanti la coppia d'attacco è Eder-Okaka, con Soriano alle loro spalle e Rizzo a centrocampo. Dal canto suo, il Napoli punta alla vittoria senza Mertens, ancora non al meglio: al suo posto Ghoulam è spostato esterno alto, mentre Britos gioca da terzino.
L'intera gara non è stata entusiasmante, ma il primo tempo soffre particolarmente della mancanza di spettacolo. Ghoulam ci prova al 10' con un'incornata, ma non riesce a centrare la porta. Al 21' la Samp va in vantaggio, ma il gol è da annullare: sul tiro ribattuto di Soriano, Eder parte in posizione irregolare prima di saltare Rafael e segnare. Un minuto dopo, Higuaín ha un'occasione di testa, ma la sua incornata è larga. Lo stesso centravanti dell'Argentina ha una super-chance al 37' in contropiede, ma Romero in uscita gli toglie la palla. La Samp è tutta in una punizione di Mesbah centrale e in un'incornata di Romagnoli su corner fermata da Silvestre. Gara un po' nervosa, viste le quattro ammonizioni al termine della prima frazione.
Alla ripresa, la Samp è più decisa. E lo dimostra immediatamente, perché i padroni di casa vanno in vantaggio: al 57', la palla rimane dalle parti di Eder, che aggiusta la mira e scarica una gran rasoiata di destro dal limite. Niente da fare per Rafael e 1-0 blucerchiato. SArebbe il giusto episodio che sblocca la gara e la porta dalla parte della Samp, ma la squadra di Mihajlovic subisce un paio di contropiedi pericolosi: solo l'imprecisione e un Romero attento in uscita evitano il peggio. Eder ha un'altra occasione al 62', ma spara fuori dopo l'uno-due con Okaka. Azione fotocopia per Higuaín, che però schiaccia troppo il tiro e centra Romero. La partita sembra tranquillamente avviarsi verso la vittoria blucerchiata, ma la Samp tira il freno troppo presto: al 92' il cross di Ghoulam è perfetto, Romagnoli scala inutilmente su Higuaín e Zapata - entrato un quarto d'ora prima - è libero di incornare per l'1-1 finale. Una beffa - l'ennesima stagionale - di cui la squadra di Mihajlovic non aveva sicuramente bisogno.

Duvan Zapata, 23 anni, zittisce il Ferraris dopo l'1-1 finale.

Romero 6; De Silvestri 6.5, Silvestre 6.5, Romagnoli 6, Mesbah 6; Obiang 5.5 (dal 1' s.t. Duncan 6.5), Palombo 6, Rizzo 6.5 (dal 33' s.t. Gabbiadini 6); Soriano 6.5 (dal 25' s.t. Krsticic 5.5); Eder 7, Okaka 6 - già pubblicate su SampNews24

A conti fatti, il pareggio contro la terza squadra più forte del campionato, l'imbattibilità mantenuta in casa e l'ennesimo gol di Eder sono tutti dati incoraggianti. Tuttavia, il tifoso medio blucerchiato sta facendo la bocca alla possibilità di andare in Europa. E la quarta rimonta subita nell'ultimo mese e mezzo onestamente non si accompagna adeguatamente ai sogni continentali. La parte sinistra della classifica, giocando in questa maniera, è saldamente nelle mani della Samp: finora l'unica squadra che è sembrata un filino sopra la media dei blucerchiati è la Roma, che però non è riuscita comunque a strappare la vittoria contro il Doria.
A ben guardare la classifica, non c'è molto da preoccuparsi: il Genoa e lo stesso Napoli sono a un punto e il momento di forma dei cugini rossoblu non potrà durare in eterno. Così come quello della Samp, che però sembra una squadra più omogenea, che riesce a far bene nonostante il cambio di interpreti. Ieri mancavano Gabbiadini e Regini, ma la differenza non si è sentita molto. Anzi, il 4-3-1-2 ha consentito di contenere in maniera più agevole un Napoli comunque meno pericoloso rispetto alle attese.
Ora la Samp punta al prossimo impegno. Prima ci sarà la Coppa Italia giovedì sera, quando il Doria ospiterà il Brescia per il quarto turno della coppa nazionale. Poi sarà la volta del campionato, dove si andrà di scena a Verona contro l'Hellas lunedì prossimo alle 21. Un giorno di festa - quello dell'Immacolata - per celebrare uno dei gemellaggi più importanti della recente storia doriana. A patto che il clima di festività non induca la squadra di Mihajlovic a subire l'ennesima beffa di questo 2014-15.

Eder, 28 anni, al suo terzo gol in campionato quest'anno.

12 maggio 2014

Piccole illusioni.

Per chi si aspettava un Napoli in vacanza, la delusione è stata tanta: la Samp chiude il suo rendimento stagionale in casa con un 5-2 subito dagli ospiti, reduci dalla vittoria in finale di Coppa Italia e dal terzo posto in A conquistato martedì contro il Cagliari. Per la Samp l'ennesima sconfitta degli ultimi tempi, che aggiunge malumore a un finale di stagione deludente. E sul futuro di Mihajlovic ancora nulla trapela: c'è veramente poco da festeggiare.

Shkodran Mustafi, 22 anni, e Marek Hamsik, 26: autogol per il primo, rete per il secondo.

La Samp arriva alla sfida contro gli azzurri dopo la sconfitta incolore di Parma, mentre gli ospiti sono reduci dalla vittoria contro il Cagliari. Mihajlovic schiera il solito 4-2-3-1: nessuna grande novità, davanti Maxi Lopez scelta obbligata vista la squalifica di Okaka. Dal canto suo, Benitez decide di fare un po' di cambi, viste le assenze - per squalifica o infortunio - di Britos, Albiol, Higuain e Dzemaili. Riposa Ghoulam, tornano in campo Mesto e Maggio. Reveillere è schierato come centrale difensivo, mentre davanti c'è Zapata al posto del Pipita.
La Samp sembra iniziare con il piglio giusto, avendo all'11' una super-occasione con Soriano: Jorginho regala al centrocampista Samp un pallone in area, ma il tiro dell'italo-tedesco è fuori. Il Napoli sembra in vacanza, ma al 18' trova il vantaggio: Fernandez stacca solo su corner, miracolo di Fiorillo che devia sulla traversa, ma c'è Zapata che ribadisce in rete. Gol numero tre in A del colombiano, sul quale ha parecchie colpe De Silvestri, colpevole di una marcatura leggera. Otto minuti e arriva il raddoppio: palla a Insigne, che calcia forte e liftato dal limite dell'area. Fiorillo va male sul pallone, con poca coordinazione tra mano e corpo, e la palla finisce dentro per il 2-0. C'è una piccola reazione Samp, quando Eder azzecca una bordata dai 20 metri al 28' per l'1-2 blucerchiato. Ma dura poco: al 31', su timida punizione di Callejon, Fiorillo incappa in un'altra topica - ben più grave della prima - e regala il 3-1 al Napoli. Il finale del primo tempo è un assalto blucerchiato, con almeno quattro occasioni nette e tanta sfortuna, tra le parate di Reina e la poca precisione degli attaccanti del Doria.
Nella ripresa non ci sono cambi, né in campo né sul copione della gara: Maxi Lopez viene anticipato di poco da Reina e sulla ripartenza il Napoli va ancora a segno. Zapata doppia Gastaldello in velocità e mette in mezzo, dove Hamsik può segnare comodo comodo il 4-1: lo slovacco torna al gol dopo sei mesi. E quale miglior regalo da parte nostra? Intanto la partita si addormenta: la Samp non ha la stessa verve del primo tempo ed è complicato costruire gioco dovendo rimontare tre gol. Così i partenopei ne approfittano e trovano anche il quinto: l'indisturbato Inler serve Callejon, l'ex Real mette in mezzo e Mustafi decide di anticipare Zapata invece che lasciare un gol facile al colombiano. Il risultato è l'autogol che porta il punteggio sul 5-1 per gli ospiti. Da lì, il Napoli smette di infierire e c'è spazio per qualche punto d'orgoglio della Samp, che intanto ha cambiato Krsticic, Gabbiadini e Maxi per Renan, Sansone e Wszolek. Sansone impensierisce prima Reina, poi Doblas, ma non trova il gol in nessuno dei due casi. Mustafi e Gastaldello prova una sortita in avanti, ma è Wszolek a bucare al 93' Doblas: primo gol ufficiale con la maglia della Samp per il polacco, che è l'unica luce di questa giornata. Un'altra brutta partita per la squadra di Mihajlovic, che rimane inchiodata a 44 punti.

Manolo Gabbiadini, 22 anni, deludente ieri contro il Napoli.

Fiorillo 4; De Silvestri 4.5, Mustafi 5, Gastaldello 5, Regini 6; Palombo 5, Krsticic 4.5 (dal 12' s.t. Renan 5); Gabbiadini 5 (dal 18' s.t. Sansone 5), Eder 6, Soriano 5.5; Maxi Lopez 4.5 (dal 33' s.t. Wszolek 6) - già pubblicate su SampNews24.

Un'altra batosta in casa, un'altra figuraccia rimediata con gli ipotetici titolari. Questo finale di stagione è finito per assomigliare a quello che Sinisa Mihajlovic non voleva. Siamo passati dal "siamo vicini alla media-punti di Delneri" o "se fosse stato qui dall'inizio, andavamo in Europa League" al prendere sistematicamente batoste nelle ultime giornate di questa Serie A, come era già successo con Delio Rossi l'anno scorso. E' la quinta sconfitta nelle ultime sei giornate. E non credete: la vittoria con il Chievo ha messo in mostra una squadra tutt'altro che entusiasmante. Ora si attende di capire qualcosa sul futuro di Mihajlovic. Nell'attesa, sabato sera c'è la gara di Udine, nella quale spero di vedere fortemente tantissime riserve. Perché il concetto è lo stesso: se figuraccia deve essere, facciamola almeno con coloro che hanno giocato meno. Che magari ci mettono un filino più d'impegno.

Tuttavia, a deludermi non è stata tanto la prestazione dei ragazzi - sembra quasi che mi ci stia abituando e ieri siamo stati anche un po' sfortunati - quanto piuttosto il pubblico. C'è stato un bellissimo momento, con il ricordo di Vujadin Boskov e l'ingresso in campo della moglie Yelena e della figlia Alexandra: un modo per farle sentire come il rispettivo marito e padre non se ne andrà mai dalla memoria della tifoseria blucerchiata. Eppure si è ripetuto lo stesso copione di Samp-Inter: la tua squadra perde malissimo in casa, ma non te ne frega niente. Tanto il Genoa perde a Reggio Emilia, vero? E allora esultiamo, tanto non importa nulla dell'ultima gara di questo campionato, quando sabato sera la Samp chiuderà la sua stagione al Friuli di Udine. L'importante è che la Roma faccia il suo a Genova contro i rossoblu domenica, no? La supremazia stracittadina, le parate di Fiorillo, le staffilate di Eder: sono tutte piccole illusioni che non valgono niente.

Lorenzo Insigne, 22 anni: contro la Samp è arrivato il suo terzo gol in campionato.

07 gennaio 2014

Fermi al palo.

La miglior sintesi della gara della Samp a Napoli l'ha fatta proprio il tecnico blucerchiato, Sinisa Mihajlovic: il serbo ha parlato di mancanza sia di fortuna che di cattiveria. C'è andato parecchio vicino, visto che la Samp vista al San Paolo è stata buona, specie nel primo tempo, mentre nei secondi 45' è riuscita nel cogliere tre pali (impresa titanica). Il Napoli ha comunque dimostrato una superiorità rispetto agli ospiti, ma il passivo sembra esser troppo pesante.

Rafa Benitez, 53 anni, e Sinisa Mihajlovic, 44: il possibile passato e il presente Samp.

La Samp si presenta al San Paolo con il solito 4-2-3-1, con Regini al posto di Costa (seppure questo sia recuperato pienamente) e Soriano riproposto ancora come esterno sinistro. Davanti c'è Eder, nella speranza che possa bucare la fragile difesa azzurra. Dall'altra parte, con le assenze forzate di Hamsik, Zuniga, Behrami e Reina, Benitez propone uno schieramento speculare, con Callejon, Insigne e Mertens dietro l'unica punta, Higuain. Sarà un primo tempo a grandi ritmi quello del San Paolo, con il Napoli subito sugli scudi: Mertens prima costringe Da Costa alla presa a terra, poi è sempre il portiere brasiliano a compiere un miracolo su Higuain in girata. Un super-riflesso, dettato da un buon posizionamento e anche dal tiro centrale dell'argentino. La Samp accusa, vede annullarsi un gol in fuorigioco di Krsticic (in off-side c'è Eder, l'assist-man) e si riprende.
Callejon spaventa un po' Da Costa, ma è la Samp ad avere una super-occasione: filtrante rasoterra di Palombo, Krsticic si inserisce bene, salta Rafael ma non tira quando la porta è ormai spalancata. Allungandosi il pallone, il serbo perde l'attimo e deve rinunciare all'occasione. Eder scalda nuovamente le mani a Rafael, ma è il Napoli ad avere altre due buone chances, partite entrambe dal piede di Higuain: né Callejon, né Mertens però chiudono in tempo e la Samp riesce a finire il primo tempo sullo 0-0.
La ripresa, ahimè, è un'altra storia: sul piano del gioco, gli ospiti scompaiono lentamente dal campo e il buon pressing visto nella prima frazione tende a diventare sempre più leggero. Eder e De Silvestri costringono Rafael a qualche tuffo, ma nulla di impegnativo per l'ex Santos. Chi invece deve raccogliere il pallone in fondo al sacco è Da Costa: al 53', su cross di un ispirato Higuain, Mertens prende in controtempo il portiere della Samp e lo batte sul primo palo. Un peccato, ma il vantaggio degli azzurri è meritato. Poi, ecco l'episodio che spezza definitivamente la gara: Gabbiadini, fin lì abbastanza invisibile davanti, punta un incerto Armero, lo salta e spara un bel sinistro, che solo la traversa ferma. Da lì, la Samp chiederà anche un rigore per atterramento di Regini, anche se sembra che sia il terzino blucerchiato a cercarlo. Intanto, il Napoli chiude la gara: punizione di Mertens, la barriera non fa il suo dovere e nemmeno Da Costa, un po' incerto nell'occasione. 2-0 e tutti a casa.
Tuttavia, c'è ancora del tempo per rammaricarsi: Sansone entra per Soriano e spaventa Rafael. Il numero 12 degli ospiti salta Albiol e scaglia un bel sinistro, che però incoccia il palo per due volte. Sfiga multipla, che fa capire come in ogni caso oggi non sarebbe stata giornata. Il Napoli, dal canto suo, gestisce e cerca con Insigne la via del gol per un paio di volte. La Samp butta dentro anche Pozzi e Costa, ma il risultato non cambia: vittoria giusta dei padroni di casa, anche se il passivo è sembrato eccessivo di fronte ai tre legni colpiti dai blucerchiati.

Pedro Obiang, 21 anni, non ha brillato nella gara di oggi al San Paolo.

Da Costa 6.5; De Silvestri 5.5, Mustafi 5, Gastaldello 5, Regini 6 (dal 27' s.t. Costa 5.5); Obiang 5, Palombo 5.5; Gabbiadini 5.5, Krsticic 6 (dal 32' s.t. Pozzi s.v.), Soriano 5 (dal 20' s.t. G. Sansone 6.5); Eder 6 - già pubblicate su SampNews24

Peccato come la gara si sia conclusa: il 2-0 finale è apparso forse troppo pesante per quanto si è visto in campo. La Samp ha provato a giocarsela, seppur con dei limiti evidenti di fronte alla squadra di Benitez. Ha sofferto, ma è stata in grado di far tremare i 60mila del San Paolo: i tre legni colpiti da Gabbiadini (traversa) e Sansone (doppio palo) hanno fatto comprendere però come, probabilmente, non fosse destino che i blucerchiati passassero in quel di Napoli.
Peccato anche per Da Costa, che ha rovinato la sua ottima prestazione con un intervento troppo leggero sul 2-0 di Mertens, mentre sul primo molti portieri di Serie A avrebbero fatto fatica: il brasiliano, spostandosi al centro per seguire al centro il cross, si è probabilmente condannato a non prendere quel pallone calciato dal belga. Male la difesa, con Regini unico a sembrare sufficiente, specie grazie ad una buona ripresa. Male anche i mediani, che hanno fatto poco sullo scatenato numero 14 del Napoli; le tre mezze punte hanno offerto prestazioni diverse. Se Soriano ha deluso e Gabbiadini, traversa a parte, non ha sfruttato gli avversari deboli di fronte a sé, è andato abbastanza bene Krsticic, seppur abbia sprecato una grossa occasione nel primo tempo.
Capitolo a parte sull'attacco, dove Eder ha fatto il possibile, mentre Pozzi e Sansone non sono dispiaciuti quando sono entrati. Specie l'ex Sassuolo dimostra di avere uno dei mancini più pericolosi della Serie A. Ora si penserà alla Coppa Italia, dove la Samp si prepara a un mini-ritiro e alla trasferta di Roma contro la squadra di Garcia. La competizione non è nei pensieri della società, ma fare un colpaccio contro una delle compagini migliori di quest'anno sarebbe un bel modo di sorprendere tutti: vedremo se la Samp-2 (ci saranno molti cambi e turn-over) sarà in grado di regalarci la prima soddisfazione del 2014. Magari evitando di restare fermi al palo.

Dries Mertens, 26 anni, ha deciso la partita di oggi con una doppietta.

05 luglio 2012

Via al progetto.

Un romanzo: così si potrebbe definire la ricerca dell'allenatore della Sampdoria per la stagione 2012/2013, quella del ritorno in Serie A. Le scelte sono state molteplici, così come i rifiuti, nonostante la Sampdoria avesse - in linea teorica - un tecnico per la stagione che verrà ce l'aveva: Beppe Iachini, l'artefice della miracolosa promozione dalla B alla A. Nonostante questo risultato, per il tecnico di Ascoli Piceno non c'è stata mai l'aria della riconferma: fin dai primi giorni del post-Varese, si è cominciato a parlare di altri candidati alla panchina della Sampdoria. Prima Pochettino (rimasto all'Espanyol), poi Benitez (inseguito a lungo senza risultati), infine Deschamps (finito sulla panchina della Francia).
E così la scelta è ricaduta su Ciro Ferrara, ormai ex C.T. dell'Under 21 azzurra. Una decisione che sa di ripiego, nonostante tutte le smentite di rito che saranno sicuramente fatte nella conferenza stampa di oggi, l'occasione per presentare il nuovo allenatore dei blucerchiati. Mi sembra giusto andare a rivedere qualche tratto della carriera di Ciro Ferrara, sia come giocatore che come allenatore.

Ciro Ferrara, 45 anni: nella foto, ai tempi del Napoli vincente di Maradona.


Ciro Ferrara nasce a Napoli l'11 Febbraio 1967: azzurro doc, cresce nella squadra della sua città ed esordisce con la maglia del Napoli nella stagione 1984/1985 in una partita contro la Juventus. Passerà 10 anni all'ombra del Vesuvio, indossando la maglia azzurra per 278 volte, vincendo due scudetti, una Supercoppa Italiana, una Coppa Italia ed una Coppa UEFA; la ciliegina sulla torta saranno il gol in finale di Coppa UEFA contro lo Stoccarda e la fascia di capitano ereditata da quell'idolo di Napoli che è Diego Armando Maradona.
Dopo un decennio, segue Marcello Lippi e si trasferisce da Napoli a Torino, sponda Juventus: con i bianconeri, in altri 11 anni di onorata carriera, vincerà tutto. Ferrara, con il numero 2 sulle spalle, porta a casa cinque scudetti, una Coppa Italia, quattro Supercoppe Italiane, una Champions League, una Supercoppa Europea ed una Coppa Intercontinentale. Il tutto condito da 358 presenze con la maglia bianconera, di cui l'ultima in un Juventus-Parma del 15 Maggio 2005, nel quale chiude con il calcio e raggiunge le 500 presenze in Serie A.
Chiuso il rapporto con il calcio giocato, Ferrara viene chiamato a ricoprire il ruolo di collaboratore tecnico nello staff che Lippi porterà, da C.T., al Mondiale 2006: un'avventura che si coronerà con la conquista del Mondiale da parte dell'Italia. L'immagine di Ferrara che corre al gol del pareggio di Materazzi in finale è impressa nelle menti di molti italiani festanti. Successivamente, ricopre la carica di allenatore del settore giovanile juventino, per poi tornare da Lippi per il secondo mandato da allenatore della nazionale italiana.
Ma quando l'occasione chiama, bisogna sfruttarla: Ferrara, infatti, viene scelto dalla Juventus per condurre la squadra nelle ultime due partite di campionato della stagione 2008/2009, dopo che la società ha vissuto un forte periodo di contrasti con l'allenatore precedente, Claudio Ranieri. Ferrara prova a sfruttare quest'occasione: vince le restanti due partite (in trasferta a Siena ed in casa con la Lazio) e riesce ad ottenere la riconferma per l'anno successivo.
Una stagione - quella 2009/2010 - che parte in modo folgorante: quattro vittorie consecutive ed appena un gol subito. La Juventus sembra tornata quella di un tempo, ma è solo un'illusione: Ferrara si dimostra ancora inesperto e non riesce a tirare la squadra bianconera fuori da una situazione difficile. Il cedimento è netto e la crisi si inasprisce durante i mesi invernali: tra Dicembre 2009 e Gennaio 2010, la squadra non riesce a riprendersi, anzi continua a subire sconfitte, con appena tre punti conquistati sui 18 disponibili da parte della Juventus nelle ultime sei partite con Ferrara allenatore. La sconfitta in Coppa Italia contro l'Inter suggella il suo esonero e la fine del rapporto professionale con i bianconeri.

Ferrara ai tempi della Juventus: non è stata un'avventura felice per il tecnico.


Ma per Ferrara c'è ancora una chance: il tranquillo ambiente dell'Under 21. Forse definirlo "tranquillo" è sbagliato, dato che l'Italia Under-21, quando lo assume nell'Ottobre del 2010, vive una situazione complicata: la gestione Casiraghi risulta essere una delle più disastrose nella storia degli azzurrini e ha appena portato all'eliminazione nei play-off per la qualificazione agli Europei del 2011, nonostante il grandissimo potenziale di giocatori che ha potuto gestire negli anni. Ferrara rimette l'Under-21 sulla sua carreggiata preferita, quella di squadra potenzialmente straordinaria: il girone di qualificazione è stato ottimo, la qualificazione ai play-off per gli Europei del 2013 è cosa fatta. Poi è arrivata la chiamata della Sampdoria.
Interessante la conferenza stampa con la quale si è presentato oggi il nuovo allenatore della Sampdoria: ad essa, presenziavano il nuovo amministratore delegato Sagramola, il vice-presidente vicario Edoardo Garrone, il diesse Sensibile, lo stesso Ferrara ed il suo vice Angelo Peruzzi. Molti i temi toccati: per farne un sunto, Ferrara ha dichiarato che l'accordo con la Samp è stato facile da trovare. L'allenatore ha voluto ringraziare la FIGC per un'esperienza - quella dell'Under 21 - definita da lui come "felicissima"; ha voluto puntualizzare come i giovani saranno risorsa importante, ma la squadra non girerà solo su di essi; egli vedrebbe un eventuale ritorno di Pazzini (a precisa domanda), mentre ha trovato l'ipotesi Del Piero "fantacalcio". Ferrara, inoltre, ha parlato già di modulo: lo schema dovrebbe prevedere quattro difensori e tre centrocampisti, mentre davanti ci si adatterà a seconda delle esigenze, facendo però capire che si partirà dal 4-3-3. Ribadita la preferenza per i giocatori italiani, Ferrara ha concluso affermando che ci vorrà molto per accogliere i giocatori, dato che sarà un mercato lungo e difficile, e che quattro Allievi nazionali, scelti tra i campioni d'Italia uscenti, saranno portati in ritiro.
Chiusura importante anche per Sensibile: a domande dei giornalisti, ha risposto che Romero è un top-player e non si muoverà, mentre il rapporto con l'ex capitano Angelo Palombo sarà probabilmente chiuso. Emblematica una frase di Edoardo Garrone a chiusura della questione Palombo e dell'intera conferenza stampa: "I giocatori passano, la Sampdoria resta".

A Sensibile non piace il termine "progetto". A me non dispiace, se c'è una precisa idea dietro: perciò, benvenuto Ciro Ferrara. Se farai ciò che di buono hai fatto nella tua carriera di giocatore, ci sarà da divertirsi.

Garrone, Ferrara e Sensibile durante la conferenza stampa di presentazione del tecnico.


27 giugno 2012

Provaci ancora, Rafa.

Ormai è una telenovela, quasi come quelle migliori. Neanche in "Beautiful" si era mai arrivati a questi livelli, seppure con costanti aggiornamenti a tutta la tifoseria doriana. Non si respirava questo clima di attesa dalla presunta trattativa per portare Andriy Shevchenko a Genova: allora c'erano di mezzo il centro medico Baluardo, Beppe Marotta e Cassano a spingere per nuovi fuoriclasse in maglia blucerchiata. E' cambiato molto: ora, al comando, c'è Edoardo Garrone e Pasquale Sensibile a spingere per un colpo che di vantaggioso ha molto. C'è poco da perdere nell'attendere Rafael Benitez, allenatore spagnolo di 52 anni. Un fuoriclasse della panchina: basta vedere la sua storia.

Nato a Madrid il 16 Aprile del 1960, Rafael Benitez ha giocato con la squadra "B" del Real Madrid, per poi finire a giocare terza divisione spagnola durante tutta la sua carriera. Giocava da libero e, probabilmente, questo lo ha aiutato nel vedere meglio ciò che accadeva in campo. Lo ha aiutato così tanto da fargli scegliere il mestiere di "entrenador" dopo la fine della sua carriera da calciatore, conclusasi a soli 26 anni a causa di un serio infortunio. Entra nello staff degli allenatori che gestisce la "cantera" del Real Madrid: con essa vince tre titoli tra il 1987 ed il 1990, tanto da meritarsi la promozione ad allenatore del Real Madrid B nel 1993, lui che ne è stato un fedele servitore già da giocatore. Lo allenerà per due anni, conditi da una breve interruzione per collaborare come vice di Vicente Del Bosque nella prima squadra blanca. Sarà capace di portare la squadra ad un sesto ed un ottavo posto.
Buoni risultati per essere alla prima esperienza da allenatore. Talmente buoni da fargli decidere di provare a volare in "solitaria"; così Rafa prepara i bagagli e comincia a girare la Spagna, cercando la consacrazione in giro per il paese.
Ci sono ombre e luci sul suo cammino: male a Valladolid (dove viene esonerato dopo 23 giornate nella Liga e due vittorie..), male ad Osasuna (in Segunda), benissimo invece con l'Extremadura, che riporta subito in Liga, ma non riesce a salvare l'anno dopo. L'esperienza è comunque positiva: Benitez, però, decide di fermarsi un anno e studiare calcio in Italia ed in Inghilterra. Dopo questo rinnovamento delle conoscenze, prende in corsa il Tenerife nella stagione 2000/2001 e lo riporta in Liga, battendo addirittura il più blasonato Atletico Madrid.





Ed è qui che arriva la svolta: quest'impresa lo porta all'attenzione dei dirigenti del Valencia, squadra rivelazione degli ultimi anni. La compagine della Comunidad Valenciana è arrivata a due finali di Champions negli ultimi due anni e deve rimpiazzare Hector Cuper, sbarcato a Milano sulla sponda nerazzurra. I dirigenti avevano cercato altri pezzi grossi del mercato degli allenatori, come Irureta e Aragonés, ma entrambi avevano rifiutato; così si è puntato su Benitez. Mai ripiego fu più giusto: il Valencia, nella stagione 2001/2002, si riprende il titolo della Liga dopo trent'anni di attesa, giocando un calcio pragmatico e capace di rendere il centrocampista Baraja il miglior realizzatore della squadra; due anni dopo, al Valencia riuscirà addirittura il "doblete", con la vittoria del campionato (+5 sul Barca) che verrà accoppiata al cammino trionfante in Coppa UEFA. Il 2-0 ai danni dell'Olympique Marsiglia di Didier Drogba sarà la ciliegina sulla torta di un ottimo lavoro svolto da Benitez con i bianconeri, ai quali è stato capace di dare un gioco anche più spettacolare man mano che lavorava in quel di Valencia. Nonostante questi successi, i problemi con il presidente del club, Jesus Maria Pitarch, fecero prendere a Benitez una decisione dolorosa, ma necessaria: quella di andarsene.





Un aereo lo portò in Inghilterra e gli fece conoscere quella che sarebbe stata la sua casa per sei anni: Anfield, la Kop, insomma Liverpool. Quel mondo magico da cui nacquero i Beatles e, nel suo caso, l'impresa più grande che il mondo del calcio abbia potuto raccontare negli ultimi anni: Istanbul 2005 e la finale di Champions che sembrava persa all'intervallo, i balli di Dudek e quella parata miracolosa su Shevchenko al 120'. Ma prima di quei grandi momenti, la situazione sembrava tutt'altro che rosea all'inizio della stagione: Benitez cercò di convincere Steven Gerrard e Micheal Owen a rimanere a Liverpool. Ma se nel primo caso riuscì nel suo intento, nel secondo dovette rimetterci, con Owen venduto al Real Madrid. Fortunatamente, con i soldi della sua cessione, si riuscì ad arrivare a diversi giocatori della Liga, tra cui Luis Garcia e Xabi Alonso, diventati subito idoli della Kop; Benitez riuscì anche a valorizzare Jamie Carragher, titolare fisso sotto la sua gestione.
Al primo anno, Benitez riuscì a vincere la Champions League nella finale contro il Milan: sotto 3-0 alla fine del primo tempo, in dieci minuti i Reds rimontarono lo svantaggio e portarono la partita ai rigori, dove ebbero la meglio rispetto ad un Milan stanco e deluso. Fu la quinta Champions conquistata dal Liverpool e Benitez fu il terzo manager nella storia (dopo Paisley e Mourinho) a realizzare la doppietta Coppa UEFA-Champions League in stagioni consecutive. Nei primi tre anni sono concentrati i successi maggiori alla guida del Liverpool: una Champions, un'altra finale (stavolta persa, sempre contro il Milan), una F.A. Cup, una Community Shield ed una Supercoppa Europea. Non male, per una squadra che aveva smarrito le vittorie dopo i cinque trofei del 2001.
Il Liverpool ha dimostrato poi una forte vocazione europea: sotto Benitez, ci sono due finali di Champions League, una semifinale ed un quarto di finale. L'unico peccato rimane la Premier: è il 2008/2009 l'anno in cui il manager di Madrid ci va più vicino. Ma, nonostante 6 punti su 6 contro il Manchester United di Sir Alex Ferguson (2-1 ad Anfield, 4-1 all'Old Trafford), una serie di pareggi in casa all'inizio della stagione bloccano i sogni di gloria.
Alla fine della stagione 2009/2010, a causa di numerosi disguidi con i nuovi proprietari americani Gillett e Hicks, decide di andare via, portandosi dietro l'ammirazione di molti tifosi, che ancora adesso rimpiangono la dipartita del manager spagnolo da Liverpool.





L'ultimo capitolo è probabilmente il più doloroso della sua gloriosa carriera: a Giugno del 2010, viene scelto come l'uomo che dovrà curare il post-Mourinho all'Inter, volato a Madrid per risollevare le sorti del Real. Nonostante due trofei vinti - la Supercoppa Italiana ed il Mondiale per Club - Benitez era insoddisfatto per i pochi acquisti compiuti nel mercato estivo e, perciò, chiese di nuovo aiuto al presidente Moratti, che glielo negò. Questo fu motivo sufficiente affinché il manager decidesse di lasciare l'Inter nel Dicembre del 2010, sostituito da Leonardo.





Adesso cosa succederà? Il tormentone Benitez sta proseguendo da due settimane e si spera che, per la fine di questa settimana, si possa sapere se questo matrimonio si possa fare. Io spero personalmente di sì e per molte ragioni: Benitez è un ottimo allenatore, il suo curriculum parla da solo, è un tattico d'altri tempi, capace di lavorare con i giovani e su un progetto che possa durare più anni. Insomma, speriamo che firmi. Del resto, chi ha detto che la colpa della crisi dell'Inter fosse sua: quest'anno non pare essere andata meglio. Perciò, provaci ancora, Rafa. Dai, che magari insieme ci divertiremo..



17 giugno 2012

Quando si è di troppo.

La sbornia della promozione è passata, ma è come se fosse ancora iniettata nelle vene della maggior parte dei sampdoriani: si sogna Rafa Benitez, si parla di un'amichevole nel Trofeo Gamper contro il Barcellona e si è tornati in Serie A - pare - con grandi ambizioni. In tutto questo, però, si rischia di dimenticarsi ciò che è stato. E se è vero che l'italiano medio ha la memoria corta, l'ambiente sampdoriano non fa certamente eccezione. C'è un uomo sullo sfondo di questa vicenda che ormai ha il ruolo dello spettatore passivo, anche se fino ad una settimana fa era il nuovo eroe sotto la Lanterna.

Beppe Iachini ha fatto un miracolo. L'ho detto più volte e l'ha confermato anche lo stesso allenatore marchigiano. Citando testualmente: "Questa promozione è stata molto più difficile delle altre che ho ottenuto". Azzarderei, non solo nella carriera di Iachini, ma probabilmente nella storia della B degli ultimi anni non c'era stata una promozione così rocambolesca. Così sudata. Così sognata, ma che sembrava così lontana.
Ebbene, nonostante ciò, Iachini pare già alla porta. Sì, perché al mister di Ascoli Piceno non è bastato aver realizzato un sogno sportivo che sembrava lontanissimo per i tifosi sampdoriani. Non è bastato neanche averci messo la grinta che era necessaria per quest'impresa. Persino la palese rivalità verso il tifo genoano non è bastata: è passata una settimana dalla promozione e Iachini ha già l'aria del separato in casa.

Intendiamoci: non sono un fan di Iachini. Quando arrivò a Novembre, non pensavo di arrivare in Serie A e non pensavo neanche di divertirmi guardando il suo calcio. Perlomeno, sulla prima previsione ho toppato clamorosamente. E non ritengo Iachini un allenatore capace di tagliare chissà quali traguardi nella massima serie: i suoi esoneri in A dopo le promozioni con Chievo e Brescia fanno curriculum, stavolta negativo. Ma, in un mondo basato sul business, dov'è la riconoscenza? Questo signore ha fatto un miracolo in cui non speravamo più; io, a Gennaio, pensavo già al campionato di Serie B dell'anno prossimo, da stra-vincere con cinque giornate d'anticipo e non certo con Iachini in panchina. Ma ha saputo smentirmi e questo è un merito troppo grande per essere scansato così facilmente.

La riconoscenza va distribuita con parsimonia: non è che si possa fare la fine delle squadre che, a forza di essere riconoscenti a campioni del passato che hanno garantito molte vittorie, si rovinano equilibri di spogliatoio e producono risultati inferiori alle attese (l'Italia dell'ultimo Mondiale è emblematica in tal senso). Ma non si può neanche dimenticarsene il giorno dopo.. insomma, la verità è che Iachini avrebbe meritato questa chance. Quella di esprimersi in un ambiente in cui ha dato il meglio, perché s'è l'era sostanzialmente guadagnata. Anche se il suo gioco avrebbe potuto essere un motivo di preoccupazione. Anche se il suo calcio non è "pane, amore e fantasia". Anche se il suo curriculum parla di due esoneri in A dopo due promozioni dalla B.

E adesso? Iachini (FORSE) dovrà re-inventarsi. Ricominciare altrove dopo un ambiente al quale si era affezionato. Dove si era guadagnato meritatamente l'amore dei tifosi. Dove, incredibilmente, potrebbe arrivare al suo posto un signore che ha vinto un Champions League ed una Coppa Uefa in due stagioni (dal 2003 al 2005) con due squadre diverse (Liverpool e Valencia). L'incontro con Benitez ci sarà: vedremo se sarà solo un sogno di mezza estate o se, come diceva Gabrielle in una sua canzone, "dreams can come true". Nel caso di rifiuto dello spagnolo, prepariamoci all'ennesimo colpo di scena di quest'estate a tinte blucerchiate. Magari ci sarà ancora quel cappellino a sbraitare dalla panchina della nostra bene amata.

Giuseppe Iachini, 48 anni: la Gradinata Sud lo ha sempre sostenuto.