21 agosto 2012

Sogno di una notte d'estate.

Ve lo ricordate qualche anno fa il tormentone romanista della stagione 2009/2010? Quell'anno, la squadra giallorossa sfiorò lo scudetto dopo una rimonta lunghissima sull'Inter. Il motto era "non succede, ma se succede..". Volendo, si potrebbe parafrasare tale detto per la nostra Samp. I blucerchiati sbancano a sorpresa il Camp Nou nel Trofeo Gamper e battono il Barcellona. Insomma, non doveva succedere, ma è successo. Detto così, sembra fantascienza. Chiariamo: il Barcellona ha giocato ieri la prima di campionato e giovedì ospiterà il Real Madrid nell'andata della Supercoppa di Spagna. Quindi era chiaro che i blaugrana avrebbero fatto riposare i titolari, ma in compenso sono scesi in campo almeno il secondo portiere Pinto, Afellay e David Villa. Inoltre, i ragazzini che hanno giocato oggi sono gli stessi che hanno battuto - a domicilio - l'Amburgo per 2-1 qualche settimana fa, squadra che gioca in Bundesliga e decisamente più dotata della Sampdoria odierna. Ma la cosa bella è che la Samp ha fatto la partita, con personalità, ha rischiato poco e forse meritava anche qualcosina in più. Lungi da me tentare d'esser presuntuoso, ma il Doria stasera ha mostrato tutto ciò che non c'era stato in Coppa Italia: organizzazione, un pizzico di grinta e anche quella fortuna che serve ogni tanto. Non avremo vendicato la finale della Coppa Campioni del 1992 (il ventennale della primo trofeo del Barca era il motivo per cui eravamo stati invitati), ma almeno abbiamo evitato di fare da sparring partner e, anzi, ci siamo presi ribalta, gloria e pure la coppa.

I ragazzi si abbracciano dopo il gol del vantaggio: sarà quello decisivo.


La Samp si presenta al Camp Nou con il 4-3-3 prestabilito da Ferrara. Serata di esperimenti per la nostra beneamata: Costa torna terzino per una sera e lascia spazio a Rossini al centro della difesa, Berardi al posto di De Silvestri sul versante destro, Tissone di nuovo come baricentro basso dei tre di centrocampo e Juan Antonio a reclamare un po' di spazio tra i tre d'attacco. Come se non bastasse, all'ultimo Poli si aggiunge alla lista degli indisponibili e gli subentra Obiang. Il Barcellona, invece, gioca con una squadra riempita da giovani; gli unici a portare un po' d'esperienza sono il secondo portiere Pinto, l'estroso Afellay (ce lo ricordiamo dal PSV-Samp del 2010) ed il "Guaje" David Villa, al rientro da un infortunio di otto mesi e rientrato giusto domenica per segnare il 5-1 del Barca contro la Real Sociedad. Questo, per il numero 7 blaugrana, è un test per verificare come la condizione stia migliorando in vista del proseguo della stagione.
La cosa incredibile è che non ti rendi nemmeno conto che stai giocando al Camp Nou e vai in vantaggio: gran cross di Pedro dai 30 metri, difesa scavalcata e Soriano insacca di testa per l'1-0 doriano. Ai 2000 tifosi blucerchiati arrivati a Barcellona non pare vero: in vantaggio contro una delle squadre più forti del mondo a casa loro. Roba da pazzi. Ed il Barca non fa molto per cambiare l'inerzia della gara. Il gioco è quello tipico dei blaugrana: possesso palla  prolungato e ricerca degli spazi. Ma se non hai Xavi e Iniesta ad inventarti l'ultimo passaggio, il sistema di gioco spagnolo s'inceppa e le occasioni non arrivano. I padroni di casa impressionano solo con l'ala destra, Gerard Deulofeu, che galoppa con continuità e destrezza. Un suo cross ed un tiro verso la fine del primo tempo impensieriscono Romero, ma è tutto ciò che il Barca riesce a creare. Intanto, la Samp colpisce in ripartenza: prima viene annullato un gol ad Estigarribia, poi Maxi Lopez spara verso la porta e Pinto è costretto ad una respinta difficile. Il primo tempo va via così, senza troppe emozioni.
Nella ripresa, comincia la consueta girandola di cambi che caratterizza le amichevoli estive, eppure l'inerzia non cambia. Il Barca tiene la palla e la fa girare costantemente, ma non trova sbocchi che gli permettano di andare al tiro; al contrario, la Samp si difende corta, riparte veloce e crea occasioni molto più pericolose.
La Samp perde due occasioni importanti con Estigarribia, poi è Pozzi ad avere lo scatto decisivo sul filo del fuorigioco. Il numero 9, entrato al posto di Maxi Lopez e lanciato da Tissone, si presenta davanti a Pinto e lo batte, ma il pallone finisce sul palo e carambola fuori. Peccato, sarebbe stato un ricordo da incorniciare. Da lì in poi, la Samp sparisce, tiene il Barca nella propria metà campo e gli fa vedere poco la porta. Il giro palla diventa estenuante ed il ritmo si abbassa man mano che i cambi si esauriscono.
I minuti finali sono il preludio al trionfo: il "Gamper" 2012 è nostro ed il fatto che sia stato vinto contro il Barca-B cambia poco. Giocare al Camp Nou non è da tutti i giorni, figuriamoci espugnarlo.

Romero 7 | Sempre presente, sulle uscite e nel gioco con i piedi. Certo, le treccine sono da censura.
Berardi 7 | Se nel primo tempo soffre un po' la vivacità del Barcellona, nel secondo aggiusta il tiro e sfodera salvataggi spettacolari. Ha rischiato in un contatto con Villa in area, ma il rigore non c'era.
Gastaldello 7 | Finché ne ha, rimane in campo e comanda la difesa da par suo.
Rossini 6.5 | Il più incerto della retroguardia e prende una sufficienza più che abbondante. La serata è stata propizia per la difesa blucerchiata.
Costa 6.5 | Deve tenere Deufoleu e non è facile. Eppure, quando ci sono da giocare partite con i terzini bloccati, Costa è l'uomo giusto.
Tissone 6 | Primo tempo pessimo, nel secondo riprende in mano la squadra e serve a Pozzi un interessante pallone. Sembra che parta, in Spagna farebbe un figurone: il ritmo di gioco è quello adatto a lui.
Obiang 7.5 | Partita mostruosa dello spagnolo. Non avrebbe sfigurato con la maglietta blaugrana, speriamo continui a far bene con quella blucerchiata.
Soriano 6.5 | Si porta a casa un ricordo mica da poco. E la prova sul campo è decisamente buona.
Juan Antonio 5 | Male il ragazzo. Devo dire la verità: mi sembra un po' fuori dal progetto tecnico. In questo 4-3-3, l'argentino fa dannatamente fatica.
Estigarribia 7.5 | Brillante e frizzante. Sguscia ai suoi giovani avversari con grande destrezza.
Maxi Lopez 6 | Benino. Si procura un'occasione importante e lotta, ma delle volte pare che non abbia voglia di giocare.

Mustafi 6 | Fa una comparsata al Camp Nou con tanto di salvataggio su passaggio filtrante per Villa.
Castellini 5.5 | Deufoleu gli fa vedere le stelle un paio di volte, ma alla fine regge.
Sampietro 6 | Voto di stima, poco più di 10 minuti per il giovane capitano della Primavera sampdoriana.
Munari s.v. | Si vede molto poco nel quarto d'ora nel quale scende in campo.
Kristicic 6.5 | E' entrato bene e ha dato il meglio quando era sull'altezza dei tre di centrocampo. Meglio che Ferrara ci ripensi, da mezz'ala Nenad può fare benissimo.
Renan 6 | Si fa vedere con un paio di calci piazzati.
Pozzi 6.5 | Lotta e si sbatte come suo solito, trova anche da ridire con l'arbitro. Prende un palo che rimpiangerà per molto tempo, portarsi un ricordino a casa - come il gol al Camp Nou - non sarebbe stato male.


Insomma, è andata bene. Questa è una soddisfazione estemporanea, ma è grandissima e ci riempie d'orgoglio. Così come ci hanno resi pieni d'orgoglio i 2000 tifosi arrivati al Camp Nou e che si sono sentiti anche nel catino blaugrana, nonostante il frastuono ed il numero di persone nettamente a preferenza "barcelonista". Adesso ci attende il Milan: se lo affronteremo con questo spirito, anche un eventuale Pazzini da combattere potrebbe essere fattibile.

Roberto Soriano, 21 anni, insacca di testa l'1-0 per la Samp.

19 agosto 2012

Male la prima.

Ci piace soffrire, diciamoci la verità. Ferrara non viene meno a questo dettame fondamentale per il tifoso sampdoriano nell'ultimo anno e mezzo. E così, la Samp esce subito dalla Coppa Italia, dopo l'eliminazione per mano della Juve Stabia nella sfida del Romeo Menti. La gara si decide ai rigori, dopo i tempi supplementari conclusi con l'1-1 maturato nei 90'. La Samp è una delle due squadre di Serie A ad essere uscita al terzo turno: l'altra, casualità pura, è il Genoa, uscito anch'esso ai rigori contro il Verona. Ma se il Grifone piange, il Baciccia non ha nulla di cui essere allegro: al di là della sfortuna - elemento presente nei tiri dagli undici metri - questa era una partita da vincere senza "se" e senza "ma" durante i tempi regolamentari.

Al Romeo Menti, la Juve Stabia si presenta per la seconda uscita stagionale senza il suo cannoniere principe della passata stagione, quel Marco Sau che fece vedere i cosiddetti "sorci verdi" alla Samp nella gara di Marassi dell'anno scorso. C'è ancora Pietro Braglia, la cui riconferma è stata in dubbio fino all'ultimo; per il tecnico toscano si parlava dello Spezia, ma alla fine ha deciso di rimanere nella cittadina campana. Le "Vespe" si sono rinforzate, prendendo in estate Salvatore Bruno dal Sassuolo, Gael Genevier dal Siena, Marco Gorzegno dall'Empoli, Marco Cellini dal Varese e Boadu Acosty dalla Fiorentina. Insomma, meno micidiali davanti, ma più completi come organico. E sopratutto tignosi come sempre, indigesti come erano risultati nella doppia sfida della Serie B dell'anno scorso.
La Samp, invece, ha effettuato molti più cambiamenti. Via alcuni eroi della promozione, su tutti Giuseppe Iachini, al cui posto è stato preso Ciro Ferrara. Dentro Maxi Lopez, De Silvestri ed Estigarribia, più il ritorno di un Poli non troppo convinto sul rimanere in maglia blucerchiata. 4-3-3 da perfezionare, ma il modulo di base è quello.
Pronti, via e la Samp ci prova subito con un sinistro di Estigarribia dalla distanza, che però non centra la porta di Seculin. Poi è la volta della Juve meno famosa: Acosty si destreggia in area, spara un diagonale dalla destra, ma Romero è pronto. Sempre le Vespe pochi minuti dopo, con Mezavilla che si mangia un gol, sparando alto dopo essere stato trovato da un suggerimento di Zito. La Juve Stabia continua a spingere e la Samp non dà certo l'impressione di una squadra di categoria superiore: anzi, Acosty imbecca Bruno, che viene fermato in extremis da capitan Gastaldello, evitando il peggio.
Il primo tempo si conclude con i padroni di casa sempre all'attacco, mentre la Samp cerca di controllare e ripartire. Ferrara prova a cambiare qualcosa, inserendo Maxi Lopez al posto di un Pozzi troppo isolato; la Samp riacquista parzialmente capacità di manovra e comincia a costruire qualcosa. Al 15' del secondo tempo, cross di De Silvestri dalla destra ed inserimento di Estigarribia, che di testa manda di poco a lato. Dopo di che, la Juve Stabia riprende in mano il gioco e mette i brividi alla Samp con diversi tentativi: i tiri di Bruno, Jidayi e Zito impegnano Romero oppure finiscono a lato di pochissimo. Anche Mezavilla va vicino al gol.. ma, quando meno te lo aspetti, la Samp ribalta la situazione e va in vantaggio: una serie di rimpalli aiuta il biondo Maxi Lopez a farsi spazio nell'area stabiese e a trafiggere l'incolpevole Seculin. 1-0 immeritato, ma tant'è in quel di Castellamare.
Intanto, Kristicic viene rilevato da Soriano e Danilevicius entra per Mbakogu. E, siccome la fortuna ci vede benissimo con la Samp, non ci vuole molto prima che l'ex-Livorno ci rifili l'1-1. Danilevicius, già a segno diverse volte con la maglia labronica contro la Samp, raccoglie un suggerimento di Jidayi e segna il meritato pareggio per le Vespe di Braglia. Insomma, si era stati fortunati nel segnare, ma si è stati anche "polli" nel prendere un gol al 92'.
Nei supplementari accade poco: la Juve Stabia ha finito la benzina e la Samp non è in serata. I blucerchiati non riescono a produrre più di un destro di Poli che sfiora il palo della porta di Seculin, le Vespe non ne hanno più dopo gli sforzi dei 90' e così si va ai calci di rigore.
Se Poli sbaglia subito, Erpen beffa Romero addirittura con un cucchiaio. Agyei restituisce il favore e si fa neutralizzare da Romero, mentre Estigarribia segna. Segnano anche Di Cuonzo e Costa, così come Scognamiglio e Soriano. Ma Maxi Lopez si fa neutralizzare, al quinto rigore, da Seculin e Danilevicius mette ancora una volta il sigillo sulla nostra eliminazione dalla seconda competizione nazionale. Male, male, male.
La Samp è sembrata sterile, in balia di una squadra di B che però ci mette molta corsa ed organizzazione e che, già l'anno scorso, aveva fatto soffrire i blucerchiati. La preparazione sembra essere servita a poco se, dopo un mese e mezzo, la squadra non ha ancora metabolizzato il cambio di modulo. Lunedì c'è il Barca, domenica prossima il Milan: speriamo in bene.

Maxi Lopez, 28 anni, infila il primo gol ufficiale della Samp 2012/2013: sarà inutile.

16 agosto 2012

Big Pack.

Tra i tanti "esodati" che si stanno allenando e che ha ancora non hanno trovato spazio sul mercato, c'è un caso su tutti di cui i sampdoriani non riescono a liberarsi. Nonostante il lavoro del d.s. Sensibile, molti sono ancora ad allenarsi a parte in quel di Bogliasco: tutto normale, vista la crisi e la difficoltà risaputa del mercato in uscita. Accanto a capitan Palombo, Semioli, Padalino e compagnia bella, c'è un giocatore che si aspetta in partenza da diversi mesi: parlo di Massimo Maccarone. Il 32enne attaccante, seppur siamo ormai a metà agosto, non ha ancora trovato una sistemazione soddisfacente. Il suo trasferimento non ha ancora avuto luogo, nonostante le tante voci di presunti interessamenti (ritorno ad Empoli, Bologna, ritorno a Siena, Spezia) ed un passato in Serie A di grande valore. Andiamo a vedere meglio come siamo arrivati a questo punto.

Massimo Maccarone nasce a Gallarate il 6 Settembre 1979 e gioca da prima punta classica, con tanti movimenti nell'area di rigore. Il ragazzo viene ingaggiato dal Milan a 13 anni e gioca per cinque stagioni nelle giovanili della squadra rossonera. La prima esplosione avviene a Prato, dove rimane per due anni e - nel 1999/2000 - confeziona 20 gol in 28 presenze, sfiorando la promozione con la squadra toscana. Il destino del giocatore si lega inevitabilmente a quella regione: l'anno dopo, infatti, l'Empoli lo preleva dal Milan alle buste e così, in coppia con Antonio Di Natale, Maccarone regala la promozione alla squadra toscana in Serie A. Due anni con 30 gol stagionali lo portano in cima alla lista di molti club italiani ed internazionali; come se non bastasse, con l'Under 21 azzurra conferma le sue buone qualità, segnando 11 gol e diventando capocannoniere dell'Europeo di categoria nel 2002.
Infine, la ciliegina sulla torta arriva con l'esordio in nazionale nel Marzo del 2002 sotto la guida di Giovanni Trapattoni, in un Inghilterra-Italia in quel di Leeds che segnerà inevitabilmente la sua carriera. Erano passati più di 70 anni da quando un giocatore esordiva in nazionale non avendo mai giocato nella massima serie. Maccarone riesce in quest'impresa e si procura il rigore decisivo per il 2-1 finale in favore dell'Italia.
Alla fine, il Middelsbrough se lo aggiudica per ben 13 milioni di euro. Steve McLaren, allenatore del Boro, lo esalta,  affermando: "E' il giocatore che più assomiglia a Del Piero". Assomiglierà pure all'Alex bianconero, ma intanto gioca lontano dalla porta o sta in panchina. E così Maccarone, complici anche gli infortuni, ha poca gloria in Inghilterra, seppur partecipi alla conquista della Carling Cup nel 2004. 15 gol in due stagioni e la difficoltà nei rapporti con McLaren sono le condizioni che portano Maccarone alla scelta del ritorno in Italia, seppur temporaneamente.

Maccarone ai tempi dell'Under-21 azzurra: una stella in ascesa.

Maccarone disputa la stagione 2004/2005 in Serie A per la prima volta. Se, fino a Gennaio, le cose vanno male in quel di Parma (solo due gol in Coppa UEFA), Big Mac si riprende la scena a Siena, dove segna sette gol e dimostra che non è propriamente finito. Purtroppo per lui, i toscani non lo riscattano e così torna a Middlesbrough, dove tutto sembra destinato a relegarlo nuovamente in panchina. La stagione di Maccarone, invece, diventerà trionfale: se in campionato non vede campo e segna poco (due gol), in Europa è un trascinatore. Il Middlesbrough, l'anno precedente, si è qualificato per la Coppa UEFA e la disputa alla grande, ribaltando tutti i pronostici. Il merito è anche di Big Mac, come sarà soprannominato d'ora in poi da quelle parti: segna cinque gol in tutta la competizione, ma diventa un eroe nei momenti decisivi. Ai quarti contro il Basilea, la squadra di McLaren è quasi fuori, ma un gol di Maccarone al 90' fa esplodere il Riverside Stadium e consegna la qualificazione agli inglesi. Lo scenario si ripete in semifinale contro lo Steaua di Bucarest: sconfitti 1-0 all'andata e sotto 2-0 al ritorno in casa, al Middlesbrough servono quattro gol. Maccarone, entrando dalla panchina, realizza la doppietta realizza il primo ed il quarto gol: i tifosi sono in visibilio e lui diventa Big Mac. La finale sarà persa per 4-0 contro il Siviglia, ma intanto Maccarone è un eroe da quelle parti. Purtroppo l'italiano continua a passare tempo in panchina anche nella stagione successiva, nonostante l'arrivo di Gareth Southgate al posto di McLaren. Stanco di marcire in panca, l'ormai 27enne decide di tornare in Italia durante il mercato invernale del 2007. La meta è Siena.

Maccarone a segno nella semifiinale contro la Steaua: suo il 4-2 finale.

Nella città del Palio, Big Mac trova quella gratificazione che ancora nessuno gli aveva mai dato pienamente. Dopo aver rivelato che McLaren gli ha reso la vita impossibile durante la sua esperienza inglese, Maccarone diventa fondamentale nel sistema di gioco senese e porta la salvezza alla squadra toscana già nel 2007. Nelle due stagioni successive, egli continua ad essere il terminale offensivo del Siena. Inoltre, arrivato ormai a 30 anni, è in grado di riciclarsi: ormai non è più la prima punta che giocava nell'Under 21. Si è re-inventato seconda punta, con larga libertà di svariare su tutto il fronte di attacco, permettendogli di cercare il gol anche da lontano. A Siena, le marcature firmate da Maccarone saranno 42 quando - nel 2010 - decide di lasciare la squadra toscana, retrocessa malamente. E' tempo di cambiare casacca ed ambiente, di cercare una nuova sfida a trent'anni: la meta diventa Palermo, città con un presidente fumantino ed una squadra ambiziosa, che ha appena sfiorato la Champions.
I siciliani lo pagano quattro milioni e mezzo di euro, ma lo schierano come una seconda linea, preferendo Miccoli e Hernandez davanti. Con Pastore ed Ilicic sbocciati, lo spazio si riduce ulteriormente per l'attaccante, che trova spazio in Europa, dove segna ben tre reti. Nonostante il poco minutaggio in campionato, Maccarone vuole restare a Palermo; purtroppo per lui, la società non è dello stesso parere e decide di metterlo sul mercato. A raccogliere l'invito è la nostra beneamata, che compra l'attaccante lombardo per tre milioni di euro.

La rinascita di Maccarone avviene a Siena: qui a segno contro il Livorno.

Se le prime partite sembrano di buon auspicio (assist a Guberti in Samp-Milan di Coppa Italia), nel giro di un paio di settimane Maccarone conferma di essere un giocatore involuto. Si scoprirà poi che ci sono stati problemi familiari a contribuire a tale condizione; ciò nonostante, il ragazzo mostra di non essere di alcuna utilità. Lento, svogliato, a volte fastidioso per un tifoso - come quello sampdoriano - che vorrebbe vedere il sangue agli occhi in un momento delicato come la fine della stagione 2010/2011. La Samp vola inesorabilmente verso la Serie B ed il giocatore di maggior talento ed esperienza (almeno sulla carta) non fa vedere un briciolo di speranza alla Gradinata Sud. La ciliegina sulla torta è il rigore decisivo sbagliato nella partita in casa con il Parma. Maccarone segna tre gol contro Bologna, Cesena e Lecce, ma sono tutti gol inutili, a risultato già ipotecato da parte della squadra avversaria.
La capacità di decidere le partite, che aveva a Siena, non si vede in quel di Genova. A retrocessione avvenuta, tutti sperano nella sua partenza; poi viene fuori la verità sui problemi familiari e, allora, la società si fa carico di quella che provo a definire una "operazione simpatia". Recuperare l'uomo ed il giocatore diventa la priorità ed anche i tifosi più critici diventano docili come cagnolini, con tanto di striscioni di incoraggiamento.
L'esito di questo recupero lo conosciamo tutti: Maccarone segna all'Alessandria nella prima partita ufficiale della stagione, in Coppa Italia, per poi scomparire, sommerso dall'inizio folgorante di Bertani e dalla forma di Pozzi. Quando gli infortuni fanno fuori il numero 9 e l'ex Novara diventa un peso per la manovra offensiva, c'è Piovaccari; quando anche l'ex Cittadella si dimostra inaffidabile, tocca a Big Mac. Peccato che lui non ci sia: le sue presenze in campo sono un misto di paura dei fischi del pubblico e di "vorrei, ma non posso". Arrivano anche tre gol: uno su rigore all'Albinoleffe. E peccato che gli altri due siano il corollario di un Nocerina-Sampdoria 4-2, perso, in cui Maccarone segna quando è già troppo tardi. Insomma, il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Il prestito di Gennaio all'Empoli è servito a rigenerarlo parzialmente, nonostante la squadra toscana abbia rischiato la Lega Pro per tutta la stagione. Sette gol e la salvezza consegnata alla sua ex squadra sono perlomeno un segnale di vita. Ora, tornato a Genova, è finito sul mercato. Doveva essere così. Ma, per ora, parla solo il suo procuratore, che prima ha cercato di mantenere il suo assistito nella rosa sampdoriana, poi si è reso conto che era impossibile e sta attualmente lavorando per cercargli una sistemazione.
Guardando alla sua avventura genovese, impossibile non rinominarlo "Big Pack". Purtroppo, è andata male. Magari sarà in grado di rinascere altrove.

Maccarone in ginocchio: una sintesi visiva della sua avventura in blucerchiato.


10 agosto 2012

Respiro d'Europa.

Sembra incredibile solo a pensarci: dal Varese allo Schalke 04. Due squadre che non sono neanche minimamente comparabili, eppure stasera - a Klagenfurt - la Sampdoria affronterà in amichevole la squadra di Gelsenkirchen, piazzatasi terza nell'ultima Bundesliga e già qualificata di diritto alla fase a gironi della Champions League. Come se non bastasse, tra 10 giorni i colori blucerchiati saranno presenti sul larghissimo Camp Nou di Barcellona, per sfidare i padroni di casa. L'invito ha suscitato diverse reazioni, dato che la Sampdoria è stata chiamata per questa sfida in onore dei vent'anni passati dal primo trofeo in Coppa Campioni della squadra blaugrana, ottenuto proprio contro la nostra squadra. Alcuni rifiutano di esserci, altri sono entusiasmati dal poter calcare un palcoscenico del genere. Certo, la prospettiva che molti delle super-star "barceloniste" non possano esserci (a causa di impegni ravvicinati nei giorni successivi) ha frenato le fantasie di molti; ma chi non sarebbe contento di una bella vittoria o di un risultato prestigioso al Camp Nou, sebbene contro le seconde linee di una delle squadre più forti della storia?

Lionel Messi, 25 anni: chissà se ci sarà il 20 di Agosto contro la Samp..

La verità è che, intanto, la Samp non ha mai perso prestigio. Sicuramente ne è passata di acqua sotto i ponti e ne abbiamo viste tante: la cessione di campioni amati e riveriti, la perdita di sicurezza di chi è rimasto, il lento declino del parco giocatori, la retrocessione e la difficile risalita. E' bello, però, pensare che siamo a questo punto dopo tutto quello che è successo. Non a tutti riesce un salto da un capoluogo della provincia lombarda ad uno dei campi più importanti della storia del calcio. L'ultimo incrocio europeo della Samp in competizioni ufficiali è datato 16 Dicembre 2010, nel freddo di Budapest contro il Debrecen: un incrocio, peraltro, neanche troppo fortunato, dato il 2-0 a favore dei padroni di casa. Ma fu un risultato normale: la Sampdoria era già stata eliminata e si era imbaracata nel viaggio ungherese con molte seconde linee.
Fu l'anno dell'illusione della Champions, del gol di Rosenberg al 93', del Marassi esaltato dal provvisorio 3-0, che ci avrebbe qualificati, e gelato dal gol di Pizarro, che significò l'eliminazione. Fu l'anno di un girone fattibile con PSV Eindhoven, Metalist Kharkiv e Debrecen nell'Europa League 2010/2011. La competizione fu giocata con un grosso disinteresse da parte della squadra e della società; mettiamoci poi il caso-Cassano ed ecco l'Europa minore non importava più a nessuno. Una sola vittoria, due pareggi e tre sconfitte: un bilancio misero ed un esempio di come NON debba essere gestito un impegno europeo. Da lì, la debacle fu abbastanza veloce, con l'esonero di Di Carlo, l'ingaggio di Cavasin e la retrocessione in un pomeriggio di Maggio, davanti ad un Marassi colmo d'amore, ma sopratutto d'amarezza.
Ora si ricomincia: chiaro, non è una competizione ufficiale, ma fa bene al morale sapere che squadre come queste vogliano testare la loro preparazione affrontandoti. Inoltre, lo stesso ritiro austriaco è una novità per la Sampdoria, abituata da diversi anni a gestire la preparazione del campionato in Italia; fino all'anno scorso, Moena era la casa blucerchiata. Quest'anno, c'è stato l'esordio di Bardonecchia, con una discreta partecipazione di tifo e della città intera. La seconda parte del ritiro è stata programmata a Klagenfurt, in Austria, che già ha ospitato nel suo stadio le partite dell'Europeo di Svizzera ed Austria del 2008. La Sampdoria attende lo Schalke dopo che i tedeschi hanno pareggiato, quattro giorni fa, contro l'Udinese.

La Samp durante la presentazione di sabato scorso a Marassi.

Analizzando le due squadre, si trovano situazioni completamente opposte. Finalmente, nello Schalke, regna un po' di stabilità: non c'è stata nessuna rivoluzione estiva, perché i risultati hanno corrisposto alle attese della scorsa stagione. Raul è andato via, lasciando un vuoto immenso, ma la squadra è ben preparata per fronteggiare gli impegni stagionali. Negli ultimi due anni, sono arrivate diverse soddisfazioni: semifinali di Champions League e Coppa di Germania nel 2010/2011, Supercoppa di Germania, terzo posto in campionato e quarti di Europa League nel 2011/2012. Il tutto con una squadra che va migliorandosi negli anni, sotto la guida di Huub Stevens. Nel mercato estivo, i "minatori" sono riusciti a migliorare ulteriormente la rosa, confermando Obasi dall'Hoffenheim e prendendo Barnetta dal Bayer Leverkusen (parametro zero) e Neustadter dal Borussia Moenchengladbach. La punta di diamante è senza dubbio Klaas-Jan Huntelaar, sbolognato troppo facilmente dal Milan e ora bomber principe della Bundesliga. Tanto per dire: l'olandese ha segnato ben 48 gol in 47 incontri ed è stato capocannoniere.
Diversa la situazione in Spagna. In quel di Barcellona, infatti, hanno optato per il cambio di allenatore. Guardiola, ormai stanco dopo anni di successi, ha lasciato la conduzione del team blaugrana al suo vice, Tito Villanova. Giusto per capire, Villanova fu oggetto di un gesto scorretto di Mourinho, che gli mise un dito nell'occhio, durante il finale della Supercoppa Spagnola 2011, vinta dal Barcellona contro il Real Madrid. Villanova conosce il gruppo e, per questo motivo, è sembrata la soluzione più sensata al CDA del Barca, convinto nel seguire la linea della continuità. Per ritrovare quei successi che quest'anno sono mancati. Vedremo se la Samp riuscirà a sorprendere questi squadroni; ma, intanto, è già bello tornare a sentire il profumo d'Europa sul campo.

Klaas-Jan Huntelaar, 28 anni: lui ed il suo Schalke saranno un test probante.

04 agosto 2012

"El Chelo" es siempre màs azul.

Erano attesi ancora un paio di colpi in casa Sampdoria. Il diesse Pasquale Sensibile ha provveduto a mettere il primo di questi a segno: oggi è atteso l'annuncio ufficiale per il trasferimento di Marcelo Estigarribia, nazionale paraguaiano, dal Deportivo Maldonado. La formula sarà la stessa che ha usato la Juventus nella stagione passata: prestito oneroso fissato a 700mila euro, diritto di riscatto fissato a cinque milioni di euro. Per il nazionale paraguaiano è un'altra occasione di dimostrare che in Italia può starci; per la Sampdoria, può essere il colpo di mercato dell'anno. Anche più di Maxi Lopez, perché il ragazzo è tutto sommato giovane e ha enormi margini di miglioramento, possibili solo grazie al minutaggio da spendere sul campo. Inoltre, la sua versatilità gli permetterà di essere utile in ogni modo a Ciro Ferrara: esterno sinistro offensivo nel 4-3-3, esterno di centrocampo nel 4-4-2, esterno di spinta nel 3-5-2. Azzardarlo terzino pare troppo, per quello ci sarà tempo una volta che saranno risolti i casi di Palombo e Poli. Ma, intanto, la Samp ha un nuovo giocatore da idolatrare e Marcelo promette molto bene.



Marcelo Alejandro Estigarribia Balmori nasce a Fernando de la Mora, un paesino compreso nell'hinterland della capitale Asuncion, il 21 Settembre 1987. Esordisce con lo Sport Colombia nella seconda divisione paraguaiana, prima che il Cerro Porteno (una delle maggiori squadre del paese) si accorga di lui e lo comprì: Marcelo si fa largo nel team che vince diversi titoli nazionali e dimostra di attirare l'attenzione dei club europei già a 21 anni. Non ci pensa due volte il Le Mans, squadra di Ligue 1, nel comprarlo, sperando nel colpaccio di mercato; invece, la sua esperienza francese si rivelerà una delusione, con appena 13 presenze totali nell'anno e mezzo che il paraguaiano spende in Francia. Scottatosi, Estigarribia decide di tornare in Sud America per rilanciarsi: il Newell's Old Boys lo porta a giocare in Argentina per la prima volta nella sua carriera per il Clausura 2010. Il paraguaiano convince e così il club argentino imposta un diverso tipo d'accordo con il Le Mans: prestito con diritto di riscatto fissato a due milioni di euro. Nonostante le 52 presenze, con tanto di un gol, collezionate in un anno e mezzo di campionato, Copa Libertadores e Copa Sudamericana, il Newell's non può economicamente permettersi il riscatto di Estigarribia.
In questo modo, Marcelo inizia la Coppa America del 2011 senza sapere dove giocherà nella stagione successiva; in compenso, la manifestazione è un successo. Il Paraguay arriva addirittura in finale (senza vincere neanche una partita, tutti pareggi!) ed Estigarribia è una delle colonne della nazionale del C.T. Gerardo Martino; sulla sinistra, Estigarribia miete parecchie vittime e segna anche uno dei rigori vincenti nella lotteria dagli undici metri contro il Brasile nei quarti di finale.
Le sue prestazioni attirano l'attenzione di molti club, tra cui un insolito gruppo di investitori uruguaiani, che possiedono il club del Deportivo Maldonado, militanante nella seconda divisione uruguaiana: una mossa fatta, probabilmente, per tirare su un po' di soldi, sapendo che Estigarribia sarebbe stato cercato da club ben più famosi.
Su di lui, infatti, piomba la Juventus, che decide di completare la batteria di ali per il 4-2-4 di Conte con il paraguaiano, che viene acquistato con la formula del prestito con diritto di riscatto: 500mila euro subito per poi decidere se pagare i cinque milioni di euro per il cartellino del giocatore, spalmabili in tre anni. Alla Juventus, Marcelo parte dietro nelle gerarchie di Conte, oscurato dalla forma di Pepe e dalla necessità di far giocare anche Elia, Krasic e Giaccherini; quando poi lo schema bianconero passa dal 4-2-4 al 3-5-2, Estigarribia viene adattato a farsi l'intera fascia, rendendo così meno di quanto ci si aspettasse. Le prestazioni della Coppa America sembrano un lontano ricordo ed i tifosi juventini fanno presto a scordarsi di lui, specie quando arriva Caceres a rimpinguare la batteria di esterni juventini. Così, le presenze del paraguaiano in campo saranno solo 18, con il gol al San Paolo di Napoli come ricordo più alto della sua esperienza juventina. La Juventus decide di non affrontare il costo del suo riscatto. Adesso, la Samp: speriamo di costruire insieme altri ricordi piacevoli da raccontare e di cantare: "Ma "El Chelo" è sempre più blu (cerchiato di blu, cerchiato di blu)..".