31 dicembre 2011

Rivoluzione silenziosa.

Fiumi di parole sono passati sulla Samp, su quello che è successo nel 2011, su tutto ciò che si è sbagliato e si poteva fare meglio.. nel farvi gli auguri di un buon 2012 - sia sportivo che personale - non posso che dire che aspetto di vedere come ci si muoverà nel mercato di Gennaio e, sopratutto (aspetto da non sottovalutare), se Iachini verrà lasciato al suo posto per molto tempo, nonostante stia - almeno a quando scrivo - facendo peggio di Atzori.

Fatta questa premessa, vi lascio con una famosa citazione di Thomas Jefferson, più utile per uno Stato che per una società di calcio, ma che fa capire l'andazzo che potrebbe prendere la situazione in casa blucerchiata se le cose a fine Gennaio non fossero soddisfacenti..

"I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli."

E ancora un ultimo consiglio per la proprietà, nell'agire con giudizio nel primo mese che verrà dell'anno nuovo:

"Non vi sono certezze, solo opportunità."

Nel caso le cose andassero male, consiglio a tutti una rivoluzione silenziosa: non assalti alla squadra, minacce di morte sui muri di Bogliasco o piazzate minatorie ad allenatore e giocatori. Bensì una attiva ma non violenta contestazione, mirata: stadio vuoto nelle partite casalinghe, striscioni di protesta contro la proprietà, la dirigenza ed i giocatori e totale disinteresse (se non vero, almeno apparente) per coloro che stanno portando questa società alla rovina. Su tutti, la maglia.. ma di certo, non bisogna neanche esser fessi e sostenere a tutti i costi coloro che non stanno facendo il necessario per salvare il salvabile. Detto questo, è un mio consiglio personalissimo e non un'indicazione di massa. Certo, abbiamo sostenuto l'insostenibile l'anno scorso e si è vista come è andata. Forse il modo per smuovere l'ambiente non è quello.

Auguro quindi a tutti i sampdoriani veri un buon anno e soddisfazioni maggiori, dalla vita e dalla nostra benamata.


Tifose blucerchiate che piangono al termine di Samp-Palermo del 15 Maggio 2011.

27 dicembre 2011

Dateci l'Oscar.

Ha colmato il vuoto lasciato da Cassano, sono sicuro che farà bene. Ha aumentato l'entusiasmo di dieci volte. Ho provato a offrire Pazzini alla Juve. Pazzini ha voluto andare via. Capisco che i tifosi possano essere delusi e che ci sia qualche critica, ma se si passa ad un livello superiore, mollo tutto. La corda è molto tesa e ci vuole poco perché si spezzi. Segnare nel derby mi farebbe piacere. Alla Samp non avevo più stimoli. Conquisteremo la salvezza. Questa Sampdoria vale di più della posizione che occupa in classifica. Possiamo tranquillamente centrare la salvezza. La squadra ha grandi mezzi, si riprenderà. Tornare alla Roma? Lì ci sono le mie origini. Non firmo per il pareggio. Siamo tutti sotto esame. Non mi dimetto. Avanti con Cavasin, anche se la scossa non è arrivata. Restiamo in sella anche in B. Lotteremo con le unghie e con i denti. Con Cassano e Pazzini mi divertivo di più. Paghiamo mille pareggi, nonostante un attacco formidabile. Non sono un fenomeno, di più. Ce la faremo. Proveremo a vincere il derby. La retrocessione sarebbe un danno enorme. Abbiamo ancora fame. Io sono ottimista, ce la possiamo fare. Tanti errori, ripareremo. Farò meglio di papà. Tanti gol per il ritorno in A della Samp. Rimango alla Sampdoria per dimostrare quello che valgo. Affrontare la B a testa alta, lasciandoci alle spalle gli errori commessi. Io dimissionario? Smentisco categoricamente. I sei mesi alla Sampdoria sono stati un inferno. E' una rosa di un'altra categoria. Non è un vantaggio essere favoriti. Con Atzori, la squadra ha un futuro. Vogliamo arrivare in finale di Coppa Italia. Ne vinciamo nove delle prossime dieci. Ora non abbiamo più alibi. Nessuno vince il campionato alla nona giornata. C'è delusione, ma andiamo avanti con Atzori. Basta trattamenti con i guanti bianchi. Iachini tecnico vincente, scelta naturale. Cerezo ci aiuterà a costruire una rete di osservatori internazionali, sul modello Udinese. Voglio la nazionale. Chiedo scusa ai tifosi. Io ci credo nella Serie A. La Sampdoria non ha giocatori di personalità. Palombo merita la Serie A. Voto zero all'U.C. Sampdoria. Adesso abbiamo il dovere di porre rimedio alle valutazioni fatte in precedenza.

Se fosse un film, sarebbe "Il Silenzio Degli Innocenti". Se fosse stato un progetto serio, sarebbe arrivata l'Europa un anno sì ed un anno. Se è realtà, si chiama Sampdoria dell'anno solare 2011, il peggiore della sua storia. E nonostante questo, non pensate che ci meritiamo un Oscar, per i migliori attori non protagonisti (perché non al centro dell'attenzione e non responsabili dei disastri di quest'anno, ahimé) in un film drammatico? Fateci un pensierino.

I giocatori della Samp 2010-2011 dopo Samp-Palermo e la retrocessione matematica.

24 dicembre 2011

L'Amleto blucerchiato.

"Essere o non essere, ecco la questionese sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine. Morire, dormire… nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali di cui è erede la carne: è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire, dormire. Dormire, forse sognare."
Così parlava William Shakespeare - attraverso il personaggio di Amleto - nel suo famoso monologo facente parte della tragedia che prende il nome dal protagonista sopracitato. Certo, lungi da noi buttarci nella letteratura (non ne ho le facoltà), ma di certo si può cercare l'accostamento tra l'Amleto di Shakespeare e una sorta di Amleto blucerchiato che in queste ore si starà ponendo gli stessi dilemmi. Facile capire che parliamo di Angelo Palombo, 30 anni, da Ferentino, capitano di lungo corso nella storia blucerchiata, da dieci anni con la maglia doriana addosso e da quasi quattro condottiero della nostra ben amata. La domanda, più insistente fra tutte, che lui - ma anche noi - si starà ponendo è: "Restare o non restare, questo è il problema. Se sia più nobile soffrire le dichiarazioni di un direttore sportivo imprudente e poco rispettoso della mia storia in questa società oppure lottare, con tutte le mie forze, per rimanere fedele a questa bandiera. Rimanere, partire. Risalire, forse sognare."

Fatta questa parafrasi non certo impeccabile, possiamo concentrarci sul fatto che se ne sono dette tante sul numero 17 blucerchiato in questi mesi. Dopo la retrocessione ed il pianto davanti ai tifosi, era normale aspettarsi che la sua volontà fosse quella di rimanere, nonostante le voci di una partenza imminente e addirittura di una vendita il 31 Agosto alla Fiorentina per sette milioni e mezzo di euro, rifiutata dallo stesso Angelo. Segno di come la Sampdoria gli sia dentro, sia una parte di lui indelebile nel suo cuore. Poi, il rendimento durante questo campionato (come quello scorso, obiettivamente scadente per un buon giocatore come lui) ha reso tutto ancora più complicato, con la società molto decisa nell'incassare quel poco di soldi che la "carcassa" (chiaramente sportiva) di Palombo può portare nelle casse di questa società molto disorganizzata.

Chiaramente, per dare un'opinione a riguardo, bisogna lasciare da parte i sentimentalismi. Che Palombo sia - e sopratutto, rimarrà - un pezzo della Samp, non c'è dubbio. A confermarlo anche le dichiarazioni degli ultimi giorni, nelle quali sembra che il capitano ribadisca la sua volontà di rimanere alla Samp. E' indubbio che una partenza a Gennaio, dopo i buoni propositi di inizio anno di riportarci in A con il suo contributo, sembra di cattivo gusto; ma neanche si può pretendere che un uomo d'onore e rispettoso - come Palombo si è dimostrato in questi anni - voglia rimanere se è indesiderato dalla società. Parole come quelle di Riccardo Garrone (che, quando si tratta di cessioni, è sempre in prima linea: Garrone: "Palombo merita la Serie A") non lasciano spazio a molti dubbi. Viene da chiedersi perché la merita adesso e non a Giugno: forse perché si è capito che la A è molto lontana e si cerca d'incassare quei due spiccioli che possano riempire le casse languide della società?

Fare una valutazione su tutto questo è difficile, perché il cuore dei sampdoriani è contento - nonostante tutto quello che è successo quest'anno - di avere ancora una bandiera da sventolare. Molti club potranno avere risultati, soldi e grandi competizioni europee da giocare, ma non hanno un simbolo come il nostro. Totti alla Roma e Del Piero alla Juve potrebbero essere degli esempi. Ma ho sempre pensato che più in basso si scende, più grande è il rispetto per la bandiera che sventola. Facile per Del Piero restare alla Juve in B, sapendo che la A - con una squadra come quella che aveva la vecchia signora in B - era semi-assicurata. O facile per Totti rimanere a Roma, sapendo che sulla sua busta-paga c'è un contratto di 5 milioni d'euro l'anno ed un posto da dirigente. Un po' meno facile è quando la tua società è a pezzi, non c'è un futuro chiaro per i colori ai quali ti sei affezionato e tu stesso non ti senti più indispensabile come prima. E rispetto Palombo per questo, sopratutto come uomo. Ma sarei cieco a non fare anche un'analisi razionale su ciò che accade perlomeno in campo. Perciò, bando ai sentimentalismi e tentiamo di farla.

Da una parte, c'è il rendimento in campo del giocatore; dall'altro, il rispetto nei suoi confronti e le motivazioni che possono indurlo a rimanere o partire. Il giocatore vs. la bandiera, il professionista vs. l'uomo, la razionalità vs. l'irrazionalità. Una visione dualistica che non può essere che tale per i sampdoriani. Ma proviamo comunque a razionalizzarla.

Il rendimento sul campo di Palombo è in discesa negli ultimo anno e mezzo. Credo che questo sia sotto gli occhi di tutti. Personalmente, non condivido la tesi di chi addita i meriti del "Palombo regista" alla presenza di Cassano. Palombo diventa regista nel momento in cui Mazzarri - allenatore del 2007-2008, anno del sesto posto e di sessanta punti - realizza che Volpi non sia più indispensabile. Lo mette in panchina, trasforma Palombo in regista, Franceschini in un corridore instancabile dai piedi non sopraffini e Sammarco o Delvecchio negli incursori che devono sfruttare i corridoi aperti da Cassano e Bellucci. E' una scelta coraggiosa, che paga, perché l'Angelo blucerchiato, a 27 anni, era pronto al salto di qualità: diventa un regista di discreto livello, raggiunge la nazionale e nessuno lo stacca più da quel posto. Forse lì nasce una parte dei demeriti tecnici di Palombo: nessuno è stato in grado di metterlo in discussione. Non posso fare a meno di notare che quest'anno il solo Atzori, in due partite, lo ha messo in panca: è stato fatto giocare anche in condizioni precarie sia di forma che - sopratutto - di rendimento. Una buona gestione tecnica non fa queste cose: vedi Pirlo al Milan, messo coraggiosamente via da Allegri, ma capace di trovare alternative al neo-juventino.
Dopo la Champions League conquistata sotto Delneri, Palombo era all'apice del rendimento: lì nessuno è stato in grado di vedere, ma sopratutto di ammettere, che Angelo è un discreto regista, ma non è un Xabi Alonso, un Pirlo o - per metterla su livelli più normali - un Corini o un Volpi. E' un mediano adattato, fa il suo, ma non può tirare la carretta da solo: con la partenza di Cassano e Pazzini, questi demeriti si sono anche accentuati oltre i loro limiti, almeno in A. In B, invece, ci si aspettava che la sua esperienza gli permettesse di avere la meglio rispetto a centrocampisti dinamici, ma inesperti. Non è successo: chiaro che sia un'opinione personale, ma ho trovato Palombo da sufficienza solo in sette partite delle 18 che ha giocato. Voti, quindi valutazioni personali, vero.. ma non credo di andare molto distante dalla realtà.

Poi c'è il profilo del rispetto e delle motivazioni: Angelo è cresciuto con un rivale per il posto a centrocampo. Nella stagione della prima promozione in A, guadagnò il posto con grinta e grazie anche all'infortunio di Bolaño, che - venuto dal Parma - doveva essere il compagno di Volpi sulla mediana. Nelle stagioni successive, ha convinto Novellino, sconfiggendo - sportivamente parlando - i più blasonati Donati, Dalla Bona e Donadel. Tutti rimandati al Milan perché incapaci di soffiare il posto ad Angelo. Per lui, probabilmente, è stata una ricompensa ed un'iniezione di fiducia, tanto che è migliorato tecnicamente anche grazie a questa spinta emotiva. L'anno scorso qualcosa è cambiato: vedere una società così poco rispettosa di sé stessa deve aver spinto anche lui ad essere meno decisivo - almeno come rendimento - nel girare rotta. Ha rilasciato molte interviste e ci ha messo molte volte la faccia, anche quando forse non era necessario (sopratutto in questi primi quattro mesi di B).

Fatta quest'analisi, cosa si può dire? Dico prima la mia personalissima opinione: una partenza di Angelo mi dispiacerebbe moltissimo, perché rappresenta quel poco di sampdorianità che resiste in società. Però, se ben rimpiazzato da un regista serio e con una cessione remunerativa (in questo momento, più di 5-6 milioni non credo possa valere), ci potrei stare. Purché se ne parli a Giugno e a missione-promozione fallita. Perché farlo partire adesso non significa nulla. Per lui, che ha promesso di vivere quest'anno di B con noi, e per la società, che avrebbe ancor meno credibilità nei suoi prossimi proclami su eventuali programmi futuri. Io sono fortemente convinto che, per differenti ambizioni, le strade di Palombo e della Sampdoria si separeranno a breve. Ma spero solo che non sia ora. Perché resistere, adesso, è la cosa più importante. E forse, con investimenti mirati, non dico che ci sia la possibilità della A sicura (sapete come la penso, se avete letto qualche articolo precedente), ma almeno un riscatto che ci porti a dire, a fine stagione, che ce la siamo giocata come potevamo nella seconda parte di stagione e che, se Palombo rivuole la Serie A e la Samp non gliela può dare, è giusto allora che vada, al giusto prezzo.

Ma adesso, con tutto quello che è successo quest'anno, indicare Palombo come maggior problema della Samp in campo e cederlo sembra una mossa avventata e confusa. Chiaro che il suo stipendio da un milione e mezzo di euro l'anno deve essere motivato da prestazioni di gran lunga migliori. Ma pensate veramente che tolto Palombo, i problemi spariranno? Aspettiamo Gennaio e speriamo che la società sfrutti una qualità che non ha mai dimostrato in questo lungo e tremendo 2011: la lungimiranza.



Angelo Palombo, 30 anni, in azione l'anno scorso in Bari-Sampdoria.

20 dicembre 2011

Non è un film.

Questa Sampdoria targata 2011 è sorprendente. Tu, da tifoso medio quale sei, attaccato ai tuoi colori, pensi che il fondo sia stato non solo toccato, ma ampiamente raschiato. Limitiamoci ad eventi recenti: pensi che perdere a Nocera, pareggiare con il Modena, la partita contro la Juve Stabia siano esempi di come il barile sia stato bucato a forza di raschiarlo. No, no, no: la Samp ti sorprende e tira fuori contro un Pescara battagliero, ma meno in forma di prima (ho visto fare cose agli abruzzesi ad inizio campionato molto più straordinarie), una delle peggiori prestazioni di tutto il campionato. Il tifoso sampdoriano forse si aspettava la sconfitta a Pescara, ma non così, non senza fare un tiro in porta contro una delle difese più bucate della B, non con un centrocampo che - sopratutto nei primi 45' - non ha idea di cosa fare con il pallone. Persino Foggia sembra essersi "mediocrizzato" nell'ambiente blucerchiato: da che faceva magie, adesso non riesce neanche a fare le cose semplici e sembra un pivello anche di fronte al feroce Verratti (classe '92, ne farà di strada) nell'occasione dell'1-0, quando si lamenta per un presunto fallo e lascia andare il suo avversario serenamente in porta.

Ogni tanto ti dici che non è vero. Che è tutto un sogno. Che sei ancora al minuto 92 di Sampdoria-Werder Brema e l'arbitro sta per fischiare la fine. Che l'assegnazione della Rete d'Argento del Club de Paoli ancora non è arrivata. Che ieri te la sei giocata a S. Siro contro i campioni d'Italia. Che sei a meno due dalla Champions, nonostante Cassano sia ai margini della rosa. Niente, non è così. Sei in B, nel campionato più mediocre della sua storia, un campionato che dovevi stravincere e che invece guardi dal tuo "onorevole" 10° posto, con 26 punti in 20 partite (una media da salvezza stentata nella serie cadetta). Intendiamoci, se questa squadra fosse veramente capace di cambiare rotta (cosa che ha dimostrato ampiamente di NON saper fare, almeno non con i suoi uomini più rappresentativi), una speranza ci sarebbe ancora almeno per la corsa playoff. La Reggina è a quattro punti, non un'eternità: una squadra con carattere si rimboccherebbe le maniche e ribalterebbe la situazione. Ma siccome questo non è un film, la Samp non vince dal 1° Novembre, sono passate sette giornate, con cinque pareggi e due sconfitte di misura. Forse qualcuno, in animo suo, arriva persino a rimpiangere Atzori.

Sulla partita di oggi c'è poco da dire. Il Pescara ha strameritato di vincere, con anche un gol annullato ad Immobile. Mi viene da dire che non è stato un signor Pescara (di quelli che sei abituato a vedere con Zeman), ma è bastata l'ordinaria amministrazione per metterci sotto. Davanti ed in mezzo elettroencefalogramma piatto più che mai: Palombo bastonato da Togni, Foggia battuto da Verratti per voglia e persino per semplicità delle giocate, Rispoli e Castellini inferiori anni luce agli operai tuttofare Balzano e Zanon. Gli unici pericoli per Anania sono arrivati da tiri o cross deviati, ma l'unico tiro nella porta del Pescara è stato quello di Piovaccari al 10' del 1°T. Se non ve lo ricordate, questo dovrebbe far riflettere sulla caratura delle occasioni create dalla Samp oggi.

Uno allora si guarda intorno e dice: cosa si può fare? L'opinione personale è: niente. Parlo molto razionalmente e dico che c'è poco da fare: quest'anno ci sono stati due d.s., quattro allenatori e decine di giocatori diverse. Il problema sembra tecnico, ma sopratutto mentale e motivazionale; ho già detto che la colpa non può essere additata ai tifosi (presenti anche a Pescara), splendidi e sempre vicino alla squadra (anche se quest'anno si sono registrati alcuni episodi contestabili, figli di una situazione purtroppo insostenibile). E' come se quest'ambiente fosse scarico, è come se lo spettro della retrocessione aleggiasse negli spogliatoi ed avesse contagiato, dopo le prime uscite perlomeno decenti, anche i nuovi. Purtroppo, succede quando tieni coloro che ti hanno fatto retrocedere anche l'anno dopo.
Il dovere di crederci è della società, non mio. Io continuerò a tifare la Samp come sempre, a viverla con tanta passione ed affetto, ma accendo anche il cervello e mi dico che non saranno un paio di giocatori a cambiare una situazione che va avanti da poco più di un anno.

Da Costa 6 | Il ragazzo compie un paio d'errori, ma non si disimpegna male. Fa il suo e prova a fermare tutto quelli che gli si parano davanti: grande la respinta su Immobile all'ultimo secondo.
Rispoli 5 | Una media tra il 4 per la fase difensiva ed i suoi piedi ed il 6 per le proiezioni in velocità. Faccio fatica a ricordare, in 16 anni da tifoso sampdoriano, un terzino più scarso di lui. Penso che il fantasma di Cleto Polonia abbia fornito prestazioni più edificanti con la maglia blucerchiata.
Rossini 6,5 | Ancora una volta, il migliore. Alza la testa, ha dei buoni fondamentali, ma sopratutto - passatemi il termine - ha le palle di fare i passaggi più rischiosi, seppur con intelligenza.
Volta 5,5 | Soffre Immobile, che è tutto tranne che fermo, al contrario suo.
Castellini 4,5 | Non c'era mancato, devo essere sincero. Sansovini dalle sue parti non crea tantissimo, ma sul gol se lo perde e non va mai in proiezione offensiva.
Palombo 4 | Se qualcuno aveva ancora dubbi di tipo tecnico sul cederlo, eccovi serviti. Capisco l'affetto e capisco che la famiglia Garrone non lo sta trattando in maniera corretta, ma - per quanto concerne il campo - è inguardabile.
Dessena 4 | Anche la sua presenza è un mistero. Non dà assolutamente nulla di più. Koman, con la sola forza dell'alito, produrrebbe più pericoli.
Soriano 6 | Si fa vedere, fa le cose semplici e giuste. E gioca solo perché manca Bentivoglio. Se non sono questi segni di confusione..
Foggia 4,5 | Il brutto voto se lo becca anche lui oggi. S'intestardisce nel dribbling contro due che lo pressano sempre, sbaglia tante cose semplici, ma sopratutto - nell'occasione dell'1-0 - piange troppo. Verratti gli sfila il pallone con grinta, ma lui - invece di corrergli dietro, mordendogli le caviglie - si lamenta. Ecco, se anche lui diventa così, è il caso di farsi due domande. Nel finale fa lo stesso errore, fortunatamente Immobile si mangia l'ennesimo gol della serata.
Bertani 4 | In palese condizione scadente. Ormai le sue pagelle sono ripetitive.
Piovaccari 4 | Ha sbagliato tutti gli stop, non pensavo fosse possibile. Il ragazzo è chiaramente poco interessato a darsi da fare per la Sampdoria.


Obiang 5 | Brutto voto pure per lui stasera: entra male, sbaglia parecchi lanci lunghi, ma almeno è più intraprendente del capitano.
Koman 6- | Si vede pochissimo, la palla dalle sue parti non arriva mai, quel poco che fa è un qualche cosa di associabile a questo gioco chiamato calcio.
Fornaroli s.v. | Onestamente, in 5 minuti cosa può fare, se nei primi 85 non ha ancora tirato nessuno?

Speriamo sia un film. E speriamo anche che ci sia un "happy ending" alla fine.



Daniele Dessena, 25 anni, rincorre Lorenzo Insigne, 20 anni.

17 dicembre 2011

L'isola che non c'è (più).

C'era una volta l'U.C. Sampdoria. Un paradiso per (quasi) tutti i calciatori che avevano la fortuna di vestirne la maglia. Purtroppo questo sembra un lontano ricordo, a confronto con la realtà che negli ultimi 12 mesi abbiamo di fronte a noi: giocatori che hanno un nome da Serie A, ma che non riescono a rendere come dovrebbero secondo il loro curriculum vitae sul campo. Eppure, una volta, non era così..

Potremmo avere un doppio approccio per questo tema: andare lontano nella memoria o, più facilmente, avvicinarci agli ultimi 8 anni di Serie A. Volendo adottare il primo semplice modo, Ruud Gullit è nella memoria di tutti: arriva nella stagione 1993/1994, viene dal Milan che ha vinto tutto negli ultimi anni, ma non ha un buon rapporto con Capello. Alla Samp, fa capire che - pur avendo 32 anni - ha ancora tanto da dare: 41 presenze complessive e 18 gol, per una Samp che nel '94 arriva 3° in campionato e vince la sesta Coppa Italia della sua storia. Torna al Milan dopo il prestito, ma la musica è sempre la stessa: il tempo di constatare che Capello non lo vuole comunque avere tra i piedi e torna di nuovo a Genova, dove regala ancora gemme della sua grandezza calcistica fino a fine anno, con altre 22 presenze e 9 gol.

Questa tendenza, inauguratasi con uno dei più grandi campioni di sempre del calcio europeo, si è rivelatasi molto più proficua sotto la gestione Garrone, sopratutto nei primi anni: di esempi ce ne sono a bizzeffe, ma cerchiamo di evidenziare solo i più importanti. Garrone arriva nel 2002 e la squadra riesce subito a salire: sarà nel periodo che va dal 2003 al 2010 che la Samp diventa una sorta di isola felice, dove i giocatori riescono ad esprimersi serenamente e a dare il meglio, riuscendo a toccare gli apici della propria carriera con la maglia blucerchiata. Chiaramente, non è stata una regola matematica, ma è stata sempre una cosa che ho notato, di cui andavo fiero (in quanto tifoso sampdoriano) e che mi manca molto, sopratutto adesso che siamo in B. 

Di quegli anni faccio i dieci esempi migliori - senza fare una lista troppo lunga per essere elencata - di coloro che sono stati rivitalizzati o definitivamente valorizzati da quel grande paradiso felice che è stato la Sampdoria per diversi anni:
10 - Marco Pisano, terzino sinistro (1981)
Chi non se lo ricorda nell'anno della quasi Champions (o quasi scudetto, visti poi gli strascichi di Calciopoli..), galoppare sulla fascia sinistra in maniera quasi instancabile? Arrivato a parametro zero dal Brescia, il ragazzo passa quasi inosservato, salvo poi conquistarsi la fiducia di tutti. Dopo due anni a buoni livelli nel 4-4-2 di Novellino, il Palermo lo compra a peso d'oro, facendo lamentare i tifosi sampdoriani. Sarà un affare: a Palermo delude, litiga con la tifoseria, facendo poi il giro d'Italia tra Torino, Parma e Bari, finendo poi a Vicenza. Un mese fa rischiò di segnare anche il 2-0 che avrebbe probabilmente portato Atzori non solo all'esonero, ma anche alla graticola pubblica..
9 - Francesco Antonioli, portiere (1969)
Dopo anni di luci (tante, sopratutto a Bologna) ed ombre (alcune, condensate tra Roma e Milano), arriva alla Sampdoria che sembra quasi scarico. Anche nel primo anno a Genova, ci sono luci ed ombre, con alcuni errori che sembrano far dubitare della scelta ricaduta sull'esperto portiere, già allora 34enne. Nelle due stagioni successive, sarà invece uno dei fari della squadra, tanto da essere rimpianto e ricordato bene. Ancora adesso gira sui campi della Serie A, a 42 anni. Un fenomeno.
8 - Stefano Bettarini, terzino sinistro (1972)
Più famoso fino alla Samp per la storia d'amore con la Ventura che per il suo gioco, Bettarini arriva alla Samp nel 2002 e contribuisce in maniera tangibile alla promozione in Serie A. Anche l'anno dopo, gioca in maniera ficcante e spettacolare, tanto da far strabuzzare gli occhi a molti dei suoi detrattori e conquistare la maglia della nazionale maggiore nel Feb. 2004, con l'esordio contro la Repubblica Ceca. Il dopo è storia di tutti i giorni: il trasferimento a Parma con poca fortuna (infortunio grave), chiusura della carriera calcistica, calcio-scommesse (due volte) e comparsate in tv di rara tristezza. Si è spremuto con noi, insomma.
7 - Max Tonetto, terzino/centrocampista sinistro (1974)
Dopo una buona carriera, con punte di fama sopratutto a Lecce, arriva alla Samp grazie ad un'altra operazione a parametro zero del buon Beppe Marotta. L'effetto del suo arrivo nel 4-4-2 di memoria novelliana è strepitoso: con Pisano, forma una catena sinistra che letteralmente rade al suolo gli avversari, tanto da farci vivere momenti memorabili (strepitosi i suoi gol contro Fiorentina e Milan nel 2005). E' il trampolino di lancio: con la stessa formula (lo svincolo), va alla Roma nel 2006 e ne diventa un punto di riferimento per le rincorse scudetto dei giallorossi della capitale.
6 - Antonio Cassano, seconda punta (1982)
Sulle doti di Cassano, nessuno discute. Lo si sapeva che era un fenomeno, lo si era intuito a Bari, lo si era definitivamente capito a Roma e, nonostante il periodo di Madrid, non si riusciva a credere che un fenomeno del genere fosse finito. La Samp lo prende in prestito dal Real e lo rigenera in una maniera che molti avrebbero faticato a credere. Quel che realizza dal 2007 al 2010 con la maglia blucerchiata addosso è fatto di tante giocate spettacolari, qualche passaggio a vuoto (ma sarebbe Cassano altrimenti?) e moltissimo affetto. La fine è burrascosa, ma il Cassano visto alla Samp - e qui lo sottoscrivo con il sangue - non si vedrà mai più. Per fare un esempio, un po' come il Ronaldo visto all'Inter.
5 - Francesco Flachi, seconda punta (1975)
Qui sulle doti, invece, c'era qualche dubbio. Lui voleva sfondare nella sua Firenze, giocandosela al meglio delle sue possibilità. Ma non fu fortunato, non c'era spazio per lui nella sua squadra del cuore e così, dopo Ancora e Bari, decide di emigrare (stavolta definitivamente) alla Samp. Saranno 8 anni magici, che permetteranno a Ciccio di rimanere sempre nei nostri cuori: 112 gol in 250 presenze con la maglia della Samp, terzo cannoniere di tutti i tempi della squadra blucerchiata. Cose che, a pensarci ora, ci sembrano impossibili. L'esempio di come un giocatore con una testa pazza, circondato dal giusto affetto, possa dare il massimo.
4 - Aimo Stefano Diana, centrocampista destro (1978)
Dopo gli anni di Brescia in cui si fa conoscere, arriva la possibilità della Sampdoria. Sarà un affare anche qui: 18 gol ripartiti in 96 presenze, gioca talmente bene che rischia addirittura la chiamata nella squadra che poi diventerà campione del mondo nel 2006 e segna anche con la maglia azzurra, nell'amichevole contro la Costa d'Avorio dell'anno precedente. Nell'estate del mondiale, proprio come Pisano, parte per Palermo per Bonanni, Terlizzi e 2,5 mln. di euro: molti piangono. Se la rideranno alla fine: Diana a Palermo non se la passa bene, poi viene impacchettato con Pisano e mandato a Torino, salvo poi fallire anche lì e ritrovarsi a Bellinzona (Cavasin docet). Ora passeggia sui campi di Lega Pro con il Lumezzane: quando si dice la magia che aveva l'ambiente Samp di quegli anni..
3 - Christian Maggio, terzino/centrocampista destro (1982)
Doti da passista indiscutibili, arriva dalla Fiorentina (dopo un passaggio incolore in prestito al Treviso), con la quale ha raggiunto la promozione in A nel 2004, ma nella quale non gioca praticamente mai. Si dice sia anche un infortunato di lungo corso. Sarà l'ennesima scommessa vinta di quegli anni: arriva in un ambiente martoriato dalla mancanza di vittorie, ma nel 2006-2007 è una delle poche note buone della stagione e, l'anno dopo, esplode con Cassano a metterlo in condizione di segnare in qualunque modo (9 gol in 29 presenze, un mostro). A coronamento di tutto, segna un gol contro la Juve che fa cadere giù lo stadio e forse anche Roberto Carlos dalla poltrona. Arriva anche la pre-convocazione per gli Europei, che però non si concretizza nell'inclusione nella spedizione azzurra per Austria e Svizzera 2008. Viene ceduto quell'estate al Napoli per 8 mln. di euro, con grossi rimpianti.
2 - Luca Castellazzi, portiere (1975)
Un esempio alla Flachi. Altro portiere che, negli anni, non fa vedere nulla di trascendentale, ma comunque gioca nelle massime categorie professionistiche: si forma sopratutto a Brescia, dove passa sei anni, con passaggi anche a Catania, Reggio Calabria e passato a Monza, Padova e Varese. Insomma, a 30 anni arriva alla Sampdoria sostanzialmente per fare il secondo e nessuno si aspetta moltissimo da lui. Tanto meno quando, dopo la partenza di Antonioli, incappa in un annus horribilis nella stagione 2006-2007, dove perde il posto prima per Zotti e poi per Berti. Sembra insomma destinato a passare la vita a fare il panchinaro: ma nel 2007-2008, pur se con qualche errore, si guadagna i galloni da titolare e non li molla più. Diventa straordinario: ho visto fare cose a Castellazzi che, probabilmente, neanche Romero in questo momento è in grado di fare. L'esperienza fa il suo quando il portiere ha una certa età e Luca, ormai 34enne, è artefice anche della nostra splendida cavalcata verso la Champions del 2009-2010, seppur solo nella sua prima parte. Storari completerà il suo lavoro, ma giustamente il portierone viene incensato a destra e manca (Cassano ne chiederà la convocazione in nazionale nel 2009) e, essendo in scadenza di contratto, firma per l'Inter. Per quanto mi riguarda personalmente, il rimpianto più grande della gestione Marotta: quanto sarebbe stato utile l'anno scorso un 36enne di questo rango? Grazie comunque, Luca.
1 - Giampaolo Pazzini, centravanti (1984)
L'esempio perfetto di come l'ambiente giusto ti cambia la vita (da calciatore). Pazzini è la classica promessa che non sboccia ancora: partito dalle giovanili dell'Atalanta e arrivato in Serie A con la stessa maglia orobica, a metà della sua prima esperienza nella massima serie viene comprato dalla sua squadra del cuore, la Fiorentina. Lui, toscanaccio doc, non vede l'ora di godersi l'esperienza viola. Pagato 6,5 mln., non riesce mai - nei suoi 4 anni a Firenze - a dimostrare quanto vale. Le cause sono multiple: la pressione di giocare per la squadra che tifi, avere dei mostri sacri a giocare con te (Toni, Vieri, Gilardino), il giocare ad una sola punta della Fiorentina che lo costringe spesso alla panchina, la legge per cui deve sempre dimostrare più di quanto ce ne sia bisogno. Fatto sta che i gol sono 33 in 134 partite con la maglia viola. Pochini. Ma la Samp - in zona retrocessione ed in grosse difficoltà - ci vuole credere e spende 9 mln. per averlo accanto a Cassano. Diventa la mossa della vita per entrambi: Pazzini trova la continuità e la tranquillità mai avuta, segna con una regolarità da far paura e diventa il più grande centravanti italiano in circolazione; la Samp diventa una squadra pericolosa per tutti e raggiunge l'Europa più grande nel Maggio 2010. Il resto è storia: pressioni, affetto che però non sempre basta, esigenze di bilancio e ben 48 gol in 87 presenze con la maglia blucerchiata. Cose dell'altro mondo. In cuor mio, spero sempre che il Pazzo torni quando sarà finito il contratto con l'Inter. 

Questa una top-10 indicativa. Ma ci si chiede anche perché la Samp non riesce ad avere più quest'ambiente magico. Colpa dei tifosi non può essere: chiaro che certi episodi (gli assalti dopo Milan-Samp e Nocerina-Samp) non sono giustificabili, anche perché vanno a colpire quasi sempre i meno colpevoli, ma è anche vero che non so quante tifoserie ti riempiono lo stadio nonostante quello che è successo quest'anno. E' come se la magia fosse finita. E se fossimo l'isola (felice) che non c'è più?

Giampaolo Pazzini, 27 anni, nel 2009 in Samp-Bologna 4-1.