25 giugno 2016

Tempi bui.

No, tranquilli: non è morto nessuno. Anche se la puzza di cadavere si sente da diverso tempo. Durante quest'estate, sono tutti concentrati sulle competizioni internazionali. Quale migliore distrazione per evitare che si parli di Samp? Anche perché, a guardar bene, non ci sarebbe nulla di cui effettivamente parlare.

Il quadriumvirato a colloquio: non saranno tempi facili.

Nonostante una stagione tragicomica, chiusa con una salvezza appena accennata e con un harakiri da 10 gol subiti nelle ultime tre giornate di campionato, la Samp ha il dovere di ricominciare con altro piglio. Invece, l'impressione che si ha è quella di una società che si prepara a sopravvivere per l'ennesimo anno, magari sperando in un miracolo tecnico dovuto a chissà quali fattori.
A realizzare quel miracolo dovrebbe esser Vincenzo Montella, un altro che ha dimostrato come rimanere non fosse la prima opzione. Si è parlato di Milan, ma le vicissitudini societarie hanno rimandato il tutto. Si è parlato di nazionale, ma Tavecchio aveva già scelto Ventura per la successione a Conte. E quindi? Quindi si rimane a Genova, seppur con tutte le difficoltà del caso.
Il tutto nonostante i rapporti con il d.s. Carlo Osti siano ai minimi storici. Potete raccontarci tutte le cene riparatrici che volete, ma gli sfoghi post-derby hanno parlato chiaro: dirigenza e tecnico sono due cani che si abbaiano contro e Ferrero non ha ancora tirato loro una secchiata d'acqua per separarli definitivamente.
Non solo: Montella è stato confermato, ma anche Osti è rimasto al suo posto. E io che ingenuamente ho sperato nel Bologna - bisognoso di un sostituto come d.s. dopo l'addio di Corvino - che ha poi virato altrove. Del resto, chi prenderebbe un d.s. con così poca prospettiva e capacità di guardare oltre il proprio naso? Giusto qualcuno ai minimi storici.
E infatti eccoci qua. Ferrero va difeso solo su una cosa: per ora, i bilanci non parlano della Samp come un nuovo Parma. Tutto è abbastanza sano, se non fosse che le prospettive sportive invece disegnano scenari incolori. Nessuna intuizione sul mercato, per ora il minimo sindacale in sede di calciomercato.

Com'è finito il nostro 2015-16.

Mentre la società cerca di distrarre i tifosi con l'iniziativa #70diNoi, non si muove una foglia. Gira qualche nome, ma sono persino di meno rispetto alle ultime estati. Questo perché l'impressione è che - nonostante Montella sia rimasto - non ci sia una linea comune da seguire. O meglio una c'è, quella delle cessioni.
Attenzione: io non sono contro. Se arriva lo Spartak Mosca e offre 13 milioni per Fernando, lo DEVI cedere. Sopravvivere con queste operazioni è importante. Mi dispiace che Mr. Porto il cazzo via da qui in due settimane Roberto Soriano sia ancora sotto contratto con la Samp, ma la sua pessima seconda parte di 2015-16 ha condizionato gli eventuali compratori.
De Silvestri è un altro possibile partente, ma anche in quel caso le spalle sarebbero coperte (Pedro Pereira, fatti valere con Vincenzo). Il problema è che dal lato arrivi c'è una desolazione spaventosa. Anzi, nonostante il bilancio sia a posto, la Samp deve ancora pagare il Torino per il riscatto di Fabio Quagliarella, tutto da rivedere nella prossima stagione.
Intanto, con poca lungimiranza, la Samp ha ceduto Pawel Wszolek, autore di un'ottima stagione a Verona. L'Hellas l'ha riscattato per una cifra irrisoria (1,8 milioni di euro), quando l'operazione giusta sarebbe stata rinnovare e aspettare qualcun altro. Proprio questo modus operandi mi spaventa.
Quello che porta a pensare che Castan sia una valida alternativa per la difesa dopo sette presenze in due anni a Roma. Lo stesso per il quale prendere Matias Suarez - attaccante dell'Anderlecht che già da sei mesi aveva dichiarato che avrebbe lasciato Bruxelles - è impossibile, tanto che Suarez ha firmato con il Pescara per sostituire Lapadula.
In tutto questo, alla voce "arrivi" c'è un desolante zero. E il caso Cassano tiene banco: di caso c'è poco, perché l'addio è praticamente certo. Ma siamo sicuri di poter rinunciare a uno che ha comunque sfornato sei assist con una forma precaria, se le alternative non ci sono?
Qualche tempo fa, i Ministri cantavano: "Veramente vivo in tempi bui / e non è per rovinarti il pranzo / che ti dico arriva la marea / e tu la scappi per entusiasmo". Peccato che l'entusiasmo - a un mese dalla celebrazione per i 70 anni della Samp - io non lo veda proprio. Neanche col binocolo.

Antonio Cassano, 33 anni, probabilmente non sarà nella Samp 2016-17.

15 maggio 2016

Fatal Torino.

Da uno 0-4 a uno 0-5. Dai serbi ai campioni d'Italia. Da Ožegović a Dybala. Dall'Europa League alla Serie A. Dai biancorossi ai bianconeri. Dall'Olimpico allo Juventus Stadium. Strano annotare come l'annata tragicomica della Samp si concluda con la cinquina subita dalla Juventus in una gara che non è contata nulla. Almeno dal (nostro) atteggiamento durante i 90 minuti.

Patrice Evra, 35 anni, batte Alberto Brignoli, 24, per l'1-0 dopo appena cinque minuti.

La Samp si presenta a Torino con diverse assenze, tra cui Cassano (che forse ha salutato con il derby giocato la settimana prima) e Fernando. La novità è il forfait di Viviano all'ultimo minuto, con l'esordio stagionale di Brignoli. Dal canto suo, Allegri mette in campo i titolari in vista della finale di Coppa Italia, tranne in porta, dove Neto è confermato al posto di Buffon.
Dopo un mancino di Álvarez che impegna Neto, la Samp è già sotto: su punizione di Dybala, Silvestre e Diakité si perdono Evra, che realizza l'1-0 di testa. Su tre gol in A, il francese ne ha segnati due al Doria. Gli ospiti non danno nessun segnale di vita e anzi regalano la chiusura della partita: su uscita difensiva folle di Silvestre, Skriniar deve mettere giù Mandzukic in area: rigore e rosso.
Ci pensa Dybala a trasformare dagli undici metri: la gara finisce lì. Montella passa al 4-4-1, con Correa e Álvarez sulle fasce, mentre Quagliarella sgomita da solo davanti. A turno, la Juve ci prova con tutti: Dybala, Lichtsteiner (traversa di testa), Chiellini. A forza di perdere palloni sanguinosi davanti all'area di rigore, alla fine Dybala trova il mancino del 3-0 al 36'.
L'intervallo è una pausa in un canovaccio già scritto, con Pogba che sfiorato il 4-0 poco prima della pausa. La Juve allenta un pochino la pressione, tentando soprattutto la conclusione dalla distanza. Brignoli è spesso impegnato, ma i cambi sembrano rallentare il ritmo. Invece, il peggio deve ancora arrivare.
Al 76', infatti, ecco il 4-0 su corner: Brignoli esce in maniera decisa, ma troppo spericolata sul corner di Hernanes, lasciando la porta sguarnita. Chiellini raccoglie la respinta e scaglia un gran mancino per il quarto gol della Juve. Sulla lucidata di scarpe "alla Moriero" per il difensore bianconero si chiude la stagione della Samp, ma c'è ancora tempo per un'ulteriore umiliazione.
La Samp sfiora il 4-1 con un corner di Álvarez respinto sulla linea da Neto, ma su corner la difesa dorme nuovamente: Ranocchia viene spostato da Morata, mentre l'ex Velez si perde l'arrivo di Bonucci, che corregge in rete la deviazione dello spagnolo. Il finale recita 5-0 e serve a poco l'ingresso di Ponce per Quagliarella, con l'esordio del venezuelano in Serie A.

Paulo Dybala, 22 anni, e la doppietta ieri contro la Samp.

Brignoli 5.5; Diakité 5, Silvestre 4.5, Skriniar 5; Sala 5, Barreto 4.5, Krsticic 4.5, Dodô 4.5; Correa 4.5 (dal 30' s.t. Correa s.v.), Álvarez 5; Quagliarella 5 (dal 40' s.t. Ponce s.v.).

Cosa c'è da salvare quest'anno? Direi quasi nulla. La beffa finale si è consumata in tre parti: a) una pessima prestazione contro una squadra che non aveva bisogno di alcun invito per esser aggressiva; b) la mancata presenza di Viviano, che avrebbe collezionato tutti i minuti di questo campionato in campo; c) l'esordio di Ponce a cinque minuti dalla fine e sul 5-0.
E che dire di Vincenzo Montella? Tante volte abbiamo già menzionato i suoi scarsi risultati nella sua gestione, con la sua media-punti che sarebbe addirittura inferiore a quella di Cavasin nella scriteriata annata 2010-11. Questi sette mesi con la Samp hanno chiarito una cosa: grande allenatore, ma non un fine psicologo. Quello di cui avrebbe avuto bisogno questa squadra.
Anche la dirigenza dovrebbe esser rinnovata. Mentre la tifoseria cerca di capire come Ferrero abbia ereditato la società da Garrone nel lontano giugno 2014, il d.s. Osti è cercato dal Bologna: mi auguro che lasci il Doria. E vi do due nomi che potrebbero tornare utili: Giovanni Sartori (desiderio di lunga data) e Stefano Marchetti, d.s. del Cittadella dei miracoli.
Cosa rimane di questo 2015-16? Credo nulla. Se è possibile, è stata persino una stagione peggiore di quella della retrocessione o della successiva (e faticatissima) promozione. Perché Cavasin ha dovuto giocare con Perticone, Martinez e Biabiany seconda punta, mentre Atzori aveva la piazza contro. Qual è la scusa per chiudere così con la fatal Torino?

Milan Skriniar, 21 anni, rincorre Mario Mandzukic, 29.

09 maggio 2016

Un anno da dimenticare.

Ci è voluta qualche ora per sbollire non tanto la rabbia, quanto lo smarrimento nel vedere lo spettacolo del "Ferraris" di ieri pomeriggio. Spesso si parla (a sproposito) del derby che «cambia la stagione», anche se quest'annata non sarebbe stata salvata neanche da una stracittadina stra-vinta. Invece, il 3-0 finale del Genoa su(i resti de)lla Samp è stato svilente.

La Gradinata Sud colorata per l'occasione: una delle poche cose da salvare.

Le due squadre si presentano con moduli speculari. Con le assenze a centrocampo, Montella decide di schierarsi a specchio per prevenire le avanzate avversarie. A sorpresa, c'è Cassano dall'inizio accanto a Quagliarella. Per Gasperini il 3-5-2 vede Suso in appoggio a Pavoletti, con Laxalt e Ansaldi sulle fasce, mentre Rigoni è leggermente più avanzato rispetto al resto della mediana.
Pronti, via e la Samp è subito in svantaggio. In un delirio collettivo difensivo, il Genoa va in vantaggio. Rigoni (solo) serve Ansaldi in corsa, che taglia la difesa blucerchiata come il burro (non seguito da Dodô) e mette in mezzo: il cross non è granché, ma Viviano scivola e Silvestre si perde Pavoletti, che segna l'1-0 e il terzo gol in un derby della Lanterna.
Il vantaggio ammazza una Samp già poco brillante. Tre minuti e c'è pure il rischio del raddoppio "ospite", con Dzemaili che tenta di cogliere Viviano fuori dalla porta da 40 metri. Il Genoa sembra padrone della partita, tanto da raddoppiare al 26': Suso punta Cassani, si sposta il pallone sul mancino e neanche l'ulteriore marcatura di Silvestre gli impedisce il tiro.
Dopo il 2-0, lo spagnolo esulta sotto la Sud in maniera provocatoria, ricordando Palladino quasi sette anni fa e causando l'ira di Viviano, che si becca un giallo. Peccato che i blucerchiati siano inesistenti, aggrappati alla venia di un Cassano che gioca da fermo. La Samp è tutta nell'occasione del minuto 33, quando Cassano pesca Soriano, che però centra Lamanna da buona posizione.
Pavoletti (due volte) e Rigoni hanno persino l'occasione per il 3-0, se non fosse che per poca precisione o per la difesa blucerchiata il terzo gol non arriva. Si va all'intervallo con la consapevolezza che c'è bisogno di un secondo tempo diverso: peccato che il canovaccio sarà praticamente identico.
La Samp ha qualche folata, ancora grazie a Cassano, che mette Quagliarella solo davanti a Lamanna: peccato che il 27 blucerchiato spara addosso al portiere del Genoa. Il Genoa gestisce: ogni tanto si fa vedere con qualche tiro dalle parti di Viviano, ma pensa prima di tutto a non prenderle. Ansaldi e Laxalt sono l'incubo della difesa doriana.
Le speranze di pareggio si chiudono con due fotografie. La prima al minuto 74, quando il Genoa segna il 3-0 in contropiede. Pessima gestione del pallone di Correa, che sbatte su Sala e regala ai rossoblu un contropiede in campo aperto. Cassani sbaglia il fuorigioco e Laxalt si presenta davanti a Viviano, che lo ferma. Sulla ribattuta, però, Pavoletti serve Suso per il 3-0 a porta vuota.
Due minuti più tardi, la giornata si conferma storta: gran destro di Fernando dai 25 metri, traversa a Lamanna battuto. Sulla respinta, Quagliarella è solo per schiacciare di testa in rete, ma la sua incornata finisce tra le braccia del portiere avversario. Paradossalmente, sono Pavoletti e Tachtsidis a sfiorare il 4-0. Finisce con uno scarto magari troppo grande, ma con un derby a senso unico.

Suso, 22 anni: seconda nel derby di Genova, doppietta al ritorno.

Viviano 5.5; Diakité 5, Sivlestre 5, Cassani 4.5; De Silvestri 5 (dal 12' s.t. Correa 5), Soriano 4.5, Palombo 4.5 (dal 27' s.t. Sala 5.5), Fernando 5, Dodô 4; Cassano 6; Quagliarella 4.5 (dal 39' s.t. Muriel s.v.) - già pubblicate su SampNews24

Spesso si parla (a sproposito) di supremazia cittadina. Forse perché sono di Roma e non vivo la rivalità annuale, ma non può fregarmene di meno se i risultati sono questi. La stagione è stata brutta al di là del pessimo derby giocato ieri. E per chi parla un po' più di presente e meno di storia, dal ritorno del Genoa in A la Samp è stata davanti solo quattro volte su otto stagioni.
Rivalità cittadina a parte, ora si parla anche di Montella e del suo futuro. Ieri il tecnico ha voluto accusare apertamente Osti di ingraziarsi i tifosi invece di guardare la realtà e oggi leggo di un suo possibile approdo in nazionale. Per l'Italia sarebbe una gran notizia. Per noi anche: al di là del bene che gli voglio, Vincenzino ha dimostrato di esser un grande allenatore, ma non un fine psicologo. Forse ciò che sarebbe servito di più a questi ragazzi.
E la società? Osti ha fatto delle dichiarazioni da compitino a fine gara. Ferrero si è divertito con il drone e poi ha abbandonato la barca a un quarto d'ora dalla fine dopo il 3-0 di Suso. C'è da chiedersi cosa c'è dietro il suo arrivo: viene quasi da dare ragione a chi pensa che Ferrero sia un prestanome per evitare ai Garrone troppa attenzione mediatica sulla loro (pessima) gestione post-2011.
Certo, sarei ingiusto se non mettessi in mezzo anche i giocatori. Forse in generale l'ambiente è il problema. In cinque stagioni post-retrocessione, quattro sono state un fallimento. Sì, anche quella del 2011-12, dove si è risaliti in A, ma solo tramite i play-off dopo aver promesso di ammazzare la B. Si è iniziato con un 0-4, si finisce con un 0-3. Protagonisti diversi, ma l'anno è comunque da dimenticare.

Vincenzo Montella, 41 anni: che ne sarà di lui?

25 aprile 2016

È fatta.

È fatta. La matematica non ci consegna ancora verdetti certi, ma la vittoria per 2-1 della Samp contro la Lazio mette la parola fine a questo travagliato campionato. Con un modico +8 sul Palermo, la corsa salvezza dei blucerchiati ha raggiunto il suo epilogo. E poco importa che ci siano ancora tre gare alla fine: questo stillicidio chiamato 2015-16 è finalmente giunto a conclusione.

Simone Inzaghi, 40 anni, alla prima sconfitta da mister della Lazio.

La Samp si presenta alla penultima in casa con un 3-5-2 totale: niente trequartista, Soriano e Correa in panchina. Davanti c'è ancora Muriel, ma stavolta accanto a lui c'è Quagliarella. Gli ospiti invece puntano sul 4-3-3 della nuova gestione Inzaghi, con Keita e Candreva che affiancano l'unico terminale offensivo Djordjevic.
Il problema è che dopo tre minuti la Lazio è già in vantaggio: Candreva temporeggia e mette in mezzo, dove un maldestro Silvestre si perde totalmente Djordjevic, libero di incornare di testa per l'1-0 ospite. Bella mazzata, considerando che la Samp deve ancora conquistare una tranquilla posizione in classifica e le notizie giunte da Frosinone-Palermo non sono delle migliori.
La Lazio è abbastanza arrembante, sfruttando la prestazione dei due esterni, che però sono inconcludenti sotto porta. Prima Keita salta tutti ma spara a lato una volta arrivato davanti a Viviano, Candreva, invece, è solo in area, ma si prende uno stop di troppo e alla fine Dodô lo recupera, stoppandogli il tiro.
Fortunatamente al 18' i padroni di casa trovano il pari: passaggio in profondità di Krsticic per Quagliarella, che però decide di lasciar passare il pallone. Gentiletti lascia un buco in mezzo all'area, dove s'infila Fernando, non seguito da Lulic: il destro del brasiliano non lascia scampo a Marchetti per il pareggio.
Muriel ci riprova al 22' su punizione (stranamente lasciata da Fernando), ma il pallone sibila alla destra di Marchetti. Da quel momento in poi, la Samp sparisce e lascia l'iniziativa ancora agli ospiti. Ci vogliono due miracoli di Viviano per chiudere il primo tempo in parità: il primo è su Keita, servito da Lulic in profondità.
Il secondo arriva sull'ennesimo calcio di rigore concesso in maniera ingenua dalla Samp, con Dodô che stende Keita in area senza alcun motivo. Dal dischetto si presenta Candreva, che ha un modo di calciare standard: pallonetto o incrocio sulla sua sinistra. Viviano capisce l'andazzo e si tuffa per neutralizzare il penalty, il secondo in una settimana.
Nel secondo tempo, la partita è per ritmi un'amichevole estiva: la Lazio arretra il baricentro e si fa meno pericolosa, mentre la Samp non riesce a concretizzare una mole di gioco superiore alla prima frazione. Muriel e Quagliarella impegnano Marchetti, che però si disimpegna bene su entrambi. Djordjevic ha la palla del 2-1 al 68', ma manca l'impatto con la palla da solo in area.
La fortuna vuole che la Samp passi in vantaggio al 78'. Soriano si guadagna astutamente una punizione: Fernando mette in mezzo e Silvestre incorna, trovando una grande respinta di Marchetti. La palla danza sulla traversa e poi torna giù, con Diakité che sembra anticipare tutti, anche i compagni (De Silvestri rimedia una gomitata): è il vantaggio blucerchiato.
La Lega poi assegnerà il gol al numero 29, ma intanto è 2-1: la Lazio improvvisamente si gioca la carta Morrison e si butta in avanti, creando un'unica occasione al minuto 94. Il giovane Skriniar - entrato nel finale per Dodô - concede una punizione per Biglia, che scavalca la barriera ma trova ancora Viviano. Il fischio finale di Rizzoli chiude la stagione della Samp con la salvezza.

Fernando Lucas Martins, 24 anni, al quarto gol in campionato.

Viviano 7.5; Diakité 6.5, Silvestre 5.5, Cassani 6; De Silvestri 6, Krsticic 5.5 (dal 28' s.t. Soriano 6), Fernando 7, Barreto 6, Dodô 5 (dal 46' s.t. Skriniar s.v.); Muriel 5 (dal 20' s.t. Correa 6), Quagliarella 6.5 - già pubblicate su SampNews24

Mi hanno stupito le dichiarazioni dei giocatori della Lazio al termine della gara, quasi defraudati di una vittoria che gli dèi del calcio avrebbero dovuto assegnargli d'ufficio. Su tutti il tecnico Simone Inzaghi, incapace di capacitarsi di una sconfitta come questa. Però la Lazio si è vista (bene) solo nel primo tempo, creando pochissimo nella ripresa: mah.
Non nego che al momento dell'1-0 di Djordjevic ho pensato: «La prossima andiamo a Palermo e siamo a +5. Se perdiamo questa e quella in Sicilia, retrocediamo sicuro». Per fortuna, il gol di Fernando e i tanti errori sotto porta della Lazio - uniti alle parate di Viviano - hanno cambiato il corso della gara e ora respiriamo.
E il futuro? Tendo a non esser ottimista di natura. Mi definisco un realista, per cui vi dico che non so cosa accadrà: la presidenza Ferrero mi sembra ristretta di prospettive, con l'obiettivo di tirare a campare. A stadio e centro sportivo non ci credo finché non li vedo, figuriamoci al rinforzo della squadra. Posso solo sperare che avere Montella dall'inizio produca esiti diversi.
Il bilancio stagionale di questo 2015-16 è un pianto: siamo partiti per giocarci quattro partite con cui saremmo dovuti entrare in Europa League e invece a tre giornate dalla fine non possiamo ancora dirci matematicamente salvi. A inizio anno pensavo che rimanere nella parte sinistra della classifica con l'Europa a tenerci impegnati sarebbe stato impensabile.
Era però un sacrificio, uno scambio che avrei fatto volentieri. Sei partite di Europa League (più le quattro per arrivarci) sarebbero valse molto più del campionato melenso, sofferto e incolore che abbiamo fatto. Ci vorrebbe una rivoluzione in campo e fuori, cambiando il d.s. e portando una nuova guida per la Samp. Ma non avverrà: accontentiamoci della salvezza per ora.

Massimo Ferrero, 64 anni, ed Emiliano Viviano, 30, in festa al fischio finale.

22 aprile 2016

Quasi salvi.

Ci siamo quasi. Con sofferenza, ma finalmente ci siamo: la Samp strappa un punto che sembrava impossibile al "Mapei Stadium" di Reggio Emilia. Lo 0-0 finale contro il Sassuolo è un risultato bugiardo, ma ci sono elementi che ti permettono di strappare questi risultati: un po' di fortuna, una discreta corazza e un Viviano fuori da ogni previsione.

I tifosi blucerchiati presenti al "Mapei Stadium".

Il Sassuolo e la Samp si presentano all'anticipo delle 18.30 con diverse situazioni da analizzare. Montella opta per Correa e Muriel dall'inizio, con Cassani nel pacchetto difensivo e la speranza di vincere. Di Francesco, invece, fa stringere i denti ai debilitati Consigli e Vrsaljko, recuperando Sansone per la gara contro i blucerchiati.
Il canovaccio che si vedrà nei primi 25' non differisce molto da quello successivo, ma il Sassuolo è decisamente la squadra che ha in mano il pallino del gioco. La Samp attende, cerca varchi in cui inserirsi. Gli ospiti sono tutti in qualche iniziativa di Muriel (molto isolato anche in 11 contro 11) e in un tiro di De Silvestri, parato centralmente da Consigli.
Dall'altra parte, è soprattutto Berardi a farsi vedere con diverse conclusioni dalla distanza, la cui più pericolosa sfiora il palo alla destra di Viviano. Ma la gara cambia al minuto 26: dopo tre gialli in otto minuti per falli ingenui, Ranocchia si ripete su Defrel. Il francese salta con la palla il difensore blucerchiato, che molla un calcio in faccia all'attaccante: secondo giallo inevitabile.
Dopo un'ingenuità del genere, Montella tiene in campo la stessa squadra, passando alla difesa a quattro. Nonostante la mole di gioco, il Sassuolo produce una sola occasione clamorosa: su cross in mezzo, la difesa ospite rinvia male e la palla finisce a Peluso, che conclude da cinque metri. Viviano, però, è miracoloso, come lo era stato sull'auto-palo di Barreto.
Finito il primo tempo, non ci si aspetta un cambio di marcia. La Samp ha capito che la gara sarà piena di sofferenze, mentre il Sassuolo deve cercare un varco per il vantaggio. Ciò nonostante, è ancora Muriel a cercare il vantaggio: dopo aver saltato due difensori avversari, il suo destro è parato a terra da Consigli. Questo è l'ultimo squillo blucerchiato.
I neroverdi ci provano in tutte le maniere: Berardi, Acerbi e Magnanelli vengono fermati a più riprese da Viviano, Peluso è stoppato da De Silvestri, mentre Trotta - lasciato solo in area - sbaglia tutto con un tacco goffo e poco efficace. Paradossalmente, per una certa fase del secondo tempo, i padroni di casa non riescono neanche a tirare verso la porta di Viviano.
Poi il fattaccio al minuto 88: Krsticic stende ingenuamente Berardi, diretto verso il fondo. Il rigore c'è, la disperazione anche. Se non fosse che il numero 25 neroverde non ha fatto i conti con Emiliano Viviano: il suo rigore è poco angolato e l'estremo difensore ospite fa il suo, respingendo lateralmente. L'ultimo atto di una gara che avrebbe visto altro risultato senza la presenza di Viviano.

Le stats di Sassuolo-Samp (via FourFourTwo): dominio neroverde.

Viviano 8; Diakité 5, Ranocchia 4, Cassani 6; De Silvestri 6, Barreto 5, Fernando 5, Dodô 6; Correa 5.5 (dal 1' s.t. Silvestre 5.5), Soriano 4.5 (dal 13' s.t. Krsticic 4.5); Muriel 6 (dal 27' s.t. Quagliarella 6) - già pubblicate su SampNews24

La classifica ora parla chiaro: la Samp è a +7 dal Frosinone e dovrà sfruttare bene le partite favorevoli per chiudere il discorso salvezza, che incredibilmente è ancora aperto a quattro gare dalla fine. In realtà, anche i 37 punti attuali potrebbero bastare per tenersi fuori dai guai, ma è troppo presto per poterlo dire.
Va dato merito al Sassuolo di aver fatto un grande campionato, ma i motivi per i quali gli emiliani sono ancora a quattro punti dal Milan sono tutti nella partita vista mercoledì pomeriggio: difficoltà nel concretizzare l'enorme di mole di gioco e un po' di partite sprecate in casa (Frosinone, Bologna, questa contro di noi).
Qualche parola va spesa anche sui singoli. Un piccolo excursus su Muriel, spesso criticato e bastonato (io non mi tiro indietro: quest'anno è stato un mezzo fallimento), ma che a Sassuolo ha fatto il suo. Con la squadra in dieci e con un baricentro ridicolmente basso, il colombiano ha creato due delle tre occasioni dell'intera partita degli ospiti.
E che dire invece di Emiliano Viviano? Con Perin out per gli Europei di giugno, onestamente c'è da fare più di un pensiero sulla sua convocazione. Per continuità negli anni, ritengo che accanto a Buffon dovrebbe esserci almeno uno tra Consigli e Mirante. A completare il pacchetto, però, non dovrebbe essere il giovane Donnarumma, bensì Viviano, strepitoso quest'anno.
Ora mancano quattro partite alla fine: le prossime gare presentano alcuni impegni difficili e perciò sarà cosa buona e giusta approfittare degli impegni abbordabili. Con il derby e la Juve le ultime due giornate, fare due/tre punti tra Lazio e Palermo sarebbe l'ideale. Anche perché il Frosinone avrà uno spareggio contro il Palermo, ma poi giocherà contro Milan, Sassuolo e Napoli. La salvezza è vicina, chiudiamo il discorso.

Emiliano Viviano, 30 anni, para il rigore di Domenico Berardi, 21.