27 ottobre 2013

Finalmente il merito.

Difficile dirlo, ma finalmente è arrivato tutto ciò che i tifosi volevano da questa stagione: una vittoria meritata, senza subire gol e la prima gioia al "Ferraris". Samp-Atalanta è questo: una gara sofferta nel primo, ma che nel secondo ha cambiato nettamente direzione e ha portato i blucerchiati al trionfo. Ora, a quota 9, il futuro sembra meno grigio, anche se non bisogna smettere di lavorare. Intanto, il vituperato Sensibile ha modo di farsi ricordare grazie alle gesta del prode Shkodran Mustafi.

Manolo Gabbiadini, 22 anni, decisamente deludente contro la sua ex squadra.

Reduci dalla vittoria all'ultimo respiro di Livorno, Rossi ripropone una Samp simile a quella vista in Toscana: 3-4-1-2, con Bjarnason dietro la coppia Eder-Gabbiadini, il recupero di Mustafi in difesa e Palombo riproposto a centrocampo. A sinistra, senza Gavazzi, Regini vince il ballottaggio su Barillà, apparso poco brillante contro i granata. Di contro, l'Atalanta è reduce da tre vittorie consecutive e ha voglia di sognare ancora: senza Lucchini e Bonaventura, Brienza è il cursore di sinistra del centrocampo degli ospiti. Davanti Moralez accompagna Denis. Il primo tempo vede la Samp sostanzialmente nulla: apparte un tiraccio di Gabbiadini dalla distanza, i blucerchiati sembrano impacciati ed incapaci di creare una qualsiasi azione pericolosa. Tutt'altra storia per l'Atalanta, che nonostante le assenze si mostra pericolosa e sopratutto in controllo del gioco. La mossa a sorpresa è Raimondi esterno offensivo di sinistra: è lui ad avere le occasioni più pericolose della prima frazione. Prima spara alto da due passi su assist di Denis, poi trova la traversa a fine primo tempo su un bel lancio di Cigarini: Da Costa è battuto, ma il legno grazia la Samp. Una Samp che rientra tra i fischi assordanti del suo pubblico, desideroso di vedere ben altre prestazioni dopo la vittoria miracolosa di Livorno.
Il piglio di Rossi negli spogliatoi, il cambio Gentsoglou-Palombo ed un diverso schieramento sul campo portano la Samp a dominare la ripresa. Le parti si rivoltano completamente: i blucerchiati sono padroni del pallone e l'Atalanta fatica a far circolare la sfera come nei primi 45'. Prima è Gabbiadini a sfiorare la porta con un bel sinistro al volo su assist di Eder, poi è il brasiliano a scaldare le mani di Consigli. L'ex Cesena è scatenato: offre sul destro di Obiang un rigore in movimento, ma lo spagnolo è impreciso e consente al portiere dell'Atalanta il miracolo di giornata. Quando la sfida sembra vederci benissimo (come al solito), arriva il vantaggio: corner di Eder, incornata di Mustafi e Cigarini tenta di evitare la rete blucerchiata con un fallo di mano. Il pallone finisce comunque dentro e scoppia un parapiglia: l'arbitro sembra intenzionato al rosso più rigore, ma alla fine torna su più miti consigli e decide di assegnare il giallo a Cigarini ed il gol ai padroni di casa. Primo gol in Serie A per Shkodran Mustafi, 21 anni e tanta voglia di emergere.
Quando la Samp è ormai padrone della gara e gli ospiti sembrano scomparsi dal campo, arriva anche l'espulsione del giovane Nica a chiudere la partita: entrataccia da dietro e per l'arbitro l'intervento del terzino nerazzurro è troppo scomposto per non esser sanzionato con il rosso. Ancora Eder e Gabbiadini provano ad impensierire Consigli dalla distanza, ma alla fine la Samp essenzialmente decide di gestire la gara. Nel finale, Denis ha un rigore in movimento per pareggiarla, ma la fortuna è dalla parte dei padroni di casa e così i blucerchiati portano a casa la prima vittoria stagionale tra le mura amiche. Sofferta, in chiaroscuro, ma meritata e conquistata con un ottimo secondo tempo.

Andrea Costa, 27 anni, contrasta tenacemente German Denis, 32.

Da Costa 6; Mustafi 7.5, Gastaldello 6, Costa 7; De Silvestri 6, Obiang 6, Palombo 4.5 (dal 1' s.t. Gentsoglou 6.5), Regini 6.5; Bjarnason 5; Eder 6.5 (dal 33' s.t. Soriano s.v.), Gabbiadini 5.5 (dal 37' s.t. Pozzi s.v.) - pubblicate già su SampNews24

Con questa vittoria, la Samp può guardare con ulteriore fiducia al futuro. Lo stesso Mustafi, a fine gara, ha dichiarato come questi tre punti possano aiutare i blucerchiati a stare più sereni; tuttavia, la serenità non deve far dimenticare il fatto che questa squadra sembra avere un'autonomia massima di 45', massimo 60'. Ci sono fasi della gara in cui scompare ed altre in cui sembra poter portare a casa la posta. Ci vorrà ben altro per sperare in quello che è l'obiettivo stagionale: una salvezza tranquilla.
Capitolo a parte per quanto riguarda Angelo Palombo. Autore di una prestazione che ritengo di poter annoverare tra le peggiori mai viste con la maglia della Samp, il numero 17 blucerchiato si è stizzito e ha zittito il pubblico. A fine gara, ha chiesto scusa, ma anche precisato come sperasse che il pubblico incitasse la squadra per tutti i 90' piuttosto che fischiare un gruppo così giovane durante la partita. Palombo ha bisogno di riguardarsi la gara: la maggior parte dei fischi erano rivolti a lui, alle sue incertezze a centrocampo e alla lentezza dimostrata nell'impostazione. All'ennesimo lancio nel vuoto, i tifosi hanno reagito. Poi il vice-capitano blucerchiato ha comunque ragione: si fischia a fine gara, c'è tempo. Ma non si pari dietro la storia del gruppo giovane, perché i fischi erano SOPRATUTTO per lui.
Se poi vogliamo buttare uno sguardo al futuro, c'è da esser fiduciosi: Costa e Mustafi sono due rocce e la difesa non ha subito gol per la prima volta. Regini si è ben disimpegnato a sinistra, anche se penso che contro avversari più forti soffrirà inevitabilmente: a tal proposito, qualcuno si riguardi la finale dell'Europeo U-21 (giocava in una difesa a quattro). Gentsoglou, appena entrato, si è fatto ben apprezzare: non sarà Pirlo ed è abbastanza lento, ma gioca con semplicità e fa valere il suo fisico. Pare già molto in questa Samp da salvezza risicata. Infine, complimenti ad Eder: nel secondo tempo è stato devastante, ma c'è bisogno che sia più continuo.
Ora ci sono due gare che decideranno se il campionato della Samp sarà di ulteriore sofferenza o se ci si potrà pian piano tirar fuori dai guai: la trasferta di Verona contro l'Hellas e la gara in casa contro il Sassuolo. Quando stava per iniziare il filotto di queste quattro partite (Livorno ed Atalanta comprese), speravo in nove-dieci punti. Mantengo quella speranza, a maggior ragione dopo queste due gare. Un pareggio a Verona sarebbe manna, visto che l'Hellas se l'è giocata anche ieri nella tana dell'Inter. Tuttavia, è un match da tripla. A Verona è difficile giocare bene, ma la Samp di questo periodo sembra essersi parzialmente ripresa. Qualunque risultato arriverà, l'importante è che si ottenga con merito: è l'unico segnale che può essere veramente di speranza per i tifosi.

Samp in festa dopo il gol di Shkodran Mustafi, 21 anni: sarà quello decisivo.

21 ottobre 2013

E l'ottavo giorno (o giornata) vinse.

E l'ottavo giorno, la Samp si ricordò come si vince: il 2-1 ottenuto all'"Ardenza" di Livorno è sofferto, tirato, ma alla fine liberatorio. Forse un pareggio sarebbe stato più giusto, visto l'andamento della gara, ma poco importa in questo momento ai tifosi blucerchiati. Ci si issa a quota sei e si attende l'Atalanta con più fiducia. Non solo: dopo 46 anni, il Doria torna a vincere in Toscana, contro una delle sue bestie nere. Meglio di così, difficilmente poteva andare.

Cesare Prandelli, 57 anni, a Livorno per visionare Gabbiadini, De Silvestri e Bardi.

I padroni di casa, reduci da un buon inizio di campionato, sono pronti a ricominciare da dove avevano lasciato prima della sconfitta di Verona contro l'Hellas. La Samp, dal canto suo, deve trovare il modo di sbloccarsi: sette giornate senza vittoria e penultimo posto in classifica, con appena tre punti. Gli ospiti si presentano con Barillà dal 1' e Bjarnason dietro la coppia Gabbiadini-Eder. Dall'altro parte, i quasi blucerchiati d'estate Emeghara e Paulinho compongono la pericolosa coppia d'attacco del 3-5-2 di Nicola.
Al 19', c'è l'episodio che sblocca la partita in favore del Doria: Krsticic si accende e lancia De Silvestri in profondità, con Duncan che lo stende. Sul fallo non ci sono dubbi; sul contatto, pare che esso ricordi quello tra Gervinho e Pereira in Inter-Roma, con il piede dell'esterno blucerchiato che appare leggermente fuori dall'area. Sul dischetto, Eder trasforma il rigore per il suo terzo gol in cinque partite di campionato. Il Livorno non tarda a reagire, per altro con veemenza. Tra le diverse occasioni, ne spiccano due pericolose: la traversa di Greco dalla distanza (con miracolo di Da Costa) e la doppia occasione firmata Emeghara-Paulinho, con il brasiliano che spara fuori da due passi. In mezzo, la Samp sembra intimidita: gol annullato a Gabbiadini a parte, non c'è molto da segnalare da parte degli ospiti.
Nella ripresa, il canovaccio cambia: la Samp si fa più propositiva e mette paura alla difesa dei labronici, più compassati dopo un primo tempo a tutta. Krsticic si accende per la seconda (ed ultima) volta nella gara e serve Eder con un "no-look" di 30 metri: il brasiliano, per tutta risposta, si mangia il possibile 2-0, sparacchiando debolmente a lato. Un'altra grande occasione è sprecata dal brasiliano, che arriva davanti a Bardi, ma tentenna, permettendo il rientro della difesa livornese. Si succedono molte sostituzioni: dentro Sansone, Pozzi e Regini per gli ospiti, mentre Siligardi, Piccini e Borja fanno il loro ingresso per i padroni di casa. Alla fine, il numero 12 blucerchiato non ripete le prestazioni precedente e delude nel suo ingresso in corsa. Meglio fa Siligardi, che è mobile e realizza l'1-1 al 91': nessuno lo marca e l'attaccante granata può esplodere il suo ottimo sinistro per il pareggio del Livorno. Il disastro sembra ormai fatto, ma la dea bendata (e le ingenuità dei toscani) ci mette una pezza: su un pallone spiovente in area dei padroni di casa, Luci atterra Regini in modo inutile e regala alla Samp il match-point. Pozzi, a secco da un anno, rompe il digiuno con un rigore non certo preciso, ma efficace quanto basta. Per il numero 9 blucerchiato, un vero cuore Samp, arriva un premio dopo quanto passato nell'ultimo anno; per il Doria, giunge la prima vittoria in campionato e si sale a quota sei. E pensare che Siligardi aveva quasi realizzato il 2-1 su un corner finale: strano il calcio.

Eder, 27 anni, batte Bardi dal dischetto per il momentaneo 1-0 del Doria.

Da Costa 6.5 - Salva la Samp in diverse situazioni.
Gastaldello 6 - Cattivo quanto basta.
Palombo 6.5 - Bene con la sua esperienza.
Costa 6.5 - Granitico quanto basta: l'ex Reggina continua nel suo buon momento.
De Silvestri 7 - Un treno. Ormai sembra aver trovato la sua consacrazione nel ruolo: soffre Duncan, ma offensivamente è una spina nel fianco sinistro del Livorno. Si guadagna anche il rigore dell'1-0.
Obiang 6 - Forse siamo in ripresa: lo spagnolo non è ancora precisa, ma in fase d'interdizione è un bulldozer. Si spera possa migliorare ancora.
Krsticic 5.5 - In fase d'interdizione, continua a mancare. Però, quando si accende, apre due varchi: sul primo lancia De Silvestri per guadagnarsi il rigore, sul secondo serve a Eder sul piede il 2-0.
Barillà 5 - Delusione per l'ex capitano della Reggina: non è mai sembrato in grado di impensierire. A tratti, Schiattarella sembra Garrincha.
Bjarnason 6 - L'esperimento da trequartista è andato meglio nel secondo tempo che nel primo.
Eder 6 - Gol a parte, è sembrato cincischiante e poco concreto: bisogna essere più cattivi in Serie A. Gli va dato il merito del terzo gol in cinque gare di campionato.
Gabbiadini 5.5 - Il problema non sono i gol che non segna, ma i pericoli che non crea. L'impressione è che si debba allontanare troppo dalla porta per cercare la palla. Rossi lo toglie (forse) prematuramente.

Sansone 5 - Deludente rispetto alle ultime gare: non punge contro la difesa livornese e tiene poco la palla.
Pozzi 6.5 - Decisivo, finalmente. Aveva avuto tanti buoni ingressi, ora segna e porta la Samp alla vittoria. Tanti cuori blucerchiati sono contenti con e per lui.
Regini 6 - Entra nel finale per contenere le offensive avversarie, ma trova il rigore della vittoria.

Adesso si attende l'Atalanta per cercare di proseguire nella striscia positiva. Una serie di risultati utili è necessaria alla Samp per non fermarsi ad un successo sofferto e maturato solo negli ultimi secondi. La squadra deve migliorare, ma qualche luce si è vista a Livorno: specie in difesa, dove - gol di Siligardi a parte - la retroguardia è sembrata più attenta di altre volte. Ma servirà ben altra grinta per portare a casa partite più difficili. E non ci saranno ottavi giorni che tengano: la settimana finisce la domenica. Nessuna seconda chance d'ora in poi.

Nicola Pozzi, 27 anni, firma il definitivo 2-1 per la Samp su rigore.

07 ottobre 2013

I Gervasoni ed i Mustafi.

Siamo al tragicomico. Anzi, forse al telefilm. Un episodio non può giustificare una partita, ma forse può aiutare a spiegare il corso della stagione che è stata sin qui e di quello che verrà. Minuto 47 del primo tempo di Sampdoria-Torino, con i blucerchiati in vantaggio di un gol. Palombo è pronto a battere la punizione dal limite che sarà l'ultima palla giocata della prima frazione; tiro respinto in mala maniera da Padelli e Pozzi la butta dentro di rapina. Tutto valido? Macché, fermi tutti. Ora arriva Gervasoni e vi spiega come si può rovinare un pomeriggio.

L'arbitro Gervasoni annulla la rete del 2-0 di Pozzi: sarà protagonista.

Un pomeriggio che poteva essere di gioia, che avrebbe potuto portare la prima vittoria blucerchiata dell'anno e che, invece, si è rivelato l'ennesima delusione. Che sarebbe potuta essere più pesante, se un altro errore di Gervasoni non avesse fatto arrabbiare anche il Torino, con il contatto Glik-Eder che ha portato l'assegnazione alla Samp di un rigore perlomeno generoso. Ognuno può valutare questo episodio a proprio modo, ma diciamo che mi sentirei arrabbiato se mi fischiassero contro un penalty del genere. E pensare che la Samp ha tirato fuori una delle migliori prestazioni stagionali, specie nei primi 45'. Nonostante le assenze di Costa e Krsticic per squalifica, Delio Rossi ci è andato pesante con un 3-4-3 offensivo e la prima presenza di Gentsoglou a centrocampo. Il greco non è dispiaciuto in cabina di regia, mentre il tridente Sansone-Gabbiadini-Pozzi ha retto per un'ora, salvo poi collassare dal punto di vista tattico e delle forze. Il Torino di Ventura, invece, si è rivelato il solito problema per la Samp, che trova quest'avversario molto ostico e non lo batte da quattro anni: evidentemente, affrontare colui che fu il tecnico blucerchiato all'inizio degli anni 2000 non è facile per il Doria.
E pensare che la Samp era anche riuscita ad andare in vantaggio, quando al 42' del primo tempo Sansone aveva battuto dai 25 metri l'ex blucerchiato Padelli. Gli ospiti sono sembrati impacciati nei primi 45', tanto che la Samp aveva già avuto una buona occasione sempre con Sansone; poi, il pata-trac con Gervasoni e l'incredibile epilogo del primo tempo, con i blucerchiati che avrebbero potuto chiudere la gara con quell'episodio. Quando poi Immobile ha riaperto la partita su assist involontario di Obiang da corner granata, il Torino si è ripreso e ha ricominciato a giocare. Specie con il suo giocatore più pericoloso: quell'Alessio Cerci che ha prima sprecato incredibilmente il 2-1 (grande parata di Da Costa) e poi ha trovato il raddoppio degli ospiti su calcio di rigore. Sull'assegnazione del penalty per i granata, c'era poco da contestare: l'intervento scoordinato di Palombo su D'Ambrosio dimostra due punti. Il primo: l'invenzione di Rossi di reinventarlo come libero sta pian piano affievolendo nei suoi effetti positivi. Il secondo: il filtro a centrocampo continua ad essere poco, altrimenti un terzino destro non si sarebbe presentato diverse volte nell'area blucerchiata durante il secondo tempo. Nel finale, poi, un altro strafalcione di Gervasoni ha portato la Samp al pareggio: il contatto tra Glik ed il neo-entrato Eder c'era, ma è sembrato come il brasiliano stesse cercando il fallo a tutti i costi. Ne è venuto fuori un contrasto debole, che però l'arbitro ha giudicato falloso. 2-2 e tutti a casa, con la consapevolezza di aver segnato i primi gol stagionali al "Ferraris", ma di essere sempre penultimi e senza alcuna vittoria in tasca.

Alessio Cerci, 26 anni, punta Shkodran Mustafi, 21: ancora in gol il granata.

Al di là delle valutazioni sulle prove dei singoli, quel che tiene banco su molti dei giornali e delle tv nazionali è lo svarione dell'arbitro di ieri pomeriggio. Un errore di buonsenso, una valutazione inutilmente rigida, che farebbe infuriare qualunque squadra, ma che forse avrebbe tenuto tutti attaccanti allo schermo se avesse riguardato una qualche compagine a strisce. Del resto, Galliani tiene sullo sfondo del telefonino il gol del Muntari; non mi risulta che i tifosi blucerchiati avranno come wallpaper del proprio cellulare l'esultanza strozzata di Pozzi. C'è chi poi, come Ventura, parla di «gol non esistito»: un gol che forse si trova sulla stessa isola dov'è sepolto il «giaguaro» che avrebbe dovuto smacchiare Bersani alle ultime elezioni o le anime di Elvis Presley e Marilyn Monroe. Leggende metropolitane. Peccato che il gol ci sia eccome e si aggiunge alla lista di angherie arbitrali subite dalla Samp in quest'inizio di stagione: il rigore negato a Sansone a Bologna, il gol annullato a Wszolek a Trieste ed ora anche questo. Francamente, in sette giornate, comincia ad essere un po' troppo da digerire.
Per carità, però, a far di questi errori i motivi per cui il Doria naviga in acque tempestose: la squadra non ha molta qualità ed i miracoli non riescono neanche ad un vecchio volpone come Delio Rossi, che comunque ha commesso qualche errore da agosto. Tuttavia, se sbagliare è umano, perseverare è diabolico ed il tecnico blucerchiato lo sa, tanto da aver cambiato molti uomini e diverse formazioni. Ieri, alla canna del gas, si è presentato con un offensivo 3-4-3, con De Silvestri e Gavazzi sulle fasce. Un chiaro segnale di voler smuovere le acque. C'è bisogno di qualche rinforzo nella prossima sessione di calciomercato. Gli obiettivi sono i soliti: un esterno sinistro vero (solo Gavazzi si è salvato sinora), un "10" e lo sfoltimento di un centrocampo che è quantitativamente strapieno. Sul portiere si vedrà: Da Costa ha fatto più bene che male sinora, sebbene le critiche siano sempre dietro l'angolo e l'ipotesi di vedere un giocatore-tifoso in porta - Fiorillo, uscito dalle giovanili Samp - stuzzica in più di un tifoso.
La verità è che i Gervasoni possono rovinare una battaglia, ma per vincere la guerra serve la grinta dei Mustafi. Già, proprio Shkodran: in una Samp disastrata come questa, senza qualità e assetata di punti come acqua nel deserto, l'esempio del tedesco dev'essere la stella maestra per chiunque vesta una maglia blucerchiata in questo momento. I Gervasoni possono sbagliare decisioni, ma se hai «undici Mustafi» in campo, difficilmente perdi. Lo si è visto l'anno scorso, quando tra gennaio e febbraio è arrivata la salvezza in anticipo; lo si può rivedere ancora. Il cuoco è lo stesso, basta metterci più cattiveria e concentrazione. Ieri, il giovane difensore si è improvvisato centrale di sinistra e l'ha fatto anche bene; in più, ha tirato fuori una serpentina degna del miglior Maradona, salvo perdersi nel finale. Se lui fa queste cose, anche gli altri devono dare il massimo. E solo così se ne uscirà, nonostante i Gervasoni del caso.

Gianluca Sansone, 26 anni, autore del primo gol casalingo della Samp di quest'anno.

29 settembre 2013

Piattume d'altri tempi.

Pensavo una cosa: ieri, dopo la gara, mi sentivo come Walter White in "Breaking Bad". Purtroppo, non era la parte in cui lui diventa un personaggio avvincente e deciso. No, mi sentivo come Walter White dopo 10 minuti della prima puntata: seccato ed incredibilmente rassegnato al mio destino. Una sensazione che molti tifosi sampdoriani avranno condiviso dopo la quarta sconfitta in campionato su sei giornate disputate sin qui: l'1-0 subito dal Milan ha il sapore amaro. E di quelli che non ti concedono troppi appigli a cui aggrapparti.

Alessandro Matri, 29 anni, contro Lorenzo De Silvestri, 25: buona prova dell'esterno.

La Samp, reduce dal pesante k.o. interno contro la Roma, si ripresenta a Milano con lo stesso modulo: 4-4-2 e tanta corsa. Confermati Wszolek e Gavazzi sulle fasce, le novità maggiori sono al centro: Palombo torna a centrocampo e con la fascia da capitano, mentre Regini subentra a Gastaldello in difesa. Per il Milan, le novità sono poche rispetti al rocambolesco pari di Bologna: Zaccardo subentra ad Abate sul settore difensivo di destra, mentre davanti è confermato il tandem Robinho-Matri.
Nonostante il bisogno di punti, è il Milan a partire ben più aggressivo della Samp: al 14', un bel lancio di Birsa trova Robinho a due passi dalla porta, con il brasiliano che però non trova il colpo vincente. Due minuti ed è stavolta Constant a sfiorare il gran gol al volo su assist di Robinho. I blucerchiati sono timidi e non riescono a fare un buon giro palla all'interno della "San Siro" rossonera. Ciò nonostante, gli ospiti sfiorano il vantaggio al 26': su corner di Sansone, ennesima incornata di Costa e palla che sfiora il palo alla sinistra di Abbiati. Sinistri dalla distanza di Gabbiadini a parte, lì la Samp riscompare; il Milan, invece, si rende nuovamente pericoloso con Mexes, che sbuca alle spalle della difesa ospite su una punizione e manca l'impatto decisivo con il pallone.
Arriva l'intervallo ed Allegri cambia Muntari con Emanuelson: una mossa astuta, che si rivelerà vincente. Pronti, via ed i rossoneri vanno in vantaggio: Robinho lavora un pallone al limite dell'area blucerchiata e serve Birsa, che spara un bel sinistro all'angolino sinistro di Da Costa. 1-0 e primo gol dello sloveno con il Milan. Gli ingressi di Soriano e Krsticic cambiano poco l'assetto della Samp, che continua a subire: nella parte centrale del secondo tempo, è Matri ad avere numerose occasioni per chiudere la gara. L'ex Juve prima ruba palla ad Obiang e spara su Da Costa, poi viene murato da un monumentale Mustafi: insomma, l'attaccante non pare proprio in forma. Intanto, nella Samp, c'è l'esordio di Petagna per un infortunato Gabbiadini: i blucerchiati nel finale spingono per la disperazione, ma la migliore occasione è un sinistro di Costa dalla distanza. Anche Sansone impegna Abbiati, ma l'ex Toro ha la miglior occasione all'84', quando spedisce il pallone in curva da dentro l'area. Nel finale, c'è spazio anche per il possibile 2-0 dei padroni di casa, ma Da Costa è bravissimo su Niang e mette la palla in corner. Finisce con la quarta sconfitta in sei giornate: c'è il bisogno di riprendersi il prima possibile.

Valter Birsa, 27 anni, festeggia il primo gol con il Milan: sarà quello decisivo.

Da Costa 6 - Fa il suo quando deve intervenire. Sul gol di Birsa, è difficile dire qualcosa: vede la palla tardi.
De Silvestri 6.5 - L'unico a mettere un po' in difficoltà il Milan sulle fasce.
Mustafi 7 - Matri sbaglia altri gol, ma la prestazione del tedesco è stata monumentale. Un muro umano.
Regini 6 - Peggio del suo compagno, ha l'unica colpa di essere davanti a Da Costa e non chiudere le gambe sul tiro di Birsa.
Costa 6 - Fa quel che può, nel secondo tempo si sgancia anche in avanti. Salterà il Toro per squalifica.
Gavazzi 6 - Una media tra il 6.5 in fase offensiva ed il 5.5 in fase difensiva, dove lascia veramente troppo spazio a Constant.
Palombo 5 - Abbiamo rivisto Palombo a centrocampo: filtraggio zero, lanci come al solito, cadute per terra come ai vecchi tempi. Ritornare in difesa, forse, è l'ipotesi migliore.
Obiang 5.5 - Troppo compassato in mezzo al campo: contro De Jong in forma non te lo puoi permettere.
Wszolek 5 - Stavolta mi tocca bocciare il polacco: Zaccardo, grazie allo spazio lasciatogli dall'ex Polonia Varsavia, sembrava Cafu.
Sansone 5 - Assolutamente nullo. Nel finale ha una grande chance, ma spara nel settore chiuso ai tifosi del Milan.
Gabbiadini 5.5 - Si muove, svaria, lotta e tira molto (forse troppo) dalla distanza. Poi Rossi lo toglie.

Soriano 5.5 - Rossi dice che può giocare da esterno destro: non ne sono proprio sicuro, eh.
Krsticic 6 - Il miglior Nenad stagionale dà una piccola scossa alla Samp: peccato che anche lui salterà il Toro.
Petagna 5.5 - Giusto il tempo di non vedere palla e cercare gol impossibili contro il club che l'ha cresciuto. E' comunque presto: vedremo cosa combinerà nel futuro.

E ora la gara delle gare: il confronto al "Ferraris" contro il Torino diventa una sorta di verifica. Come ha detto Rossi, ora inizia un altro campionato: nel mese di ottobre, la Samp affronterà i granata in casa, andrà a Livorno, giocherà contro l'Atalanta a Genova e sfiderà l'Hellas al "Bentegodi". E' chiaro che da questi confronti debbono uscire qualcosa tra gli otto ed i dieci punti, altrimenti sarà difficile pensare ad una qualsiasi ipotesi di salvezza. Il piattume d'altri tempi visto ieri non porta fiducia, ma bisogna provarci. Altrimenti, sarà B e stavolta con largo anticipo.

Andrea Petagna, 18 anni: prima in A con la maglia della Samp.

26 settembre 2013

In un'altra dimensione.

Avete presente quel momento in cui da giovani ragazzi diventate adulti? E' una sorta di passaggio, di rito della vita. La Samp, più o meno, ne ha compiuto uno con la partita di ieri: la partita contro la Roma ha visto - almeno per 45' - una delle migliori prove stagionali sinora. Tuttavia, non si è quasi mai tirato in porta e alla fine i giallorossi hanno firmato la quinta vittoria consecutiva. Invece, i blucerchiati salgono a tre sconfitte consecutive in casa: strisce uguali a quelle dell'anno in cui si scese in cadetteria.

Mehdi Benatia, 26 anni, esulta dopo il gol del vantaggio giallorosso.

La Samp, reduce dall'incredibile pareggio di Cagliari, cambia ulteriormente pelle per ospitare la capolista del campionato, seppur in coabitazione con il Napoli di Benitez. Il 4-4-2 con il quale i blucerchiati si presentano al "Ferraris" è un chiaro segnale: i successi della Roma derivano da un ottimo lavoro dei tre attaccanti all'esterno dell'area; in più, il lavoro di Balzaretti e Maicon è prezioso. Con otto giocatori molto schiacciati alla porta di Da Costa, l'obiettivo è sporcare il gioco del prestigioso avversario il più possibile. Dal canto suo, l'unica mossa di Garcia è di portarsi Totti in panchina, lasciando spazio a Borriello dall'inizio. Un turno di riposo per il capitano giallorosso, sempre pericoloso quando vede blucerchiato.
Il primo tempo risulta una faticaccia per la Roma, che non fa registrare grossi pericoli dalle parti di Da Costa. Un bene, ma c'è un "ma": l'eccessivo sforzo in fase difensiva non consente alla Samp di creare a sua volta occasioni verso la porta giallorossa. La migliore di tutto il primo tempo deriva dai piedi di Gabbiadini, lesto a raccogliere un eccessivo retropassaggio della difesa romanista e a presentarsi davanti a De Sanctis. Tuttavia, il preciso sinistro del centravanti viene respinto in angolo dal portiere della Roma. Un peccato, specie se si pensa che la squadra della capitale perde Maicon per infortunio, costringendo Balzaretti a snaturarsi a destra, con l'ingresso di Dodò sulla fascia sinistra.
La ripresa, come ha suggerito quest'inizio di campionato, propone lo stesso copione di sempre: la Roma gioca attentamente e, alla fine, trova lo spiraglio necessario per passare lo svantaggio. Benatia, ispiratissimo, parte con una bella progressione palla al piede: peccato che la retroguardia blucerchiata gli si pari davanti in maniera flebile. Solo Gastaldello stende il difensore giallorosso, rischiando il rosso; quando sembra tutto pronto per il calcio di punizione, il marocchino calcia comunque e trova l'angolo alla destra di Da Costa. 1-0 per gli ospiti ed il 4-4-2 difensivo deve improvvisamente trasformarsi in uno strumento di recupero dello svantaggio.
Nessuno rimprovera l'impegno alla Samp, ma le occasioni faticano ad arrivare: quando Pozzi e Bjarnason si scontrano nel tentativo di colpire di testa un cross di Sansone, capisce che non è la giornata giusta per fermare la capolista. Un colpo di testa di Pozzi sfiora la traversa della porta difesa da De Sanctis, ma la Samp è confusionaria e sopratutto lenta: non si possono creare problemi giocando a tre, quattro tocchi contro una squadra del genere. Così, nel finale, arriva anche il raddoppio degli ospiti: fuga di Totti palla al piede e Gervinho firma il 2-0 conclusivo all'88'. L'espulsione di Barillà per doppio giallo, forse eccessiva, serve comunque a fotografare quello che è l'attuale momento blucerchiato: una squadra che s'impegna, che ha forse trovato anche il modulo più giusto per esprimersi, ma che fa una fatica boia a creare occasioni da gol. Non è un caso se è arrivata la terza sconfitta consecutiva in casa, senza neanche segnare un gol al "Ferraris".

Nenad Krsticic e Miralem Pjanic, 23 anni per entrambi, si affrontano.

Onestamente, non mi sento di fare delle pagelle. Certo, alcune annotazioni si potrebbero fare: Wszolek e Gavazzi, in posizioni adatte, si stanno rivelando dei giocatori utili, nonostante siano partiti a fare spenti. Krsticic ed Obiang, dopo un ottimo primo anno di A, stanno mancando clamorosamente a livello di rendimento, facendo salire più di un dubbio sulla loro reale consistenza. Gastaldello non è più il baluardo osservato l'anno scorso, ma un centrale che sta avendo molte difficoltà. Allo stesso modo, Sansone non è riuscito a convincere a pieno partendo dal 1', dando l'impressione di essere più ficcante quando entra a partita in corso. Gabbiadini è il solito faro nella notte, ma solo, lì davanti, rischia di non creare molto se non ben supportato.
A questo punto, mi piacerebbe fare un discorso più ampio, in senso generale. C'è chi è rimasto convinto dalla prestazione della Samp nei primi 45'. Ammetto di aver guardato solo diretta gol, ma non capisco il sollievo: osservando i blucerchiati, se questo è il massimo livello raggiungibile, c'è da preoccuparsi. Va bene l'impegno, va bene un 4-4-2 più adatto ai giocatori, ma ieri si è raramente tirato in porta. E a farlo è il solito Gabbiadini, finora salvatore della patria da quando è arrivato. Ma non ci si salva così: basta guardare l'inizio di Livorno e Verona, che stanno facendo del collettivo la vera forza nella strada al mantenimento della categoria.
A dir la verità, io rimango convinto che neanche il 4-4-2 possa dar una svolta alla Samp. Io credo che - giocatori alla mano - sia il 3-4-3 il modulo più adatto. Magari con questa formazione: Fiorillo - Mustafi, Salamon, Costa (Regini); De Silvestri, Obiang, Renan, Gavazzi; Wszolek, Gabbiadini, Sansone. In tal modo, ci sarebbero molte novità: Da Costa non va bocciato, ma rimandato sì. Perché non si possono prendere gol sul proprio palo, come nell'occasione del 2-0 di Gervinho. Dietro il capitano e Palombo sembrano troppo lenti per confrontarsi con questi avversari, mentre Costa pare l'unico che ci stia capendo qualcosa. Krsticic va fatto riposare, anche e sopratutto a causa del suo pessimo rendimento; Renan garantirebbe maggior filtro ed un tiratore di punizioni. Il trio d'attacco produrrebbe maggior pericolosità ed avrebbe spazio anche Mati Rodriguez, magari intercambiandosi con quel Pawel Wszolek che sta convincendo (almeno per ora). C'è urla al ritorno di Maresca: dal punto di vista atletico e di filtro a centrocampo, sarebbe un suicidio bello buono.
Sopratutto, c'è un punto che va evidenziato: siamo in un'altra dimensione. Non è più tempo d'Europa, Pazzini, Cassano, Bellucci e Montella, stadi europei e grandi colpi; è tempo di Bergamo, Brescia e Verona; tempo di Wszolek, Gavazzi e Mustafi (cioè quelli che danno il massimo, pur senza avendo grande nome); tempo di concretezza e sofferenza. Fateci l'abitudine o abbandonate la nave, prima che sia troppo tardi.

Shkodran Mustafi, 21 anni, lotta gomito a gomito con Marco Borriello, 31.